L’ospedale e la chiesa di S. Maria della Sanità di Strongoli

Strongoli orologio

Strongoli (KR), Santa Maria della Sanità.

Alla fine del Cinquecento all’interno delle mura di Strongoli esistevano tre chiese “rurali”; una era dedicata all’Annunciazione della Beata Vergine Maria, l’altra a San Giacomo e la terza a San Giovanni Battista. Il vescovo Claudio Vico (1590 – 1600), nella sua relazione del 1594, afferma che in città non fu mai fondato un ospedale per i poveri, né egli fino allora aveva potuto farlo, in quanto aveva dovuto urgentemente provvedere a riparare la sacristia della cattedrale, che minacciava rovina, ed a rendere sicuro il palazzo vescovile, che era aperto da ogni lato. Aggiungeva, però, che nonostante la mancanza dell’ospedale, da circa due anni era attiva la società della confraternita della Morte, i cui membri nei giorni festivi andavano per la città a raccogliere l’elemosina, per poi distribuirla ai poveri ed agli indigenti. Essi si prendevano cura e assistevano sia i vivi che i morti, cittadini e forestieri (1). La confraternita laicale della Morte, che aveva il compito di raccogliere le elemosine per i poveri e di seppellire i morti, prese sede nella chiesa dell’Annunciazione, dopo aver avuto il permesso del vescovo, previo l’assenso e la concessione apostolica. Il vescovo ogni anno la visitava, anche se erano al di fuori della sua giurisdizione il controllo dell’amministrazione e l’approvazione dei bilanci che spettavano solo ai confrati (2). L’esistenza di una chiesa dell’Annunziata a Strongoli è anche richiamata, nel maggio 1596, da un breve di papa Clemente VIII, col quale si concedeva le rendite della chiesa senza cura di Santa Maria Annunziata, stimate del valore di 23 ducati annui, al chierico Colasancto Sando di Bova (3). Il vescovo Sebastiano Ghislerio (1601 –1626) nella sua relazione del 1625 non fa più cenno della chiesa della SS. ma Annunziata. Egli afferma, invece, che oltre alla cattedrale c’erano dentro le mura della città sei chiese: cioè quelle della SS.ma Trinità, S. Maria della Sanità, S. Giacomo, S. Stefano, S. Giovanni e S. Francesco di Paola. Il presule inoltre ci informa che nel 1617, a sue spese, aveva edificato dalle fondamenta la nuova chiesa di Santa Maria della Sanità. Accanto alla chiesa, che era situata sulla pubblica piazza, aveva fatto costruire anche l’ospedale ed il Monte di Pietà. Nell’occasione aveva ordinato di abbellire il soffitto dell’edificio sacro, facendolo decorare con diversi colori e con stelle dorate, così da renderlo di rara bellezza, ed aveva completato la sua opera col dono di due campane. Non soddisfatto di quanto aveva compiuto, alcuni anni dopo, nel 1624, aveva preso dalle rendite dell’ospedale 80 monete d’oro e con queste aveva comprato una casa vicina per maggiore beneficio e comodità dell’ospedale. Il vescovo aveva anche pensato a dotare le nuove realtà: il monte di Pietà poteva contare su 100 tomoli di frumento, che ogni anno venivano distribuiti, quasi senza interesse, ai coloni poveri o in difficoltà, e la chiesa era stata arricchita da alcune rendite, lasciate dal vescovo e da legati di uomini pii, che le fornivano una rendita di circa 60 ducati annui. In essa vi si celebravano ogni giorno tre messe e molte di più nei giorni festivi (4). Il vescovo Sebastiano Ghislerio troverà ultima dimora nella chiesa da lui stesso fondata, dotata ed abbellita, dove era ben visibile questo epitaffio: “Sebastianus Ghislerius Alexandrinus Sanctae memoriae Pii V Pont. Max. Consanguineus, Episcopus Strongulensis hanc Ecclesiam erexit, et aedificavit” (5). Dopo la costruzione della nuova chiesa e l’erezione dell’ospedale la sede della confraternita della Morte non risulta più nella chiesa dell’Annunciazione ma in quella dedicata a Santa Maria della Sanità. Tutto ciò viene documentato dalle relazioni del vescovo Carlo Diotallevi (1639 –1652): “dentro la città c’è l’ospedale per poveri e viandanti sotto il titolo di Santa Maria della Sanità, al quale è annessa la confraternita di laici detta della Morte” (6). Sempre durante il vescovato di Carlo Diotallevi l’ospedale di S. Maria della Sanità col consenso del vescovo, del Capitolo della cattedrale, del Principe Francesco Campitelli e dell’università fu dal 1640 governato dai frati Ospedalieri di San Giovanni di Dio. Mancando però il consenso della confraternita, fu suscitata una lite giudiziaria e dopo pochi anni i frati vennero estromessi (7). Mandati via i frati di San Giovanni di Dio, l’ospedale fu gestito da un procuratore, che poteva essere sia ecclesiastico sia laico, scelto però dal vescovo (8). Al tempo del vescovo Antonio Maria Camalda (1663 – 1690) all’interno delle mura della città oltre alla cattedrale vi erano otto chiese, o oratori, parte erano di iuspatronato dei laici, parte annesse ai canonicati e parte sotto il titolo di semplice beneficio (5 hanno annessi titoli di benefici semplici, 3 sono di libera collazione e 2 di iuspatronato di laici). Tra queste vi era quella di Santa Maria della Sanità, dove aveva ancora sede la confraternita della Morte, il cui compito era quello di seppellire i morti. Accanto alla chiesa c’era l’ospedale dei poveri, dei pellegrini e degli infermi, il quale traeva i mezzi necessari dalle proprie rendite ed il cui procuratore era scelto dal vescovo (9). Sempre in questi anni l’ospedale assunse il titolo di S. Maria della Sanità e San Giorgio e tra il 1684 ed il 1687 venne meno la confraternita della Morte, mentre del Monte di Pietà, a suo tempo fondato dal vescovo Ghislerio, non c’era più nemmeno la memoria (10). Il vescovo di Strongoli Domenico Marzano (1719 – 1735) nella sua relazione, datata Strongoli 25 maggio 1723, così si esprime: “C’è un edificio dentro le mura della città, annesso alla chiesa di Santa Maria della Sanità, che chiamano ospedale. Esso però ha perduto tale nome a causa delle poche rendite, niente ha più di degno per tale titolo. E’ preferibile chiamarlo piuttosto ricovero dei viandanti”. Allora a Strongoli oltre alla cattedrale vi erano dodici altre chiese, tra dentro e fuori le mura: SS. Trinità, Annunciazione, S. Croce, Ascensione, S. Maria della Sanità, S. Maria della Provvidenza, S. Maria della Catena, S. Giovanni Battista, S. Giacomo, S. Anna e S. Francesco di Paola. Tutte erano governate dai loro rettori e beneficiati, eccetto quelle di S. Maria della Sanità e di Santa Croce alle quali il procuratore era assegnato dal vescovo (11). Le rendite su cui poteva contare l’ospedale risultano quanto mai variabili e precarie. Il vescovo Gaetano De Arco nel 1736 afferma che l’ospedale può contare su una rendita di circa 45 ducati, sufficiente per far fronte alle necessità degli infermi (12). Pochi anni dopo, nel 1747, per il vescovo Ferdinando Mandarani (1741 –1748) le rendite erano scese a circa 30 ducati. Il vescovo visitò l’ospedale, che curava sia i cittadini che i forestieri, ed esaminò le entrate e le uscite e si interessò ad incrementare le rendite, affinché fosse somministrata ogni cosa necessaria alla salute dell’anima e del corpo (13). Pochi anni dopo, nel 1753, al tempo del vescovo Domenico Morelli (1748 – 1792), l’ospedale, dedotti gli oneri per le messe, poteva contare su circa 90 ducati annui (14). Retto da un ecclesiastico delegato dal vescovo, ogni anno quest’ultimo rendeva conto al vescovo, che si adoperava affinché agli infermi non mancasse il bisognevole (15). Sul finire del Settecento il vescovo Pasquale Petruccelli (1793 – 1798) così lo descriverà: “C’è dentro le mura un nosocomio che accoglie i pellegrini malati ed a sue spese li mantiene, finché non hanno ritrovato la sanità del corpo”. Aggiungeva però che: “Nessuno, o rarissimi, sono i cittadini che, quando si ammalano, sono soliti dimorare in esso, o perché ritengono che sia disonorevole per loro rimanervi, o perché stimano che sia più salutare, per recuperare la guarigione, ricevere i medicamenti e le cure nella propria casa dai propri congiunti e dai familiari”. Allora le rendite erano stimate che non superavano i cento ducati (16). In seguito l’ospedale fu soppresso mentre la chiesa di Santa Maria della Sanità dopo essere stata dismessa per un po’ di tempo, probabilmente a causa del terremoto del 1832, fu restaurata ed in parte rifatta (17) verso la metà dell’Ottocento (18). Attualmente è una delle due parrocchie di Strongoli Centro.

Note

1. Rel. Lim. Strongulen., 1594.
2. Rel. Lim. Strongulen., 1597.
3. Russo F., Regesto cit., (25134)
4. Rel. Lim. Strongulen., 1625.
5. Fiore G., Della Calabria cit., t. II, p. 341.
6. Rel. Lim. Strongulen. 1640.
7. Rel. Lim. Strongulen., 1643.
8. Rel. Lim. Strongulen., 1646.
9. Rel. Lim. Strongulen., 1664.
10. Nel 1687 vi sono a Strongoli tre confraternite: quella del SS. Sacramento in cattedrale, e quelle della SS. Annunciazione e dell’Immacolata Concezione nelle loro chiese. Esse accompagnano le pubbliche processioni ed i funerali. Rel. Lim. Strongulen., 1684, 1687.
11. Rel. Lim. Strongulen., 1723.
12. Rel. Lim. Strongulen., 1736.
13. Rel. Lim. Strongulen., 1747.
14. Rel. Lim. Strongulen., 1753.
15. Rel. Lim. Strongulen., 1789.
16. Rel. Lim. Strongulen., 1797.
17. Russano Cotrone A., Guida di Strongoli, p.37
18. Vi erano a Strongoli a metà dell’Ottocento anche le chiese filiali di S. Maria Assunta, delle Anime del Purgatorio e di S. Francesco di Paola, Rel. Lim. Cariaten., 1852.

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