La chiesa di Santa Anania e la basilica di San Basilio in territorio di Caccuri

Ruderi del casale di Caria presso Caccuri.

In una platea del 1582 dell’abazia di Santa Maria di Altilia ricopiata nel 1678, si legge: “Item una chiusa chiamata S.ta rania confinata sincome per la concessione di essa fatta appare, la quale sarà per di sotto inclusa. Nella platea non ci segue altro per chiarezza della detta chiusa di S.ta Rania”.[i] Come si legge dalla platea, ancora alla metà del Cinquecento rimaneva il ricordo di un antico possesso del monastero di Calabro Maria, situato nella media vallata del Neto nel territorio di Caccuri.  Nell’ottobre del 1213 il frate Matteo, abate del monastero di San Giovanni in Fiore, avuto il possesso di quello di Calabro Maria, decide di sopprimervi il rito greco e di imporvi la regola florense. Perciò egli vi invierà un nuovo priore e dei frati che applicheranno alla vita monastica le regole ed il rito florensi. Allo stesso tempo l’abate impone una permuta a favore del monastero florense. Quello di Calabro Maria cede ai Florensi un suo “tenimento” particolarmente adatto alla coltura dell’olivo, dove i monaci di San Giovanni in Fiore potranno liberamente “edificari, inseri, seri, et plantari”. In cambio, i monaci di Calabromaria potranno avere libero pascolo di una mandria in Sila, nel luogo che assegnerà di volta in volta l’abate florense.

Ruderi del casale di Caria presso Caccuri.

Il luogo San Basilio

“Tenimentum oleastri, quod est super ecclesiam S. Ananiae, aptum inserendis arboribus olivarum monasterio Floris de communi voluntate et provisione relictum est. His finibus terminatum. Incipit iuxta locum in quo constructa fuisse ostenditur olim basilica nomine S. Basilii, et ascendit per vallem, quae vocatur vallis S. Basilii et ferit in capite muri veteris et vadit ipse murus a parte orientis versus austrum per capita ipsius oleastriti iuxta vallem quam habet ex parte orientis et descendit in ipsam vallem et inde ascendit versus orientem et ita in directum, tendens per latus montis; demum in descensu torrentis unius ferit in vallem que vocatur de Clara, et inde vertens per meridiem descendit versus occidentem per magnam gravam usque ad viam veterem, quae venit a casali Carie et terram, quae dicitur de Chury Anatholy  et inde vertitur et per ipsam viam ex parte occidentis versus aquilonem per super pomarium praedicti S. Ananye et super fontem aquae, qui descendit in illum et habens eamdem ecclesiam a sinistra parte, vadit in directum et ferit in praedictam vallem S. Basilii et concludit in priori loco.”[ii]

Come evidenzia questa descrizione, San Basilio è un luogo situato nella media vallata del Neto in territorio e sotto l’abitato di Caccuri. Costituito da serre, piani e piccole valli, è attraversato dall’importante ed antica via percorsa dalle mandrie che, dai pascoli della marina, salgono in Sila. Per la sua posizione è particolarmente adatto sia alla coltivazione dell’ulivo che alla semina. In esso vi si potranno impiantare alberi da frutto, vigne e raccogliere il grano. Il luogo inoltre, è reso fecondo da una importante fonte di acqua, che sgorga nei pressi della chiesa di Santa Anania e alimenta il vicino frutteto.

Ruderi del casale di Caria presso Caccuri.

La toponomastica

Nel foglio 237 dell’anno 1924 dell’Istituto Geografico Militare (S. Giovanni in Fiore), troviamo i toponimi “Caria”, “S.ra S. Biagio” e “Lania” (Rania). Sappiamo che il casale di Caria apparteneva al monastero di Calabro Maria fin dai primi privilegi concessi al monastero dai regnanti Normanni e Svevi. Oltre al casale che appare nella carta IGM del 1924 e di cui rimangono i ruderi, nel Medioevo c’era quello vicino al monastero di Calabro Maria ed al quale si riferisce il documento.

Caria presso Caccuri e Caria presso Altilia.

Nella Platea del 1582, descrivendo i confini del tenimento di Neto, situato in territorio di Roccabernarda e appartenente al monastero di Calabro Maria, la località Caria è così situata “… esce allo timpone de castelluzzo, et discende lo timpone à bascio termino med.te et esce allo canale de Caria, et ascende lo vallone ad irto de Caria confinando con lo castelluzzo e confina alla terra de crapari …”. Proseguendo nella descrizione dei beni del monastero si legge: “Item una cabella chiamata Caria con pochi terre inculte di salmate vinti incirca … Item l’altra parte del bosco nel territorio di Rocca bernarda lo quale possedono l’habitanti del Casale di Caria vassalli di esso Ill.e S.r Abbate”.[iii]

Descrivendo i confini del Corso di Casale Novo, un documento del 1576 così situa il casale di Caria: “… onde per diritto al cristone de Armirò, et Caria saglie alle scalille de Altilia …”. Ancora oggi è ben identificabile la località “Caria” sotto le “Serre di Altilia”. Essa è situata sulla traversale che congiungeva la vallata del Tacina con quella del Neto e sulla direttrice che, salendo dalle due vallate e guadando il Neto, risaliva a sinistra del fiume per Santa Rania verso la Sila.

San Basilio latinizzato in S. Biagio è richiamato dal toponimo Serra di San Biagio dove era situata l’antica “basilica” dedicata a San Basilio che, al tempo del passaggio del tenimento da Calabro Maria ai Florensi, era ormai abbandonata e distrutta ma di cui rimanevano ancora i ruderi. Il toponimo Lania non è altro che una storpiatura di Rania o Anania cioè di Santa Anania. Sempre nella stessa località rimane l’antica via che da Caria risale verso la Sila. Sempre in territorio di Caccuri vi è a ricordo dell’antica basilica il toponimo “Basilico”.

La località “Caria” presso Altilia in una carta conservata all’Archivio Arcivescovile di Santa Severina.

I possedimenti del monastero florense in territorio di Caccuri

Il toponimo San Basilio compare numerose volte nelle platee del monastero di San Giovanni in Fiore. Dalla Platea del monastero dell’anno 1533, sappiamo che il luogo San Basilio non apparteneva più direttamente al monastero, ma a numerosi enfiteuti che pagavano per questa concessione ogni anno un censo al monastero.

“Paulo Pallari tene una vigna in loco dicto / S. Basilio da circa una quartucchiata, et / cum terreno da circa tumulata meza, confi / nata verso Ponente le Terre de li Eredi di / Iacubo Russo, verso levante le Terre, che / ipso Iacubo de la Corte, verso scirocco le / Terre de Berardino Pallari, e pagava / grana due, al p(rese)nte paga anno quolibet / a dicto Monasterio grana quattro 0.0.4” (a margine: S. Basilio).

Berardino Pallari tene in lo supradicto loco / una vigna, et intorno dicta vigna da circa / tumulate quattro de Terre confinate verso / Ponente la via publica, verso borea / la vigna de Paulo Pallari, et pagava / g(ra)na quattro, et mezo, al p(rese)nte paga anno / quolibet ad dicto Monasterio tarì uno / dico 0.1.0” (a margine: S. Basilio).

Ioanromano Pallari tene in lo retroscritto loco / de S. Basilio una vigna, et terreno intor / no, che va co dicta vigna, è da circa tumu / late tre, et meze confinate de le Terre / de Berardino Pallari, et de Paulo Pallari, / et altri confini, et pagava g(ra)na quattro / al p(rese)nte paga allo dicto Monasterio anno / quolibet g(ra)na sidici. dico 0.0.16” (a margine: S. Basilio).

Girardo Pallari tene una vigna in loco / dicto Santo Basilio da circa tumulata / meza, et cum Terreno intorno da circa / tumulate, [spazio albo] confinate da uno lato le / Terre de Francesco Monteleone, et fosso / corrente, et pagava g(ra)na quattro, et sei / cavalli, al p(rese)nte paga anno quolibet a / dicto Monasterio g(ra)na decesepti, e mezo / dico 0.0.17 ½” (a margine: S. Basilio).

Cola Pallari tene in dicto loco de Santo / Basile una vigna arborata de celsi, / et altri arbori da circa una tumulata / cum terreno intorno da circa un altra / tumulata, confinata de le Terre de / Alfonso Russo, et verso Ponente le Terre / Auluchio la machia, et pagava g(ra)na / due, et mezo, al p(rese)nte paga anno quoli / bet à dicto Monast:rio g(ra)na dece, dico 0.0.10” (a margine: S. Basilio).

D. Antonio d’Anibaldi di Versini tiene, e possiede nel / luogo detto San Basilio diversi pezzi di Terreno / che nella Platea Vecchia fol: 230. 31. 32. et 33. / Stanno notate Sotto nome di And.na la macchia / Gio Andrea Russo in cinque partite del Ven(erabi)le / Monastero di Santa maria delle Grazie di / detta Città, e di delica Pellari, quali confi / nano colla difesa d’Agostino Rao l’olive del R.o Capitolo di d.a ed in altri fini, e ne paga / in tutto anno tari quattro, e grana cinque. – 4.5.

Lo Monasterio predicto tene in loco dicto Santo Ba / silio uno pezo de Terreno boscuso da circa tumu / lata meza, confinato verso levante Gravatto / ne Seccagno, et verso Ponente le Terre de Pe / truzo Sbarrera, et lormunciaro Alfonso Russo” (a margine: S. Basilio).[iv]

Le Serre di San Biagio.

 

Note

[i] ASCz, 529, 659, B. 8, Copia di Platea antica con i pesi de’vassalli, ff. 4v-5r.

[ii] De Leo P. (a cura di), Documenti Florensi, pp. 51-53.

[iii] ASCz, Copia cit., ff. 1-2.

[iv] ASN, Real Militare Ordine Costantiniano, Libri maggiori e platee, busta 78/I, ff. 98 – 99.

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