La parrocchiale di Policastro intitolata a Santa Maria “Magna”, poi detta “Maggiore”, nel luogo detto “il Castello”

Petilia Policastro (KR), in evidenza la chiesa di Santa Maria Maggiore (da www.diasporapetilina.it).

La prima testimonianza relativa alla esistenza della chiesa parrocchiale di Santa Maria “Magnae” risale al periodo angioino, quando risulta che, il 21 aprile 1418, il presbitero Spirito Brunecto fu provvito del beneficio corrispondente, vacante per la morte del precedente rettore Antonio Veca.[i]

Le notizie che si riferiscono alle provviste successive annotate nei regesti vaticani, evidenziano, come risulta anche per altre chiese del luogo, che la sua rendita fu spesso oggetto di scambio attraverso il passaggio di mano tra clerici compiacenti.

Nel maggio del 1517 il beneficio risultava conferito al clerico diocesano Ferdinando de Cola, essendo stato rassegnato dal suo predecessore Augustino Monaco,[ii] mentre, due anni e mezzo dopo, a seguito della morte di Iohannes Clasidonte, decano della cattedrale di Santa Severina, era assegnato al clerico beneventano Dominico de Rubeis, cui era conferito contestualmente anche il detto decanato.[iii]

Attraverso la provvista del 7 febbraio 1534, sappiamo che sulla rendita della chiesa di “S. Mariae de la Grande” di Policastro, commendata dal cardinale di S. Potentiana in favore del clerico diocesano Francisco Benincasa, gravava la pensione annua di tre ducati aurei dovuti al clerico cosentino Iohannes Calderocio.[iv]

In questo periodo la chiesa compare nell’elenco dei benefici della diocesi di Santa Severina, che dovevano pagare le decime alla Santa Sede,[v] e tra quelle di Policastro che dovevano corrispondere all’arcivescovo di Santa Severina la quarta beneficiale, come risulta documentato nel “Libro de tutte l’intrate de lo arcivescovado de’ s(a)nta Anastasia”, durante il quadriennio 1545-1548 e nel 1566.[vi]

Petilia Policastro (KR), in evidenza la chiesa di Santa Maria Maggiore.

La chiesa alla metà del Cinquecento

Risale a questo periodo una prima descrizione della chiesa quando, il 9 di giugno del 1559, il cantore della chiesa di Mileto Giovanni Tommaso Cerasia, vicario dell’arcivescovo di Santa Severina Giovanni Battista Ursini, visitò la chiesa parrocchiale di “s.ta Maria magna”, ovvero di “s.tae Mariae de la grande”, di cui era cappellano D. Martino Accetta, dopo essere passato da quella di Santa Maria degli Angeli e prima di giungere a Santa Maria dell’Olivella.

La parrocchiale aveva l’altare maggiore di fabbrica con tre tovaglie, un “Coperm.to” di tela dipinto “Cum imagine glo(rio)siss.ae virginis et duorum sanct.run Circum”, e due “mandilia” che nel mezzo, recavano la “imago beatiss.ae et glo(rio)siss.ae virginis Mariae” sopra una tela vecchissima.

Sotto la minaccia della scomunica e del pagamento di 25 once, il vicario ordinò al cappellano che, entro il termine di quattro mesi, venisse rifatta “de novo” l’immagine della Vergine. Il vicario rinvenne anche due candelabri di legno e la sacrisita “diruta et discoperta”. Egli, quindi, ingiunse al cappellano che, entro il termine della prossima visita, la facesse costruire in maniera completa.

In un’arca furono rinvenuti: tre vestimenti completi, di cui uno con una casula di seta di diversi colori vecchissima, un messale, un altro messale in pergamena, un calice con patena di argento dorato, una cappa di seta rossa vecchissima, tre “plumacios” di tela, quarantadue tovaglie nuove e diverse vecchie, tre “planetas” di tela, un “Coperim.tum” di altare vecchio, un “Cuscinum plenum ammictis”, stole e “manipolis” vecchi e laceri, un altro cuscino con sei “spalleriis” e due “lintheamina” di tela. In un’altra arca vecchia furono rinvenuti tre altri “spallerii” ed una “Crucem ligneam Cum pomo de rame”.

All’interno della chiesa fu trovato anche un “Confalonum” di tela colorata con figure dipinte vecchissime. “In medio ecc.ae” era posta una “imago Crucifixi de relevo” con intorno un “Coperim.to” nero, e vi erano alcuni “Scanna” per sedersi. Sotto il crocefisso si trovava appesa una “lampas” per l’altare maggiore.

La chiesa aveva due campane ed un campanello. Il fonte battesimale era vecchissimo e privo di acqua.

Proseguendo la propria visita, il vicario giunse quindi ad un altare “lapideum” con due colonne della famiglia Curto “que est in cap.a Cum arco à lamia” Dato che l’altare mancava dei vestimenti e di tutto il necessario, i patroni furono ammoniti e sotto la minaccia della scomunica e della privazione dell’altare, fu loro ingiunto di provvedere entro il termine di quattro mesi.

Quindi, il vicario giunse alla “cap.lam” sotto l’invocazione della “glo(rio)siss.ae virginis Mariae” della famiglia Caccuri di cui era cappellano D. Jo: Dominicus Baudino al quale fu ordinato che, entro il termine di quattro mesi, rifacesse tutto ciò che necessitava sotto la minaccia delle solite pene.

Successivamente il vicario giunse a visitare la “ecc.am et oratorium” sotto l’invocazione di “s.tae Mariae de p(raese)ntatione” di cui erano patroni quelli della famiglia Venturo e di cui era cappellano D. Dominico Venturo. Qui fu trovato un altare lapideo “Cum Columnis” e con la “imaginae glo(rio)siss.ae Virginis Mariae et aliorm s.torum in tela”. Mancando di tutto il necessario, il vicario ingiunse al cappellano di provvedere come sopra, affinchè potesse essere celebrata la messa.

A seguire, il vicario visitò l’“oratorium” sotto l’invocazione di “s.tae M.ae reginae Celi” dove fu trovato un altare di fabbrica con una “Cona” di tela con alcuni santi. L’altare apparteneva a quelli della famiglia Comeriati che furono ammoniti ed ingiunti come sopra.

Il vicario ordinò al cappellano di provvedere al tetto della chiesa per evitare che ci piovesse, e gli richiese il pagamento della pena per non aver provveduto a rifare l’immagine della Vergine, come gli era stato ordinato durante la visita precedente. Il vicario richiese, inoltre, che il cappellano gli esibisse l’elenco delle entrate della chiesa.[vii]

Petilia Policastro (KR), Santa Maria Maggiore.

Convicino e parrocchia

Alla fine del Cinquecento, a seguito della riduzione delle parrocchie ed in virtù della sua antichità, la chiesa di Santa Maria la Magna rimaneva una delle quattro parrocchiali esistenti nella “terra Regia” di Policastro, come ricaviamo dalla relazione del 1589, prodotta dall’arcivescovo di Santa Severina Alfonso Pisani per la Santa Sede.[viii]

In tale frangente, a seguito del generale impoverimento, ad essa furono unite le altre due parrocchiali più vicine, poste nei pressi della porta del circuito urbano detta “del Castello”: quella di “Santo nicola delli Cavaleri”[ix] e quella di “santo Angilo dello melillo”,[x] come risulta documentato già nell’ottobre del 1592, al tempo in cui ne era parroco e rettore D. Joannes Dominico Palatio.[xi]

A questi successe D. Salvatore de Arrichetta o Richetta di San Giovanni Monaco, che risulta cappellano e curato di “Santae Mariae Magne” già nel dicembre del 1622.[xii] A quel tempo, la chiesa di “santa maria della grande”, dove si trovava la cappella della famiglia Venturi dedicata alla Vergine sotto il titolo “della presentatione”,[xiii] ed in cui si segnalano poche deposizioni,[xiv] confinava con la domus terranea che era appartenuta a Rinaldo Carcelli che, a sua volta limitava con la domus di Antonina de Carcello ed un casaleno della chiesa.[xv]

Essa sorgeva sopra la “timpa” detta “de S.ta Maria la grande”[xvi] che, dalla parte extramoenia, “di sotto le mura di s.ta Maria della grande”, in loco detto “lo ringo”, era caratterizzata dalla presenza di appezzamenti coltivati a gelso.[xvii]

La parrocchiale aveva un proprio ambito nello spazio urbano, dove gli atti di compra-vendita stipulati dai notari del luogo, identificano le abitazioni esistenti nelle sue vicinanze “in convicino Ecclesie s.te Marie magne”, ovvero in convicino della chiesa di “santa maria della grande”.[xviii] Successivamente, invece, a cominciare dagli inizi del secolo,[xix] accanto a tale criterio d’identificazione, ne comincia a comparire anche uno per confini parrocchiali. Troviamo così che le abitazioni poste nelle vicinanze della chiesa, risultano in parrocchia di S.ta Maria “la grande” o “Magnae”,[xx] ovvero nella “Cappella di Santa Maria la grande”.[xxi]

Petilia Policastro (KR), Santa Maria Maggiore.

Al tempo della crisi

Dopo la morte di D. Salvatore Richetta, sopraggiunta nell’ottobre 1634, il beneficio vacante fu provvisto al dottore D. Lelio Scandale,[xxii] che detenne la carica di “Parocho di santa Maria la magna”[xxiii] fino all’otto agosto 1659, quando si dimise in favore di D. Dominico Cepale, avendo ottenuto l’arcipresbiterato della terra di Cutro.[xxiv]

Durante il periodo in cui rimase affidata alla cura di D. Lelio Scandale che, in ragione della sua posizione, troviamo agente nel dirimere controversie d’interesse tra i suoi parenti,[xxv] la chiesa subì il terremoto del 1638, che provocò danni ingenti a Policastro, anche se la parte dell’abitato maggiormente colpita sembra essere stata quella più bassa.[xxvi] Dopo questi fatti la chiesa fu riparata anche grazie ai lasciti dei fedeli, come testimoniano alcuni testamenti del periodo successivo a questo sisma.[xxvii]

A quel tempo, caratterizzato da una perdurante crisi, tra le sue entrate vi erano alcuni censi infissi su vignali[xxviii] e case,[xxix] mentre tra i pesi da sopportare, c’era il solito pagamento annuale della quarta beneficiale all’arcivescovo di Santa Severina, che risulta documentato il 16 ottobre 1630 dall’“Introito di danari essatti dal Rev.do D. Marco Clarà delle rendite della Mensa Arciv.le”, quando “Il Cappellano di S.ta Maria la grande” pagò i 2 ducati dovuti, e come troviamo successivamente, relativamente alle annualità dei pagamenti degli anni 1654 e 1655.[xxx]

Per la sua preminenza tra le chiese del luogo, comunque, essa rimaneva seconda solo nei confronti della Matrice, come testimonia un atto del 24 marzo 1655. Quel giorno, alla presenza del notaro, del giudice e dei testi sottoscritti, nonché del R. D. Paride Ganguzza, “Vic.m for.m” di Policastro, il R. D.r Lelio Scandale, parroco e rettore di S.ta Maria “Magnae”, faceva istanza protestando e minacciando di rivolgersi al Papa, perché alla detta chiesa non erano stati assegnati, come invece era stato solito nel passato, “Preiti e Clerici” in numero sufficiente per gli uffici della Settimana Santa e per fare “li sepolcri”, così come invece era in uso nella chiesa arcipretale. In questa occasione, il vicario foraneo rispondeva al parroco, che i preti ed i clerici avrebbero potuto officiare nella chiesa di S.ta Maria Magna, dopo averlo fatto in quella “Matrice” di San Nicola “della Piazza”.[xxxi]

Petilia Policastro (KR), Santa Maria Maggiore.

La visita dell’arcivescovo Falabella

Nell’ambito della visita agli “Oppidis, et Locis Suae Dioecesis”, il 5 ottobre 1660, l’arcivescovo di Santa Severina Francesco Falabella visitò la chiesa parrocchiale “vulgo detta la Magna” posta “in loco detto il Castello”, di cui era rettore D. Dom.co Cepale, che era anche il vicario foraneo di Policastro.

Ascoltata la messa, l’arcivescovo visitò l’altare maggiore posto nella parte orientale dell’edificio “à cospectu Portae Maioris”, al quale si accedeva salendo due gradini “cum bradella”, e lo trovò coperto da un pallio di seta bianca, con tre tovaglie, otto candelabri d’argento, “Carta Secretorum”, croce e “Lapide Sacrato separato à tabula lapidea”, che l’arcivescovo comandò che fosse infissa al suo posto entro il termine di un mese. Alla parete si trovava una “Icona depicta in tela” raffigurante la immagine della “B.V. in Coelum assumpae, et Sanctorum Apostolorum”.

L’arcivescovo comandò di “provideri de Tabella Evangelii S. Joannis”, mentre al parroco fu ingiunto di presentare le bolle comprovanti i suoi titoli, che quaest’ultimò presentò nella successiva “Visitat.e Personali”.

La chiesa aveva l’onere di celebrare alla domenica e nei giorni festivi, quando il popolo era tenuto ad ascoltare la messa. Il parroco aveva inoltre l’onere di celebrare trenta messe all’anno per la famiglia de Cola, altre venti per l’anima del quondam Joannes Andrea de Strongolo, un messa per ogni hebdommada per la famiglia de Venturi e dodici messe all’anno per l’anima di Floris Rosa Venturi. L’arcivescovo dispose che tali oneri fossero riportati in tabella e che questa venisse appesa in sacrestia.

Le rendite della parrocchiale ascendevano a circa trenta ducati all’anno che pagavano i “Colonos d.ae Parochiae” alla ragione di “modium unum Frum.ti pro singulis Jugis Bovum ultra incertos”.

Al lato destro della chiesa vi era un “Altare denudatum cum Statua lapidea antiqua S. Antonis Abbatis” di jurepatronato della famiglia Venturi. L’arcivescovo comandò che entro l’anno fosse ornato del necessario pena la privazione del patronato, vietando che vi si celebrasse pena l’interdizione.

Quindi l’arcivescovo passò alla visita del fonte battesimale che si trovava al lato sinistro della chiesa vicino la porta maggiore, rinvenendolo ben disposto. L’arcivescovo dispose che il “Sacrarium in quo proiicitur Aqua post Lavacrum Puerorum” fosse chiuso con “tabula et Clave” entro il termine di un mese affinchè altri non potessero “proijci”.

L’arcivescovo passò quindi a visitare la sacrestia posta alla sinistra dell’altare maggiore, che trovò “quastatam” a causa del terremoto e che comandò di riedificare “in meliori for.e” entro il termine di un anno. Visitò quindi le “supellectila” che erano conservate nella sacrestia: una pianeta di seta bianca, altre tre di diverso coloro vetuste, consunte e lacere, che l’arcivescovo dispose che non si usassero più e che fossero sostituite con altre di diverso colore entro tre mesi, tre “Albas”, un calice con la sua patena che l’arcivescovo ordinò di dorare entro un mese ed un messale che l’arcivescovo ordinò di riattare.

L’arcivescovo ordinò anche di imbiancare i muri vetusti e rovinati e di sistemare il pavimento in molte parti “effossum”. Considerato inoltre, che da due “finestris” poste su entrambi i lati dell’altare maggiore, passava il vento che disturbava il celebrante, con la possibilità di far volare l’ostia dall’altare durante la celebrazione, egli ordinò che alle dette finestre venisse posta della “tela linita cum cera”.

La chiesa possedeva tre campane di cui due si trovavano appese alla sua parete anteriore mentre, l’altra, si trovava gettata in terra. L’arcivescovo ordinò che quest’ultima fosse posta vicino alle altre.

In occasione della stessa visita che lo vedeva impegnato in Policastro, il 13 ottobre 1660, l’arcivescovo si portò presso la “Ecc.m S. Mariae nuncupatam dell’olive”, che trovò spogliata di ogni ornamento necessario, con le pareti rovinate dal fumo fino al tetto, ridotta in abitazione e profanata dai delinquenti che vi avevano trovato rifugio, disponendo che l’onere di una messa per ogni hebdommada fosse celebrata nella chiesa parrocchiale di S.ta Maria Magna entro i cui confini era compresa la chiesa profanata. L’arcivescovo dispose inoltre, che la “Icona antiqua et denigrata” posta nella parete, il pallio vetusto di colore violaceo e i due candelabri di legno vetusti, fossero tutti insieme conservati nella chiesa parrocchiale di S.ta Maria Magna.[xxxii]

Petilia Policastro (KR), Santa Maria Maggiore.

Un onere insostenibile

La difficile situazione della parrocchiale evidenziata in occasione di questa visita, continuò anche durante la seconda metà del secolo, quando il suo “Parochus” esercitava la cura delle anime nell’ambito della propria parrocchia.[xxxiii]

Considerata la difficoltà di reperire nuove risorse, nel 1681, similmente a quanto fecero le altre chiese del luogo, si cercò di porre rimedio a questo stato di sofferenza, inoltrando all’arcivescovo una richiesta per ridurre gli oneri delle messe. Dalla documentazione prodotta in questa occasione, per poter ottenere tale riduzione, sappiamo così che, al tempo, l’onere principale delle messe che si celebravano nella chiesa parrocchiale curata di “S.ta Maria la Magna”, era così composto: 40 messe per l’anima di Lucretia Bruno e Dom.co Venturi, che dovevano soddisfare gli eredi di Marcello Venturi sopra tutti i loro beni (1580); 200 messe per l’anima del quondam Gio: Andrea de Cola seniore, che dovevano soddisfare i possessori dei beni del detto Gio: Andrea (1596); 50 messe per l’anima del quondam Gio: Tomaso de Cola seniore, cui erano obbligati gli eredi di Marcello Venturi, possessori del loco detto “li Carisi” (1590 e 1591); 25 messe per l’anima di Fior di Rosa Venturi, cui era obbligata la mag.ca Maria Cerasari che possedeva il loco detto “li Jeni” (1636); 50 messe per l’anima del Reverendo D. Gio: Thomaso Caccuri seniore, che dovevano essere soddisfatte dagli eredi di Leonardo Caccuri e di suo fratello sopra tutte le loro robbe (1576).[xxxiv]

In questo periodo, secondo quanto riferisce il Sisca, la parrocchia aveva la cura di 712 anime,[xxxv] e dopo la morte di Dominico Cepale, avvenuta nel novembre 1685, passò ad essere amministrata da Iacobo Antonio La Rosa.[xxxvi] Dopo la morte di quest’ultimo, nell’ottobre 1693 la chiesa parrocchiale di “S. Mariae La Magna” fu provvista al presbitero D. Giuseppe Iannici.[xxxvii]

Petilia Policastro (KR), portale d’ingresso della chiesa di Santa Maria Maggiore.

La parrocchiale agli inizi del Settecento

Agli inizi del Settecento, la situazione della chiesa di “Santa Maria la Magna”, parrocchiale posta nella parte “più suprema, e Boreale” dell’abitato di Policastro, cui era stata unita “l’altra sua convicina di Santa Maria dell’oliva”,[xxxviii] è descritta nello “statu Parochialium Ecclesiarum loci Policastri” inviato dall’arciprete Jo: Paulo Grano alla Sacra Congregazione del Concilio il 20 settembre 1713.

Tale atto riferisce che “Policastrum”, contava al tempo 2534 anime, con quattro chiese parrocchiali divise tra loro da confini definiti, all’interno dei quali ogni parroco amministrava la cura delle anime dei suoi parrocchiani. Oltre alla riscossione delle decime ed a percepire i “parochialibus emolumentis”, le quattro parrocchie potevano contare su poche entrate che, per quanto riguarda “S.ta Maria la Magna”, sono elencate dal suo “Paroco” D. Giuseppe Jannici:

“… si trovasse da me infra(scri)tto Parocho di S.ta Maria la Magna di q.to luogo di Policastro nume / rate l’anime, esistentino in q.ta sud.ta Parocchia, ritrovo che vi siano viventi anime / novecento cinquantasette 957. / Il Paroco suole es.e da ogni paro di bovi un tt.o di grano o d’altra sorte di simigna che / li medes.i in quell’anno hanno seminato, attualm.e nella parocchia vi sono quindi / ci  para di bovi, e pagano tt.e quindici di grano tt.e 15. / Dalli bracciali che seminano sino la somma delle tre tt.e si sole pagare per ogni brac / ciale mezzo tt.o in q.to presente anno vi sono trenta bracciali dalli quali ne deve esige / re tt.e sette e mezzo di grano, ed altri tt.e sette e mezzo di germano si che essendo / il grano a carlini sette il tt.o ed il germano a carlini cinque fanno la somma / di doc.ti dicenove d. 19.2.10. / Decime personali in tutto d. 7. / Esige dal Convento della S.ta Spina og’anno car / lini cinque d. 0.2.10. / Da Cesare Greco sopra un Vignale detto il / Ringo carlini sette d. 0.3.10. / Dalla Cappella di S. Giacomo di Policastro car / lini tre d. 0.0.10. / Da Lonardo Jacometta sopra la sua casa / grana venticinque d. 0.1.5./ Dall’eredi di Cola Caruso sopra la loro casa / carlini sei d. 0.3.0. / Da un Vignale loco d.to la limina da fertile / ed infertile si ne percipeno carlini sei l’anno d. 0.3.0. / Da un Vignale d.to la valle si ne percipe un / carlino d. 0.0.10.  / D’alcune case e poteche rifatte da me infra(scri)tto / Paroco si ne può ricavare l’anno da doc.ti cinque d. 5. / Incerti tra fedi di Matrimonii e Jus Stolae d. 4. / In tutto la Parocchia d. 38.3.5. / Pesi che paga la Parocchia / Alla R.ma Mensa per quarta d. 3. / Contribuzioni al Seminario d. 0.3.0. / Per riparo della Chiesa, casa e Vestim.to d. 5. / Per salario al Sacristano d. 2.2.10. / Li Pesi importano d. 11.0.10. / Che dalla sud.ta somma delli d.ti trentaotto / et g.na sessantacinque levatine d.ti undeci e grana / diece ne restano netti doc.ti ventisette e g.na cinquantacinque d. 27.2.15 / D. Giuseppe Janniti Paroco.[xxxix]

Petilia Policastro (KR), chiave dell’arco del portale d’ingresso della chiesa di Santa Maria Maggiore (anno 1834).

Il beneficio di San’Antonio Abbate della famiglia Berardi

Il 9 marzo 1820, il notaro Francesco Antonio Nicotera del fu Saverio, domiciliante in Policastro, estraeva una copia su cui imprimeva il segno del suo “Tabellionato”, dal suo proprio originale esistente tra gli atti dal notaro Marcello Martino di Policastro, che si conservava presso il notaro Pietro Rossi.

Da questa copia apprendiamo che, il 7 aprile 1750, XIII.a indizione, in Policastro, si costituiva Silvestro Berardi che asseriva di voler fondare nella cappella di Sant’Antonio Abbate, costruita dentro la venerabile chiesa parrocchiale di S.ta Maria la Magna, un semplice beneficio di jus patronato laicale in onore del suo “speciale avvocato” Sant’Antonio Abbate, dotandolo con alcuni “corpi stabili” scelti tra i suoi beni posti nel territorio di Policastro. Questi risultavano essere: una continenza di terre di circa dieci tomolate, parte alberate di quercie e parte con giardino alberato di celsi neri, noci, fichi ed altri alberi fruttiferi, con casetta di fabbrica posta nel luogo detto “Vassarello”, confine le terre del Sig. D. Lorcoso, l’orto del Sig. D. Vitaliano Venturi e quello del Sig. D. Giandomenico de Martino, la via pubblica ed altri fini, che egli aveva acquistato dal mag.co Nicola Giordano, per atto del notaro Antonino Fanele, e sedici tomolate circa di terra aratoria e pascolativa, posta nel luogo detto “Le Limine”, comuni ed indivise con il Sig. Francesco Petrone, confine con le terre di Muzio de Martino, quelle del Sig. Ferrari, quelle della SS.ma Annunziata, quelle della Sig.a Petronia Cavarretta, ed altri fini, comprato dal quondam D. Carlo Tronca come per “istrumento” stipulato dal notaro Marcello Martino.

Tra i patti si specificava che il beneficio, con il peso di 10 messe all’anno in suffragio perpetuo della propria anima, apparteneva al detto Silvestro che ne era il fondatore, ma che, alla sua morte, sarebbe dovuto passare a suo figlio Giuseppe e quindi, ai suoi leggittimi discendenti maschi estromettendone le femmine. Questi, avrebbero dovuto presentare al beneficio gli ecclesiastici destinati a celebrare le messe previste, scegliendoli tra i loro parenti più prossimi ed in assenza di questi, tra quelli più remoti e poi tra gli estranei.[xl]

Troviamo successivamente che, nella chiesa parrocchiale di “S(an)ctae Mariae Lamagna, sive in Caelum Assumptae”, retta dal parroco D. Joannes Dominico Pace, esistevano due altari oltre quello maggiore,[xli] mentre nella cappella di Sant’Antonio Abbate della stessa chiesa, era eretto il beneficio appartenente alla “familia Berardi” intitolato allo stesso santo, retto dal diacono Brunone Berardi.[xlii]

Petilia Policastro (KR), Santa Maria Maggiore. Tela raffigurante Sant’Antonio Abbate (“D. MARIANNA BERARDI L’EREDE FE DIPINGERE PER SUA DIVOZIONE ANNO DEL SIGNORE 1844”).

Particolare della stessa immagine con l’arme della famiglia Berardi.

 

La congrua del parroco

Dopo la morte di D. Joannes Dominico de Pace, avvenuta del febbraio 1776, nel mese di luglio di quello stesso anno la chiesa parrocchiale di “S. Mariae Maioris, als la Magna” fu provvista al presbitero Petro Grano approvato “in concurso”.[xliii]

Al tempo in cui era retta da quest’ultimo che, il 22 febbraio 1780, compare in qualità di procuratore del monte frumentario del D.r Fisico Martino Curto,[xliv] la chiesa subì le scosse del terremoto del 1783, quando Policastro “fu in gran parte distrutta, e nel resto conquassata”, risultando “parte distrutto, e parte cadente”.[xlv]

Dopo l’abolizione della “Cassa Sacra”, creata dal governo borbonico per finanziare la ricostruzione, al fine di assicurare al parroco di Santa Maria “Maggiore” una rendita adeguata al suo sostentamento, e per la manutenzione della sua chiesa, gli fu assegnata una “congrua”, come risulta il 7 agosto 1796, nel “Piano de’ Luoghi Pii, e loro rendita, formato per ordine di Sua Ecc.a Sig.r Marchese di Fuscaldo dal Sig.r Archid.no D. Diodato Ganini Vicario Generale Capitolare di questa Diocesi di S.ta Severina”, quando la parrocchiale aveva la cura di 1251 anime, risultando così la parrocchia più popolosa tra le tre di Policastro, il “Paese più grande della Diocesi” con 3459 abitanti.

La congrua assegnata annualmente al curato di “S. M.a Magg.e”, comprendeva ducati d. 59:05 “in tanti cenzi” e d. 72.59 in “contanti”.[xlvi] A quel tempo, i beni che risultavano assegnati al parroco D. Pietro Grano “per congrua”, “In tanti pezzi di Terra, d’annui Censi, che possedeva la sudetta Parocchia”, erano così elencati:

“Quattro vignali “nell’olivaro” d. 3.92; un vignale nelle “Limine” d. 2.00; un vignale nel “Cersitello” d. 0.50; annuo censo sopra Rosario Carvello d. 1.08; Annuo censo sopra Mastro Domenico Guzzo d. 0.88; Annuo Censo sopra Bruno Mannarino d. 0.20; Annuo censo sopra il Beneficio di S. Giacomo d. 0.30; annuo censo sopra Domenico Cavarretta d. 0.35.” A questi, “in conto della congrua”, andavano a sommarsi i censi di altri enti ecclesiastici del luogo: sopra quelli della Chiesa Madre: D. Michelangelo Ferrari sopra “Serra” d. 4.00; Giovanni Curto sopra il castagneto d. 1.50; Antonio La Rosa sopra “il Canale” d. 1.00. Oratorio del SS.mo Rosario: Salvatore Anania per annuo canone sopra il vignale detto “Paterniso” d. 1.60; Vito Rizza sopra il vignale detto “la Grossi” d. 00.50; Andrea Catanzaro sopra il vignale detto “Paterniso” d. 3.00.[xlvii]

Per quanto riguarda invece i suoi obblighi, in una fede del 3 novembre 1798, prodotta dal cancelliere dell’università di Policastro Simone Mayda, si evidenzia che dal “Libro catastale” del corrente anno 1798, risultava che tra le voci che componevano la “partita della Mensa Arcivescovile di S. Severina”, vi era la quarta beneficiale di 3 ducati dovuta dal parroco di “S. M.a La Magna”.[xlviii]

Petila Policastro (KR), interno della chiesa di Santa Maria Maggiore.

Commendato dal re

Dopo la morte di D. Gio: Domenico Cavarretta, avvenuta il 23 agosto 1805, la parrocchia di “S. Maria Maggiore” che risultava quella di Policastro “più popolata di anime”, fu provvista al presbitero D. Vito Madia, esaminato dagli esaminatori sinodali in occasione dell’apposito concorso disposto dell’arcivescovo di Santa Severina Pietro Fedele Grisolia (1797-1809).[xlix]

Dalla corrispondenza intercorsa in tale occasione tra la curia arcivescovile di Santa Severina ed il Cappellano Maggiore del regno in Napoli, emerge che il Madia, “Predicatore Quaresimale, Panegirista, Confessore, m(aest)ro di belle lettere, lettore di logica, e Geometria; il quale è stato distributore delle bolle della Crociata, ed è di buona vita, e d’irreprensibili costumi”, “placidissimo”, “fù in p(ri)mo luogo approvato” dall’arcivescovo che, quindi,  rassegnò al “R. Trono” “l’esito del concorso tenuto per la provvista della Parocchia di S. Maria di Policastro”. In questa occasione, infatti, così si esprimeva l’arcivescovo Grisolia: “E poiché per la vacanza seguita in mese riservato la provista si appartiene alla S. Sede, lo propongo al R.l Trono di V. M. affinchè, stimandolo oportuno, si benigni ordinare che si spedisca la commendatizia”. Ed al v(ost)ro R.l Trono umilm.te prostrato, implorando dal cielo alla v(ost)ra R.l Persona, e famiglia tutte le maggiori benedizioni, mi glorio essere.”

L’otto febbraio 1806, “Essendosi degnato il Re di commendare alla S. Sede il sacerdote D. Vito Madia per la parrocchia di S. Maria Maggiore della Terra di Policastro”, “Nel R.l nome” si comunicava all’arcivescovo di darne “notizia al Commendato, affinchè faccia assistere in Roma per la spedizione delle Bolle a suo favore”.[l]

A tenore del real decreto dell’undici gennaio 1820, il primo febbraio 1831, il “Parroco” Vito Madia certificava di trovarsi ancora nel pacifico possesso della “Cura Spirituale” della chiesa parrocchiale di “S. Maria maggiore nel Comune di Policastro”.[li]

Petilia Policastro (KR), chiesa di Santa Maria Maggiore, crocifissione.

Verso l’attualità

Al tempo in cui era affidata alla cura di D. Vito Madia, nella chiesa parrocchiale di Santa Maria Maggiore, esisteva ancora il beneficio di “S. Antonio Abbate”, fondato nella “Cappella di S. Ant.o Abbate” e posseduto dal Signor D. Giacomo Berardi, a cui appartenevano il “Giardino di Garrufi” (d. 26.22), il “Vignale Limini” (d. 15.10), “Iavoli” (d. 00.62) e “Grotte di Pipino” (d. 3.00).

Nella parrocchiale esistevano anche un legato perpetuo di annui ducati 30 di messe del fu Francesco Bernardello, posseduto dal Sig. D. Muzio Portiglia del fu D. Carmine, insieme con gli altri suoi fratelli e sorelle, cui apparteneva il castagneto detto “Trentademoni” venduto al Sig. Nicolò Giordano il 2 ottobre 1811, il cui censo fu trasferito dal fu Sig. D. Carmine Portiglia sopra tutti i suoi beni e specialmente sopra il fondo “Salinara”, e la cappellania laicale del fu D. Martino Curto fondata il 15 novembre 1766, cui appartenevano il vignale detto “S. Cesareo” (d. 12.74) ed il castagneto detto “li Marrazzi” (d. 14.03). Secondo le disposizioni del fu D. Martino Curto, dopo la morte dell’amministratore D. Pietro de Martino, la cappellania passò nelle mani dell’arciprete fino al settembre 1818 quando, morto l’arciprete D. Girolamo Carvelli, questa passò al parroco D. Vito Madia.[lii]

Agli inizi del Novecento, quando la chiesa era affidata a Francesco de Mercurio “Economo Curato di S.a M.a Maggiore”,[liii]  i suoi confini parrocchiali oltre all’abitato, si estendevano anche allo spazio extra-urbano:

“Confini delle Parrocchie di Petilia Policastro

S. Maria Maggiore

Dal ponte Gallina fino al ponte di Tacina presso Cotronei la parte / di sopra della rotabile, fino a S. Demetrio e di là, salendo, Pagliarelle, / Vaccarizzo, e poi Principe Cariglione. Partendo poi dalla parte del / paese, e propriamente, dal castello si estende al ponte della S. Spina / congiungendosi da questo con il punto detto Principe. Il fiume Soleo forma linea di divisione tra la su detta Parrocchia e quella della / SS. Annunziata, andando verso sopra, partendo dal ponte su detto della / S. Spina.

L’Arciprete Salvatore Venneri.[liv]

Attualmente la chiesa di Santa Maria Maggiore di Petilia Policastro detta “da Marenna” dai paesani, è distinta da questi ultimi come la parrocchia “du Castiaddru” (castello), rispetto all’altra della “ghiazza” (piazza) sotto il titolo di San Nicola Pontefice.

 

Note

[i] 21 aprile 1418. “Abbati monasterii S. Angeli de Frigillo, S. Severinae dioc., mandat ut Spiritui Brunecto, presbytero S. Severinae dioc., provideat de parochiali ecclesia S. Mariae Magnae de Policastro, eiusdem dioc., vac. per ob. Antonii Veca rectoris.” Russo F., Regesto II, 9420.

[ii] 1 maggio 1517. “Bernardino Albano, canonico Insulano. Ferdinando de Cola, clerico S. Severinae dioc., providetur de parochiali ecclesia S. Mariae Magnae, terrae Policastri, S. Severinae dioc., vac. per resignationem Augustini Monaci, per Bartholomaeum Raparum, clericum Lauden., procuratorem suum, factam et admissam.” Russo F., Regesto III, 15803.

[iii] 9 dicembre 1519. “Dominico de Rubeis providetur de parochiali ecclesia B. Mariae de la Grande (de Policastro), S. Severinae dioc., vac. per ob. Iohannis Clasidante, (sic) rectoris.” Russo F., Regesto III, 16103. 9 dicembre 1519. “Asculan. et Castren. Episcopis ac Vicario generali Archiep. S. Severinae, mandat ut Dominico de Rubeis, clerico Beneventan., provideant de Decanatu ecclesiae S. Severinae, vac. per ob. Iohannis Classidanti.” Russo F., Regesto III, 16104.

[iv] 1534. 7 febbraio 1534. “Rev.mus d.nus Vincentius, tt. S. Potentianae pbr Card.lis Neapolitan., cui als ecclesia S. Mariae de la Grande (terre Policastri), S. Severinae dioc., c.m. vac. commendata existit, commendam huiusmodi et omne ius in eandem, in favorem d.ni Francisci Benincasa, clerici S. Severinae dioc., cessit, reservatis pensione annua duc. trium auri Iohanni Calderocio, clerico Cusentin., et sibi regressu.” Russo F., Regesto III, 17274.

[v] “R.to da D. Mar.no Alljtto (sic, ma Accetta) da Pulicastro per S(an)ta Maria maggiore, et S(an)to Angelo de plateis per x.a ..d. 1.4. …”. AASS, 2 A.

[vi] “Denari de le carte” (1545): “Donno mar.no accetta per la 4.a de s.ta maria la grande d. 2.0.0”. “Conto de dinari de le quarte exacti in lo predicto anno 1546”: “Da donno martino accetta per s.ta m.a la grande d. 2.0.0”. “Conto de quarte exacte per lo R.do quondam Don Jacobo rippa como appare per suo manuale q.ale sta in potire de notari mactia cirigiorgi et sonno de lo anno 1547”: “Da donno martino acepta de policastro per s.ta m.a la magna d. 2.0.0”. “Dinari q.ali se haverano de exigere de le quarte de lo anno vj jnd(iction)is 1548”: “Da donno martino acepta per la quarta de s.ta maria la grande d. 2.0.0”. “Denari delle quarte de tutti li benefitii della diocesa de s(an)cta s(everi)na” (1566): “S(an)cta Maria la grande pagha de quarta ogne anno d. 2.0.0.”. AASS, 3A.

[vii] AASS, 16B.

[viii] “Policastro è terra Regia, qual’essendo stata venduta dal Conte di S. Severina fù fatta di demanio con l’opra, e patrocinio del Cardinale di S. Severina, è habitata da tre milia anime incirca vi sono quattro chiese parocchiali, e nella matrice è l’Arciprete, e Cantore con venti altri preti, quali per il più vivono delloro patrimonio, et elemosine che ricevono dal servitio delle chiese, e confraternità, …”. ASV, Rel. Lim. 1589. “Policastro è terra Regia habitata da tre milia anime incirca. Vi sono quattro chiese Parocchiali, e nella Maggiore è l’Arciprete il Cantore e vinti altri Preti, quali p(er) il più vivono di loro patrimonio, et elemosine che ricevono dal serv.o delle chiese, e Confratie …”. AASS, 19B.

[ix] A riguardo di tale unione, troviamo in seguito che Santa Maria la Magna, esigeva ancora un censo perpetuo relativo ad un suolo posto in convicino della parrocchiale soppressa di San Nicola delli Cavaleri. 12.11.1633. Gregorio Caria vendeva a Caterina Giordano, vedova del quondam Joannes Petro Aquila, la domus terranea posta dentro la terra di Policastro, nel convicino della venerabile “Ecc.ae dirute ditte Santi nicolai delli Cavaleri”, confine la domus di Joannes Vincenzo Riccio, la domus di Joannes Baptista Hijerardo, dalla parte superiore, “justa domum Presbiteris seu Casaleni Jo(ann)is Jacobi de aquila”, la via pubblica ed altri fini, gravata dall’onere perpetuo di annui carlini 3 alla chiesa di S.ta Maria “Magne” (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciro, Busta 79 prot. 300, ff. 097v-098v).

[x] 14.09.1634. Relativamente alla casa che Sanzone Salerno e Gorio Caira avevano venduto a Caterina Giordano, vedova del quondam Gio: Petro Aquila, si riferisce che questa era gravata dal peso di annui carlini 3 nei confronti della chiesa di S.to Angelo “lo melillo”, che però, al presente, esigeva quella di S.ta Maria “la grande” (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciro, Busta 80 prot. 301, ff. 139v-140v).

[xi] 12.11.1623. Dietro l’istanza di Livio Zurlo, agente per parte di Mario Sarsalis, sindaco della città di Catanzaro, il notaro con il giudice ed i testi sottoscritti, si portava nella domus del presbitero Salvatore de Richetta, parroco e rettore della chiesa parrocchiale di S.ta Maria “Magnae”. Qui, tra i “libros, et scripturas spettantes ad dittam parochia”, fu rinvenuto il libro scritto dal quondam D. Minico Palatio, parroco predecessore “premortuum”, intitolato “libro delli matrimoni solemnizati per me d. dominico palazzo paroco et Curato delle venerabile chiese unite Santa maria la grande Santo nicola delli Cavaleri, et santo Angilo dello melillo della terra di poliCastro della Diocesi di santa severina fatto per ord.ne dell’Ill.mo et R.mo Alfonso pisano arcivescovo di santa severina in visita Conminciato à di dece di ottobre 1592” (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciro, Busta 79 prot. 294, ff. 117-118;). 09.12.1612. Il presbitero Joannes Dominico Palatio, cappellano e curato della venerabile chiesa di “sante marie magne”, dichiarava che, il 06.11.1611, aveva celebrato il matrimonio tra Joannes Dom.co Mannarino e Joanna Piccolo, figlia di Lucretie Scalise, come appariva dal libro in cui erano annotati simili atti (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciro, Busta 78 prot. 288, ff. 053v-054). 17.03.1613. Il presbiter Dom.co Palatio cappellano e curato della venerabile chiesa di “sante Marie magne”, dichiarava che il 11.01.1609 aveva celebrato il matrimonio tra Vincenso Romano e Caterina Vecchio (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciro, Busta 78 prot. 288, ff. 072-072v).

[xii] 27.12.1622. Il presbitero D. Salvatore de Arrichetta o Richetta di San Joanne Monaco, ma abitante in Policastro, cappellano e curato di “Santae Mariae Magne”, il 04.07.1620 aveva fatto testamento stipulato per atto pubblico dal not.o Jacinto Richetta di Policastro (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciro, Busta 79 prot. 294, ff. 062v). 18.09.1630. Don Salvatore Richetta “Curato, et Cappellano”, o “paraco” di S.ta Maria Magna dichiarava che il 21.09.1628 giorno di San Matteo, aveva unito in matrimonio Joannes o Gianni de Franco ed Isabella Faraco (ASCZ, Notaio G.B. Guidacciro, Busta 79 prot. 297, ff. 163-163v). 07.01.1631. Davanti al notaro, tra gli altri,  compare D. Salvatore de Arrichetta “incola” in Policastro e parroco di S.ta Maria Magna (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciro, Busta 79 prot. 298, ff. 002-002v).

[xiii] 15.08.1609. I beni promessi dal presbitero D. Vincenso de Fiore, a Dominica Massa che andava sposa a Joannes Dom.co Argise, erano gravati dal peso di carlini dodici e mezzo per “una meza edomada nella Cappella della presentatione della madonna Capp.lla delli venturi nella chiesa di santa maria della grande” (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciro, Busta 78 prot. 287, ff. 149-151).

[xiv] Pochi sono i testamenti contenuti nei protocolli dei notari di Policastro della prima metà del Seicento, che documentano di sepolture nella chiesa. 23.02.1605. Nel suo testamento, Francischina Lamanno, abitante dentro la terra di Policastro “in convicino Ecclesie santi Angeli”, disponeva di essere seppellita nella chiesa di “santa maria della grande” (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciro, Busta 78 prot. 286, ff. 228v-229v). 06.09.1645. Joannes Dom.co Cavarretta de Petro, disponeva di essere seppellito nella chiesa della S.ta Maria “la grande” (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciro, Busta 80 prot. 307, ff. 076v-078). 13.02.1654. Nel suo testamento, Luca de Pace disponeva di essere seppelito nella chiesa di S.ta Maria “la grande sua Parocchia” (ASCZ, Notaio F. Cerantonio, Busta 196 prot. 879, ff. 010v-011). 18.03.1654. Nel suo testamento, la vedova Vittoria Richetta,  disponeva di essere seppellita nella chiesa di S.ta Maria “la grande” (ASCZ, Notaio F. Cerantonio, Busta 196 prot. 879, ff. 029-030). 10.04.1654. Nel suo testamento, Minicella Converiati disponeva di essere seppellita nella chiesa di S.ta Maria “la grande” (ASCZ, Notaio F. Cerantonio, Busta 196 prot. 879, ff. 042-043). 12.11.1654. Nel suo testamento, Francisco Arcuri, disponeva di essere seppellito nella chiesa di S.ta Maria “la grande” (ASCZ, Notaio F. Cerantonio, Busta 196 prot. 879, ff. 153-153v).

[xv] 20.09.1605. La domus “terranam” delle sorelle Antonina e Betta de Carcello, che era appartenuta al quondam Rinaldo Carcelli loro padre, era posta nella terra di Policastro “justa ecclesiam sante Marie magne”, confine la domus della detta Ant.na, la via pubblica da due lati, “et parte posteriori justa casalenum ditte Ecclesie” (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciro Policastro, Busta 78 prot. 286, ff. 134-134v).

[xvi] 21.02.1654. Davanti al notaro comparivano la vedova Cornelia Scoraci, madre di Dominica Poerio, “Virginis in Capillo”, e Fran.co Cervino, per la stipula dei capitoli relativi al matrimonio tra detta Dom.ca e detto Fran.co. Appartenevano alla dote “uno filo de Celsi” posti dentro il territorio di Policastro, nel loco detto “Sop.a la timpa de S.ta Maria la grande”, confine “li Celsi” di Pietro Faraco ed altri fini (ASCZ, Notaio F. Cerantonio, Busta 196 prot. 879, ff. 013-015).

[xvii] 29.02.1613. Joannes Faraco, nel suo testamento, lasciava erede il figlio Gio: Thomaso dei suoi beni, tra cui: i gelsi posti nel loco detto “lo ringo”, confine i gelsi di Pagano ed il gelso di S.ta Dominica e “le porghe di sotto le mura di s.ta Maria della grande” e i gelsi del q.m Fran.co Ant.o Leusi e la via pubblica ed altri fini; le case poste in “loco ditto in nansi s.ta maria della grande” tanto la casa palaziata “di sopra”, come l’altra casa palaziata “di sotto”, confine la casa di Serafino Cavarretta e la casa di Gio: Paulo Maurello, vinella mediante, e la via pubblica da due lati; un’altra casa con un casalino e parte di un orto, sita similmente in detto loco “sancta Maria della grande”, confine la casa del quondam Petro Cavarretta e Faustina Bruna e la via pubblica (ASCZ, Notaio Ignoto Policastro, Busta 81 ff. 37-40). 21.07.1605. Il notaro Horatio Scandale di Policastro, per riscattare un “ortale arboratum sicomis” pignorato, posto nel territorio di Policastro loco detto “lo ringho iusta domos ipsius not.ii Horatii justa sicomos Notarii Fran.ci accetta justa bona Cesaris Rizzia et bona q.m Fran.ci Ant.o Leusi et alios fines”, detenuto al presente da Cesare Curto, prendeva in prestito da Joannes Baptista Rocca, procuratore della venerabile chiesa di S.ta Caterina, la somma di ducati quaranta, impegnandosi a pagare il censo annuo di ducati quattro ogni anno alla metà di agosto ad iniziare dal prossimo anno 1606 ed obbligando i suoi beni (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciro Busta 78, prot. 286 ff. 116-117v). 16.02.1609. In occasione del matrimonio tra Leonardo Jacometta e Caterina Rizza “virginis in capillo”, faceva parte della dote un ortale di gelsi posto nel territorio di Policastro loco detto “lo ringo”, confine i gelsi del quondam Fran.co Ant.o Leusi dalla parte di sopra, i gelsi del notaro Fran.co Accetta “dello lato” e la via pubblica (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciro, Busta 78 prot. 287, ff. 130v-132). 15.11.1616. Davanti al notaro comparivano Vespesiano Blasco, tutore ed “avus Maternus” di Andriana Leusi, figlia del quondam Fran.co Antonio Leusi, e Joannes Dominico Pantisano della città di Crotone, padre di Peleo Pantisano, per la stipula dei capitoli relativi al matrimonio tra il detto Peleo e la detta Andriana. Apparteneva alla dote la “continentia di celsi” posta nel territorio di Policastro loco detto “lo ringo”, “iusta le mura della citta” e i gelsi del notaro Fran.co Accetta, la via pubblica ed altri fini, stimata del valore di ducati 550 (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciro, Busta 78 prot. 290, ff. 146v-155v).

[xviii] ASCZ, Notaio G. B. Guidacciro, Busta 78 prot. 286, ff. 236-237;  Busta 78 prot. 287 ff. 091v-092v e 203; Busta 78 prot. 288, ff. 028v-029v, 064v-065, 079-079v, 084v-085v, 102v-103; Busta 78 prot. 290, ff. 009-009v, 036-036v, 062-062v, 090v-092, 119-120v, 143-143v, 143v-144v, 155v-157; Busta 78 prot. 291, ff. 045-046, 055-056, 094v-095, 124-125; Busta 79 prot. 293, ff. 016v-017v, 020v-021v; Busta 79 prot. 294, ff. 107-107v, 114-115v, 117-118; Busta 79 prot. 295, ff. 005-005v; Busta 79 prot. 296, ff. 025v-026v, 027v-029, 041v-042v, 059v-060v, 073v-074v, 109v-110v, 148v-150; Busta 79 prot. 297, ff. 007-008, 034-034v, 083v-084, 087-088, 110-111, 127-129, 158v-159, 159-159v; Busta 79 prot. 298, ff. 069v-075; Busta 79 prot. 299, ff. 014-015, 025-026v, 026v-028, 056v; Busta 80 prot. 301, ff. 022v-025, 027v-028v; Busta 80 prot. 302, ff. 019-019v, 112v-113; Busta 80 prot. 303, ff. 010-011, 029-030v; Busta 80 prot. 304, ff. 055-057, 071v-072v; Busta 80 prot. 305, ff. 025v-027, 029-030v, 071-072, 072-073; Busta 80 prot. 306, ff. 022v-023v, 043v-045, 110v-111; Busta 80 prot. 307, ff. 006v-007v, 038v-040, 043-044v, 045-046v, 052-053, 054v-055v, 059-060v, 064-064v, 064v-065v, 067-067v, 069-070, 070v-071, 071v-072v, 074-075v, 076v-078, 078-079, 082-082v, 088v-089, 093-094v, 100v-101v. ASCZ, Notaio Ignoto Policastro, Busta 81 ff. 37-40. ASCZ, Notaio G. M. Guidacciro, Busta 182 prot. 801, ff. 048v-049v; Busta 182 prot. 802, ff. 039v-040, 054-055; Busta 182 prot. 803, ff. 006-008v, 046-047, 103-104, 104-105v, 126v-127v; Busta 182 prot. 804, ff. 007v-009, 019-020, 075-077v, 098v-101, 105-107v, 134-136, 143v-144, 150-152, 165-167; Busta 182 prot. 805, ff. 007v-009; Busta 182 prot. 806, ff. 059v-061v. ASCZ, Notaio F. Cerantonio, Busta 196 prot. 874, ff. 016-019v, 044v-046, 068-069v, 071-072v, 107-108v; Busta 196 prot. 875, ff. 011-012v, 016-018, 055-061, 101v-107, 107-108v, 109-109v; Busta 196 prot. 876, ff. 005v-006v, 010v-011, 021v-023, 044v-045v, 048v-050, 070-071, 076v-077; Busta 196 prot. 877, ff. 007-008, 043v-045; Busta 196 prot. 878, ff. 017-019, 040v-041v, 056v-057, 060v-061, 062v-063, 065-065v, 067-067v, 069-070, 073v-074, 085-086v; Busta 196 prot. 879, ff. 005-007, 010v-011, 011-013, 013-015, 029-030, 036v-038, 040v-042, 042-043, 055v-056v, 058v-060v, 077v-079, 085v-089, 089-090, 090-091, 111-112v, 116v-118, 118-119v, 121-122, 123-124, 127-128, 141-142v, 151v-152v, 153-153v, 156-157; prot. 880, ff. 010-011, 012v-014v, 022-023, 023-024, 027-028, 056-057, 057-058, 060-061, 069v-070, 088v-089v, 092-093, 102v-103, 103-104, 111v-113, 116v-118, 118v-119, 123-124, 138-142, 158-159, 167-168, 193v-195v.

[xix] Come apprendiamo da una platea dell’abbazia di Sant’Angelo de Frigillo redatta nel 1603, tra i censi posseduti ancora a quel tempo dalla detta abbazia in Policastro, che risultavano comprovati da una “platea veteri”, figurava quello che spettava pagare a “Matteo Cavarretta per una Casa palatiata dentro detta Terra alla Par.a di S.ta Maria, iuxta la Casa di Cesare Mauro, paga grana 6 ut supra” AASS, 124B. Negli atti dei notari di Policastro della prima metà del Seicento, l’identificazione di una abitazione in parrocchia di Santa Maria Magna, ricorre per la prima volta il 20.01.1623. ASCZ, Notaio G. B. Guidacciro, Busta 79 prot. 294, ff. 067v-069.

[xx] ASCZ, Notaio G. B. Guidacciro, Busta 79 prot. 296, ff. 161v-162; Busta 79 prot. 297, ff. 028v-029, 056v-057v, 116-117, 117-118, 155-156; Busta 79 prot. 298, ff. 016-017v; Busta 79 prot. 299, ff. 033v-034v, 047-048, 048-049; Busta 79 prot. 300, ff. 019-020, 079-080; Busta 80 prot. 303, ff. 036-037, 139-140; Busta 80 prot. 304, ff. 080-081; Busta 80 prot. 305, ff. 047-048. ASCZ, Notaio F. Cerantonio, Busta 196 prot. 874, ff. 009-010; Busta 196 prot. 876, ff. 006v-007v, 045v-048v; Busta 196 prot. 879, ff. 029-030.

[xxi] ASCZ, Notaio G. B. Guidacciro, Busta 80 prot. 301, ff. 059v-061.

[xxii] 23 dicembre 1634. “Laelio Scandael (sic) providetur de parochiali ecclesia S. Mariae de Prandis, (sic) terrae Policastri, S. Severinae dioc., vac. per ob. Salvatoris Arrichetta, de mense Octobris ex. Ro. Cu. def..” (Russo F., Regesto VI, 31799).

[xxiii] 06.01.1644. Il Rev.s D.r D. Lelio Scandale, “Parocho” della chiesa di S.ta Maria “la Magna”, attesta che “nell’ibro Battismale” della sua parrocchia alla data del 01.18.1643, era annotato il battesimo di Giulia nata il 27.07.1643, figlia di Gio: Battista Jerardo e Catherina Caira, i cui “Patrini” erano stati Carlo di Cola e Minica Spinello (ASCZ, Notaio G. M. Guidacciro, Busta 182 prot. 803, ff. 006). 01.09.1645. Il D.r D. Lelio Scandale “Parocho di santa Maria la magna” (ASCZ, Notaio G. M. Guidacciro, Busta 182 prot. 804, ff. 109-111). 15.08.1647. Il Rev.s dottore Lelio Scandale parroco di S.ta Maria Magna (ASCZ, Notaio G. M. Guidacciro, Busta 182 prot. 806, ff. 074v-078).

[xxiv] 8 agosto 1659. “Vicario generali archiep.i S. Severinae mandat ut Dominico Cappano (sic, ma Cepale), pbro, provideat de parochiali ecclesia S. Mariae la Magna, civ. Policastri, S. Severinae dioc., cuius fructus 24 duc., vac. per dimissionem Lelii Scandale, qui Archipresbyteratum S. Iuliani, terrae Cutri, assecutus est.” (Russo F., Regesto VII, 38736).

[xxv] 14.10.1645. Antonio Jordano, anche per parte di sua figlia “pupillae” Catharinella Jordano, donava alla “suam Parochialem Ecc.m” sotto il titolo di S.ta Maria “Magnae”, e per essa al “Reverendo Doctore” Lelio Scandale, rettore e parroco della detta chiesa, la somma di sei ducati che gli doveva Joannes de Franco, a complemento di ducati 31 con gl’interessi decorsi fino a quel momento, riferiti alla vendita di una “Domus et largo” fatta da Fiorella Scandale “socera” di detto donatore (ASCZ, Notaio G. M. Guidacciro, Busta 182 prot. 804, ff. 148v-150).

[xxvi] Rende P., La chiesa “Matrice” di san Nicola “de Policastro” nel luogo detto “la Piazza”, in www.archiviostoricocrotone.it

[xxvii] 11.02.1644. Elisabeth Cavarretta moglie di Leonardo de Renda, lasciava per testamento ducati 5 alla chiesa di S.ta Maria “la grande”, per comprare “tanti ceramidi per coprirsi d.a Chiesia”, denaro che si sarebbe dovuto prelevare da quello che le spettava dal Monte di Gorio Bruno al tempo che sarebbe stato ottenuto. Lasciava anche ducati 3 al D.r Lelio Scandale, cappellano della detta chiesa, per celebrare tante messe per la sua anima, da pagare con il denaro del detto Monte (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciro, Busta 80 prot. 307, ff. 045-046v). 19.04.1645. La vedova Livia Caccurio, lasciava per testamento ducati 20 alla chiesa di S.ta Maria “della grande”, di cui ducati 10 al R. D. Lelio Scandale, “Parocho d’essa”, per la celebrazione di tante messe per la sua anima, e ducati 10 “per reparat.ne di d.ta Chiesia” (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciro, Busta 80 prot. 307, ff. 064v-065v). 06.07.1645. Francisco Mannarino lasciava per testamento carlini 20 a S.ta Maria “della grande” “per riparat.ne della Chiesia” (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciro, Busta 80 prot. 307, ff. 069-070). 06.09.1645. Joannes Dom.co Cavarretta de Petro, lasciava per testamento annui carlini 25 in perpetuo per la celebrazione di tante messe per l’anima sua e quella dei suoi “ante pass.ti”, nella chiesa di S.ta Maria “la grande”, da pagarsi con le entrate della sua possessione della “Conicella” (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciro, Busta 80 prot. 307, ff. 076v-078). Dietro richiesta del testatore, lo stesso giorno il notaro ritornava nella sua casa per modificare il testamento fatto precedentemente. Cassato il legato con il quale si lasciavano carlini 25 in perpetuo alla chiesa di S.ta Maria “la grande”, il testatore disponeva di dare ducati 5 di messe alla stessa chiesa ed altri ducati 5 alla detta chiesa “per reparat.ne d’essa per la fabrica, e vestim.to” (ASCZ, Notaio G.B. Guidacciro, Busta 80 prot. 307, ff. 078-079).

[xxviii] ASCZ, Notaio G. B. Guidacciro, Busta 78 prot. 290, ff. 020-021; Busta 80 prot. 301, ff. 073v-074v.

[xxix] ASCZ, Notaio G. B. Guidacciro, Busta 78 prot. 290, ff. 143v-144v; Busta 80 prot. 302, ff. 101v-103. Notaio G. M. Guidacciro, Busta 182 prot. 803, ff. 046-047. Notaio F. Cerantonio, Busta 196 prot. 875, ff. 080v-082.

[xxx] AASS, 035A.

[xxxi] ASCZ, Notaio F. Cerantonio, Busta 196 prot. 880, ff. 063-064.

[xxxii] AASS, 37A.

[xxxiii] “In Civitate Policastri”, “Est alia Ecc.a Parochialis Curata sub Invocat.ne S. Mariae Magnae, Curam Animarum exercet Parochus.” (ASV, Rel. Lim. Santa Severina, 1675).

[xxxiv] AASS, 029A.

[xxxv] “Nel 1687 questa parrocchia comprendeva 712 filiani dei quali 75 non toccanti il settennio.” (Sisca D., Petilia Policastro, 1964, p. 202).

[xxxvi] Gennaio 1686. “De parochiali ecclesia S. Mariae La Magna, oppidi Policastro, S. Severinae dioc., cuius fructus 24 duc. vac. per ob. Dominici Cepala, de mense novembris praeteriti def., providetur Iacobo Ant. De Rosis pbro oriundo, approbato in concursu.” (Russo F., Regesto IX, 45387).

[xxxvii] Ottobre 1693. “De parochiali ecclesia S. Mariae La Magna, loci Policastri, S. Severinae dioc., cuius fructus 50 duc., vac. per ob. Iacobi Ant. La Rosa, de mense Augusti def., providetur Iosepho Ianniti, pbro oriundo approbato in concursu.” (Russo F., Regesto IX, 46862).

[xxxviii] “Alla parte poi più suprema, e Boreale principia la Chiesa Parocchiale di Santa Maria la Magna contradistinta da quella di Santa Maria piccola, di cui non si sa preciso il luogo, ma ben la credo aggregata a questa medesima, insieme con l’altra sua convicina di Santa Maria dell’oliva, dove io mi ricordo la messa ed ora Proh dolor! domus Dei stabulum est”. “La Parocchia fu propriamente ove è fabricato il palazzo del fu D. Antonio Martino ora posseduto da Lorenzo Pipino ma il Martino la fe stalla” (Mannarino F. A., Cronica della Celebre ed Antica Petilia detta oggi Policastro, 1721-1723). “Convicina ad essa (Santa Maria Magna ndr) era la chiesa di S. Maria dell’Oliva e sorgeva dove ora è il palazzo Mancini: è ancora visibile l’arco del portale di fronte all’attuale fontana.” (Sisca D., Petilia Policastro, 1964 p. 202).

[xxxix] AASS, 24B, fasc. 1.

[xl] AASS, 24B, fasc. 1.

[xli] “Parochialis Ecclesia S(an)ctae Mariae Lamagna, sive in Caelum Assumptae regitur per eius Parochum Curatum R(everen)dum D. Joannem Dominicum Pace; habet suum tabernaculum pro Sacris Speciebus asservandis, fontem Baptismalem cum Sacris Oleis, et duo Altaria praeter majus.” (ASV, Rel. Lim. Santa Severina, 1765).

[xlii] “Beneficium Sancti Antonii Abbatis de familia Berardi erectum in Capella eiusdem Sancti sita in Paroeciali Ecclesia Sanctae Mariae La magna, regitur per eius Beneficiatum Diaconum Brunonem Berardi.” (ASV, Rel. Lim. Santa Severina, 1765).

[xliii] Luglio 1776. “De parochiali S. Mariae Maioris, als la Magna, oppidi Policastri, S. Severinae dioc., cuius fructus 24 duc., vac. per ob. Dominici Pace, de mense Februarii def., providetur Petro Grani, pbro, in concurso approbato.” (Russo F., Regesto XII, 66972). In precedenza, dopo essere appartenuta a D. Giuseppe Iannici, la chiesa fu concessa al presbitero Prospero Mandarino. 17 febbraio 1724. “Carolo Cerro, U.S. ref. et antiquiori canonico ecclesiae S. Severinae, ac Vicario Generali archiep.i S. Severinae, mandat ut Prospero Mannarino, pbro dictae dioc., provideant de ecclesia S. Mariae, terrae Policastri dictae dioc.” (Russo F., Regesto X, 55017).

[xliv] AASS, 24B fasc. 3.

[xlv] Vivenzio G., Istoria e Teoria de Tremuoti in generale ed in particolare di quelli della Calabria e di Messina del 1783, Napoli 1783, p. 326. “Policastro, che fu in gran parte distrutta dal temuoto del dì 28 e il restante fu fracassato, ma non morì alcun cittadino”. De Leone A., Giornale e Notizie dè Tremuoti accaduti l’anno 1783 nella provincia di Catanzaro, 1783.

[xlvi] AASS, 86A.

[xlvii] AASS, 24B fasc. 3.

[xlviii] “Dal Paroco di S. M.a La Magna d. 003.00” AASS, 24B fasc. 3.

[xlix] Febbraio 1806. “De parochiali S. Mariae Maioris, oppidi Policastri, S. Severinae dioc., cuius fructus 24 duc. vac. per ob. Ioannis Dominici Cavarretta, de mense Augusti def., providetur Vito Madia, pbro oriundo 26 an., concionatori, in cura animarum versato, in praesenti concursu approbato et ab archiepiscopo commendato.” (Russo F., Regesto XIII, 69781). Il 23 agosto 1805, moriva il parroco di “S. maria magiore” di Policastro D. Gio: Domenico Cavarretta (AASS, 24B fasc. 2).

[l] AASS, 24B fasc. 2.

[li] AASS, 053A.

[lii] AASS, 24B fasc. 2.

[liii] AASS, 034B.

[liv] AASS, 034B.

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