Le chiese parrocchiali di Santa Maria e di S. Angelo nella piazza vecchia di Mesoraca

Statua di S. Michele Arcangelo nella chiesa del Ritiro di Mesoraca.

L’esistenza di una piazza pubblica all’interno delle mura della terra di Mesoraca risulta documentata già nei primi anni del Trecento, quando sappiamo che in prossimità delle rupi della piazza (“ripas platee”), esisteva la Giudecca dove abitavano gli ebrei: “… casalenum unum cum gructa contigua situm in judayca mesurace prope ripas platee et domum Raynaldi de mag(ist)ro Raymundo et domum Nicolai de cesara …”.[i]

Un’altra testimonianza a riguardo riferibile al periodo medievale, ci proviene dalla copia di un atto stipulato il 5 settembre 1501, attraverso cui apprendiamo che in questo spazio pubblico, sorgeva la chiesa parrocchiale di Santa Maria “de lo vaglio”,[ii] detta in seguito della Piazza: “in platea T(er)rae Misuracae ante Ven.lem Eccl(es)iam Sancte Mariae de Laleo” (sic).[iii]

Come apprendiamo attraverso un elenco relativo al pagamento della decima dovuta alla Santa Sede, da parte dei membri del clero della diocesi di Santa Severina, verso la metà del Cinquecento, il luogo si caratterizzava per la presenza di due chiese parrocchiali: quella di “S(an)ta maria de plateis”[iv] o “dela piaccia”,[v] e quella di “S(an)to Angelo della piazza”.[vi]

 

Le due parrocchiali alla metà del Cinquecento

In occasione della visita alle chiese di Mesoraca iniziata il 10 giugno 1559, dal vicario dell’arcivescovo di Santa Severina, la “ecc.am parrocchialem sub vocabulo S.tae Mariae di la piazza” di cui era cappellano D. Dominico Tuscano, risultava avere un solo altare “fabricatum maius”, con altare portatile e i seguenti beni: tre tovaglie, un “Coperimentum altaris”, un calice d’argento con patena “deauratus”, due candelabri lignei dorati, tre casule di tela, una rossa, una bianca e l’altra nera, un vestimento sacerdotale completo senza casula, un missale, un “Cuscinellum”, nove tovaglie tra piccole e grandi, tre “lintheamina” di tela, un altro “lintheamen” di tela e un ante altare rosso e bianco dipinto di tela.

La chiesa possedeva anche una “Imago” di Nostro Signore pendente in croce di legno, con un “mandile magno” sopra ed un campanello “a latere”, mentre “in Campanili” erano due campane mezzane ed una grande. “In medio ecc.ae” vi erano due “lampas”. Da parte del vicario fu ordinato al cappellano di far realizzare una “imaginem” della gloriosa Vergine Maria “ad salutationem S. helisabecte” in tela del valore e prezzo di tre scudi.

Avendo completato la visita di S. Maria della Piazza, il vicario passò a visitare la “ecc.am parrocchialem sub vocabulo S.ti Angeli de plateis”, anch’essa corredata di pochi arredi nonché priva di un cappellano che vi celebrasse, dove trovò anche qui un unico altare di fabbrica con altare portatile.

La chiesa possedeva tre tovaglie, un “coperimentum altaris” con frange, una croce di legno, un calice di peltro con patena che, considerata indecente, fu rotta, due cuscini, un missale, cinque vestimenti sacerdotali completi di tela, una casula di damasco bianca, un’altra casula di cocullo rossa ed un’altra di tela nera, un “lamparium cum lampade”, un campanello, un crocefisso di legno coperto con tavole davanti al quale erano diversi “casciocti in uno banco de tabulis”, un thuribulo di ottone e due campane nel campanile.

La chiesa aveva due porte ed al suo interno vi era il fonte battesimale privo di acqua perché non si battezzava. Considerato che era carente di un ministro, il vicario affidò la chiesa a D. Servilio Salamone in qualità di procuratore affinché governasse i suoi beni.[vii] Da altri documenti successivi, sappiamo che la parrocchiale possedeva terre in loco detto “la perrera”,[viii] e un castagneto.[ix]

 

La piazza vecchia di Mesoraca

Agli inizi del Seicento il luogo aperto detto “la piazza”, oppure la piazza “vechia”, delimitato dalle abitazioni, preso cui si trovavano alberi di gelso[x] e alcuni orti, era contraddistinto dalla presenza della “Casa della Corte” e dalle numerose case dell’abbazia di Sant’Angelo de Frigillo, sulle quali quest’ultima esigeva alcuni antichi censi perpetui, come riferisce una platea compilata a quel tempo, in cui ritroviamo i nomi di alcuni cittadini Mesoraca che vi abitavano, oppure vi possedevano stabili: “Andrea de Vincislao per uno Casalino, che fù di Fran.co Martino, posto, dove si dice la piazza iuxta la Casa della Corte, via mediante, rende grana due annui, ut s.a.” “Vincenza Perretta per una Casa palatiata dentro d.a Terra in loco d.o la Piazza fù di Stefano Buono figlio iuxta la via publica, paga grana sette, e mezo.” “Matteo Puglise per una casa palaziata in loco d.a la piazza fù di Paolo Puglise, iuxta l’altre Case di d.a Abb.a, paga grana Cinque.” “Gio: Dom.co di Rinaldo per una casa loco d.o La Piazza fù di Pietro Angelo Campanaro, iuxta la Chiesa di Santa Maria ne paga grana tre”. “Antonello Schipano per una Casa terranea dentro detta Terra in loco d.o la Piazza iuxta la via vicinale deve pagare grana undeci annui.” “Simone post Andrea per una Casa Terranea fù di Ferrante post’Andrea posta alla piazza, deve grana 3.”[xi]

In questi primi anni del Seicento, quando già era stata realizzata una piazza “nova” in un luogo diverso della terra di Mesoraca, la chiesa di “s.te Marie della piazza vechia” confinava con la casa di Joannes de Lonetta e Cumena Truscia, mentre vicino si trovavano quella di Lutio Caracciolo e quella di Joannes Paolo Salerno.[xii] Nelle vicinanze troviamo successivamente anche le case di Giuseppe Curcio e quelle di Paulo Cozza e di Pietro Grispino.[xiii]

Circa un quarto di secolo dopo, in “loco d.o S. Maria della piazza”, troviamo la continenza di case di D. Gio. Vincenzo Caracciolo, “cum casaleno, et horto contiguo arborato prunis”, confinante con la casa di Bernardina Tropiano e quella di Joannis Vito,[xiv] mentre sappiamo che a quel tempo, nella piazza giungeva il confine parrocchiale della Matrice. Qui, infatti, nella “piazza p.a di d.ta T(er)ra”, si trovava una casa di Nicolao Prospero, posta “in Parochia sancti Nicolai”, che confinava con quella di Joannes Felice Avarelli e con la piazza.[xv]

A quel tempo risulta documentato ancora il “convicino della chiesa di Santo Angilo”,[xvi] mentre stabili ricadenti “in Parochia Divae Mariae de Platea” sono menzionati ancora da un atto del 22 agosto 1644.[xvii] Alla data del 28 agosto 1660, il settantenne Joannes Paolo Jurlandino, assieme a Joannes Fran.co Puglise, Joannes Dom.co Faraco, il Cl.o Fran.co Maria Benin.sa e Joannes Paolo Salamone, risultano abitanti “prope d.m Ecc.m Parocchialem S. Mariae de Platea”.[xviii]

In evidenza la posizione della piazza vecchia di Mesoraca.

 

Una unione contrastata

Alla metà del Seicento il cappellano di “S.ta Maria lo Vaglio”,[xix] e quello di “Sant’Angelo”,[xx] risultavano ancora tra quelli che pagavano la quarta beneficiale all’acivescovo di Santa Severina ma, a seguito dei dani causati dal terremoto del 1638, e in ragione della sua scarsa rendita, la parrocchiale di S. Angelo, nel frattempo trasferita nell’altra parrocchiale di S. Maria a causa del sisma, fu soppressa.

Essendo vacante la chiesa parrocchiale sotto l’invocazione di “S.ti Michelis Arcangeli” di Mesoraca, per la morte del R.do D. Joannes Berardino de Arena ultimo rettore, l’arcivescovo Gio. Antonio Paravicino, constatato che le rendite di questa chiesa erano troppo tenui ed insufficienti al sostentamento di un nuovo rettore, soppresse la parrocchiale, incorporandola “pro medietate et equali purtione” alla chiesa arcipretale di S. Pietro Apostolo ed alla Matrice di S. Nicola.[xxi]

Contro il decreto di unione della chiesa parrocchiale vacante, dato in Catanzaro l’11 novembre 1659,[xxii] si schierò però una parte del clero di Mesoraca, come evidenzia una memoria anonima fatta pervenire all’arcivescovo Francesco Falabella in occasione della sua visita pastorale, in cui si lamentava, tra l’altro, che l’unione non era stata realizzata con la parrocchia “più vicina et contigua”, ma con altre due più lontane, generando una confusione dei loro confini che contravveniva ai precetti conciliari.

“Nullità et defetti intorno all’Unione che fece / Monsig.r Paravicino sei giorni p.a che morisse / della Chiesa Parocchiale di S.to Angelo seu hoggi / detta Santa Maria della Piazza.

P.o doveva precedere la cognittione della causa / con testimonii esaminati che l’entrate del Arcipre / tato, e Chiesa Matrice erano assai tenui non suffi / cienti al sustentamento del Arciprete et Parocho / di San Nicola, o al meno doveva farsi in Visita.

2° Doveva precedere l’editto per il concorso di / d.a Chiesa Parochiale di S.to Angelo vacante con / forme la constit.ne del Sacro Concilio di Trento et / non ritrovandosi chi concorresse à d.a Cura, dovea / amonire li Parocchiani che erano sotto d.a Cura / di S.to Angelo, che accrescessero l’entrate per sustan / tamento del Parocho, altrimente si sarebbe suppres / sa et unita at altra Parochia.

3° L’unione doveva farsi alla Parocchia piu vicina / et contigua a quella di S.to Angelo per commodità / di Parochiani, et non dividerla unendo la mità / del Entrate al Arcipretato et l’altra a S.to Nicola.

4° doveva anco precedere l’esame della tenuità / delle entrate di d.a Parochia suppressa che le / erano sufficiente al sustentamento d’un Parrocho / il che ha del veresimile, mentre per il passato sia / mantenuto con quelle entrate che c’erano aggiun / tovi poi l’incerti della d.a Parochia.

5° se ni causa un assurdo, che li detti Parochiani / di S.to Angelo sono restati senza Rettore non esse / ndoli assignato Chiesa particolare contigua con / viene ad essere unita a due Parocchie l’una / in mezo la terra, et l’altra più a basso et più / per constitutione di Sacri Canoni habbiamo che le / Parochia debeno habere suos certos limites et con / fines. Qui si vede una confusione, non sapendosi / a qual delle due Parocchie siano soggette quelle / anime della Parocchia suppressa.

6° Non vi furno astati l’interesse pretendenti che / erano i Parocchiani di S.to Angelo, la quale te / nità est de substantia attus, che facendosi omiss… / dista solemnitate in totum corr…, ne in / modo alcuno si può sustinere.

7° La d.a Unione, e nulla et subrettitia per esser / fatta extra Diocesim in tempo che l’Arciv.o / era destituto di sensi, et desperato da medici, / et si vede dalla sua sottoscrittione che non / haveva forza da sostinere la penna, come / dalla confronta della mano che faceva quando / era sano, et questa d’adesso, chiaram.te appare. / Et altreche si possano piu maturam.te considerare et pro ut / consesus Capituli qui requiritur per forma essentiali / insuper privatur 4.a.”[xxiii]

 

S. Maria alla metà del Seicento

I fatti che condussero alla soppressione di S. Angelo, interessarono comunque anche le vicende dell’altra parrocchiale vicina di S. Maria, come evidenziano gli atti della visita compiuta a Mesoraca dall’arcivescovo di Santa Severina Francesco Falabella il 28 agosto 1660.

In questa occasione quest’ultimo visitò la “Ecc.m Parocchialem vulgo nuncupata S. Maria della Piazza”, cominciando dal suo altare maggiore, posto nella parte orientale dell’edificio a cospetto della porta maggiore, ornato con un pallio dipinto in tela con fiori ed altre pitture, tre tovaglie, “lapide sacrato”, croce, “Carta secretorum” e quattro candelabri lignei dipinti vetusti.

Nella parete si trovava una “Icona vetusta” in più parti lacera, con una “Imagine Visitat.nis B. Mariae” che l’arcivescovo comandò di rimuovere e di sostituire con un’altra originariamente posta alla sinistra dell’altare maggiore, raffigurante la B. Maria ed i Santi Michele Arcangelo e Francesco. L’arcivescovo ordinò anche di rimuovere un “linteum” di lino vetusto, lacero e sordido, posto a mo’ di ombrello sopra l’altare e di sostituirlo con un baldacchino dipinto colorato con fiori.

Questo stato trascurato dei suoi arredi, sottolineato anche dalla mancanza di un rettore della chiesa, era da porre in relazione, secondo quanto fu esposto all’arcivescovo, al fatto che la chiesa era stata unita dai predecessori del Falabella alla Matrice di S. Nicola, distante un tiro di scopetta, ed a quella di S. Pietro, distante la “quartam partem milliarii”. Di fronte a tale presa di posizione, l’arcivescovo ingiunse ai parroci di queste due chiese di esibire il decreto dell’unione, pena la nullità dell’atto stesso.

La chiesa aveva l’onere di celebrare la messa nei singoli giorni festivi che assolveva D. Onofrio Arena a ciò deputato da parte dei parroci di S. Nicola e di S. Pietro. La chiesa aveva anche l’onere di due messe alla settimana che erano celebrate utilizzando le elemosine pagate del rettore del Seminario di Santa Severina.

Nella sacristia posta al lato sinistro dell’altare, furono trovate tre casule, una bianca di “Ciambellotto”, un’altra verde “eiusdem materiae”, e un’altra rossa di lana, un calice con piede di bronzo e vertice d’argento dorato, e tre veli di colore bianco, rosso e verde, un missale e “Alba una vetusta”.

Per quanto riguardava il corpo dell’edificio sacro, esisteva un “Pavimentum stratum ex cimento” in molte parti “effossum”, mentre il tetto dotato di travi e tegole senza intempiatura, aveva delle aperture, così l’arcivescovo ordinò che fosse riparato con calce nella parte posteriore della porta maggiore, ordinando anche di riadattare un gradino diruto davanti la detta porta. Nel campanile posto sopra la porta maggiore, si trovavano due campane, una mezzana e l’altra piccola, mentre in sacristia era riposta un’altra campana rotta.[xxiv]

 

Verso la scomparsa

Anche se “La Chiesa di S. Maria della Piazza” e “La Chiesa di S. Michel’arcangiolo”, risultano ancora tra quelle esistenti nella terra di Mesoraca in occasione della visita arcivescovile del 9 giugno 1723,[xxv] ben presto i loro edifici vennero meno e furono abbandonati.

Dovettero contribuire a ciò gli effetti del sisma del 1744, a seguito del quale fu abbandonata anche la vicina chiesa Matrice,[xxvi] come dimostra il fatto che entrambe non compaiono tra le “Chiese e Luoghi Pii” riportati nel catasto del 1746,[xxvii] né risultano tra quelle visitate in occasione delle visite arcivescovili compiute a Mesoraca tra il 1762 e il 1779,[xxviii] anche se il Fico ricorda “s. Maria della Piazza” tra le chiese “figliali” di Mesoraca nel suo scritto edito nel 1760.[xxix]

Per qualche tempo, invece, continuò ad esistere la rendita di questa antica parrocchiale. Tra le rendite della Mensa Arcivescovile di Santa Severina alla fine del Settecento, troviamo che il Seminario della città esigeva ancora ducati 2.40 sopra il beneficio di “S. Maria del Vaglio” (1796).[xxx]

 

Note

[i] ACA, Cancillería, Reg. 2907, f. 25r.

[ii] 1545: “De donno minico tuscano per Santa m.a delo vaglio d. 2.2.0” (AASS, 3A, f. 31v). 1546 “Da donno minico tosscano per Santa m.a delo vaglio d. 2.2.0” (AASS, 3A, f. 38). 1547: “Da Antoni pirrecta de misoraca per s.ta m.a de lo vaglio d. 2.2.0” (AASS, 3A f. 48v). 1548 “Da donno dominico tosscano per la quarta de s.ta maria de lo vaglio d. 2.2.0” (AASS, 3A f. 75v). 1566: “La ec.a de S(an)cta Maria delo vaglio pagha onne anno per quarta d. 2.2.0” (AASS, 3A, f. 11v).

[iii] AASS, 124B, ff. s.c.

[iv] “R.to da d: Minico toscano de Mesuraca per S(an)ta maria de plateis per x.a d. 0.4…”. AASS, 2 A, f. 105.

[v] “Item le terre che foro de Cicco de licui di tuminate octanta in circa iuxta le terre di S.ta Maria dela piaccia, le terre del m.co Tiberio Campana, lo fiume de Virgari, site dentro il p.to territorio de Mesuraca.” (1581). AASS, 7A, ff. 44v-45.

[vi] “R.to da Diacono fabio della Rocca de pulicastro per S(an)to Angelo della piazza de misuraca d. 0.1….”. AASS, 2 A, f. 105.

L’esistenza della chiesa in questo periodo è documentata anche dai pagamenti relativi alla quarta beneficiale dovuta alla Mensa Arcivescovile di Santa Severina. 1545: “De m.s lucca ant.o galea per santo angilo d. 0.2.0” (AASS, 3A, f. 31v). 1546 “Da donno luca Antonio gallea per s.to Angilo d. 0.2.0” (AASS, 3A, f. 38). 1547: “Dalo Archipreite de policastro per s.to nicola de lapiacza et per s.to Angilo de misoraca d. 3.2.0” (AASS, 3A f. 48). 1548: “Da donno luca Antoni gallea per la quarta de s.to Angilo d. 0.2.0” (AASS, 3A f. 75v). 1566: “La ec.a de S(an)cto agnilo pagha ongne anno per quarta d. 0.2.0” (AASS, 3A, f. 11v).

[vii] AASS, 16B, ff. 65v-66v.

[viii] L’abbazia di Sant’Angelo de Frigillo, “Item tiene, e possiede un’altra Gabbella, seu Terreno detto la Perrera, iuxta le T(er)re della Marchional Corte, le Terre di S.to Angelo della Piazza, e via publica al p(rese)nte vaca.” AASS, 124B, f. 9.

[ix] 17 giugno 1635. “le castagne di S.to Angilo della piazza”. ASCZ, Notaio G. B. Guidacciro, Busta 80 prot. 302 ff. 51v-53v.

[x] “Item lo celso de ditto Cicco delicui posto a la piazza iuxta le vie pub.ce. Item un altro celso dela piccia iuxta la casa de mercanza pogliese” (1581). AASS, 7A, ff. 45-45v.

[xi] 10 maggio 1603. AASS, 124B, ff. 6-8v.

[xii] 29 luglio 1606. Joannes de Lonetta e sua moglie Cumena Truscia, abitano nella terra di Mesoraca “iusta Ecclesie s.te Marie della piazza vechia iusta domum Lutii Caraccioli viam publicam mediante, et Jo(ann)is pauli de salerno, et alios fines”. ASCZ, Notaio G. B. Guidacciro, Busta 78, prot. 286, ff. 181-182.

[xiii] 31 dicembre 1631. In relazione al matrimonio tra Fran.co Greco di Fabritio e Caterina Salerno, figlia della vedova Dianora Dardano e del quondam Gio. Paulo Salerno, appartenevano alla dote una casa palaziata con un piede di “Celso in nanti la casa”, confine Giuseppe Curcio e la strada pubblica, e un’altra casa palaziata confine quella predetta, Paulo Cozza, Pietro Grispino e altri fini. ASCZ, Notaio G. B. Guidacciro, Busta 79 prot. 298, ff. 88-90.

[xiv] 26 ottobre 1629. D. Gio. Vincenzo Caracciolo vende a D. Joannes Fran.co Provenzano, una “continentiam domorum” consistente in più membri “cum casaleno, et horto contiguo arborato prunis” posta nella terra di Mesoraca “loco d.o S. Maria della piazza”, confine la domus di Bernardina Tropiano, la domus di Joannis Vito, la via pubblica e altri fini. ASCZ, Notaio Rotella A., 1629, protocollo 621, ff. 8-8v.

[xv] 4 febbraio 1632. Lucrezia Caruso vedova del q.m Toma Greco de Fran.co, vende a Nicolao Prospero una casa pignorata dal detto Nicolao “posta nella piazza p.a di d.ta T(er)ra”, confine la casa di Gio. Felice Avarello e altri fini. ASCZ, Notaio Biondi G. F., 1632, Busta 652, ff. 8v-9.

18 settembre 1645. Nicolao Prospero della terra di Mesoraca, ma al presente “incola” in Policastro, dona al chierico Joannes Thoma Iannici di Mesoraca suo nipote, la domus posta dentro la terra di Mesoraca “in Parochia sancti Nicolai”, confine la domus di Joannes Felice Avarelli “muro coniuncto”, “iuxta Plateam”, la domus di Ferdinando Martini ed altri fini, che attualmente possedevano i coniugi Catherina Greco e Antonello Cortise di detta terra. ASCZ, Notaio G. M. Guidacciro, Busta 182 prot. 804, ff. 132v-134.

[xvi] 8 giugno 1625. In relazione al matrimonio tra Ferdinando Cappa di Policastro e Alta Bella Giraldo di Mesoraca, vedova del q.m Anibale Lo Strumbo, apparteneva alla dote la casa palaziata posta dentro la terra di Mesoraca “nel convicino della chiesa di Santo Angilo”, confine l’orto di Marco Antonio Martiano, il casalino di Minico Petrora, la via pubblica ed altri fini. ASCZ, Notaio G. B. Guidacciro, Busta 79 prot. 295, ff. 119-121.

[xvii] 22 agosto 1644. Julia Brandolino della terra di Mesoraca, vedova dell’olim Joannis Victorio Scandale, madre e tutrice di Joannis Francisco e Joannis Dominico Scandale, figli ed eredi del detto olim Joannis Victorio, possiede 2 casaleni posti dentro la terra di Mesoraca “in Parochia Divae Mariae de Platea”, confine la domus di Joannis Paulo “Girlandini” (sic) ed altri fini. ASCZ, Notaio G. M. Guidacciro, Busta 182 prot. 803, ff. 98v-101v.

[xviii] AASS, 37 A, f. 21v.

[xix] 1630: “Il Cappellano di S.ta Maria lo Vaglio d. 2.2.0” (AASS, 35A f. 177v). 1654: “Capell.o di S. M.a del vaglio d. 2.2.” (AASS, 35A f. 223v). 1655: “Cap.o di S. M.a di Covaglio d. 2.2.” (AASS, 35A f. 239v).

[xx] 1630: “Il Cappellano di Sant’Angelo d. 0.2.0” (AASS, 35A f. 177v). 1654: “Capell.o di S. Ang.o d. 0.2.”, a margine: “sol.t” (AASS, 35A f. 223v). 1655: “Capell.o di S. Ang.o d. 0.2.” (AASS, 35A f. 239v).

[xxi] AASS, 4D fasc. 3, ff. 71v-72.

[xxii] AASS, 37 A, ff. 46-47.

[xxiii] AASS, 37A ff. 50-51.

[xxiv] AASS, 37 A, ff. 21-22.

[xxv] AASS, 49A, f. 12v.

[xxvi] Rende P., La chiesa “Matrice” di S. Nicola “de Casale” di Mesoraca, www.archiviostoricocrotone.it

[xxvii] ASN, Regia Camera della Sommaria, Patrimonio, Catasti Onciari, 6979 e 6980.

[xxviii] AASS, 77A.

[xxix] “Sonovi in Mesuraca tredici buone chiese, dieci delle quali si dicono figliali, … e quella di s. Maria della Piazza, …”. Fico G. A., Notizie Storiche della Patria di S. Zosimo, 1760, pp. 108-109.

[xxx] “il Seminario di S. Se(veri)na sopra il benef.o di S. Maria del Vaglio d. 2.40”. AASS, 82A f. 25v.

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