La chiesa parrocchiale di San Nicola “Graecorum” di Policastro

Policastro fonta san nicola dei greci

Petilia Policastro (KR), chiesa della SS.ma Annunziata, fonte battesimale probabilmente proveniente dalla parrocchiale di San Nicola dei Greci.

L’antica identità greca di Policastro, pur essendo poco documentata,[i] risultava ancora evidente agl’inizi del dominio angioino, come riferisce il Mannarino nei primi anni del Settecento, collegando l’esistenza del rito greco alla presenza della chiesa di San Nicola dei Greci: “Quindi siccome non è dubbio, che il primo Rito della Città fu Greco, come ancor vi dura un fonte Battesimale, sotto il titolo di San Nicolò delli Greci, con una Tripona; è pur Greco il suo Vescovo e dà quatro cento anni in qua si fece un misto di Greco, e Latino Rito senza però supprimersi le nazioni Giudaica e Franca”.[ii]

 

Greci e latini

Alcuni atti medievali stipulati localmente, permettono di evidenziare che, nel periodo compreso tra la metà del sec. XII e la prima metà di quello successivo, il clero di Policastro, obbediente da circa un secolo alla gerarchia ecclesiastica latina della Chiesa di Roma, era strutturato sulla base di due principali categorie: quella dei presbiteri, che svolgevano le funzioni sacerdotali, e quella dei diaconi. Tra di essi, numerosi erano quanti seguivano ancora il rito greco, come testimoniano i titoli di papa e protopapa che accompagnano i loro nomi in alcuni documenti di questo periodo.

27 dicembre 1163 (a.m. 6672): atto scritto dal sacerdote (ίερέως) Eugenio, con il consenso di Costantino, sacerdote nonché tabulario di Policastro (ίερέως καὶ ταβουλαρίου Παλαιοκάστρου), che risulta sottoscritto in greco, dal giudice (κριτὴς) Guglielmo, figlio del presbitero (πρεσβυτέρου) Petro, e da altri testi, alcuni dei quali lo fecero in greco mentre altri in latino.[iii]

Luglio 1187 (a.m. 6695): atto scritto dal notaro (νοταρίου) Nicola, con il consenso di Zoeto, sacerdote nonché protopapa e tabulario della terra di Policastro (ίερέα καὶ πρωτοπαπα καὶ ταβουλαρίου χόρας Παλεωκάστρου).[iv]

Agosto 1190 (a.m. 6698): atto scritto dal sacerdote (ἡαιρέως) Pelegrino, con il consenso di Zoeto, sacerdote nonché protopapa e tabulario di Policastro (ἡερέως καὶ πρωτοπαπα καὶ ταβουλαρίου Παλεoκάστρου) che, tra le diverse sottoscrizioni, tutte in greco, riporta quella del papa (Παπας) Arcadio Kometa.[v]

Maggio 1202 (a.m. 6710): atto scritto dal sacerdote (ίερέα) Nicola, con il consenso di Costantino, sacerdote nonché protopapa e tabulario della terra di Policastro (ίεραία καὶ πρωτοπαπα καὶ ταβουλαρίου χώρας Παλεοκάστρου).[vi]

Marzo 1203 (a.m. 6711): atto scritto dal sacerdote (ίεραία) Nicola, con il consenso di Costantino, protopapa e tabulario della terra di Policastro (πρωτοπαπα καὶ ταβουλαρίου χώρας Παλεοκάστρου), che, tra le diverse sottoscrizioni, tutte in greco, riporta quella del presbitero (πρεσβύτερος) Andrea Askettino.[vii]

1223 (a.m. 6731): atto scritto dal sacerdote (ίερέως) Nicola, con il consenso del diacono (διακόνου) Basilio, tabulario della terra di Policastro (τὰβουλαρίου χώρας Παλεωκάστρου).[viii]

Ottobre 1226: atto scritto “per manus Guill(elm)i de Iudice, consensu not(arii) Basilii tabellionis Polic(astri)”, che riporta sottoscrizioni in greco ed in latino, tra cui quella del presbitero (Πρεσβύτερος) Costantino, protopapa di Policastro (προτοπαπᾶς Παλεοϰαστρου), quella del presbitero (πρεσβυτερος) Petro Greco (Πετρος Γριxος), quella del katodiacono (Κατοδιάϰονος) Basilio, tabulario della terra di Policastro (ταβουλάριος χώρας Παλεοϰαστρου), e quella del “presbiter Alecsander”.[ix]

Gennaio 1228: atto scritto “per manus magistri Guill(elm)i de Iudice de Polic(astro), assensu notarii Basilii Ma(n)ti tabellionis Polic(astri)”, che riporta sottoscrizioni in greco ed in latino, tra cui quella del sacerdote (Hερεὐς) Costantino, protopapa di Policastro (πρωτοπαπᾶς Παλεοϰαστρου) e quella del diacono (διάϰονος) Basilio, tabulario della terra di Policastro (ταβουλάριον χωρας Πὰλεοϰὰστρου).[x]

policastro fonte san nicola dei greci

Petilia Policastro (KR), chiesa della SS.ma Annunziata, fonte battesimale probabilmente proveniente dalla parrocchiale di San Nicola dei Greci.

Una terra ripopolata

Rispetto alla situazione evidenziata da questi documenti, possiamo cogliere trasformazioni significative al tempo della guerra del Vespro, quando le drammatiche vicende di questo conflitto e le conseguenze che ne seguirono, determinarono lo spopolamento di diversi abitati del Crotonese, che erano pervenuti in potere di Petro Ruffo.

Il possesso feudale di Policastro, assieme a quello di altre terre precedentemente concessegli, fu riconfermato al conte di Catanzaro nel 1290, al tempo di Carlo II d’Angiò.[xi] Un possesso sicuramente instabile, in ragione del conflitto ancora in essere ed a causa delle resistenze da parte della cittadinanza che aspirava alla condizione demaniale. Il 19 agosto 1302, Carlo II d’Angiò concedeva a Petro Ruffo di ripopolare con gente proveniente da altre province, Policastro ed altre sue terre,[xii] mentre abbiamo notizia che, il 29 maggio 1309, rispondendo al conte di Catanzaro che lamentava “di essere stato abbandonato da numerosi vassalli”, la regia corte ribadiva il diritto dei fuggitivi di abbandonare il loro signore, nel caso avessero abitato per dieci anni una terra demaniale.[xiii]

Il profondo mutamento avvenuto nel tessuto sociale di Policastro, risulta evidenziato pochi anni dopo quando, relativamente al pagamento delle decime dovute alla Santa Sede, nell’elenco degli ecclesiastici policastresi compilato in quella occasione, non troviamo più nessun riferimento al rito greco, mentre mancano del tutto i nomi greci così diffusamente testimoniati nei documenti precedenti. L’arcipresbitero di Policastro Guillelmo, assieme ai presbiteri del luogo, alla badessa di Santa Dominica ed altri, compaiono con i loro nomi latini, nell’elenco in cui sono annotati i pagamenti relativi alla reintegrazione delle due decime dovute alla Santa Sede per gli anni 1310-1311[xiv] mentre, successivamente, i “Nomina clericorum terre pulicastri” sono elencati, relativamente al pagamento della decima annuale, negli anni 1325,[xv] 1326[xvi] e 1327.[xvii]

La scomparsa del rito greco a Policastro ed a Mesoraca, rispetto alla vicina realtà di Catanzaro dove questo resisteva ancora, risulta evidenziata verso la fine del secolo. Il 14 agosto 1386, “apud Terram Policastri”, in occasione della stipula del proprio testamento, Simeone de Bondelmontibus di Firenze stabiliva alcuni legati, lasciando al “clero Latinorum Catacensium uncias duas et clero Grecorum unciam unam”, mentre lasciava al “clero policastri Ta(reno)rum Quindecim et Clero Mesorace Ta(reno)rum quindecim”, nel caso questi fossero intervenuti alle sue esequie.[xviii]

policastro fonte san nicola dei greci

Petilia Policastro (KR), chiesa della SS.ma Annunziata, particolare del fonte battesimale probabilmente proveniente dalla parrocchiale di San Nicola dei Greci.

San Nicola dei Greci

Durante i sec. XIII-XIV, non abbiamo notizia circa l’esistenza a Policastro di chiese in cui si osservasse il rito greco. Allargando il nostro orizzonte ad altre realtà del territorio Crotonese, troviamo però che nel 1256, esisteva a Santa Severina la chiesa parrocchiale di “S. Nicolai de Latinis”, ma manca il documento medievale e la notizia risulta solo da un regesto successivo.[xix]

Anche se non costituiscono una prova certa dell’esistenza del rito greco, i primi documenti che ci testimoniano la presenza a Policastro di una chiesa dedicata a San Nicola sotto il titolo “de Grecis”, risalgono invece, al periodo seguente alla rivolta del marchese di Crotone Antonio Centelles, quando il suo territorio fu interessato da uno spopolamento consistente, avendo subito il saccheggio e la devastazione da parte dell’esercito di Alfonso d’Aragona. A seguito di ciò spopolò Cotronei, al tempo casale di Policastro, che successivamente fu ripopolato con gente di rito greco,[xx] mentre, “propter guerras et turbulentias temporum”, la popolazione rimasta fu esentata dalle imposizioni e dalle decime.[xxi] “Pollicastro” contava al tempo 406 fuochi, e risultava tra le terre appartenute al marchese di Crotone, che furono affrancate dal pagamento del focatico per 10 anni.[xxii]

Successivamente a questi fatti, risulta documentata per la prima volta, l’esistenza della chiesa parrocchiale di “Sancti Nicolai de Grecis opidi policastri”, che compare in un atto del 16 marzo 1468, quando troviamo che la sua rendita era stata unita a quella della chiesa arcipretale del casale di Cutro, sotto il titolo di San Giuliano, e provvista a Dominico de Albo, arcipresbitero di quest’ultima.[xxiii]

Troviamo in seguito, in un “Foculario” del regno del 1521, che la popolazione di “Polycastro” era cresciuta significativamente fino a 492 fuochi, a cui andavano sommati anche i 44 fuochi di “Schiavoni”, ossia di “Schiavoni greci et albanesi”.[xxiv] In questo periodo, una chiesa sotto il titolo di San Nicola “de grecis” comincia a comparire tra le parrocchie di Santa Severina, come documenta la reintegra del feudo fatta ad Andrea Carrafa nel 1521[xxv] mentre, San Nicola “de grecis” compare per la prima volta, tra le chiese parrocchiali di Crotone in un atto del 12 giugno 1518.[xxvi]

 

La parrocchiale alla metà Cinquecento

Ritroviamo San Nicola dei Greci di Policastro verso la metà del Cinquecento quando, al pari delle altre parrocchiali della terra, vi si amministrava il rito latino e la chiesa era soggetta al pagamento di tutti i diritti spettanti alla gerarchia ecclesistica. Ne erano al tempo, rispettivamente, rettore e cappellano, Cataldo e Battista Venturini di Policastro.

Il 27 marzo 1539 risulta che, “per resignationem Cataldi Venturini”, il beneficio era stato concesso al “clerico Senogallien.” Luca Antonio Aloisio,[xxvii] anche se il detto Cataldo continuò a detenerlo ancora per lungo tempo, come rileviamo attorno alla metà del secolo, quando la chiesa compare nell’elenco dei benefici della diocesi di Santa Severina, che dovevano pagare le decime alla Santa Sede,[xxviii] e tra quelle di Policastro che dovevano corrispondere all’arcivescovo di Santa Severina la quarta beneficiale, come risulta documentato nel “Libro de tutte l’intrate de lo arcivescovado de’ s(a)nta Anastasia”, durante il quadriennio 1545-1548 e nel 1566.[xxix] Risale a questo periodo una prima descrizione della chiesa.

Nel pomeriggio del 9 di giugno 1559, il cantore della chiesa di Mileto Giovanni Tommaso Cerasia, vicario dell’arcivescovo di Santa Severina Giovanni Battista Ursini, dopo aver visitato la chiesa di Santa Maria dell’Olivella, e prima di giungere a quella di Santo Dimitri, proseguì la sua visita alle chiese di Policastro, presso la parrocchiale di “s.ti Nic.ai de graecis”.

Qui fu rinvenuto l’altare maggiore lapideo di fabbrica con altare portatile, con tre tovaglie, un coperimento d’altare e due candelabri di legno mentre, sopra l’altare, vi era la “imaginem” in tela, raffigurante la gloriosissima Vergine Maria e diversi altri santi, con sopra un “lintheamen”.

Il vicario arcivescovile ingiunse che, entro sessanta giorni, dovesse essere rifatto un muro diruto.

L’altare maggiore possedeva anche una croce “cum pomis argenteis et aureatis” ed un calice di peltro con patena e “Corporalibus”. Considerato che in occasione della precedente visita era stato ordinato al cappellano della chiesa D. Battista Venturino, di acquistare un calice d’argento senza che si fosse provveduto, lo si condannava al pagamento della pena dovuta e, sotto la minaccia della scomunica e del pagamento di 25 once, gli si ingiungeva di acquistare il nuovo calice entro il termine di quattro mesi.

Il vicario, inoltre, minacciando le stesse pene, dispose che davanti alla “fenestr(o)lam”, dentro cui erano riposti i vasi nei quali erano conservati i “Sacram.ta”, si dovesse tenere accesa una lampada, altrimenti avrebbe fatto trasferire i vasi nella chiesa di San Nicola de Plateis.

Dentro un’arca si rinvennero: una casula di seta rossa con “friso in medio”, quattro vestimenti sacerdotali di tela completi, all’interno di un “Cuscinum” furono trovati nove tovaglie, due “orciolos vitreos” ed un “Thuribulum” di ottone.

Oltre all’altare maggiore, nella chiesa furono rinvenuti altri due altari, il primo sotto l’invocazione di “s.ti Joseph” ed l’altro “sine vocabulo”, senza ornamento né vestimenti, ed alcuni “Scanna” dove potevano sedere “ho(m)i(n)es et Clericis”. In essa si trovava il “fontem” battesimale “de pet.a”, ben conservato con l’acqua battesimale, mentre nel campanile vi erano due campane ed un campanello. Considerato che la chiesa richiedava una valida riparazione, il vicario ingiunse al cappellano di eseguirla entro il termine della visita successiva.[xxx]

 

Un crimine di simonia

Il cappellano D. Battista Venturino divenne in seguito rettore della parrocchiale. Al tempo in cui egli aveva già assunto tale carica, il beneficio curato di “S. Nicolai de Graecis” fu oggetto di commercio tra lui ed alcuni membri laici ed ecclesiatici della famiglia Blasco, determinando così l’intervento della Santa Sede.

Il 21 novembre 1572, Mario Blasco, “laico terrae Policastri”, era assolto dal crimine di simonia, per aver trattato con il rettore della chiesa parrocchiale di “S. Nicolai de Graecis”, la cessione del beneficio in favore di suo figlio Sebastiano in cambio di 50 scudi.[xxxi]

Circa un anno dopo, il presbitero Sebastiano Blasco risultava nuovamente provvisto della chiesa di “S. Nicolai de Graecis”[xxxii] mentre, il primo febbraio 1574, si comunicava all’arcivescovo di Santa Severina, l’avvenuta assoluzione dei laici e dei presbiteri che avevano indotto il rettore Io. Baptista Venturino, a dimettersi in favore di Sebastiano Blascho.[xxxiii]

In tale frangente il beneficio passò nelle mani del presbitero Luca Musitano. In un regesto di “Scripturae Diversae pro Mensa Archiepiscopali”, tra le “Professiones Fidei orthodoxae”, risulta annotato: “Professio fidei Facta per Presbiterum Lucam Musitanum cum oblicatione de non discedendo sed residendo in Parrochiali Ecclesia S.ti Nicolai de graecis Terrae Policastri in anno 1572”.[xxxiv]

 

I confini parrocchiali

Alla fine del Cinquecento, a seguito della riduzione delle parrocchie di Policastro ed in virtù della sua antichità, la chiesa di San Nicola dei Greci rimaneva una delle quattro parrocchiali esistenti nella “terra Regia” di Policastro, come ricaviamo dalla relazione del 1589, prodotta dall’arcivescovo di Santa Severina Alfonso Pisani per la Santa Sede.[xxxv]

A seguito di ciò, al posto dell’antica organizzazione cittadina, che ripartiva per famiglia la cura delle anime tra le diverse parrocchie, fu introdotta una nuova ripartizione, stabilita secondo confini territoriali determinati, che dividevano l’abitato tra le quattro parrocchiali rimaste.

Gli atti dei notari policastresi della prima metà del Seicento, testimoniano infatti che, a partire dagli inizi del secolo,[xxxvi] accanto ad un criterio d’identificazione delle abitazioni secondo il loro vicinato (“convicino”) ad una chiesa, o ad un altro elemento caratteristico del luogo, ne comincia a comparire anche uno per confini parrocchiali.[xxxvii]

Alcuni documenti di questo periodo ci permettono di definire con una certa precisione, il luogo in cui si trovava la chiesa. Essa confinava con la casa di Thoma Taranto e con quella di Dominico Rocca (1604),[xxxviii] nonché con il casalino di Gio: Dominico e Victoria Rizza che era appartenuto al quondam Fabritio Mazzuca, marito di detta Victoria (1647),[xxxix] e si trovava nelle immediate vicinanze delle case del presbitero Leonardo Marchese e, dall’altro lato, delle case del Cl.co Mattheo Curto (1647)[xl] e della “domum ditta la sala” (1638),[xli] che era posta nella piazza pubblica “ubi dicitur l’ulmo” (1643).[xlii] In particolare, essa sorgeva nel “loco ubi dicitur la Crocevia di S.to Nicolò delli Greci” (1641),[xliii] dove la “viam publicam dittam delurmo”,[xliv] incrociava la via pubblica che discendeva alla porta detta “della Judeca”.

petilila policastro

Petilia Policastro (KR). In evidenza il luogo in cui esisteva la chiesa di San Nicola dei Greci e gli assi stradali che s’incrociavano in questo luogo.

 

Rettori e curati

Agli inizi del Seicento, il presbitero Luca Musitano, cantore di Policastro, continuava ad essere il curato della chiesa parrocchiale di “santi nicolai de grecis”,[xlv] anche con l’aiuto del presbitero Joannes Dom.co Catanzaro.[xlvi]

In seguito però, la carica di parroco passò al presbitero Joannes Liotta, che ne era già in possesso alla data del 2 aprile 1609,[xlvii] e che la detenne sino alla fine del 1627.[xlviii]

Il 21 febbraio 1628, essendo vacante dal trascorso mese di dicembre, per la morte del quondam presbitero Joannes Leotta, ultimo rettore, l’arcivescovo di Santa Severina Fausto Caffarelli (1624-1651), conferiva la chiesa parrocchiale “sub invocatione S.ti Nicolai de Graecis”, “cum omnibus iuribus, et pertinentiis suis”, al presbitero Joannes Francesco Rocca, approvato in concorso dagli esaminatori sinodali.[xlix]

Quest’ultimo la detenne durante il decennio successivo,[l] dopo di che fu provvista al presbitero Joannes Andrea Romano nel febbraio del 1638.[li] Il 20 maggio di quell’anno, quest’ultimo era immesso nel possesso della chiesa parrocchiale di San Nicola “grecorum”, da parte del R. D. Joannes Ant.o Leuci, vicario foraneo e commisario delegato dell’Ill.mo vicario generale di Santa Severina Joseph della Valle, delegato apostolico di papa Urbano Ottavo.[lii]

 

Il monte dei morti

Al tempo in cui Joannes Andrea Romano era parroco e “Patre spirituale” dei parrocchiani di San Nicola dei Greci,[liii] nella chiesa fu eretto un monte dei morti. A questo scopo, nel gennaio del 1640, Lutio Venturi, Gio: Dom.co Campana, ed altri cittadini di Policastro, inoltrarono una supplica all’arcivescovo di Santa Severina, intendendo erigere e fondare questa pia opera “per suffraggii delle anime di q.elli Defunti che si scriveranno all’istesso Monte o Compagnia con la capitolat.ne qui a dietro scritta et espressa”.

“Capitoli et instruttioni da osservarnosi dalli Congregati nella compagnia / del pio monte delli morti erigendo nella Chiesa parochiale di / Santo Nicolò de Greci di q(ue)sta Città di Policastro ad honore della / SS.ma Trinità per suffragio dell’anime del Santo Purgatorio.

Primo si haveranno da eliggere due persone le più idonee di d.a compagnia dalli / congregati ò maggior parte di essi alli quali si haverà da da / re il titulo di Priori o Procuratori con gl’intervento del R.o Vic.o / di essa Città et in sua assenza del Capp(ella)no di essa Chiesa, li q(ua)li / Priori haveranno di haver pensiero di fare uno libro grande / et in q(ue)llo notare tutte le persone di d.a Compagnia t(a)nto huo / mini quanto donne di ogni grado.

2.o Che fatto sarà d.o libro et annotationi ciascheduna persona di d.a / compagnia habbia da pagare ciascheduno primo lune / di mese grana due e mezzo à gli detti Priori li q.ali sa / ranno pro tempore per applicarnosi all’opere e spese infra / notate per benef.o dell’anime del Santo Purgatorio, e man / tenimento di d.a Compagnia con che li p.ti Priori alla fi / ne della lo amministrat.ne che sarà per un’anno habbia / no da rendere stretto conto à gli Rationali eligendi per essi / congregati, ò maggior parte di essi con l’intervento ut supra et essendono dalli detti Rationali condannati / à qualsivoglia somma di danari siano subbito / obligati quella pagare alli Priori loro successori senza haver / speranza di contradire ò appellare del decorso di d.a condennatione / et acciò che l’opera p(rede)tta possa perfettionarsi si concluda che li / primi Priori che saranno eletti habbiano di esercitare d.a / amministrat.ne per il tempo di due anni continui e dopo si / habbiano da eliggere p(er) ciasceduno anno.

3.o Che sia lecito alli detti Priori di fare la cerca tanto di coculli e / grano q(ua)nto d’ogni altra cosa che a loro parera espediente / per il mantenimen.to di essa compagnia e tener conto di tutte / le lemosine le quali occorrerano dentro il termine di d.a / loro amministrat.ne con la carità e diligenza si ricerca, e così / anco occorrendo che a d.o pio monte fusse lasciato qualche le / gato o fatto qualche donazione habbiano pensiero di / essigerli in nome di d.a compagnia comparere in / qualsivoglia giudicio si per l’esigenze di d.i legati come / anco per qualsivoglia altra causa concernenti al benef.o / di detto pio Monte eccettuata pure l’esigenza delli due / grana et mezzo mentre per la recuperat.ne di detti grana / non si havrà d’invocare Bracchio di Giudice ma solo / si conclude che q(ue)lla persona congregata la q.ale per il tempo / di due mesi cesserà di pagare s’havrà da intendere pri / va di d.a compagnia e di tutti privileggi e stipendii spiri / tuali li quali godono gli altri congregati verunche ve / da poi l’istessa persona aver reintegrata l’istessi Priori / possano reintegrarla havendo prima sodisfatto quel t(a)nto dovea.

4.o Che li detti Priori per suffraggio dell’anime del Santo Purgatorio / habbino pensiero di fare cantare nella predetta Ecc.a di Santo Nicolò / ogni lune di ciascuno mese uno Notturno dell’officio de’ morti et / una messa di requiem e finita sarà detta messa s’habbia da / cantare il Responsorio libera me Domine con farsi l’asperges / per tutte le sepolture di detta Chiesa dall’istesso Sacerdote che can / terà la messa e che in mezzo di detta Chiesa durante il tempo si / canterà il Responsorio messa e notturno s’habbia di ponere / uno Banco coverto di qualche panno lugubre e quattro lumi / accesi acciò l’off.o predetto si facci con più decoro e serv.o di Dio / et essendo qualche lune di alcuna settimana impedito da festività / il detto officio si trasporti nel di seguente Avertendo che nel / giorno della commemorat.ne delli morti li medesimi Priori / habbino pensiero di fare cantare tutti li ore notturni con laudes / nella stessa Chiesa.

5.o Per far cantare l’ufficii e messe per li detti Priori habbino da / richiedere agli Rev.i Comunieri del Rev.o Clero Secolare di essa Città / otto Preti e due Clerici e per la lemosina s’haverà da dare à / ciascuno Prete grana cinque e a q(ue)llo che canterà la messa un carlino e non le grana cinque et alli due Clerici grana due per uno et un altro grano ad un altro Clerico che servirà in d.o officio / che tutti fanno la somma di carlini cinque per ciascheduno giorno / di lune et haveranno a pagare per essi Priori subbito finita / sarà detta messa Avertendo che se più numero di Preti / e Clerici vorranno intervenire sia in loro arbitrio ma gli Priori non / siano tenuti a magg.re lemosina delli Cinque carlini.

6.o Che essi Priori siano obligati far celebrare sopra il Corpo morto / del Congregato per la sua anima venti messe nell’istessa Chiesa / della sepoltura e ristandone di celebrare siano obligati farli cele / brare subito li giorni seguenti nell’istessa Chiesa di S. Nicolò con / posserne fare cantare una à conto di dette messe e pagare la / lemosina di Cinque car.ni ma occorrendo che d.o Cadavero fusse / Sepelito dopo hora di messe siano obligati essi Priori di fare can / tare una messa la seguente mattina nell’istessa Chiesa della sepoltura / et altre messe a suo arbitrio con poner segno sopra l’istessa sepoltura / di lumi e le restanti messe farle celebrare nell’istessa Chiesa / di S. Nicolò nella q(ua)le anco s’haveranno da celebrare le messe di / q.elli congregati che si sepelliranno fuori la Città nelli Monasterii / acciò che il Popolo vedendo tanta buona opra con più divotione / s’accenda a beneficare detto Pio Monte Avertendo che in tutto per / ciascheduno morto s’haveranno solam.te da spendere car.ni Venti per le messe predette.

7.o Acciò che con maggior certezza et abondanza di merito e per / suffraggio dell’anime del Santo purgatorio si possa attendere / a d.a Santa opra l’istessi Priori havranno da procurare / che si ottenesse dal Sant.mo Pontefice qualche Santa Indulgentia / applicanda si per l’anime degli congregati come anco del Santo / Purgatorio.

8.o Per negarsi ogni sospetto di fraude si conclude che l’istessi Priori / habbino da fare uno libro nel quale quando occorresse di far celebrare le messe per l’anima del Congregato morto come / di sopra habbino di fare scrivere di prop.a mano li nomi / delli Preti che celebranno dette messe e dette sottoscrittioni / habbino fede autentica per discarico di essi Priori quando daran / no i loro conti e circa l’uff.o e messe cantate s’habbia di sottoscrivere il Rev.o Cappellano di detta Chiesa.

9.o Che gl’istessi Priori li q.ali pro tempore saranno habbino di / somministrare tutte le spese necessarie a detta opra ma q(ua)ndo / occorresse di far spesa che eccedesse la somma di d.ti tre / q(ue)lla non possano fare se prima non s’havrà concluso / il parlam.to dalli detti Confrati ò maggior parte di essi / li q.ali interveneranno con l’intervento ut s.a.

X.o Che detta Compagnia non possa avocarsi dalla detta Chiesa / per qualsiv.a causa eccetto in caso che si construisse Chiesa / paro.le sotto il titolo della morte ad elettione delli detti / Congregati precedente il beneplacito dell’Ill.mo Ord.rio.

XI.o Che li mentionati Confrati non possano officiare quando / interverranno alle processioni delli morti Congregati / per qualsiv.a causa e sotto qualsiv.a pretesto o volere / atteso questo sarà solam.e uff.o del Rev.e Clero sudetto / il q.ale de hora si elegge a tale ufficio.

XII.o S’intenda per maggiore dichiarat.ne concluso che li Priori / pro tempore eligendi habbiano d’essere atti e idonei / e circa l’elettione predetta con loro Regim.o faciend’opere in / benefic.o di d.o Pio Monte s’habbia d’osservare quel tanto sarà / concluso dalli detti Congregati ò maggior parte d’essi / li q.ali al tocco della Campana di detta Chiesa interverranno.”[liv]

 

La cappella di Santa Maria della Pietà

A seguito dell’autorizzazione concessa dall’arcivescovo, al lato destro dell’edifico della chiesa di San Nicola dei Greci, fu eretta l’altare o cappella “delli defunti” sotto l’invocazione di “S. Mariae Pietatis”, posta “sub regimine Societatis vulgo d.o Monte di Morti”.[lv]

Fu così che grazie alle contribuzioni ed ai lasciti dei confratelli e delle consorelle,[lvi] già documentati da parte dei parrocchiani anche in precedenza,[lvii] iniziarono le deposizioni all’interno della chiesa[lviii] dove, oltre alla sepoltura dei “Confrati” e delle “Consoro”,[lix] esistevano anche sepolture di particolari,[lx] mentre, in alcuni casi, come quello della morte di un personaggio forestiero importante, la sepoltura del cadavere poteva avvenire nella chiesa “in loco depositi”, nell’attesa di un trasferimento altrove.

Il 18 gennaio 1644, a causa della “morte repentina” dell’olim D. Filippo Vigliegas, procuratore dell’Ill.mo Sig.r Vincenso de Medici, agente generale del Serenissimo Gran Duca di Toscana, “Padrone” di Policastro, davanti la “Parochiale Chiesia di Santo Nicolò di Greci”, si congregavano i rappresentanti dell’università di Policastro: “li Mag.ci” Gio: Gregorio Cerasaro, “Sindico di Nobili” e Girolimo Poerio, “Sindico dell’honorati”, Gio: Dom.co Campana, “Mastro Giurato”, Gio: Fran.co Venturi, “Eletto di Nobili”, assieme a Gio: Fran.co Mendolara e Bartolo Capozza “Eletti dell’honorati”. In questa occasione, su ordine dell’Ill.mo Monsig.r Fausto Caffarelli, arcivescovo di Santa Severina, i congregati, alla presenza dei testimoni, provvedevano a far seppellire “in loco depositi” il cadavere nella detta chiesa, con la clausola che, dietro istanza dei parenti o del signor agente generale, potesse essere successivamente traslato.[lxi]

 

Il prestito

Il denaro che giungeva al monte dei morti attraverso i lasciti dei “Benefattori”, era concesso in prestito a particolari dietro l’interesse del 10 %, attraverso la garanzia ipotecaria dei loro beni immobili e con la potestà affrancandi e redimendi. La concessione predisposta dal priore o procuratore del monte, avveniva attraverso il consenso dei confrati e con il beneplacito arcivescovile.

Come riferisce un atto del 19 luglio 1644, il “Doctore fisico” Salvatore de Rose, “hodierno Priore”, ovvero “hodierno Procuratore Pii montis Mortuorum erecti intus Parocchialem Ecclesiam Sancti Nicolai Grecorum”, aveva precedentemente riunito a “publico colloquio” nella chiesa parrocchiale di San Nicola “Grecorum”, i confrati del detto monte convocati al suono della campana.

In quella occasione furono presenti: il D.r Mutio Giordano, il D.r Lutio Venturi, il D.r Julio Giordano, Gio: Battista Callea, Marcello Tronga, Fran.co Antonio Scandale, Ottavio Accetta, Gio: Simone Poerio, Gio: Thomaso Callea, Carlo Martino, Sebastiano Cerantonio, Geronimo Romano, Gio: de Franco, Gio: Vincenso Serra, Alfonso Pagano, And.a Campana, Not.o Gio: Matteo Guidacciro, Cola Prospero, Fran.co Pipino, Gasparro Misiano, Camillo Rizza, C. Carlo Fanele, C. Micheli Callea, C. Bartolo Berardo, M. Fran.co Comm.ti, Gioanni Venturino, Not.o Fran.co Cerantonio, Masi Cepale, Antonio de Vona, Lupo de Florio e Gerolimo Poerio, assieme al R. D. Jo: Andrea Romano, “Rectoris” ovvero “Paroco” della stessa chiesa, delegato per l’assenza del R. D. Joannes Antonio Leuci vicario foraneo di Policastro.

Il procuratore espose ai confrati che, possedendo il detto monte ducati 50 di liquidità, provenienti dalle “Elemosine” dei “Benefattori”, aveva preso accordi con il R. D. Lupo Antonio Conflenti, il C. Julio Ritia, Matteo e Joanne Dominico Grigoraci, figli del quondam Tiberio Grigoraci, per concedere loro “in solidum”, tale somma a censo o annuo canone, alla ragione del 10 %, con la potestà affrancandi e redimendi. I confrati approvarono all’unanimità e con il beneplacito del vicario generale di Santa Severina, deliberarono la concessione della somma.

I beni posti a garanzia da parte del R. D. Lupo Antonio Conflenti furono: la “Continentiam Domorum” posta dentro la terra di Policastro, nel convicino della SS.ma Annunziata “nova” e la vigna posta nel “districtu” di Policastro, nel loco detto “Santo Domitri”, dalla quale si percepivano annualmente ducati 10. I beni posti a garanzia da parte dei detti de Ritia e Gregoraci furono: la “continentiam terrarum” posta nel “districtu” di Policastro loco detto “li carisi” di circa due salmate di capacità e la vigna posta nel “districtu” di Policastro loco detto “le chianetta”, dalla quale si percepivano annualmente ducati 8. A margine dell’atto, risulta annotato che il 30 agosto 1662, lo “inst.o” fu affrancato per la parte relativa a D. Lupo, mediante atto dello stesso notaro Cerantonio.[lxii]

Il 17 marzo 1645, era stipulato l’atto attraverso cui, il R. presbitero Salvatore Maijda, “hodierno Priore et Procuratore Pii Montis Mortuorum”, eretto dentro la chiesa parrocchiale di S.to Nicola “Grecorum”, agente previo “Colloquio”, con i confrati del detto monte, riuniti al suono della campana, e con il beneplacito del vicario generale di Santa Severina, considerato che il detto monte deteneva 50 ducati di liquidità provenienti dalle elemosine, concedeva tale somma a Martino Vecchio, che s’impegna a pagare un censo al 10 % con la potestà affrancandi e redimendi.

Dall’atto allegato, relativo alla precedente deliberazione da parte dei confrati, apprendiamo che in presenza del Molt.o R. D. Gio: Paulo Blasco, arciprete e vicaro foraneo di Policastro, e dietro la proposta dei RR.di D. Lupo Antonio Conflenti e D. Salvatore Maijda, “hodierni Procuratori” del detto pio monte, i confrati avevano manifestato il loro assenso all’unanimità.

In quella occasione furono presenti: il R. D. Gio: And.a Romano, il R. D. Santo de Pace, il R. D. Leonardo Marchese, il R. D. Gio: Thomaso Caccurio, il C. Michel’Angilo Campitello, il C. Gerolimo Mendolara, il D.r Lutio Venturi, il D.r Antonino Accetta, Gio: Dom.co Campana, Gio: Gregorio Cerasaro, Marcello Tronga, Gio: Thomaso Scandale, Stefano Capozza, Pietro Fran.co Cozza, Pietro Curto, Not.o Gio: Matteo Guidacciro, Gio: Vicenso Girivasi, C. Gerolimo Fanele, Gio: Battista Callea, Gio: Pietro Rizza, Jacovo Callea, Paulo Maijda, Lorenzo Scalise, Gorio Cavarretta, Giulio Verricello, Lupo Verricello, Giovanni Caccurio, Paulo Rizza, Gio: Dom.co Lanzo, Giacomo Rizza, Marcello Apa, And.a Campana, Antonio Zupo, Luca Grosso, Fran.co Caccurio, Gio: Dom.co Cavarretta, Fran.co Fera, Fran.co Mendolara, Dieco Cavarretta, Agostino Cavarretta, Bartolo Capozza, Cola Prospero, Giacomo Cavarretta, Carlo Caccurio, Masi Cepale, Carlo Martino e Giando d’Albo.

Il detto Martino Vecchio garantiva il denaro ricevuto sopra i suoi beni: la “continentiam terrarum” di circa 18 tomolate, posta nel “districto” di Policastro loco detto “Camino”, la “Possessione” alberata con diversi alberi chiamata “Paternise” che era appartenuta “de dominio” a Berardo Vecchio e l’ortale “arboratum sicomorum” posto dentro la terra di Policastro loco detto “lo Castello”.[lxiii]

Pochi mesi dopo il censo fu affrancato. Il 17 settembre 1645, davanti al notaro comparivano Martino Vecchio ed il R. presbitero Salvatore Maijda, procuratore del pio monte dei morti, eretto dentro la chiesa parrocchiale di S.to Nicola “Grecorum”. Il detto Martino affrancava il censo dovuto al detto monte, in ragione dell’atto stipulato il 17 marzo di quell’anno, versando nelle mani del procuratore, i ducati 50 del capitale e carlini 25 d’interesse in tareni d’argento e monete d’oro.[lxiv]

Quello stesso giorno il capitale fu reinvestito. Così, infatti, il R. D. Salvatore Faragò, con il beneplacito del R. Joseph Della Valle, vicario generale di Santa Severina, dovendo consegnare a questi del denaro e non avendo altro modo di pagare, otteneva di prendere a censo i ducati 50 del pio monte dei morti che erano stati affrancati da Martino Vecchio, ponendo a garanzia le robbe dotali di suo padre che possedeva a titolo di patrimonio, stante anche il fatto di possedere un beneficio “novam.te pervenutoli” da suo zio.

I beni posti a garanzia furono: la possessione detta “de Gorrufi” “arborata sicomorum” e con altri alberi fruttiferi, posta nel “districtu” di Policastro, la “Clausuram sicomorum” posta nel territorio di Policastro loco detto “lo passo di Santa Maria” e la “continentiam Domorum” posta dentro la terra di Policastro nel convicino della chiesa parrocchiale di S.to Nicola “Grecorum”. Si pattuiva che all’atto della futura affrancazione, il capitale sarebbe ritornato in prestito al detto Martino Vecchio.[lxv]

 

Questioni di famiglia

Tra le sepolture esistenti nella chiesa, vi era anche quella che aveva realizzato lo stesso parroco di San Nicola dei Greci.

Il 7 agosto 1641, recependo la sua supplica, l’arcivescovo Caffarelli approvava la costruzione di “due sepolcri l’uno proprio, e l’altro per i suoi devoti”, realizzati da D. Gio: Andrea Romano nella detta parrocchiale, “per aumento di d.a S.ta Casa”.[lxvi]

Qui fu realizzato anche il sepolcro di sua madre. L’undici gennaio 1642, nel suo testamento, Elisabeth Callea disponeva di essere seppellita nella chiesa di San Nicola “delli Greci” nella propria sepoltura. Istituiva erede il R. D. Gio: Andrea Romano suo figlio. Lasciava ducati 5 in perpetuo, per la celebrazione di tante messe “nell’altare delli defunti erecto in d.a Chiesia di S.to Nicolò delli greci”, cominciando dopo la morte del detto suo figlio. Lasciava ducati 5 per comprare una “Pianeta nigra di seta per d.tto Altare di defunti”.[lxvii]

Anche in seguito, D. Gio: And.a Romano si adoperò in questa direzione, perché “ci sonno alcune divot.e persone cosi Ecclesiastiche come laiche che desiderano costruirsi il loro sepolcro in d.a sua Chiesa”, ricevendo il placet arcivescovile il 27 gennaio 1646, con la concessione di poter esigere “tre ducatos pro quolibet sepulcro”, fatti salvi i diritti della Mensa Arcivescovile.[lxviii]

Il 20 agosto 1646, dietro la richiesta del R. presbitero Jo: And.a Romano, ormai nell’imminenza della morte, il notaro si portava nella sua domus posta dentro la terra di Policastro, nella parrocchia di S.to Nicola “de Platea”, per stipulare il suo testamento.

Il testatore disponeva che il suo corpo fosse seppellito nella chiesa di S.to Nicola “delli Greci” nella propria sepoltura, istituendo erede Laura Romano sua sorella. Confermava le due ebdommade lasciate da suo padre e da sua madre, aggiungendone altre due da celebrarsi nella stessa chiesa di S.to Nicola “delli Greci” nell’altare della Madonna della Pietà. Per “stipe” di dette messe, assegnava il censo di ducati 100 di capitale che gli doveva di R. D. Paride Ganguzza, il censo di ducati 50 di capitale che gli doveva D. Salvat.e Faragò ed il censo di ducati 50 di capitale che gli doveva Gerolimo Coco. Disponeva che maritandosi Maria Guidacciaro, sua nipote, nonchè figlia di detta erede, le toccasse il vignale di “Gorrufi de sotto via”, che era stato di Franceschina Callea ed il vignale arborato di “Celsi”, posto dove si dice “Porta nova, seu la Conicella”. Lasciava il frutto del vignale di “Porta nova”, che era appartenuto a Gio: Vincenso Callea, a Veronica e Ber.na Grandinetto, per due anni continui ciascuna. Dichiarava che la pianeta “nigra”, il “missale novo”, il “cammiso novo lungo”, il “calice novo” ed il “sopra calice nigro novo”, appartenevano al pio monte dei morti. Beni per i quali aveva speso ducati 5, in ragione del legato di sua madre. Dichiarava di detenere in suo potere, tt.a 30 di grano del detto pio monte che si trovavano a disposizione dei “Priori”. Dichiarava di detenere in casa alcune tovaglie appartenenti a tutti e due gli altari della chiesa. Dichiarava di dover conseguire da Michele Callea ducati 60 di capitale.[lxix]

Il 5 giugno 1655, nel suo testamento, Laura Romano, moglie del notaro Joannes Mattheo Gudacciaro, disponeva di essere seppellita nella chiesa di S.to Nicola “delli Greci”, nella sepoltura dove si trovava sepolto suo fratello D. Gio: And.a Romano. Istituiva eredi Gio: Andrea, Maria, Giulia ed Elisabetta Guidacciaro, suoi figli. Morti loro senza eredi, sarebbe dovuto succedere suo marito, ed alla morte di questi, la cappella del monte dei morti della chiesa di S.to Nicola “delli Greci”. Lasciava che si celebrassero 50 messe all’anno in perpetuo, nell’altare di detto pio monte, per le quali assegnava ducati 5 che avrebbe dovuto pagare il Cl.co Michele Callea.[lxx]

 

Il vice parroco

Nell’ottobre del 1646, essendo vacante dal mese di agosto di quell’anno, per la morte di Io. Andrea Romano, la chiesa parrocchiale di “S. Nicolai Graecorum” fu concessa al presbitero diocesano Io. Antonio Santoro, approvato “in concursu”.[lxxi] Nello stesso frangente (15.10.1646), passato al vaglio degli esaminatori sinodali, il R. presbitero Joannes Antonio Leuci fu approvato “ad praefatam Ecc.m regendam et gubernandam”,[lxxii] assumendo la carica di “Vice Parocho”.[lxxiii]

Il 30 luglio 1647, il R. presbitero Jo: Antonio Leuci era immesso nel possesso della chiesa parrocchiale di S.to Nicola “Grecorum”, che gli era stata concessa “cum aliis omnibus Ecclesiis annexis eidem Parochiali S.ti Nicolai grecorum”, dal R. D. Joannes Thoma Caccurio “pro Vic.s Policastri”, e commissario delegato dell’arcivescovo di Santa Severina Fausto Caffarelli, delegato apostolico di papa Innocentio X.[lxxiv] Per rassegnazione di Io. Antonio Leuci, il 14 febbraio 1653 il presbitero Salvatore Gardo divenne parroco di San Nicola dei Greci.[lxxv]

A quel tempo, il “Capellano di Santo Nicola delli Greci”, pagava annualmente all’arcivescovo di Santa Severina, d. 1.1.0 a titolo di quarta beneficiale, come compare relativamente alle annualità dei pagamenti degli anni 1654 e 1655 e come risulta anche precedentemente, dall’“Introito di danari essatti dal Rev.do D. Marco Clarà delle rendite della Mensa Arciv.le” (1630).[lxxvi]

Petilia policastro

Petilia Policastro (KR), l’angolo di piazza Filottete in cui esisteva la chiesa di San Nicola dei Greci.

La visita di monsignor Falabella

In occasione della sua visita di Policastro, il 4 ottobre 1660, “post Prandium”, l’arcivescovo Francesco Falabella visitò la chiesa parrocchiale sotto il titolo di “S. Nicolai de Graecis” posta “in Medio dicti Oppidi”, di cui era rettore e parroco il reverendo D. Salvator Gardo.

Entrato nella chiesa, l’arcivescovo si diresse all’altare maggiore posto nella parte orientale dell’edificio, che rinvenne ornato con tre tovaglie, “Lapide Sacrato”, “Carta Secretorum”, croce, sei candelabri d’argento e coperto da un pallio “ausi pellis” vetusto. L’arcivescovo comandò di provvedere l’altare di un nuovo pallio di seta, e poiché il rettore asserì che la veste di seta di diversi colori posseduta dalla chiesa, era stata donata da una “Devota Muliere”, dispose che fosse proprio quest’ultima a provvedere, facendo un nuovo pallio entro il termine di un mese oppure acquistandolo.

Ogni domenica nella chiesa si celebrava la messa per i parrocchiani mentre, negli altri giorni festivi, si soleva celebrare per soddisfare gli altri oneri. Considerato però che “de Jure Parochi”, anche in tali ricorrenze, la chiesa era tenuta a celebrare la messa che i parrocchiani erano obbligati ad ascoltare, l’arcivescovo ordinò che, in futuro, si celebrasse la messa tanto alla domenica che negli altri giorni festivi “occurrentibus infra hebdommada applicando Sacrificium pro benefactoribus Vita defunctis”.

La chiesa, inoltre, aveva l’onere di celebrare sei messe per ogni hebdommada che erano tutte celebrate dallo stesso rettore: una per l’anima del quondam R. D. Joannes Andrea Romani, un’altra per l’anima della quondam Elisabetta Callea, una per l’anima del quondam Francesco Commeriati, un’altra per l’anima di Luca Romano, e le restanti due per l’anima del quondam D. Joannes Leotta.

Minacciando la “supensionis à divinis ipso facto”, l’arcivescovo comandò che, entro otto giorni, fosse redatta una tabella nella quale fossero riportati, tanto tali oneri quanto quelli della “Cappellae Sanctae Mariae Pietatis” e che tale tabella fosse appesa in sacrestia.

L’arcivescovo ordinò, inoltre, che nella sacrestia, fosse tenuto un “librum Cartae Albae” nel quale si sarebbero dovute annotare le singole messe celebrate giornalmente nella chiesa, sia da parte del rettore che da altri sacerdoti.

Nella parete dell’altare maggiore, dalla parte orientale, vi era una “Icona” che raffigurava la “B. V. et Sanctorum Nicolai Ep(iscop)i et Apostolorum Philippi, et Jacobi, depicta in Tela” e sopra questa vi era un “Baldachinum ligneum”.

Quindi, l’arcivescovo passò a visitare l’altare o “Capellam” sotto l’invocazione “S. Mariae Pietatis” posta al lato destro dell’edifico e “sub regimine Societatis vulgo d.o Monte di Morti” di cui, al presente, era rettore D. Salvatore de Maida. L’arcivescovo rinvenne l’altare ornato di tutto il necessario con una “imagine” della Beata Vergine dipinta su tela. Sotto pena della scomunica, l’arcivesco ordinò che da parte del procuratore del detto Monte, gli fossero mostrati i conti dell’amministrazione annuale degli ultimi dieci anni, ammonendo che, in futuro, sia da parte del procuratore annuale che da parte dei due razionali eletti dai confrati, si dovesse rendere conto nelle mani del rettore della chiesa. Egli ordinò, inoltre, che fosse esibita davanti a lui anche la “constiut.nem vulgo dicti Li Capitoli” della confraternita.

Nei confronti dei confrati, la chiesa aveva l’onere di celebrare ogni “Fer(i)a 2.a”, una messa cantata con l’intervento di tutto il clero di Policastro, in favore del quale si pagava una elemosina di 5 carlini. Un’altra messa cantata si celebrava in occasione della morte di uno dei confrati con “Nocturno defunctorum” e quindici messe. La chiesa aveva, inoltre, l’onere di celebrare tre messe per ogni hebdommada in perpetuo: una per l’anima del quondam D. Andrea Romano, un’altra per l’anima di Elisabetta Callea e la terza per l’anima di Laura Romano, le cui elemosine erano corrisposte ogni singolo anno da Michaele Callea, da Joannes Petro Faragò e dal R. D. Joannes Ant.o Leuci.

Le rendite della cappella assommavano a 10 ducati, dei quali cinque li pagava Joannes Petro Faragò, ed altrettanti D. Lupo Ant.o Confluenti e D. Julio Riccio.

L’arcivescovo passò quindi alla visita della sacrestia. Qui, in una “Arca lignea”, furono rinvenuti: un calice con il piede di ottone ed il vertice d’argento dorato dentro e fuori, con “velis Corporalibus” ed altre cose necessarie, due “Albas”, quattro casule o pianete di diversi colori e due messali.

Il pavimento della sacrestia si presentava “effossum” nella sua parte destra, mentre le pareti si presentavano rovinate dal fumo per i fuochi accesi dai delinquenti fuggitivi che, in diverse occasioni e per lungo tempo, vi avevano trovato rifugio. L’arcivescovo ordinò quindi che entro due mesi, le pareti fossero imbiancate e, per evitare ulteriori danni ed inconvenienti futuri, dispose che, sotto la pena della scomunica, nessuno potesse abitare in chiesa o nella sacrestia per più di tre giorni, altrimenti con “licentia” dell’arcivescovo sarebbero stati estratti dalla chiesa e portati in carcere.

Si giunse quindi alla visita del fonte battesimale posto al lato sinistro della porta maggiore della chiesa che fu rinvenuto ben disposto. L’arcivescovo ordinò che, entro dieci giorni, nella parete sopra di esso, fosse apposta una “Statuam seu effigem S. Joannis Bap(tist)ae Christum baptizantis”.

Furono quindi visitati gli “olea Sacra” che si trovavano riposti nella parete alla destra dell’altare maggiore, ben disposti e puliti.

A causa della sepoltura dei cadaveri, il pavimento della chiesa si presentava molto “effossum”, al punto che l’arcivescovo comandò che fosse riattato nelle parti che ne avevano bisogno entro otto giorni mentre, sotto la minaccia dell’interdetto ecclesiastico, proibiva di proseguire nella sepoltura dei cadaveri senza prima aver ricevuto espressa licenza per iscritto. L’arcivescovo dispose, inoltre, che le pareti della chiesa fossero pulite dalle “Fuliginibus” e che fossero imbiancate e che, entro un mese, il tetto fosse riparato nelle parti che lasciavano passare la pioggia, pena il pagamento di dieci libre di cera bianca elaborata “piis Usibus”.[lxxvii]

 

Un onere insostenibile

La grave e perdurante crisi economica che affliggeva Policastro già dal secolo precedente, nella seconda metà del Seicento raggiunse un livello d’insostenibilità ancora maggiore. Questa fase di decadenza e di spopolamento, caratterizzata dal continuo fallimento dei raccolti e dalla carestia, accompagnata dalla “epidemia del biennio 1671/1672, quando morì quasi un quarto della popolazione”,[lxxviii] ebbe conseguenze anche sulle rendite che assicuravano in mantenimento delle chiese, ponendo a rischio la loro esistenza.

Nel 1681, per cercare di alleviare il loro stato di sofferenza, si ricorse alla riduzione degli oneri delle messe. Succedeva, infatti, che le rendite dei beni che i benefattori avevano legato al tempo dei loro lasciti testamentari, fossero ormai divenute inadeguate a soddisfare la retribuzione dei cappellani che celebravano tali messe di suffraggio, mentre, sempre a causa della crisi, erano anche aumentati i casi degli insolventi.

Dalla documentazione prodotta in questa occasione, per poter ottenere dall’arcivescovo tale riduzione, sappiamo così che, al tempo, l’onere principale delle messe che si celebravano a tale scopo nella chiesa parrocchiale curata “sub titulo Sancti Nicolai de Grecis”,[lxxix] era costituito da: 50 messe per l’anima di Catarina Caccurio (1640), che doveva soddisfare Gio: Pietro Farago, 100 messe per l’anima del R. D. Gio: Leotta (1627), per le quali il clero possedeva un vignale in loco detto “S. Vito”, dal quale si percepivano annualmente non più di 4 ducati, 50 messe annue per l’anima del R. D. Gio: Andrea Romano (1652), per le quali il clero possedeva ducati 50, che non erano applicati perché per la crisi, non si trovava d’investirli al 10 %, ed una messa cantata ogni metà di mese, per l’anima del R. D. Gio: Battista Fabario (1650), relativamente alla quale erano obbligate alcune case, dalle quali non si esigeva niente.[lxxx]

In questo periodo, per la morte di Salvatore Gardo, defunto nel mese di aprile del 1684, la chiesa parrocchiale di “S. Nicolai de Graecis” fu provvista al presbitero D. Giuseppe de Mayda,[lxxxi] come ricorda anche il Sisca.[lxxxii] Per la morte di D. Joseph Mayda, ultimo rettore e possessore, la chiesa parrocchiale sotto il titolo di “S. Nicolai Graecorum”, vacante fin dal 16 settembre 1712, fu conferita al R. presbitero Antonino Venturi il 3 gennaio 1713.[lxxxiii]

Petilia Policastro

Petilia Policastro (KR), l’angolo di piazza Filottete in cui esisteva la chiesa di San Nicola dei Greci (foto appartenenente alla Fotoraccolta di Mimmo Rizzuti).

I diritti del parroco

Accogliendo la supplica dell’arciprete di Policastro Jo: Paulo Grano, inoltrata allo scopo di alleviare la difficile congiuntura, il 16 luglio 1713, la Sacra Congregazione del Concilio chiedeva che fosse esposta una relazione dettagliata, riguardante sia la situazione economica, che quella delle anime, delle quattro parrocchie di Policastro.

In questo “statu Parochialium Ecclesiarum loci Policastri”, inviato il 20 settembre di quell’anno, leggiamo che “Policastrum”, luogo posto in diocesi di Santa Severina, assommava 2534 anime, con quattro chiese parrocchiali divise da confini definiti, all’interno dei quali ogni parroco amministrava la cura delle anime dei propri parrocchiani.

Oltre che su quelle delle decime e dei “parochialibus emolumentis”, le quattro parrocchie potevano contare su poche entrate, in quanto alcune possedevano qualche fondo, altre nessuno. Per quanto riguardava ciò, la situazione della parrocchia di “S.to Nicolò de Greci”, che univa al tempo “la nuova Annunziata”, e dove si trovava “la Capella col Monte del Purgatorio”,[lxxxiv] risulta esposta nel “Notam.to dell’Entrade ed efetti” scritto dal suo parroco D. Antonino Venturi, cui era affidata la cura di 1070 anime.

“E solito il Paroco esigere ogn’anno di agosto un tt.o di grano, o d’altra / sorte di semigna, che seminerà ciascheduno massaro, e facendo semina / con più para di bovi, per ogni paro paga un tt.o attualm.te ritrovo che nel / la Parocchia vi siano trentuno paro di bovi aratori, che in q.to presente anno / si n’esige tt.a trentuno di grano incirca tt.a 31.

Ogni bracciale che semina sopra le tre tt.a suole pagare mezzo tt.o / di grano ò d’altra semigna seminerà in q.to anno retrovo che vi sia / no trenta bracciali che si esigeranno tt.a quindici incirca di grano tt.a 15.

Tanto che la Parocchia sud.ta suole esigere da quaranta sei tt.a di / grano in circa ò più o meno secondo simeneranno, e computato / alla ragione di Carlini sette il tt.o in danari importa doc.ti 32.1.0.

Di X.e personali si esige in da(na)ro tanto dalle famigle nobili che sogliono / pagare carlini cinque per famiglia, e dalle famiglie del popolo / carlini due doc.ti trentacinque d. 35.

Più detta Parocchia tiene una boteca sotto la saletina della mede / sima Chiesa dalla quale si ne suole percipere carlini trenta / l’anno d. 3.

L’incerti tra fedi matrimoniali, e jus stolae, … percipere doc.ti cinque / incirca d. 5.”

Da queste entrate che assommavano in tutto a ducati 75.1.0, bisognava detrarre i “Pesi che suole pagare d.a Parocchia”, che erano così rappresentati: carlini 12 “Alla R.ma Mensa Arcivescovale di S.ta Severina”, d. 2.2.10 per “Contributione al Seminario”, d. 0.1.10 “Per Catredatico”, d. 6 “Per Salario al Sacristano”, d. 10 “Per mantenim.to della Chiesa tanto in riparo della Chiesa, q.to per vestim.to” e d. 8.2.10 “Per messe che si celebrano dal R. Paroco in tutte le Dom.e e feste che corrono infra annum”, per un totale di ducati 28.2.10, che detratti dalle entrate, fornivano un utile di ducati 46.3.10.[lxxxv]

La povertà della parrocchiale risulta documentata anche nel catasto universale del 1742[lxxxvi] dove, pur essendo il documento in parte illeggibile, non risulta che le appartenessero beni stabili, mentre possiamo rilevare che la “Cappella del Purgat[orio]”, posta “dentro la Chiesa di S. [Nicola] de Greci”, possedeva la gabella detta “Li Carisi” ed un vignale “in Gorrufi”, le cui rendite risultavano assorbite dai pesi delle messe.[lxxxvii] A quel tempo, la Mensa Arcivescovile di Santa Severina esigeva la quarta beneficiale dal “Parroco di S. Nicolò de’ Greci”[lxxxviii] e risultava parroco D. Nicola de Martino.[lxxxix]

 

La soppressione

Secondo il Sisca, i registri parrochiali di San Nicola dei Greci, testimoniavano che questa chiesa “era ancora ufficiata nel 1747”, ma che nel 1764 “fu soppressa e trasferita” alla chiesa dell’Annunziata. L’autore riferisce di apprendere questa notizia da un manoscritto in suo possesso, nel quale il parroco D. Pietro Carvelli affermava: “Fu la mia (dell’Annunziata) dichiarata parrocchia fin dall’anno 1764.”.[xc]

La relazione arcivescovile del 1765 prodotta dall’arcivescovo di Santa Severina Antonio Ganini (1763-1795), riferisce invece che, la chiesa dell’Annunziata, si trovava annessa alla parrocchiale di “S(an)cti Nicolai Graecorum”, di cui era parroco D. Nicola de Martino. La parrocchiale aveva ancora il suo “fontem Baptismalem cum Sacris Oleis”, ed un altro altare oltre l’altare maggiore.[xci]

Il suo trasferimento nella chiesa dell’Annunziata, fu realizzato solo dopo il terremoto che colpì la Calabria centro-meridionale nel 1783, quando Policastro “fu in gran parte distrutta, e nel resto conquassata”, risultando “parte distrutto, e parte cadente”[xcii] dopo le scosse del 28 marzo di quell’anno, anche se non sembra che, in questa occasione, abbia subito vittime.[xciii]

Vacante per la morte di Nicola de Martino, avvenuta nel mese di agosto del 1790, nel febbraio dell’anno successivo, la chiesa parrocchiale della “Annuntiationis B.M.V. et S. Nicolai Graecorum” fu provvista al presbitero Francisco Pullano.[xciv]

A seguito di ciò, i censi precedentemente assegnati “al defunto Parroco D: N[icola] Martino sotto il titolo di S. Nicola de’ Greci”, passarono al “Parroco success.e” D. Francesco Pullano, in conto della sua congrua. Si trattava di alcuni censi enfiteutici e bullari dovuti alla chiesa di San Francesco di Paola[xcv] ed alla chiesa dell’Annunziata.[xcvi] Per dimissione di quest’ultimo, nell’ottobre 1795 gli subentrò Petro Carvelli, presbitero oriundo di anni 49,[xcvii] quando la “Parr.a di S. Nicolò de’ Greci” era una delle tre parrocchie di Policastro assieme all’“Arcipretura” ed alla “Parr.a di S. M.a Magg.re”.[xcviii]

L’edificio sacro della chiesa di San Nicola dei Greci, fu così trasformato in civile abitazione come si riscontra nella “Lista di Carico Luoghi Pii di Policastro”, dove risulta che se ne percepiva l’affitto[xcix] e come si ribadisce il 29 agosto 1796, in un inventario dei beni appartenenti ai Luoghi Pii del “Diparto di Policastro e Mesoraca”, dove risulta che il “Convento de Riformati”, percepiva da “D. Giusep:e Rosa, e per esso da Gio: Battista Parise per l’affitto della Chiesa di S. Nicola de Greci deve in Agosto d. 04.10”.[c]

In una fede 3 novembre 1798, prodotta del cancelliere dell’università di Policastro Simone Mayda, si evidenziava che dal “Libro catastale” del corrente anno 1798, tra le voci che componevano la “partita della Mensa Arcivescovile di S. Severina”, risultava che questa esigeva ancora “dal Par.co di S. Nicola de Greci per quarta beneficiale d. 001:20”.[ci]

In seguito la parrocchiale passò ad essere “succursale” della chiesa matrice, come risultava già nel maggio del 1826.[cii]

Tracce che ricordavano l’esistenza dell’antica chiesa, sono ricordate dal Sisca ancora verso la metà degli anni Sessanta: “La parrocchia, un tempo la più popolata, era chiamata di S. Nicola dei Greci e sovrastava alla piazza principale. La chiesa è stata trasformata in abitazioni private, pur conservando ancora tracce palesi di archi e fregi”.[ciii] Attualmente, esiste una via intitolata a S. Nicola dei Greci, nei pressi della piazza di Petilia Policastro.

petilia-foto-comune

Il luogo in cui esisteva la chiesa di San Nicola dei Greci (foto da www.comune.petiliapolicastro.kr.it)

 

Note

[i] Rende P., Vicende feudali della “terra di Policastro” (sec. XI-XV), www.archiviostoricocrotone.it

[ii] Mannarino F. A., Cronica della Celebre ed Antica Petilia detta oggi Policastro, 1721-1723.

[iii] Guillou A., Les Actes Grecs des Fonds Aldobrandini et Miraglia XI-XIII s., Biblioteca Apostolica Vaticana 2009, pp. 51-53.

[iv] Guillou A., cit., pp. 60-62.

[v] Guillou A., cit., pp. 63-65.

[vi] Guillou A., cit., pp. 71-73.

[vii] Guillou A., cit., pp. 74-76.

[viii] Guillou A., cit., pp. 110-112.

[ix] Pratesi A., Carte Latine di Abbazie Calabresi provenienti dall’Archivio Aldobrandini, Biblioteca Apostolica Vaticana 1958, pp. 348-350.

[x] Pratesi A., cit., pp. 354-356.

[xi] “Crebbe Pietro di stato, perché, oltre Catanzaro, ebbe Cotrone, che fu nelli 1284, Mont’alto e Mesiano e poi, ne’ 1290, Mesuraca, Rocca Bernarda, Castelmonardo, Policastro e tant’altre città e terre per tutta la Calabria che potè darsi titolo di comes Calabriae.” (Fiore G., Della Calabria Illustrata III, ed. Rubettino 2001, p. 95). “E già che siamo nel filo de’ suoi dominanti, l’anno 1290 vi ritrovo signore Pietro Ruffo Conte di Catanzaro;” (Fiore G., Della Calabria Illustrata I, ed. Rubettino 1999, p. 452). “… nel 1290 Pietro Ruffo conte di Catanzaro, oltre la città di Catanzaro e la castellania di Crotone, «si trovava possedere Misuraca, Roccabernarda, Policastro, Castell’a mare, Castelmenardo, Badulato, S. Giorgio, S. Senatore, Gamaiore, Pantona, Buda, Cotronei e la Catona»”. (Maone P., Notizie Storiche su Cotronei, in Historica n. 4/1971, p. 219 che cita Ferrante della Marra duca della Guardia).

[xii] Vaccaro A., Kroton, I, ed. Mit 1965, p. 309.

[xiii] “Naturalmente, nessun vassallo, può abbandonare il suo borgo ed il suo signore, ed è diritto del signore invocare dallo Stato tutti gli aiuti possibili per ricuperare i vassalli fuggiaschi. La Curia accorda, normalmente, gli aiuti richiesti, ma se il fuggitivo ha abitato per dieci anni una terra demaniale, non può più essere rivendicato dal feudatario. Sempre così : il Re e il Duca di Calabria seguono in sì fatta materia, un criterio assolutamente rigido. Si risponde così al Conte Pietro Ruffo di Calabria che si lamenta di essere stato abbandonato da numerosi vassalli;”. Caggese R., Roberto d’Angiò e i suoi tempi Volume I, 1922, p. 293; che cita Reg. Ang. n. 191 c. 174, 29 maggio 1309.

[xiv] Russo F., Regesto I, 2352, 2363 e sgg. Vendola D., Rationes Decimarum Italiae nei sec. XIII e XIV, 1939, pp. 203-204. Scalise G. B. (a cura di), Siberene, Cronaca del Passato per le Diocesi di Santaseverina – Crotone – Cariati, 1999, pp. 280-287.

[xv] Russo F., Regesto I, 4916-4933.

[xvi] Russo F., Regesto I, 5480-5481. Vendola D., cit., p. 206.

[xvii] Russo F., Regesto I, 5912-5913.

[xviii] www.archiviodistato.firenze.it

[xix] “Instrumentum donationis factae per Tangredum quondam Peregrini de Tarento fratri Orlando abbati Florensi unius casaleni in civitate S. Severinae, in parochia S. Nicolai de Latinis, tumulatarum terrarum in casali S. Petri de Camastro tenimenti eiusdem civitatis, anno 1256” (De Leo P. (a cura di), Documenti Florensi, 2001, p. XXXVI). “Instrum donationis factae per Tancredum q.o Peregrini de Tarento fri Orlando Abb. Floren unius casaleni in civitate S. S.nae in Parochia S. Nicolai de Latinis et trar. in casali S. Petri de Canastro tenimenti eiusdem civitatis. In anno 1256” (Scalise G. B. (a cura di), Siberene, Cronaca del Passato per le Diocesi di Santaseverina – Crotone – Cariati, 1999, p. 273).

[xx] Pesavento A., Le Chiese di Cotronei, www.archiviostoricocrotone.it

[xxi] Scalise G. B. (a cura di), Siberene, p. 238.

[xxii] “LE TERRE FRANCHE DE FOCHI CHE FORO DE LO MARCHESE DE CROTONE che cominçaro de mense decembris usque et per totum mensem ianuarii VIII indictionis per annos X” (…) Pollicastro f. CCCCVI”. Pontieri E., La Calabria a metà del secolo XV e le rivolte di Antonio Centelles, 1963, pp. 277-278.

[xxiii] ASV, Reg. Lat. 666, ff. 136-137v. 16 marzo 1468: “Archidiacono Sanctae Severinae. Parochialis ecclesia S. Nicolai de Graecis, oppidi Policastri, Sanctae Severinae dioc., unitur parochiali ecclesiae, archipresbiteratu nuncupato, S. Juliani Casalis Cutri, dictae dioc., ex eo quod redditus sint nimis tenui, ac de ipsa providetur Dominico de Albo, archipresbytero dictae ecclesiae S. Juliani.” Russo F., Regesto II, 11923.

[xxiv] Pedio T., Un Foculario del Regno di Napoli del 1521 e la Tassazione Focatica dal 1447 al 1595, in Studi Storici Meridionali n. 3/1991, pp. 264-265.

[xxv] “Guglielmus argisius dix.t cum juram.to haberem domum unam terraneam intus dictam Civitatem in ditta parochia s.ti Nicolai de grecis iux.a domum sup.ti Petri argisii domum Jacobelli carusii mediante vinella communi reddititiam Curie anno quolibet in grani Decem 0.0.10”; “Jacobus basoinus cum jur.to dix.t se tenere et possidere hortum unum cum duabus gruttis et Calcinariis situm et positum intus dittam Civitatem prope rupam Civitatis eiusdem in loco ditto S.to Nicola de li greci iux.a domum Petri de la via et Timpam dittae Civi.tis reddititiam Curie anno quolibet in granis septem et medio cum scquiglio 0.0.7½.” AASS, 1A, f. 11.

[xxvi] ASCZ, Pergamena n. 24.

[xxvii] 27 marzo 1539: “Thesaurario et Cantori ecclesiae S. Severinae, mandat ut Lucae Antonio Aloisii de Roccacontrada, clerico Senogallien. dioc., provideant de parochiali ecclesia S. Nicolai de Graecis, terrae Policastri, S. Severinae dioc., vac. per resignationem Cataldi Venturini.” Russo F., Regesto IV, 18054.

[xxviii] “R.to da D: Battista Venturino de pulicastro per S(an)to Nicola delli greci per x.a d. 0.2.7” AASS, 2 A.

[xxix] “Denari de le carte” (1545): “Da donno cataldo vintorino per s.to nicola de li greci d. 1.1.0”. “Conto de dinari de le quarte exacti in lo predicto anno 1546”: “Da donno Cataldo vintorino per s.to nicola de li greci d. 1.1.0”. “Conto de quarte exacte per lo R.do quondam Don Jacobo rippa como appare per suo manuale q.ale sta in potire de notari mactia cirigiorgi et sonno de lo anno 1547”: “Da donno bap.ta vintorino per s.to nicola deli greci d. 1.1.0”. “Dinari q.ali se haverano de exigere de le quarte de lo anno vj jnd(iction)is 1548”: “Da donno Cataldo Vinturino per la quarta de S.to nicola de li greci d. 1.1.0”. “Denari delle quarte de tutti li benefitii della diocesa de s(an)cta s(everi)na” (1566): “S(an)cto Nicola delli greci pagha lo anno per quarta d. 1.1.0.”. AASS, 3A.

[xxx] AASS, 16B.

[xxxi] 21 novembre 1572: “Pro Mario Blasco, laico terrae Policastri, S. Severinae dioc., absolutio a crimine simoniae, contracto ex eo quod tractavit cum rectore parochialis ecclesiae S. Nicolai de Graecis, dictae terrae, de resignatione praefatae ecclesiae in favorem Sebastiani Blaschi, sui nati, pro solutione 50 scut. monetae illarum partium.” Russo F., Regesto IV, 22449.

[xxxii] 24 ottobre 1573: “Archiep.o S. Severinae. Pro Sebastiano Sancti Blasi (Sambiase), pbro S. Severinae dioc., proviso de ecclesia S. Nicolai de Graecis, terrae Policastri, S. Severinae dioc., a Vicario praedecessoris sui, nova provisio de dicta ecclesia.” Russo F., Regesto IV, 22554.

[xxxiii] 1 febbraio 1574: “Archiep.o S. Severinae. Pro quibusdam presbyteris et laicis terrae Policastri, S. Severinae dioc., absolutio, quia Io. Baptistam Venturinum, rectorem parochialis ecclesiae S. Nicolai de Graecis, dictae terrae, induxerunt ad resignationem parochialis praedictae in favorem Sebastiani Blaschi, filii Marini (sic) Blaschi.” Russo F., Regesto V, 22578.

[xxxiv] AASS, 2 A.

[xxxv] “Policastro è terra Regia, qual’essendo stata venduta dal Conte di S. Severina fù fatta di demanio con l’opra, e patrocinio del Cardinale di S. Severina, è habitata da tre milia anime incirca vi sono quattro chiese parocchiali, e nella matrice è l’Arciprete, e Cantore con venti altri preti, quali per il più vivono delloro patrimonio, et elemosine che ricevono dal servitio delle chiese, e confraternità, …”. ASV, Rel. Lim. 1589. “Policastro è terra Regia habitata da tre milia anime incirca. Vi sono quattro chiese Parocchiali, e nella Maggiore è l’Arciprete il Cantore e vinti altri Preti, quali p(er) il più vivono di loro patrimonio, et elemosine che ricevono dal serv.o delle chiese, e Confratie …”. AASS, 19B.

[xxxvi] Il 23 settembre 1617, la domus di Joannes Coschienti risultava sita in “parochia santi nicolai de grecis”. ASCZ, Notaio G. B. Guidacciro, Busta 78 prot. 291, ff. 053-054v.

[xxxvii] In alcuni casi, gli atti riportano anche la dizione “in convicinio, et Parocchia”. ASCZ, Notaio G. M. Guidacciro, Busta 182 prot. 804, ff. 091-093.

[xxxviii] ASCZ, Notaio G. B. Guidacciro, Busta 78, prot. 286 ff. 6-6v e 20-20v.

[xxxix] ASCZ, Notaio G. M. Guidacciro, Busta 182 prot. 806, ff. 089v-091.

[xl] ASCZ, Notaio F. Cerantonio, Busta 196 prot. 874, ff. 064-067v.

[xli] ASCZ, Notaio G. B. Guidacciro, Busta 80 prot. 305 ff. 051v-052v.

[xlii] 02.03.1643: “in Platea publica ubi dicitur l’ulmo, iuxta Palatium ubi habitat dictus U.J.D.r Vitalianus, iuxta Parocchialem Ecclesiam Sancti Nicolai Grecorum, et alios fines”. ASCZ, Notaio G. M. Guidacciro, Busta 182 prot. 802, ff. 047-049v.

[xliii] 10.10.1641: Dietro la richiesta di Antonio de Strongolo, il notaro si portava in “loco ubi dicitur la Crocevia di S.to Nicolò delli Greci, iusta predictam Ecc.am viam bublicam et alios fines”, per stipulare il suo testamento. ASCZ, Notaio G. B. Guidacciro, Busta 80 prot. 307, ff. 017-018v.

[xliv] ASCZ, Notaio G.B. Guidacciro, Busta 78 prot. 287, ff. 077v-079.

[xlv] Il 17 ottobre 1604, alla presenza del notaro, si costituiva il presbitero Luca Musitano, “Cantor et curator Ecclesie s.ti Nicolai de grecis”, asserendo che, il 29 maggio di quell’anno, aveva affidato i coniugi Joannes Vittorio de Panfilia e Vittoria Berardo, con la benedizione sacerdotale (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciro, Busta 78 prot. 286, f. 60v). Il 3 ottobre 1605, davanti al notaro, il presbitero Luca Musitano “cantor et curator ecclesie santi nicolai de grecis”, dichiarava che il 30 maggio 1599, aveva affidato i coniugi Franc.co de Stilo ed Isabella Schipana (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciro, Busta 78 prot. 286, ff. 139v).

[xlvi] Il 18 luglio 1806, il presbitero Joannes Dom.co Catanzaro che aiutava D. Luca Musitano, cappellano della venerabile chiesa di San Nicola dei Greci, dichiara che, il 4 febbraio 1604, aveva affidato nella chiesa di San Pietro, i coniugi Hijeronimo Poerio de Alfonso e Julia Ritia. ASCZ, Notaio G. B. Guidacciro, Busta 78, prot. 286 f. 170.

[xlvii] Il 2 febbraio 1610, il presbitero Joannes Liotta, al presente parroco della venerabile chiesa di “santi nicolai de grecis”, attestava che il 26 febbraio 1603, il quondam reverendo presbitero D. Luca Musitano, parroco del tempo, aveva affidato i coniugi Joannes Furesta e Laura Russo, come appariva “in libro annotationis” scritto dallo stesso parroco (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciro, Busta 78 prot. 287, ff. 181). Il 3 marzo 1613, Joannes Liotta, “Cappellanus, et Curator” della venerabile chiesa parrocchiale di San Nicola “de grecis”, attestava che il 2 aprile 1609, aveva celebrato il matrimonio tra Filippo Schipano e Portia Nicotera, come era annotato nel relativo libro (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciro, Busta 78 prot. 288, f. 063v).

[xlviii] ASCZ, Notaio G. B. Guidacciro, Busta 78 prot. 291, ff. 053-054v; Busta 79 prot. 296, ff. 043v-044v.

[xlix] AASS, 4D fasc. 3.

[l] Il 27 settembre 1629, D. Joannes Fran.co Rocca, “Vicarius foraneus, et parocus” della chiesa di San Nicola “de grecis”, asseriva di aver rinvenuto “in libris matrimoniorum” della detta chiesa, l’atto fatto dal quondam D. Joannes Leotta “olim parochi”, l’undici luglio 1623 (ASCZ, Notaio G.B. Guidacciro, Busta 79 prot. 297 ff. 060v). Il 18 settembre 1630, D. Salvatore Richetta, “Curato, et Cappellano” di Santa Maria Magna, dichiarava che, il 21 settembre 1628, aveva unito in matrimonio Joannes de Franco, parrocchiano di San Nicola “delli greci” ed Isabelle Faraco, “mia parrocchiana”. In questa occasione, erano state fatte “le debite denuntie”, tanto da parte del detto D. Salvatore Richetta, quanto da D. Fran.co Rocca, “paroco di santo nicola”, senza che fosse avanzato alcun impedimento (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciro, Busta 79 prot. 297, ff. 163-163v).

[li] Febbario 1638: “Io. Andreae Romano providetur de parochialis ecclesia S. Nicolai Graecorum, oppidi, civitatis nuncupati, Policastri, S. Severinae dioc., cuius fructus XXIIII duc.” Russo F., Regesto VI, 32587.

[lii] ASCZ, Notaio G. B. Guidacciro, Busta 80 prot. 305, ff. 051v-052v.

[liii] 21.01.1642. Fran.co Larosa della terra di Mesoraca ma, al presente, “incola” in Policastro, in merito ad una lite vertente nella regia corte di Policastro, giungeva ad un accordo con i fratelli Fran.co, Hijacinto e Catherina Lice di Mesoraca, rimettendosi alla volontà del R. D. Gio: Andrea Romano “loro comune Paroco et Patre spirituale”, che si sarebbe dovuto esprimere nel merito entro il termine di due mesi. ASCZ, Notaio G. M. Guidacciro, Busta 182 prot. 801, ff. 073-074.

[liv] AASS, 4D fasc. 3.

[lv] AASS, 37A.

[lvi] 08.12.1640: Nel suo testamento, Giovannella Gabriele, vedova del quondam Giulio Maccarrone, lasciava al monte dei Morti di S.to Nicola “delli greci” ducati 3 (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciro, Busta 80 prot. 307, ff. 003-004). 10.10.1641: Nel suo testamento, Antonio de Strongolo lasciava carlini 20 al pio monte dei Morti eretto nella chiesa di S.to Nicola “delli greci” (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciro, Busta 80 prot. 307, ff. 017-018v). 04.02.1646: Nel suo testamento, Anna Giannino moglie di Hijacintho Luchetta, lasciava un anello d’oro con “la Petra Russa” alla chiesa di S.to Nicola “delli greci”, affichè dalla vendita si facessero celebrare tante messe per la sua anima (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciro, Busta 80 prot. 307, ff. 083v-084v). 28.09.1654: Nel suo testamento, la “Sororis” Catharina Cepale, lasciava carlini 8 al pio monte dei Morti eretto dentro la chiesa di S.to Nicola “delli Greci”. Disponeva che fosse venduto “lo suo tilaro”, così da potersi celebrare le messe in suffragio della sua anima (ASCZ, Notaio F. Cerantonio, Busta 196 prot. 879, ff. 129v-130v).

[lvii] 30.09.1630: Nel suo testamento, Stefano de Martini lasciava alla cappella di S.to Nicola “li greci”, sua chiesa parrocchiale, una robba di velluto nigro. ASCZ, Notaio G. B. Guidacciro, Busta 79 prot. 297, ff. 172v-174.

[lviii] 05.05.1644: Nel suo testamento, Laura Jordano disponeva di essere seppellita nella chiesa di S.to Nicola “delli Greci sua Parocchia” (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciro, Busta 80 prot. 307, ff. 050-051). 08.10.1644: Nel suo testamento, Carulo Maltise disponeva di essere seppellito nella chiesa di S.to Nicola “delli greci”, lasciando 10 carlini alla “Cappella della Pietà” eretta nella stessa chiesa (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciro, Busta 80 prot. 307, ff. 058-058v). 26.07.1645: Nel suo testamento, Francisco Pipino, disponeva di essere seppellito nella chiesa di S.to Nicola “delli greci”, lasciando carlini 10 al pio monte dei Morti eretto dentro S.to Nicola “delli greci” (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciro, Busta 80 prot. 307, ff. 071v-072v). 23.04.1646: Nel suo testamento, Leonardo Caccuri, disponeva di essere seppellito nella chiesa di S.to Nicola “delli greci” (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciro, Busta 80 prot. 307, ff. 089v-090).

[lix] 01.04.1652: Nel suo testamento, Isabella Ammannito disponeva di essere seppellita nella chiesa di S.to Nicola “delli Greci nella sepoltura delli Confrati, e Consoro del pio monte de morti eretto dentro d.a Chiesia” (ASCZ, Notaio F. Cerantonio, Busta 196 prot. 877, ff. 004-005). 26.08.1654: Nel suo testamento, Victoria Molinaro della terra di Misuraca, ma al presente “incola” in Policastro, moglie di Thoma Chiaramonte, disponeva di essere seppellita nella chiesa di S.to Nicola “delli Greci nella sepoltura delli Consoro del pio monte de morti” (ASCZ, Notaio F. Cerantonio, Busta 196 prot. 879, ff. 095-096).

[lx] 23.07.1646: Nel suo testamento, Sancto Misiani, disponeva di essere seppellito nella chiesa parrocchiale di S.to Nicola “delli Greci”, nella sepoltura di mastro Fran.co Converiati. Nel caso però, che questi non avesse voluto, disponeva di essere sepolto nella chiesa della SS.ma Annunziata “nova”, nella sepoltura del SS.mo Rosario. ASCZ, Notaio G. B. Guidacciro, Busta 80 prot. 307, ff. 090v-092.

[lxi] ASCZ, Notaio G. M. Guidacciro, Busta 182 prot. 803 primo, ff. 008v-009.

[lxii] ASCZ, Notaio G. M. Guidacciro, Busta 182 prot. 803, ff. 067v-072v.

[lxiii] ASCZ, Notaio G. M. Guidacciro, Busta 182 prot. 804, ff. 038v-043v.

[lxiv] ASCZ, Notaio G. M. Guidacciro, Busta 182 prot. 804, ff. 125-126.

[lxv] ASCZ, Notaio G. M. Guidacciro, Busta 182 prot. 804, ff. 126v-132v.

[lxvi] AASS, 4D fasc. 3.

[lxvii] ASCZ, Notaio G. B. Guidacciro, Busta 80 prot. 307, ff. 019-020.

[lxviii] AASS, 4D fasc. 3.

[lxix] ASCZ, Notaio G. B. Guidacciro, Busta 80 prot. 307, ff. 096v-098v.

[lxx] ASCZ, Notaio F. Cerantonio, Busta 196 prot. 880, ff. 084v-085v.

[lxxi] Ottobre 1646: “De parochiali ecclesia S. Nicolai Graecorum, civ. Policastri, S. Severinae dioc., cuius fructus XXIIII duc., vac. per ob. Io. Andreae Romano, de mense Augusti def., providetur Io. Antonio Santoro, pbro diocesano, approbato in concursu.” Russo F., Regesto VII, 35091.

[lxxii] AASS, 4D fasc. 3.

[lxxiii] ASCZ, Notaio F. Cerantonio, Busta 196 prot. 874, ff. 052-054.

[lxxiv] ASCZ, Notaio F. Cerantonio, Busta 196 prot. 874, ff. 064-067.

[lxxv] 14 febbraio 1653: “Salvatori Gardo, pbro S. Severinae dioc., providetur de parochiali ecclesia S. Nicolai, Policastri S. Severinae dioc., vac. per resignationem Io. Antonii Leuci.” Russo F., Regesto VII, 36953. Salvatore Gardo compare anche in una provvista vaticana di qualche anno prima (1649), che però contiene evidenti errori di trascrizione: “Salvatori Sandro (sic) providetur de parochiali (sic) ecclesia S. Dominicae, oppidi Policastri, S. Severinae dioc.” Russo F., Regesto VII, 36084.

[lxxvi] AASS, 35A.

[lxxvii] AASS, 37A.

[lxxviii] Pesavento A., Clero e società a Petilia Policastro dal Cinquecento al Settecento, www.archiviostoricocrotone.it

[lxxix] “Ecc:a Parochialis Curata sub titulo Sancti Nicolai de Grecis habet suum Parochum, qui curam exercet Animarum.” ASV, Rel. Lim. Santa Severina, 1675.

[lxxx] AASS, 29A.

[lxxxi] Luglio 1684: “De parochiali ecclesia S. Nicolai de Graecis in Policastro, S. Severinae dioc., cuis fructus 24 duc., vac. per ob. Salvatoris Guido, (sic, ma Gardo) de mense Aprilis def., providetur Iosepho de Munda (sic, ma Mayda), pbro diocesano, approbato in concursu.” Russo F., Regesto IX, 45161.

[lxxxii] “Già nel 1687 ad opera di D. Giuseppe de Mayda, curato di S. Nicola dei Greci, fu proclamato Sindaco il notaro Martino Curto, che era pure mastrodatti, …”. Sisca D., Petilia Policastro, 1964, p. 145.

[lxxxiii] AASS, 011D fasc. 6.

[lxxxiv] “Così parimenti le due restanti Parocchie suppresse di San Demetrio, e di Santa Maria la Nuova, la cui chiesa al certo è l’istessa che oggi la nuova Annunziata, unitasi alla quarta hodierna Parocchia con cui confina; ch’è la più ampia e numerosa di tutte alla stessa reggion di Borea ma nella parte più mezzana chiamata San Nicolò delli Greci ove di più è la Capella col Monte del Purgatorio, ed ogni lunedì si celebrano messe lette, e cantate con gli soliti Notturni per quelle Sante Anime.” Mannarino F. A., cit.

[lxxxv] AASS, 24B, fasc. 1.

[lxxxvi] ASN, Regia Camera della Sommaria, Patrimonio Catasti Onciari, busta n. 6991.

[lxxxvii] ASN, Catasto cit., f. 73.

[lxxxviii] ASN, Catasto cit., f. 76.

[lxxxix] Febbraio 1738: “De Thesaurariatu cathedralis S. Severinae, cuius fructus 24 duc., vac. Per traslationem Nicolai de Martino ad parochialem S. Nicolai Graecorum, terrae Policastri, providetur Io. Dominico Pace, pbro diocesano, ad curam animarum approbato.” Russo F., Regesto XI, 59253.

[xc] Sisca D., Petilia Policastro, 1964, pp. 202-203 e nota n. 1.

[xci] “Parochialis Ecclesia S(an)cti Nicolai Graecorum regitur per R(everen)dum D. Nicolaum de Martino eius Parochum curatum; habet suum fontem Baptismalem cum Sacris Oleis, et praeter Altare majus alterum tantum eidem Ecclesiae adnexum, Eucharistiae vero Specias asservantur in Ecclesia B. M. V.s ab Angelo Annunciatae quae adnexa reperitur supradictae Parochiali, et magis ampla, et apta videtur Populo, cui in ea praeter Baptismi Sacramentum caetera administrantur, et Parochialia exercitia persolvuntur, et quinque habet Altaria praeter majus.” ASV, Santa Severina, Rel. Lim. 1765.

[xcii] Vivenzio G., Istoria e Teoria de Tremuoti in generale ed in particolare di quelli della Calabria e di Messina del 1783, Napoli 1783, p. 326.

[xciii] “Policastro, che fu in gran parte distrutta dal temuoto del dì 28 e il restante fu fracassato, ma non morì alcun cittadino”. De Leone A., Giornale e Notizie dè Tremuoti accaduti l’anno 1783 nella provincia di Catanzaro, 1783.

[xciv] Febbraio 1791. De parochiali Annuntiationis B.M.V. et S. Nicolai Graecorum oppidi Policastri, S. Severinae dioc., cuius fructus 24 duc., vac. per ob. Nicolai de Martino, de mense Augusti praeteriti anni def., providetur Francisco Pollano, pbro, in concursu approbato.”. Russo F., Regesto XII, 68273.

[xcv] Dal rettore della cappella di San Giacomo, parroco Pietro Grani per canone in agosto d. 3.00; Da Santa Parise per un capitale di d. 37, in agosto annui d. 2.00; Leonardo Manconi, erede di Agata Greco, per un capitale di d. 60, in agosto d. 3.10; Mastro Fran.co Valente per un capitale di d. 6, annui d. 0.45. AASS, 24B fasc. 3.

[xcvi] D. Gio: Battista Portiglia per canone sul vignale “Pantano”, annui d. 8.00; D. Michelangelo Ferrari per canone sopra le terre di “S. Ligorio” annui d. 7.50; Cesare Curto Mantisto per canone sul castagneto detto “La Fossa”, annui d. 1.50; D. Carlo Tronca per canone sulle terre dette “Manconise”, annui d. 0.80; D. Gaetano Maratea per capitale di d. 86.70, d. 5.00, D. Nicola Scalise per capitale di d. 30.50, d. 2.44, D. Gio: Gregorio Tronca per capitale di d. 48, d. 2.40, D. Pietro Carvello per capitale di d. 9, d. 0.45. AASS, 24B fasc. 3.

[xcvii] Ottobre 1795: “De parochiali SS. Annuntiatae e S. Nicolai oppidi Policastri, S. Severinae dioc., cuius fructus 24 duc., vac. per dimissionem Francisci Pullano, in manibus Ordinarii de mense iunii factam et admissam, providetur Petro Covelli (sic), pbro oriundo 49 an., Theol. Moralis Prof., concionatori oeconomo curato, in concursu, unico comparente, approbato et a Vicario Capitulari commendato.”. Russo F., Regesto XIII, 68876.

[xcviii] AASS, 086A.

[xcix] “Chiesa di S. Nicola affitto 4.00”. AASS, 24B fasc. 3.

[c] AASS, 24B fasc. 3.

[ci] AASS, 24B fasc. 3.

[cii] AASS, 24B fasc. 2.

[ciii] Sisca D., Petilia Policastro, 1964, p. 202.

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