La chiesa di Santa Maria dell’Isola. Da cattedrale a arcipretale

Cattedrale

Isola Capo Rizzuto (KR). Ex Cattedrale di Santa Maria Assunta.

Secondo il Fiore in Isola anticamente esisteva un monastero benedettino che un abate, il cui nome non è stato tramandato, trasformò attorno al Mille in cattedrale (1). Questa affermazione è in parte convalidata dal Russo il quale documenta che fin dalla fine del IX secolo esisteva la diocesi di “Aysilorum”, suffraganea della nuova metropolia di Santa Severina. La diocesi di “Aysilorum” sempre dipendente da Santa Severina compare anche nella Notizia III della Diatiposi che è di poco anteriore all’anno Mille (2).

La cattedrale pochi anni dopo la conquista normanna risulta “diruta, lacerata et deserta” e fu ripristinata e ridotata per privilegi concessi nel maggio 1092 dal duca Ruggero (3).
Intitolata alla Vergine Maria, madre di Dio, il re Ruggero II nel 1145 confermò ed ampliò a Luca, vescovo di Isola, i privilegi già concessi dal duca Ruggero. Sempre in questa occasione furono enumerate le proprietà della chiesa e descritti i loro confini. Da questo documento, tramandatoci in copia, tra i beni della chiesa oltre alla chiesa di San Pietro, il casale e le terre di Tripani, la chiesa di S. Giovanni, il casale e le terre di Massanova e le terre in località Campolongo, troviamo tutto il pianoro “circa episcopatum”, compreso tra i due valloni “Magna Vena” e “Vena Vadi Lupi”(che si univano presso il “Palatium de Judeis”), e confinante nella parte settentrionale con Santa Barbara e San Nicola de Cruno (4).
Su parte di quest’ultimo ampio territorio detto il “corso di Santa Barbara”, limitato dai due valloni che unendosi confluiscono poi nell’attuale Vorga, che circonda la sede del vescovo di Isola e sul quale il vescovo manterrà la sua giurisdizione, sorgerà il borgo e la città fortificata di Isola. Gli abitanti per costruire le loro abitazioni pagheranno alla chiesa lo “jus soli”, dapprima una gallina all’anno e poi in seguito un censo annuo, mentre il feudatario nella prima metà del Cinquecento ne otterrà una parte per costruire la città fortificata, all’interno della quale potrà anche esercitare la giurisdizione baronale (5).
Nel 1149 il vescovado di Isola, sempre suffraganeo di Santa Severina, di lingua e rito greco e dipendente dal patriarca di Costantinopoli passerà sotto la tutela papale.
Infatti il papa Eugenio III in quell’anno confermerà al vescovo Luca i privilegi già concessi dai regnanti normanni aggiungendovi prerogative e specificando i luoghi della diocesi sotto la giurisdizione vescovile che in una copia sono così elencati: il monastero o luogo di San Nicola di Salica, la chiesa di San Nicola di Vermica, la chiesa di San Giovanni, sita o costruita sulla parte superiore del palazzo de Judei, il monastero o chiesa di San Costantio, il monastero di Santa Barbara, il monastero di San Basilio, il monastero o chiesa di San Stefano de Abgorodi, la chiesa di Sant’Helia, il tenimento di Tripani con chiesa di San Pietro Apostolo, la chiesa di San Fantino, il monastero di San Giovanni di Massanova, la chiesa di San Nicola di Massanova, la chiesa di Santa Maria Maddalena di Castro Prebetro alla foce del Tacina, la chiesa di San Giovanni di Campolongo a Castellorum Maris ed il monastero o chiesa di Santa Helena sempre a Castellorum Maris (6).

Sigillo del Capitolo

Sigillo del Capitolo di Isola.

La diocesi di Isola, posta in un’ampia pianura, estesa circa 12 miglia in lunghezza e larghezza tra il Tacina ed i confini di Crotone e confinante ad oriente con la diocesi di Crotone, a occidente con quella di Belcastro, a settentrione con la metropolitana di Santa Severina ed a mezzogiorno col mare, comprenderà durante il Medioevo oltre alla città di Isola gli abitati di Tacina, Castellorum Maris, Massanova e San Pietro di Tripani
In essa vi avevano grange le potenti abbazie di S. Maria del Patire, di Santa Maria di Corazzo, di Santa Maria del Carrà, di San Nicola di Forgiano, di S. Nicola delli Maglioli, di S. Leonardo e di S. Stefano.
Gli abati dovevano comparire il giorno della Assunzione di Maria, il 15 agosto di ogni anno, per assolvere l’onere stabilito, mentre il vescovo di Isola doveva concorrere alle spese per riparare il castrum di Crotone (7). I privilegi della chiesa di Isola, posta in territorio di Crotone, verranno confermati più volte: dal papa Alessandro III nel 1175 al vescovo isolano Theodoro e da re Ferdinando I, dapprima nel 1459 (8) e poi nel 1473 (9).
Essi verranno tradotti da Theodoro de Genacio, lettore dei frati minori di Crotone dal greco in latino in Crotone il 2 maggio 1339 su richiesta del vescovo isolano Franciscus. Conservati in una cassa nella sacrestia della chiesa arcipretale di Santa Maria della Visitazione di Le Castella, andranno persi durante la devastazione turca del 1536 di quella città (10); essi saranno al centro di numerose liti per sospetto di falso.
Un esempio di ciò sono due ordini inviati da papa Gregorio XI nell’agosto del 1375 all’arcivescovo di Cosenza, Cerratano, che hanno per oggetto il vescovo “grecus”, già arcidiacono, di Santa Maria de Isula, Costantino. Il papa ordina all’arcivescovo di inquisire e arrestare il vescovo che si dice abbia promosso i chierici nei tempi proibiti e che si faccia mostrare il privilegio che il vescovo asserisce di avere che gli permette di promuove i chierici e anche di ordinarli in qualunque tempo (11).
Le vaste proprietà della chiesa, già “incultae et devastatae” nei primi decenni del Quattrocento (12), trascurate durante il periodo aragonese e spesso alienate (13) o concesse da vescovi compiacenti e assenti ai signori di Isola (14), subiranno un ulteriore ridimensionamento nei primi decenni del Cinquecento, soprattutto durante il vescovato di Cesare Lambertino (1509 – 1545), quando il casale di S. Pietro ed il territorio di Tripani, una delle maggiori tenute della chiesa, verranno nel 1538 concessi in enfiteusi, previo il pagamento di un annuo censo, al barone di Isola Gio. Antonio Ricca (15).
A questa cessione si aggiungerà in seguito quella delle terre di San Giovanni di Massanova, cedute a quel barone per un censo enfiteutico di 11 salme di grano all’anno (16).

Portale della cattedrale

Portale della cattedrale di Isola.

Durante il vescovato di Cesare Lambertino le proprietà ed i diritti della chiesa furono talmente trascurati ed usurpati dai feudatari che al tempo del vescovo Honorato Fascitello (1551 – 1562) le rendite annuali della mensa vescovile si erano ridotte a solo 350 ducati. Con la messa a coltura di numerose terre che, lasciate in abbandono, si erano fatte selva (17), l’incameramento dei beni della chiesa di Santa Maria Maddalena di Tacina e delle chiese di Santa Maria, Sant’Andrea e di San Nicola di Le Castella (18), terra smantellata per ordine della Regia Corte a causa delle continue incursioni turche, e l’energica azione di rivendica del vescovo, il patrizio napoletano, Annibale Caracciolo (1562 – 1605), soprattutto nei confronti del feudatario di Le Castella, Alfonso Caraffa, duca di Nocera (19), e dei baroni di Isola, Cesare, Antonio e Gaspare Ricca, esse alla fine del Cinquecento supereranno i tremila ducati (20).
Situata su un poggio fuori ed al cospetto delle mura della città, costruite nel 1549, la cattedrale dedicata all’Assunta, unica chiesa parrocchiale di Isola, ha quattro dignità: Arcidiaconato, decanato, cantorato e tesorerato. Essa fu restaurata nella seconda metà del Cinquecento dal vescovo Caracciolo il quale ampliò anche la sacrestia costruendovi sopra una stanza per l’abitazione del sacrestano (21) e istituì la cappella del Rosario (Napoli 23.8.1582) a favore di Giovanni Berardino Cochinella della terra di Castellorum Maris, cappella poi con altare privilegiato.
Lo stesso vescovo comandò di raccogliere ed ordinare tutte le “scritture” riguardanti la chiesa, che furono conservate in un baule (22), tra queste vi erano “molte e belle scritture”, riguardanti l’abbazia di Santa Maria del Carrà che verranno sottratte con la forza al vescovo dal cardinale Sirleto (23). Dell’opera di difesa e di ripristino dei diritti e delle proprietà della chiesa ci rimane un lungo elenco di atti e documenti che ancora esistevano alla metà del Seicento (24). Il Caracciolo fece costruire una forte torre a fianco per difenderla dai Turchi e portò da Roma una colonna di marmo con croce per abbellire il cimitero.
Sempre in questi anni nella chiesa, ben messa nel tetto e nelle pareti, vi è la fonte battesimale di pietra, integra, robusta e rotonda posta dalla parte del Vangelo, la tribuna in luogo eminente in mezzo alla chiesa, la fonte dell’acqua benedetta, i confessionali, le tre confraternite del SS. Rosario, del SS. Sacramento e del Nome di Gesù, ed il beneficio di Santa Maria della Neve chiamata la Cona Greca (25).
Nel 1593 il vescovo Caracciolo vi fondò e dotò sei canonicati (26). Nel settembre dell’anno dopo essa subì un saccheggio da parte dei Turchi che la spogliarono dei vasi d’argento, dei ricchi ornamenti, del tabernacolo di grande valore e molte immagini di santi furono spezzate e molti arredi rovinati (27). Tutte queste cose erano state comprate a Napoli a spese del vescovo il quale non si perse d’animo ma la ornò di nuovo con ornamenti di maggiore pregio. Dentro l’armadio di noce molto nobile e decoroso dove si conservano tutti gli ornamenti ecclesiastici, nella parte superiore dello stesso ci sono i sacri oli e le reliquie dei santi che furono trasportati dallo stesso vescovo da Roma concessi da papa Gregorio XIII (28). Per l’assenza del vescovo la chiesa di Isola ben presto decade nel 1594 vi sono solo 13 religiosi addetti al servizio della cattedrale (le quattro dignità, tre sacerdoti e sei chierici degli ordini minori) mentre pochi anni prima, quando il vescovo vi risiedeva, vi erano ben 14 sacerdoti oltre ai diaconi ed ai chierici ; di questi sei sacerdoti ed un diacono morirono ed altri tre se ne andarono e nonostante gli sforzi e le spese non si poterono rimpiazzare.

Insegne vescovo Caracciolo

Arme del vescovo di Isola Annibale Caracciolo.

All’inizio del Seicento l’edificio sacro di antica struttura con due piccole ali è posto nel suburbio al di fuori della nuova città fortificata, lontano circa trecento passi dalle mura, è alquanto piccolo ed esiguo ed ha l’altare maggiore con sette altri altari. Vi è la confraternita del SS.mo Sacramento, introdotta dal vescovo Caracciolo, i cui confrati indossano sacchi di colore glauco (azzurrino) e quelle del SS. Rosario e del Nome di Gesù. Vi sono inoltre quattro dignità, otto canonicati, di cui due fondati nel 1601 dallo stesso vescovo Caracciolo, coro, fonte battesimale in marmo, sedili di legno di noce lavorati per il clero, duplice sede per il vescovo e molti frammenti di reliquie di santi.
Nei primi decenni del Seicento, venuto meno il vescovo Caracciolo (29), incomincia la decadenza. Le entrate della mensa vescovile , provenienti dall’affitto a pascolo ed a semina dei fondi rustici diminuiscono per la mancanza di greggi e di coloni e per l’annua pensione, dapprima di ducati 1000 e poi 500, che deve essere versata in Roma al cardinale Lenio.
La diocesi si spopola a causa delle frequenti devastazioni dei Turchi e per la malaria, riducendosi pressoché alla sola città di Isola (30). I numerosi vescovi che si susseguono sul trono vescovile, appena presa coscienza della situazione del luogo, cercano di trasferirsi ad altra sede o ci lasciano ben presto la vita (31).
Un quadro desolante, che evidenzia la decadenza della città e della diocesi, ci è descritto, poco prima della metà del Seicento, dal vescovo Antonio Celli (1641 – 1645).
Isola, spopolata e povera, dove pochi arrivano alla vecchiaia, giace in mezzo alle paludi e alle selve ed è esposta alle continue razzie dei pirati ed alle rapacità dei feudatari. Le proprietà della chiesa sono state in gran parte usurpate, quelle rimaste sono incolte e gravate da pensioni: 200 ducati d’argento di moneta romana devono essere date al cardinale Mazzarino, 250 al cardinale Vidonio e 50 al cremonese Nicola Cavalcabo. La vecchia e malridotta cattedrale è attorniata da estesi e micidiali acquitrini per la cui bonifica occorrono grandi spese. Posta fuori le mura è esposta alla furia dei ladroni tanto che spesso bisogna fuggire col Santissimo. L’organo non suona più perché le canne sono state rubate e liquefatte per fare proiettili per uso di caccia. Meglio e più salutare sarebbe trasferire la dimora vescovile nella vicina Cutro (32). La cattedrale di esigua ed antica forma mantiene ancora gli oggetti sacri e gli ornamenti preziosi di cui l’ha riccamente dotata il vescovo Caracciolo (33). Ha l’altare maggiore sotto l’arco della tribuna della nave maggiore, ossia in mezzo tra le due piccole ali, e ci sono alcune cappelle con i loro altari ma l’organo deve essere riparato e due delle quattro campane del campanile sono rotte. Spesso non vi si svolgono le funzioni sacre perché gli ecclesiastici abitano lontano, dentro le mura della città, e l’edificio è molto umido per la pioggia che penetra dal tetto (34). Nonostante ciò il vescovo Celli il 10 marzo 1642 istituisce la quinta dignità, l’arcipretato, dotandolo e assegnando lo stallo nel coro e dandogli la voce nel capitolo.

Sigillo dell'Arcipretura

Sigillo dell’Arcipretura di Isola.

Così si esprime il vescovo Io. Battista Morra (1647- 1649) poco dopo il suo insediamento: “La cattedrale è dedicata alla Vergine Assunta ma non trovai né l’immagine della Beatissima Vergine né l’organo. Ha la fonte battesimale, coro e campanile, con quattro campane, due grandi e due piccole, ma sono rotte e per necessità batte solo la campana grande ed un’altra piccola. Ha la sacrestia. Trovai alcune reliquie di S. Zenone e compagni nel martirio portate dai miei predecessori. Vi è la confraternita del SS. Sacramento (35), che si dice sia stata istituita al tempo del papa Paolo III di casa Farnese (1534 – 1549)
Sempre dalla visita compiuta in quello stesso anno apprendiamo che la chiesa cattedrale conserva ancora molti beni tra i quali il territorio di Ritani, “che sta fondato in tre terzi in uno de’ quali sta edificata una torre, il territorio di Salica parte boscoso e parte aratorio, il corso di Santa Barbara, ed altri ed essa gode di molti censi. Il vescovo preso atto che l’edificio si trovava esposto al pericolo delle razzie dei Turchi e di altri uomini malvagi approvò che nell’imminenza di tali pericoli la SS. Eucarestia e le altre reliquie presenti in cattedrale nonché l’immagine della Beata Vergine ad Nives ed i vasi e le cose preziose fossero posti al sicuro dentro le mura della città nella chiesa di San Marco. La cattedrale in cui spiccava l’assenza dell’immagine della titolare, la cui mancanza era dovuta secondo alcuni alla “brevità della vita dei vescovi di questa città”, aveva la cappella di S. Carlo, la fonte battesimale, l’altare maggiore con quattro candelabri, croce e lastra di marmo benedetta dal vescovo Iuliano Viviano (1639 – 1641), il coro, il pulpito, la cappella del Rosario della famiglia Cocchinella, privilegiata per bolla di papa Gregorio XIII (36), la fonte dell’acqua benedetta posta presso la porta maggiore, la cappella di S. Giovanni Evangelista della famiglia Leone, la cappella di S. Jacobo della famiglia del Rio, la cappella di S. Nicola de Tolentino dove vi è l’immagine della Madonna dell’Arco, S. Nicola di Tolentino e S. Francesco D’Assisi, fondata dal tesoriere Francesco Milione ed ora della famiglia Leone, la cappella della Beata Maria ad Nives detta comunemente Santa Maria Greca della famiglia Onofrio, la cappella di S. Andrea Apostolo anticamente della famiglia Condello ora estinta, la sacrestia ed il campanile (37).
Il coro dei canonici e dei sacerdoti è umidissimo e pieno di muffa; esso fu fatto tutto a spese del vescovo Annibale Caracciolo la cui insegna si trova ancora sopra il seggio vescovile che troneggia in mezzo. Il seggio del vescovo ha a destra gli stalli dell’arcidiacono e del cantore ed a sinistra quelli del decano e del tesoriere; ci sono poi i nove stalli dei canonici, dei quali il primo a destra è per l’arciprete e parroco, e cinque altri stalli per i sacerdoti semplici. Durante la sua visita il vescovo fece appendere nel coro sopra il seggio del vescovo il quadro con l’immagine della Beata Vergine tra San Francesco e San Geronimo della famiglia dei Zurlo e fece spostare la sedia vescovile che si trovava vicino all’altare dal lato sinistro al lato destro dell’altare mentre il pulpito che era a destra lo mise a sinistra. Sempre dalla visita del vescovo Morra apprendiamo che nella navata vi erano numerosi sepolcri con lapidi di marmo ed iscrizioni, tra i quali quello del vescovo Andrea Giustiniani (1614-1617) e delle famiglie Puglise, Calimera, Garà, Catambrone, mentre nel coro dietro l’altare maggiore c’era il sepolcro della famiglia Ricca della quale avevano fatto parte coloro che nel passato erano stati baroni di Isola.

Arme vescovo Giustiniani di Isola

Arme del vescovo di Isola Andrea Giustiniani (Ughelli F., Italia Sacra, VIII, 510).

La sacrestia è molto angusta e minaccia evidente rovina, le suppellettili sacre sono consunte e manca di organo il quale secondo la testimonianza di alcuni, essendo già fuori uso, alcune parti di esso e precisamente quelle in piombo furono concesse nel 1644 dal vescovo Celli al sindaco della città perché ne facesse dei proiettili per proteggere la popolazione essendo da alcune triremi scesi dei Turchi per razziare. La stessa cattedrale ha bisogno di urgenti ripari e di ornamenti (38) che il vescovo attuale ed i suoi predecessori non possono e non hanno potuto compiere per le troppe pensioni che gravano ed impoveriscono la mensa vescovile (39).

Arme Jo Antonio de massimis di isola

Arme del vescovo di Isola Giovanni Antonio de Massimis (Ughelli F., Italia Sacra, VIII, 510).

L’edificio minaccia rovina a causa dell’antichità della fabbrica e per renderla sicura sarebbe necessario riedificarla; lo stesso vale per la sacrestia. Il vescovo Morra appena arrivato poiché appena vi si potevano celebrare le funzioni sacre, subito procedette ad alcuni ripari ma il pericolo non cessò perché l’edificio necessitava di grandi lavori allora con il consenso del capitolo e dell’università di Isola chiese alla Sede Apostolica affinché il papa Innocenzo X lo esonerasse di parte della pensione di duc. 800 per utilizzarla nel restauro (40). Dopo poco però la morte lo colse ed il nuovo vescovo Io. Francesco Ferrari (1650-1657) per paura della malaria non fece residenza. La cattedrale è posta in un luogo malsano. Di antica e rude struttura è piccola ed ha bisogno di molti ripari e di ornamenti. La sacrestia poi è troppo piccola e minaccia rovina. Le suppellettili sacre sono consunte e manca l’organo. Il vescovo vorrebbe intervenire ma non lo può fare perché è poverissimo a causa delle pensioni che deve versare (41).

vescovo di isola Alessandro Bichio

Arme del vescovo di Isola Alessandro Bichio (Ughelli F., Italia Sacra, VIII, 511).

La situazione non mutò durante il vescovato del catanzarese Carlo Rossi (1659-1679) anzi si aggravò per le rovine causate dai terremoti, passati e recenti, soprattutto quello del 1659 che fracassa i muri della sacristia che ormai è in procinto di cadere. Il vescovo compie alcuni urgenti interventi ma la mensa è povera sia perché è gravata da ben tre pensioni sia perché la diocesi si estende su una pianura prossima al mare per la maggior parte paludosa, di aria insalubre e selvosa, abbandonata dai coloni, dai pastori e dagli abitanti. La diocesi inoltre è oppressa dai gravami fiscali e di continuo soggetta alle razzie dei Turcheschi, dei Messinesi e dei Francesi.
Lo stesso vescovo nel luglio 1664 nel tentativo di salvarsi si rifugia a Cutro “la più propingua di buona aria che sia nel contorno della nostra giurisditione travagliata tanto dell’aria cattiva” ma “dopo alcuni giorni che fecimo questa ritirata essendoci accesa nelle vene una febre terzana doppia, che col progresso del tempo ha trasceso a grado d’infermità pericolosa” fa testamento. Dopo cinque anni dal suo insediamento egli non è ancora riuscito a pagare i debiti contratti per sostenere le spese e le spedizioni delle bolle di nomina ; egli intendeva saldare con le prime entrate della chiesa “ma per la diminutione dell’entrate et per l’oppressione delle pensioni non siamo stati habili a fare la restitutione” (42).
Alla fine del suo vescovato le due campane del campanile sono ancora spezzate, manca l’organo e la sacrestia è in abbandono (43). La situazione peggiorò durante il breve vescovato di Francesco Megale (1679- 1681), il quale pur costatando che tutto l’edificio aveva ormai bisogno di interventi non più procrastinabili, dichiarava la sua impotenza perché le entrate della mensa si erano così ristrette, per la continua distruzione delle messi causate dai bruchi e dalle locuste, che appena erano sufficienti ad assicurargli il cibo (44). Ormai la cattedrale è divenuta un luogo pericoloso, anche perché il tetto è cadente (45).

Coro

Particolare degli stalli del coro appartenente alla cattedrale di Isola.

Il vescovo Francesco Marino (1682-1716) la trovò quasi distrutta per la vetustà. Egli la ricostruì integralmente, rifacendone il tetto e rendendola in forma migliore e più ampia. Ornò con armadi la sacrestia per la comodità dei canonici e del clero. Ripristinò il campanile completando le campane. La allietò col suono dell’organo e la decorò con le figure dei dodici apostoli, dipinte con maestria, e con cappelle magnificamente costruite (46). All’inizio del Settecento, per maggiore gloria di Dio e per promuovere più facilmente il divino servizio, aumentò le dignità da cinque a sei istituendo con la sua prebenda il primicerio (47) sempre risalenti a questi anni sono alcune proteste contro il vescovo per aver aumentato in maniera sconsiderata i chierici selvaggi, scegliendoli non tra i poveri ma tra i benestanti ed oltre a quelli “servienti” nelle chiese introdusse in città anche “li patentati della famiglia” (48). concedendo a loro di andare armati (49). Egli inoltre fa cacciare via i romiti che servono nelle chiese di Isola e dà le chiavi ai chierici selvaggi i quali per essere “faticatori foresi non sanno servir le messe e perciò non vi si celebra” e così le chiese sono chiuse (50).
A ricordo del vescovo Marino ancora oggi si può osservare la sua arme sul portale della chiesa, sull’artistico coro ligneo, sul pergamo e sul trono episcopale (51).

Trono ligneo vescovo Marino (part)

Arme del vescovo Marino posta sul trono ligneo conservato nella ex cattedrale di Isola Capo Rizzuto (KR).

Lo seguì il cosentino Domenico Votta (1717-1721) il quale proseguì nell’opera fornendola di sacre suppellettili di cui era molto carente, decorando la cattedra vescovile con panni di seta , bianchi, rossi, violacei e verdi e riparando l’organo che era stonato. Il Votta fece anche ornare magnificamente la cappella della Beata Vergine Maria detta la Cona Greca, nella quale è posta un’immagine dipinta su tavola, che si dice sia stata trovata anticamente sulla spiaggia del mare e che gode di grande venerazione tra gli abitanti (52). Durante il vescovato di Petro Alessio de Maio (1722- 1749) la chiesa e i due palazzi vescovili sono lasciati andare in rovina (53); mentre il numerosissimo clero (54) per il disinteresse e l’assenteismo del presule (55) è abbandonato a se stesso, perdendo ogni dignità e decoro ecclesiastico.
Il nuovo vescovo Giuseppe Lancellotti (1749-1766) troverà “agrum Domini spinis, tribulisque undequaque refertum ex incuria Praedecessoris mei” e “grex ille Domini quibus Luporum incursionibus fuerit expositus quomodo depravati mores et ecclesiarum nitor extinctus”. Egli compie lavori all’altare maggiore ed al coro e dà inizio alla costruzione di una nuova sacrestia (56), rifornendola di molti e vari arredi sacri e di argenteria (57). Il trono ligneo fatto costruire dal vescovo Marino è sostituito con uno in marmo ed è innalzato un nuovo altare maggiore (58).
Il vescovo, malgrado le continue spese per curarsi dalla malaria, rinnova la sacrestia e adorna di marmi l’altare maggiore e quello del SS.mo Sacramento (59).

Trono vescovo  G. Lancellotti

Trono del vescovo G. Lancellotti.

Dalla visita compiuta nel gennaio 1762 apprendiamo che dopo essere stato all’altare maggiore, al seggio vescovile e al battistero, il vescovo visitò la cappella di S. Maria detta La Greca dove era eretto lo iuspatronato della famiglia de Onofrio sotto l’invocazione di Santa Maria ad Nives, la cappella delle Anime del Purgatorio, il sacello di S. Iacobo, la cappella del Rosario, l’altare di S. Nicola, che mancava di rendite e si sosteneva con le elemosine dei fedeli, e la sacristia (60).
Durante il vescovato del successivo ed ultimo vescovo di Isola Michelangelo Monticelli (1766 -1798) la situazione peggiorò soprattutto per la continua assenza del presule, il quale oltre a non far residenza per cinque mesi all’anno per l’aria insalubre, come i suoi predecessori, risiedeva anche nei mesi rimanenti quasi sempre a Rossano, sua terra nativa. Appena insediato egli constatò che la chiesa era angusta e bisognava allargarla e sarebbe stata cosa ancora migliore costruirne un’altra di più ampia forma. Ma i buoni propositi si scontrarono con le rendite della mensa che appena erano sufficienti per vivere e col fatto che c’era urgente necessità di provvederla di non poche suppellettili sacre (61); perciò egli donò alla chiesa dapprima alcuni apparati di drappo (62) poi fece compiere alcuni piccoli lavori: fece circondare il presbiterio con tavole dipinte, in modo da separare i canonici durante le funzioni dai paesani, fece fondere due campane, compie alcuni miglioramenti allo stabile della chiesa e ripara la torre che quasi cadeva per la vecchiaia (63).
Rimasta illesa, come anche le altre chiese di Isola, dalle scosse del terremoto del 1783, subì tuttavia i danni della Cassa Sacra.
Allora mentre la mensa vescovile veniva impoverita dalle collette imposte per costruire le strade e dalle imposte fiscali, tutte le rendite, i vasi sacri e le suppellettili, eccetto poche cose necessarie alla cattedrale, appartenenti alle chiese, alle cappelle, ai luoghi pii e alle confraternite della città furono confiscati “manu militari” per riparare i danni causati dal sisma in Calabria. Lo stesso vescovo riuscì a stento a trattenere il bastone pastorale mentre la cattedrale oltre a rimanere meno fornita di sacre suppellettili fu privata dei piccoli redditi, assegnati in passato per provvederla delle cose sacre e per compiervi piccoli ripari (64), che furono incamerati dal “Sagro Patrimonio”. All’atto di questa soppressione in essa vi erano oltre all’altare maggiore i soppressi altari del SS. Sacramento, di S. Nicolò, del SS. Rosario, della Madonna Greca, delle Anime del Purgatorio e di S. Giacomo (65) e possedeva un palazzo, una casa, un censo enfiteutico e 100 pecore (66).
Continuando il pericolo del terremoto fu usato come cattedrale un padiglione di legno mentre tutte le chiese, le confraternite i luoghi pii furono aboliti per mandato regio. Restò quindi solo alla cattedrale la cura delle anime.
Finite le scosse e passata la paura, il vescovo tentò di renderla più spaziosa e di forma migliore e con non poca spesa comprò travi, legni e materiali da costruzione ma l’opera non ebbe inizio (67). In una relazione così egli si esprime: Non poche spese sopportai per ornare questa cattedrale ed ancor di più ne avrei speso per ampliarla e renderla di forma più ampia e migliore se non fossi stato impedito da un ingiusto ricorso ai regi ministri di alcune persone ostili che, spinte dal procuratore del barone, falsamente dichiararono che la chiesa era cadente e distante dalle dimore dei cittadini. Essi chiesero perciò che ne fosse costruita una nuova presso il palazzo del procuratore. Per ostacolare questo disegno io dovetti sopportare diverse spese e poiché era incerto l’esito di questo ricorso, non mi fu lecito eseguire l’opera che avevo in proposito e per la quale avevo già preparato le travi ed il materiale da costruzione. Né potei abbassarmi a soddisfare i ricorrenti, sia per non dare soddisfazione all’insolente cupidigia sia perché il nuovo luogo prescelto per la costruzione della nuova cattedrale era lontano sia dal palazzo vescovile che dal seminario. Inoltre le rendite della mensa vescovile sono pochissime, e quindi non sufficienti per compiere tale opera, specialmente in questi tempi nei quali essa è oppressa dalle nuove imposizioni e dai molti poveri (68).
Chiuse definitivamente le altre chiese, secondo il Piano del Fuscaldo (69) la cattedrale rimase per un po’ di tempo la sola chiesa esistente ad Isola (70). Le proprietà della mensa vescovile, nonostante la diminuzione subita al tempo del Decennio francese con la ripartizione (71), al momento della sua aggregazione a quella di Crotone, pur essendosi ridotte, rimanevano più che ragguardevoli essendo costituite da quasi 3000 tomolate di terre (72) delle quali tt.a 1854 poste in territorio di Le Castella (Ritani, Marinella e Valle), tt.a 588 in quello di Crotone (Salica, Liottella e vignale Bombole), tt.a 37 in quello di Cutro (Vescovo) e circa tt.408 in Isola (Corso di Santa Barbara, S. Pietro, Vigna e 8 orti). Ai fondi rustici era poi da aggiungere il palazzo vescovile, 3 censi in denaro, 178 censi sopra case e 4 censi in grano per tt.a 105 circa (73). Soppresso il titolo cattedrale nel giugno 1818 ed aggregato il vescovado di Isola a quello di Crotone divenne chiesa collegiata (74).
Il 6 ottobre 1818 il vescovo di Crotone Domenico Feudale (1818 – 1828) tramite il suo pro-vicario Nicola Berlingieri ne prendeva reale possesso (75) e, aggregata la chiesa di Isola e sue adiacenze alla diocesi di Crotone, poco dopo venivano incaricati alcuni mastri muratori per compiere delle perizie sui lavori occorrenti per riparare la ex cattedrale. Da esse si ricava che gli interventi più urgenti riguardavano la sistemazione dell’intero tetto, cioè della nave, del presbiterio, del coro, delle due ali e della sacristia, ed il restauro del campanile e delle sei cappelle (76). Con la soppressione del titolo cattedrale l’edificio ben presto decadde e gran parte delle scritture e delle pergamene (77), di cui era riccamente dotata la chiesa, in buona parte furono saccheggiate e bruciate per cancellare la memoria dei diritti che aveva la chiesa di Isola su alcuni terreni occupati dai nuovi baroni Barracco e Berlingieri (78).

Torre del vescovo

Isola, la torre del vescovo.

Scossa dal terremoto dell’otto marzo 1832 fu per un certo periodo di tempo chiusa al culto (79). Dopo aver subito nel febbraio 1846 il furto di alcuni oggetti sacri la chiesa collegiale di Isola fu visitata nel giugno successivo dal vescovo di Crotone Leonardo Todisco Grande (1833 – 1849) (80) il quale ispezionò l’altare maggiore con il SS. Sacramento, la cappella volgarmente detta della Madonna Greca, la cappella del protettore della città San Nicola, i paramenti sacri, il sacrario, i confessionali e la sacrestia (81). Il Capitolo era ancora composto dalle sei dignità e cioè dall’arcidiaconato, dal decanato, Cantorato, tesorerato, arcipresbiterato, con cura delle anime di tutta la città, e primiceriato e dai nove canonici aggiunti al coro. Vi erano ancora le due confraternite del SS. Sacramento e della Beata Vergine dei Sette Dolori o dell’Addolorata, gli statuti di quest’ultima erano stati approvati il 5 dicembre 1778 da Ferdinando IV (82).

Campane

Isola, particolare della torre campanaria della cattedrale.

In seguito furono compiuti alcuni piccoli lavori: il vescovo Luigi Onofrio Maria Lembo (1860 – 1883) la fornì di una fonte battesimale e il vescovo Giuseppe Cavaliere (1883 – 1899) fece rifare a tela il soffitto che fu dipinto a motivi ornamentali (83). All’inizio del Novecento la decadenza è evidenziata dalla riduzione del clero di Isola quasi tutto di età avanzata (84). Altri lavori furono fatti compiere dall’arciprete Giacinto Scalzi verso il 1950 che fece rifare il soffitto di tela essendo quello precedente rovinato e aprì un’altra navata a sinistra dell’altare maggiore in modo da aversi la forma di croce latina (85).

Campana

Isola, campana della cattedrale.

 

Note

1. Fiore G., Della Calabria, II, 338.
2. Russo F., Storia della chiesa in Calabria, Rubbettino 1982, Vol. I, pp.201 – 202.
3. “In quoquidem privilegio continebatur fabricae reparationis ecclesiae Santae Dei Genitricis et semper Virginis Mariae de Insula de tenimento Cotroni, quae longo tempore diruta lacerata et deserta”, Privilegio dello Sacro Episcopato della città dell’Isula, in Processo grosso di fogli cinq.cento settanta due della lite, che Mons. Ill.mo Caracciolo ha col S.r Duca di Nocera per il Vescovato, ff. 417 sgg. Arch.Vesc. Crot..
4. La pianura attorno alla sede vescovile era così limitata : “incipiunt ab oriente palatium de judeis et descendentis, et vallonum descendens a magna vena qui quidem vallonus est prope palatium predictum de judeis et ex alia parte prefati vallonis de vena subtus occidentem ubi sunt celdule de calce et arena fabricatae et deinde ascendit ad caput magnae venae predictae, quae est in capite valloni qui est in superiori parte ecclesiae Sancti Nicolai quae est iuxta viam publicam qua itur Cotronum et deinde terminantur terrae ecclesiae episcopatuys Cotroni, et deinde descendunt per cristas cristas partis occidentalis preditti valloni venae et procedunt usq. Ad tertium vallonum determinationes terras preditti episcopatus Cotroni et deinde ascendit ad fondamenta Sanctae Barbarae et post haec venit ad Santum Nicolaum de Cruno ubi est pars septemtrionalis, ad huc deinde venit via et ferit in catusis, quae sunt versus partem occidentis et deinde descendit via quae vadit ad vadum lupi usq. Ad vallonem eiusdem vada et confines terras Santi Juliani ex parte meridiei, similiter sunt terrae Sancti Juliani et descendit de preditta vena usque ad palatium predittum de judeis”, Privilegio cit. ff.418- 419.
5. In un atto di concordia tra il vescovo Caracciolo ed il barone Gaspare Ricca del 1588 intorno ad alcune liti sul Borgo si afferma “che il Vescovo pretendeva fondatamente, che fin le Case di dentro il recinto della Città si fossero redditizie alla chiesa, come edificate dentro al Corso, detto S. Barbara, antico patrimonio di questo vescovato”, Ragioni addotte, e scritte in forma di Lettere da Monsignor Francesco De Marini vescovo di Isola al signor Duca di Montesardo sopra le nuove controversie intorno al Borgo della Città predetta. s.d., pp. 4 e sgg.
6. Reg. Avin., 303 , ff 557v – 558, Arch. Segr. Vat.
7. Re Carlo I d’Angiò ordina al Giustiziere di Valle di Crati di riparare il castrum di Crotone… La torre chiamata Barbacana deve essere riparata a spese del vescovo di Isola, Reg. Ang. VI, (1270-1271), pp. 109-110.
8. Da Belcastro il 15 ottobre 1459 il re Ferdinando accoglieva alcuni capitoli presentati in favore del vescovo di Isola dall’università di Castellorum Maris: “Item supplica d.ta Universita alla Maesta Vostra che lo episcopo dell’Isola et suo episcopato siano recomandati alla Maesta Vostra, attento che detta ecclesia non have privilegio, si non uno caduco che li sia concesso et donato, lo tenimento dell’Isula in quella forma fu concesso ad .. Martino. Placet Regiae Maiestati Salvo Jure terzi. Item supplica detta universita alla Maesta Vostra si degni confirmare allo episcopato dell’Isola tutti li privilegii antiqui quali tene delli Re passati vostri predecessori et di ogni altro signore che possa percipere et conseguire sue intrate frutti redditi et proventi li quali li spettava per qualonque raggione spettassero et pertinessero. Placet Regiae Maiestati salvo jure terzi”, In Processo Grosso ff. 415v- 416, AVC.
9. Privilegium E.pi Insulani per Regem Ferdinandum Primum in anno 1473, in Inventario et Nota delle scritture pertinentino al Sacro Vescovato della Città dell’Isola, et al suo Capitolo, quali si conservano dentro un Baiulio, AVC 139.
10. Processo Grosso cit. ff. 416 sgg.
11. Russo F. Regesto, II, 14, 58.
12. Reg. Vat. 221, f.412. ASV
13. Il 12 ottobre 1480 Sisto IV interviene a favore del vescovo di Isola Bonadeus de Nigronibus. Egli ordina ai vescovi di Squillace, Martorano e Nicastro di recuperare i beni del vescovato di Isola alienati dal predecessore Johannes, Russo F., Regesto, II, 465.
14. Conventio facta per qm. Ill.mum D.num D. Enricum de Aragona D.num Civitatis Insulae cum e.po Insulae pro solutione ducatorum quindecim pro tenimento te Tripano et terrar. dictar. de Pilacca, Diende fuit facta reasumptio huius conventionis per Ill.mum Bonadeum E.pum Insulanum in civitate Catanzarii in anno 1487, in Inventario et Nota cit.
15. Concessio in emphiteusim casalis et territorii S.ti Petri facta a Proc.re E.pi Caesaris Lambertini mag.co Joanni Ant.o Ricca pro ducatis sexdecim annuis cum reservatione trium tumulatae terrae in dicto territorio, ac molendinorum Scipionis Sanctae Crucis, et qm. Melchionis Barbamayoris Crotonensis in anno 1538, in Inventario et Nota cit.
16. Instrumento di Cenzo emphiteotico di salme undici di grano, che paga lo Barone di Massanova al Vescovato dell’Isola in anno 1573, in Inverntario et Nota cit.
17. La gabella di Salica di circa salmate 100 “nella quale c’è una chiesa diruta chiamata Santo Nicola di Salica.. per essere stata molto insalvagita, per farla aprire a domolate s’ha data a Massaria, e la tiene Mro Antonino lo Rizzo e Benedetto de Napoli per docati duecento e dieci l’anno, estaglio affittata per tre anni, e finisce l’anno entrante 1576, in erbaggio se venderà più”, Estratto dalla Visita fatta da Mons.r Ill.mo Caracciolo nell’anno 1575 consistente in carte quarant’otto, AVC.
18. “Questa chiesa non have havuto mai distributioni cotidiane, si bene detto Mons. Ill.mo vesc. Da alcuni anni in qua ha unita aggregato perpetuamente alla comunità del Capitolo il beneficio di S.to Andrea e quello di S.to Nicola deli Castella e la Magdalena de Tacina, Visita fatta per il Decano di Catanzaro Nicolao Tiriolo Vicario Generale di d.o Mons.r Caracciolo nell’anno 1594, f. 94v ; Le proprietà delle tre chiese di Le Castella, quella arcipretale di Santa Maria e quelle di S. Nicola e di S. Andrea, furono incorporate parte alla mensa vescovile e parte al capitolo della cattedrale di Isola alla quale l’arciprete delle Castella fu ammesso come quinta dignità, finché non si sarebbe ripopolata quella terra, Regia Udienza Cart. U, 479 -10, fasc. I (1780), Arch. Stat. CZ.
19. Il duca di Nocera pagava ogni anno alla mensa vescovile di Isola tom. 240 di grano, al Cantorato tom. 54 di grano per la gabella di S.ta Helena e al Tesorerato tt.a 30 per la gabella Tesorerato,
20. Rel. Lim. Insulan., 1600.
21. Al tempo del vescovo Caracciolo vi era il beneficio del Rosario con altare privilegiato (X aprile 1578) e la confraternita del SS. Sacramento. Sempre riferiti al tempo del vescovo Caracciolo rimangono le epigrafi: ANIB CARACC. EPS INS. MDLXXXI. / 11 luglio 1577- Ad perpetuam rei memoriam sacerdoti, qui missae sacrificium ad altare maius ecclesiae Insulan., celebravent, ad petitionem Hannibalis (Caraccioli) Episcopi Ins., conceditur quod applicet eosdem indulgentias, quibus gaudet altare S. Gregorii Urbis.
22. 29.9. 1569 l’abate di Paola si congratula con il cardinale Sirleto per il conferimento della Badia di S. Maria del Carrà, che vale 1000 ducati e conserva molte e belle scritture dentro un forziere in casa del vascovo di Isola, che ne ha la chiave, Russo F., Regesto, V, (22290).
23. 19.9.1577. Il vescovo di Isola denuncia la violazione del suo domicilio da parte di agenti della Vicaria e di essere stato costretto a consegnare le scritture che aveva in casa, Russo F., Regesto cit.
24. Inventario et Nota delle scritture pertinentino al Sacro Vescovato della Città dell’Isola et al suo Capitolo, quali si conservano dentro un Baulio per ordine di Mons. Ill.mo Caracciolo vescovo di detta Città. AVC. 140.
25. Visita per il decano cit. ; Rel. Lim. Insulan., 1606.
26. Il vescovo Annibale Caracciolo per atto del notaio Tomaso Aniello Baratta di Napoli, il 25 febbraio 1593 fondò e dotò sei canonicati donando a loro alcune proprietà che possedeva di proprio e privato nome. In seguito il 17.4.1601 ne fondò altri due. Il vescovo donò il tutto affinchè detti canonici avessero le loro prebende in grano, vino e denari per poter attendere al servizio della chiesa, AVC. 139.Il vescovo Caracciolo morì nel dicembre 1605 a 76 anni e dopo 44 anni di vescovato, Rel. Lim. Insulan., 1606.
27. Compiendo la visita il decano Nicolao Tiriolo descrive la fonte battesimale con l’immagine di San Giovanni e tra i vari arredi e beni sacri vi era “uno confalone d’armosino cremosino con l’Imagine dell’Assunsione di N.ra Donna, con la coena di Nostro S.re cingulo e fiocchi de seta”, Visita fatta per il Decano di Catanzaro cit., ff. 8 -10.
28. Visita del decano Nicolao Teriolo cit., AVC. 140.
29. All’inizio del Seicento è riferibile questa epigrafe: Sacerdotibus hic/uno sub lapide dor=/mientibus in pacis/ somno fratibus/ D. Desid.s Onofrius/ Archidiaconus ins.s/amoris ergo sexa=/genarius et sibi /posuit A.D. 1617, in Valente G. Isola di Capo Rizzuto, Frama Sud 1982, p.111.
30. Rel. Lim. Insulan. 1615, 1625.
31. Sul seggio vescovile di Isola dopo la morte del vescovo Caracciolo si susseguiranno fino al 1650 ben 13 vescovi e la successione avviene per ben 8 volte per morte : Montalcino Scipione, Palazzolo Girolamo, Giustiniani Andrea, Io. Antonio de Maximis, Ascanio Castagna, Alexandro Bichi, Francesco Biblia, Martino Alferio, Iuliano Viviano, Antonio Celli, Domenico Carnevale, Io. Baptista Morra,e Io. Francesco Ferrari, Russo F. Regesto, Vol. VI e VII, ff.11 e sgg.
32. Rel. Lim. Insulan. 1644.
33. Bona, et Paramenta Ecclesiae Insulanae pretiosa quae conservantur per D. Santum Milionum Thesaurarium ecc.e predictae. Die quinto m.sis Martii 1648 Insulae in Epli Pal.o exhibita.AVC. 140.
34. Rel. Lim. Insulan. 1633.
35. Rel Lim. Insulan. 1648. Lapide murata in cattedrale a fianco della scaletta che porta all’organo in ricordo del vescovo Carlo Rossi: Carolus Rossius ep.s insulis/ dum sibi prae oculis staret tot/ praesulem praedeces. frequens/ obitus ob aeris intemper., et preci/ Joe franci bibbia eius anuncul./ immature correptiam D.ni 1633 et/ prae erepti muneribus quib. ab ur/bano VIII destinabatur sibi et sue / can. sepulcr. construxit at/ tributis R. Cap.lo scut. bis centum/ ut die P. Septem quo benemeri/tus avunec obiit et in die suae/ futurae deposit. S. annivers./perpetuum funus celebraretur/ anno Domini 1672, Valente G., cit., p.121.
36. D.O.M./ IO. BER. COCHINELLA I. C. NICOLAI ENRIC ./ STRENUI MILITIS FILIO IO. IACOBI/ CELEBRIS DOCTORIS NEPOTI VIRO RELIGIONE/ ANIMI/ FORTITUDINE/ INGENII/ PERSPICACITATE PROSPICUO AMICIS/ AFFINIBUSQUE GRATO NEMINI VIRTUOSO/ INIOCUNDO ECCLESIAE INSULANAE LONGO/ TEMPORE QUO PRAEFUIT PERUTILI AMPLISS.IS/ HOMINIBUSQUE UT COGNITO ITA CHARONE DIGNI/ VIRI MEMORIA POSTERIS OBLITESCERET/ ANIBAL COCHINELLA V.I.D. NEPOS/ MARMOREUM LAPIDEM NEAPOLI HUC/ PROPE OSSA PETRI F.RIS INVEXIT/IMPOSUIT B. Il vescovo A. Caracciolo poiché Jo Bernardino Cochinella lo aveva servito per molti anni, per gratitudine dell’opera svolta gli donò nel 1582 un magazzino con un casaleno vicino alla chiesa di S. Maria a Le Castella. Il Cochinella come vicario generale del vescovo compì tre visite diocesane nel 1596, nel 1602 e nel 1604, Inventario et nota cit.
37. Nell’armadio di noce della sacrestia vi erano alcune reliquie. In un vaso di alabastro vi erano alcune ossa di San Zenone e compagni martiri con l’autentica della corte romana per la loro venerazione ; in un’altra scatola vi sono alcune reliquie portate dal vescovo Giustiniani senza l’approvazione per la loro venerazione ed in altre due scatole vi sono molte altre reliquie portate dal vescovo Celli senza autentica e poi quelle portate dal vescovo Morra cioè di San Francesco Nereo e dei martiri S. Aneo, S. Pio, S. Filogerino ed altri con l’approvazione per la loro venerazione vi era anche una bolla in carta pergamena con scrittura autentica dell’arcivescovo di Milano San Carlo con il suo sigillo, il quale serviva pure da reliquia, Visita G. B. Morra 1648, AVC.139.
38. Rel. Lim. Insulan. 1651.
39. 5.2.1648- Il sindaco e gli eletti di Isola supplicano il papa di concedere qualche sussidio per riparare gli edifici sacri della città, che rovinano, perché il vescovo odierno come anche quelli precedenti non possono far nulla per le troppe pensioni che gravano sulla mensa vescovile, Russo F., Regesto, VII, 173-174.
40. Visita G.B. Morra, 1648, f.8, AVC.139.
41. Rel. Lim. Insulan. 1651.
42. ANC.231, 1664, 60 -61.
43. Rel. Lim. Insulan. 1660, 1673, 1677.
44. Rel. Lim. Insulan. 1680.
45. Rel. Lim. Insulan. 1685,1688.
46. Rel. Lim. Insulan. 1692, 1694, 1698, 1701, 1704, 1707, 1711, 1714. I lavori fatti dal vescovo Marino sono ricordati in una lapide marmorea : D.O.M./ Franciscus Marinus cam/panem Ep.s Ins. Cathedrale/hanc Basilicam imis pene a/ fundamentis aere suo exci/tavit, atque omni prorsus vetustate sublata, in amplio/rem, decentiorem restituit formam sacellis i=/ tidem magnifice constructis adauxit reso=/nis tandem organis/ sculpto item suggestu/ pictisq. laquearibus ex/ornavit an. a. nat. D.ni / MDCXCII.
47. Rel. Lim. Insulan. 1711.
48. “Li clerici selvaggi, che servivano le chiese a tempo de vescovi antecessori all’odierno Mons.re Marini erano persone poveri in maniera, che vivevano con le proprie fatiche delle braccia per non havere beni stabili o altra robba, ma solamente venuto l’hodierno vescovo Marini sono stati fatti selvaggi huomini che hanno facoltà e beni e parimente l’hodierno vescovo indrodusse in questa città li patentati della famiglia armata oltre li selvaggi servienti delle chiese”, ANC. 611, 1711, 59-60.
49. ANC.611, 1711, 60.
50. Per ottenere la patente di “clerico selvaggio” si dovevano pagare al vescovo di Isola carlini sette e mezzo, ANC. 611. 1710, 84 -86.
51. Tronetto “Elementi d’intaglio del coro, seggi sacerdotali delle due pareti laterali, e seggio prelatizio nella terza parete, con fastigio sopraelevato. Lavoro in noce: fondo riquadrato a lacunari e coronamento di cornice classica Frangipane A., Inventario degli oggetti d’arte d’Italia. Calabria, Roma 1933. Gli stalli che sono posti per tutti e tre lati hanno i bracciuoli con leoni beccati. Il tronetto è sormontato dallo stemma di mons. Marino. Il pergamo ligneo, opera di pazienti intagliatori, ben conservato, è anch’esso caricato sul prospetto, dello stemma del vescovo. Della sedia così scrive A. Frangipane “intagliata in noce, col’alto schienale decorato e stemmato. misure complessive m. 1.10X 2.50 di altezza.
52. Rel. Lim. Insulan. 1721.
53. Il vescovo di Umbriatico scrive nel febbraio 1749 al cardinale Valenti Gonzaga facendogli presente che “la mensa di Isola è miseramente abbandonata e il vescovo in 27 anni non vi ha apportato nessun miglioramento né elemosine ai poveri ; ha lasciato rovinare la chiesa e i due palazzi vescovili e fa di tutto per sfuggire ai Decreti di S. Visita”, Russo F., Regesto, IX,415.
54. Il clero era costituito da 6 dignità (arcidiacono, decano, cantore, tesoriere, arciprete e primicerio), da 9 canonici, 10 preti, 2 suddiaconi e 33 chierici di cui 4 coniugati, Rel. Lim. Insulan. 1727.
55. La Santa Sede aveva concesso ai vescovi di Isola di non far residenza per sei mesi all’anno a causa della malaria, Rel. Lim. Insulan. 1750.
56. Rel. Lim. Insulan. 1753.
57. Capialbi V., La continuazione all’Italia Sacra dell’Ughelli, in Arch. Stor. Cal. II, 1914, 528.
58. Nella cappella di S. Nicola, alla destra dell’ingresso vi era questa epigrafe: “Altare hoc S. Nicolas Pontificis Privilegiatum in quo proquolibet Mina et Poenis Purgatorii Anima liberatur Josephi Lancellotus Up.us Insulanum Auctoritate Ap.ca Determinavit et declamavit. Anno 1760 die XX Aprilis, in Valente G., cit., p.142.
59. Vesc. 268, f.307, ASV (Russo XII,238).
60. Visita Lancellotti 1762, AVC.140.
61. Rel. Lim. Insulan., 1768, 1771.
62. Capialbi V. cit. p.528
63. Rel. Lim. Insulan. 1778.
64. Rel. Lim. Insulan. 1785.
65. Valente G., cit., p. 153.
66. Stato attuale delle rendite e de pesi della chiesa sotto il titolo della cattedrale della città dell’Isola (1790?).
67. Rel. Lim. Insulan. 1789.
68. Rel. Lim. Insulan. 1792.
69. “Diocesi d’Isola. Questa diocesi è composta dalla città di Isola e dalla terra di Castella, cui vanno unite il villaggio di S. Leonardo e la terra del Steccato. La popolazione della città è di 1900 anime circa, e la loro cura è presso l’arciprete, che tiene la rendita di circa docati 73 annui. Vi esiste in essa una comuneria civica ricettizia innumerata, la quale nello stato presente viene composta da sei dignità, da nove canonici, quattro preti semplici, un decano, un suddiacono e pochi chierici minoristi. Le dignità e canonici tengono li loro particolari prebende, e tutto il corpo del clero tiene poi una massa comune di rendite in quasi 500 ducati. La popolazione poi delle Castella e de due villaggi di San Leonardo e Steccato in tutto ascendono a 660 anime circa, e la cura d’esse è presso d’un arciprete, codesto arciprete tiene la rendita propria di annui docati 40 circa e ciò oltre una prestazione in grano che gli si da dal barone del luogo che si divide con un altro sacerdote, che v’esiste. E tanto nel villaggio di S. Leonardo che nel Steccato dal barone vi sono mantenuti due cappellani. Le cappelle, luoghi pii della città d’Isola sono li seguenti :Padri Osservanti,La cappella del SS.mo, la cappella della Madonna Greca, la chiesa di Santa Caterina, la chiesa di S. Domenica, la chiesa del Carmine, la cappella del SS. Rosario, la chiesa di Santa Maria degli Angeli, la chiesa dell’Annunciata, la chiesa cattedrale, ed il pio Monte de Maritaggi, ed in tutto fanno la rendita di Ducati 480 annui. Nella terra de Castella non vi è che la sola cappella della Visitazione con la rendita d’annui Duc. 4 circa.Queste cose premesse si sono fate le seguenti appuntamenti. 1- Che cessi e non abbia luogo il disposto coll’appuntamento de 23 marzo 1790 col quale fu stabilito di potersi dette rendite de luoghi pii erogare annui duc. 50 per lo mantenimento della cappella del SS.mo, e che abbolite le decime, e stola nera restano all’arciprete dell’Isola, e delle Castella, i soli diritti di stola bianca. 2- Che tutte le rendite delle cappelle e luoghi pii sopramentovati ed esistenti nella città d’Isola s’incorporano ed annessino alla comuneria medesima per amministrarle indipendentemente da chi che sia, e dividersele alle stesse regole, e proporzione colle quali si dividono l’altre rendite della massa comune. Coll’obbligo però di pagare li seguenti annui pesi cioè annui duc. 130 all’arciprete d’Isola in agosto di ciascheduno anno oltre le sudette sue rendite e diritti di stola bianca.AVC. 139.
70. Nel 1798 l’università di Isola chiede che si restituissero la chiesa di S. Domenica, dell’Annunziata, del Carmine e di Santa Caterina altrimenti la popolazione sarebbe obbligata andare alla sola cattedrale a causa del Piano del Fuscaldo, AVC. 139.
71. Copia estratta dal foglio 67. Noi qui sottoscritti periti eletti deponiamo che per ordine del Sig. Ag.te Sarlo della ripartizione siamo stati incaricati a prendere dal fondo detto S. Barbara del vescovo, Puzelli del Cantorato di Cotrone, S. Andriella del Decanato di Cotrone tre ottavi in valore non già in estensione e della Gabelluccia vescovile il quarto ed abbiamo distaccato e preso dalle Colture tom. Centoventi, dalla Chiusa del vescovo tom. Quarantotto, dalla Gabelluccia del Ponte tom. Quaranta, da S. Andriella tom. Trentanove e dalli Puzelli tom. Centotrentacinque le quali equivagliano esattamente alle rate stabilite come dalle piante a cui ci rimettiamo ed a fede e segno di croce Giuseppe Fattizza Perito = Michele Poerio cancelliere d’Isola , R. Vacettini agrimensore, AVC. 140.
72. Su 2286 tomolate di terra della mensa vescovile di Isola situate a Isola e a Le Castella il 59% erano “aratorie”, il 18% a pascolo, il 22% “frattoso” e solo l’uno % a orto e frutti, Mensa vescovile di Isola. Natura delle colture e delle proprietà (1811), AVC.
73. Platea delle rendite della mensa vescovile d’Isola aggregata a quella di Cotrone la quale principia dal 1 giugno 1819 e termina a 31 Xbre di detto anno, AVC.
74. Il 27.6.1818, papa Pio VI nella nuova distribuzione delle chiese in Calabria soppresse la chiesa cattedrale di Isola che era suffraganea di S. Severina e la unì alla cattedrale di Crotone che era suffraganea di Reggio, Russo F., XIII, 233; Nel 1820 la chiesa di Isola è indicata come collegiata, Russo, XIII, 293.
75. Il 6 ottobre 1818 su delega del vescovo Domenico Feudale, il primicerio Nicola Berlingieri pro- vicario della diocesi di Crotone, assistito dal m.ro cancelliere parroco Benedetto Avarelli, si reca a Isola per dare esecuzione alle Bolle Pontificie spedite in conseguenza dell’art. 3 dell’ultimo Concordato sotto il di 26 di giugno ultimo scorso in Roma munite da Decreto esecutoriale dato in Napoli nel di 8 agosto passato da sua Eminenza il Cardinale Caracciolo, delegato apostolico per la esecuzione d’esse Bolle ne regali domini di qua del Faro. Fatto congregare il capitolo di questa chiesa finora cattedrale d’Isola, raccolto tal corpo nel coro della med.ma chiesa, si da lettura delle Bolle e decreto esecutoriale e d’altro officio dato dallo stesso cardinale Caracciolo in data de 12 del prossimo caduto settembre e diretto ad esso Monsignor Vescovo di Crotone con la Commissione di prendere possesso d’essa chiesa di Isola e di esercitarvi la spirituale giurisdizione. Si dichiara la chiesa di Isola e sue adiacenze aggregata alla diocesi di Crotone, e facente parte della stessa coll’obbligo di riconoscere per di lei ordinario il vescovo di Crotone e di lui successori, AVC. 139.
76. Riparazione della chiesa cattedrale. Cotrone 29.11.1818. Stima dei lavori fatti dal capo maestro muratore Pasquale Juzzolino e dal capomaestro falegname Francesco Rossi. Opere in muratura : Si deve scoprire l’intero tetto della cennata chiesa, nave, presbiterio, coro, ala diritta e sinistra e sacrestia perché mancano vari legnami… nonché la copertura della camera del sacristano totalmente scoperta che nulla vi esiste non di legname che di tegole. Si devono restaurare le mura dell’istesso campanile perché molto rovinate. Si devono risarcire di fabrica nell’esterno tutte le cubule delle sei cappelle. Altra perizia similare viene fatta dai mastri muratori Tomaso Scaramuzza e Antonino Ventura,AVC. 139.
77. “Scritture in pergameno per la Chiesa dell’Isola….die quinta martii 1648 Insuale in E.pi Pal. AVC. 140
78. In una lettera non datata in cui l’arciprete di Isola invitava a proseguire l’azione di rivendica dei beni della chiesa contro il barone Baracco, il barone Pietro Berlingieri ed il marchese Berlingieri, egli faceva presente che “le visite ed altre antiche carti comprovanti i dritti delle proprietà della chiesa mi sono state restituite per canale di confessione la maggior parte e queste salvate oltre che da saccheggi del 1836, dalle mani di alcuni ancora ch’ebbero parte nell’abbrugiamento di altre consimili visite e documenti di dritto”, AVC.
79. Isola 21.7.1834. In esecuzione delle disposizioni dell’Intendente della Provincia del 8.10.1833 si è proceduto dai periti Fedele Rocco, falegname,e Vitaliano Asteriti, fabbricatore, all’apprezzo della baracca costruita per l’esercizio del culto divino in questo comune, AVC. 96.
80. La chiesa collegiale di Isola era composta nel novembre 1841 da Giacinto Oliverio, decano dal 20.11.1836, Onofrio Arteca, cantore dal 25.11.1820, Giuseppe Lattari, tesoriere dal 12.9.1837, Carmelo Sisca, canonico dal 5.5.1835, Leonardo Scaramuzza, canonico dal 22.4.1839 e da Domenico Bisciglia, canonico dal 28.11.1823. Nell’agosto 1856 il capitolo collegiale di Isola era composto dal cantore Francesco Vono, dal tesoriere Vincenzo Messina, dall’arciprete Carmelo Sisca, dal canonico Pasquale Raimondi e dall’accolito Gaetano Rodio, AVC. 95.
81. Visita alla chiesa di Isola del vescovo Leonardo Todisco Grande, 1846, AVC. Nel 1838 il comune di Isola ha una sola parrocchia nella chiesa collegiale il cui titolare è il vicario curato il cantore D. Onofrio Arteca. Vi sono due congregazioni laicali :L’Addolorata e il SS. Sacramento e 9 chiese :Chiesa collegiale con capitolo, SS. Annunciata, S. Domenica, del Purgatorio, S. Caterina Vergine e Martire a camposanto, chiesa rurale di S. Anna distante 5 miglia, chiesa rurale di S. Pietro distante tre miglia, chiesa rurale della Madonna Greca distante quattro miglia, oratorio particolare in Forgiano del marchese Berlingieri, AVC. 74.
82. Synodales Constitutiones et Decreta ab Illustrissimo et Reverendissimo Domino D. Leonardo Todisco Grande… Napoli 1846, p. 55.
83. Valente G., cit., p.156.
84. Nel gennaio 1911 il clero di Isola era composto dal cantore Vono Francesco che aveva preso possesso il 10.2.1834 e morirà nel 1912, dall’arciprete Bagarotti Pietro, promosso arciprete il 6.11.1910, dal canonico Gaetano Rodio che aveva preso possesso il 25.1.1860 e morirà il 12.8.1912 e dal sacerdote De Vito Domenico economo, Stato personale clero.
85. Valente G., cit., p.159.

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