[Le abbazie cisterciensi di Calabria tra il Cinque ed il Seicento]
di Andrea PESAVENTO
(pubblicato su La Provincia KR nr. 21-50/2004)
I Cisterciensi arrivarono in Calabria al tempo di
re Ruggero II, verso la metà del secolo dodicesimo. La prima
fondazione fu l’abbazia di Santa Maria di Sambucina presso la città
di Luzzi, in diocesi di Bisignano. L’ordine nobiliare latino entrò
in conflitto con il preesistente monachesimo greco e si espanse
specialmente in Val di Crati e Terra Giordana. Qui diede vita ad
alcune abbazie, dedicate al culto mariano, così caro al “mellifluo
dottore”. Esso fu favorito dagli Altavilla soprattutto dal re di
Sicilia Gugliemo II. Fra le prime abbazie che andarono a farne parte
sono da ricordare le benedettine di Santa Maria della Mattina, di
Santa Maria di Corazzo e di San Giuliano di Rocca Fallucca, la
certosa di San Stefano del Bosco, S. Maria di Acquaformosa ed i
monasteri greci di Sant’Angelo in Frigillo e di S. Maria de Ligno
Crucis. In seguito li seguirono alcuni monasteri florensi. Durante i
secoli XIV e XV i monasteri decaddero. Dopo il Concilio di Trento vi
fu un tentativo di ripresa di breve durata. Dalla relazione sullo
stato dell’ordine dei monasteri cisterciensi, che erano situati
nello stato della Chiesa e nei regni di Napoli e di Sicilia,
visitati nel 1569 dai frati Nicola Boucherat, procuratore generale
dell’ordine, e dal vicario Dionisio de Laceronis, su 33 ben 14 erano
in Calabria. I monasteri cisterciensi calabresi, come risulta
dall’elenco dello “Status monasteriorum Cist. Ord. ex Visitationem
an. 1569”, sono: “Sancta Maria de Aquaformosa”, “ Sancta Maria de
Martina”, “Sancta Maria de Sabuchina”, “Sanctus Angelus de Frigile”,
“Sancta Maria de Fonte laureato”, “Sancta Maria de Balnearia”,
“Sancta Lucia prope oppidum Palasseolo”, “Sancta Maria de Coratio”,
“Monasterium de Acqua viva alias Sancto Laurentio”, “Sancta Maria de
Altilia”, “Sancta Maria Nova”, “Sanctus Ioannes de flore”, “Sanctus
Angelus Militinus” e “monasterium de Ligno Crucis”. Tutti i
monasteri erano in commenda a chierici e vescovi, quasi sempre
cadetti della aristocrazia napoletana, che gestivano e davano in
fitto i beni abbaziali tramite procuratori e fattori; così S. Maria
di Acquaformosa era in commenda al chierico napoletano Marco Antonio
Piscara, le tre abbazie unite di S. Maria della Matina, di S. Maria
di Sambucina e di Sant’Angelo di Frigillo al chierico napoletano
Carlo Caracciolo, S. Maria di Fonte Laureato al vescovo di
Fossombrone Aloisio Ardinghello, S. Maria di Corazzo era del vescovo
di Feltre, S. Giovanni in Fiore del chierico napoletano Ferdinando
Rota, Sant’Angelo Militino dei De Amato di Amantea ecc.
Il paesaggio
L’economia abbaziale, almeno nella sua fase iniziale, era
strettamente legata alle risorse del bosco e del pascolo. Le abbazie
di solito erano situate in luoghi dominanti e strategici, presso
alti monti o vicino alla loro sommità, accanto a strade pubbliche
importanti, in luoghi aperti e su vasti pianori, fuori dagli
abitati, ma non molto distante da essi; di solito a metà cammino tra
i pascoli della marina e quelli della montagna. Tutte avevano vicino
vasti boschi e selve di castagne, di noci e di querce. Accanto
scorrevano i fiumi e le sorgenti, presso i quali macinavano i mulini
ed i frantoi. Così alla metà del Seicento è descritto dagli stessi
monaci cisterciensi il paesaggio, dove sorgeva la loro abbazia; un
ambiente che conservava quasi intatti molti dei caratteri originali.
L’intervento dei monaci si notava soprattutto nei pressi del
monastero con alcuni disboscamenti che avevano dato vita a piccoli
orti e chiuse con numerosi e svariati alberi da frutto, a vigne, a
oliveti ed a qualche prato per il pascolo degli animali del
convento. Il monastero rimase quasi sempre una realtà isolata,
immersa in un ambiente boschivo e pastorale. Circondati
completamente da mura, alcuni si aprirono sull’esterno con la
costruzione di stalle e di piccole abitazioni per gli oblati, le
oblate ed i “servienti”. Solamente alcune abbazie e precisamente
quelle di Santa Maria di Acquaformosa , di Santa Maria di Altilia e
di San Giovanni in Fiore, sul finire del Quattrocento e durante il
Cinquecento per opera ed uso dei rispettivi commendatari, daranno
vita nelle vicinanze a casali, popolati con schiavoni e gente
“albanese”; casali che pur prendendo il nome dall’abbazia, saranno
vassalli del commendatario.
Il luogo
L’abbazia di Corazzo, situata in montagna vicino al fiume
Corace, era intitolata alla Purificazione della Beata Vergine Maria.
Essa è descritta “nelle montagne circonferentia della Città di
Scigliano diocesi di Martorano vicino strade publiche distante di
detta Città di Scigliano otto miglia in circa, et miglio e mezzo
d’un casaletto chiamato la templa della Castagna”. Nelle vicinanze
del monastero i monaci possedevano “una continentia di terre
lavorative” dell’estensione di circa dodici tomolate, parte
utilizzate ad uso di orto per i monaci e parte a semina, ed un prato
di circa due tomolate, adatto al pascolo degli animali del
monastero. L’abbazia di Santa Maria de Ligno Crucis era situata
presso la città murata di Corigliano in diocesi di Rossano.
L’abbazia anticamente era stata fondata nelle montagne tra
Corigliano ed Acri. In seguito i monaci, poiché il luogo era
solitario ed esposto alle incursioni dei ladri e dei banditi,
abbandonarono l’antico monastero sulle montagne e si stabilirono in
una loro grancia, situata presso la città di Corigliano. Qui i
monaci andarono ad abitare e trasferirono il titolo abbaziale. La
nuova abbazia era a circa quattro mila passi dal mare e “fuora
d’habitato in luogo aperto et in strada publica un miglio distante
dal’habitato”di Corigliano. Il monastero era attorniato da una sua
“possessione.. arborata da diversi arbori fruttanti con una vigna et
giardini”. L’abbazia di Santa Maria della Sambucina è “nella terra
delli Luzzi Diocesi di Bisignano nella Calabria Citra, sta fuora
delle mura di d(et)ta terra da due miglia in circa; posto in strada
publica di d(et)ta terra, da dove si va nella terra d’Acri nelli
Casali di Cosenza, et ad altre parti. Et dove è il sud(et)o
monast(er)o è luogo aperto ma li convicini sono boscosi di castagne,
et quercie, quali castagna sono di d(et)ta Abbadia cioè dell’Abbate
Commendatario, ma è territorio comune di d.ta terra”.L’abbazia di
Santa Maria della Matina era in diocesi di San Marco. Essa era “in
luogo aperto in una Pianura largiss(i)ma à canto un fiume confinato
mezzo due strate publiche, un miglio, e mezzo incirca lontano dalla
città di San Marco”. Era circondata da terre adatte al pascolo e
nelle vicinanze vi era un folto bosco di querce e di alberi
selvatici, mentre nei pressi scorreva il pescoso Follone. L’abbazia
di S. Maria de Leucio o di Acquaformosa era in montagna e circondata
da folti boschi e da fonti e ruscelli. Era in diocesi di Cassano
presso il casale d’Acquaformosa “distante un tiro di mano”, vicino
alla via publica, posta ”sotto una selva di Cerri, e circum circa vi
sono delli celsi, castagne, e noci”. L’abbazia di S. Maria di
Fontelaurato era situata a due miglia dalla terra di Fiumefreddo in
diocesi di Tropea “in luogo aperto fuor di strada publica à piede
d’un altissimo monte chiamato il monte Cucuzzo, vicino ad un fiume
volgarmente chiamato Fiume freddo, lontano dal mare Merditerraneo
miglia due e mezo, e dalla città di Cusenza miglia dodeci”.
L’abbazia di Santa Maria della Terrata, grancia del monastero di S.
Giovanni in Fiore, era in territorio di Rocca di Neto, diocesi di
Santa Severina, “in loco aperto sopra un monticello distante
dall’habitato per spatio d’un meglio”. Il monastero di San Giovanni
in Fiore era situato in un luogo molto freddo tra gli alti monti,
che per tutto l’inverno sono coperti di neve, “nella terra che dal
p(redit)to mon(aste)ro, et abb(ati)a trahe il suo origine San Giovan
Infiore s’appella... nella Diocese di Cosenza sta ascritto. La
primera sua habitatione fu grandiosa per quanto le rovine istesse
dimostrano, anzi molte case di partic(ola)ri cittadini sopra gli
edifitii antichi et anco congionte ad esse, edificate si vedono. Il
p(redet)to Mon(aster)o è in un angolo della p(redet)ta Terra nella
parte inferiore e per una strada publica dell’habitatione di essa
viene disgionto”.
L’abbazia di Sant’Angelo in Frigillis era in diocesi di Santa
Severina presso la città di Mesoraca “nella montagna distante dalla
sudetta terra per spatio di due miglia contiguo due vie publiche”.
Era circondata da orti con alberi di castagno, di ciliegio ecc. e da
folti boschi e selve. Nel luogo vi erano numerose fonti adatte
all’irrigazione e vicino scorreva il fiume, dove macinavano numerosi
mulini, sia dell’abbazia che dei cittadini. L’abbazia di Santa Maria
della Nova, o della Paganella, era in territorio di Caccuri, diocesi
di Cerentia e Cariati, “distante dall’habitato di detta terra per
mezzo miglio incirca in luogo aperto à canto alla strada Publica”.
L’abbazia di Santa Maria di Calabro Maria, o di Altilia, era in
diocesi di Santa Severina “sopra un casale seu villagio habitato da
vassalli, li quali stanno sottoposti al predetto Monasterio, seu
Abbatia,... distante dall’habitatione di detto casale per un tiro di
pietra incirca”. Il Monastero di Santa Maria di Pressano era situato
in territorio di Santo Lucido, diocesi di Cosenza, “in loco aperto
lontano due miglia et fuor di strada publica un tiro d’archibugio,
dal mare mediterraneo due miglia et dalla Città di Cosenza miglia
dodici”. Il Monastero di Santa Maria della Pietà era nella città di
Cosenza, “ma fuor di essa un tiro d’Archebuscio, contiguo ad una
strada publica, che mena alli Castelli di d(ett)a Città, e proprio
nella contrada, volgarmente chiamata, l’Arena”. Il Monastero di
Santa Maria del Soccorso era nella “terra delli Scalzati”, in
diocesi di Cosenza Bagliva di Spezano Piccolo, ed “stà a canto della
terra luogo aperto, via publica”.
I fondatori
Per quanto riguarda la primitiva fondazione e la dotazione poche
sono le notizie, che i monaci riescono a fornire. Gli archivi dei
loro monasteri sono quasi sempre privi delle vecchie pergamene ed i
monaci non riescono reperire alcun documento a causa delle
spogliazioni e dei saccheggi, che i monasteri hanno subito a causa
degli eventi storici. In pochi casi il riferimento è anche incerto,
o errato. La scomparsa e la dispersione delle “carte” erano state
anche favorite dall’istituto della commenda. Molti privilegi e atti
erano stati sottratti ai monaci ed erano detenuti dai commendatari,
che si erano impossessati dell’amministrazione economica. Per tutti
questi eventi alcuni monasteri erano stati abbandonati dai monaci ed
erano caduti in rovina. Altri erano decaduti, secondo i monaci, per
la cacciata, avvenuta al tempo di Carlo V, dei frati francesi
cisterciensi, che li abitavano. La mancanza di documenti sulla
fondazione era anche dovuta al fatto che molti di questi monasteri
erano molto antichi ed originariamente erano stati abitati da monaci
greci. Alcuni erano appartenuti anche ai benedettini ed ai florensi.
Tra i monasteri greci ricordiamo l’abbazia di Sant’Angelo in
Frigillo, Santa Maria de Ligno Crucis, Santa Maria di Altilia, Santa
Maria di Fontelaurato, Santa Maria Nova, Santa Maria di Pressano;
tra i benedettini: Santa Maria della Matina e Santa Maria di
Corazzo; tra i florensi: S. Giovanni in Fiore, S. Maria di Altilia,
S. Maria di Fontelaurato, S. Maria la Nuova, S. Maria delle Terrate,
S. Maria di Pressano. Così secondo i monaci cisterciensi, che alla
metà del Seicento compilarono le relazioni, l’abbazia di Santa Maria
di Corazzo fu “fondata, construtta, et eretta nell’anno 1128 da
Rugiero e Riccardo di Martorano fra(te)lli con l’Autorità
d’Alesandro tertio nel mese d’Agosto dell’Indit.ne II....... quale
chiesa, e suoi membri della detta fondat(io)ne furno assegnati à
monaci del sac(ro) ord(in)e Cisterciense del Glo(rio)so Mellif.lico
e contemplativo dottore Bernardo (s.to) con molte annue
entrade”.Dell’abbazia di Santa Maria de Ligno Crucis, “La fondatione
erectione authorità di chi et chi lo fondò non s’ha notitia a causa
che detto monasterio è stato molto tempo habitato da Padri francesi
del med(em)o ordine et a tempo che furno cacciati da questo Regno li
francesi s’andarno via detti P(ad)ri et si persero li scritture
necessarii et concernenti a detta cognitione tantum se fossero in
potere del sig(no)r comend(atario) solum si scorge alle frabiche
esser mon(aste)ro più delli quattrocento anni; per esser chiamato in
una cronica che fà l’Abbate Ioacchino monaco di d(ett)o tempo del
med(em)o ordine”. Per quanto riguarda l’abbazia di Santa Maria della
Sambucina, i monaci asserirono che “Fu fondato, seu edificato prima
del Abbate Giacchino, il quale fu figliolo di d(ett)o Monast(er)o,
et questa cognit(io)ne l’habbiamo da un libro composto, et mandato
alle stampe publiche dà un P(ad)re chiamato Don Giacomo Greco
Dottore peritissimo nella Sacra Theologia del sud(ett)o ordine
cisterciense, quale libro s’intitola Joachim Abbatis, et Florensis
Ord.nis Chronologia. Non potemo sapere specificamente l’anno, che fu
fondato, ne chi lo fundò ne con quali assignamenti, et oblighi per
non trovarsi le scritture, essendo che la sua fondat(io)ne passa
l’anni 400, et più, et d(et)to monast(er)o stette molt’anni in
vigore. Ma dopo le guerre, che ultimam(en)te son state in Regno à
tempo di Carlo Quinto furono discacciati li francesi, et li monaci
abbandonarno i monasteri di d(et)to ord(i)ne ch’erano in questo
Regno di Napoli, et però si disfecero et dopo furno dati in
commenda”. L’abbazia di Santa Maria della Matina “non tiene memoria
del’Anno, et con l’authorità del quale fusse fondato per la continua
mutation di tempi et per l’assalti, è dirutioni patiti per opera
dell’inimici di la chiesa di Dio; Dicessi si bene per quanto s’è
diligentemente informato d’homini antichi, è periti di d(et)ta cità
che sia stata fondata dalle due Prencipesse di Salerno, et
Bisogniano, et dalle sud(et)te sia stata dotata con l’intervento del
Arcivescovo di Rossano, dal vescovo di Malvito, et dal vescovo di
Bisogniano, ch’haverà di 700 Anni incirca, è li cui vestigii
chiaramente dimostrano, eser stata abbatia famosissima, e di
struttura di fabrica molto mirabile”.
L’abbazia di Santa Maria d’Acquaformosa “Fu fondato et eretto l’anno
mille cento quaranta da Oggenio e Basilea coniugi P(atro)ni della
Terra di Braalla hoggi chiamata Altomonte, nel mese di gennaro 1.ae
Ind(ition)is sotto l’anno primo dell’Imperio d’Enrico Imp(erato)re
Donorno a Pietro Abb(at)e Cister(cien)se per loro devottione la
chiesa di S. Maria di Leucio, e di S. Maria del Monte con li loro
tenimenti, e pertinentie quale instituì in Abbatia, e recevi sotto
l’Ap(osto)lica protettione d(ett)o Mona(ste)rio di S. Leuccio, e
d(ett)o Pietro Abb(at)e di d(ett)o Mona(ste)rio Innocentio terzo
sotto la Regula di S. Benedetto secondo l’institu(tio)ne
Cister(cien)se 10 Kal.s Augusti Ind(iioon)is 3.ae incarnationis
Dominicae anno mille e ducento pontificatus eius anno tertio quale
Bolla contiene molti beni di d(ett)a Abb(ati)a et instituti
monastici”. Il monastero di Santa Maria di Fonte Laureato “fu
designato dal Beato Gioacchino Abbate del monast(er)o di Fiore ad
istanza dell’Ill.mo Signor Simeone Mamistra Sig(no)re e P(atro)ne di
d(ett)a terra nel 1201 e nel 1204 con il consenso et authorità di
Monsignor Riccardo vescovo di tropea fu fondato et eretto, essendo
stato prima riccam(en)te dotato di molti beni stabili e privilegii
dal d(ett)o Sig(no)re Simeone Mamistra senza altro patto, che di
pregar Iddio per la remissione tanto di peccati proprii, quanto di
suoi Parenti, e che dovessero i Padri accettarlo per fratello del
medemo monast(er)o”. Per quanto riguarda il monastero di Santa Maria
della Nova, “Della sua fondatione et erettione non si have memoria
certa per essersi disperse le scritture, con l’occasione delle
Commende, e per esser stato dishabitato da monaci con la quale
dishabitatione si rovinò la Chiesa, et tutti gl’edificii, e molto
meno s’have memoria dell’assignamenti, oblighi, et patti, con li
quali fu eretto et edificato per la medesima dishabitatione, et
rovina patita”. Della fondazione del monastero di Sant’Angelo in
Frigillis “non v’è mem(oria)a certa, stante che dopo d’esser
Commendato il sud(et)to mancorno li Monaci et comminciò patire ruine
grand(issi)me nelle fabriche chiesia ornamenti et commodità e per
moltissimo tempo non v’habitorno Monaci”. Del monastero di Santa
Maria di Persano “di quando et con l’authorità di chi fosse stato
fundato, et eretto non s’hà certa memoria”. Lo stesso vale per il
monastero di Santa Maria di Altilia, in quanto “della sua fondatione
et erettione, e da qual persona fusse fundato, et eretto, et con
quale authorità, e pesi, non si have notitia certa, perche col
occasione, che s’introdusse a comendarsi li Monasterii, con le
comende mancorno li monaci, et per conseguensa il Culto Divino, et
l’habitatione, et si rovinorno li stessi Monasterii, fabriche, et
edificii per la multiplicità delli Comendatarii, si spersero anco le
scritture”. Identica sorte per la fondazione del monastero di Santa
Maria della Terrata, della quale “non si have memoria, e molto meno
del consenso, et authorità della persona che n’havesse la facoltà e
ne meno dell’assignamenti oblighi e patti”. Anche i monaci del
monastero di San Giovanni in Fiore nutrono alcuni dubbi. Essi
infatti affermano che il monastero “fu fondato, et eretto
dall’Abb(at)e Gioachino ma dell’anno preciso non se have
docum(en)to, si trovano però alcuni privileggii come d’Henrico sexto
Imp(erato)re sotto il di 12 di Marzo nell’anno 1195 che dice
attendendo l’honestà e religione di Gioachino Gen(era)le Abb(at)e di
San Giovan in Fiore constituimo perpetuamente per redent(ion)e
dell’anima n(ost)ra cinquanta aurei Bizantini sopra l’entrata della
salina di Netho la quale è nel territorio di S.a Severina, la quale
rendita di p(rese)nte anco si possiede dal p(redet)to Mon(aster)o.”.
Solo per i monasteri di più recente fondazione i monaci riescono a
dare notizie certe. Il monastero di Santa Maria della Pietà “fu
fondato, et eretto l’Anni del Sig.re mille seicento vinti tre con
l’Authorità, e consenso di Monsig.r Ill.mo e R.mo Paulo Emilio
Santoro Arcivescovo della Metropolitana Chiesa di d(ett)a Città di
Cusenza con conditione, et espresso patto, che non potessero i
Cist(ercien)si dentro la chiesa di d(ett)o Monast(er)o eriger
sepulture, non potessero andar a Morti, ne mendicar per la Città, e
con la confirmatione, e nova concessione di Monsig.r Ill.mo e Rev.mo
Giulio Antonio Santoro suo soccessore del 1624 a di vinti due di
giugno”. Lo stesso vale per il monastero di Santa Maria del Soccorso
che “fu fondato, et eretto l’anno del Sig(no)re 1522 per q(ua)nto si
vede da certi versi eroici manuscritti, composti da un nostro
P(ad)re Dottor chiamato il P.re Don Giacomo Greco, il quale compose
un libro intitolato La Chronoligia del P.re Abb. florense Giacchino,
da un P.re del nostro ordine chiamato il P.re Don fran(ces)co di
Casole à spese della med(em)ma Religione et elemosine di devoti
christiani, che vi concorrevano. Con il consenso, et autorità di chi
non si trova”.
Dopo il Concilio di Trento
Durante il periodo normanno- svevo le abbazie avevano goduto di
ampie concessioni, privilegi ed esenzioni. Il loro potere
giurisdizionale ed economico si era esteso su terre, casali, feudi,
boschi, mulini, frantoi, vassalli ecc. Poi l’istituto della
commenda, la crisi economica e le vicende belliche avevano favorito
il trasferimento del capitale dalla campagna alla città; dalla
produzione alla rendita. Gli abati, i priori ed i monaci, che
operavano sul territorio e costituivano la parte vitale e
decisionale, erano stati estromessi dall’amministrazione dei beni,
dagli abati commendatari, veri e propri feudatari di nomina
papale,che quasi sempre erano residenti in Napoli, da dove gestivano
i beni dell’abbazia, tramite un procuratore locale. Per tale motivo
la situazione delle abbazie cisterciensi in Calabria poco dopo la
metà del Cinquecento era alquanto precaria. Dei quattordici
monasteri elencati nella “Visita” solo sette potevano considerarsi
attivi: S. Maria di Acquaformosa, S. Maria di Corazzo, S. Maria di
Altilia, S. Maria Nova, S. Giovanni in Fiore, il monastero di Ligno
Crucis e S. Maria de Balnearia. In tutto vi erano 29 monaci. Ma,
tolti gli otto di S. Maria di Balnearia ed i sei rispettivamente di
S. Maria di Corazzo e di S. Maria di Aquaformosa, i rimanenti
monasteri potevano contare solo su uno o due monaci. Risultavano
deserte infatti le abbazie di S. Maria della Matina, di S. Maria di
Sambucina, di S. Angelo in Frigillis, di S. Maria di Fonte Laureato,
di S. Maria di Acquaviva, di S. Angelo Militino e di S. Lucia presso
Palasseolo. Il disinteresse dei commendatari per le vicende
religiose dell’abbazia, la mancanza di qualsiasi intervento sugli
edifici e la sottrazione della maggior parte, se non di tutte le
rendite, avevano determinato l’abbandono e la rovina. Nella seconda
metà del Cinquecento, dopo i ripetuti richiami papali, alcuni di
questi monasteri ritorneranno a nuova vita. Infatti, “conoscendo e
considerando il Concilio Lateranense e successivam. la S(anti)ta di
molti Sommi Potefici l’immenso danno che proveniva alle chiese e
mon(aste)rii commendati per la mancanza de Religiosi e per il
mancam(en)to del culto Divino, per il mantenimento et accrescimento
del quale si erano invano disposti li benefattori largamente a
donare e concedere tanti beni si risolsero d’emanare m(ol)te
constitutioni come Pio Papa 4 nell’anno 1563 Pio Papa V nell’anno
1569 Gregorio Papa XIII nell’anno 1574 et Sixto V nell’anno 1596 con
le quali espressam.te commandarono anzi con rigorossime pene
ordinarono che dalli S.ri Abbati commendatarii si riedificassero li
p(redit)ti Mon(aste)rii e si assignasse la 3.a parte delle rendite
alli Monaci Cisterciensi li quali dovessero ripigliare li p(redit)ti
Mon(aste)rii introducendovi in essi novam(en)te il debito Div(i)no
culto et il competente num(e)ro di Religiosi con espressa facolta
che ritrovandosi alcuno di essi occupato da Relig(io)si mendicanti
prestam(en)te si discacciassero da quelli o pure ripigliassero
l’habito d’essi Cister(cien)si e dopo il spatio d’un’anno emitessero
la professione prestando all’Abb(at)e Generale, et a tutti gli altri
Sup(erio)ri la dovuta obed(ienti)a e rever(enti)a, celebrando il
Divino Officio conforme all’uso Cister(cien)se e confermandosi in
tutto e per tutto all’Istituti reg(ola)ri del med(em)o ord(in)e”.
In virtù di tali costituzioni i monaci cisterciensi cominciarono a
riprendere possesso degli antichi monasteri, che erano tutti
rovinati, ma i commedatari non assegnarono la terza parte delle
rendite dell’abbazia, come stabilito, ma quanto a loro piacque, né
curarono riparare gli edifici del monastero. Le prime assegnazioni
ai monaci cominciarono nel 1570 ad opera di Carlo Caracciolo e
Bernardino Rota, il primo commendatario delle abbazie unite di S.
Maria della Sambucina, S. Maria della Matina e di Sant’Angelo de
Frigillo, il secondo di S. Giovanni in Fiore. Seguirono l’anno dopo
Giovanni Ferrato, commendatario di Ligno Crucis, e Marcello Pescara
di S. Maria di Acquaformosa. Nel 1577 fu la volta di Tiberio
Barracca (S. Maria di Altilia), poi nel 1581 Antonio Caraffa ( S.
Maria di Fonte Laureato), seguì nel 1583 Ottavio Protospataro ( S.
Maria La Nova).
Alla fine del Cinquecento molti degli antichi monasteri avevano
riaperto, anche se con solo due o tre monaci e con poche rendite.
Alla stessa data, tuttavia, non sono più citati i monasteri di S.
Maria di Balnearia presso Bagnara, che era stato occupato dai
Domenicani, ed i monasteri di S. Maria di Acquaviva presso Cropani,
di Sant’Angelo Militino presso Campana e di S. Lucia di Palasseolo.
Cinquanta anni dopo la “Relazione” elenca ancora quattordici
monasteri cisterciensi in Calabria ma alcuni non risultano, altri
sono di nuova fondazione, o di nuova dotazione. Tra questi ci sono i
monasteri di S. Maria di Persano in territorio di San Lucido, di S.
Maria della Pietà presso Cosenza, di S. Maria di Soccorso vicino
Scalzati e di S. Maria di Terrata in territorio di Rocca di Neto. I
più popolati in ordine decrescente sono S. Giovanni in Fiore (nove
monaci), S. Maria di Fonte Laureato e S. Maria del Soccorso (sette
monaci), S. Maria di Acquaformosa, S. Maria di Corazzo, S. Maria di
Altilia e S. Maria della Pietà ( sei monaci) ecc.
Gli edifici
Il monastero era composto dalla chiesa a croce latina con i suoi
altari, dalla sagrestia, dal chiostro “quadrangolare”, dalla sala
capitolare, dal dormitorio con le sue celle, dalla sala del
refettorio, dalla cucina, dalla dispensa e dall’edificio dove
risiedeva l’abate. Vi erano poi i magazzini, i forni, le cantine, il
mulino, il frantoio, le stalle, il giardino, l’orto ecc.
La situazione degli edifici della maggior parte dei monasteri
cisterciensi calabresi alla metà del Cinquecento, così com’è
descritta, denota un lungo periodo d’abbandono e di trascuratezza a
causa della mancanza di qualsiasi intervento, sia da parte dei
commendatari che dei monaci. Tutti gli edifici di S. Maria di
Sambucina presso Luzzi “.. penitus destructa sunt praeter locum ubi
dicitur missa... et aliud quoddam aedificium ubi sunt duo aut tria
cubicula..”. Lo stesso vale per Sant’Angelo de Frigillo presso
Mesoraca : “..omnia aedificia corruerunt praeter Ecclesiam et
dormitorium..”. Non fa eccezione S. Maria di Fonte Laureato presso
Fiumefreddo. Il monastero, secondo le testimonianze degli anziani
del luogo, una volta era abitato da venti monaci. Poi era rimasto
quasi privo di rendite perché dato ai commendatari, che avevano
anche privato ed usurpato il monastero di molti beni. Ora si
presentava in stato decadente : “.. ecclesia ..cum sacristia est
male ornata. Tectum in plerisq. locis est discopertum.. claustra et
refectorium corruerunt... dormitorii cubicula fuerunt diruta,
molendinum et reliqua aedificia destructa sunt”. Identica è S. Maria
di Acquaformosa nel casale omonimo: “..Claustra pro media parte
corruerunt cubicula dormitorii non sunt in sufficienti numero, non
habent monachi refectorium, non est sacrarium..”. Sinistrato e quasi
completamente distrutto è S. Maria della Matina presso San Marco :
“..omnia aedificia regularia et omnia alia penitus destructa sunt
excepto Capitulo in quo est unicum altare erectum..”. Nel monastero
di S. Maria di Corazzo presso Scigliano “quarta pars corruit” e nel
monastero di Santa Maria di Altilia non vi è alcun interessamento
del commendatario, nonostante che “...claustra sint destructa,
dormitorium et capitulum corruirint et ecclesia in plerisque locis
sit discoperta..”. A Santa Maria Nova presso Caccuri, solo la chiesa
è integra ed ancora peggio si presenta il monastero di San Giovanni
in Fiore, nel quale “Tectum dormitorii pro media parte corruit.
Claustra et refectorium ac cetera omnia regularia edificia atque
etiam domus abbatialis corruerunt preter ecclesiam et capitulum de
quo factum est stabulum. et quantum ad ecclesiam in fenestris neq.
est vitrum neq. tela. Ita ut in tempore hiemali non potest celebrari
divinum offitium”. Santa Lucia presso Palasseolo, le cui rendite
sono state unite a quello di S. Maria de Balnearia, è ormai
definitivamente abbandonato in quanto “monasterium est omnino
destructum praeter ecclesiam quae tamen in permultis locis est
discoperta”. Ancora peggiore è la situazione del monastero di
Sant’Angelo Militino, del quale a ricordo rimangono solo la chiesa
completamente in abbandono, dove non vi si celebra, e qualche
abitacolo.
I monaci
Lo stato decadente degli edifici dei monasteri rispecchiava il
disagio e la ristrettezza economica, che i pochi monaci rimasti
vivevano quotidianamente. Due monaci di S. Maria di Acquaformosa
avevano dovuto andarsene dal monastero a causa delle poche rendite,
che non permettevano a tutti i monaci il sufficiente “pro victu et
vestitu”, mentre l’abbate commendatario se ne stava in Napoli e
godeva di una rendita di più di duemila ducati. La stessa situazione
vivevano i monaci di S. Maria dei dodici apostoli de Balnearia. Gli
otto monaci si lamentavano perché da soli dovevano celebrare
l’ufficio divino ed aver cura di tutte le anime di Bagnara. Ciò
comportava la celebrazione di molte messe e di fare le esequie ai
defunti. Il monastero era unito al capitolo lateranense ed ai monaci
mancava il sufficiente “pro victu et vestitu”. Accogliendo le
richieste dei monaci di S. Maria di Corazzo, che facevano presente
lo stato precario del monastero, il commendatario, che godeva di una
rendita di oltre mille e duecento ducati, promise con giuramento,
che avrebbe riparato in breve tempo il chiostro e avrebbe fatto fare
dei lavori alla chiesa. Abbastanza singolare era la situazione dei
monaci di S. Maria di Altilia. Le rendite erano state sequestrate
nel 1567 al commendatario Mario Baracco, sospettato di eresia, ed
assegnate al vicario dell’arcivescovo di Santa Severina, con la
condizione che parte fosse data al commendatario, cioè
all’arcivescovo di S. Severina, parte all’inquisizione e parte ai
poveri. Il rimanente doveva servire a nutrire e vestire i monaci ed
a riparare gli edifici. L’amministrazione dei beni era già da due
anni in mano al vicario, ma alcun denaro era stato speso nella
riparazione del convento.
Per quanto riguardava i due monaci ed i due sacerdoti secolari del
monastero di S. Giovanni in Fiore, ciò che era stato a loro concesso
dal commendatario, era appena sufficiente a sfamarli per metà anno.
A metà del Seicento
Alla metà del Seicento la maggior parte dei monasteri
cisterciensi calabresi versava ancora in difficoltà economiche e
poteva contare su pochi monaci. La maggior parte dei fondi migliori
e delle rendite rimanevano in mano agli abati commendatari, che
erano i cardinali : Marzio Ginetti (S. Maria di Corazzo), Gio.
Battista Mechi (Ligno Crucis), Mutio Brancati oBrancaccio
(Sambucina, Matina e Sant’Angelo), Paolo Emilio Rondinino ( S. Maria
di Acquaformosa), Domenico Cecchini ( S. Maria di Fontelaureato),
Francesco Angelo Rapacioli ( S. Maria La Nova), Bernardino Spada (S.
Maria di Altilia), Bernardino Rocci ( S. Giovanni in Fiore). La
mensa conventuale rimaneva povera, nonostante che in alcuni
monasteri i monaci avessero intrapreso alcune iniziative per
incrementare le entrate mettendo i terreni vicini al monastero ad
orto ed a giardino ed acquistando oliveti, vigneti ed animali da
cortile e da pascolo. Tutto ciò è reso evidente dalle relazioni che,
in obbedienza alla Costituzione, o Bolla, emanata dal papa Innocenzo
X°, i monaci cisterciensi di Calabria e Basilicata inviarono sullo
stato dei loro monasteri. In esse sono descritti il luogo e la
diocesi, in cui i monasteri erano situati, lo stato della chiesa e
del convento. Sono richiamate anche alcune notizie storiche,
riguardanti l’origine, la fondazione, la dotazione, i privilegi, i
commendatari ecc. Completa ogni relazione il dettagliato elenco dei
beni e delle rendite, che sono amministrati dai monaci. Seguono le
spese annue, per i restauri, il vitto, il vestiario, il culto ecc..
Il tutto è calcolato in moneta romana sulla media annua degli ultimi
sei anni.
La relazioni riguardano i monasteri cisterciensi calabresi di Santa
Maria di Corazzo in diocesi di Martirano, di S. Maria de Ligno
Crucis in diocesi di Rossano, di S. Maria della Sambucina in diocesi
di Bisignano, di S. Maria della Matina in diocesi di S. Marco, di S.
Maria di Fonte Laureato in diocesi di Tropea, di S. Maria di
Acquaformosa in diocesi di Cassano, di S. Maria delle Terrate, di
Sant’Angelo in Frigillis, di S. Maria della Nova e di Calabro Maria
in diocesi di Santa Severina, di S. Giovanni in Fiore, di S. Maria
di Persano, di S. Maria della Pietà e di S. Maria di Soccorso in
diocesi di Cosenza. Per quanto riguarda la Basilicata vi è la
relazione del monastero di S. Maria del Sagittario in diocesi di
Anglona.
L’economia
La maggior parte delle entrate dei monasteri provengono dalla
“massaria”, dal pascolo e dall’allevamento, che forniscono denaro,
grano, germano, orzo, fave, latticini, carne, pelli, ecc.. I monaci
danno in fitto i terreni e ricevono il pagamento in grano, latticini
e denaro, che parte serve per la loro alimentazione, parte è
venduto, parte è dato in prestito. Oltre alle grandi e piccole
proprietà, costituite dalle terre aratorie ed a erbaggio, dai prati
e dai boschi, essi hanno possessioni con oliveti, vigneti,
castagneti e giardini con alberi da frutto (fichi, celsi, cerasa,
pruni, poma, pera, noci,ecc.), e “oratilitii” ( cauli, cepolle,
lattuche, scarole, biete, porri ecc). L’olio ed il vino, assieme al
grano ed ai latticini, costituiscono i prodotti più importanti su
cui si regge l’economia del monastero.
Tra i monasteri che mantengono una certa, anche se limitata,
importanza economica, così come risulta dalle relazioni, sono da
annoverare S. Maria di Fonte Laureato, S. Giovanni in Fiore e S.
Maria della Pietà; seguono distanziate S. Maria di Altilia, S. Maria
di Acquaformosa e S. Maria del Soccorso ecc.
Particolarmente il monastero di S. Maria di Fonte Laureato è l’unico
che conserva ancora molti suoi originari possessi economici e
privilegi ed esercita un’attività sia agricola – pastorale con la
lavorazione dei prodotti. Da queste varie attività proviene una
rendita di circa mille ducati annui. Possiede un casale, una
massaria, dei poderi, e terreni lavorativi con molti alberi da
frutto, quali “fichi, celsi, cerasi, pruni, et altri”. Ha molte
vigne che danno vino, non solo per il convento ma anche da vendere.
Ha undici tra case e magazzini, un mulino e una “gualchiera seu
battendero da mortella”. Esige numerosi censi e legati, può contare
su donazioni ed elemosine tanto in denaro, quanto in pane, vino,
olio, carne, grano, pesci, ecc. Possiede prati adatti per il pascolo
e due giardinetti per comodità dei monaci. Ha un discreto numero di
animali composto da 5 buoi, 34 vacche, 300 capre, quattro cani per
la custodia degli animali, numerose galline e due porci.
I nuovi edifici
Nella seconda metà del Cinquecento alcuni monasteri erano stati
riaperti e gli abati commendatari erano stati costretti ad assegnare
alcuni beni alla mensa conventuale per il mantenimento dei monaci e
per il ripristino degli edifici. Molti monasteri conservavano
ancora, anche se in rovina, i resti della loro antica grandezza. In
passato queste strutture avevano svolto un’intensa attività, sia
economica che religiosa, ed avevano sviluppato un sistema di
approvvigionamento, di gestione e di produzione delle risorse, che
le aveva rese autosufficienti e capaci di sopportare anche lunghi
periodi di calamità naturali. Attraverso un uso accorto del
territorio, delle proprietà fondiarie e degli animali esse potevano
disporre ed immagazzinare risorse, che le permettevano di alimentare
comunità composte da decine, se non da centinaia di persone tra
monaci e lavoratori al loro servizio. Il numero esiguo di monaci, le
poche rendite assegnate, le vicende del passato ed il permanere
della lunga crisi seicentesca non permisero il ripristino della
primitiva grandezza ma causarono, nella maggior parte dei casi, un
ridimensionamento dell’antica, varia ed articolata struttura
architettonica abbaziale con la perdita di molte, se non di quasi
tutte, le sue funzioni sia religiose che economiche. Alcune parti
dell’abbazia, che a causa delle vicende storiche non erano state più
utilizzate, non furono più recuperate e, abbandonate, caddero
definitivamente in rovina; altre furono adattate dai monaci alle
nuove e più limitate esigenze. La piccola famiglia monacale, che di
nuovo s’insediò, si trovò ad abitare, infatti, in edifici che in
passato erano stati progettati, o si erano sviluppati, per
sostenere, alimentare ed ospitare una folta comunità con le sue
esigenze pubbliche e private e con i suoi usi, tradizioni e riti, al
pari di un piccolo abitato. Il contrasto tra il glorioso ed opulente
passato ed il deludente e precario presente è evidente nelle
relazioni di ogni monastero. La nuova famiglia di S. Maria di
Corazzo composta da cinque sacerdoti, un chierico, un converso,
quattro oblati e due servienti, in tutto 13 persone viveva in
edifici dove il refettorio era per quaranta persone e vi erano 14
celle. “Ha la chiesa sotto il titolo, et invocat(io)ne della
Purificat(io)ne della Beat(issi)ma Vergine non a volta ma col
suffitto di legname, longa passi tridici et larga passi tre”. Il
monastero “ e di struttura quadrata con un solo chiostro nella cui
pianta di basso in una parte vi e una stanza designata per capitolo
dove si rendono le colpe delli monaci e si canta il Pretiosa dopo
prima longo passi quattro e mezo e largo passi duoi di più vi sono
due altre stanze che servino per magazeni di grani germani, et altri
vittovagli dell’istesso monast(er)o e d’altre devote persone. De più
in essa pianta di basso vi è una stanza lunga passi cinque q(ua)le
serve per refettorio con mense doppie dove capiscono da quaranta
religiosi incirca apresso del q(ua)le vi è un’altra stanza q(ua)le
serve per cantina a canto di detto Refettorio vi è anco un’altra
stanza q(ua)le serve per dispensa dove si conserva il pane et
ossonio per il vitto cotidiano di più in detta pianta di basso vi è
la cocina con quattro altre stantie appresso per conservar legna et
altre cose necessarie vi sono anco due altre stanze in una vi sta il
forno et nell’altra il luogo dove si fa il pane di più vi sono tre
altre stantie che servono per stalle per le cavalcature et animali
di monaci e forastieri con tre altre stanze dove si conserva l’herba
e paglia per le medesime cavalcature. Nella parte super(io)re vi è
un solo dormitorio doppio con camera dell’un e l’altra parte, nel
q(ua)le vi sono quattordici camere dove habitano detti monaci. Fuora
del quadro vi sta attaccato un Palaggio dell’Eminentiss(i)mo Sig.r
Cardinale Commendatario dove habitano i suoi ministri, e si
conservano li grani di S. E. Poco discosto dal monast(er)o vi sono
anco due altre stanze fatte da detti monaci per commodità et
habitat(io)ne degli ani(ma)li di detto monasterio”.
Nel monastero di Santa Maria de Ligno Crucis vi erano un monaco, un
chierico converso, un oblato ed un serviente, in tutto quattro
persone . L’edificio era composto: “Ha la sua chiesa sotto il titulo
di Santa Maria de ligno Crucis ove si trovano et si conservano molti
et diversi reliqui e tanto della Croce di Xpo come di altri insigni
santi con tre altari: uno l’altare maggiore ove resiede l’immagine
della Beata Vergine di rilievo con detti reliquie il 2° è la
cappella della Sant.ma Pietà con choro dove s’officia da P(ad)ri et
sacrestia decente et ornata. E’ di strutture di Braccia cinquanta in
quatro con il claustro chiusa iuxta ritum ordinis con tre porte cioe
una la porta del Battere una entra nella chiesa et un’altra esce al
giardino. Ha di sotto l’infrascritte stanze Dispensa grande,
Dispensa piccola, Stalla, Refettorio, Cucina e Furno dal altra parte
Pagliera, Cellaro et Gallinaro.Item tiene due scale di frabica una
saglie alla loggia avanti il Dormitorio, quale v’e una porta che
entra in detto dormitorio con currituro et in detto Dormitorio vi
sono sei stanze seu cammere con il luogo comune. Item l’altra scala
che saglie in due altre cam(er)e v’è anco una sala grande quale si
dice esser il palazzo del sig(no)r Abb(at)e Com(endata)ro”. Il
monastero è circondato da una “possessione”, dove ci sono diversi
alberi da frutto, gelsi, ulivi, vigne ed ortaggi.
Nel monastero di Santa Maria della Sambucina abitavano tre
sacerdoti, un converso e due servienti. Vi erano anche cinque
garzoni, “cioè il massaro per li bovi et massaria, il baccaro per
custodire le bacche, dui caprari per le capre et un porcarello per
li porci”. In tutto undici persone che abitano una abbazia, che
conserva ancora i segni di un glorioso passato. “Tutta la chiesa et
edificii del monast(er)o fra tant’anni si disfecero, conf(orm)e
adesso appareno certi archi, et fabriche antiche della Chiesa per
esser stata sontuosiss(i)ma; ma dopo che fu ripigliata da Religiosi
la chiesa è stata fatta di q(ue)sta struttura longa palmi 70 larga
pal(mi) 33 et alta pal(mi) 36 et più della metà di d(et)ta chiesa la
lasciorno per non haver commodità di compirla et questa che s’è
fatta sta ben accomodata, et il suo titolo è sotto il nome di
S(an)ta Maria della Sambocina, et si fà la festa il giorno
dell’Assuntione della B(eata) Vergine. Stanze in d(et)to monast.o vi
ne sono quattro oltre della cucina cellaro dispenza granaio et altri
fundachi, et un’altra stanza è principiata a farsi”.
Il monastero di Santa Maria dela Matina è abitato da due professi,
un converso, un serviente e due oblati. Nonostante la distruzione
della maggior parte degli edifici, esso conserva ancora alcuni
segni, che denotano l’importanza che ebbe nel passato. I suoi
“..vestigii chiaram(en)te dimostrano, eser stata abbatia
famosiss(i)ma, e di struttura di fabrica molto mirabile, oggi sibene
non ha altro ch’una chiesa sotto il titulo, et invocat(io)ne
dell’Assunt(io)ne della Beat(issi)ma Vergine Matre di Dio, è lunga
palmi 55 larga palmi 35 Alta palmi 38 fatta à volta con dui Archi
con artificio ingegnioso tiene un Dormitorio volto allamia à modo di
croce con 10 camere sop(r)a, et un Camerone del quale si serve per
Refittorio di sotto un Cortile, et un cellaro volto, et una de le
camere serve per cocina, e fumo, et unaltra per dispensa, oltre due
Dormitorii diruti, et le moraglie sono alte palmi 20 in circa, et
large palmi sei, vengono serrati detti dormitorii, e chiesa d’una
clausura lunga circum circa di canne 147, et le d(et)te mura sono
palmi 14 di Altezza vi sono anche dentro d(et)ta clausura dui
Giardinetti di mezza tumulata in circa”.
Il monastero di Santa Maria dell’acquaformosa era composto da
quattro sacerdoti, due chierici, due oblati ed un serviente. Tra le
rovine la chiesa conserva ancora alcuni elementi della sua
bellissima struttura. “Ha la chiesa sotto il titulo
dell’Assunt(io)ne della B(eata) Vergine di struttura e grandezza
d’altezza palmi trenta, lunghezza palmi ottanta, e largezza palmi
vintisei, dentro della quale vi è una ornatiss(i)ma cappella
sfondata con l’Immagine di rilevo della Madonna SS.ma intitulata S.
Maria d’Acquafor(mo)sa, il SS.mo Sacramento con le lampade accese di
giorno, e notte, et in d(ett)a chiesa vi è il tempiato antico
belliss(i)mo, et avanti l’altare Maggiore vi è un coro ornato di
dodici sedie, e libri necessarii per l’officii, e cantare le
messe.... Il mon(aste)rio è quadrangulare unito con la chiesa tiene
un dormitorio quale ha nove celle ha officine necessarie come
granaro, forno, cellaro, stalla, dispensa, refettorio, cocina et
altre officine, vi si trovano molte fabriche antiche dirute, vi è
ancora attaccato a d(ett)o mon(aste)rio un Palazzo grande, quale è
stato habbitato da monaci con stanze dodici di sopra, e di sotto
altre sette, et una loggietta con un Baglio grande, et hoggi è
posseduto dall’R(everendi)ss(i)mo Cardinale”.
Il monastero di Fonte Laureto era abitato da cinque sacerdoti, un
chierico, un converso e dodici oblati. Tra gli oblati ci sono tre
coppie sposate. Esse abitano fuori del chiostro in alcune case
vicine e di proprietà del monastero. Gli oblati sono addetti alla
custodia “de l’animali, alla Massaria, et alla cultura delle
Possessioni del medemo monast(eri)o.. il quale ha la sua chiesa
sotto il titolo, et invocatione della Beata Vergine di S.ta Maria di
Fonte Laureato, ha stanze numero sedici per i Religiosi, il
Refettorio, Cucina, Dispensa, Furno, Granaro, Casolaro e Cellaro. E’
la chiesa lunga palmi 138, larga palmi 34, alta palmi 42: dentro
l’intercapedine di palmi 45, ch’è fra il muro, o tiro di fabrica di
palmi 122 di larghezza, e di palmi 38 d’altezza con le fenestre di
stanze, che buttano al chiostro, e fra l’altro muro della medema,
lunghezza di palmi 122 e d’altezza palmi 23 con fenestre che buttano
fuori della clausura e fabricate si trovano, e coverte di tegole si
vedono le sudette stanze, et officine, viene in quadrato detto
devoto luogo dalla chiesa, dalla detta fabrica di stanze, da una
antichissima muraglia di palmi 122 di lunghezza, e d’altezza palmi
sedici, che dimostra à riguardarsi esser stata fabrica di Refettorio
di servi di Dio, e da un’altra muraglia altro tanto lunga, et alta
palmi vinti: ha fuori di d(ett)a clausura una stalla lunga palmi 28,
e mezo, larga palmi sedici e mezo, et alta palmi 17. Non ha maggior
struttura, ne maggior numero delle sudette stanze, e officine, si
per esser stato una mano di volte saccheggiato, spogliato, e rubbato
dall’inimici della Chiesa di Dio, si per esser stato più volte non
tanto dall’antichità quanto dalle guerre e terremoti diruto, come
anche per non haver reso i beni di detto luogo il loro frutto e
beneficio alli Padri locali, ma alli Sig.ri Abbati Commendatarii, i
quali per haver habitato in luoghi molto lontani dalla loro
Commenda, non han possuto vedere la necessità tanto delle fabriche,
quanto di Religiosi per poterci applicare il dovuto remedio; e quel
poco restoram(en)to e resarcim(en)to ch’al presente si vede è
provenuto dalli sodori, e fatighe di poveri Religiosi, e Charità di
devoti tanto della religione Cist(ercien)se quanto della
Beatiss(i)ma Vergine”.
Il monastero di Santa Maria dela Nuova, abitato da due sacerdoti ed
un serviente, era stato in parte rifatto. “La Chiesa che è di nuova,
e non dell’antica, struttura; have il titolo, et invocatione, di
S(an)ta Maria della Nuova, è di lunghezza palmi 58, ed uguale
larghezza, col suo Altare Maggiore, dove si celebrano li Divini
officii, è della metà in sù v’è il soffitto di tavole ordinarie,
fatto dal passato Commendatario: v’è un Cortile grande circondato de
mura. Nel piano di d(et)to Cortile, vi sono cinque stanze
habitabili, et una scoperta, le quali servono per cocina, furno,
cellaro, magazeno, e stalla. Nella parte superiore vi sono quattro
stanze per l’habitattione de Religgiosi è servienti”. Accanto alle
mura del monastero possiede “tre casette fabricate di luto, e
pietre,.. lasciate da Benefattori, li quali l’habitavano, nelle
dette case, è poi si sono ritirati dentro l’habitato, e vacano”.
Il monastero di Sant’Angelo in Frigillis è abitato da due sacerdoti
ed un serviente. Sulle rovine della antica struttura i monaci ne
hanno costruita una nuova molto più piccola. “La Chiesia anticha la
quale è di lunghezza palmi cento quindici con la sua proportionata
larghezza è rovinata e diruta e li Religiosi con le loro prop(ri)e
fatiche n’hanno riedificato unaltra nelle rovine delle fabriche del
detto Mona(ste)rio la quale è palmi trenta sei di lunghezza con
proportionata larghezza, dove celebrano li divin’officii e Sante
Messe, vi sono molte Santiss(i)me Reliquie di Santi.
Have il sudetto Mona(ste)rio una Sala, quattro Camere, l’una
distinta dall’altra, Cocina, Dispensa, Cantina, et altre officine
necess(ari)e reedif(ica)te dalli medesimi Religiosi Cist(ercien)si”.
Monastero di Santa Maria di Persano è abitato da due sacerdoti e da
tre servienti. “Ha la sua Chiesa sott’il titulo medesmo di Santa
Maria di Persano, la di cui festa celebrasi ogn’anno all’otto di
settembre con gran devotione, et concorso di populi convicini,
q(ua)le è lunga palmi 63 alta palmi 38 et larga palmi 21 et tiene a
i lati dell’altare Maggiore due cappelle sfondate con la volta a
tribuna, et la Chiesa parimente è fatta à volta al lato della quale
e la struttura di detto Monasterio di palmi 80 di lunghezza dentro
la quale sono stanze numero sette, una cucina, una dispenza, un
cellaro, un furno, un gallinaro, et del corritorio del dormitorio si
servono i Religiosi et servienti per Refettorio, et fuori di detta
struttura à una stalla fabricata con creta et calce alta palmi 19
larga palmi 17 lunga palmi 59”.
Il monastero di Santa Maria della Pietà era abitato da tre
sacerdoti, un suddiacono, un chierico, un converso, cinque oblati ed
un serviente. “E la sua chiesa lunga palmi cento, e sei, larga palmi
trenta sei, alta palmi quaranta quattro di belliss(i)ma prospettiva.
Ha Camere diece, il Refettorio, Cucina, Dispensa, Cellaro, e Furno
contenute da due titi di fabrica di lunghezza palmi settanta due, di
larghezza, o intercapedine palmi quaranta otto, e l’uno, ch’ha le
fenestre, che buttano fuori della clausura, d’altezza palmi
cinquanta quattro, e l’altro palmi vinti sette, le di cui fenestre
buttano nella clausura, qual’è di palmi trecento, e dodeci, e dentro
d’essa tiene una stalla alta palmi sedici, et altro tanto lunga, e
larga, et attaccata alla Chiesa ha una Cappella Vecchia alta palmi
venti due, e mezo, lunga palmi venti sette, e larga palmi quindeci,
nel di cui muro era per prima effigiata la B(eatissi)ma Vergine
della Pietà, ch’oggi si vede nel più sublime luogo dell’Altare
Maggiore di d(ett)a Chiesa decentemente riposta, e sotto il medemo
titolo, et invocatione ha la chiesa sopra descritta”.
Il monastero di Santa Maria del Soccorso aveva quattro sacerdoti, un
chierico, due conversi, un terziario, cinque oblati e due servienti.
“Ha la Chiesa sotto il titulo di S(an)ta Maria del Soccorso, e la
sua festività si celebra nell’otto di 7bre di ciaschedun’anno, et è
di struttura, e grandezza di palmi ottanta di lunghezza, trenta due
di larghezza, e cinquanta d’altezza, vi è l’altare maggiore
essendovi di sop(r)a un arco di legno ben accomodato, e pittato, vi
è anco una imagine di rilievo di S(an)ta M(ari)a del Soccorso, et in
d(ett)a Chiesa vi sono anco 17 Cappelle con li loro Altari, vi è
anco l’intempiato con un quadro della B(eata) V(ergine) e di S.
Bernardo in mezzo d’essa che fà una bella vista con fenestre
decenti. Dietro l’altare maggiore vi è il Choro con li libri
necessarii per cantar la s(an)ta Messa e le divine lodi à sua Divina
Maestà all’hore competenti ordinate da S(an)ta Chiesa, e sopra
d(ett)o Choro vi è una lamia di fabrica rotonda q(ua)le è di palmi
60 incirca d’altezza, lunga palmi 24, et la larghezza dell’istessa
misura, e dal d(ett)o Choro si va alla sagrestia à man sinistra
quando s’entra in choro, vi è anco un crocifisso grande con due
Marie dipinte. Vi sono tre Dormitorii uno stà attaccato alla chiesa
dalla parte sinistra, dove vi sono 4 camere, et una dispensola et è
lungo palmi 104 ma senza chiostro, l’altro è sopra del med(em)o con
altre cinq(ue) camere dell’istessa misura, e nella parte di sotto
q(ue)sto Dormitorio vi sono due stalle e un altro luogo per
conservar la paglia. Nel 3° Dormitorio nella parte di basso
attaccato con l’altro sono l’officine come il Refettorio, Dispensa,
Cell(ar)o, Cocina, e forno con un luogo da tener legna, sopra delle
q(ua)li officine vi è il Dormitorio doppio di palmi 108, e vi sono
sette camere con dui magazeni per tener vettovaglie; tutto il
Mon(asteri)o è ammurato, che và uguale alla Chiesa, e le mura sono
di palmi 85 di lunghezza e d’altezza 18, l’altro muro che attacca al
Dormitorio è 80 di lunghezza e 15 d’altezza et nel mezzo vi è una
Cisterna d’acqua q(ua)le serve per il Mon(aster)o, et in q(ue)sta
parte non vi sono officine. Poichè il terreno dove è la Chiesa e
Mona(ste)ro erano possessioni di diversi, e si è comprato in più
partite, et in diversi tempi, et non tutti ugualm(en)te hebbero
voluntà di vendere, et in progresso di tempo vendettero, et li
P(ad)ri havendo livellato il luogo con buoni architetti l’hanno
inquadrato, e con l’agiuto di Dio, Maria Vergine, et del nostro
Patriarca S. Bernardo sperano perfettionarlo con il tempo rendendosi
però l’annate fertili giache per il passato son state sterili di
modo che li Popuoli son resi inhabili al prop(ri)o vivere”.
Nel monastero di Santa Maria di Altilia abitavano cinque sacerdoti,
un converso ed un oblato. “Have la chiesa il titolo, et Invocatione
di S(an)ta M(ari)a de Altilia, et di nuova struttura cioè di
longhezza palmi settanta sei, e di uguale largezza ben
proportionata, con una sola ala lateritia, vi è il soffitto
ordinario di tavole, e l’ala è coverta solam(en)te di tegole senza
soffitto. Vi è il Coro anco ordinario, et la Sacristia attaccata al
Coro, la q(ua)le è un poco angusta, et continuam(en)te in d(ett)a
Chiesa si celebrano li Divini officii, et si canta la messa
conventuale, conforme l’uso della Religione, et dentro di essa
Chiesa vi sono cinque Cappelle nelle q(ua)li si celebra. Il
Monastero, et habitat(io)ne di monaci è tutto circondato di muri; Vi
è il Chiostro quatriangalato con suo pavim(en)to, et all’istessa
parezza vi sono la Cantina, alcune dispense, il forno magazeni, et
altre stanze, e nel mezzo del d(ett)o Chiostro vi è una nuova
Cisterna; nella parte super(io)re vi sono due dormitorii con diece
camere di habitat(io)ne per li monaci e fameglia, vi è un nuovo
Refittorio, e Cocina con altre stanze diverse per dispense, et
officine, et altre necessità”. La cisterna, il refettorio, la cucina
ed alcune stanze erano state da poco costruite dai monaci a loro
spese..
Il monastero di Santa Maria della Terrata era abitato da due
sacerdoti ed un serviente. “Have la chiesa il titolo et
invoca(tio)ne di S(anta) M(aria) della Terrata et è ben composta e
finita di fabriche di soffitto et tetti con una devotiss(i)ma
Imagine e statua della Madre di Idio col suo altare Mag(io)re et vi
e anco un altro altare con l’Imag(i)ne di S(an) Dom(eni)co di
Soriano. L’habitat(io)ne di d(etto) luogo è murata di intorno come
monast(eri)o et vi è il suo Dormit(o)rio con tre camere finite dove
al p(rese)nte habitano li Religiosi, et vi è luogo proportionato di
fare molte altre camere habitabili, al piano del cortile vi sono il
Refett(ori)o cantina, cocina e stalle et vi è anco un magazeno da
riponere le vettovaglie, et altre robe di casa”.
Il monastero di San Giovanni in Fiore era abitato da sei sacerdoti,
due chierici, un converso, due servienti ed inoltre “vi sono ancora
Gio. Thomase Salustro di San Gio. Infiore, che attende a carreggiare
aqua dalle fontane al Mon(asteri)o per il servit(i)o necessario di
essi Monaci e casa al quale si somministra il vitto e vestito
solamente Fra Domenico Malandrino de Cacchuri oblato, che avendo per
li servitii nella campagna Egidio d’Ayello del Castelluccio
Molettiero, che con il mulo et altri animali conforme al bisogno
attendea carreggiare legna e l’altre cose necessarie per servitio e
comodo di esso Mon(asteri)o, Cola di Urso di San Gio. Infiore
massaro, che attende all’arte del campo con li bovi, Gioseppe
Barberio di San Gio. infiore che attende alla cultura e custodia
d’un Podere che si chiama il Vordò, che è Grancia antica del
pred(ett)o monast(asteri)o con chiesa, e casa e Cesare Barberio di
Pietrafitta che custodisce quelle poche vaccine che da quindici anni
in circa si sono introdutte per maggior utile, et commodo del
predetto monastero”. Il monastero conserva i segni della antica sua
importanza. “La primera sua habitatione fu grandiosa per quanto le
rovine istesse dimostrano, anzi molte case di partic(ola)ri
cittadini sopra gli edifitii antichi et anco congionte ad esse,
edificate si vedono. Il p(redit)to Mon(asteri)o è in un angolo della
p(redit)ta Terra nella parte inferiore e per una strada publica
dell’habitatione di essa viene disgionto... La p(redit)ta chiesa di
p(rese)nte è tutta restorata, et abbellita stante il legato fatto
dall’Emin(entissi)mo Ubaldino b.m. con sua intonicatura, soffitti et
altri abbellimenti è di lunghezza palmi 182 e di larghezza palmi 39
vi è il suo altare Maggiore magnificamente ornato congionta ad essa
chiesa vi è la sacristia restorata et abbellita come di sopra e con
la pietà di benefattori per la continuatione del culto divino e con
la buona edificatione e fatiche de Religiosi sono costrutte in essa
tredici cappelle di molta devotione, nelle quali si celebrano le
sante messe e tra le altre ve ne sono due molto magnifiche e di
somma devotione l’una è del nostro Padre San Bernardo e l’altra
delle Santissime insigni Reliquie che si conservano in d.a chiesa
nella quale per l’intiera sua dispositione e bellezza altro non vi
manca che l’ornam(en)to et acconcio delle solite costumate sedie de
monaci nel choro che di presente si trova con banchi ordinarii e vi
è anco un belliss(i)mo organo nuovamente construtto. Nella
pred(et)ta chiesa continuam(en)te si celebrano e si cantano li
Divini officii conforme alle feste occorrenti e quotidianam(en)te si
canta la Santa Messa Conventuale conforme all’Istituti della
Religione e si esercita l’osservanza regolare. Congionta ad essa
chiesa vi è l’habitatione de Monaci, nella cui parte inferiore vi è
il chiostro triangolato, due parti del quale sono ornate di belle
historie sacre de miracoli del nostro glorioso Padre San Bernardo e
l’altra parte è remasta imperfetta per le carestie e danni successi
in questi anni delle revolutioni del Regno. Vi è il Capitolo dove si
canta la Preciosa e si rendono le colpe. Per l’intiero ornam(en)to e
necessità del detto chiostro non vi manca altro che il pavimento e
la pittura remasta imperfetta come di sopra et anco nel mezo del
cortile di esso chiostro è necessarissima una cisterna d’acqua per
comodità, e bisogni del monast(eri)o e Religiosi, essendo di
p(rese)nte constretti con scomodità e spesa prendersi di fuori.
Nell’istessa parte inferiore vi sono molte stanze, et officine,
cucina, refettorio nuovo, dispensa, cantina et altre comodita
necessaria et una spetiaria per li bisogni occorrenti della
infermita. Per una scala si sale a dui Dormitorii fabricati sopra
l’antiche rovine del pred(ett)o Monastero, nelli quali vi sono
tredici stanze nelle quali si habita. Di sopra il medesimo chiostro
vi sono modernamente fabricati altri Dormitorii che vengono doppi e
nelli quali vengono construtte altre otto camere e per le
perfectione delle sudette camere vi mancano li pavimenti, li muri
tra mezi, li soffitti, l’intonicatura, le porte e le fenestre per
mancamento di dinari e manca ancora il pavimento a doi corridori che
sono sopra il medesimo chiostro”.
L’allevamento
Pochi dati bastano ad evidenziare la scarsa attività economica
dei quattordici monasteri cisterciensi della Calabria. Alla metà del
Seicento vi erano in tutto tra sacerdoti, chierici, novizii e
conversi 65 monaci, 22 servienti e 33 oblati. Il solo monastero di
S. Maria del Saggittario in Basilicata alla stessa data contava 23
monaci e 44 oblati. In quanto al possesso di “bovi aratorii”,
animali essenziali per fare “massaria”, una delle attività più
redditizie, nei monasteri calabresi vi erano in tutto 41 “bovi
aratorii”, a fronte dei 68 del solo Saggittario. Se poi prendiamo in
considerazione l’allevamento degli animali, i monasteri calabresi
possedevano 332 bovini, 12 equini, 2500 ovini, 138 suini per un
totale di 2982 animali; il solo Saggittario aveva 223 bovini, 22
equini, 2445 ovini e 68 suini per un totale di 2758 animali. Questi
pochi dati, presi anche con le dovute cautele, mostrano che da tempo
era venuta meno ogni spinta innovativa e che i beni assegnati dai
commendatari ai monasteri non avevano prodotto cambiamenti
significativi, ma erano usati solamente per produrre una rendita di
mantenimento per i pochi monaci assegnati. Solamente in alcuni
monasteri i monaci da pochi anni avevano dato inizio con pochi
animali, quasi sempre ricevuti in elemosina, ad una piccola mandria.
Tra questi primeggiavano nell’ordine l’abbazia di S. Giovanni in
Fiore, S. Maria del Soccorso, S. Maria di Altilia e S. Maria di
Corazzo. Le varie specie degli animali avevano un utilizzo ed un
apporto diverso nell’economia del monastero. Spesso le dichiarazioni
dei monaci sono reticenti; molte entrate infatti non risultano col
pretesto, che il prodotto degli animali è stato utilizzato per l’uso
della famiglia e degli ospiti. Altre volte la loro resa, non
eguagliava ciò che si era speso. Mentre gli animali da cortile in
pochi casi compaiono.
Il monastero di S. Giovanni in Fiore possedeva 453 pecore tra grandi
e piccole, che dava in affitto, aveva 39 suini, che secondo l’uso
del luogo erano dati in custodia e dai quali ricavava “carne salata
e saggine” ad uso dei monaci. Da circa otto anni era in attività una
segheria, che utilizzava i moltissimi pini, per il funzionamento
della quale erano utilizzati undici buoi. Aveva poi 29 vacche, che
fornivano i latticini, due cavalli, un mulo e 4 buoi per la massaria
che servivano per procurare le vettovaglie alla famiglia. Dagli
animali provenivano inoltre al convento 74 ducati all’anno.
Il monastero di S. Maria del Soccorso possedeva 5 buoi aratorii,
utilizzati per uso delle massarie, dalle quali ricavava solo grano e
vettovaglie per uso del convento, in quanto “il d(ett)o Mona(ste)ro
astretto da necessità fa alcune poche massarie per cagione che
havendo molti territorii q(ua)li non sono profittevoli quando non
s’arano, et non trovando di darli ad altri vengono li P(ad)ri coatti
a far simili industrie, q(ua)li rendono poco conto per esser lontani
li territorii e vi si fà molto dispendio”. Si ricava qualche ducato
solamente qualche volta, quando i buoi finiscono in anticipo i loro
lavori nella masseria del monastero “e si trovano gagliardi si
mandan’à faticar ad altri”. Possiede poi 5 vacche offerte e date in
custodia ai benefattori. Ha poi 500 pecore però non avendo il
monastero luoghi di pascolo per l’inverno, “si mandano nelle marine
di Cotroni tre giornate lontane da q(ue)sto luogo”. Per tale spesa
non c’è utile per il convento. Ha anche due cavalli ed un somaro per
la vettura del monastero; essi non sono sufficienti “per haver le
massarie distanti, et le legna sono anco lontane che non possono far
più d’un viaggio il giorno, e molte volte il Mona(ste)ro ne compra”.
Ha poi due scrofe, date in offerta, e 5 porcellini. Possiede una
possessione di celsi con i quali nutre “tre cozze di sirico et a
q(ue)lle bisognano 30 cantara di fronda et q(ue)lle si dona a mezzi
frutti”. Da questa attività ricava una buona quantità di seta che
vende. In tutto ricava 65 scudi.Il monastero di S. Maria d’Altilia
possedeva 300 capre, che dava in fitto ad a un capraio, 14 suini,
101 bovini, tra i quali 4 buoi, alcuni “animali giomentili” ad uso
dei monaci. In tutto ricavava 89 ducati. Il monastero di Santa Maria
di Corazzo aveva 6 buoi aratorii per far massaria, “trentasette
bacche grosse sette vitellazze auni tre e sei vitellacci maschi et
un thoro con vintiquattro vitelluccie.. due giumente et una stacca
piccola”, 300 pecore, un verro e 18 scrofe. Tolte tutte le spese il
ricavato era di 59 scudi. circa all’anno. Il monastero di S. Maria
di Fontelaureato possiede 5 buoi e 34 vacche fra piccole e grandi,
300 capre, 4 cani per custodia degli animali, 32 tra galli e galline
e 2 porci piccoli; fruttano 65 scudi e 77 baiocchi. Il monastero di
S. Maria di Acquaformosa possedeva 300 pecore, 8 scrofe, 4 bovini ed
un somaro. Dalla elemosina di “cerca di cucolli ricavava” una libra
e mezza di seta, che vendeva. Ricava annualmente circa 36 scudi.
L’abbazia di S. Maria della Sambucina possedeva un cavallo per
andare al mulino e quattro buoi. I monaci ebbero in elemosina sei
bovini, che sono diventati 24 tra grandi e piccoli, nonostante “le
male annate, che sono state, che ne sono morte, et mangiate dalli
Lupi, che ci ne sono in quantità”. Possiedono da circa sette anni
200 capre parte comprate e parte avute in elemosina. Hanno anche
comprato 9 porci, “et per esser stata mal annata di cibo, non hanno
fruttato, ma il monasterio ne ha perciputo il vitto dello lardo in
dui anni et certi porcazzoni venduti”. In un anno hanno ricavato
mediamente 82 scudi. S. Maria della Pietà aveva un bue, 3 genchi
indomiti, 100 capre e 7 porci. In tutto rendevano 19 scudi e 95
baiocchi. S. Maria di Persano possedeva 5 buoi, 1 giumenta, 32
capre, 28 porci. Da essi ricavava 24 scudi e 70 baiocchi. Il
monastero di S. Maria di Terrata ha due paia di buoi, uno lo dà in
fitto, “a rag(io)ne di tum(ola) sidici di grano”, l’altro serve per
la massaria della grangia, ha 11 suini, ha 20 capre avute in
elemosina, due vacche figliate et una genca di frutto, “delle
q(ua)li va per hora per la spesa dell’herbagi seu pascolo et
sollevandosi genchi servono per la massaria et per sostituirsi alli
bovi che muoiono et mentre di p(rese)nte sono così pochi non si
riceve altro utile. In tutto il ricavato è di 12 ducati. L’abbazia
dela Mattina possiede quattordici porci, dieci alveari ed un bue,
dai quali ricava 20 scudi all’anno. S. Maria La Nova aveva solo 2
buoi “con li quali si fa l’arte del Campo seu massaria per supplire
al vitto del grano, e d.ta massaria s’è fatta a mezo col garzone seu
massaro, e servendo per il sudetto vitto; il grano non si tira ad
introito di denari”.
***
Relazioni della metà del Seicento di abbazie cistercensi di Calabria
e Basilicata (– Riformati San Bernardo (Cistercensi) - S. C. Stat.
Regul. Relationes (16, ff. 52 -115v, Arch. Segr. Vat.).
(Le relazioni di S. Maria della Terrata e di S. Giovanni in Fiore
sono state pubblicate su La Provincia KR, nr. 33/2001 e nr.
43-45/2001)
Abbazia di S. Maria di Corazzo
Relatione del stato della Ven.bile Chiesa Monast(er)o
dell’Abadia di Corazzo sotto il vocabolo della Purificat.ne della
Beat.ma Verg.e Madre Maria fondata, construtta, et eretta nell’anno
1128 da Rugiero e Riccardo di Martorano fra.lli con l’Autorità
d’Alesandro tertio nel mese d’Agosto dell’Indit.ne II nelle montagne
circonferentia della Città di Scigliano diocesi di Martorano vicino
strade publiche distante di detta Città di Scigliano otto miglia in
circa, et miglio e mezzo d’un casaletto chiamato la templa della
Castagna, q.le chiesa, e suoi membri della detta fondat.ne furno
assegnati à monaci del sac. ord.e Cisterciense del Glo.so
Mellif.lico e contemplativo dottore Bernardo (s.to) con molte annue
entrade possedute hoggi in vigore di commenda dall’Eminent.mo Sig.r
Cardinal Gianetti, con essersi per quanto si dice divoluti molti
territorii di detto s.to luogo in dominio di Sig.ri temporali, ma
hoggi per quanto noi sapemo frutta annual.te computando un’anno
all’altro a dett’Eminenza docati 2000 delli q.li paga annual.te alli
monaci per provisione del cotidiano vitto e vestiti di detti monaci,
e servienti, medicinalia, medici, Barbieri, letti, suppellettili,
biancherie di menza, et adornamenti della chiesa, et altri bisogni
necessarii alla manutentione di q.lli conforme si vede per publico
istrumento di annua assegnat.ne docati centoquaranta tre in
ciasched’un’anno ( dico D. 143 a ragione di X giulii p. scudo) di
più paga t.la cento e diece di grano bianco, et anco paga trenta
salme di vino alla mesura di detta città di Scigliano ad alcuni
particolari di paesi convicini, et q.lli habbino pensiero
consignarcilo in detto Monast.ro q.le vino e per vitto delli sudetti
monaci a scudi venticinq. ogn’anno per riparat.ne 1.25 –
Ha la chiesa sotto il titolo, et invocat.ne della Purificat.ne della
Beat.ma Vergine non a volta ma col suffitto di legname, longa passi
tridici et larga passi tre.
Il monast.ro e di struttura quadrata con un solo chiostro nella cui
pianta di basso in una parte vi e una stanza designata per capitolo
dove si rendono le colpe delli monaci e si canta il Pretiosa dopo
prima longo passi quattro e mez. e largo passi duoi di più vi sono
due altre stanze che servino per magazeni di grani germani, et altri
vittovagli dell’istesso monast(er)o e d’altre devote persone.
De più in essa pianta di basso vi è una stanza lunga passi cinque
q.le serve per refettorio con mense doppie dove capiscono da
quaranta religiosi incirca apresso del q.le vi è un’altra stanza
q.le serve per cantina a canto di detto Refettorio vi è anco
un’altra stanza q.le serve per dispensa dove si conserva il pane et
ossonio per il vitto cotidiano di più in detta pianta di basso vi è
la cocina con quattro altre stantie appresso per conservar legna et
altre cose necessarie vi sono anco due altre stanze in una vi sta il
forno et nell’altra il luogo dove si fa il pane di più vi sono tre
altre stantie che servono per stalle per le cavalcature et animali
di monaci e forastieri con tre altre stanze dove si conserva l’herba
e paglia per le medesime cavalcature. Nella parte super.re vi è un
solo dormitorio doppio con camera dell’un e l’altra parte, nel q.le
vi sono quattordici camere dove habitano detti monaci.
Fuora del quadro vi sta attaccato un Palaggio dell’Eminentiss.mo
Sig.r Cardinale Commendatario dove habitano i suoi ministri, e si
conservano li grani di S. E. Poco discosto dal monast(er)o vi sono
anco due altre stanze fatte da detti monaci per commodità et
habitat.ne degli ani.li di detto monasterio.
Ab antiquo vi fu prefisso il numero di sei religiosi, oltre delli
servienti necessari e di presente vi habitano di famiglia sacerdoti
cinque Cl.ci uno converso professo uno, oblati quattro, e servienti
dui i nomi cognomi e padrie dei quali sono l’infr.ti:
Sacerd.ti
D. Clemente Gardis delli luzzi terra della diocesi di Bisig.no Abb.e
Reg.re di detto monast(er)o.
D. Placido Salerno Abb.e di detta Cong.ne della terra di Misoraca
diocesi di S.ta Severina.
D. Stefano Bruno della città di Scigliano diocesi di Martorano.
D. Ignatio Papaleo della terra di Castellucci diocesi di Cassano.
D. Dionisio Federici da Mont’Alto diocesi di Cosenza.
Converso professo
Fra Vincenzo Mirabello della città di Scigliano diocesi di
Martorano.
Oblati
Fra Cortisano Bianco della città di Scigliano diocesi di Martorano.
Fra Marcello Mirabello da Scigliano
Fra fran.co Corcio da Pedaci diocesi di Cosenza
Fra fran.co Ricciuto da Scigliano diocesi di Martorano.
Servienti
Frat’Agostino Campana dalli Scalzati diocesi di Cosenza
Fra Carlo Noto della terra di Morano diocesi di Cassano.
Vicino di detto monasterio vi è una continentia di terre lavorative
di t.la dodici incirca dalle quali in parte il detto Monast(er)o si
serve per ortalitii e commodità delli P.ri e parte sono lavorative
dalle q.li raguagliandosi la rendita di sei anni precedenti si
calcula che rendo. un’anno per l’altro ogn’anno t.la sei di germano,
e quali un’anno per l’altro sapprezzano scudi di moneta Romana
cinque e quattro giulii 5 – 2 – 0
Item possiede un’altro comprensorio di terre aratorie da dove
un’anno per l’altro se ne riceve t.la di germano due le q.li
calculate come di sopra s’apprezzano un scudi otto giulii e diece
baiocchi 1 – 4 –10
Item possiede un’altra continenza di terre parte culte parte inculte
quattro miglia discosto da detto monast(er)o di t.la sessanta dalle
q.li un’anno per l’altro si ne riceve t.la trenta di germano lo q.le
computato come di sopra sommano scudi vinti sette 22
Item vicino detto Monast(er)o possiede un prato di t.la due incirca
q.le serve per far herba per l’ani.li di detto monast(er)o
Item possiede una vigna q.le serve per frutti fresci per li monaci.
Item non possiede casali, castelli. nè arboreti da vino, case
Botteghe granari nè fenili d’annuo affitto.
Item non possiede molini di nessuna sorte, cartiere, nè guarchieri,
nè altr’edificii nè officine.
Item possiede un luogo da monti seu bosco di cerri et altri alberi
selvaggi da vinti t.la incirca dal q.le computando un’anno per
l’altro si ne riceve scudi tre et giulii sette. 3 – 3 – 10
Item non possiede censi, livelli, legati annui, nè donationi annue
nè elemosine certe solo che alcune mensure d’oglio e pochi baiocchi
q.li un’anno per l’altro ascendono alla somma di dui scudi l’anno 2
–
Item si suol ricevere d’obentioni et elemosine incerte computando
un’anno per l’altro un scudo in circa 1 –
Item detto Monast(er)o tiene sei bovi aratorii per far massaria
dalla q.le dedutte le spese di garzoni e coltura e terraggi
computando un’anno per l’altro se ne percepe da trenta scudi incirca
ogn’anno 30 –
Item detto monast(er)o possiede trentasette bacche grosse sette
vitellazze auni tre e sei vitellacci maschi et un thoro con
vintiquattro vitelluccie appresso il lattocinuio se ne percepe da
quelle serve per il vitto delli monaci, oblati, servienti, garzoni
di detto monast(er)o serve anco gli hospiti t.o Religiosi q.to
secolari che per il monast.ro il luogo al pre.te ve ne concorrono
giornalmente dalle quali dedutte le spese di Baccari per custodia di
dette Bacche et herbaggi un’anno per l’altro se ne percepe da diece
scudi in circa 10 -
Bufali q.o monast(er)o non ne tiene, ha q.o monast(er)o due giumente
et una stacca piccola q.li servono per uso e commodità di monaci e
loro servienti.
Di più detto monast(er)o possiede trecento pecore q.li sono donate
in guadagno si come l’uso e costume di q.e parti del lattocinio non
s’introita mentre ha servito simil.te per servitio delli monaci et
altre bocche ordinarie et straordinarie per esser detto monast(er)o
sogetto al concorso d’ogni persona l’utile dell’Agnelli ha servito
per pagar l’herbaggi delle lane un’anno per l’altro si computa
haverne detto monast(er)o scudi sedici in circa ogni anno 16 –
Capre non ne ha possiede detto monast(er)o dociotto scrofe et un
verre q.li sono date a mezzo guadagno, e dedutti quelli porci che
servono per grasso del detto monast(er)o computando un’anno per
l’altro se ne percipe ogni anno tre scudi in circa 3 –
Item detto monast(er)o non ha rendite di pescaggioni, spetierie nè
d’altro simile.
Item detto monast(er)o tiene obligo di due messe la settimana per le
q.li detto monast(er)o ne possiede uno di detti territorii, e dette
messe si sodisfanno alla giornata, anniversarii non ve ne sono.
tiene anco obligo detto monast(er)o celebrar la messa conventuale
ogni giorno per l’anime di t.ti benefattori.
Di messe temporali q.o monast(er)o un’anno per l’altro ne riceve da
sei scudi incirca ogn’anno d’elemosina 6 –
Item detto monast(er)o non è gravato di resposte di canoni, nè di
censi passivi perpetui o vitalitii alla Camera Apost.ca non ha
debito di annue prestationi e contributioni, bensi paga e
contribuisce ogni anno detto monast(er)o al Procurat.re Gen.le di
dett’ordine alla Corte Romana docati quindeci e di più paga detto
monast(er)o anno quolibet alla cassa commune di detta congreg.ne per
il peso ordinario cioè per il vestiario del Presid.te di detta
Congregat.ne e per vitto del cavallo di essa e poste di lettere
scudi dico 24 – 1- 10
Item detto conv.to non ha altri debiti per causa nisciuna di nova
struttura cossi per la chiesa come per il con.to.
Item per paramenti et altre suppellettili cera oglio et altre cose
necessarie per la chiesa e sagrestia computando un’anno epr l’altro
si spenderà da scudi venticinq. incirca 25-
Item per spesa ordinaria di vitto per li sopradetti monaci e
servienti oblati, e garzoni passaggieri tanto religiosi com’altra
persona per starvi suggetto detto monast.o computando un’anno per
l’altro, e per il giorno della festa di detto monast.o venendovi
grandiss.o concorso di gente da duicento settanta scudi incirca ogni
anno 270 –
Item per vestiti et indumenti di religiosi, oblati, e servienti
computando un’anno per l’altro ogni anno novanta scudi incirca 90 –
Item per medici, medicine, chirurgici, barbieri, un’anno per l’altro
ogni anno scudi quindici incirca si spenderanno 15 –
Item per viatici tanto per occas.e di cap.li, quanto per spese di
detti capitoli e per altri occasioni di Religiosi un’anno per
l’altro da scudi quindici ogni anno 15-
Item per spese vittuali e procurat.ni in occasione di visite di
superiori un’anno per l’altro scudi cinq. 5-
Item per le spese per alloggi di forastieri cossi di Religiosi come
di altri oltre il pane già che sta computato con il calculo un’anno
per l’altro da scudi quindeci ogni anno 15-
Item per spese straordinarie come biancherie, letti et altri mobili
di casa, vasi e robbe di tavola, di cucina, ferramenti rame e simili
computando un’anno per l’altro scudi venti ogn’anno 20-
Noi infrascritti col mezzo del n.ro giuramento attestiamo d’haver
fatto diligente inquisit.ne e recognitione del stato del monast.o
sud.o e che tutte le cose espresse di sop.a e ciasched.a di esse
sono vere, e reali, e che non habbiamo lasciato d’esprimere alcuna
entrata, ò uscita, o peso del medesimo monast.o che sia pervenuto
alla n.ra notitia et in fede ne habbiamo sottos.to la presente di
n.ra p.pria mano esegnata con il solito sigillo questo di 10 di
marzo 1650.
Io Don Clemente Gardis Abbate Regolare delegato confi.mo quanto di
sopra.
Io Don Placido Salerno Abbate Cist.e Deputato inciò confermo q.nto
di sopra.
Io Don Stefano Bruni delegato confermo ut supra.
Il monastero di Santa Maria de Ligno Crucis
Relatione del stato di questo monasterio di Ligoni secondo la Bulla
di N. Sig. Inn.o X°
Il monasterio di ligoni del Ordine Cister.se situato et posto nella
terra di Corigliano Dioc. di Rossano fuora d’habitato in luogo
aperto et in strada publica un miglio distante dal’habitato è
commenda del Rev.ss.m hodierno Abbate Comendatario nomine Gio.
Ba.tta Michini Romano quale commenda tiene d’entrada sopra cinque
cento scudi annui oltre l’assignam.to fatto alla mensa monacale.
La fondatione erectione authorità di chi et chi lo fondò non s’ha
notitia a causa che detto monasterio è stato molto tempo habitato da
Padri francesi del med.o ord.ne et a tempo che furno cacciati da
q.sto Regno li francesi s’andarno via detti P.ri et si persero li
scritture necessarii et concernenti a detta cognitione tantum se
fossero in potere del sig.r comend.r solum si scorge alle frabiche
esser mon.ro più delli quattrocento anni; per esser chiamato in una
cronica che fà l’Abbate Ioacchino monaco di d.o tempo del med.o
ordine.
Ha la sua chiesa sotto il titulo di Santa Maria de ligno Crucis ove
si trovano et si conservano molti et diversi reliqui e tanto della
Croce di Xpo come di altri insigni santi con tre altari: uno
l’altare maggiore ove resiede l’immagine della Beata Vergine di
rilievo con detti reliquie il 2° è la cappella della Sant.ma Pietà
con choro dove s’officia da P.ri et sacrestia decente et ornata
E’ di strutture di Braccia cinquanta in quatro con il claustro
chiusa iuxta ritum ordinis con tre porte cioe una la porta del
Battere una entra nella chiesa et un’altra esce al giardino.
Ha di sotto l’infrascritte stanze Dispensa grande Dispensa piccola
stalla Refettorio Cucina e furno dal altra parte Pagliera, cellaro
et gallinaro.
Item tiene due scale di frabica una saglie alla loggia avanti il
Dormitorio, quale v’e una porta che entra in detto dormitorio con
currituro et in detto Dormitorio vi sono sei stanze seu cammere con
il luogo comune.
Item l’altra scala che saglie in due altre cam.e v’è anco una sala
grande quale si dice esser il palazzo del sig.r Abb.e Com.d.ro.
Li fu fatto l’assignamento della mensa monacale in virtù di Bulle
Apostoliche dal Rev.ss.mo Abbate Commendatario Don Gioanne ferrato
nell’anno 1571 e detto assignamento fu di scudi centotrentacinq.
senza assignamento di numero di famiglia come per publico
instruimento appare.
Hogi vi dimorano l’infratti Il P.re Don Lorenzo Buonhomo della terra
di francavilla della Certosa Prov.a di Basilicata per Superiore. Don
Benedetto Barberio monaco sacerdote della terra di San Gioanni di
fiore, fra Gioseppe fuscaldo clerico converso della terra
d’Altomonte fra Domenico regitano della citta di Nicastro oblato et
fra Gioanni di lauria della terra di Layno serviente.
Tiene et possiede uno molino assignato a detta mensa per scudi
cinquanta quattro annui quale non s’affitta piu di tt.a di grano che
settanta che sommano scudi sessantatre deducendovi la spesa che va a
detto molino anno quolibet che sono scudi vinti restano a beneficio
di d.a mensa tantum scu. 43.
Item li fu assignato un pezzo di territorio nella campagna di d.a
terra di tumulate 97 per scudi cinquanta quattro annui et perche è
convicinato da dui fiumi viene indonato a molti anni sono per
industria di monsig.r Arcivescovo di Rossano Spinello Affittuario di
d.a Commenda il quale per defensione d’alcuni territorii divertè uno
d’essi fiumi dentro detto nostro territorio del quale il monast.o
non lo può affittare, et calculato il pervenuto da sei anni in qua
conforme l’ordine di sua santità non ne percipe più di tt.a sette di
grano annui che sono in moneta romana scudi 6 – 1 –10
Item possede una possessione circumcirca monasterii arborata da
diversi arbori fruttanti con una vigna et giardini assignata alla
d.a mensa per scudi vintisetti quali per industria et faticha di
Religiosi è aumentata che ni percipe il mon.ro l’infratte partite:
Per oglie delli olive scudi quindici annui 15
Dalli celsi se ne percipino scudi diciotto 18
Dalli herbaggio et gliannagio scudi 10
Dalla vigna in tanto musto scudi 10
Di piu per altri frutti diversi 4
Dall’hortalitii in tanta fogliame scudi 6
Item tiene uno pizzotto di terre comprate da religiosi da tumulate
cinq. in circa et se ne percipe 2
Item tiene dui membri di case lasciate per obligo di celebratione di
messe et ni percipe anno q.b. 2 – 2 –10
Item un annuo censo tiene di Pauli sei annui 0 – 3 –10
Item per elemosine eventitii scudi dieci annui 10
All’incontro tiene d.o monastero di peso di fare celebrare una messa
la settimana .
Item undici altri messe in tutto l’anno quali l’una et laltri per
tutto hoggi sono sodisfatti.
Deve pagare al Reve.ss.mo Comend.ro di d.a Commenda per annuo censo
baiocchi vintiotto 0 – 0 – 28
Paga per l’annui contributioni al R.mo P.re Gen.le scudi 10 – 4 – 0
Per la Cassa Comune della nostra Congr.ne scudi 4 – 2 – 10
Per la visita scudi 1 – 4 – 0
Per spesa di capitulo 1 –
Per vestimenta et calciamenta tanto per il superiore come per
l’altri scudi 45-
Per grano tt.a 30 27
Per vino Barrili 40 scudi 8
Per Pitanza 6
Per oglio 6
Per Barbiero scudi 2
Al medico Medicine scudi 4
Risarcimento di frabiche biancherie di letti refittorio et cucina
scudi 9
Per spesa che si fa alli P.ri Visitatori et forasteri 4
Per la sacrestia in oglio cera et altre cose necessarii alla chiesa
4
Noi infratti con il mezo del nostro giuram.to attestiamo d’havere
fatto diligente inquisitione et recognitione del stato del
monasterio sudetto e che tutte le cose espresse di sopra e
ciascaduna d’esse sono veri e reale e che non habbiamo tralasciato
d’esprimere alcuna entrada o uscita o peso del medesimo monasterio
che sia pervenuto alla nostra notitia et in fede habbiamo
sottoscritta la presente di nostre proprie mani et signata con il
solito siggillo hogi 20 di febraro 1650.
Io Don Lorenzo Buonhuomo sup.re di detto mon.ro attesto q.to di
sopra manu p.pria
Io Don Bartolomeo Sapia Deputato nel sud.to mon. attesto q.nto di
sopra.
Io Don Benedetto Barberio deputato attesto ut supra.
Monastero di Santa Maria della Sambucina
Relatione di questo Monast.o di S.ta Maria della Sambocina del
Sacro Ordine Cisterciense della Congreg.ne di Calabria tanto
dell’Intr.o, come del uscita fatta secondo la Constit.ne, overo
Bolla di N. S. Papa Innocentio X°.
Relatione dell’Introito, et esito dell’entrade del Monast.o di S.ta
Maria della Sambocina, fatta secondo la Constitut.ne overo Bolla di
N. S. Papa Innocentio X°.
Il Monast.o di S.ta Maria della Sambocina del Sacro Ordine
Cisterciense, situato nella terra delli Luzzi Diocesi di Bisignano
nella Calabria Citra, sta fuora delle mura di d.ta terra da due
miglia in circa; posto in strada publica di d.ta terra, da dove si
va nella terra d’Acri nelli Casali di Cosenza, et ad altre parti. Et
dove è il sud.o monast.o è luogo aperto ma li convicini sono boscosi
di castagne, et quercie, quali castagna sono di d.ta Abbadia cioè
dell’Abbate Commendatario, ma è territorio comune di d.ta terra.
Fu fondato, seu edificato prima del Abbate Giacchino, il quale fu
figliolo di d.to Monast.o, et questa cognit.ne l’habbiamo da un
libro composto, et mandato alle stampe publiche dà un P.re chiamato
Don Giacomo Greco Dottore peritiss.mo nella Sacra Theologia del
sud.o ord.ne cisterciense, q.le libro s’intitola Joachim Abbatis, et
Florensis Ord.nis Chronologia. Non potemo sapere specificam.te
l’anno, che fu fondato, ne chi lo fundò ne con quali assignam.ti, et
oblighi per non trovarsi le scritture, essendo che la sua fondat.ne
passa l’anni 400, et più, et d.to monast.o stette molt’anni in
vigore. Ma dopo le guerre, che ultimam.te son state in Regno à tempo
di Carlo Quinto furono discacciati li francesi, et li monaci
abbandonarno i monasteri di d.to ord.ne ch’erano in questo Regno di
Napoli, et però si disfecero et dopo furno dati in commenda. Et à
tempo di Papa Quinto di felice recordo, et di molt’altri sommi
Pontefici, tanto antecessori, quanto successori di d.to Papa Pio V
uscirono molte Lettere, et Bolle favorevoli, che si ripigliassero
tutti i monasteri diruti, et commendati, et in dette lettere et
Bolle commandavano espressam.te alli Commendatarii, che facessero
habitare in d.ti monasterii il numero di monaci secondo l’entrada di
ciascun monast.o, et molt’altre ordinat.ni alli pred.ti
commendatarii tanto per far reparat.ne alla chiesa come al monast.o.
Onde un certo Padre chiamato Don Giusto Bufalati Fiorentino del
sud.o ord.ne cisterciense vicario Generale di molte Provincie
fortificato con le sud.te lettere, et Bolle Pontificie passò in
queste parti (con il consenso del Cap.lo Generale) per pigliare gli
p.tti diruti monasterii, et ne ripigliò molti, che fu in tempo del
sopranominato Pontefice, et cio fu fatto a richiesta dell’Emin.mo
Cardinal di Chiaravalle Don Geronimo Socherio, che fu Gen.le del
sud.to Ord.ne Cist.se.
S’esplica anche ch’a tempo furno dati in Commenda q.sto monast.o, et
dui altri della med.ma Religione, cioè la Matina di San Marco, et
S.to Angelo nella terra di Mesoraca furono commendati ad un solo
Abbate Commend.o il q.le dopò che si ripigliorno assignò competente
entrada al sud.to monast.o della Matina per vitto et vestito di
monaci, quale entrada dopò col consenzo dell’abbate Commend.o et
delli Superiori della Religione si divise a tutti tre i monasterii,
a ciaschedun la portione sua, quale portione si dirà qui sotto.
Tutta la chiesa et edificii del monast.o fra tant’anni si disfecero,
conf.e adesso appareno certi archi, et fabriche antiche della Chiesa
per esser stata sontuosiss.ma; ma dopo che fu ripigliata da
Religiosi la chiesa è stata fatta di q.sta struttura longa palmi 70
larga pal. 33 et alta pal. 36 et più della metà di d.ta chiesa la
lasciorno per non haver commodità di compirla et questa che s’è
fatta sta ben accomodata, et il suo titolo è sotto il nome di S.ta
Maria della Sambocina, et si fà la festa il giorno dell’Assuntione
della B. Vergine.
Stanze in d.to monast.o vi ne sono quattro oltre della cucina
cellaro dispenza granaio et altri fundachi, et un’altra stanza è
principiata a farsi.
A tempo che li Padri fecero conventione con l’Abbate Commend.o, il
sud.to loro assignò scudi ottantacinque di moneta di Regno, et
secondo la moneta Papale ogni scudo son diece giulii, credo saranno
stati per tre bocche cioè dui Religiosi et un serviente. Adesso vi
n’habitano numero sei et molti anni vi ne sono stati sette ma il
Superiore della Cong.ne uno Religioso l’have posto, et levato
secondo la necessità dell’altri monasterii. Sacerdoti numero tre
conversi n° uno et servienti n° 2. Il superiore si chiama Don
Bartolomeo Sapia della terra di Caccuri Diocesi di Cerentia et
cariati, Don Gennaro Pelusi sacerdote della terra di Mont’Alto
Diocesi di Cosenza il q.le al p.nte attende alli studii nella città
di napoli, Don Domenico Buffone sacerdote della terra di San Gio.e
in Fiore Diocesi di Cosenza. Il converso si chiama fra Nicolao Sapia
della terra di caccuri Diocesi di Cerentia et Cariati li servienti
sono fra Giacomo Mingaccu di Caccuri et fra Cesare Romano
d’Aprigliano casale di Cosenza. Garzoni num.o 5, cioè il massaro per
li Bovi et massaria, il Baccaro per custodire le Bacche, Dui caprari
per le capre et un porcarello per li porci, che connumerati con li
sei di sopra fanno undici persone.
Il sop.a d.tto monast.o fa d’intr.o l’anno le qui sottoscritte
somme.
L’Abbate Commend.o, ch’adesso è l’Em.mo Cardinal Brancaccio
c’assegna ogn’anno scudi ottantacinque in censi in olive, castagnie,
et in terre lavoratorie, che q.ndo si fanno a massaria dalla gente
di d.ta terra si ne percipe d.ta somma et piu, ma q.ndo non si
seminano che le genti per l’estrema povertà non le possono fare,
sempre si ce perde, ma un’anno paragonando l’altro si ne percipe
scudi ottantacinque dico scudi 85 – 0 – 0
Di più il d.to monast.o et li Padri per esso hanno acquistato alla
mensa monacale q.ndo una , et q.ndo una altra, l’infratte partite:
Un rendito di censo di scudi vinti anno q.bet che si paga il
capitale sono scudi duicento et q.ndo s’affrancheranno se
investiranno ad altri beni stabili dico scudi 20 – 0 –0
Per l’affitto d’una posses.ne alborata di olive et celsi ogn’anno
scudi 2 – 0 – 0
Per l’affitto d’una altra poss.ne, cioè vigna et olive giulii vinti
quattro 2 – 0 – 0
Cenzo di case nella sopra d.ta terra anno q.bet scudi tre 3 – 0 – 0
Affitto d’un’altra casa anno q.bet giulii dieciotto 1 – 4 – 0
Li Padri hanno comprato certi oliveti alla menza monacale ch’un’anno
raguagliando con l’altro vi se fanno d’oglio litre 60 sommano a
giulii dui la litra scudi dudici 12 – 0 –0
Possiede d.to monast.o due vigne, una delle quali certi anni la
donano in affitto per tanto musto, et un’anno raguagliando al altro
dà ambedoe si ne percipe barrili ottanta di musto, q.le si mette a
baiocchi 25 il barrile, somma scudi vinti 20 – 0 – 0
Possiede d.to monast.o et menza monacale certe terre aratorie da
tumulate sidici in circa et un’anno si seminano, et l’altro nò,
viene ogn’anno tt.a otto, che sono scudi quattro dico 4 – 0 – 0
In q.sto prossimo passato anno 1649 è stato lasciato alla mensa
monacale un castagnito q.le s’è affittato un scudo 1 – 0 – 0
Si vende la fronde delli celsi ogn’anno scudi tre 3 – 0 – 0
Il monast.o fa la massaria ogn’anno, et in sei anni have fatto grano
tt.a 370 et germano tt.a 200 che tutti fanno la somma di tt.a
cinquecentosettanta 570 viene l’anno tt.a novantacinque à giulii
cinque il tt.o viene l’anno scudi quaranta sette et mezo 47 – 2 – 10
Possiede un pezzotto di terre con castagne che s’affittano ogn’anno
giulii 0 – 3 – 0
Sole fare d’elemosine di messe manuali in die ogn’anno scudi dui, à
giulii uno per ciascheduna messa, somma scudi 2 - 0 – 0
Sole fare d.o monast.o di elemosina di seta ogn’anno scudi cinque 5
– 0 – 0
Sole fare d’elemosina nella sua festa scudi 2 2 – 0 – 0
Farà d’elemosina di grano ogn’anno tt.a dui, che sono giulii dece 1
– 0 – 0
Farà d’elemosina d’oglio ogn’anno giulii dece 1 – 0 – 0
Possiede un cavallo per andar al molino
Possiede Bovi numero quattro, che si ne fà la massaria, et in sei
anni oltre la massaria hanno guadagnato in giornate per aggiutar ad
altri scudi ottantaquattro, viene l’anno scudi 14 – 0 – 0
Possiede detto monast.o Animali Baccini fra piccoli et grandi num.o
vintiquattro, che haverà otto anni in circa che ci furno dati
animali sei elemosinaliter, li Padri l’hanno aumentate, con tutte le
male annate, che sono state, che ne sono morte, et mangiate dalli
Lupi, che ci ne sono in quantità, et in sei anni hanno fruttato
scudi cento ottantasei et giulii sette, viene l’anno scudi trent’uno
dico
31 – 0 – 0
Possiede capre n.° 200 che haverà sette anni parte nè hanno comprato
et parte l’hanno fatte per elemosina, et con due male annate di
mortalità di bestiame in sei anni hanno fruttato scudi scudi
centoottantacinque, viene l’anno scudi trenta uno dico 31 – 0 – 0
Possiede porci n°. nove, che le comprò l’anno passato, et per esser
stata mal annata di cibo, non hanno fruttato, ma il monasterio ne ha
perciputo il vitto dello lardo in dui anni et certi porcazzoni
venduti quali si mettono ad intr.o scudi sei 6 – 0 – 0
Esito et Pesi del d.to Monast.o
In primis ha peso di celebrare ogn’anno messe vinti oltre la messa
conventuale in perpetuum et ni percipe d’utile della possess.ne
assignataci per d.te 20 messe, giulii otto l’anno che vorrebbono
essere giulii vinti, quali messe insin adesso son tutte celebrate.
Per vestimento alli quattro Religiosi, et dui servienti scudi
sessantauno dico scudi 61 – 0 – 0
Per salario et vitto al Baccaro scudi dieceotto l’anno 18 – 0 – 0
Per salario et vitto alli caprari l’anno scudi 17 – 0 – 0
Per salario al porcarello scudi cinque 5 – 0 – 0
Per salario vitto et spesa al massaro et massaria d’ogni cosa l’anno
scudi trenta cinque dico 35 – 0 – 0
Per visita et pesi della Religione ogn’anno scudi settembre 7 – 0 –
0
Spesa per il Capitolo Provenciale ogni quattro anni scudi dudici
viene l’anno scudi tre 3 – 0 – 0
Paga di cenzo ad altri per certe poss.ni ogn’anno scudi dui et baio
2 – 0 – 5
Per grano per li sei bocche cioè monaci, et servienti tt.a
settantadui in danari sono scudi trentasei 36 – 0 – 0
Per grano per la semente tt.a vintiquattro scudi dudici 12 – 0 – 0
Per oglio per il vitto della fameglia et lampade del Santiss.mo
scudi dece 10 – 0 – 0
Per lattocinio per tutta la fameglia l’anno scudi quattordici 14 – 0
– 0
Per pietanza di carne et pesci l’anno scudi otto 8 – 0 – 0
Per medici, Barbieri, et medicine l’anno scudi otto 8 – 0 – 0
Per vino per la fameglia l’anno scudi sidici 16 – 0 – 0
Per spesa per acconciar la vigna l’anno scudi quattro 4 – 0 – 0
Spesa per li forastieri, et peregrini di mangiare l’anno scudi otto
8 – 0 – 0
Per biancherie soppellettili, letti, vasi et altre coselle di casa
l’anno scudi diecenove 19 – 0 – 0
Per reparat.ne ogn’anno alla sacristia et monast.o scudi dece 10 – 0
– 0
Per mastria di ferramenti al forgiaro l’anno scudi tre 3 – 0 – 0
Noi infratti col mezo del nostro giuramento attestiamo haver fatto
diligente inquisit.ne, et recognit.ne del stato del monast.o sud.o,
et che tutte le cose espresse di sop.a, et ciascheduna d’esse sono
vere et reali, et che non habbiamo tralasciato d’esprimere alcuna
entrada, o uscita, o peso del medesimo monast.o, che sia pervenuto
alla nostra notitia, et in fede habbiamo sottoscritto la presente di
nostre proprie mani et signata con il solito siggillo, questo di li
26 di febraro 1650.
Do Don Bartolomeo Sapia Sup.re di d.to monast.o attesto q.nto di
sop.a
Io Don Lorenzo Buon Huomo Deputato di d.o monasterio attesto quanto
di sopra manu pp.a
Io Don Domenico Buffone Deputato attesto q.to sopra manu pp.a
( S.C. Stat. Regul. Relationes 16, ff. 98 – 101)
Abbazia di Santa Maria della Matina
Relatione del Monast.o seu Abbatia di S. Maria della Matina
della Cità di S. Marco del ord.ne Cisterciense fatta dall’infras.ti
monaci per osservansa della Costitut.ne di N.ro Sig.re Innocentio
Xmo ultimam.te uscito alli 12 di Xbre 1649.
Il monast.o di S.ta Maria della Matina del ord.ne Cisterciense di
Calabria, e Basilicata commenda del Ill.mo Abbate D. Mutio
Brancaccio situato in luogo aperto in una Pianura largiss.ma à canto
un fiume confinato mezzo due strate publiche, un miglio, e mezzo
incirca lontano dalla cità di San Marco, è diocesi nel di cui
territorio fundato si vede, non tiene memoria del’Anno, et con
l’authorità del quale fusse fondato per la continua mutation di
tempi et per l’assalti, è dirutioni patiti per opera dell’inimici di
la chiesa di Dio; Dicessi si bene per q.nto s’è diligentem.te
informato d’homini antichi, è periti di d.ta cità che sia stata
fondata dalle due Prencipesse di Salerno, et Bisogniano, et dalle
sud.te sia stata dotata con l’intervento del Arcivescovo di Rossano,
dal vescovo di Malvito, et dal vescovo di Bisogniano, ch’haverà di
700 Annin incirca, è li cui vestigii chiaram.te dimostrano, eser
stata abbatia famosiss.ma, e di struttura di fabrica molto mirabile,
oggi sibene non ha altro ch’una chiesa sotto il titulo, et
invocat.ne dell’Assunt.ne della Beat.ma Vergine Matre di Dio, è
lunga palmi 55 larga palmi 35 Alta palmi 38 fatta à volta con dui
Archi con artificio ingegnioso tiene un Dormitorio volto allamia à
modo di croce con 10 camere sop.a, et un Camerone del quale si serve
per Refittorio di sotto un Cortile, et un cellaro volto, et una de
le camere serve per cocina, e fumo, et unaltra per dispensa, oltre
due Dormitorii diruti, et le moraglie sono alte palmi 20 in circa,
et large palmi sei, vengono serrati detti dormitorii, e chiesa d’una
clausura lunga circum circa di canne 147, et le d.te mura sono palmi
14 di Altezza vi sono anche dentro d.ta clausura dui Giardinetti di
mezza tumulata in circa dedutta la spesa d’annua rendita fruttano
scudi dui 2 – 0 – 0
Sino ad esso per q.nto si è fatta diligentia non si trova decreto di
p.fissione di numero di monaci, è servienti bensi v’hanno soluto
abitare sacerd.ti numero dui professi conversi num.o uno servienti
uno oblati dui, et q.lli d’hoggi chi vi abbitano sono il P. D. Gio.
Batt.a Saladino Abbate Conventuale di d.ta Antica Abbatia D. Marco
Ant.o dell’Amori sacerdote anbi dui della terra delli Scalzati
Diocesi di Cosenza, Fr. Agostino Machia converso professo di la t.ra
di Calipizati diocesi di Rossano serviente Fra Giordano Pirillo di
la t.ra di Limagli Diocesi di Cosenza; oblati Fra Gio. Batt.a
Andriotta, e Fra Berard.no di rao della d.ta Cita di San Marco; et
per instrom.to Plubicodel Ill.mo Abb.e Commendatario, et per
concess.ne di esso possiede-
Una massaria, terreni lavorativi in quantità e misura di tumulate
quaranta i q.li raguagliandosi la vendita di sei anni p.ced.ti si
calcula che rendono ogni anno per la parte Dominicale o vero
detratte le spese casi di grandini, guerre, et altri furtuiti grano
34 li quali uno anno per l’altro si apprezzano scudi di Moneta
Romana trenta otto, e baioc. trent’otto dico scudi 38 – 0 –38
Orgio tt.a due che s’apprezza come di sop.a scudi tre e baioc.
quaranta dui 3 – 0 – 42
Fave tt.a uno che s’apprezza come sop.a scudi quatro 4 - 0 – 0
Germano tt.a che apprezzati come sop.a scudi cinq. 5 – 0 – 0
V’è una vignia dentro detto territorio d’annua rendita detratte le
spese rende ogni anno scudi tre 3 – 0 – 0
Di piu in altri luogi vigni vechie e sfatte che rendeno ogni anno
baiochi 0 – 0 –95
Item dui altri pezotti di terre di tumulate quatro con certe pira,
che rendeno ogni anno scudi tre
3 – 0 – 0
Item una annua provisione di D.ti cento vinti quatro di moneta di
regnio, è di moneta Romana cento, è dicesette e baiochi ottanta 117
– 0 – 80
E benche l’Ill.mo D. Carlo Caracciolo cavalier Neapolitano, et
commendatario di d.ta Abbatia l’anno 1570 siano convenuti con
l’Eminentiss.mo Cardinal di Sichera Generale di d.to ord.ne per
obedire un ordro proprio di la santita di Pio quinto Felice mem.a
assignassi un certo num.o di monaci q.le assignam.to non si trova ma
v’assigniò scudi di moneta di Regnio 320 alla mensa monacale di d.ta
Abbatia per vitto, e vestito di monaci ed ad ogni modo q.sta è per
molti Anni p.a non ha posseduto ne possiede altra entrata della
sop.a posta per eser stata detta somma di D.ti 320 divisa per
mantenim.to di Patri locali nelli monasterii della Sambocina diocesi
di Bisogniano e di S.to Angelo in Fringillo Diocesi di sancta
Severina come grancie e figlie di d.ta Antica Abbatia della Matina.
Item oltre l’assignam.to e concess.ne sop.a d.ta possiede una casa
alla d.ta Cità che dedutte l’acconcimi e spigionam.ti rende ogni
anno scudi uno e baiochi novanta 1 – 0 – 90
Item possiede quatordici Porci che dedutte la spesa rendeno ogni ano
scudi 15 – 0 – 0
Item tiene alvario d’Ape n. 10 che deduta la spesa rendeno ogni ano
scudi cinq. 5 – 0 – 0
Item sole ricevere d’obensioni, et elemosine in certe ma consuete da
diversi benefactori scudi trenta 30 – 0 – 0
Item tiene un bove per servitio della massaria.
Al incontro d.to mona.ro tiene di peso la messa conventuale
perpetuamente.
Obligi di messe manuali non ne tiene per le q.li si sole dare
baiochi nove e mezzo per ciascheduna.
Item ha debito d’annue p.stat.ni alla Cassa Comune per li bisogni
della Congreg.ne sudetta scudi quatro e baiochi 72 4- 0 – 72
Item alli Patri Visitatori scudi uno e baiochi novanta 1 – 0 – 90
Item per spesa alli detti scudi uno 1 – 0 – 0
Item ogni quatro anni per cibarii del Cap.lo scudi tre e baioc.
novanta 3 – 0 – 90
Item per il viatico di Presid.te di Cap.lo scudi sette, e baiochi
sesanta 7 – 0 – 60
Item ha peso per la reparat.ne della fabrica, e spesa estraordinaria
scudi 19 – 0 – 0
Item per viatico di Religiosi scudi uno, e baiochi quaranta dui 1 –
0 – 42
Item per medici medicine chirurgici Barbiero e lavandaro scudi cinq.
e baiochi vinti dui 5 – 0 – 22
Item per la sacristia sacri suppellettili cera oglio e altre cose
scudi uno e baiochi quaranta dui
1 – 0 – 42
Per vestiario di Religiosi al superiore scudi quattordici e baioc
vinti cinq. 14 – 0 – 25
Al sacerdote scudi undici e baiochi quaranta 11 – 0 – 40
Al converso scudi nove e baiochi cinquanta 9 – 0 – 50
Per dui oblati, et uno serviente scudi 15 – 0 – 0
Per vitto ordinario per ciascheduna bocca scudi vinti quatro che in
tutto sono 144 – 0 – 0
Item per ologi di forastieri scudi uno e baiochi novanta 1 – 0 – 90
Noi infras.ti col mezzo del n.ro giuramento attestiamo d’haver fatto
diligente inquisit.ne, et recognitione del stato del monasterio
sudetto, et che tutte le cose espresse di sop.a sono vere e reali
ciascheduna d’esse, et che non habiamo tralasciato d’esprimere
alcuna entrata uscita o peso del med.mo monast.o che sia pervenuto a
n.ra notitia, et in fede n’habbiamo fatto la p.nte di n.re pp.e
mani, e signata con il solito sigillo q.sto di ultimo di Febraro
1650.
Io D. Gio. Batt.a Saladino Abbate Convent.le faccio fede come di
sop.a
Io Don Filippo Cascitella deputato faccio fede come di sopra
Io Don Marc’Ant.o dell’Amori deputato faccio fede come di sopra
Monastero di Santa Maria d’Acquaformosa
Relatione del Monasterio d’Acquaformosa sito nel Casale
d’Acquafor.sa della Diocese di Cassano della Provincia di Calabria
Citra.
Il Monas.rio è dell’Ord.ne Cistercien.e Comenda dell’R.ss.mo
Cardinal Peondinini situato nel d.o Casale distante un tiro di mano,
via publica posto sotto una selva di Cerri, e circum circa vi sono
delli celsi, castagne, e noci quali rendono a d.o R. ss.mo.
Fu fondato et eretto l’anno mille cento quaranta da Oggenio e
Basilea coniugi P.ni della Terra di Braalla hoggi chiamata
Altomonte, nel mese di gennaro 1.ae Ind.is sotto l’anno p.mo
dell’Impe.rio d’Enrico Imp.re Donorno a Pietro Abb.e Cister.se per
loro devottione la chiesa di S. Maria di Leucio, e di S. Maria del
Monte con li loro tenimenti, e pertinentie quale instituì in
Abbatia, e recevi sotto l’Ap.lica protettione d.o Mona.rio di S.
Leuccio, e d.o Pietro Abb.e di d.o Mona.rio Innocentio terzo sotto
la Regula di S. Benedetto secondo l’institu.ne Cister.se 10 K.L.s
Augusti Ind.is 3.ae incarnationis Dominicae anno mille e ducento
pontificatus eius anno tertio quale Bolla contiene molti beni di d.a
Abb.a et instituti monastici.
Rainaldo di Guasto Conte di S. Marco, e P.ne di d.a terra di Braalla
nell’anno mille ducento e sei nel mese di 9bre l’anno ottava del
Regno di Federico Re di Sicilia e di Puglia in mano di Bernardo
Abb.e di d.to Mona.rio d’Acquafor.sa confirmò tutte queste
donationi, e ne fece a d.o mon.rio molte altre amplissime
ricevendolo sotto la sua protettione l’Imp.r Federico per più
Privilegii.
Fu poi d.o Mon.rio dato dalli Sommi Pontefici in Commenda.
Ha la chiesa sotto il titulo dell’Assun.ne della B. Vergine di
struttura e grandezza d’altezza palmi trenta, lunghezza palmi
ottanta, e largezza palmi vintisei, dentro della quale vi è una
ornatiss.ma cappella sfondata con l’Immagine di rilevo della Madonna
SS.ma intitulata S. Maria d’Acquafor.sa, il SS.mo Sacramento con le
lampade accese di giorno, e notte, et in d.a chiesa vi è il tempiato
antico belliss.mo, et avanti l’altare Maggiore vi è un coro ornato
di dodici sedie, e libri necessarii per l’officii, e cantare le
messe fu fondato come di sopra senza obligo alcuno.
Nell’anno mille cinquecento settantuno fu fatto assegnamento come
per instro.to appare per l’Abb.e Comendatario all’hora Marcello
Pescara al P. D. Giusto Bufalati Fiorentino all’hora Vicar.o Gen.le
Cister.se dove li fu assegnato per vitto e vestito per quattro
Sacerd.ti et un converso.
Hoggi vi sono di famiglia bocche nove tra sacerd.ti, chie.ci,
oblati, e servienti quali sono l’infrascritti.
D. Machareo Martino Abb.e Claus.le del casale della Serra Baglia di
Cosenza.
D. Andrea Buffone Sacerd.te della terra di S. Gio. in Flore.
D. Vittorio Federico Sacerd.te della terra delli Luzzi.
D. Hippolito Faraldi sacerd.e della terra della Bollita.
Fra Francesco Alberti chier.co della tyerra di Laco Libero.
Fra Bernardo Buffone chie.co della terra di S. Gio. in Flore.
Fra Francesco Caruso oblato della terra d’Altom.te
Fra Paulo Coco obl.to della terra di Misuracha.
Fra Domenico Maurelli servi.te della terra di Misuracha.
Il mon.rio è quadrangulare unito con la chiesa tiene un dormitorio
quale ha nove celle ha officine necessarie come granaro, forno,
cellaro, stalla, dispensa, refettorio, cocina et altre officine, vi
si trovano molte fabriche antiche dirute, vi è ancora attaccato a
d.o mon.rio un Palazzo grande, quale è stato habbitato da monaci con
stanze dodici di sopra, e di sotto altre sette, et una loggietta con
un Baglio grande, et hoggi è posseduto dall’R.ss.mo Cardinale.
In p.mis d.o Mon.rio tiene quattro bovi per uso della Massaria.
Item li perviene dalla massaria tt.a centovinticinq. di grano che
computando da sei anni in qua un’anno per l’altro dedutta la spesa ,
e terraggi dedutto in danari fanno la somma di scudi settantacinq.
75 –
Item possiede d.o Mona.rio una vigna sita nel loco d.o Carbonello di
tt.te quatro della quale se ne ha di vino computansdo da sei anni in
qua un’anno per l’altro tra fertile et infertile annui Barrili
trenta, che levatoni la spesa della coltura sommano in danari scudi
quindici 15 –
Item d.o mon.rio possiede un’altra vigna sita nel territorio
d’Altom.te in loco d.o L’Oliveto alborata di fichi, olive, cerasa, e
poma dove circum circa vi sono da tt.e cinq. di terre aratorie dalla
quale s’ha di vino computando da sei anni in qua tra fertile et
infertile Barrili trenta che levatoni la spesa della coltura un’anno
per l’altro, e reducendoli in danari sommano scudi quindici 15 –
E per le terre aratorie se ne percipe un tumolo, e mezo di grano
computando da sei anni in qua un’anno per l’altro che deducendoli in
danari som.no scudi uno e mezo 1 – 2 – 10
Item possede un altra vigna sita in d.o territorio la quale sta
affittata annui scudi quattro 4 –
Item pervene a d.o mon.rio da particolari di questo casale
d’Acquafred.a annui Barrili dodici di mosto che deducandoli in
danaro sommano scudi sei 6 –
Item li perviene ancho da particolari della terra di S. Donato annui
Barrili sedici di mosto che deducendoli in danari sommano scudi otto
8 –
Item d.o Mon.rio possiede per diversi censi che li pervengono annui
da diverse persone scudi trenta 30 –
Item perviene a d.o Mon.rio per diverse partite l’olive pile
quaranta d’olio computando da sei anni in qua un’anno per l’altro
reducendoli in danari sommano scudi quattro 4-
Item possiede un giardino di tt.te quattro arborato di celsi,noci,
pera, cerasa, e castagne ove si fanno cauli, cepolle, lattuche,
scarole, biete, e porri che facendo il computo da sei anni in qua
un’anno per l’altro se ne percepe con la fronda annui scudi
sessantacinque 65-
Item possiede una possessione da otto tt.te in circa arborata di
pera, poma, noci, olive, quercie e terre aratorie, sita nel
territorio d’Acquafor.sa nel loco d.o Carbonello pervenuuta a d.o
mon.rio da un’anno in qua che se ne sono havuti scudi otto 8-
Item possiede d.o mon.rio pecori trecento dalle quale se ne
percipono levata la spesa e mortalità da sei anni in qua computando
un’anno per l’altro, e deducendo in danari sommano scudi vinticinque
25
Item perviene a d.o mon.rio per elemosina computando da sei anni in
qua un’anno per l’altro annui scudi tre 3
Item tiene d.o mon.rio scrofe numero otto che si ne ricevono ,
computando da sei anni in qua un’anno per l’altro dedutta la spesa e
mortalità annui scudi dieci 10-
Item d.o mon.rio possiede l’infratti poderi assignatoli per la mensa
monachale come di sopra
In p.mis scudi settantadue sopra la Reg.a Salina d’Altom.te e sono
anni quattro che non sono stati pagati dalli Regii ne vi è speranza
di pagarsi però computati l’anni due ricevuti da sei anni in qua
un’anno per l’altro scudi vintiquattro 24-
Item un territorio nel loco d.o Sassone nel territorio di Morano
assignato per scudi trentatrè quale al p.nte non s’affitta più di
scudi vint’uno 21-
Item scudi quattro assignatoli sopra particolari di Castrovillare
Murano, e la Schalea levata la spesa per esigerli sommano annui
scudi tre 3 –
Item scudi dieci sopra particolari della terra di S. Donato dalli
quali non si n’esigono più di quattro 4-
Item un molino concessoli per tt.a sessanta di grano quale al p.nte
sta affittato tt.a trenta di grano e cinq. di miglio, che
raguagliata la spesa, fattura e portatura di pietre, et altri
acconci computando da sei anni in qua un’anno per l’altro dedutto in
danari annui scudi dieceotto 18-
Item annui tt.a diece di grano sopra l’U.tà d’Acquafor.sa che
deducendoli in danari sommano scudi dieci 10 –
Item li sole pervenire per elemosina di cerca di cucolli un mezo
tt.o che se ne cava una libra e meza di seta, quale si vende scudi
uno e mezo 1 – 2 – 10
Item si riceve ogn’anno dalla salina per elemosina tt.a sei di sale
che dedutti in danari sommano scudi otto 8 –
Item per spese di fabriche, e reparattione per la chiesa e mon.rio
scudi vinticinq. quali deve d.o R. ss.mo Cardinale come per
Instrom.to appare, che sono quindeci anni che non sono stati pagati.
Item possiede d.o mon.rio animali baccine numero quattro, e uno
somarro.
Tutte le soprad.tte partite d’introito scendono alla somma di scudi
trecento cinquanta nove 359-
Pesi che tiene d.o Monas.rio
In p.mis d.o mon.rio paga quolibet anno alla Baronal Corte della
terra d’Altomonte carl. tre
- 1- 10
Item per la contributtione della medesima Relig.ne come propina il
P. R.ss.mo Proc.re gen.le dell’Ord.ne annui scudi dodeci 12-
Item per Cassa Comune al n.ro P. Presid.te annui scudi sette 7
Item per le visite delli Padri Visi.ri annui scudi due 2
Item ha di spesa ordinaria per il vitto delli Padri comprendendo il
vino, grano, et altre cose racolte di beni del mon.rio a scudi vinti
per ciascheduna bocca di nove persone per essere il paese fertile
abbondante, e s’hanno le cose di prezzo dolce si spende in tutto
l’anno computando un’anno per l’altro da sei anni in qua fanno la
somma di scudi cento ottanta 180
Item per li vestiarii di Religiosi cioè scudi quindici il P. Abb.e
dodici per ciascheduno sacerd.te diece per ciascheduno chie.co sei
per ciascheduno oblato, che in tutto sommno scudi ottanta nove 89-
Item per la sacristia, e sacre suppellettile come per cera, oglio
per le lampade annui scudi dieci 10 –
Item per medici e medicine un’anno per l’altro computando da sei
anni in qua scudi dieci 10-
Item per spesa e salario del massaro un’anno per l’altro da sei anni
in qua computando il grano, vino e tutto quello si mancia dedotto in
danari scudi trenta 30-
Item per il cap.lo provin.le che si celebra ogni quattro anni per il
viatico de P. Presid.te del Cap.lo et pro cibariis computando da sei
anni in qua un’anno per l’altro scudi tre e tari uno 3 – 1 –
Item per spesa per biancheria per la tavola e per le camere di
Padri, e vasi della cocina computando da sei anni in qua un’anno per
l’altro annui scudi dieci 10-
Item per fattura, e condotta di legne per haverle vicine annui scudi
tre 3-
Item per la lavandara annui scudi due 2-
Item per alloggi et hospitii tanto di monaci, quanto di secolari
computando da sei anni in qua un’anno per l’altro scudi cinq. 5
Le soprad.tte partite d’esito ascendono alla somma di scudi trecento
sessanta tre tari due e grana dieci 363 – 2 – 10
Noi infra.tti col mezzo del n.ro giuramento attestiamo d’haver fatto
diligente inquisitione, et recognitione del stato del mona.rio
sud.to e che tutte le cose aspresse di sopra, e ciascheduna d’esse
sono vere, e reale, e che non habbiamo tralasciato d’esprimere
alcuna intrata o uscita, o peso del mon.rio sud.to, che sia
pervenuto alla n.ra notitia, et in fede habbiamo sottoscritta la
p.nte di n.ra propria mano e signata con il solito sigillo hoggi 20
febraro 1650.
Io Don Macario Martini Abbate Claustrale confermo q.to di sopra.
Io Don Andrea Boffone Deputato dico quanto di supra
Io Don Vittorio Federico deputato dico quanto di sopra.
Monastero di Santa Maria di Fonte Laureato
Relatione del Stato del Monasterio di fonte Laureato
dell’Ordine, e Congregatione Cisterciense delle Provincie di
Calabria, e Basilicata fatta dall’infra.tti per ordine di N. S.
Innocentio Papa decimo.
Il monasterio di fonte Laureato della Congregatione Cisterciense
della Provincia di Calabria e Basilicata situato due miglia dalla
terra di Fiume freddo diocese di Tropea in luogo aperto fuor di
strada publica à piede d’un altissimo monte chiamato il monte
Cucuzzo, vicino ad un fiume volgarmente chiamato Fiume freddo,
lontano dal mare Merditerraneo miglia due e mezo, e dalla città di
Cusenza miglia dodeci fu designato dal Beato Gioacchino Abbate del
monast.o di Fiore ad istanza dell’Ill.mo Signor Simeone Mamistra
Sig.r e P.n di d.a terra nel 1201 e nel 1204 con il consenso et
authorità di Monsignor Riccardo vescovo di tropea fu fondato et
eretto, essendo stato prima riccam.te dotato di molti beni stabili e
privilegii dal d.o Sig.r Simeone Mamistra senza altro patto, che di
pregar Iddio per la remissione tanto di peccati proprii, quanto di
suoi Parenti, e che dovessero i Padri accettarlo per fratello del
medemo monast.o: quali beni assieme con gl’altri dati, e concessi
dopo la fondatione sudetta dal sudetto mons.r Riccardo, da monsig.r
Basilio arcivescovo di Rossano, dall’Imperator Frederico secondo, da
Raynaldo del Guasto conte di San Marco, da Mattheo di Tarsia
marchese di Fuscaldo e da altri benefattori titulati, e non
titulati, hoggidi rendono il loro frutto all’Em.mo Sig.r Cardinal
Cicchini Abbate Commendatario di d.o luogo con qual medemo peso di
celebrar ogn’anno l’anniversario della depositione di d.o monsignor
vescovo, e suoi soccessori e di dar ogn’anno libre otto di cera alli
Prelati sudetti respective con il quale loro concessero i beni della
loro chiesa al monast.o p.nominato di quali qui non si fà mentione
per non esser posseduti come s’è detto dal monast.o di Fonte
Lauretao, il quale ha la sua chiesa sotto il titolo, et invocatione
della Beata Vergine di S.ta Maria di Fonte Laureato, ha stanze
numero sedici per i Religiosi, il Refettorio, Cucina, Dispensa,
Furno, Granaro, Casolaro e Cellaro. E’ la chiesa lunga palmi 138,
larga palmi 34, alta palmi 42: dentro l’intercapedine di palmi 45,
ch’è fra il muro, o tiro di fabrica di palmi 122 di larghezza, e di
palmi 38 d’altezza con le fenestre di stanze, che buttano al
chiostro, e fra l’altro muro della medema, lunghezza di palmi 122 e
d’altezza palmi 23 con fenestre che buttano fuori della clausura e
fabricate si trovano, e coverte di tegole si vedono le sudette
stanze, et officine, viene in quadrato detto devoto luogo dalla
chiesa, dalla detta fabrica di stanze, da una antichissima muraglia
di palmi 122 di lunghezza, e d’altezza palmi sedici, che dimostra à
riguardarsi esser stata fabrica di Refettorio di servi di Dio, e da
un’altra muraglia altro tanto lunga, et alta palmi vinti: ha fuori
di d.a clausura una stalla lunga palmi 28, e mezo, larga palmi
sedici e mezo, et alta palmi 17. Non ha maggior struttura, ne
maggior numero delle sudette stanze, e officine, si per esser stato
una mano di volte saccheggiato, spogliato, e rubbato dall?inimici
della Chiesa di Dio, si per esser stato più volte non tanto
dall’antichità quanto dalle guerre e terremoti diruto, come anche
per non haver reso i beni di detto luogo il loro frutto e beneficio
alli Padri locali, ma alli Sig.ri Abbati Commendatarii, i quali per
haver habitato in luoghi molto lontani dalla loro Commenda, non han
possuto vedere la necessità tanto delle fabriche, quanto di
Religiosi per poterci applicare il dovuto remedio; e quel poco
restoram.to e resarcim.to ch’al presente si vede è provenuto dalli
sodori, e fatighe di poveri Religiosi, e Charità di devoti tanto
della religione Cist.se quanto della Beatiss.ma Vergine.
L’anno 1581 con l’authorità dell’Em.mo Sig.r D. Antonio Caraffa
Cardinal dal titolo di S.ta Maria in Via Lata Abbate Commendatario
di d.o V.le Monast.o vi fu prefisso il numero di due Religiosi di
buona vita, e costumi, à quali fè assegnaredal suo Agente in virtù
di publico instrom.to oltre l’Elemosine che potevano concorrere in
dies, scudi di Napoli cinquanta in tanti beni stabili per loro
sostentam.to e scudi diece per reparatione della chiesa, quale
assegnamento fu poi confermato, et anco concesso da Clemente Ottavo
di felice memoria il 24 aprile l’anno del Sig.re 1604 e del suo
Ponteficato l’anno tredici: ma per esser poi vie più accresciuta
l’entrata per sostentam.to di servi di Dio con l’esemplare vita di
Religiosi concorrendovi anco la Charità di fedeli, e devoti
Christani come appresso descriverassi, hoggi vi habitano sacerdoti
numero cinq., clerico uno, converso uno et oblati num.o dodeci, e
sono il P.re D. Fran.co Longo Abbate Claustrale della terra delli
Scalzati diocese di Cusenza, D. Mutio delle Pira Priore della città
di Scigliano Diocesi di Martorano, D. Martio Frezza della terra di
Latronico diocese di Policastro, D. Pietro Maramaldi della terra di
Mormanno, D. Agostino di Marco della terra di Murano sacerdoti, fra
Cesare Maurello clerico della terra d’Altomonte, fra Pietr’Antonio
di Filpo converso della terra del Castelluccio tutti quattro della
Diocese di Cassano, e l’oblati sono fra Mattheo Carella, frat’Ant.o
Chiappetta, fra Pietro Cicco Jurni, fra Ferrante d’Aiello, fra
Mercurio Conte, fra Cola Giovanne Salvatore, soro Felice sua moglie
ambidue d’età di settant’anni, fra Mutio Bolognino, soro Celia
Brusca sua moglie di anni sessanta in circa ambidue, fra Cola
Provenzano d’anni 62 e soro Praxedia sua moglie d’anni cinquanta sei
della d.a terra di Fiume freddo Diocese di Troptea, li maritati
habitanti con le loro moglie fuori del chiostro in case al monastero
contigue, e dal monast.o possedute e li liberi habitanti nelle
mentionate stanze, in una delle quali si ritira ancora fra Giacomo
Coscarella della terra di Longobardi diocesi di tropea, quali oblati
attendono alla custodia de gl’animali, alla Massaria, et alla
cultura delle Possessioni del medemo monast.o, il quale
Possiede un casale, massaria, poderi, e terreni lavorativi,
inclusici li stabili assegnati alla Mensa Monachale come si è detto,
dove stanno piantate diverse sorti di arbori in quantità, e misura
di tumulate trenta otto, e meza, i quali raguagliandosi la rendita
di sei anni precedenti si calcula che rendono ogn’anno per la parte
Dominicale cioè detratte tutte le spese e risarcim.ti di detto
casale, casi di grandini, sterilità, guerre ,et altri fortuiti, ma
comprendendo le giornate e fatighe di Bovi et oblati del medemo
monast.o grano tumula cento e cinq. e mezo, i quali un’anno per
l’altro s’apprezzano scudi di moneta romana cento cinquanta sei e
baiocchi novanta sei 156 – 96
Item orgio tumula trenta l’anno s’apprezza come di sopra scudi diece
e nove e baiocchi quaranta sette e mezo 19- 47 ½
Item dalla diversità de gl’alberi come fichi, celsi, cerasi, pruni,
et altri, piantati nel medemo terreno lavorativo e poderi sopradetti
se ne riceve ogn’anno uno per l’altro scudi Romani cento quaranta e
baiocchi novanta dui 140 –92
Item pèossiede vigne di quantità e misura di tumulate cinque e meza,
le quali raguagliate l’entrata e spesa di sei anni precedenti si
calcula che rendono ogn’anno per la parte Dominicale come di supra
some di vino numero trenta le quali s’apprezzano un’anno per l’altro
scudi vinti otto, e baiocchi cinquanta 28 – 50
Item per Regagli, et altri frutti che s’apprezzano scudi vinti e
baiocchi novanta quattro 20 – 94
Item possiede case e fundichi numero undeci d’annuo affitto detratte
le reparationi, acconcimi e spigionamenti raguagliati li sei anni
precedenti scudi Romani vinti quattro, e baiocchi sessanta uno 24 –
61
Item possiede un Molino et una Gualchiera, seu Battendero da
Mortella che raguagliati l’anni sei preced.ti detratte le spese
rendono ogn’anno scudi sessanta quattro, e baiocchi cinquanta 64 –
50
Item possiede censi in più partite d’annua rendita di scudi tredici
e baiocchi quaranta otto esigibili e scudi otto inesigibili 13 – 48
Item possiede legati annui, e donationi annue et elemosine certe che
ascendono ogn’anno a scudi vinti e baiocchi quaranta sei in tutto
esigibili 20 – 46
Item suol cavare d’obventione e d’elemosine incerte ma consuete da
diversi benefattori Pane, vino, oglio, carne, grano, pesci, et altre
cose e danari, che reducendo il tutto à moneta e raguagliandosi
gl’anni come di sopra, si calcula che ascendino ogn’anno a scudi
trecento e sei, e baiocchi novanta dui 306 - 92
Item possiede Prati in luoghi scoscesi e per l’animali grandi in
parte precipitosi e due guardinetti per commodità di Padri, il tutto
in quantità, e misura di tumulate cento che detratte le spese
ascendono uno anno per l’altro a scudi vinti tre, e baiocchi trenta
due 23 – 32
Item possiede Bovi cinq. per uso della massaria sopra posta Bacche
fra piccole e grandi trenta quattro, capre num.o trecento, cani
quattro per custodia di d.ti Animali e galline con li galli num.o
trenta due e porci piccoli due i quali detratta ogni spesa e
mortalità si calcula che fruttino li fruttiferi un’anno per l’altro
scudi sessanta cinq., e baiocchi settanta sette 65 – 77
All’incontro il d.o monast.o ha peso di messe perpetue l’anno
trecento novanta quattro quali si sodisfanno secondo il loro
determinato tempo, e per elemosina di messe manuali si suol dare
baiocchi nove e mezo e per l’Anniversarii giulii due, baiocchi tre,
e quadrini quattro.
Item è gravato di resposte di canoni ogni anno di tumula tredici e
mezo di grano quali raguagliati come di sopra vagliono scudi vinti
due, e baiocchi quaranta sei 22 – 46
Item paga di censi passivi perpetui ogn’anno scudi due e baiocchi
sette e mezo 2 – 7 ½
Item paga di annue prestationi, e contributioni alla Religione
medesima scudi trenta tre, e baiocchi settanta nove, cioè al Rev.mo
Procurator. g.le scudi nove, e baiocchi cinquanta, al R.mo Presid.te
di d.a Congreg.ne e Cascia Commune, per i bisogni della Congr.ne
scudi nove, e baiocchi cinquanta à Padri Visitatori scudi uno, e
baiocchi novanta, al Monast.o della Pietà del med.mo Ordine posto
nella città di Cusenza in grano scudi sei, e baiocchi vinti quattro,
et ogni quattro anni per cibarii del Capitolo Provinciale scudi sei,
e baiocchi settanta cinq. 33 – 79
Item per peso di fabrica, risarcim.to e reparat.ne così della
Chiesa, come del Monast.o paga ogn’anno scudi nove e baiocchi
cinquanta 9 – 50
Item per la Sachristia, e sacra suppellectile, cere, ogli, vini,
ostie e cose simili suole spendere un’anno per l’altro scudi
vintiquattro, e baiocchi vinti nove 24 – 29
Item ha di spesa ordinaria di vitto comprendendo il grano, vino, et
altre cose raccolte ne i beni tanto assignati, come s’è detto quanto
pervenuti dopo l’assegnam.to in beneficio della Mensa Monachale a
raggione di scudi vinti otto per ciascheduna bocca in tutto scudi
cinq. cento trenta due 532 – 0
Item per vestiario di Religiosi, et oblati, cioè per vestiario
dell’Abbate claustrale, scudi quattordici, e baiocchi vinticinq., de
sacerdoti scudi undeci, e baiocchi quaranta, del cellarano scudi
dodeci, e baiocchi trenta cinq., delli clerico, e converso scudi
nove e baiocchi cinquanta, dell’oblati scudi cinq. e baiocchi
settanta per ciascheduno ogn’anno in tutto scudi cento trent’otto e
baiocchi vinti 138- 20
Item per Medici, Medicine, chirurgici, barbiero e vucatano un’anno
per l’altro scudi trenta e baiocchi quaranta 30 – 40
Item per viatici tanto per occasione di Capitoli, quanto per altri
bisogni della Religione un’anno per l’altro scudi vinti e baiocchi
novanta 20 – 90
Item per spesa d’una giomenta e d’una mula mula di stalla, e salario
d’un garzone scudi quaranta, e baiocchi cinquanta nove un’anno epr
l’altro 40 – 59
Item per spese vittuali, e procurationi in occasione di visite di
superiori un’anno per l’altro scudi sei 6 – 0
Item per le spese straordinarie come biancherie, letti, et altri
mobili di casa, vasi, robbe di tavola, di cucina, e cose simili
un’anno epr l’altro scudi vinticinq. e baiocchi sessanta cinq. 25 –
65
Noi infra.tti con il mezo del nostro giuram.to attestiamo d’haver
fatto diligente inquisione, e recognitione del stato del monast.o
sudetto e che tutte le cose espresse de sopra e ciascuna d’esse sono
vere, e reali, e che non habbiamo tralasciato d’esprimer alcuna
entrata o uscita, o peso del medesimo monast.o che sia pervenuto
alla nostra notitia, et in fede habbiamo soto scritto la p.nte di
nostra propria mano, e signata con il solito sigillo questo di otto
di marzo 1650.
Io D. Fran.co Longo Abb.e Claustrale dico con giuramento q.o di
sopra.
Io D. Gregorio Lauro Abbate Cist.se ho scritto la p.nte e conf. come
deputato quanto di sopra
Io D. Agostino de Mano deputato sacerdote dico quanto di sopra.
Monastero di Santa Maria della Nova
Relatione del stato del monasterio di S.ta Maria della Nova seu
della Paganella della Congregatione Cisterciense di Calabria et
Lucania.
In conformità della Costitutione della Santità di N. S. Papa
Innocentio Decimo
Il Monasterio di S.ta Maria della Nova, seu della Paganella,
dell’ordine Cisterciense, è situato nella terra di caccuri, Diocesi
di Cerentia, è Cariati et è distante dall’habitato di detta terra
per mezzo miglio incirca in luogo aperto à canto alla strada
Publica.
Della sua fondatione et erettione non si have memoria certa per
essersi disperse le scritture, con l’occasione delle Commende, e per
esser stato dishabitato da monaci con la quale dishabitatione si
rovinò la Chiesa, et tutti gl’edificii, e molto meno s’have memoria
dell’assignamenti, oblighi, et patti, con li quali fu eretto et
edificato per la medesima dishabitatione, et rovina patita.
S’introdusse poi di nuovo il culto Divino col’habitatione di
Religgiosi nel d.to e nell’altri monasterii per molte Constitutioni
de sommi Pontefici, di Pio Papa quarto, de Pio Papa quinto, de Sisto
Papa quinto, e di Gregorio Papa XIIII con express’ordine, che si
reedifficassero le chiese, et edificii diruti, et s’assignasse la
tertia parte de’ frutti conforme ampiamente si vede nelle dette
Costitutioni, e di presente stà commendato il pred.to Monasterio et
Abbadia all’Eminentissimo Sig.r Cardinale Rapacioli.
La Chiesa che è di nuova, e non dell’antica, ò struttura; have il
titolo, et invocatione, di S.ta Maria della Nuova, è di lunghezza
palmi 58, ed uguale larghezza, col suo Altare Maggiore, dove si
celebrano li Divini officii, è della metà in sù v’è il soffitto di
tavole ordinarie, fatto dal passato Commendatario: v’è un Cortile
grande circondato de mura.
Nel piano di d.to Cortile, vi sono cinque stanze habitabili, et una
scoperta, le quali servono per cocina, furno, cellaro, magazeno, e
stalla.
Nella parte superiore vi sono quattro stanze per lìhabitattione de
Religgiosi è servienti.
Di presente v’habitano di fameglia, il superiore che D. Gregorio
Ricciuto della T.ra di Mesoraca, D. Michel’Angelo Prospero della
d.ta terra, sacerdote, e Gio. Pietro Ricciuto del casale d’Altilia
serviente.
Nell’anno 1583 ripigliandosi dalli Religiosi del d.to ordine il
pred.to monasterio, in virtù delle soprad.te Constitutioni, de sommi
Pontefici, si venne in conventione, per Publico Instrumento, con
Ottavio Protospataro Commendatario in quel tempo, et assignòper
vitto, vestito, fabrica, et altre cose necessarie, per dui monaci et
uno Diacono, docati cinquanta di Regno in q.sto modo:
Assignò tumoli 141 de terre situate nella montagna, delle quali
terre si riceve, il mezzo terraggio, ogni volta che si sementano da
particolari, cioè per ogni tumolo, che si sementa in dette terre, va
a beneficio del d.o monasterio, un mezo tumolo di resposta, che nel
Paese si chiama terraggio, et l’altro mezo tumolo, v’à beneficio
delli Patroni, delle dette terre, la quale resposta, ò terraggio, fu
apprezzato, in quel tempo, per annui docati quindici, et
ragguagliata l’entrata, seu resposta, ò terraggio, dalli sei anni;
se calcula, ch’hanno renduto ogni anno per la parte del monasterio
di germano tumoli diece che ridotti al prezzo, in dinari, sono
moneta di Regno docati otto, et in q.sta assignatione si perdono per
ogni anno docati sette, talche si hannotano per li sudetti docati
otto come sopra 8 –
Item assignò un’altro territorio, chiamato La Forestella de Casale
novo apprezzata per docati undici l’anno, et per li sudetti sei
anni, se ne sono recevuti li detti docati undici, incluso in essi,
il frutto, di certe altre terre, de tumoli otto in circa, à canto di
d.o territorio pervenute al d.o monasterio per donatione fattole da
francesco Antonio Perito della d.ta terra di Caccuri docati 11-
Item assignò docati cinque in diversi censi minuti affissi sopra
diverse case, vigne e terre situate nel territorio et confini della
d.a terra di Caccuri, et perche molte d’esse case et vigne sono
deruteal presente non si ricevono d’essi censi altro che docati 3 –
2 –10
Item assignò annui docati diecenove sopra tutti li beni della
Abbadia q.li si pagano per le ministri et affittuarii di d.to Sig.r
Abbate Commendatario docati 19 – 0 – 0
Item assignò contigue alle mura del d.to monasterio e Chiesa due
tumulate e mezzo di terre, le quali servono per comodità
dell’animali de Religiosi, quando non si sementano, et quando si
sementano il frutto d’esse ancho serve per li sudetti Religiosi in
parte del loro vitto.
Item assignò una tumolata e mezza di terreno vacuo per comodità
d’orto, e soglionoaffittarsi ad ortolani docati diece l’anno 10 –
Item assignò una vigna con due tumolate di terreno vacuo il frutto
della quale vigna alcuni anni è bastevole, et alcuni anni manca per
il sufficiente vitto di vino per la fameglia, e passaggi di
forastieri, cosi regolari come secolari et le dette terre vacue
quando si sementano il frutto d’esse và per parte del vitto in grano
come di sopra, e quando sono vacue il pascolo serve per commodo
d’animali di d.to Monasterio.
Item nel d.to Instrumento il pred.to Sig.r Commendatario donò alli
Padri et Religiosi la tertia parte del tenimentello ch’in q.l tempo
si litigava fra esso Commendatario et il Barone della D.ta T.ra di
Caccuri et oltre dalla d.ta tertia parte dello sudetto territorio
donò altri docati diece l’anno d’esigersi sopra la portione d’esso
Commendatario, dal detto Tenimentello, li quali docati diece,
ogn’anno servissero per reparatione della Chiesa e Monasterio;
Successe poi la morte del predetto Commendatario, durante la lite,
et il suo sucessore venne in accordio con il Barone e si convennero
ch’il d.to Tenimentello si possedesse liberamente per il Barone, e
pagasse alla d.ta Abbadia annui docati trenta otto et dui tari e
così si continua, et li d.ti Religiosi non hanno ricevuto ne
ricevono cosa alcuna della pred.ta transattione et accordio e
restano spogliati della predetta assignatione fatta et reparatione.
Item possiede vigne numero due pervenute ad essi Religiosi per
donatione di Benefattori et sogliono affittarsi, luno anno epr
l’altro docati 5 –
Item have per le frondi di celsi piantate d’essi Religiosi luno anno
per l’altro docati 5 –
Item possiede alcuni vignali, che sono vigne dirute, et altre terre
ricadute ad essi Religiosi per renuncia fattole da diversi per non
pagarne l’annuo censo d’essi beni assignati dal Sig.r Abbate
Commendatario, come di sopra, e compensato lun’anno per l’altro sono
docati 4-
Item possiede alcune grotte a canto la Forestella; le quali sogliono
affittarsi a caprari, et lun’anno per l’altro, per li sei anni se ne
sono recevuti 0 3-
Item have Bovi numero dui con li quali si fa l’arte del Campo seu
massaria per supplire al vitto del grano, e d.ta massaria s’è fatta
a mezo col garzone seu massaro, e servendo per il sudetto vitto; il
grano non si tira ad introito di denari.
Item per grano venduto ragguagliati l’anni sei luno per l’altro
docati 9-
Item per vendita di sale che sopravanza al vitto per l’elemosina che
si concede per la Maestà Catholica 1- 2 – 10
Item possiede tre casette fabricate di luto, e pietre, a canto le
mura del monasterio lasciate da Benefattori, li quali l’habitavano,
nelle dette case, è poi si sono ritirati dentro l’habitato, e vacano
All’incontro il d.to monasterio non have peso nissuno di messe ma si
celebra in esso per li Benefattori
Per la sacristia, et cera lun’anno per l’altro ha speso 2 – 2 – 10
Have peso ogni anno per il vestiario del Padre Priore moneta di
Regno annui docati 15-
Per il compagno Sacerdote docati 12-
Per il Serviente docati 8 –
Al Barbiero docati 1 – 1
Alla lavandara 1 – 1 –
Per l’annue contributioni al Padre Procuratore Generale docati 2-
Per la Cassa comune, che serve per il sostentamento del Padre
Presidente della loro Congregatione et per altri bisogni d’essa 3-
Per visita del d.to Padre Presidente e Visitatori docati 1 – 2 – 10
Item perche ogni quattro anni si celebra il loro Capitolo si pagano
per li cibarii d’esso docati dui, viene per ogni anno 0 – 2 – 10
Item per lo viatico del Padre Presidente che viene deputato dal
Padre Generale per soperintendere al d.to loro Capitolo ragguagliati
li pred.ti anni quattro lun per l’altro docati 0 – 4 – 10
Item ha di spesa ordinaria di vitto, comprendendosi in essa spesa
passaggi, et alloggi cosi di regolari, come di secolari; delli quali
passaggi, et alloggi, non si tiene nota particolare cibandosi del
Pane che si fa d’essi Religiosi nel monasterio, è così del vino che
racchiude , et dell’altre cose commestibili, delle quali si fa
provisione ogni anno, non comprendendosi però nel d.to vitto il
grano, che si riceve dalla massaria con loro bove, et il vino che si
racchiude della loro vigna, il quale grano, et vino, non si tira ne
ad introito, ne ad esito, ma solamente, s’annotano le cose
commestibili, che si comprano, luno anno per l’altro a raggione di
docati quattro per ciascheuna Bocca, in tutto docati 12-
Item ha peso per spese straordinarie di Biancherie, mobili di casa
vasi et robbe di tavola, di cucina, et simili, et ancho per ferri,
et cose necessarie per li animali, per loro uso, et commodo un’anno
per l’altro docati 4-
Item à peso per le spese per mantenimento della vigna, et acconcimi
di botte per il vino, un’anno per l’altro docati 2 – 3
Item à peso per le spese che corrono nella massaria, seu arte del
campo, per il grano et altri vettovagli, per il vitto dela casa
l’un’anno per l’altro docati 8 –
Item fa spesa per mantinimento, delli tetti, et altre reparationi
del monasterio, docati 1 – 2 –10
Noi infrascritti col mezo del n.ro Giuramento, attestiamo, d’havere
fatto diligente inquisitione, et recognitione, dello stato del
soprad.to monasterio, e che tutte le cose expresse di sopra ,sono
vere, et reali, et che non s’è tralasciato d’exprimere, entrata,
uscita o peso d’esso monasterio, che sia pervenuto, alla n.ra
notitia, et in fede habbiamo sotto scritto la pre.te di n.ra propria
mano, et segnata col solito sigillo nel monasterio di S. Maria della
Nova seu della Paganella q.sto di 20 di marzo 1650.
Io D. Gregorio Ricciuti Priore Affermo come di sop.a
Io D. Michel’Angilo Prospero sacerdote affermo come di sop.a
Monastero di Sant’Angelo in Frigillis
Relat.ne del Monast.ro di S. Ang.lo della Cong.ne Cist.se di
Calabria et Basilicata.
Il Monast.ro di S. Angelo dell’ordine Cist.se è situato nella T.ra
di Mesoraca diocese di S.ta Sev.na nella montagna distante dalla
sudetta Terra per spatio di due miglia contiguo due vie publiche,
della sua fund.ne non v’è mem.a certa, stante che dopo d’esser
Commendato il sud.to mancorno li Monaci et comminciò patire ruine
grand.me nelle fabriche chiesia ornamenti et commodità e per
moltiss.mo tempo non v’habitorno Monaci. La Santità poi di Pio Papa
Quarto, di Pio Papa Quinto, di Sisto Papa Quinto, e di Greg.rio Papa
XIIII comandorno che dalli medesimi Monaci Cist.si si ripigliassero
li Mona.rii dell’istesso ordine, et che vi s’introducesse il debito
Culto divino e numero competente di Religiosi con assignarvisi la 4a
parte delli frutti dove la mens’Abbatiale è separata, dove poi sia
comune la 3a parte in restorat.ne delle fabriche, compra
dell’ornam.ti e reparat.ne ed espress.ne e facolta che ritrovandosi
alcuno d’essi Monast.rii occupato da Religiosi Mendicanti si
discacciassero o almeno piglassero l’habito d’essi Cist.si per il
spatio d’un’anno, et emittessero la profess.ne prestand’all’Abbate
G.le, et a tutti gl’altri Sup.ri la dovuta Obed.a et Rev.a,
celebrand’il divin’officio conf.e all’uso Cist.se e conformandos’in
tutto per tutto all’Instituti Regolari del med.mo Ord.ne, stante le
predette rovine non s’have memoria in q.le Anno, et con Autorità di
chi fosse edificato e molto meno con quali assignamenti, oblighi e
patti.
La Chiesia anticha la quale è di lunghezza palmi cento quindici con
la sua proportionata larghezza è rovinata e diruta e li Religiosi
con le loro prop.e fatiche n’hanno riedificato unaltra nelle rovine
delle fabriche del detto Mona.rio la quale è palmi trenta sei di
lunghezza con proportionata larghezza, dove celebrano li
divin’officii e Sante Messe, vi sono molte Santiss.me Reliquie di
Santi.
Have il sudetto Mona.rio una Sala, quattro Camere, l’una distinta
dall’altra, Cocina, dispensa, cantina, et altre officine necess.e
reedif.te dalli medesimi Religiosi Cist.si.
Habitano in detto Mona.rio di pre.nte Religiosi doi cioè il Super.e
chiamato il S. D. Ger.mo Caputi della T.ra di Mesoraca diocese di
S.ta Sev.na et il S. D. Gioseppe Valentino sacerdote della T.ra di
Scigliano diocese Martorano, v’è anco un serviente secolare chiamato
Marc’Ant.o Militi della detta T.ra di Mesoraca.
Questo Mona.rio per Commenda è unito con du’altri Mona.rii del
med.mo ord.ne luno chiamato il Mona.rio della Sambucina diocese di
Bisignano e l’altro della Matina Dioc. di S. Marco in Calab.a di
modo, che congiuntam.te si conferiscono dalla Santità di N. S. q.do
occorre la vacanza di p.nte sono commendati questi Mona.rii a D.
Mutio Brancaccio et il Capo di d.tte Commende è il monast.ro della
Matina e questo di S. Ang.lo e della Sambucina si chiamano Grancie.
Nell’Anno 1570 essend’Abb.e Commed.rio Carlo Caracciolo in virtù
delle Bolle spedite da S.mi Pontefici che si pigliassero li Mon.rii
del detto ordine e che fossero habitati dalli Monaci Cist.si e
s’introducesse et coltivasse il Culto divino nelli detti Mon.rii e
Chiese si venn’in accordio tra esso Carlo Caracciolo et il S.r
Cardinale di Chiara valle G.le dell’istess’or. Cist.se sotto il di X
di Novembre del med.mo Anno 1570 con publico et solenn’Instrum.to
s’assignorno per vitto sostenta.ne vestito et altre necessità di
Monaci, Reprat.ni Contribut.ni docati 320 d’assignarsi e segregarsi
nelli Lochi più vicini e più commodi al d.tto Mona.rio e Monaci.
La q.le assig.ne non hav’havuto effetto nessuno; ma solam.te si sono
pagati per Ministri et Affittuarii di SS.ri Commendatarii con
cond.ne ch’il num.ro di Monaci e Religiosi per serv.o di d.tti
Mon.rii e chiese si facesse da esso G.rale et dell’altri Sup.ri.
Li q.li Sup.ri assignarono al p.to Mon.ro di S. Ang.lo docati cento
dalli p.tti 320 assignati con cond.ne però che dalli p.detti docati
cento il sudetto Mon.rio per nome e parte delli Mon.rii della Matina
e Sambucina pagass’ogn’anno docati vinti per le Contrib.ni che si
pagano al Cap.lo G.rale e per esso al Proc.re G.rale dell’ord.ne
residente in Roma.
Li predetti d.ti Cento si pagano al p.to Mon.rio di S. Angelo dalli
Ministri et Affittuarii del S.r Abb.e Commend.o dalli frutti e
renditi, che sono dell’istessa Abbadia e Mon.rio nel territorio e
convicinanza della pred.tta T.ra di Mesuraca, dove sta fundata
l’Abbadia e Monast.ro.
Però è di grand.ma considerat.ne e compass.ne che li p.tti Ministri
et Affittuarii giammai pagano li pred.tti docati Cento ut sup.a
assignati nel stabilito tempo che è nel p.o di Settembre di
ciascun’Anno il q.l tempo e stag.ne e proportionata per farsi la
necess.a prov.ne del vitto e vestito de Religiosi e si pregiano li
medesimi Ministri et Affittuarii di strapazzarli e di donarli a loro
muodo che però si supp.ca ordinare sotto grav.me pene che
l’assignat.ni stabilite per Instrum.to si consegnino e sodisfacciano
il determinato e congruo tempo e per decenza della Relig.ne e per
poter meglio fare le provisioni necess.e et attendere con più
fervore al divino Culto, stante che molto tempo si consuma per
andare a mendicare appo’ di costoro qualche parte di quel che se li
deve per debito di modo ch’have il p.to Monast.ro per assig.ne come
di sopra sop.a li beni d’ess’Abbadia annui D. ti Cento 100-
Possiede un certo castagneto che raguagliandosi la rendita di sei
anni precedenti si calcula che rende ogn’anno carlini di Regno venti
sei D. 2 – 3 – 0
Have il Jus antico per li porci ch’entrano a pascolare le castagne
tanto dell’Abbadia q.to d’essi Monaci di ricevere un porco per
carnata e si suole transigere dalli Ministri o Affittuarii in danari
che raguagliandosi questa transatt.ne per sei Anni preced.ti si
calcula che possa rendere ogn’Anno carlini di Regno diecesette D. 1
– 3 – 10
Possiede un horto contiguo al Monast.o che serve per uso e commodo
della fameglia del detto Monast.ro e de dotte le spese et il commodo
di detta fameglia raguagliandosi li p.nti Anni sei si calcula
havern’ogn’anno carlini diece D. 1 – 0 – 0
Possiede unaltro terr.o chiamato Le Vigne delle Timpe ch’è bosco et
suole vendersi per herbagio a capre et altri A.li et raguagliandosi
l’un’anno per l’altro come di sop.a si calcula che rend’ogn’anno
carlini quindici D. 1 – 2 – 10
Have un altro terr.o contiguo il p.to Monast.o chiamato Le Macchie
sop.a il quale vi s’è fatta una lunga lite per l’ann’adietro col
Sig.r duca Altemps P.rone di d.tta T.ra di Mesoraca, et s’ottenuto
incompositione et accordio mediante Instrum.to che il sop.a d.tto
terr.o si posseda per il p.to sig.r duca et che pagh’ogn’anno al
p.to Monast.o docati diece D. 10 – 0 – 0
Possiede una vigna contigua al p.to Monast.o et il frutto d’essa
serve p. uso e commodo di Monaci e fameglia.
Si riceve per elemosine incirca lun’anno per l’altro docati tre D. 3
– 0 – 0
Item have la solita annua elemosina del sale che si dona per ord.e
della Maesta Catolica nelle reg.e Saline
Il detto Monast.ro non have pes’alcuno di messe particolari, ma
solam.te si celebrano le S.te Messe per li Benefattori in G.rale et
per l’uso prescritto della Santa Relig.ne
Et all’incontro il p.to Monast.ro ha debito particolare per una
volta tantum di docati trenta spesi per il p.nte superiore in
refatione di fabriche per la Chiesia e stanze e per una nuova
Campana
D. 30 - 0 – 0
Item per servitio del Culto divino l’un’anno per laltro D. 2 – 0 – 0
Item ha spesa per far coltivare la vigna e suo mantenim.to, et anco
per Boti Tine e loro acconcii lun’anno per l’altro docati quattro D.
4 – 0 – 0
Item per mantenim.to delli Tetti del monast.ro, porte, fenestre et
altri acconci l’un’anno per l’altro docati doi D. 2 – 0 – 0
Item ha di spesa ordinaria di vitto comprendendosi in esso solamente
il vino dell’istessa vigna e foglie del prop.o horto giach’ogni
altra cosa si compra computati in essi li passagii, allogi et
hospitat.ni cosi di Religiosi, come di forastieri, l’un’anno per
l’altro docati trenta ch’arag.ne delle tre bocche che sono ordinarie
in d.tto Monast.ro vengono docati diece per ciasche duna bocca, in
tutto poi sono docati trenta D. 30 – 0 – 0
Item per le spese ordinarie, et anco biancherie, et altri mobili di
Casa, Vasi e Robe di Tavola e di Cucina e simili l’un’anno per
l’altro docati quattro D. 4 – 0 – 0
Item per Vestiarii ogn’Anno d.ti quaranta sette cioè d.ti quindici
al Sup.re, d.ti dudici al Sacerdote et docati diece al Garzone seu
serviente sono D. 47 –
Item per ch’ogni quattro Anni si celebra il loro Capitolo e paga per
la portione de suoi cibarii docati tre dividendosi li predetti
docati tre alli quattr’anni viene per ciasch’un’anno D. 0 – 3 – 15
Item ha soluto pagare al P. Presid.te per sua portione al P.
Presid.te che viene deputato dal S.r G.rale per sop.a intendere al
loro Cap.o docati sei, li q.li dividendosi per li quattr’Anni, viene
per ogni Anno D. 1 – 2 – 20
Item paga per visita alli Sup.ri l’un’anno per l’altro D. 1 - 2 -10
Item paga ogn’Anno per sua portione et anco per parte delli
Monast.ri della Matina e Sambocina per essere uniti insieme tutti
tre questi Monast.rii come s’è d.tto di sop.a li contribut.ni al
Capitolo G.rale et per esso si pagano ogn’Anno al P. Procu.re G.rale
in Roma docati vinti D. 20 –
Item paga alla Cassa Comune della Cong.ne con la q.le si mantiene il
loro Padre Presid.te e Vis.re Minore et anco per l’occorrenza della
d.tta Cong.ne D.ti 5 annui
Item al Barbiero annui docati uno D. 1-
Item alla Lavandara annui docati uno D. 1-
Noi Infra.tti col mezzo del n.ro giuram.to attestiamo d’haver fatto
diligente inquisitione, et recogn.ne del stato del sud.tto Monast.o,
et che tutte le cose espresse di sop.a sono cose reali, et che non
s’è tralasciato d’esprimere alcuna entrada et uscita del medemo
Monast.o che sia pervenuto alla n.ra notitia, et in fidem habiamo
sotto scritto la p.nte di n.ra prop.a. m.o e siggillata con il
solito siggillo questo di 10 di Marzo 1650
Io D. Ger.mo Caputi Priore sudetto Monast.ro di S. Angelo conf.mo
q.to di sopra
Io D. Ludovico Nicastro Sacerdote Cisterciense conf.mo q.to di sop.a
Io D. Felice Benincasa Sacerdote Cisterciense aff.mo ut sup.a
Monastero di Santa Maria di Persano
Relatione del stato del Monasterio di Santa Maria di Persano del
Ordine et Cong.ne Cisterciense nelle Provincie di Calabria, et
Basilicata fatta dall’infrascritti per ordine di N. S.Innocentio
Papa X.
Il Mon.rio di Santa Maria di Persano dell’Ordine Cisterciense
situato nel terretorio della Terra di Santo Lucido Dioc. di Cosenza
in loco aperto lontano due miglia et fuor di strada publica un tiro
d’archibugio, dal mare mediterraneo due miglia et dalla Città di
Cosenza miglia dodici, di quando et con l’authorità di chi fosse
stato fundato, et eretto non s’hà certa memoria, di certo solo si
testifica esser stato rihabitato da Padri Cisterciensi nell’anno
1642 con l’authorità di Monsig.r Ricciulli Arcivescovo di Cos.a, et
del Capitulo Cosentino in beneficio de quali ritrovavasi divoluto
detto santo Luogo et con Apostolico assenzo fu alienato in favore di
detti Padri ad istanza del Ecc.mo Sig.r D. Lutio Sangres Marchese di
Santo Lucido, dal quale non solo fu fatta la spesa necessaria per
haver detti Padri il Mon.rio sudetto, m’ancora fu assignata à Padri
Cisterciensi in tanti beni stabili et censi la somma di due mila
scudi; Romani mille et novicento de quali qui si farà mentione con
l’oblighi, et patti infrascritti.
Primo che lasciando i Padri d’habitar in detto santo luogo la
Chiesa, et l’assignamento sudetto non andasse a beneficio di Padri
Cisterciensi, ma a beneficio di detto Ecc.mo Sig.r Marchese.
Secondo che per diec’anni fosse lecito à detti Padri far stanziare
dui Sacerdoti Religiosi in detto Luogo, et cio per restorare
dett’antica fabrica et provedersi de mobili necessarii a Religiosi,
ma passato il decennio fossero obligati à collocarci Quattro
Sacerdoti almeno, del medesmo Ordine.
Terzo et ultimo che fossero obligati perpetuamente ad applicar la
Messa Conventuale per Lui, et passato il medemo all’altra vita a
celebrar l’anniversario ogn’anno per l’anima sua.
Ha la sua Chiesa sott’il titulo medesmo di Santa Maria di Persano,
la di cui festa celebrasi ogn’anno all’otto di settembre con gran
devotione, et concorso di populi convicini, q.le è lunga palmi 63
alta palmi 38 et larga palmi 21 et tiene a i lati dell’altare
Maggiore due cappelle sfondate con la volta a tribuna, et la Chiesa
parimente è fatta à volta al lato della quale e la struttura di
detto Monasterio di palmi 80 di lunghezza dentro la quale sono
stanze numero sette, una cucina, una dispenza, un cellaro, un furno,
un gallinaro, et del corritorio del dormitorio si servono i
Religiosi et servienti per Refettorio, et fuori di detta struttura a
una stalla fabricata con creta et calce alta palmi 19 larga palmi 17
lunga palmi 59.
Viene habitato di presente da dui Sacerdoti cioè il P.re Priore D.
Pietro Sacco della terra di fiume freddo Dioc. di Tropea, et da D.
Marsilio Rosano della terra di Altomonte Dioc. di Cassano, et da tre
tertiarii ò vero servienti chiamati frat’Antonio Milano di Montalto
fra Leonardo Strongoli della medema terra di Montalto Dioc. di
Cosenza et frat’Ignatio Acido della terra di Marano Dioc. di
Cosenza.
Possiede Massarie, poderi, et terreni lavorativi in quantità et
misura di tumulate settanta li quali raguagliandosi la rendita di
sei anni precedenti si calcula che rendono ogn’anno detratte tutte
le spesi et risarcimenti d’una casa rusticale che vi è, casi di
grandini, sterlità, guerre, et altri fortuiti comprendendo la fatiga
delli bovi del mon.rio grano tumula ottantatrè li quali un’anno per
l’altro s’apprezzano scudi moneta Romana ottantacinq. et baiocchi
novanta trè 85 – 93
Item orgio tumula vint’uno et quarti uno s’apprezza come di sopra
scudi vintidui et baiocchi quattro 22 – 4
Item fave tumula due s’apprezzano come di sopra scudi uno et
baiocchi settantacinq. 1 – 75
Item lini pise tre scudi uno et baiocchi quaranta due et mezo 1 – 42
½
Item Regagle et altri frutti che s’apprezzano come di sopra scudi
dodeci et baiocchi trentacinq. 12 – 35
Item vigne di quantità et misura di tumulate cinq. et meza quale
raguaglando l’entrata et spesa di sei anni come di sopra si calcula
che rendono ogn’anno some dieci scudi come di sopra nove et baiocchi
novantacinq. per la parte domenicale 9 – 95
Item possiede censi et livelli in più partite di annua rendita di
scudi vinti sei et baiocchi ottanta otto et mezo exigibili 26 – 88
Item suol cavare d’obventioni et elemosine incerte, ma consuete da
diversi benefattori, pane, vino, oglio, carne et altre cose et
denari che reducendo il tutto à moneta et raguagliando l’anni come
di sopra si calcula che ascende ogn’anno scudi trentasei et baiocchi
novanta quattro 36 – 94
Item possiede un Horto in quantità, et misura d’una tumulata et meza
che detratte le spese rende l’anno per l’altro scudi tre et baiocchi
novi 3 – 9
Item possiede due Castagneti di tumulate due che rendono l’anno per
l’altro scudi novi et baiocchi novantacinq. 9 – 95
Item possiede Bestiame cioè Bovi cinq. una giomenta, capre numero
trenta due porci numero vint’otto li quali detratte tutte le spese
rendono ogni anno scudi vintiquattro, et baiocchi setanta 24 – 70
All’incontro detto Mon.rio ha peso d’una messa perpetua hoggi et di
più seguita la morte del retroscritto Ecc.mo Sig.re di celebrare
ogni anno il suo Anniversario, et quando viene qualche messa manuale
per elemosina nove baiocchi et mezo.
Item paga di censi passivi perpetui ogn’anno scudi novi et baiocchi
cinquanta nove et mezo 9 – 59 ½
Item ha debiti di annua prestatione a P.i Visitatori scudi uno et
baiocchi novanta 1 – 90
Item ha debito contratto per diverse cause et occasioni oltre le
sopra detti da pagarsi ogni anno pro una vice tantum scudi duicento
et novi 209 –
Item per la sacrestia et sacra suppelettile, cera, oglio, vino,
hostie et simili cose un’anno per l’altro scudi sette et baiocchi
sessanta 7 – 60
Item ha di spesa ordinaria di vitto comprendendo il grano, vino, et
altre cose racolte nei beni del Mon.rio a ragione di scudi vintitre,
et baiocchi settantacinq. per ciascheduna bocca in tutti scudi cento
et dieci et otto et baiocchi quaranta due 118 – 42
Item per vestiario di Religiosi et servienti a scudi quattordici et
baiocchi vinticinq. il Priore et scudi undici et baiocchi quaranta
il Sacerdote, et scudi cinq. et baiocchi settanta per ciascheduno
serviente in tutto scudi quaranta due et baiocchi settantacinq. 42 –
75
Item per medici, medicine, chirurgici, barbiero et lavandaro un’anno
per l’altro scudi quattordici et baiocchi vinticinq. 14 – 25
Item per la spesa di una cavalla et salario al garzone un’anno per
l’altro scudi vinti et baiocchi novanta 20 – 90
Item per le spese vittuali et procurationi in occasione di visite
scudi quattro et baiocchi settantacinq. 4 – 75
Item per allogii et hospitationi così di Religiosi come di
forastieri un’anno per l’altro scudi tre et baiocchi ottanta 3 – 80
Item per le spese estraordinarie un’anno per l’altro scudi
quattordici et baiocchi vinticinq. 14 – 25
Noi infrascritti con il mezo del n.ro giuramento attestiamo di haver
fatto perquisitione et recognitione del stato del Mon.rio sudetto et
che tutte le cose espresse come di sopra et ciascheduna di esse sono
vere et reali, et che non habbiamo lasciato di esprimere alcuna
entrata ò usci.a ò peso del medesmo monasterio che sia pervenuto
alla nostra notitia et in fede habbiamo sotto scritto la presente di
nostra propria mano et signato con il solito sigillo questo di 20
del mese di Marzo 1650.
Io D. Pietro Sacco Priore Aff.mo quanto di sop.a mano propria
Io D. Roberto di Simone Delegato in tal luoco affermo q.to di sopra
manu pp.a
Io D. Thadeo Terrazzo Delegato in tal Luoco affermo q.nto di sopra
manu propria.
Monastero di Santa Maria della Pietà
Relat.ne del Stato del devoto, e V.le Monasterio della Pietà
dell’Ordine, e Congregatione Cisterciense delle Provincie di
Calabria, e Basilicata fatta dall’Infra.tti per ordine di N. S.
Innocentio Papa X.
Il Monasterio della Pietà del sacro Ordine Cistercien. della
Congreg.ne delle Provincie di Calabria, e Basilicata situato nella
città di Cusenza, ma fuor di essa un tiro d’Archebuscio, contiguo ad
una strada publica, che mena alli Castelli di d.a Città, e proprio
nella contrada, volgarm.te chiamata, l’Arena, fu fondato, et eretto
l’Anni del Sig.re mille seicento vinti tre con l’Authorità, e
consenso di Monsig.r Ill.mo e R.mo Paulo Emilio Santoro Arcivescovo
della Metropolitana Chiesa di d.a Città di Cusenza con conditione,
et espresso patto, che non potessero i Cist.si dentro la chiesa di
d.o Monast.o eriger sepulture, non potessero andar a Morti, ne
mendicar per la Città, e con la confirmatione, e nova concessione di
Monsig.r Ill.mo e Rev.mo Giulio Antonio Santoro suo soccessore del
1624 a di vinti due di giugno, il qual poi, e suoi R.R. Canonici nel
mille seicento trenta tre a di sette di Gennaro concessero alli
medemi Cisterciensi la facoltà di poter eriger sepultura in d.a
Chiesa, restando in piedi l’altri due patti, e conditioni, dalla
Congreg.ne sudetta per l’acquisto delle sacre, e divine lettere, e
per la defentione della libertà, et immunità di suoi Monasterii. E
la sua chiesa lunga palmi cento, e sei, larga palmi trenta sei, alta
palmi quaranta quattro di belliss.ma prospettiva. Ha camere diece,
il Refettorio, Cucina, Dispensa, Cellaro, e Furno contenute da due
titi di fabrica di lunghezza palmi settanta due, di larghezza, o
intercapedine palmi quaranta otto, e l’uno, ch’ha le fenestre, che
buttano fuori della clausura, d’altezza palmi cinquanta quattro, e
l’altro palmi vinti sette, le di cui fenestre buttano nella
clausura, qual’è di palmi trecento, e dodeci, e dentro d’essa tiene
una stalla alta palmi sedici, et altro tanto lunga, e larga, et
attaccata alla Chiesa ha una Cappella Vecchia alta palmi venti due,
e mezo, lunga palmi venti sette, e larga palmi quindeci, nel di cui
muro era per prima effigiata la B.ma Vergine della Pietà, ch’oggi si
vede nel più sublime luogo dell’Altare Maggiore di d.a Chiesa
decentemente riposta, e sotto il medemo titolo, et invocatione ha la
chiesa sopra descritta.
L’anno del Sig.re 1627 con l’Authorità di Padri Diffinitori del
Capitolo della medema Congreg.ne vi fu prefisso il numero di tre
sacerdoti, un chierico, un converso, et un serviente, oltre gl’altri
garzoni per uso della campagna, e di presente vi habitano sacerdoti
numero tre, un subdiacono, et un chierico, un converso, oblati cinq.
e serviente uno, e sono
D. Gregorio Lauro Abbate della terra del Castelluccio Cassanen., D.
Theodoro Barci della terra di Martino Taranten., D. Roberto di
Simone Sacerdoti fra Tadeo Terrazzo subdiacono ambidue della terra
di Laino Cassanen., fra Bernardo di Nap.li longo delli Scalzati
Cusentin. chierico, fra Machario Granaro Converso della Città di S.
Marco, fra Michel’Angelo di Martino del Castello di Pietrafitta, fra
Giacomo Costabile, fra Fabritio Rogata, Soro Giustina Verre, Soro
Eliodora di Federico del Castello delli Trenta, e fuori di esso
habitanti le Donne, spesate dal Monast.o, frat’Antonio Rosso
serviente del castello di Casoli Diocese di Cusenza, della quale
anche sono li prenominati oblati delli castelli di Pietra fitta e
Trenta.
Possiede un casale, massarie, poderi, e terreni lavorativi di
qualità, e misura di tumulate trenta due, e meza, i quali
raguagliandosi la rendita di sei anni preced.ti, si calcula, che
rendino al Monast.o detratte tutte le spese, et acconcimi, e
resarcimenti di case rusticali, casi di grandini, tempeste,
sterilità, guerre, et altri fortuiti Grano tumula vinti sei, i quali
un’anno per l’altro s’apprezzano di Moneta Romana scudi trenta
quattro, e baiocchi novanta sei 34 – 96
Germano tt.a trenta, che s’apprezzano come sopra scudi vinti otto, e
baiocchi cinquanta cinq. 28 – 55
Fave, et altri legumi tumula sei, che s’apprezzano come sopra scudi
sei, e baiocchi quaranta sei 6 – 46
Item possiede vigne, et arboreti da vino di quantità, e misura di
tumulate sei, i quali raguagliata l’entrata, e spesa di sei anni
come sopra, si calcula che rendino ogn’anno per la parte Dominicale
some cinquanta di vino, le quali s’apprezzano un’anno per l’altro
scudi cinquanta sette 57 –0
Item possiede tre case che servono per l’Oblate sopra dette. Item
un’altra d’annuo affitto detratte tutte le spese acconcimi,
reparationi, e spigionam.ti raguagliati gl’anni come sopra scudi
uno, e baiocchi quaranta due, e mezo 1 – 42 ½
Item Censi esigibili in più partite scudi otto, e baiocchi tredici,
e mezo 8 – 13 ½
Item possiede Legati annui, et donationi annue, et elemosine certe,
et esigibili ch’ascendono ogn’anno a scudi dodeci, e baiocchi
novanta due 12 – 92
Item suol cavare d’obventioni, et elemosine incerte, ma consuete da
diversi Benefattori, Pane, Vino, Oglio, Carne, Legumi, Grano,
foglie, frutti, Latticinii, e cose simili, e denari, che reducendo
il tutto a moneta, e raguaglianno gl’anni, come sopra , si calcula,
ch’ascendino ogn’anno a scudi quattrocento cinquanta nove, e
baiocchi novanta due 459 – 92
Item possiede horti in quantità, e misura di tumulate una, e meza,
che detratte le spese rendono un’Anno per l’altro scudi uno, e
baiocchi quaranta due e mezo 1 – 42 ½
Item possiede Oliveti, selve cedue, e Castagneti in quantità, e
misura di tumulate tre, che rendono un’Anno per l’altro scudi
dodeci, e baiocchi novanta sette 12 – 97
Item possiede un Bue, e tre Genchi indomiti, che detratta la spesa
un’anno per l’altro rendono scudi sette, e baiocchi sessanta 7 – 60
Item possiede Capre numero cento, e porci numero sette, che per
esser di fresco comprate, non s’è possuto esperimentare l’annua loro
rendita, ma havendosi rimira alle capre, e Porci del convicino si
giudica siano per rendere un’anno per l’altro scudi dodeci, e
baiocchi trenta cinq. 12 – 35
__________________
643 – 71 ½
All’incontro detto monast.o ha peso d’una messa perpetua ogni
giorno, e d’Anniversarii quattro ogni mese, e per elemosina di
ciascheduna messa manuale, di quali hoggi non ha peso, si suol dare
baiocchi nove, e mezo, e per l’Anniversario baiocchi vinti quattro.
Item è gravato di Censi passivi perpetui ogn’anno scudi nove, e
baiocchi sette, e mezo 9 – 7 ½
Item per la sachristia, e sacra suppellettile, cere, ogli, vini,
ostie, musiche, e cose simili suol spendere un’anno per l’altro
scudi quattordeci, e baiocchi settanta due, e mezo 14 – 72 ½
Item ha di spesa ordinaria di Vitto comprendendo il grano, vino, et
altre cose raccolte ne i beni del Monast.o a raggione di scudi
trenta, e baiocchi quaranta per ciascheduna bocca in tutto scudi
trecento sessanta quattro, e baiocchi ottanta 364 – 80
Item per Vestiario di Religiosi, e servienti, come sopra a scudi
quattordici, e baiocchi venti cinq. L’Abbate, a scudi undeci, e
baiocchi quaranta li Sacerdoti, a scudi nove e baiocchi cinquanta li
Clerici e converso, a scudi cinq. e baiocchi settanta l’Oblati, e
serviente in tutto novanta nove, e baiocchi settanta cinq. 99 – 75
Item per Medici, e medicine, chirurgici, Barbiero e Vucataro un’anno
per l’altro scudi nove e baiocchi cinquanta 9 – 50
Item per spesa d’una Giomenta di stalla, e salario d’un garzone
un’Anno per l’altro scudi vinti otto, e baiocchi cinquanta 28 – 50
Item per spese vittuali, e Procurationi in occasione di visite di
soperiori un’anno per l’altro scudi uno, e baiocchi novanta 1 – 90
Item per viatici tanto per occasione di Capitoli quanto per altri
bisogni della Congreg.ne un’anno per l’altro scudi due, e baiocchi
ottanta cinq. 2 – 85
Item per alloggi, et hospitationi tanto di Religiosi, quanto di
forastieri un’anno per l’altro scudi cinquanta sette 57 – 0
Item per le spese estraordinarie come biancherie, letti, et altri
mobili di casa, vasi, e robbe di tavola, di cucina, e simili un’anno
per l’altro scudi quaranta due, e baiocchi novanta 42 – 90
____________
631 – 0
Noi infrascritti col mezo del nostro giuramento attestiamo d’haver
fatto diligente inquisitione, e recognitione del stato del Monast.o
sudetto, e che tutte le cose espresse di sopra, e ciascuna di esse
sono vere, e reali, e che non habbiamo tralasciato di esprimere
alcuna entrata, ò uscita, ò peso del med.o Monast.o che sia
pervenuto alla nostra notitia. Et in fede habbiamo sottoscritto la
presente di nostra propria mano, e segnata con il solito sigillo
questo di 19 di marzo 1650.
Io D. Gregorio Lauro Abbate di d.o Monast.o testifico quanto di
sopra p. m. pp.a
Io D. Theodoro Barci Priore deputato testifico quanto di sop.a
Io D. Roberto di Simone Deputato confermo quanto di sopra manu pp.a
Monastero di Santa Maria del Soccorso
In Dei nomine Amen
Relatione di q.sto Mona.ro di S. Maria del Soccorso del sacro ord.ne
Cister.se della Cong.ne di Calabria et Basilicata fatta per
comandam.to della Santità di N. S. Papa Innocentio X feliciter
regnante.
Il Mona.ro di S.ta Maria del Soccorso dell’ordine Cister.se situato
nella terra delli Scalzati Dioecesi di Cosenza Bagliva di Spezano
Piccolo stà a canto della terra luogo aperto, via publica, fu
fondato, et eretto l’anno del Sig.re 1522 per q.nto si vede da certi
versi eroici manuscritti, composti da un nostro P.re Dottor chiamato
il P.re Don Giacomo Greco, il q.le compose un libro intitolato La
Chronoligia del P.re Abb. florense Giacchino, da un P.re del nostro
ordine chiamato il P.re Don fran.co di Casole à spese della med.ma
Religione et elemosine di devoti christiani, che vi concorrevano.
Con il consenso, et autorità di chi non si trova, mentre il
progresso di tempo per mancam.to e paucità di Religiosi del nostro
ordine, che non vi erano fu dato a cert’altri Religiosi ad habitare
dall’Ill.mo Arcivescovo di Cosenza Acquaviva con conditione però in
sin’a tanto che li superiori del med.mo ord.ne non mandassero loro
Religiosi, e così dall’anno 1570 in circa à petitione dell’Ill.mo
Cardinal di Chiaravalle Papa V b.m. fece una Bolla che si
ripligassero tutti monas.rii del nostro ord.ne, e così fu mandato un
P.re fiorentino di molt’autorità e dottrina chiamato il Rev. P.re
Don Giusto Bufalati Vic.o Gen.le di molte Provincie, e così fu
ripligliato di nuovo con l’accordo d’un Vic.o Gen.le di Cosenza di
Cognome Cefaloso, come anco ripigliò tutti mon.rii di Calabria, e
fecero l’Instrumenti della Mensa Monachale con l’Ill.mi Comendatarii
per ord.ne del pred.o Papa Pio V e dall’hora in qua sempre è stato
in potere del nostro ord.ne Cisterciense dove non vi fù niun obligo
ne assegnam.to, ne patto, e fu edificato come ho detto a spese della
Religione, e con elemosine di Devoti.
Ha la Chiesa sotto il titulo di S.ta Maria del Soccorso, e la sua
festività si celebra nell’otto di 7bre di ciaschedun’anno, et è di
struttura, e grandezza di palmi ottanta di lunghezza, trenta due di
larghezza, e cinquanta d’altezza, vi è l’altare maggiore essendovi
di sop.a un arco di legno ben accomodato, e pittato, vi è anco una
imagine di rilievo di S.ta M.a del Soccorso, et in d.a Chiesa vi
sono anco 17 Cappelle con li loro Altari, vi è anco l’intempiato con
un quadro della B. V. e di S. Bernardo in mezzo d’essa che fà una
bella vista con fenestre decenti. Dietro l’altare maggiore vi è il
Choro con li libri necessarii per cantar la s.ta Messa e le divine
lodi à sua Divina Maestà all’hore competenti ordinate da S.ta
Chiesa, e sopra d.o Choro vi è una lamia di fabrica rotonda q.le è
di palmi 60 incirca d’altezza, lunga palmi 24, et la larghezza
dell’istessa misura, e dal d.o Choro si va alla sagrestia à man
sinistra quando s’entra in choro, vi è anco un crocifisso grande con
due Marie dipinte. Vi sono tre Dormitorii uno stà attaccato alla
chiesa dalla parte sinistra, dove vi sono 4 camere, et una
dispensola et è lungo palmi 104 ma senza chiostro, l’altro è sopra
del med.o con altre cinq. camere dell’istessa misura, e nella parte
di sotto q.sto Dormitorio vi sono due stalle e un altro luogo per
conservar la paglia.
Nel 3° Dormitorio nella parte di basso attaccato con l’altro sono
l’officine come il Refettorio, Dispensa, Cell.o, Cocina, e forno con
un luogo da tener legna, sopra delle q.li officine vi è il
Dormitorio doppio di palmi 108, e vi sono sette camere con dui
magazeni per tener vettovaglie; tutto il Mon.o è ammurato, che và
uguale alla Chiesa, e le mura sono di palmi 85 di lunghezza e
d’altezza 18, l’altro muro che attacca al Dormitorio è 80 di
lunghezza e 15 d’altezza et nel mezzo vi è una Cisterna d’acqua q.le
serve per il Mon.o, et in q.sta parte non vi sono officine.
Poichè il terreno dove è la Chiesa e Mona.ro erano possessioni di
diversi, e si è comprato in più partite, et in diversi tempi, et non
tutti ugualm.te hebbero voluntà di vendere, et in progresso di tempo
vendettero, et li P.ri havendo livellato il luogo con buoni
architetti l’hanno inquadrato, e con l’agiuto di Dio, Maria Vergine,
et del nostro Patriarca S. Bernardo sperano perfettionarlo con il
tempo rendendosi però l’annate fertili giache per il passato son
state sterili di modo che li Popuoli son resi inhabili al prop.o
vivere.
Non vi fu assegnato num.o di Religiosi, che possiamo haver notitia,
ma da 40 anni in qua vi sono stati e sono cinq. o sei Religiosi
oltre l’oblati e servienti che al p.nte giongono al num.o di 15
persone: Il P.re Don Tomaso Segreti di S. Giovanni in fiore Dioecesi
di Cosenza per Superiore e d’anni 52 d’età et 34 di Religione, il
P.re Don Marco Bruni sacerdote della Città di Scig.no Dioecesi di
Martirano, il P.re Don Delfio Cent’Amuri anco sacerdote dell’Isule
di Sicilia habitante in q.sta Cong.ne di Calabria, il P.re Don
Filippo Cascitella di Petrafitta Dioecesi di Cosenza anco sacerdote,
fra Gioseppe Faraldi cl.co della terra della Bollita Provincia della
Basilicata Dioecesi d’Anglona q.le per causa di studii si tratiene
nella Città di Cosenza, fra Matteo Federico converso del casale
delli Trenta Dioecesi di Cosenza d’anni 90 in circa invalido, fra
Alano delle Pira converso della Città di Scigliano, fra Bonifacio
Mantia tertiario della terra di Mesoraca, fra Giacomo e fra Natale
di Marco f.lli et oblati dela casale di Perito Bagliva di Pedaci,
fra Domenico di Ciarro anco oblato del casale della terra di Pedaci
Serra, fra Gio Domenico Magri oblato del casale della Serra di P.ri
Cartusiani di S. Stefano lo Bosco, fra Gio. B.sta di Zumpano oblato
del casale delli Trenta, fra Giosono Lupinazzo del casale di Casole
et Horatio Mango persona di 95 anni in circa serviente, quale si
tiene per amor di Dio da diece anni in circa et è del casale delli
Scalzati citadino di q.sto luogo.
Il pred.o Mona.ro possede l’infra.tti territorii:
un comprensorio di terre nella Sila di Cosenza nominato S.ta Barbara
distante dal sud.o Mona.ro 30 miglia in circa di capacità di tt.e
250 culte et inculte dove fà la massa.a con uno paro di Bovi, che
computando da sei anni in qua un’anno per l’altro dedutta la spesa
restano per il Mona.ro tt.a 60 di ger.no q.li tirati in danari fanno
la somma di scudi 42 dico 42 –
Si riceve anco dal sud.o comprensorio per herbaggio computando da
sei anni in qua uno per l’altro scudi trentasei 36 –
Di più vi sono alcuni Prati d’herba di taglio q.li servono per uso
di nostri animali di vettura et alcune volte se ne fa supplica che
computando da sei anni in qua deductis expensis un’anno per l’altro
et d.a quantità convertita in danari sono scudi sei 6 –
Item nel sud.o comprensorio possede alcune case rusticali q.li
servono per uso e comodità di massa.a et quelle tengono bisogno di
gran risarcim.to per esser quasi derute e ciccorre di spesa da scudi
trenta e forse più.
Item possede un altro Prato d’herba di taglio nel luogo nominato il
Monte comprato dal mon.ro molti anni sono per comodità delli
animali, e vi si fa da dodeci some d’herba in circa dal q.le mai si
è percepito niente mentre si tiene ad usu, poichè q.lla della Sila
si fa più tardi nelli ultimi giorni di luglio.
Item possede una continentia di terre nominato L’Angaro sottano di
capacità di tt.e cento in circa et culte et inculte q.le alcuni anni
si è venduta in herbaggio, che computando il ger.no pervenuto da d.a
massa.a da sei anni in qua , et deduttone le spese un’anno per
l’altro si sono percepiti tt.a 40 q.li calculati in danari fanno la
somma di scudi vinti otto dico. Al p.nte il pred.o territorio vaca,
e non se ne percipe frutto 28 –
Di più il sud.o territorio e distante da q.sto mona.o 40 miglia in
circa, et quando si è venduto in herbaggio calculando un’anno per
l’altro se ne sono ricevuti giulii 36 poiche il pred.o territorio
non è tutto camera chiusa, ma in esso possono pascolare li buoi
aratorii di longobucco dico giulii
0 – 36
Item possede un’altro pezzotto di terre nominato Le Destre di Golia
sito nella Sila di Cosenza di capacità di tt.e 12 in circa, q.le
alcune volte si fà a massa.a, et calculando da sei anni in qua uno
anno raguagliando a l’altro se ne è ricevuto tt.o uno e q.to uno di
ger.no, q.le convertito in danari fanno la somma di giulii novembre
0 – 4 – 10
Item quando il d.o pezzotto di terra non si trova di dar a massa.a
si suol vendere in herbaggio vinti o vinti cinq. giulii l’anno, et
essendoci contiguo un territorio di P.ri Gesuiti di Cosenza se
l’hanno pascolato con il loro bestiame senza darci niente, et perche
sono ricchissimi, e potenti sono patroni di tutti tribunali, tanto
spirituali, come temporali, e di tutto il mondo, e non potendoci
litigare si son lasciati andar via per evitar maggior spesa.
Item possede un’altro comprensorio di terre nominato Li Barresi di
capacità di tt.e 50 in circa distante dal d.o mona.o una giornata
dove dentro questi sei anni si è affittato tre volte un’anno
s’affittò tt.e sidici, l’altri dui anni tt.e 36 raguagliando un’anno
à l’altro e deduttone le spese se ne sono ricevuti tt.e 8 q.li
convertiti in danari fanno la somma di scudi sei 6 –
Et non essendosi dopo q.llo possuto affittare il Mona.o ci ha fatto
la massa.a dalla q.le dedutte le spese raguagliando un’anno a
l’altro se ne sono havuti tt.e vinti e mezzo, q.li convertiti in
danari fanno la somma di scudi 14 14 –
Item possede un’altro comprensorio di terre loco detto Lo Pantano
longo distante da q.sto Mona.o una giornata et è di capacità di tt.e
10 in circa, et nel corso di sei anni a dietro si è affittato due
volte per prezzo di tt.e tre l’anno, et uno delli sud.ti anni
s’affittò tt.e 4 che in tutto fanno la somma di tt.e sette q.li
raguagliando un’anno à l’altro se ne sono ricevuti anno quolibet
tt.o uno e q.to uno q.li convertito in danari sommano giulii nove 0
– 4 – 10
Di più possede dui altri pezzotti di terre nominati uno Serra di
Stuppa di capacità di tt.e vinti in circa culte et inculte, l’altro
L’Anatra di capacità di tt.e sei in circa distanti una giornata da
q.sto mona.o et nel corso di sei anni dalli sud.ti pezzotti per una
volta tantum se ne sono ricevuti tt.e otto e mezzo q.li divisi nelli
pred.ti anni sei dalli sud.ti pezzotti se ne sono havuti tt.o uno et
mezzo quando però si dona a massa.a, ma quando non si trova di darlo
a massa.a come sono al p.nte vacui per esser comuni non se ne
percipe niente, talche convertito in danari fanno la somma di scudi
uno 1 – 0 – 0
Possede anco una continenza di terre nominate S.to Pietro distante
da q.sto Mona.o 35 miglia in circa sito nel territorio di Rossano di
capacità di tt.e 80 in circa culte, et inculte, del q.le territorio
non ha il Mona.ro nel corso di sei anni percepito niente, ne per
infiniti altri anni per esser stato vacuo si come è al pre.nte, ne
si trova di vendere in herbaggio per esser comune, et il Mona.ro non
vi ha altro che il ius arandi.
Item possede un altro comprensorio di terre nominato Mungia distante
da q.sto Mona.ro ut sup.a di capacità di tt.e cento in circa culte
et inculte q.le ha vacato infiniti anni per non trovarsi
d’affittare, ne di vender in herbaggio per esser comune, et in tutti
luoghi comuni il Mona.ro non vi tiene altro che il jus arandi.
Item possede un’altra continenza di terre nominata La Croce del
Curatore di capacità di tt.e vinti in circa dal q.le il Mona.ro da
tempo immemorabile non ha percepito niente per non essersi trovato a
darlo a massa.a ne vendersi in herbaggio per esser comune.
Item possede un’altro pezzotto di terre nominato Le Fanella di
capacità di tt.e 20 in circa q.le è stato, et è vacuo come di sopra
per esser comune.
Item possede un’altra continenza di terre nominata La Spagnola di
capacità e misura di tt.e 20 in circa del q.le il Mona.o per
infiniti anni non ha percepito niente per esser comuni ut sup.a.
Item possede altro comprensorio di terre nominato l’Ordichetto sito
nel territorio di longobucco di capacità e misura di tt.e vinti in
circa culte et inculte q.le è stato et è vacuo ut sup.a per non
trovarsi d’affittare per molti anni viene ciò cagionato che li
Populi si trovano in tanta calamità e miseria per le superfluità di
fiscali, gabelle, datii et altri pesi che pagano al nostro Catolico
Re e più stanno più pegiorano.
Item possede una possessione intorno al Mona.ro di capacità e misura
di tt.e diece incirca dove vi sono vigne, celsi, fichi, olive, et
altri frutti con alcuni pezzotti di terre aratorie, quali sono
sementate dal Mona.ro in grano, et calculando da sei anni in qua
un’anno per l’altro deductis expensis se ne percepe anno quolibet in
grano tt.e 16 e mezzo q.le somma convertita in danari sono scudi
quindici 15 –
Dalle vigne che sono in d.a possessione seu chiusa computando
un’anno per l’altro deductis expensis se ne percepeno barili 80 di
mosto quali convertiti in danari fanno la somma di scudi 24 24 –
Dalli celsi che sono in d.a possessione quali servono per nutrire
tre cozze di sirico et a q.lle bisognano 30 cantara di fronda et
q.lle si dona a mezzi frutti dalli q.li se ne percepe alcuna
quantità di seta dalla q.le dedutte le spese il Mona.ro ne riceve
un’anno per l’altro scudi quattordici computando da sei anni in qua
scudi quattordici 14 –
Item possede un’altra vigna sotto la Chiesa di capacità e misura
d’una tt.a e mezza s’affitta anno quolibet scudi quattro e giulii
cinque 4 – 2 – 10
Item possede un’altra possessione di vigne arborata di celsi di
capacità e misura d’una tumulata e mezza nel casale dello
Verticilli, e sta affittata per giulii cinquanta che sono scudi
quattro e mezzo 4 – 2 – 10
Item possede un’altra possessione di vigne e terre lavorative quale
si è comprata q.o prossimo passato mese di Gennaro et è di capacità,
e misura di tt.e due et in sin adesso non se ne è percepito frutto
alcuno, et è molto deruta di modo che per rendersi fertile tiene
bisogno di molta spesa.
Item possede altra possessione nel territorio di Petrafitta di
capacità e misura di tt.e due in circa arborata di fichi e quercie e
vi è anco vigna q.le si è affittata q.o corrente anno docati otto e
mezzo dalla q.le non si ha anchora percepito frutto.
Item possede molti censi sopra diverse persone consistenti da docati
sessanta cinq. in circa delli q.li se ne è persa una partita quattro
anni sono di docati cinque l’anno oltre la spesa fatta per
ricuperarlo et in sin adesso si è fatta spesa di docati quattro et
perche le robbe censuate si trovano potegate ad altre persone
anteriori al Mona.ro però si viene à perdere d.a partita di docati
cinq. l’anno e si tirano gl’altri in scudi cinquantacinque 55 –
Item possede dui pezzotti di terre arborate di castagne di capacità
e misura di tt.o uno e mezzo in circa q.li hanno acquistato li Padri
con loro fatiche, e se ne riceve anno quolibet tt.e tre in circa di
castagne q.li calculandoli in danari ne perviene scudo mezzo seu
giulii 5 0 – 2 – 10
Item possede un horto di capacità e misura di mezza tumulata à canto
il Mona.ro compreso nella possessione pred.a delle Vigne q.le serve
per comodità di fogliame per l’inverno mentre nell’està non vi è
acqua e vi sono l’estrade in mezzo con inpergolate d’uve diverse
Item li suole pervenire d’obventioni d’elemosine incerte di grani da
diversi benefattori che raguagliando un’anno à l’altro si ricevono
tt.e sette e q.ti 1 di grano anno quolibet q.li riducendoli à moneta
fanno la somma di scudi sei e mezzo 6 – 2 – 10
Item li suol provenire regaglie di latticini frutti et altre cose
simili un’anno per l’altro scudi tre 3 –
Item proviene d’elemosine incerte nella Chiesa raguagliando un’anno
à l’altro scudi tre 3 –
Item possede bovi aratorii num. cinq. q.li servono per uso delle
massarie pred.e et il frutto ne proviene si è tirato nelli grani, e
gen.ri con dechiaratione che il d.o Mona.ro astretto da necessità fa
alcune poche massarie per cagione che havendo molti territorii q.li
non sono profittevoli quando non s’arano, et non trovando di darli
ad altri vengono li P.ri coatti a far simili industrie, q.li rendono
poco conto per esser lontani li territorii e vi si fà molto
dispendio, con tutto ciò di più è di bisogno eliges il minore.
Item si dichiara come alcune volte quando d.ti bovi spediscono
presto li sementati e si trovano gagliardi si mandan’à faticar ad
altri , che calculando un’anno per l’altro apporta d’utile scudi sei
dico 6 –
Item possede bacche num. cinq. figliate q.li furno date da sette
anni sono piccole da diversi benefattori, et hoggi Dio lodato sono
al num. pred.o ma non se ne è perceputo altro frutto, poichè si è
atteso all’aumento d’esse, e sono in potere di diversi benefattori.
Item possede pecore num. cinq. cento in circa dalle q.li detratta
ogni spesa e le mortalità si calcula che fruttino un’anno per
l’altro scudi quaranta cinq. 45 –
Con dechiaratione che non havendo herbaggio per l’inverno, si
mandano nelle marine di Cotroni tre giornate lontane da q.sto luogo
che però vi si fà gran spesa.
Item possede dui cavalli et uno somarro di vettura per uso di d.o
Mona.ro et neanco sono bastevoli per haver le massarie distanti, et
le legna sono anco lontane che non possono far più d’un viaggio il
giorno, e molte volte il Mona.ro ne compra come si vede in tre anni
continui.
Item possede due scrufe e cinq. porcelli piccoli le q.li scrufe dui
anni sono ci furno date da un nostro benefattore dalle q.li non si è
ricevuto utile nessuno ma si è atteso all’aumento di q.lle.
Item si è ricevuto anno quolibet per elemosina datali dalla R.
Camera di Napoli tt.e sei di sale nelle saline di monti, q.le serve
per uso del Mona.ro dalle q.le detratte le spese può importare scudi
sei in circa 6 –
Item tiene una casa nel casale di Petrafitta recaduteli q.sto
corrente anno per lascito d’un devoto dalla q.le in sin’adesso non
si è ricevuto niente.
All’incontro il d.o Mona.ro ha peso di messe perpetue ogn’anno
Num. 400 in circa oltre la Conventuale quotidiana che si costuma
dirsi sicome l’uso della nostra Religione Cist.se q.le non è
d’obligo et quelle s’applica per li Benefattori e Devoti che ci
hanno giovato e gioveranno e sono state sotisfatte per tutto l’anno
1649 et al p.nte si è cominciata l’altra annata à sotisfarsi per le
q.li messe il Mona.ro ne possede in parte alcune possessioni pred.te
Paga di censo anno quolibet docati cinq. della nostra moneta, q.li
di moneta romana sono scudi quattro e giulii sei cum potestate
affrancandi quandocunq. 4 – 3 – 0
Item paga anno quolibet docati sette al Rev.mo Generale per l’annue
Contributioni di nostra moneta q.li di moneta romana fanno la somma
di scudi sei e giulii quattro 6 – 2 – 0
Item paga per reparationi e manuntentioni di fabriche, tetti, e cose
simili scudi otto 8 – 0 – 0
Vi è anco da fornire la nuova struttura che è l’inquadratura del
Mona.ro per la q.le vi bisognano da mille scudi in circa, che per
adesso non può eseguirsi; che però si riserba ad meliorem formam et
annuatim li s’impiegherà quel che si puole, stimando che tra il
corso di vinti anni quella potrà terminarsi.
Item per cera, oglio et altri soppellettili per la sagrestia, et per
il giorno della festa si suol spendere un’anno per l’altro scudi
quattordici 14 –
Item per vestiario di Religiosi, oblati, e servienti pred.ti q.li le
si dona in vestimenti scudi sessanta cinq. con declaratione che dui
Religiosi che stantiano in d.o Mona.ro non hanno l’indum.ti e
vestiti dal pred.to MOna.ro ma dalla Cassa comune cosi costumandosi
nella Cong.ne mentre q.lli portano il peso d’essa, che perciò non si
tirano solo che li scudi sessanta cinq. 65 –
Item per medici, medicine, barberi, e lavandara un’anno per l’altro
scudi quattordici 14 –
Item per vitto di grano, germano, carne, oglio, legumi, foglie et
altre cose necessarie al vitto humano scudi cento cinquanta 150 –
Item per viatico di Cap.li, Visitatori e loro spese,q.nto per altri
bisogni della Religione un’anno per l’altro scudi sei 6 –
Item per spese estraordinarie d’alloggi et hospitalità si di
religiosi, come secolari un’anno per l’altro scudi otto 8
Item per spese straordinarie come biancherie,letti, et altri mobili
di casa, vitri, e vasi di cucina un’anno per l’altro scudi diece
otto 18 –
Item per orgio per l’animali di vittura et altri animali occorrenti
per haver tutte le massarie distanti con condur il fieno che vi sono
due giornate, una per l’andata et l’altra per il ritorno tt.a
sessanta d’orgio un’anno per l’altro scudi trenta 30 –
Item per ferro e azaio si della massa.a, ferrar l’animali, come anco
ferram.ti di casa per le possessioni e mastrie d’essi ferram.ti
un’anno per l’altro scudi quindici 15 –
Si fa anco testimonianza, che se non fussero le fatiche d’oblati et
esercitii di Religiosi ad uso di Santi Apostoli et nostri Padri
antichi non si potrebbe vivere, ma si speragna a q.nto si puole e
con ogni carità si compatisce l’impotenza del luogo vivendosi
parcamente con render le dovute gratie à N. S. Iddio qui vivit et
regnat in secula seculor. Amen.
Noi infra.tti col mezzo del nostro giuram.to attestiamo d’haver
fatto diligente inquisitione e recognitione del stato del Mona.ro
sudetto e che tutte le cose espresse di sop.a e ciascuna d’esse sono
vere, e reali e che non habbiamo tralasciato d’esprimere alcuna
entrata, ò uscita, ò peso del med.mo Mona.ro, che sia pervenuto alla
nostra notitia. Et in fede habbiamo sottoscritto la p.nte di nostra
prop.a mano, e signata con il solito sigillo questo di pr.o marzo
1650.
Io Don Tomaso Segreto Superiore di Monaci del pred.to Mon.o confermo
quanto di sopra
Io Don Marco Bruni Deputato confermo q.nto di sop.a
Io Don Delfo Cent’Amore deputato conf.mo q.nto di sop.a
Monastero di Santa Maria di Altilia
Relatione del stato di S.ta M.a di Calabro Mariae, seu d’Altilia
della congreg.ne Cisterciense di Calabria.
In Conformità della Constitut.ne della s.ta di n.ro sig.r Papa Inn.
x° .
Il Monast.o di s.ta M.a di Calabro Mariae, seu d’Altilia dell’Ord.ne
Cisterciense Diocesi di S.ta Severina sta situato sop.a un casale
seu villagio habitato da vassalli, li q.li stanno sottoposti al
pre.tto Monast.o, seu Abb., la q.le di pre.nte sta commendata
all’Em.mo Sig.r Cardinale Spada distante dall’habitatione di d.o
casale per un tiro di pietra inc.a.
Della sua fondatione et erettione, e da qual persona fusse fundato,
et eretto, et con quale authorità, e pesi, non si have notitia
certa, perche col occasione, che s’introdusse a comendarsi li
Monasterii, con le comende mancorno li monaci, et per conseguensa il
Culto Divino, et l’habitatione, et si rovinorno li stessi
Monasterii, fabriche, et edificii per la multiplicità delli
Comendatarii, si spersero anco le scritture: si ritrova però un
libro di carta pergamena, nel q.le sono enarati alcuni Privilegii
concessi dall’Imperatori, et Re antichi, come da federico 2°
nell’anno 1220, et nell’anno 1221 da Ferdinando Re di Sicilia
nell’anno 1466 di Herrichetta Ruffa Marchesa di Cotroni, nell’anno
1439 da Alfonso Re di Sicilia nell’anno 1445, e nell’anno 1459 dal
Re Ferdinando di Sicilia concedendo alli stessi Monasterii, e monaci
molti beni stabili per mantenim.to et ampliatione del Culto divino,
li q.li si possedono dall’Em.mo Comendatario, e parte di essi poi
furno assignati à monaci per la loro mensa conventuale, in virtu
delle Bolle e Constitut.ni di Sommi Pontefici per ripigliarsi di
novo da monaci dell’Ord.ne li Monasterii, et che li deruti li
riedificassero, et si introducesse il dovuto culto Divino, et
l’habitatione di essi Monaci; come ampiam.te si vede nelle Bolle, e
Constitu.ni di Sommi Pontefici, Pio papa 4 Pio Papa V, da Sisto Papa
V, da Gregorio Papa XIIII.
Have la chiesa il titolo, et Invocatione di S.ta M. a de Altilia, et
di nuova struttura cioè di longhezza palmi settanta sei, e di uguale
largezza ben proportionata, con una sola ala lateritia, vi è il
soffitto ordinario di tavole, e l’ala è coverta solam.te di tegole
senza soffitto. Vi è il Coro anco ordinario, et la Sacristia
attaccata al Coro, la q.le è un poco angusta, et continuam.te in d.a
Chiesa si celebrano li Divini officii, et si canta la messa
conventuale, conforme l’uso della Religione, et dentro di essa
Chiesa vi sono cinque Cappelle nelle q.li si celebra.
Il Monastero, et habitat.ne di monaci è tutto circondato di muri; Vi
è il Chiostro quatriangalato con suo pavim.to, et all’istessa
parezza vi sono la Cantina, alcune dispense, il forno magazeni, et
altre stanze, e nel mezzo del d.o Chiostro vi è una nuova Cisterna;
nella parte super.re vi sono due dormitorii con diece camere di
habitat.ne per li monaci e fameglia, vi è un nuovo Refittorio, e
Cocina con altre stanze diverse per dispense, et officine, et altre
necessità.
Vi fu prefisso il num.o mediante Instrumento stipulato nell’anno
1577 da Tiberio Barracca Comendatario del d. Monast.o et Abbadia, a
tempo che fu repigliato il sud.o Monast.o dalla religione in virtù
delle pre.tte Bolle pontificie, il quale num.o fu di quattro
sacerdoti et un converso professi nella Religione, cioè li Padri D.
Giacomo Gagliano Abbate del d.o Monasterio della città di Scigliano,
D. Filippo Bruno della T.ra delli Luzzi, D. Felice Ben’incasa della
T.ra di Mesoraca, D. Ludovico Necastro della d.a T.ra di Mesoraca,
et D. Marc’Ant.o Secreto di S. Gio. Infiore, e fra Gulelmo Russo
Converso di Fiumefreddo, fra Mercurio Ben’incasa oblato dell’istesso
casale d’Altilia, che sta assignato per custodia delle bacche,
frat’Aurelio sproveri di Caccuri serviente per la chiesa, et per
l’altri servitii ripigliato frescam.te in luogo di fra Benigno
dipignano di S. Gio. Infiore Clerico professo della d.a Congreg.ne
Cisterciense, che stava collocato in q.to med.mo Monast.o et che si
è morto nel prossimo passato mese di febraro, Vitaliano Galtiero di
scigliano serviente per le necessità del Monasterio, Gallo di Tiano
di q.o med.o Casale d’Altilia garzone, che mena gl’animali per le
cose necess.e del Monast.o Domitio Angotto di scigliano massaro, che
attende alla coltura della massaria, seu arte del campo, Giacomo
stocco del d.o Casale d’Altilia, che custodisce insieme con fra
Mercurio le Bacche.
Nell’anno 1577 da Tiberio Barracco comendatario del pre.tto Monast.o
et Abbadia in virtù delle Constitu.ni di sommi pontifici p.ti
assignò alli Padri della med.a Religione il pre.tto monast.o Chiesa,
et pochi ornamenti, che si ritrovorno, et li sottoscritti beni per
vitto, vestito e sustentatione delli pre.tti quattro monaci
sacerdoti et del diacono come di sop.a, con declaratione però, che
la reparat.ne della Chiesa e Sacrestia fusse sempre a peso del Sig.r
Abbate Comendatario, li q.li beni sono li sottoscritti:
Sopra la regia Salina di Neto dalli Credentieri della d.a Reg.a
Salina per concessione antichissima delli sop.a detti antichissimi
Re annui docati cinquanta, tari due di moneta del Regno di Napoli li
q.li sempre si vanno dilatando dalli pre.tti regii Ministri, et non
si pagano intieram.te, et quel poco, che si riceve con molte spese e
travagli, di modo che li pre.tti docati 50 – 2 – 0 per sei anni
intieramente sommano docati 302- 1 – e solamente si ne sono ricevuti
per tutti li medemi sei anni docati 143- 3- et havendosi anco
riguardo all’altri anni precedenti computati dalli fallimenti delli
Regi Arrendatori, et la retinenza delli Regi ministri a non pagare
si fa conto, che lun’anno per l’altro se ne possa ricevere dal sud.o
assignamento per docati cinquanta, due tari annui doc. 35
Item la Gabella d’Ardavuri, ch’è membro di terreni per pascoli, et
per sementare assignato dal pre.tto Comendatario per annui docati 28
raguagliandosi alli sei anni l’uno per l’altro doc. 40
Item una continenza di terreni che confinano con il Giardino di
Monaci e con listessa Gabella d’Ardavuri, che si nominano Le Serre,
la Canetia et con altri nomi assignati per il pre.tto comendatario
per annui docati cinquanta rauguagliandosi alli med.i anni sei
inclusovi anco li censi delle vigne piantate in d.i terreni, et
donati a particolari con assenso apostolico l’un’anno per l’altro
doc. 49
Item dalla Gabella d’Alimati che sono terreni per pascoli et per
sementare assignati da esso Comendatario per docati dicennove
rauguagliandosi alli pre.tti sei anni l’uno per l’altro duc.40
Item dall’Auliveto contiguo al pre.tto Casale assignato come di
sop.a annui docati otto et il d.o oliveto è stato concesso per utile
e commodo delli Vassalli e Cittadini del pre.tto Casale d’Altilia
sono doc. 8
Item le fu concesso il portello, cioè un luogo dove si rimettono gli
animali che dannificano li territorii dell’Abbadia senza espressione
di lucro per esser poco emolumento rauguagliandosi alli pre.tti anni
sei l’un per l’altro doc. 2
Item le fu concesso la Cornata la quale è, che per ogni morra di
animali piccoli spetta al Monast.o un animale di essa morra, et
perche è cosa di pochissimo emolum.to, e quando succede il caso
suole mangiarse pero non si tira ad introito di denari.
Item le fu concesso un giardino e vigna chiamato S.to Ang.lo per
sustentatione di essi monaci, et per che il vino non si vende, ma si
racchiude per il vitto della fameglia perciò non se tira ad
introito.
Dal Giardino contiguo alla pre.tta vigna, che sono terreni vacui per
pascoli et per sementare, rauguagliandosi alli pre.tti sei anni
l’uno per l’altro sono doc. 5
Item le fu concesso il giardino contiguo al pre.tto Monast.o per uso
di detti Religiosi, et fameglia, dal quale non si riceve altro utile
che le fogliami nell’Inverno per uso della d.a fameglia contigui al
pre.tto Giardino vi sono certi terreni li quali si soglono
sementarsi dalli pre.tti Monaci per commodo d’essi, e quando vacano
l’herbagio si pascola dall’animali del pre.tto Monasterio.
Nell’anno poi 1601 con un’altro Instrum.to rogato per publico
Notario fu concesso dal pre.tto Abbate Comendatario alli pre.tti
Monaci un territorio nella Sila di Cosenza chiamato S. Duca con sua
Giurisditione, la quale è stata affittata per ogni anno rauguagliati
li pre.tti anni sei doc. 30
Item le fu concesso nell’Istesso instrumento da diece tumulate di
terra inc.a chiamate la radicchia confine S. Angelo, et al bosco
della salina per ricompensa che pagandosi alla Ducal Corte della
Rocca Bernarda annui docati tre di censo sop.a li pre.tti terreni
assignati alli pre.tti religiosi come di sop.a, il frutto di queste
terre andasse per ricompensa delli sud.i docati tre di censo che
pagano alli Monaci anno quolibet alla pre.tta Corte della T.ra della
Rocca Bernarda, le quali t.re per moltissimi anni sono state
occupate dalli ministri dell’Abbate Comendatario per beneficio
dell’Abbadia et essi Monaci restano agravati a pagare lannui docati
tre di censo, come sopra senza il frutto e proprietà delle d.e
terre.
Item perche in quel tempo l’Abbadia haveva il Molino le fù concesso
che macinassero franchi nel sud.o molino dell’Abbadia.
Li sop.a detti beni sono per assignatione fatta, come di sop.a dal
Sig.r Abb.e comendatario, e confirmati con l’authorità Apostolica
dalla S.ta di Clemente VIII in Roma l’anno 1603.
L’infrascritti altri beni, emolumenti, et animali sono pervenuti da
benefattori, et per industrie religiose e sono le seguenti:
Item possiede il pre.tto Monast.o un orticello acanto al Casale, che
s’affitta annui doc. 0. 1. 10
Item possiede alcuni censi affissi sop.a alcune vigne situate nel
territorio della d.a Abbadia sono annui docati 5. 4. 10
Item possiede vigne num.o 6 situate nel med.o territorio
dell’Abbadia affittate a diverse personi, et rauguagliati li pre.tti
anni sei l’un per l’altro sono doc. 8. 0. 0
Item possiede molte case situate nel pre.tto Casale, et dedotte li
spigionamenti, e refettioni di esse l’un’anno per l’altro sono doc.
16. 0. 0
Item possiede certe grotte, che servino per uso di Capre l’un’anno
per l’altro doc. 0. 2. 10
Item possiede nel Casale di Monte spinello una Chiusa, seu terre che
s’affittano doc. 1. 0. 0
Item possiede una meza Casa nella T.ra di Mesoraca, havendo la
benefattrice lasciato l’altra metà alla SS.ma Annunciata di d.a
terra, dedotta le refett.ni s’annota la pigione doc. 1. 1. 0
Item rauguagliati li pre.tti anni sei si ricevono per la fronda
delli celsi doc. 2. 0. 0
Item rauguagliati li pre.tti anni sei pervenuto dall’emolumenti
della Chiesa e sacrestia per fonerali, messe, et altre elemosine
l’un’anno per l’altro doc. 9. 2. 0
Item have docati 190 di Capitale sopra l’Università del pre.tto
Casale d’Altilia donatoli per pagare li regii fiscali, et altre
angarie regie con patto redimendi quadocumque si ricevono per essi
annui doc. 19. 0. 0
Item have trecento Capre affittate a un capraro a ragione di docati
tridici il cento, sono doc. 39. 0 . 0
Item have verri e porche femine num.o 14 le quali s’affittano a mezo
da dividersi ogni tre anni dedotte le spese rendono per ciascheduno
anno doc. 6. 0. 0
Item have Vaccine num. 101, le quali dedotte le spese dell’herbagi
et rauguagliato l’utile per li sei anni l’un per l’altro sono doc.
35. 0. 0.
Item have bovi num.o 4 che provengono dalle pre.tte Vaccine, e
servono per la industria della massaria, seu arte del campo, dalla
quale proviene buona quantità di grani, e vettovagli per
sostentamento di tutta la fameglia, et dell’altri allogi de
forestieri, così religiosi, come secolari, et anco per farsi le
elemosine a poverelli =
Item have animali giomentili, dalli quali vene il servimento
dell’animali, et serv.o per li bisogni, et sostentam.to della Casa
rauguagliati li pre.tti anni sei rendono doc. 5
Item per vendita di Cascio, che suole avansare alla quantità, che si
compra per il vitto necess.o della casa l’un’anno per l’altro doc. 4
Item per la vendita del Sale, che sopra avansa all’elemosina, che si
dona a religiosi dalla Maestà Catolica, l’un’anno per l’altro doc.
2.
Item per avansamento di grani un’anno per l’altro doc. 15
Si nota, che per li sei anni pre.tti si sono spesi in fabriche del
monast.o con farsi anco una Cisterna nuova un Refittorio, et una
Cocina con altre stanze docati 352 –2 –13, et la mag.r parte del
detto denaro e pervenuto dall’Industria con alcuni grani, et per non
esser q.a entrata certa, et per essersi fatto tal spesa in queste
utilità non li mette ne ad introito ne ad esito =
Item se nota, che in questi med.i anni si è dato a credito à diverse
persone tum 100 inc. di grano, et per le caristie successe travagli,
et altre angarie regie, le medesime persone si sono rese impotenti,
a sodisfare, et per tal causa non si mette ne ad introito, ne ad
esito, bensi vi è futura speransa di esigensi si non tutto imparte.
All’incontro il d.o Monasterio ha speso di messe perpetue num.o 20
ogn’anno, et uno Anniversario imposto dal d.o tiberio barracco
Comendatario nell’assignatione fatta de beni come di sop.a.
Per elemosina di ciasched’una messa, così perpetua come manuale si
suole dare un Carlino di Regno.
Item è gravato ogn’anno d’un perpetuo censo di docati tre alla Corte
della terra della Rocca Bernarda sop.a li beni assignati dal pre.tto
Sig.r Abbate Comendatario come di sopa doc. 3.
Item per la sacristia suol spendere l’un’anno per l’altro doc. 5. 2.
10.
Item perche il d.o Monasterio suole fare la massaria seu l’arte del
Campo, et il frutto di essa suole mancare e così ancora il vino, che
se riceve dalla vigna, et non sono sufficienti per l’intiero
sostentam.to della fameglia e dell’operarii, allogi di forastieri,
cosi religiosi, come secolari, et anco elemosina non tenendosi nota
particolare delle spese, che si costuma fare all’operarii et
all’altri forastieri, mentre mangiano del med.o pane, che si fa da
essi Monaci nel Monasterio, e bevono del med.o vino, che si
racchiude per il vitto ord.rio. Suole havere di spesa per il d.o
vitto per cascio, oglio, vino, che manca, pietanza et ogn’altra cosa
necess.a tanto per essa fameglia ordinaria, che sono numero dudici,
quanto per li sud.i operarii, et allogi rauguagliati li pre.tti anni
sei in d.ti 101. 4. divisi confusamente à bocche 12 ordinarie viene
per ciasched’una bocca docati otto, tari quattro et sono in tutto
doc. 101. 4.-
Item per vestiarii di religiosi, servienti, garzoni, massari,
vaccari, come al P. Abb. doc.ti 15 l’anno, docati 13 al P.
Cellerario, d.ti. 12 per ciascheduno sacerdote doc.ti 10 al
Converso, doc.ti 7 a fra Mercurio Ben’incasa oblato, che custodisce
le vaccine doc.ti 10 al serviente per chierico alla Chiesa, et per
altri servitii doc.ti 12 al serviente della casa doc.ti 18 alli
vaccari doc.ti 18 al garzone che mena gl’animali per le commodità, e
necessità della casa, et doc.ti 18 al massaro che fa la massaria seu
l’arte del campo, in tutto doc. 157.
Item per medici e medicine un’anno per l’altro doc. 13. 2. 10
Item per il Barbiero che viene delle terre convicine, mentre in d.o
Casale d’Altilia non vi sono se non contadini poveri, che vivono con
le loro fatiche doc. 5.
Item alla Lavandara doc. 2. 2. 10
Item per le spese straord.rie, come biancherie letti et altri
mobili, vasi, et robbe di tavola, di cocina, forno et simili, et per
mantenimento et reparam.to delli tetti, porte, fenestre, chiavi, et
altri simili bisogni un’anno per l’altro doc. 18.
Item per la spesa ord.ria della Vigna et per le botti et acconcimi
di esse un’anno epr l’altro doc. 7
Item per orgio comprato per mantenim.to dell’animali della casa et
per gli ospiti, et anco per ferramenti usuali alla d.a casa, et per
la ferratura, et cose necessarie di esso Monastero un’anno per
l’altro doc. 10.2.10
Item per la spesa nella Massaria seu arte del campo inclusi in essa
li garzoni stra ordinarii conforme al tempo, e necessità d’essa
massaria un’anno per l’altro doc. 29.
Item per le annue contributioni, che si pagano al P. Procu.re
Generale dell’ord.ne doc. 12.
Item per la Cassa Comune con la quale si mantiene il P.re Presidente
della Congreg.ne et per l’altre necessità comuni di essa Congreg.ne
annui doc. 10.
Item paga per ogni quattro anni di visita docati sei et un’anno per
l’altro sono doc. 1.2.10
Item perche ogni 4 anni si celebra il nostro Cap.lo et per li
cibarii spettanti ad esso Monasterio sono docati sette un’anno per
l’altro sono doc. 1.3.9
Item perchè viene deputato dal P. Generale un presidente al d.o loro
Cap.lo, che si celebra per ogni quattro anni, ha peso raguagliati li
pre.tti anni quattro di pagare un’anno per l’altro doc. 3
Noi infrascritti col mezzo del nostro Giuramento attestiamo d’haver
fatto diligente inquisitione e recognitione del stato del sudetto
Monasterio, et che tutte le cose espresse di sopra sono vere, et
reali et che non si è tralasciato di esprimere alcuna entrada, o
uscita del med.o Monasterio che sia pervenuto alla nostra notitia et
in fede habiamo sotto scritto la pre.nte di nostre proprie mano, et
sigillata con il solito sigillo questo di 16 di marzo 1650.
Ego D. Jacobus Gaglianus s.t.m. et Abbas pred.i Monasterii affirmo
ut sup.a
Ego D.s Philippus Brunui Prior aff.mo ut sup.
Ego D. Felix Benincasa aff.mo ut supra
Ego D. Lodovicus Nicastrus aff.mo ut sup.a
Monastero di Santa Maria del Saggittario
Relatione del Stato del Venerabile Monasterio di S. Maria del
Saggittario del sacro ordine Cisterciense Anglonen. in conformità
della Constitutione della Santità di N. S. Innocentio Papa X
publicata in Roma sotto il dì 22 Decembre 1649.
Il Monasterio del Saggittario del sacro ordine Cisterciense, Comenda
del R.mo Sig.r D. Carlo della porta, situato nel tenimento della
terra di Chiaromonte, Diocesi d’Anglona, Provincia di Basilicata,
dentro una selva, volgarmente chiamata, La Difesa del Saggittario,
lontana da detta Terra miglia otto e dalla terra, ò Castello di
francavilla, posseduta dal venerabile monasterio di S. Nicolò del
Sacro ordine Cartusiano, miglia cinq. di quando, con l’authorità et
consenso di chi, da qual devoto Prencepe ò devoto Christiano, et con
q.li assegnamenti, oblighi, ò patti fosse stato fondato, et eretto
non ha certa memoria, per certo si bene tiene esser stato fondato et
eretto molto prima del mille ducento et diece et l’appare per
privilegio dell ‘Eminen.mo et R.mo Sig.r D. Gregorio Diacono
Cardinale del titolo di S. Theodoro, et Legato Apostolico nelle
parti di Sicilia, spedito sub Datum Panormi quarto idus ottobris,
indictionis decimae tertiae, anno vero Innocentii Domini Papae III
Pontificatus duodecimo, che fatt’il computo secondo l’annali de
pontefici, fu spedito nell’anno del sig.re mille ducento et dieci,
col q.le Privilegio, che nell’Archivio di detto antico Monasterio
originalm.te conservasi, a suppliche dell’Abbate Palumbo et di
monaci Cisterciensi del medemo Monasterio detto Emin.mo Sig.r
Cardinale, come Legato, confirmò la donatione, et concessione delle
tre terre principali, sono nella Provincia di Calabria Citeriore
chiamate Sant’Aghata, Malvito et Sancinito, fatta in beneficio di
detto monasterio del Saggittario dall’Ecc.mo Sig.r Raynaldo del
Guasto Conte di S. Marco, q.li terre, assieme con molti altri feudi,
et beni stabili, di q.li fann’ mentione altri antichi privilegii di
esso monasterio, conservati come di sopra, hoggi di rendono il loro
frutto a persone mere secolari et non al Saggittario, ò suo R.mo
Abb.e Comendatario.
Ha la sua Chiesa sotto il titolo, et invocatione della Beatiss.a
Vergine del Saggittario, qual’è alta palmi trenta due, lunga palmi
settanta cinq., larga palmi trenta, et ha seco contigua La cappella
del Beato Giovannni da Carambola cittadino tholesano Converso di
detto mon.rio, et Ordine, la di cui anima benche fosse passata a
godere in paradiso il suo Creatore a di vinti sei d’Agosto nell’anno
del sig.re mille trecento trent’otto, il suo beato corpo nondimeno
conservasi incorrotto in detta Cappella, che scaturisce miracolosa
fragranza, et in rendim.to di gratie, per i molti miracoli da sua
divina Maestà oprate per mezo del detto Beato in beneficio di fedeli
et devoti christiani, tanto lui, q.nto il suo Abb.e Commendatario
possedono molti beni Stabili, Privilegii, Raggioni et Attioni, è
detta Cappella di longhezza palmi sessanta quattro di larghezza
palmi vinti due, et d’altezza palmi vinti sei. Dentro
l’intercapedine di quattro tiri di fabrica, che riguardan circum
circa detta difesa, di lunghezza per ciasched’uno palmi cento
settant’uno, et d’altezza palmi trenta due et di quattr’altri che
buttano al chiostro alti palmi trenta, et lunghi palmi sessanta sei.
Ha esso Monasterio quattro corritori nel Chiostro, il Capitolo de
Colpe, dove sogliono ancora i Religiosi di Choro ogni giorno cantar
il Praeciosa, il Carcere per i malfattori, il Refettorio, Cellaro,
Cucina con l’acqua dentro, Dispensa, Calefattorio, Magazeno da
oglio, Guardarobba, Casciolaro, tre Camere et un Vaglio da rimetter
legna per la Cucina, et furno, et gl’Animali per cibare i padri.
Item sopra dette stanze, officine et corritori vi sono quattr’altri
Corritori di Dormitorii, dove sono coverte di tegole, oltre le
tempiature vinti nove stanze et un altro granaro per meglio
conservarsi il frumento, essendo le stanze inferiori alquanto
humidi. Sin’adesso non l’è stato prefisso il numero di Religiosi, a
causa che la maggior parte dell’introito li proviene, non da vive,
et perpetue rendite, ma dall’industrie, et fatiche d’oblati, che
custodiscono l’infrascritti Animali, et lavorano l’infrascritti beni
d’esso Monasterio, che fallendo, tal industrie et lavori, lui non
haverebbe modo da poter alimentar perpetuam.te una grossa
determinata famiglia di Religiosi, essendo come sono, quasi
spopulate le terre convicine, et rese quasi impotenti questi puoche
son rimaste a pagar etiam Dio a sua Maestà Catholica i pagamenti
fischiali. Ma per il passato quando più et quando meno della p.nte
famiglia vi sono habitati, et adesso vi habitano Sacerdoti numero
tredici, Chierici numero dui, Conversi numero sei, Novitii num.o
dui, Oblati num.o trent’otto, Oblate num.o sei, et sono.
Sacerdoti
D. Simpliciano Forastiero Abb.e Claustrale della Terra di Lauria
Policastren. Dioec.
D. Eugenio di Mauro Priore della terra della Tegana Anglonen Dioec.
D. Giovanni Viola della terra di Chiaromonte Anglonen. Dioec.
D. Sisto di Stabile “ “ “ Anglonen. Dioec.
D. Giovanni Grosso “ “ “ Anglonen. Dioec.
D. Domenico Marrocco della terra dell’Episcopia Anglonen. Dioec.
D. Innocentio Perrone della terra di Mormando Cassanen. Dioec.
D. Gioseppe Schirco Cellerario della terra del Castelluccio
Cassanen. Dioec.
D. Geronimo Belmusti della terra del Castelluccio Cassanen. Dioec.
D. Gio. Battista Cundo della terra della Rotonda Cassanen. Dioec.
D. Honofrio La Banca della terra di Vincianello Cassanen. Dioec.
D. Francesco Antonio Padulese della terra di Vincianello Cassanen
Dioec.
et D. Alano de Sociis Napolitano
Chierici
Fra Ferdinando Noci della terra dell’Episcopia Anglonen. Dioec.
Fra Giacomo Filomena della terra di Morano Cassan. Dioec.
Novitii
Fra Alberico della città di Cosenza chierico
Fra Ambrosio Sasso della terra di Fiumefreddo Tropien. Dioec.
Conversi
Fra Francesco d’Attoli della Rocca Bernarda Dioec. di S. Severina
Fra Cosmo Vacca della terra di Morano Cassanen. Dioec.
Fra Santio Morra della t.ra dell’Episcopia Anglonen, Dioec.
Fra Pietro Paulo Cestaro della terra di Montisano Capacien. Dioec.
Fra Mansueto Montisano della terra del Castelluccio Cassanen. Dioec.
Fra Diegho Pugliese della Città di Cosenza
Oblati
Fra Taranto Menzetta della terra del Castelluccio Cassanen. Dioec.
Fra Gio. Battista Guadino “ “ “ “
Fra Plinio Martorano “ “ “ “
Fra Gio. Camillo Donadio “ “ “ “
Fra Andrea Donadio “ “ “ “
Fra Santo Cosentino “ “ “ “
Fra Luigi Gazaneo “ “ “ “
Fra Ferrante Petruzzo “ “ “ “
Fra Francesco Martorano “ “ “ “
Fra Nicola lo Gioia “ “ “ “
Fra Giovanni d’Aiello “ “ “ “
Fra Domenico Donadio “ “ “ “
Fra Domenico Rendinello della terra di Laino Cassanen. Dioec.
Fra Fabio Grandezza della terra di Laino Cassanen. Dioec.
Fra Carlo di Lorenzo della terra della Rotonda Cassanen. Dioec.
Fra Marcio La Terza della terra di Morano Cassanen. Dioec.
Fra Gio. Domenico d’Oringa della terra di Lauria Policastren. Dioec.
Fra Biasi Brancati “ “ “ “ “
Fra Gioseppe Scaldaferro “ “ “ “
Fra Natale di Lascio “ “ “ “
Fra Andrea Celano “ “ “ “
Fra Santoro Cretto “ “ “ “
Fra Ottavio La Daga della terra di Laconegro “
Fra Santo Grisolia della terra di Laconegro “
Fra Pietro Viola della terra di Latronico “
Fra Fulgentio Marzano della terra di Latronico “
Fra Silvio Negro della terra di Noia Anglonen. Dioec.
Fra Luc’Antonio Mancino della terra di Chiaromonte Anglonen. Dioec.
Fra Pietr’Antonio di Laino della terra di Francavilla “
Fra Iacovo di Noia “ “ “ “
Fra Domenico di Borza “ “ “ “
Fra Flavio Faillaci “ “ “ “
Fra Leonardo Antonio Ferraro “ “ “ “
Fra Antonio Luglio “ “ “ “
Fra Luca Rinello della terra dell’Episcopia “
Fra Carlo lo Feo della terra dell’Episcopia “
Fra Giacomo Quanto della terra dell’Episcopia “
Fra Antonio Mancino della terra dell’Episcopia “
Oblate
Soro Giovannella Montagna d’anni novanta di Chiaromonte Anglonen.
Dioec.
Soro Colonna Falcone d’anni settanta “ “ “
Soro Angela Grisolia d’anni cinquanta della terra di Laconegro
Policastren. Dioec.
Soro Vittoria Cretta d’anni sessant’otto della terra di Laurea “ “
Soro Costanza di Lascio d’anni settat’uno della terra di Laurea “ “
Soro Domenica Petruzza d’anni cinquantacinque della terra del
Castelluccio Cassanen. Dioec.
quali donne habitano fuori di detto monasterio, il q.le
Possiede, unitici i beni assignati alla mensa monacale in virtù di
publico istrumento del mille cinquecento settanta tre dal R.mo
Abbate Commendatario di quel tempo D. Geronimo Vergallito
corroborato, et confirmato dalla felice memoria di Gregorio decimo
terzo sub Datum Romae Apud S. Petrum anno Incarnationis Dominicae
millecinquecento settanta cinq. idibus decembris, sui pontificatus
anno quarto, Grancie otto, casali due, massarie num.o dieci, poderi
et terreni lavorativi di q.ntità et misura di tummulate ottocento in
circa, i q.li raguagliandosi la rendita di sei anni precedenti, si
calcula che rendino ogn’anno per la parte dominicale, overo detratte
tutte le spese, et resarcimenti de case rustica li casi di grandini,
sterilità, Guerre, et altri fortuiti, ma comprendendo la fatica
degl’oblati sopraposti, et bovi del medesimo Monasterio.
Grano tummula mille ducento sessanta sei, i q.li un’anno per l’altro
s’apprezzano scuti di moneta Romana ottocento, et otto 808 – 93
Germano tummula trenta cinq. che s’apprezza come sopra scudi trenta,
et baiocchi otto 30 – 8
Biada tumula centoquaranta sei, e mezo che s’apprezza come sopra
scudi settanta setti, et baiocchi cinquanta cinq. 77 – 55
Item legumi tumula vint’otto, che s’apprezzano come sop.a scudi
vint’otto et baiocchi ottanta 28 -80
Item de lini et canapi decine vinti, che s’apprezzano scudi novi et
baiocchi cinquanta 9 – 50
Item legna d’ogni sorte per qualsivoglia comodità, et bisogno del
monasterio et sostentam.to di Padri q.li non s’apprezzano per la
troppa abondanza che n’ha, senza speranza di poterne vendere una
soma per mancam.to di compratori.
Item Regagli et altri frutti che s’apprezzano scuti cento vinti
quattro, et baiocchi quaranta cinq. 124 -45
Item possiede vigne, et arboreti da vino di q.ntità et misura di
tummulate sessanta quattro i quali raguagliata l’entrata et spesa di
sei anni come sopra, si calcula che rendino ogn’anno per la parte
dominicale cioè detratte tutte le spese et comprendendo la fatica
degl’oblati come sopra, some di vino setticento sessant’uno i q.li
s’apprezzano scudi di moneta Romana trecento cinquant’otto, et
baiocchi cinq. e mezo 358 – 5 ½
Item possiede case num.o vinti sei quali per esser quasi spopulate
le terre, et castelli, non donano altra annua rendita dedutte le
spese et calculati gl’anni come sop.a che di scudi otto et baiocchi
cinquanta cinq. 8 – 55
Item possiede molini da grano num. quattro, da oglio num. due et una
gualchiera q.li per esser loro stato tolto il Concorso con la nuova
truttura del molino fatta dal Veneb.le Monasterio di S. Nicolò del
S. ordine Cartusiano et per quanto volgarm.te dicesi, con l’espressa
proibitione del medemo Monasterio à loro Vassalli del Castello di
Francavilla habitanti un miglio lontano da detti molini, che non
vadino ad altri molini a macinare, che in quelli del loro Padrone,
hoggi non rendono più d’annua rendita scudi vinti quattro, et
baiocchi dieci, et nove et cio intendesi raguagliati gl’anni come
sop.a, et detratte tutte le spese acconcimi, et reparationi 24 – 19
Item possiede censi, et livelli in più partite d’annua rendita di
moneta Romana scudi cento sessanta sei, baiocchi cinquanta quattro,
et quadrini tre inesigibili, et esigibili d’annua rendita di moneta
come di sop.a scudi settanta quattro, et baiocchi tredici 74 – 13
Item possiede legati annui, et donationi annue, et elemosine certe
et esigibili, che ascendono ogn’anno a scudi cinquanta quattro, et
baiocchi settanta novi 54 – 79
Item suol cavare d’obventioni et elemosine incerte., ma consuete da
diversi benefattori comprendendo ogni cosa, et reducendo il tutto a
moneta, et raguagliando gl’anni come sop.a si calcula ch’ascendino
ogn’anno à scudi cento sessanta sei, et baiocchi trenta 166 – 30
Item possiede orti di q.ntità, et misura di tu.te sei che detratte
le spese, ma comprendendo l’industria degl’oblati, rendono un’anno
per l’altro scudi ottanta cinq. baiocchi ottant’uno 85 – 81
Item possiede oliveti, selve cedue, cerqueti di ghiande, et
castagneti unitam.te di quan.tà et misura de cinque mila seicento
novanta cinq. tumulate, che comprendendo la valuta del cascolo
degl’animali del medemo Monasterio, et raguagliando gl’anni come
sop.a, et detratte le spese rendono un’anno per l’altro scudi
trecento, et setti, et baiocchi dieci, et novi. Avertendo che fra
dette selve cedue, et cerqueti di ghiande vi sono incluse due difese
di quan.tà et misura di tumulate quattro mila, et ducento in circa,
ch’esso Monasterio tiene con il patto retrovendendi quandocumque et
nulla data temporis praescrip.ne per prezzo di moneta Romana scudi
duimila, et novanta 307 – 19
Item possiede Bestiami, cioè bovi num.o sessant’otto, vacche num.o
cento cinquanta cinq., pecore, castrati, montoni, capre et caproni
unitam.te num.o duimila quattrocento quaranta cinq., giomente num.o
vintidue, porci num.o sessant’otto, i q.li detratta ogni spesa,
etiamdio la valuta del loro pascolo ne i beni del Monasterio, ut
sup.a introitata et la mortalità raguagliando li sei anni immediatè
precedenti si calcula che fruttino un’anno per l’altro, et
comprendendo l’industria, et fatica degl’oblati ut sup.a scudi
quattrocento settanta quattro, et baiocchi tre 474 - 3
Item suol cavare di pescagione per la mensa monacale dal fiume
frido, così chiamato, et Acquari di detti molini baiocchi novanta
cinq. 0 – 95
All’incontro il detto Monasterio ha peso di messe perpetue ogn’anno
num.o quattro, et una Litania, oltre l’oblighi comuni à tutti i
Monasterii secondo La Robrica del Missale Cisterciense, q.li messe
si sodisfanno secondo il loro determinato tempo, et per elemosina di
ciascheduna messa manuale si suol dare baiocchi nove e mezo, e per
l’anniversario baiocchi vinti quattro.
Item è gravato di resposte di canoni in tanto grano, cera, et oglio,
q.li reducendo a moneta vagliono un’anno per l’altro scudi due,
baiocchi sessant’otto, et quadrini tre 2 – 68 ½
Item paga di censi passivi perpetui scudi quattordici, baiocchi
cinquanta tre, et quadrini due 14 – 53 ½
Item ha debito d’annue prestationi, et contributioni alla Religione
medema, cioè al R.mo General Procuratore scudi dieci, e nove 19 – 0
Al R.mo P.re Presidente di detta Congregatione per i bisogni comuni
scudi quattordici, et baiocchi vinti cinq. 14 – 25
A m.to Riverendi Padri Visitatori scudi uno baiocchi novanta 1 – 90
Al devoto Monasterio della Pietà della città di Cosenza per decreto
Capitolare tumula quattro di grano, che reducendosi in denari
un’anno per l’altro come sopra deve scudi quattro, et baiocchi
sessanta quattro 4 – 64
Al Capitolo Provinciale ogni quattr’anni docati dudici, di moneta di
Regno, et di moneta Romana scudi undici, baiocchi quaranta, q.li
divisi per quattro, deve per ciasched’un’anno scudi due, et baiocchi
ottanta cinque 2 – 85
Item è stato, et è gravato d’una lite con li Reverendi P.ri del
detto Vene.bile Monasterio di S. Nicolò del sacro ordine Cartusiano
sopra l’interesse di Giurisd.ne, che esso Monasterio del Saggittario
per special privilegio di poter proibire a qualsivoglia persona il
fabricar molini nel tenim.to di Chiaromonte, sopra la qual causa per
q.nto s’è cavato dal libro di esito di esso Monasterio nel far
diligentem.te la pre.nte Relatione si son spesi dal Saggittario di
moneta Romana scudi mille et undici, et baiocchi novanta sette q.li
di moneta di Regno sono scudi mille, et sessanta cinq. un tari, et
tre grana, oltre l’altri interessi patiti tanto nel perdere il di
più soleano rendere et fruttare detti molini, quanto nel
somministrare il vitto a dui vescovi delegati apostolici et loro
honorata comitiva, quando alternativam.te furono di persona a veder
sopra la faccia del luogho le giuste raggioni di esso Monasterio del
Saggittario, et oltre ancora la spesa di vitto di Procuratori et
Sig.ri Avocati per assistere appresso detti Ill.mi et R.mi Delegati,
et Ordinario Giudice, et giornate delle cavalcature, et garzoni di
detto Monasterio, qual’esito è provenuto dal vivere di Religiosi, et
Oblati vi è più sobriam.te di quel che prescrive il Glorioso
Patriarca S. Benedetto, et constitut.ne di detta Congregat.ne
Cisterciense, et non potendosi più restringere il modo di vivere di
detti Religiosi, et Oblati, per la medema causa, ch’hoggi di è nella
S. Romana Ruota, ha debito contratto di moneta Napolitana docati
trecento, et tre da pagarsi pro una vice tantum à pii, et devoti
Christiani, quali acciò potessero difendere le giuste raggioni
d’esso Monasterio appresso il detto sacro tribunale, hanno
imprestato detta somma ad esso Monasterio senza niuno interesse, et
senza prescriver tempo per la restitutione di detta somma, mossi
ancora a compassione, et a pietà per l’aspra vita vide anco menare a
detti Religiosi, et Oblati.
Item per Resarcim.to di fabriche tanto di Chiese, q.nto del
Monasterio, quanto ancora de Grancie suoi membri un’anno per l’altro
suol spendere di moneta scudi dieci et nove non comprendendo la
mercede de Muratori, et Falegnami per esser oblati di esso
Monasterio 19 – 0
Item per la sacrestia tanto di detta Chiesa, q.nto delle Cappelle de
Grancie seu membri sopradetti, sacra soppellettile, cere, ogli,
vini, ostie et cose simili suol spendere un’anno per l’altro di
moneta scudi sessanta sei, et baiocchi cinquanta 66 – 50
Item ha di spesa ordinaria di vitto comprendendo il grano, vino,
lattocinio, frutti, et altre cose raccolte ne i beni del Monasterio
a raggione di scudi vinti sei et baiocchi sessanta per ciasched’una
bocca in tutto scudi mille setticento et due baiocchi quaranta 1702
– 40
Item per vestiario di Religiosi, et Oblati a raggione di scudi
quattordici, et baiocchi vinticinq. l’Abbate, a scudi dodici, et
baiocchi trenta cinq. il cellerario, a scudi undici et baiocchi
quaranta il Priore et sacerdoti, a scudi nove et baiocchi cinquanta
i Chierici et Conversi, a scudi cinq. et baiocchi settanta l’oblati,
et oblate in tutto scudi quattrocento settant’otto, et baiocchi
ottanta 478 – 80
Item per medici, medicine, et Chirurgici non comprendendo il premio
al Barbiero et Vucatari per esser oblati, di moneta scudi quaranta
sette, et baiocchi cinquanta 47 – 50
Item per Viatici tanto per occasione di Capituli q.nto per altri
bisogni della Religione un’anno per l’altro scudi quattordici, et
baiocchi vinti cinque 14 – 25
Item per spesa di due Cavalli, Muli tre di stalla, et due Somari non
comprendendo la spesa di quelli ni tengon cura per esser’oblati di
moneta scudi cento cinquanta due 152 – 0
Item per le spese Vittuali et procurationi in occasione di Visite di
Soperiori un’anno per l’altro scudi otto, et baiocchi cinquanta
cinq. 8 -55
Item per alloggi et Hospitationi cosi di Religiosi, come di
forestieri un’anno per l’altro scudi quaranta et baiocchi ottanta
cinque 40 – 85
Item per le spese estraordinarie come biancarie, letti, et altri
mobili di casa, Vasi et robbe di tavole, et di Cucina et simili
scudi quaranta sette et baiocchi cinquanta 47 – 50
Noi infrascritti col mezo del n.ro giuram.to attestiamo d’haver
fatto diligente inquisitione, et Recognitione dello stato del
Monasterio sudetto, et che tutte le cose espresse di sopra, et
ciasched’una di esse sono vere, et reali, et che non habbiamo
tralasciato di esprimere alcuna entrata ò uscita, ò peso del med.mo
Monasterio, che sia pervenuta alla nostra notitia. Et in fede
habbiamo sotto scritto la presente di nostra prop.a mano, e segnata
con il solito sigillo di questo Venerabile Monasterio di S. Maria
del Saggittario della Congregatione Cisterciense delle Provincie
dell’una et l’altra Calabria, et Basilicata questo di 8 d’Aprile
1650.
Io D. Simpliciano Forastieri Abb.e Claustrale dico con giuramento
quanto di sop.a
Io D. Gregorio Lauro Abbate Cisterciense deputato confesso quanto di
sopra
Io D. Gioseppe Schirco deputato dico q.to di sopra
Io D. Gio. Batt.a Le Criato deputato dico q.to di sopra
Monastero di Santa Maria della Terrata
Relat.ne del luogo di S.ta M.a della Terrata della Rocca di Neto
Dioc. Di S.ta Severina Grancia del Monast. Di S. Gio. in Fiore
dell’ordine cisterciense della Cong.ne di Calabria in conformità
della Constitu.ne della S.ta di Nostra Sig.re P. P. Innoc. o X.
Il luogo di S.ta M.a della Terrata è grancia del monast. di S. Gio.
in Fiore dell’Ord.ne Cister.se e stà situato nel territorio della
Rocca di Neto Dioc. di S.ta Severina in loco aperto sop.a un
monticello distante dall’habitato per spatio d’un meglio. Della sua
fund.ne et erett.ne non si have memor.a, e molto meno del consenso,
et authorità della persona che n’havesse la facoltà e ne meno
dell’assignam.ti oblighi e patti, ma si congettura ch’havendo la
p.tta Abbadia di S. Gio. in Fiore la q.le di p.nte sta conferita e
commendata all’Em.mo Sig.r Cardinale Rocci molti beni stabili e
censi nel territ.o della p.tta terra della Rocca da q.lli Padri
antichi vi si fondasse q.a Grancia per devot.ne de fedeli et
benefatt.ri. Have la chiesa il titolo et invoca.ne di S. M. della
Terrata et è ben composta e finita di fabriche di soffitto et tetti
con una devotiss.ma Imagine e statua della Madre di Idio col suo
altare Mag.re et vi e anco un altro altare con l’Imag. ne di S.
Dom.co di Soriasno. L’habitat.ne di d. luogo è murata di intorno
come monast.o et vi è il suo Dormit.rio con tre camere finite dove
al p.nte habitano li Religiosi, et vi è luogo proportionato di fare
molte altre camere.habitabili, al piano del cortile vi sono il
Refett.o cantina, cocina e stalle et vi è anco un magazeno da
riponere le vettovaglie, et altre robe di casa. Vi habitano di p.nte
di famiglia il P. D. Ottavio Riccio Priore sacerdote della T.ra
d’Altomonte Dioc. di Cassano, il P. D. Ant.o Cimino sacerdote della
città di Scigliano Dioc. di Martorano. Vi è anco un serviente per
servitio della chiesa e casa. Possiede una vignola con terre vacue
attaccata al d. luogo li q.li t.re sono infruttifere. Possiede
un’altra vigna et sei tumulate ad uso del Regno di terre vacue loco
d.o Le Vallitelle confine alla via publica. Le q.li terre vacue si
soglono sementare per essi religiosi nel tempo quando si sementano e
coltivano l’altre t.re convicine et quando vacano si pascolano
dall’a.li di d.o Luogo. Possiede ancora un’altra vigna loco d.o La
Volta di Gallina pervenuta al d.o Luogo da tre anni in q.a parte per
la oblatione di fra Vincenzo Marinaro oblato.
L’un’anno per l’altro se riceve per vendita di vino che sopra avanza
al vitto della famiglia e che proviene dalle d.e vigne docati di
Regno diece dico D. 10 – 0 –0.
Possiede un altro comprensorio di T.re chiamate le Vallitelle e
compensato l’un’anno per l’altro si ne riceve docati quindici dico
D. 15- 0 –0.
Possiede un orticello di sotto il med.o luogo che solam.te serve per
uso della famiglia per fornagliarne per l’inverno.
Possiede quattro case dentro della d.a t.ra della Rocca pervenute al
d.o luogo da tre anni in q.a parte per la oblat.ne et dona.ne del
sud.o fra Vincenzo Marinaro oblato le q.li case sono state pigionate
per tutti questi anni tre e detratto la spesa dell’acconcime se ne
ricevono per affitto l’un’anno per l’altro docati tridici dico D. 13
–0 –0.
Item have un’altra casa nella d.a t.ra donatali da una benefattrice
chiamata Catarinella nella q.le habita essa benefattrice durante sua
vita non se ne riceve lucro alcuno di p.nte.
Item have la solita elemosina di sale concessa a Religiosi dalla M.
Catholica, dalla quale detratto la spesa per la tagliatura,
cacciatura condutta di esso, et la quantità che si conserva per la
famiglia il restante suole vendersi l’un’anno per l’altro D. 3-0-0.
Item have soluto havere dal sindaco et Regim.to della d.a T.ra della
Rocca per una messa la settimana il sabato all’altare mag.re della
Madre Dantiss.ma per molti anni per loro devot.ne et al loro
arbitrio et per ogni anno sono D. 5-0-0.
Item ha soluto ricevere per servim.to d’una messa la settim.na nella
chiesa Parochiale nell’altare della SS.ma Trinità ch’è beneficio
particolare D. 4-1-10.
Item ha soluto ricevere per messe da particolari benefattori in dies
l’un’anno per l’altro per elemosine manuali di denari D. 4-0-0.
Item ha soluto ricevere per elemosina di Grano l’un’anno per l’altro
tumula diece che ha ragione di carlini otto il tum. Rauguagliandosi
il prezzo del d.o grano per il più e meno sono D. 8-0-0.
Item suole ricevere per affitto di un paro di bovi a rag.ne di tum.
Sidici di grano che scomputati in denari sono un’anno per l’altro D.
12-0-0.
Item have un altro paro di bovi con li q.li si fa l’arte del campo
seu massaria e delle vittovagli che si ricevono dalla p.tta massaria
si alimenta il garzone si scomputa la spesa, che corre in d.a
massaria et anco s’alimenta per il vitto necess.o di grano et legumi
la fameglia residente in d. luogo e gli hospiti passagieri cosi
relig.si come secolari.
Item have diece porche femine et un verre et con li frutti di esse
l’un’anno per l’altro si riceve il commodo della famiglia per il
salato sagime et prisotti computandosi in essi animali la spesa per
loro sostenta.ne.
Item have capre giovenette ricevute per elemos.a da diversi, numero
venti le q.li per essere giovenette per ancora non si n’è recivuto
frutto alcuno.
Item have due vacche figliate et una genca il frutto delle q.li va
per hora per la spesa dell’herbagi seu pascolo et sollevandosi
genchi servono per la massaria et per sostituirsi alli bovi che
muoiono et mentre di p.nte sono così pochi non si riceve altro
utile.
All’incontro il d.o luogo ha peso di una messa perpetua una volta
per ogni settimana da Gio. Vito Pignanello fondata sop.a il
territorio delle Vallitelle notato come di sop.a.
Item ha peso di sodisfare una messa la settimana che suole concedere
per elemosina et devotione il sindaco et Regim.to della Rocca
annotata ut supra.
Item ha peso di sodisfare per questo p.nte anno tantum una messa la
settimana per Gio. Vito Pignanello nell’altare di S. Dom.co di
Soriano.
Item ha peso di sodisfare le messe manuali che occorrono per elem.a
come si è notato di sop.a per ogni messa comunem.te si suole dare un
carlino di moneta di Regno.
Item paga ogn’anno di censo perpetuo alla chiesa arcivescovale si S.
Severina sopra le case pervenute da fra Vincenzo Marinaro oblato per
come di sopra carlini diece di regno D. 1-0-0.
Item paga sop.a la vigna del loco detto La Volta di Gallina sop.a la
vigna del med.o fra Vincenzo oblato grana quindici annui D. 0-0-15.
Item paga sopra la vigna et terre delle Vallitelle all’abb.a di S.
Gio. in Fiore di censo perpetuo annui D. 0-1-2.
Item per candele e bisogno di chiesa l’un’anno per l’altro D.
1-2-10.
Item per reparat.ne delli tetti et altri bisogni manuali del d.o
luogo l’un’anno per l’altro docati tre dico D. 3-0-0.
Item per spese estra ordi.rie di mobili et biancherie di case vasi
robbe di tavola, cocina et per acconcioni di botti et per altri
necessità della cantina l’un’anno per l’altro D. 6-0-0.
Item per vestiario al supe.re annui D. 15-0-0.
Item per vestiario al P. sacerdote D. 12-0-0.
Item per salario del serviente D. 6-0-0.
Item al barbiero D. 1-1-0.
Item alla lavandara D. 1-1-0.
Item per coltivare et acconciare custodire et vendemiare le vigne
un’anno per l’altro docati otto dico D. 8-0-0.
Item perche ogni quattr’anni si celebra il loro capitolo provinciale
e viene tassato il d. luogo per cibarii et viatico del P. Presid.te
che viene deputato dal P. Generale per sopra intendere al d.o loro
Cap.lo paga docati quattro dico D. 1-0-0.
Computati l’un’anno per l’altro.
Item ha di spesa ord.ria di vitto comprendendosi in essa passagi et
allogo così di relig.si come di secolari, non comphrendendosi pero
in essa med.a spesa il grano e vino le q.li cose si ricevono dalle
loro vigne e massarie l’un’anno per l’altro docati dicedotto li q.li
dividendosi a tre bocche che sono ord.rie in d. luogo viene per
ciasceduno docati sei l’anno in tutto D. 18-0-0.
Noi Inf.tti col mezo del n.ro giuramento facciamo fede di haver
fatto diligente inquisitione del stato del soprad.o luogo et grancia
et che tutte le cose di introito et uscite sono vere et che non si è
tralasciato d’esprimere l’istessa entrada et uscita del d.o luogo
che sia pervenuta alla n.ra notitia et in fede habiamo sottoscritto
la p.nte di n.re pp-e mani e sigillato con il sigillo questo di 11
di marzo 1650.
Io Don Ottavio Riccio Priore
Io D. Ludovico Nicastro sacerdote Cisterciense
Io Don Felice Benincasa sacerdote cist.se affirmo quanto di sopra.
(S. C. Stat. Regul. Relationes 16. Riformati San Bernardo
(Cistercensi) ff. 53-56. A. S.V.)
Monastero di San Giovanni in Fiore
Relatione dello Stato del Mon.ro di San Gio. in fiore della
Congreg.ne Cisterciense di Calabria e Basilicata. In conformità
della Constitut.e della Santità di N. S. Papa Innocentio X.mo.
Il Monast.o di San Giovan. In fiore dell’ord.e Cisterciense situato
nella terra che dal p.to mon.ro, et abb.a trahe il suo origine San
Giovan Infiore s’appella, li suoi cittadini, alla med.a Abb.a, e
Sig.r Abb.e Commend.o sono subditi e vassalli, e di p.nte sta
commendata all’Emmin.mo Sig.r Card.e Rocci, e nella Diocese di
Cosenza sta ascritto.
La primera sua habitatione fu grandiosa per quanto le rovine istesse
dimostrano, anzi molte case di partic.ri cittadini sopra gli
edifitii antichi et anco congionte ad esse, edificate si vedono.
Il p.to Mon.o è in un angolo della p.ta Terra nella parte inferiore
e per una strada publica dell’habitatione di essa viene disgionto.
Fu fondato, et eretto dall’Abb.e Gioachino ma dell’anno preciso non
se have docum.to, si trovano però alcuni privileggii come d’Henrico
sexto Imp.re sotto il di 12 di Marzo nell’anno 1195 che dice
attendendo l’honestà e religione di Gioachino Gen.le Abb.e di San
Giovan in Fiore constituimo perpetuam.te per redent.e dell’anima
n.ra cinq.ta aurei Bizantini sopra l’entrata della salina di Netho
la quale è nel territorio di S.a Severina, la quale rendita di p.nte
anco si possiede dal p.to Mon.o.
Vi sono anco altri privileggii della Reggina Costanza e di Federico
Imp.re nell’anno 1208, e nell’anno 1221 nelli quali appare la
donatione di molti beni, e territorii, che la p.ta Reggina, et
Imp.re a contemplat.ne del sud.o Abb.e Gioachino per la redent.ne
delle loro anime e per mantinim.to del culto Divino donarono volendo
che il p.to Mon.o, Religiosi e beni siano sempre nella loro
Imperiale e Regale protett.ne e li p.ti beni et assignam.ti di
presente anco sono nel dominio e proprietà della sud.a Abb.a e Sig.r
Abb.e Commend.o.
Vi è anco un altro privileg.o di Centio del tit.o di San Lorenzo in
Lucina della S. R. Chiesa Prete Card.e e della S. a Sede Ap.lica
Legato sotto la data del mese di marzo nell’anno 1200 sotto il
Pontificato di Papa Innocentio III che andando in Sicilia e passando
per Calab.a a nome di sua Santità e della S.a Apostolica Sede
conferma il p.to Mon.o dell’abb.e Gioachino preso conf.e
all’Istituto del suo Ord.e e concede ad esso Abb.e et suoi
success.ri e Religiosi molte gratie.
Have la chiesa il tit.o et Invocat.ne di San Gio. Batt.a e
dell’antica struttura ma non di quell’antica magnificenza di lamie
et ornam.to per le rovine grandiss.me patite con la mancanza del
culto Divino, et abandono di Religiosi per l’introdutt.ne delle
Commende.
Conoscendo e considerando il Concilio Lateranense e successivam. la
S.ta di molti Sommi Potefici l’immenso danno che proveniva alle
chiese e mon.rii commendati per la mancanza de Religiosi e per il
mancam.to del culto Divino, per il mantenimento et accrescimento del
quale si erano invano disposti li benefattori largamente a donare e
concedere tanti beni si rtisolsero d’emanare m.te constitutioni come
Pio Papa 4 nell’anno 1563 Pio Papa V nell’anno 1569 Gregorio Papa
XIII nell’anno 1574 et Sixto V nell’anno 1596 con le quali
espressam.te commandarono anzi con rigorossime pene ordinarono che
dalli S.ri Abbati commendatarii si riedificassero li p.ti Mon.rii e
si assignasse la 3.a parte delle rendite alli Monaci Cisterciensi li
quali dovessero ripigliare li p.ti Mon.rii introducendovi in essi
novam.te il debito Div.no culto et il competente num.ro di Religiosi
con espressa facolta che ritrovandosi alcuno di essi occupato da
Relig.si mendicanti prestam.te si discacciassero da quelli o pure
ripigliassero l’habito d’essi Cister.si e dopo il spatio d’un’anno
emitessero la professione prestando all’Abb.e Generale, et a tutti
gli altri Sup.ri la dovuta obed.a e rever.a, celebrando il Divino
Officio conforme all’uso Cisterc.se e confermandosi in tutto e per
tutto all’Istituti reg.ri del med.o ord.e.
In virtù delle p.te Constit.ni cominciossi a ripigliare li p.ti
Mon.rii commendati tutti diruti, ma non altrimen.te assignorno la
3.a parte delli frutti di ciasc.a Abb.a e mon.ro ma q.lla parte, che
meglio a loro piacque e così da med.mi Monaci al meglio che si
potette si riedificorno alcune stanze per l’habitatione e così anco
si preparorno le chiese.
La p.ta chiesa di p.nte è tutta restorata, et abbellita stante il
legato fatto dall’Emin.mo Ubaldino b.m. con sua intonicatura,
soffitti et altri abbellimenti è di lunghezza palmi 182 e di
larghezza palmi 39 vi è il suo altare Maggiore magnificamente ornato
congionta ad essa chiesa vi è la sacristia restorata et abbellita
come di sopra e con la pietà di benefattori per la continuatione del
culto divino e con la buona edificatione e fatiche de Religiosi sono
costrutte in essa tredici cappelle di molta devotione, nelle quali
si celebrano le sante messe e tra le altre ve ne sono due molto
magnifiche e di somma devotione l’una è del nostro Padre San
Bernardo e l’altra delle Santissime insigni Reliquie che si
conservano in d.a chiesa nella quale per l’intiera sua dispositione
e bellezza altro non vi manca che l’ornam.to et acconcio delle
solite costumate sedie de monaci nel choro che di presente si trova
con banchi ordinarii e vi è anco un belliss.mo organo nuovamente
construtto. Nella pred.ta chiesa continuam.te si celebrano e si
cantano li Divini officii conforme alle feste occorrenti e
quotidianam.te si canta la Santa Messa Conventuale conforme
all’Istituti della Religione e si esercita l’osservanza regolare.
Congionta ad essa chiesa vi è l’habitatione de Monaci, nella cui
parte inferiore vi è il chiostro triangolato, due parti del quale
sono ornate di belle historie sacre de miracoli del nostro glorioso
Padre San Bernardo e l’altra parte è remasta imperfetta per le
carestie e danni successi in questi anni delle revolutioni del
Regno. Vi è il Capitolo dove si canta la Preciosa e si rendono le
colpe. Per l’intiero ornam.to e necessità del detto chiostro non vi
manca altro che il pavimento e la pittura remasta imperfetta come di
sopra et anco nel mezo del cortile di esso chiostro è necessarissima
una cisterna d’acqua per comodità, e bisogni del monast.o e
Religiosi, essendo di p.nte constretti con scomodità e spesa
prendersi di fuori.
Nell’istessa parte inferiore vi sono molte stanze, et officine,
cucina, refettorio nuovo, dispensa, cantina et altre comodita
necessaria et una spetiaria per li bisogni occorrenti della
infermita.
Per una scala si sale a dui Dormitorii fabricati sopra l’antiche
rovine del pred.o Monastero, nelli quali vi sono tredici stanze
nelle quali si habita. Di sopra il medesimo chiostro vi sono
modernamente fabricati altri Dormitorii che vengono doppi e nelli
quali vengono construtte altre otto camere e per le perfectione
delle sudette camere vi mancano li pavimenti, li muri tra mezi, li
soffitti, l’intonicatura, le porte e le fenestre per mancamento di
dinari e manca ancora il pavimento a doi corridori che sono sopra il
medesimo chiostro.
Non si have documento ne memoria se vi fosse prefisso alcun num.o de
Religiosi e servienti stante che per le successione e varietà de
Sig.ri Abbati Commendatarii e molto più per le rovine successe
nell’edificii per la mancanza de Monaci si sono disperse molte
scritture, privilegii et documenti antichi di presente vi habitano
di famiglia sacerdoti num.ro 6 chierici num.ro 2 conversi professi
num.ro uno, servienti num.ro cinque cioè D. Emanuele Pelusio del
Castelluccio Abb.e de Monaci, D. Silvestro Negro di Noya Priore, D.
Paulo Pozella di San Giovanni Infiore cellerario, D. Antonio
Vertunno di Chiaromonte sacerdote, D. Marcellino Biondi di Altomonte
sacerdote, D. Hilarione Fittipaldi di Lauria sacerdote, fra Giuseppe
della Vigna di San Gio. Infiore chierico, fra Luc’Ant.o Greco di
Scigliano chierico, fra Mattheo Martorano del Castelluccio converso,
Lorenzo Barberio di Aprigliano serviente e Francesco Pesce del
Castelluccio serviente oltre di questi vi sono ancora Gio. Thomase
Salustro di San Gio. Infiore, che attende a carreggiare aqua dalle
fontane al Mon.o per il servit.o necessario di essi Monaci e casa al
quale si somministra il vitto e vestito solamente Fra Domenico
Malandrino de Cacchuri oblato, che avendo per li servitii nella
campagna Egidio d’Ayello del Castelluccio Molettiero, che con il
mulo et altri animali conforme al bisogno attendea carreggiare legna
e l’altre cose necessarie per servitio e comodo di esso Mon.o Cola
di Urso di San Gio. Infiore massaro, che attende all’arte del campo
con li bovi, Gioseppe Barberio di San Gio. infiore che attende alla
cultura e custodia d’un Podere che si chiama il Vordò che è Grancia
antica del pred.o monast.o con chiesa, e casa e Cesare Barberio di
Pietrafitta che custodisce quelle poche vaccine che da quindici anni
in circa si sono introdutte per maggior utile, et commodo del
predetto monastero.
L’assignatione fatta de beni per la sostentatione de religiosi e
pesi è come siegue.
Nell’anno 1570 in virtù delle soprad.e Constitutioni Pontificie
dalli Sup.ri del nostro Ord.ne si venne in accordo con Bernardino
Rota all’hora commend.o per publico Instrumento e constitui per il
vitto, vestito et altre cose necessarie alli Religiosi commoranti in
detto Mon.o D. 220 passò nell’istesso anno a miglior vita il pred.to
Bernardino Rota commendat.o e fu conferita la commenda
all’Eminentiss.o Cardin.e Santoro alias de S.ta Severina b.m. e
volendo metter in esecut.ne il concordato fatto col suo predecessore
assignò li pred.ti D.ti 220 nel modo che se dirà appresso in alcuni
beni e con essi due Grancie con chiese e case: l’una chiesa e casa è
nel podere chiamato Il Vordò nella terra di Caccuri distante da esso
Monast.ro per spatio di sei miglia sotto l’Invocat.ne e titolo di
San Giacomo Apostolo; l’altra Grancia con chiesa e casa è situata
nel territorio della Terra di Rocca di Neto dove la pred.a Abb.a
possiede molti beni et è distante dal pred.o Mon.ro per spatio di
sedeci miglia sotto l’Invocatione di Santa Maria della Terrata con
patto e condit.ne che essi Religiosi celebrassero e facessero
celebrare la santa messa nella predettae chiese.
L’assignatione della sud.a Grancia di S.a Maria delle Terrate non fu
altro che la pred.a chiesa et una casa con un pezzo di terreno d’una
tumulata e meza all’uso del Regno, acciò vi potesse fare una vigna
et in quel tempo la pred.a chiesa era servita da uno Heremita. Molti
anni sono conoscendo li Religiosi di questo Mon.o che la
manutentione della pred.a chiesa era molto spesosa con mantenervi
anco un cappellano per farvi celebrare la Santa messa senza havere
assignam.to de beni con li quali si potesse sopportare tal peso
condescendettero che il loro capit.o vi provvedesse d’alcuno
religioso che ivi comorasse e cosi con la buona edificat.ne et
assistenza di Religiosi con la devotione de popoli e benefattori si
è ampliata quella Grancia la quale è ridotta in forma di monast.o
con alcuni beni et elemosine continuate conforme ampiamente si vede
nella relat.ne e parte del detto luogho di Santa Maria delle Terate.
Furono assignati D.ti sessanta di Regno sopra l’introiti e resposta
della Grancia, e Podere chiamata San Martina de Canale con patto e
conditione nell’istesso Instrumento, che volendo esso Sig.r Abbate
Commend.o per qualsivoglia causa revocare a se medes.o e ripigliarsi
la med.a Grancia e Podere liberam.te che fosse lecito, et in tal
caso fosse tenuto et obligato assignare e fare assignare alli R.di
Padri del detto Mon.o presenti e futuri li pred.ti >D.ti sessanta
delli potiori beni della detta commenda et abbatia.
Si continuò il possesso della pred.a Grancia e resposta delli detti
docati sessanta per tutto il tempo che visse il pred.o Eminentiss.o
Sig.r Card.e de Santa Severina commendata.o et anco per molti anni,
che visse Monsig.r Alfonso Pisani Arcivesc.-o della detta città di
Santa Severina, che fu suo nepote e success.re nella medesima
commenda et Abbatia: successe poi a costui l’Eminentiss.o Ubaldini
b.m. e li suoi Ministri de fatto spogliorno li predetti Religiosi
della detta Grancia e resposta delli detti D.ti sessanta senza
donarle, ne farle donare l’assignam.to. et equivalente di essi in
virtù del sopracitato Instrumento con manifesto aggravio e danno et
insino al presente restano totalmente spoliati di essi annui docati
sessanta.
Item assignò altri D.ti sessanta, li quali devono pagarsi per
ciascun’anno dalli SS.ri Officiali Reggii sopra la salina di Neto
nel territorio di Santa Severina, ne giamai da questi e dalli Reggii
Arrendatori si riceve l’intiera sodisfatt.ne, e quel poco che si
have, e con molte spese di ordini, e provis.ni Reggie di Napoli; di
modo che fatto il calculo solam.te delli sei anni in conformità
della pred.a Constit.ne Ap.lica in molte, e diverse volte si sono
ricevuti docati 48 che l’un’anno per l’altro sono docati 24 – 3 –6 e
gli altri si vanno deperdendo per la renitenza delli predetti
ministri et arrendatori docati 24 – 3 – 6.
Item assignò la Grancia del Vordò dove si trova fundata una chiesa
sotto l’invocatione di San Giacomo Apostolo con una casa come di
sopra con quantità di terreni vacui, vigne et oliveto per annui
docati cento, li quali si vanno percipendo l’un’anno per l’altro con
l’aggregatione e compra fattavi d’alcuni altri terreni contigui per
un legato fatto da un benefattore duc.ti 100.
Di modo che l’assignatione fatta per li predetti ducati 220 come di
sopra alla Mensa Monacale delli beni del predetto Monast.o come
ridoto di presente è ridotta a ducati 124 – 3 - 6.
Item possiede un territorio chiamato Armirò, il quale fu comprato da
Monsig.r Alfonso Pisano Arcivesc.o di Santa Severina, e
Commendatario di detta Abbadia con dinari pervenutri nelle mani di
esso Commendatario dalla vendita fatta d’alcuni alberi inutili del
bosco della Grancia di San Martino di Canale, la quale Grancia fu
per prima assignata dal Sig.r Cardinale Santoro alias de Santa
Severina alli predetti Religiosi come di sopra, et assignata alla
mensa monacale per accrescersi il numero di sacerdoti se ne riceve
l’un’anno per l’altro ducati D.ti 75.
Item possiede un altro territorio chiamato Vallone delle case e con
altri nomi similmente comprato come di sopra con dinari del sudetto
bosco da esso Monsig.re Pisano commendatar.o per accrescimento del
culto Divino, e numero de Monaci rende l’un’anno per l’altro per il
pascolo ducati D.ti 33.
Item riceve per resposta di frumento chiamato germano che in esso si
sementa l’un’anno per l’altro ridotto in dinari D. 20.
Item essendo contigui al predetto territor.o molti boschi di pini da
otto anni a questa parte si è introdotta da essi Religiosi una serra
per segare tavole dalli predetti pini, e dedotte le spese l’un’anno
per l’altro se ne riceve d’utile ducati D. 35.
Item di presente possiede bovi num.ro undeci, li quali sono
impiegati nel servitio della detta serra, l’esercitio della quale
s’adopra solamente per mesi sette , e si riceve dall’utile di detti
bovi l’un’anno per l’altro ducati D. 35.
Item suole ricevere l’anno per l’altro per vendita di frutti
piantati e coltivati nel.a pred.a Grancia del Vordò ducati D. 6.
Item sole ricevere dalla vendita delle frondi di celsi lasciati per
legato fatto da Not.o Pietro Giovanne Oliverio per una messa la
settimana nella cappella di San Carlo fondata nella chiesa di detto
Mon.o l’un’anno per l’altro ducati D. 3-10.
Item possiede un territor.o chiamato Lacane pervenuto ad essi
Religiosi con obventioni di diversi benefattori e sarà da dodeci
tumulate in circa, e si riceve l’un’anno per l’altro per rendita del
pascolo ducati quattro, e quando si sementa e con li bovi del
monast.o et il frumento che si riceve serve per parte del vitto de
Religiosi dico ducati D. 4.
Item possiede dentro il territorio di Lacone alcuni celsi le fronde
di quali l’un’anno per l’altro rendono ducati D. 7.
Item possiede un horto congionto al detto Monaster.o nel quale vi
erano molte fabriche dirute per l’antica habitatione et il detto
horto anco le fu assignato dal Sig.r Abb.e Commendatar.o nel
precitato Instrumento et havendolo li pred.ti Religiosi ridotto in
cultura e remosso tutte quelle fabricaccie, e pietre, et piantato
molti celsi si riceve dal detto horto, e frondi di celsi l’un’anno
per l’altro ducati D. 16.
Item possiede un altro horto con alcuni celsi contiguo al pred.o
loro horto ad essi Religiosi assignato dalli benefattori della
cappella Santiss.mo Rosario fundata nella pred.a chiesa per
celebratione d’una messa la settim.a rende l’un’anno per l’altro
ducati D. 5.
Item possiede una vigna chiamata la civitella contigua alla predetta
Grancia del Vordò comprata con li dinari pervenuti da un benefattore
per legato fatto, che si erigesse una cappella sotto l’invocatione
di San Domenico nella detta chiesa, la quale già sta eretta, e
s’affitta l’un’anno per l’altro ducati D. 3 –2- 10.
Item possiede un territorio chiamato Caria comprato con li dinari
del medesimo Benefattore per il legato fatto della detta cappella di
San Domenico et l’un’anno per l’altro rende ducati D. 15.
Item possiede un territorio pervenuto ad essi Religiosi da un
Benefattore da tumulate dieci in circa nel loco detto Acoretto nel
quale per ogni tre anni si sementa in esso un certo frumento
chiamato germano e nell’istesso tertio anno si ricevono otto tumuli
del medesimo frutto, che ridotto in dinari e raguagliati gli anni
sei sono l’un’anno per l’altro ducati D. 1 – 3-
Item possiede un altro territorio nel loco detto placi da tumuli tre
incirca nel quale per ogni tre anni si semina in esso il medesimo
frumento chiamato germano e di esso frumento si ricevono tre tumuli
per ogni tre anni e raguagliati all’anni sei sono per ciascun’anno
carlini D. 0 –3 –
Item possiede un altro territorio chiamato l’olivaro pervenuto ad
essi Religiosi per legato fatto da un Benefattore, acciò del frutto
di esso si celebrino tante messe nella cappella di San Michele
Archangelo e s’affitta l’un’anno per l’altro docati D. 4.
Item possiede una spetiaria eretta nel detto monast.o dall’anno 1642
con vasi e cose necessarie per occurrenti infermità di essi
religiosi e fameglia mentre per prima erano constretti mandare in
città et terre forastiere lontane con incomodo, e pericolo grande,
vi esercita da spetiale secolare e detratte le medecine della
fameglia et altre spese necessarie si riceve l’un’anno per l’altro
ducati D. 25.
Item possiede un annuo censo sopra una possessione chiamata
Canginati di ducati D. 5.
Item riceve da diversi benefattori per la celebratione di molte
messe imposte da essi settimana per settimana alle sopradette
capelle erette dalli detti nella medesima chiesa annui ducati D. 25.
Item riceve l’annuale elemosina del sale concessa dalla Maestà
Catholica a Religiosi e detratte le spese et il vitto necessario
suol cavare dall’avanzo l’un’anno per l’altro ducati D. 2.
Item raguagliati li predetti anni sei suol cavare d’obventione di
messe manuali di funerali e d’altre elemosine incerte l’un’anno per
l’altro ducati D. 35.
Item possiede pecore num.ro 453 confuse grandi, e picciole le quali
si sono donate in affitto da sei anni incirca a diverse persone e si
è ricevuto dal detto affitto l’un’anno per l’altro D.ti 39.
Item possiede animali porcini confusi maschi e femine grandi e
piccioli num.ro 39 apprezzati da huomini esperti per ducati quaranta
donati in guadagno conforme all’uso del paese ad un particolare, che
li custodisce e governa e detratte le spese se ne riceve l’un’anno
per l’altro l’utile et il comodo della fameglia della carne salata e
saggime e di questi non si fa ne introito ne uscita.
Item possiede vacche num.ro 29 confusamente grandi e piccole
introdotte da alcuni anni per servitio e commodo del detto Monast.ro
et per non esser ancora accresciute a num.ro grande detratta la
spesa de pascoli, et anco le mortalità di presente se n’have
ricevuto e si riceve l’utile e comodo per il mantinimento delli bovi
destinati alla serra delle tavole conforme si è notato di sopra et
anco per il mantinimento delli bovi destinati alla massaria seu arte
del campo et il latticinio ha servito in parte del comodo della
fameglia. Item possiede una cavalla, un cavallo et un mulo per
servitio di d.o mon.ro.
Item possiede altri bovi num.ro quattro destinati alla coltura della
massaria seu arte del campo dalla quale si sogliono havere l’un’anno
per l’altro tumuli 130 di diversi vettovagli li quali consumandosi
per parte del vitto della fameglia non si pone ad introito in
dinari.
All’incontro il detto Monast.ro ha peso di messe perpetue ogn’anno
num.ro 736 et Anniversarii num.ro
Item ha peso di messe temporali ogn’anno ad arbitrio delli
Benefattori delle dette Cappelle construtte in detta chiesa num.ro
136 delle quali vi sono messe cantate per ciascun’anno nume.ro 36.
Le sudette messe tanto perpetue e temporali, quanto manuali e
quotidiane che pervengono alla predetta chiesa sino al presente
giorno sono tutte adempite.
Per elemosina di ciascuna Messa si suol dare un carlino di moneta di
regno.
Item è gravato di resposta d’un canone ogn’anno di grana dicisette 0
–0 –17
Item ha debito di annue contributioni al Padre Procuratore Generale
dell’Ordine in Roma di annui ducati D.ti 15.
Item ha debito d’annue prestationi alla Cassa Comune per il
vestiario et altre spese occorrenti al Padre Presidente della
Congregatione annui doc.ti D.ti 12.
Item ha debito per la visita annuale D.ti 1-2-10.
Item ha debito per il viatico del Padre Presidente, che si destina
dal Padre Generale per ogni quattro anni per superintendere al
Capitolo Provinciale, e raguagliati li detti anni quattro sono per
ciascun’anno duc.ti D.ti 3.
Item per li cibarii del detto Capitolo l’un’anno per l’altro ducati
D.ti 2.
Item per la sacristia, cere et per la musica nel giorno solamente
della festività del Glorioso Precursore S. Gio. Batt.a un’anno per
l’altro duc.ti D.ti 18.
Item ha di spesa ordinaria del vitto senza il grano, vino, et altre
cose raccolte ne beni del monast.ro mentre che il grano si raccoglie
dalla massar.a che si fa con li suoi bovi, e di esso si tiene conto
solamente della quantità che si riceve, e che si consuma, ma non del
prezzo, che si vende, e si compra, e così anco del vino,
comprendendosi ancora in detta spesa di vitto li passaggi et alloggi
de superiori, di tutte le persone ecclesiastiche, d’officiali e
d’altri secolari, la quale hospitalità è continuata essendo la
predetta terra e Monast.ro in luogo di continuo passaggio ne di
queste spese si tiene nota particolare, mentre, che si cibano
dellìistesse cose, delle quali si fa la dovuta e competente
provisione ogni anno, cumulando dunque ogni cosa che si compra per
il detto vitto con dinari contanti si calcula che viene confusamente
a raggione di docati dieci per ciascuna bocca, e ridotta la detta
spesa a diecisette bocche come di sopra sono l’un’anno per l’altro
ducati D.ti 170.
Item per vestiari di Religiosi, servienti et oblati,che sono numero
17 a raggione di docati quindeci l’Abbate doc.ti 13, il Cellarario
docati dodeci per ciascun sacerdote docati dieci per chierico e per
converso docati sei l’oblato et altri docati sei per ciascun
serviente e docati tre per vestire ordinariamente quello che
carreggia l’acqua in tutto docati D.ti 127.
Item per salario al Molettiero docati quindeci
Al Massaro, che fa l’arte del campo e massaria docati diecisette. Al
Custode e Garzone della Grancia del Vordò docati sedici. Al
Vaccarello docati dieci in tutto docati D.ti 58.
Item per il Medico ogn’anno D.ti 5
Item per il Barbero 2-2-
Item per la lavandara 2-2-10
Item per opere nel sementare, zappoliare, mietere, scognare, et
altre cose occorrenti alla massaria seu arte del campo l’un’anno per
l’altro ducati 17.
Item per acconcimi della botte nel cellaro per putare, zappare,
refondere, ompalare, e ligare le vigne, piantare nuovi propagini,
vendegnare, carreggiare il musto, e per altre opere necessarie, e
bisognanti nel Podere, e Grancia del Vordò, la quale è distante per
spatio di sei miglia dal detto mon.o, l’un’anno per l’altro ducati
D.ti 40.
Item al Cappellano che celebra la Santa Messa in tutte le Domeniche
e feste de precetto nella chiesa della detta Grancia del Vordò per
ciascun’anno ducati D.ti 10.
Item per ferro, che si compra ogn’anno per servitio dell’animali et
massaria, per il m.ro ferraro, per li finimenti, e mantinimento
delli detti animali destinati al servitio del Monast.ro e fameglia
l’un’anno per l’altro ducati D.ti 16.
Item per le spese ordinarie di biancherie mobili di casa, vasi, et
altre robbe di cucina, del furno, del Refett.rio, e simili l’un’anno
per l’altro ducati D.ti 12.
Item ha debito contratto per necessarie reparationi fatte in
fabriche in tetti, in un nuovo Refettorio et in altre necessità da
pagarsi per una sol volta tantum ducati D.ti 170.
Noi Infratti col mezo del n.ro giuram.to attestiamo d’haver fatto
diligente inquisi.ne e recognittione dello stato del soprad.o
Monastero e che tutte le cose espresse di sopra sono vere e reali e
che non si è tralasciato d’esprimere entrata, uscita, o peso di esso
Monastero che sia pervenuta alla n.ra notitia.
Et in fede habbiamo sottoscritto la presente di n.ra prop.a mano e
segnata col solito siggillo di questo ven.le monastero di San Gio.
in Fiore, questo di 7 di marzo 1650.
Io D. Emanuele Pelusio Abb. e affirmo
Io D. Silvestro Nigro sacerdote affirmo quanto di sopra
Io D. Paulo Pozella sacerdote affirmo q.nto di sopra.

