[L'abbazia di San Giovanni dell'Isola]
Il vescovo di Isola Annibale Caracciolo in una
sua relazione all'inizio del Seicento affermava che nel territorio
della sua diocesi vi erano sette grance delle sette abbazie di Santa
Maria del Patire, di Santa Maria di Corazzo, di Santa Maria del
Carrà, di San Nicolò di Forgiano, di San Stefano, di San Nicola di
Maglioli e di San Leonardo1.
Per antico obbligo gli abbati dovevano comparire il 15 agosto di
ogni anno, festa dell'Assunsione della Vergine, per pagare un censo
al vescovo di Isola; censi che il vescovo Caracciolo aggregò alle
entrate del seminario al momento della sua erezione2.
L'abbazia di Santa Maria del Carrà
L'abbazia greca di Santa Maria del Carrà fu fondata al tempo dei
Normanni da un certo Nicola Eremita verso la metà del Dodicesimo
secolo. Essa fu dotata e posta sotto la protezione del re di Sicilia
e soggetta solo al pontefice. Nel 1160 e nel 1174 il papa Alessandro
III concesse al suo abate Paolo il privilegio dell'esenzione3.
Situata presso il bosco omonimo ai confini tra la diocesi di
Nicastro e quella di Squillace, tra i vari possedimenti e privilegi,
confermati nel 1219 da papa Onorio III a Nifo, abate di Santa Maria
de Carra, vi era il "tenimentum de Insulis, cum hominibus, domibus,
vineis ecc."4. Il tenimento o grancia di Isola sarà anche denominata
di San Giovanni, o S. Ianni, dell'Isola, dal nome del monastero
greco che vi sorgeva e che compare in una bolla del papa Onorio III
del 1221, avente per oggetto la riforma dei monasteri greci5.
L'abbazia del Carrà seguì la sorte delle altre abbazie e durante il
Quattrocento cominciò ad essere data in commenda. Ciò determinò lo
spopolamento dei monasteri ed il loro degrado.
Il monastero di San Giovanni
Alla metà del Cinquecento la grancia di Isola risulta spopolata ed
in abbandono. Essa comprendeva la chiesa dedicata a San Giovanni
Battista, situata in diocesi di Isola ma in territorio di Le
Castella, che era scoperchiata e deserta, e due territori per la
maggior parte coperti da selve ed adatti solo al pascolo: il corso
di S. Anastasio detto comunemente Nastasi ed il giardino il
Puzzillo. A ricordo del fatto che in antico il luogo era abitato
ancora oggi in località Pietra di Nastasi sono evidenti i resti di
alcune tombe; segno evidente che anticamente sulla sommità era
situato un luogo di culto, molto probabilmente dedicato a
Sant'Anastasio.
Nell'agosto 1569 per morte dell'abbate commendatario Bartolo Siscar
la badia fu concessa in commenda da Pio V al vescovo di Squillace,
il cardinale Guglielmo Sirleto6. Le rendite dell'abbazia erano
stimate del valore di oltre mille ducati annui ed inoltre essa era
fornita di "molte e belle scritture", che però erano conservate
dentro un forziere, custodito e tenuto nel palazzo del vescovo di
Isola Annibale Caracciolo, il quale ne possedeva la chiave7.
Descrizione della grancia
In una relazione in data 26 ottobre 1569 Marcello Sirleto, nipote e
vicario generale del cardinale Guglielmo Sirleto, di ritorno da
Isola, dove era stato per quattro giorni per "veder minutamente
tutte le cose de l'Abadia del Carrà le quali sono là", si rivolgeva
al cardinale e lo metteva a conoscenza dello stato dei beni della
grancia di San Giovanni dell’Isola, che erano costituiti dal corso
di Nastasi e dal giardino detto Il Puzzillo. Così egli descrive la
grangia di Isola: E' un territorio formato da “boschi inutili, e
boschi che col tempo si potrebbero domesticare e far olive”, da
terre aratorie dette gabelle, da “campagna rozza la quale serve per
herbagio e questa da più intrada e gadagno ch’ad danno le terre
aratorie”. Aggiungendo però che se “ci fussero homini che potessero
aprire tutte le terre l’intrada saria piu, e piu certa ma perche son
pochi habitatori et terre molte, mette più conto lasciarle per herba
che aprir alcuna perche la quale poco frutto daria et impederia
tutto il resto de l’erbaggio”. Infatti i padroni del bestiame
vedendo seminati intorno o in mezzo “non accordariano” le bestie per
paura che facessero danni “et havendo cosi ad pagar li interessi et
che le bestie gli fussero menate prigioni a lisola”. Vi sono poi
alcune “pezze di terre” dove vi sono giardini ed i padroni pagano un
censo alla chiesa. Parte di queste sono state concesse anticamente:
erano terreni boscosi e coloro che li ebbero li migliorarono, altre
invece erano “terre bone et arborati” e sono stati concesse
illecitamente di recente “ a complacentia et con detrimento dela
chiesa”. Trattando dell’herbagio il relatore afferma che “si suole
affitare secondo li tempi et li anni et sicondo ci sonno bestiame
nelli lochi convicini”. Al presente, poiché non ha mai piovuto e “la
terra sta più secca che uno astraco”, non erano state accordate che
cento capi di bestiame a due carlini l’uno, ma se pioverà c’era la
speranza “che ne calarano assai da li casali di Cosenza perche son
dati li bandi”. Per quanto riguarda l’annata futura il relatore
faceva presente che si poteva sia affittare tutte le entrate
dell’Isola sia “farci stare uno assiduo là da settembro fino a
febraro et da giugno per tutto luglio”. Qualora il cardinale avesse
optato per questa seconda ipotesi bisognava che l’incaricato “stia a
cavallo per queste quattro mese d’inverno per poter voltare ogni di
e di notte a vedere si intrano altre bestie che l’accordate dentro
l’herbagio perche il territorio gira più di otto a diece miglia che
non potrebbe uno a piede”8.
A metà gennaio dell'anno dopo il nuovo abbate commendatario scriveva
al vescovo di Isola Annibale Caracciolo, raccomandandogli di
vigilare e di gestire i beni dell'abbazia, finché non si sarà
provveduto al loro affitto. Affitto che verrà stipulato alcuni mesi
dopo con Siotto Ridolfini, il quale prenderà in fitto le proprietà
del monastero di S. Maria del Carrà per la durata di quattro anni,
per 800 ducati annui. Il nuovo affittuario ben presto entrerà in
conflitto con il vescovo di Isola, accusandolo di averne usurpato
una parte durante la sua gestione e cioè nel periodo intercorso tra
la morte dell'abate Siscar al momento in cui egli li aveva preso in
fitto. E' dell'inizi di ottobre di quell'anno 1570 una lettera di
Siotto Ridolfini al cardinale con la quale lo informa di essere
stato malmenato e, chiedendo un breve di scomunica, lo prega di
scrivere al vescovo di Isola perché restituisca quel che ha preso
dei beni della badia dalla morte dell'abbate Siscar in poi9.
Il conflitto, tra l'abbate commendatario e coloro che prendevano in
fitto i beni dell'abbazia da una parte ed il vescovo Annibale
Caracciolo dall'altra, proseguì anche negli anni seguenti. E' del
settembre 1577 una denuncia del vescovo di Isola contro gli agenti
della Vicaria i quali, violando l'immunità ecclesiastica, erano
penetrati con la forza nel suo palazzo e lo avevano costretto a
consegnare le scritture che custodiva nel suo domicilio10.
Note
1. Rel. Lim. Insulan., 1600.
2. Nel 1648 i censi pagati dalle abbazie ed aggregati al seminario
erano: S. Maria di Corazzo duc. 9 tari 3 grana 0; S. Nicolò di
Bucisano 4-4-0; S. Maria del Patire 11-1-0; S. Stefano 11-1-0; S.
Nicolò di Forgiano 6-2-0; S. Maria del Carrà 28-0-0, Visita Vescovo
Morra 1648, AVC.
3. Russo F., Storia della chiesa in Calabria, Rubettino 1982, p.
374.
4. Parisi A. F., I monasteri basiliani del Carrà, Ed. Rivista
Historica, Reggio C., 1953 -1955, p. 101.
5. Taccone-Gallucci D., Regesti cit., pp. 338, 341.
6. Russo F., Regesto, 22154.
7. Russo F. Regesto, 22170.
8. "Ill.mo e R.mo Mons.r Patrone mio Oss.mo. Dui di sono ritornai de
l'isola dove son stato quattro di per veder minutamente tutte le
cose de l'Abadia del Carrà le quali sono là. Il territorio consiste
in quattro diversita, ci sono boschi inutili, e boschi che col tempo
si potrebbero domesticare e fare olive, in terre aratorie et quelle
chiamano gabelle de le quale se potra havere l'anno fertili et
infertili da trecento tumula di grano. Consiste anche in campagna
rozza la quale serve per herbagio e questa da più intrada e gadagno
ch’ad danno le terre aratorie: quando ci fussero homini che
potessero aprire tutte le terre l’intrada saria piu, e piu certa ma
perche son pochi habitatori et terre molte, mette più conto
lasciarle per herba che aprir alcuna perche la quale poco frutto
daria et impederia tutto il resto de l’erbaggio perche li patroni
dele bestiame vedendo seminati intorno o in mezo non accordariano le
bestie dubitando che facessero demagio et havedi ogni di pagare
linteressi et che le bestie gli fussero menate prigioni a lisola,
altri pezze di terre sono tutte giardini et pagano un censo alla
chiesa il quale era perso perche molti anni non hanno pagato et per
gratia de Dio ne ho trovato da quattro ducati di censi chi un
carlino et chi dui li quali erano occupati per tanti qui … l'ho
voluto veder cogli ochi, e quelli … per esamino chi tre o quattro ho
conosciuto che sono antiqui et che li patri o avi l'hanno havuti
boschi et fatto miglioramento quelli l'ho lasciati quelli che ho
conosciuto che da pochi anni in qua sono stati dati dali Abati terre
bone et arborati a complacentia et con detrimento dela chiesa et
senza banditioni l'ho suppresso et fatto stimare quanto potevano
rendere quando l'hanno havuto et quanto hanno a migliorato penso di
farli bandir per la chiesa per quel tanto censo che sarà stimato chi
vorra incantare piu darlo colla candela, se restara al midesimo
possessore o si sara altro di piu che quello che sara incantato se
altro che il possessor lincantado, et gli restasse che fusse
obligato a pagar tutto l'emigliorato che quello havesse fatto da
quel tempo che l'ha havuto. La chiesa è scoverta lasciai ordinato
che si copri e mesi un cappellano che dicesse tre messe la simana.
La chiesa e sotto lo titulo di S. Gio. battista e un poco distante
de la citta. Mons.r R.mo de lisola saria di parer che queste messe
se facessero dir nella citta in una chiesa la quale fu fabricata in
tempo de la peste sotto il titulo di S. Rocco et poi l'hanno
abandonata e per non haver le mura e mon.s la concederia io ho detto
che non voleno avisar V. S. Ill.ma et R.ma. L'herbagio si suole
affitare sicondo li tempi et li anni et sicondo ci sonno bestiame
nelli lochi convicini. Questo anno perche non ha mai piovuto la
terra sta più secca che uno astraco et fino adesso non erano
accordate se non cento capi di bestie a dui carlini l'uno se piovara
spero che ne calarano assai da li casali di Cosenza perche sono dati
li bandi per tutto V. S. I.ma potra risolvere per lanno di avenire o
di affittare tutte queste intrade de lisola overo di farci stare uno
assiduo la da settembro fino a febraro et da giugno per tutto luglio
et bisognara che stia a cavallo per queste quattro mese d’inverno
per poter voltare ogni di e di notte a vedere si intrano altre
bestie che l’accordate dentro l’herbagio perche il territorio gira
più di otto a diece miglia che non potrebbe uno a piede bisognara
che mandi il cavallo a quello che ho lasciato la il quale ha ordine
di consultarsi et non fare cosa alcuna senza lintervento di detto
mons.r il quale ha abracciato questo negotio con tanta affetione et
amore che non si trova satio monstrar in tutte l'attioni esser
affectionatiss.o di S. Ill.ma lascio da tanda le cortesie che ho
intro a me in quelli giorni che son stato e complito cavaliere e sa
le cose de l'abadia meglio che le sapeva l'Abate istesso non mancara
di favorire al possibile a lui e pure uno di quelli che seminano
dentro le terre de l'abadia et da più utile lui solo che se salva
perche fa massaria con sei para di bovi l'abate pure morto faceva
massaria che se avanzava tutta la spesa et molto piu procurai di
haver grano per portar a Squillace a riparare a tanta grande fame
cresciuta doppo la pramatica, e non vi ordine ne lave in cotrone
dove fui a baciar le mani di mons R.mo Minturno percorer … a otto
miglia de lisola e stei una sera et me ha fatto mille accoglienze et
bacia le mani di V. S. Ill.ma per infinite volte in effetto non
poter far partito nissuno di grano Mons.r de lisola me ne vole
accomodar del suo fin trenta a quaranta tumula la strada e longa di
dui giornati di bestio e fiume assai per il mezo et pericolosi come
piovi. Il comissario de lo spoglio ne ha sequestrato gia
quattrocento tumula del Abate Siscara e certi denari di frutti
pendenti, certa calce, scrittoio panni di letto lettere e certe
altre bagaglie che…..accadano tutto. Marcello Sirleto, Vat. Lat.
6190, ff. 211r - 213v, ASV.
9. Russo F., Regesto, 22196, 22290.
10. Russo F., Regesto, 22893A.

