La chiesa matrice di Caccuri dedicata a Santa Maria delle Grazie

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Caccuri (KR), Santa Maria delle Grazie.

La diocesi di Cerenzia all’inizio del Trecento comprendeva la città di Cerenzia, i casali di Verzino e Lucrò ed il castrun, o terra, di Caccuri. Nelle liste di versamento delle decime per la Santa Sede dell’inizio del Trecento oltre all’arciprete Sudnerius, o Inderus, vi è una quindicina tra chierici e canonici di Caccuri e dei piccoli villaggi sul suo territorio (1). Essi dimostrano l’importanza religiosa ed economica, che ebbe il luogo nel Medioevo, certamente il maggiore della diocesi (2). Bisognerà attendere parecchio tempo prima di trovare altre testimonianze sulla vita religiosa.

Dalla crescita alla crisi
L’abitato durante il Cinquecento ebbe un vistoso popolamento, segnalato dalla tassazione dei fuochi, che in pochi decenni raddoppiò. Vennero censiti e tassati 185 fuochi nel 1521, 314 nel 1545 e 325 nel 1561 e nel 1578. L’ “oppidum Cachuri” ebbe una fase di floridezza economica indicata, oltre che dall’aumento della sua popolazione, dalle numerose chiese, tra le quali la matrice e le parrocchiali di San Nicola (3) e di San Pietro (4). In seguito però iniziò una lunga fase di decadenza. Tassato per 195 fuochi nel 1595, si ridusse a 85 nel 1648. Questo massiccio spopolamento determinò l’impoverimento dei curati e l’abbandono delle loro chiese. Fu potenziata la matrice a cui fu affidata tutta la cura delle anime, che fu svolta dall’arciprete e dai curati. Ma anche questo espediente, che permetteva di annullare le spese di mantenimento delle chiese, incrementando le rendite di alcuni curati, non dovette risultare sufficiente. Il vescovo Filippo Gesualdo (1602-1619), poco dopo il suo insediamento, prendeva atto della situazione e proponeva di affidare la cura delle anime al solo arciprete, al quale dovevano essere versate tutte le rendite in modo da assicurargli un decente mantenimento (5): “La T.ra di Caccuri si bene havea molte chiese curate tutte non dimeno sono redutte ad una sola chiesa matrice la quale è servita dall’Arciprete, et altri curati li quali col detto Arciprete hanno la cura dell’anime per familias; e l’entrate loro sono le decime de Parrocchiani, le quali sono cossi tenue, che non sono sufficienti appena a mantenere uno sol curato, per lo che sarebbe forse espediente unir l’entrade e la cura in un solo Arciprete, perche se farebbe il servitio d’Iddio N. Sig.re con più frutto dell’anime, et il curato viverebbe con più decenza. Vi sono ancora in detta terra altri sacerdoti, et chierici, li quali serveno alla detta chiesa, cappelle, oratoruj, e compagnie. Vi è la sola compagnia del Santissimo Sacramento” (6).
Lo stato della chiesa di Caccuri tuttavia non migliorò, anzi la cura delle anime si restrinse all’arciprete ed ad un solo parroco. Il vescovo Maurizio Ricci (1619–1626) così descriverà Caccuri pochi anni dopo: “fu parimenti terra insigne, ma hora destrutta per il mal governo farà 800 anime governata d’un Arciprete et un altro curato, l’entrade de’ quali sono tenue. L’arciprete anderà a ducati 25 et la cura a 12, vi sono da circa 18 sacerdoti tutti servono la Matrice, ma poveri perché non vi sono beneficij né hanno patrimonio” (7). Per sollevare il clero dalla povertà, il presule proponeva di spostare le rendite e le messe, che godevano i frati dell’abbazia dei Tre Fanciulli, in favore della matrice. Da una parte si poneva rimedio al fatto che molte volte le messe in suffragio non erano celebrate dai frati, dall’altra si levava “quel nido de ladri” (8).

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Caccuri (KR), Santa Maria delle Grazie.

La distruzione
Durante il Seicento proseguì il degrado. Spopolato ed in parte abbandonato l’abitato fu scosso dapprima dal terremoto del 1638 (9) e poi subì i danni di quello del 1659. Sarà il vescovo Geronimo Barzellino (1664-1688) che, sostenendo parte delle spese, darà l’avvio ai lunghi lavori di ricostruzione della matrice di Caccuri e di quelle di Verzino e di Montespinello. Nel 1679 i lavori iniziati già da dieci anni per ricostruire la distrutta chiesa matrice di Verzino ancora continuavano, mentre a Caccuri la chiesa matrice, che il vescovo aveva trovato cadente, ed aveva fatto ricostruire dalle fondamenta, era quasi giunta al completamento. Ormai vi si potevano celebrare le funzioni sacre (10). Tre anni dopo le matrici di Caccuri e Montespinello erano completate, mentre ancora proseguivano i lavori alla matrice di Verzino, in quanto essa era di maggiore mole (11).

La ricostruzione
Durante il vescovato del cutrese Marco Antonio Raimondi (1726–1732) la chiesa fu elevata a collegiata e fu resa in tale importanza con l’arricchimento di dignità e di nuovi canonicati. Essa conservava il suo vecchio titolo, essendo dedicata alla Visitazione di Beata Maria Vergine. Con il riconoscimento del nuovo stato si formò il capitolo collegiale composto dalla dignità principale e curata dell’arcipretato sotto il titolo di S. Maria delle Grazie, dal cantore, dal tesoriere e dai canonici. Parrocchiale ed arcipretale, l’arciprete poteva contare su rendite nette valutabili a 24 ducati annui. Alla morte dell’arciprete Giovanni Pietro Provello, avvenuta nel maggio 1727, seguì a luglio dello stesso anno il sacerdote Francesco Franco, approvato in concorso (12). Il vescovo Carlo Ronchi (1732-1764) così la descriverà poco dopo il suo insediamento: La cura delle anime è esercitata dall’arciprete e da un parroco, ognuno dei quali ha i suoi fedeli, distinti ed assegnati non per ambito territoriale parrocchiale ma per famiglie. I sacramenti e gli oggetti sacramentali sono conservati solo nella parrocchiale, che ha il titolo della Visitazione di Beata Maria Vergine. Caccuri ha 1200 anime e vi è un monte frumentario per utilità delle persone indigenti, che io ho riformato con speciali costituzioni e decreti emanati durante la mia visita (13). Dieci anni dopo, nel 1742, al tempo della compilazione del catasto onciario, Caccuri era abitata da 1031 persone ed era tassata per 114 fuochi. Essa conservava ancora un numeroso clero. Era arciprete curato, sotto il titolo di Santa Maria delle Grazie, Francesco Franco (14); parroco di San Pietro era Gennaro Lucente (15) e vi erano i sacerdoti: il canonico cantore Domenico De Luca, il notaio apostolico Domenico Antonio De Rose, il canonico Giacomo Clausi, il canonico Giovanni Leto, il canonico Giovan Francesco Pagliaro, il tesoriere Antonio Maria de Luca, ed i sacerdoti Giuseppe D’Ambrosio e Giuseppe Marchese (16).

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Caccuri (KR), Santa Maria delle Grazie.

Clero e potere temporale
Le continue liti tra i vescovi di Cerenzia ed i feudatari di Caccuri avevano radici lontane. La mensa vescovile di Cerenzia fin dai tempi antichi esigeva lo “ius arandi” sulle difese dette Fontana e Basilicò, situate in territorio di Caccuri. Nel 1664 il vescovo Geronimo Barzellino aveva ceduto questo diritto ai feudatari di Caccuri dietro il pagamento annuo di moggi 110 di frumento. Questa prestazione fu rispettata dai Cavalcanti fino al 1695, poi il barone Antonio Cavalcanti, duca di Caccuri, non rispettò più l’accordo ed il vescovo Sebastiano de Francis fu costretto a chiedere giustizia e recarsi a Napoli e dopo molti decreti fu raggiunto un accordo col quale il duca si impegnava a versare annui ducati 63 (17).Questi conflitti di interessi si prolungavano nel tempo e non potevano non interessare anche gli arcipreti del luogo, i quali, presi tra l’incudine ed il martello, spesso erano costretti ad essere acconsenzienti verso il duca, come dimostra il duro intervento di censura del vescovo di Cerenzia Carlo Ronchi nei confronti dell’arciprete di Caccuri Francesco Franco. Poiché alcuni parroci delle sue due diocesi amministravano il sacramento della SS. Eucarestia anche a pubblici e scandalosi peccatori, il vescovo nel 1761 emise un rigorosissimo editto in cui minacciava la pena di sospensione a coloro che non rispettavano le sue disposizioni. Tra i molti concubinari vi era anche il cavaliere gerosolimitano Antonio Cavalcante, fratello dell’attuale duca della terra di Caccuri, il quale da molto tempo permaneva nello “scandaloso, adultero, incestuoso e sacrilego” concubinato con la sposata Serafina Piluso della stessa terra, prima concubina dello stesso duca, suo fratello. Poiché il signorotto si mostrò sordo ai richiami del vescovo, quest’ultimo gli inviò numerosi paterni rimproveri, legati e lettere, con i quali lo invitava a lasciare la concubina. Dimostratosi inutile ogni tentativo di riportare sulla retta via il peccatore, il vescovo intimò all’arciprete Francesco Franco di rispettare rigorosamente l’editto e di non permettere ai due concubini di osare ad accostarsi alla mensa dell’agnello pasquale. L’arciprete non ubbidì al suo superiore con grave scandalo pubblico. Allora il vescovo dette ordini rigorosissimi a tutti i sacerdoti di Caccuri, nessuno escluso, che non fosse dato ad alcuno il pane eucaristico senza il suo preventivo permesso. Chi avrebbe disubbidito, sarebbe incorso in gravissime pene. Dopo di ciò il cavaliere gerosolimitano si pentì e, dati sicuri segni di pentimento e di penitenza, gli fu permesso dopo sei mesi di accostarsi alla mensa angelica. L’arciprete, invero, giudicato dalla curia vescovile, fu costretto agli esercizi spirituali per la durata di un mese nella solitaria chiesa della congregazione del SS.mo Salvatore presso Mesoraca (18). Sempre di questi anni è la denuncia del sacerdote Francesco Saverio Guarascio contro il governatore di Caccuri D. Onofrio Arinelli, in cui compaiono come testimoni anche il canonico della collegiata Domenico Pantusa ed il sacerdote Francesco Antonio Guarasci. L’asprezza dello scontro dimostra l’esistenza all’interno dell’abitato di gruppi conflittuali, dei quali fanno parte attiva gli ecclesiastici, i quali agguerriti sono in lotta per il possesso delle cariche sociali ed ecclesiastiche e per il controllo e la gestione dei beni civici (19).

L’incendio
Poco dopo un triste evento doveva colpire la matrice. Il vescovo Francesco Maria Trombini nella sua relazione triennale, datata Caccuri 22 settembre 1769, così si esprime: La terra di Caccuri è sottoposta al dominio del feudatario D. Rosalbo Cavalcanti con il titolo di ducato. La chiesa dal vescovo Raimondi fu fatta a guisa di collegiata con i titoli canonicali e quasi ogni giorno vi si recita il divino ufficio e sono celebrate funzioni ecclesiastiche con grande solennità. La cura delle anime è esercitata da un arciprete e da un parroco, per i rispettivi parrocchiani, che sono 1147. Ha dieci canonici, un suddiacono e due chierici, ma con grande dolore la chiesa, che era bellissima di struttura, il giorno primo luglio 1769 per un accidente tutta se ne andò in cenere (20). L’evento distruttivo impressionò fortemente la popolazione, tanto che di esso troviamo tracce diversi anni dopo.
In atto stipulato all’inizio del 1783 in Caccuri presso il notaio Domenico D’Ambrosio vi è il riferimento ai gravi danni subiti dalla matrice a causa di un violento incendio. Il fatto è collocato dopo il 1766 quando “essendo posteriormente accaduto un incendio alla Matrice e Collegiata chiesa di questa medesima terra, che venne tutta a consumarsi” (21).

La nuova chiesa
Sul finire del Settecento la collegiata era stata nuovamente ricostruita. Essa era stata ripristinata nel suo precedente splendore, sia nella fabbrica che negli arredi, come dimostrano le iscrizioni sul nuovo pulpito (MDCCXCV – B. Trocini L.) e sulla fonte battesimale ( a. D. 1794). Secondo Francesco Adilardi alla metà dell’Ottocento Caccuri “Ha 1000 anime con bellissima chiesa delle Grazie, per sua natura ricettizia, ma collegiata, quanto agli onori” (22). Essa era amministrata da un arciprete curato, che era la prima dignità , da un cantore, che era la seconda dignità e da cinque altri canonici e partecipanti (23). Alcuni anni prima (24), il primo giugno 1824, Leone XII aveva accolto la supplica di Raffaele Franco, canonico della chiesa collegiata di Caccuri sotto il titolo di S. Maria delle Grazie, ed aveva concesso che l’altare dedicato alla B. Maria delle Grazie fosse privilegiato (25).

 

Note

1. I canonici e i chierici del castrum di Caccuri che compaiono nella lista del 1324 sono: D.nus Iohannes Cipriano, Pbr Sudnerius, archipresbiter, D.nus Custamentus, D.nus Iohannes de Sabino, Pbr Iohannes de Foresta, Pbr Thomasius Eunuchus, Pbr Leonectus, Pbr Durantus, Pbr Iohannes de Florello, Pbr Iohannes de magistro Clemento, D.nus Franciscus Ruffus, Dnus Guillelmus de Novello, Iaconus Xelsus, Russo F., Regesto, (3972-3985).
2. Nella “Cedula subventionis in Iustitiaratu Vallis Grati et Terre Iordane” del 1276 Caccurium fu tassata per once 47 tari 16 e grana 16, Gerentia per once 41, Bertinum per once 30 e grana 12, Lucrum per once 4 , tari 3 e grana 12, Minieri Riccio C., Notizie storiche tratte da 62 registri angioini, Napoli 1877, p. 215.
3. Il primo agosto 1529 per dimissione di Donato Mauro la chiesa parrocchiale di S. Nicola della terra di “Cachuri” è concessa ad Angelo Mauro. Rimasta nuovamente vacante fu affidata nel dicembre 1539 a Salvatore Rota, Russo F., Regesto, (16769), (18164).
4. Paolo III il 26 maggio 1546 concedeva all’arciprete di Crotone Gregorio Cusentino le rendite di alcune chiese tra le quali l’arcipresbiterato di S. Martino “de Rocha Naeti” in diocesi di S. Severina e la parrocchiale di “S.ti Petri oppidi Cachuri” in diocesi di Cerenzia, Reg. Lat. 1774, ff. 240 – 242v, Arch. Segr. Vat.
5. Rel. Lim. Cariaten. et Geruntin., 1605.
6. Il 13 gennaio 1615 Paolo V concedeva alla confraternita del SS. Corpo di Cristo, nella matrice chiesa di Caccuri, l’indulgenza nelle feste del SS. Corpo di Cristo, nella Natività del Signore, nell’Annunciazione e nell’Assunzione della Beata Maria Vergine, Russo F., Regesto, (27494).
7. Rel. Lim. Cariaten. et Geruntin., 1621.
8. Rel. Lim. Cariaten. et Geruntin., 1625.
9. “Caccuri era devastato dal tempo, però vi è stato poco danno perché poche erano le abitazioni e le genti”, Utius de Urso in Boca G., Luoghi sismici cit., p. 211.
10. Rel. Lim. Cariaten. et Geruntin., 1679.
11. Rel. Lim. Cariaten. et Geruntin., 1682. Morto nel settembre 1688 l’arciprete Tommaso Rigerio, seguì Santo Rigerio e alla sua morte seguì nel gennaio Pietro Paolo Scigliano, Russo F., Regesto, (46116).
12. Russo F., Regesto, (56285).
13. Rel. Lim. Cariaten. et Geruntin. 1733.
14. L’arciprete di Caccuri Francesco Franco morì nel maggio 1784. Seguì nel settembre 1786 Domenico Lucente ed alla sua morte avvenuta poco dopo, nel luglio 1788 fu nominato Marco Franco, Russo F., Regesto, (67983), (68117).
15. Nel maggio 1748 la parrocchiale di S. Pietro, nella chiesa matrice di S. Maria delle Grazie della terra di Caccuri, vacante per morte di Domenico De Rosa, defunto fin dall’agosto del 1747, è affidata al sacerdote Agostino Chirico. Per morte del parroco Chirico, avvenuta nel gennaio 1766, subentrò nel settembre 1768 Gennaro Lucente, Russo F., Regesto, (61837), (66129).
16. Maone P., Caccuri monastica e feudale, Portici 1969, pp. 44-45.
17. Rel. Lim. Cariaten. et Geruntin., 1698, 1701.
18. Rel. Lim. Cariaten. et Geruntin., 1762.
19. “Ecc.mo Sig.re P.ne.= S’avvisa l. E. V., come questo Governatore oltre l’essere usuraio e publico negoziante d’ogni genere lecito, ed illecito, pure l’è tiranno, e di costume barbaro, che talmente trapazza i vassalli del nostro Principe (Dio guardi) che non solo l’ingiuria con asprissime contumelie, ma è arrivato con proprie mani batterli che incutendoli timore, fa della giustizia a sua disposizione con gravarli tirannicamente per approfittarsene, ed investirsi delle di loro tenue sostanze, che pare fusse mandato dagl’antichi Romani a tiranneggiare i fedeli. Si supplica l’ E. V. acciò dia riparo a tanti inconvenienti, oltre che anche s’approfitta pinguamente sopra le rendite de regii corpi, ed il denaro, che dovesse far pervenire in potere dell’E.V. li dà usurariamente a proprii naturali col dieci per cento, altro l’ha applicato in contrabandi di tabbacco, ed seta, che il suo servitore già sta preso nelle carceri di questo tribunale per detti contrabandi, che faceva a suo conto, altro l’ha dato anche a più persone in grano a prezzi rotti segno manifesto che s’approfitta delle rendite con frode, a corrispondenza del suo dovere, e se altro mancanzi occorrerebbero detto governatore non li lascerebbe, in somma è uomo non solo di pessimo costume, ma infido con chi deve approfittandosi del tempo; vorrei più manifestarli, ma per non rendermi tedioso ne sto sotto silenzio, e tutto ciò che avviso all’E.V. è neppure la quinta parte di sue procedure pessime, ed io essendone stato incaricato dall’interessati alla visita, perciò ne avviso l’E. V. che col savio suo giudizio si possa regolare, e facendosino resto facendoli mille Riverenze. D. V. E. Caccuri li 30 luglio 1766”, Reg. Ud. Prov. mazzo 29, fasc. 263 (1766), AS.CS.
20. Rel. Lim. Cariaten. et Geruntin., 1769.
21. ANC. 1737, 1783, 24v.
22. Della sede suffraganea, in Siberene p.306.
23. Rel. Lim. Cariaten., 1852.
24. Nel gennaio 1820 era stato nominato arciprete Antonio Gabriele, Russo F., Regesto, (71526).
25. Russo F., Regesto, (72385).

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