[I due castelli di Le Castella e la chiesa di Santa Maria]
di Andrea PESAVENTO
(pubblicato su Il Paese nr. 9-12/1994 - 01/1995)
Nel 1459 re Ferrante scese in Calabria per
stroncare la ribellione del marchese Antonio Centelles ed assediò
Crotone e Le Castella. A metà ottobre di quell'anno, bombardata da
mare e da terra con l'artiglieria venuta da Napoli, dopo circa un
mese di resistenza, Le Castella si arrese(1).
Confiscata e incamerata al regio demanio, la terra fu amministrata
dalla regia corte finchè il re non la concesse a Giovanni Pou,
feudatario anche di Isola, che la mantenne fino alla "Congiura del
baroni", quando a causa della ribellione del Pou la terra ritornò al
re(2).
A quel tempo l'abitato di Le Castella era circondato da mura, la
riparazione delle quali era a cura dell'università, e vi era un
castello, proprietà feudale, passato per confisca in demanio regio.
Infatti nell'ottobre 1486 la castellania delle Castelle era stata
concessa dal principe di Taranto a Francesco De Miro, che custodiva
il castello con undici compagni.
All'inizio dell'anno successivo un ordine del duca di Calabria
comandava di munirlo, di approvvigionarlo e di farvi alcuni lavori
tra i quali quelli di "consar la porta dela torre et far lo astraco
alla torre delo sperone delo castello". Per tale scopo il duca
ordinava al tesoriere Vinceslao Campitello di utilizzare le entrate
provenienti dalle terre confiscate di Isola, Le Castelle e Torre di
Tacina. I lavori proseguivano nel giugno di quell'anno (3).
Pochi anni dopo, nell'aprile 1491, l'università delle Castelle
chiedeva al re di poter riparare le mura, continuamente rovinate
dalle mareggiate, utilizzando i soldi provenienti dall'esenzione del
pagamento di un carlino a fuoco per le fabbriche del regno e da
altre entrate (4).
Re Federico d'Aragona nell'ottobre 1496 la vendette con altre terre
ad Andrea Carrafa (5).
Il conte di Santa Severina non riuscì ad entrarne in possesso per
l'opposizione degli abitanti, nonostante l'aiuto promessogli da
Paolo Siscar, conte di Ayello, governatore della provincia di
Calabria (6).
Con l'arrivo degli Spagnoli, Consalvo Ferrante, gran capitano,
consegnò al conte la terra delle Castelle e Santa Severina (7).
Il Carrafa fu riconfermato nel possesso dal re Ferdinando il
Cattolico (8) ma gli abitanti nel 1512/1513 gli si rivoltarono.
Dopo la cruenta repressione condotta da Bernardo Villamarino, conte
di Capaccio, il Carrafa nel 1517 ottenne dal re che, poichè per le
"mala tempora" molti diritti e beni erano stati illecitamente
sottratti o occupati da secolari ed ecclesiastici, si procedesse a
fare la reintegra dei suoi feudi.
L'anno dopo il vicerè Raymondo de Cardona ordinava al giustiziere
Francesco Iasio di Taverna di procedere alla verifica dei beni e dei
diritti feudali e alla compilazione di un inventario (9).
Nel 1520 il commissario regio consegnava due copie del documento:
una per l'archivio pubblico di Napoli a cautela della Regia Corte,
l'altro per la corte della terra di Le Castelle e del conte(10).
Dal manoscritto si possono rilevare importanti notizie sulla vita
economica e sull'assetto urbanistico della terra che allora era
tassata per 202 fuochi (11).
L'abitato circondato da mura, alcune di antica costruzione ed altre
edificate di recente, era composto per la maggior parte da case
palaziate, da alcune case terranee e da qualche "domuncula seu
capanna".
Vi era la chiesa di Sant'Andrea, situata presso le mura nuove nei
pressi del porto piccolo, il luogo detto la Scarpa Grande vicino al
porto grande, una piazza pubblica, la chiesa parrocchiale di Santa
Maria de Castellis con sacristia, cimitero e campanile, il luogo
"Curtilio dela Corte" ed una "virdisca" presso le mura antiche.
Presso la riva del mare nelle località "la Porta de fora", "la timpa
dela porta de fora", "le timpe delo casale" e "lo canalicchio"
sorgevano i magazeni, le apoteghe (spetiaria, calcinario, calemario,
bucciaria ecc) ed i casaleni; nelle vicinanze si trovava anche
l'ospedale e chiesa di San Nicola. Dal documento si ricava che nei
primi anni del Cinquecento le fortificazioni erano state rifatte.
Parte della cinta muraria cittadina era stata rinnovata e mutata
nella sua estensione (12). Il vecchio castello era stato dismesso e
costruito uno nuovo, facendolo circondare dal mare . A ricordo della
antica fortificazione la chiesa parrocchiale arcipretale di Santa
Maria de Castellis è descritta come situata dentro le mura
dell'abitato "in loco ditto et pp.e nominato Lo Castello Vecchio ubi
antiquitus erat Castrum vetus dittae Terrae". La chiesa, che era di
juspatronato del conte ed era la maggiore di Castellorum, confinava
dalla parte della porta principale con la via pubblica che andava
verso il "curtilium dittum dela Corti" e dalla parte della porta
piccola e della "tripona" con le case di Salvo Succurra e di
Domenico De Pace che erano poco distanti dalla riva del mare (13).
Le nuove fortificazioni cinquecentesche davano sicurezza. "Quando vi
era nova de Turchi li preti et gente dell'Isula salvavano la gente
et robbe in la terra delle Castelle perchè nella città dell'Isula
non ci era mura".. ma "nel 1536 i Turchi pigliarono tutte quelle
persone che si ritrovavano dentro detta terra ..(che).. fu
saccheggiata et brusciata tutta di maniera che si abbrusciarono et
si persero tutte scritture et protocolli de notarii" tra i quali i
privilegi originali del vescovato di Isola che erano in una cassa
nella sacristia della chiesa di Santa Maria de Castellis (14). La
città subì altri saccheggi e si spopolò (15).Durante il viceregno
del duca d'Alba (1556-1558), dopo l'incursione turca su Cariati
(27.7.1557), per paura e col pretesto che i turchi potessero farne
base per le loro scorrerie si decise di abbatterla (16). Così le
mura cittadine furono smantellate e gli abitanti superstiti se ne
andarono, rimasero solamente una quindicina di famiglie all'interno
del castello feudale (17). Gli edifici rovinarono e nel 1564 la
terra è data per "dishabitata" (18). Dalla visita fatta nel 1568 dal
vescovo Annibale Caracciolo (19) sappiamo che le tre chiese di Santa
Maria, San Nicola e Sant'Andrea godevano ancora di distinte e
sufficienti proprietà e rendite. In seguito i loro beni furono
incorporati parte al capitolo e parte alla mensa vescovile di Isola
(20). L'arciprete di Castellorum passò allora per quinta dignità nel
Capitolo di Isola fintanto che non si sarebbe ripopolata la
distrutta terra (21).
Poichè i terreni che erano stati posseduti dalle chiese erano
situati in diverse parti del territorio delle Castella, per evitare
le liti che di continuo nascevano per la loro coltura tra il vescovo
di Isola ed il barone delle Castella, "si convennero di dover cedere
il barone altri territori tutti in una continenza a favore della
mensa vescovale, e del clero della città d'Isola per compenso delle
terre delle chiese destrutte, che furno assignate, e date al
barone". Avendo stimato che le terre della chiesa di Santa Maria in
territorio delle Castella, cedute dal vescovo al barone, rendevano
annualmente tomoli sessanta di grano, il vescovo pose la condizione
che se "la chiesa predetta di Santa Maria delle Castella, che adesso
è deserta e senza clero, ritornasse al pristino stato. In tal caso
esso Monsig. vole, dechiara et stabilisce, che dette tomole sessanta
de grano siano et vadino in beneficio di detta chiesa" (22).
A fine Cinquecento pur spopolata Castellorum conservava ancora parte
delle fortificazioni cittadine. Il vescovo di Isola Annibale
Caracciolo nel dicembre 1594 entrò dalla porta della città, "ben
inferriata doppia con quattro sbarre di ferro, doi all'una et doi
all'altra porta con la serratura et masco grandi sotto una lamia"
(23), e visitò la chiesa di Santa Maria che era "quasi in totum
derelicta et despoliata" (24). Le quindici famiglie che abitavano
nel castello se ne erano quasi tutte andate a Cutro ed a Isola per
paura dei Turchi. Nel castello dove a ricordo del costruttore c'era
"una effigie di Andrea Carrafa guasta un poco al naso" e nella torre
erano riposti un falconetto e alcuni smerigliotti, archibuscioni,
alibardi e archibusci (25), rimanevano solo il castellano ed i suoi
aiutanti che d'estate quasi sempre se ne stavano a Cutro.
L'arciprete, che godeva di una decorosa prebenda, non vi faceva
residenza e vi si recava solo nei giorni festivi per celebrare la
messa e amministrare i sacramenti ai marinai che vi capitavano ed ai
pochi abitanti che erano nel castello (26).
La chiesa, spogliata di tutti gli apparati sacri ed in parte
distrutta dai Turchi, fu ripristinata dall'arciprete Geronimo Zurlo
(27). Così nel 1648 essa si presentava in ordine e con l'altare
maggiore decentemente ornato (28).
Poichè gli abitanti non erano in grado di difendersi, nel 1644 per
ordine di re Filippo IV la terra era stata dichiarata abbandonata
(29).
La chiesa o piccola edicola di Santa Maria de Castellis o della
Visitazione continuò ad esistere fuori dal castello feudale.
A ricordo del luogo "Castello vecchio" e delle mura della città così
annotarono i vescovi di Isola che la visitarono: "Eccl.a sub
invocat. Sanctissime Visitationis est extra fortilium sub fornice
quodam antiquor. muror. castri" (30).
Essa sorgeva ormai "in aperto" "sub fornice antiquor. muror. oppidi
extra arcem constructa rudis et angustae formae" (31). Il vescovo di
Isola Francesco Megale nel 1680 così si esprime: "La chiesa è fuori
del castello spero tuttavia di erigere una edicola dentro il
castello se mi asseconderà il principe di Cutro che ne ha il dominio
(32). L'intento del presule non si realizzò e così il nuovo vescovo,
Francesco Marino, alla fine del Seicento, poichè la terra cominciava
a ripopolarsi (33), cominciò a ricostruirla ampliandola (34). La
chiesa, che prima era una piccola edicola, ingrandita e finita, fu
benedetta dal nuovo vescovo Domenico Botta (1717-1722) (35). Si
verificavano così le condizioni a suo tempo poste per una nuova
ridotazione e l'università delle Castella, richiamandosi alla
convenzione stipulata nel 1578 tra il vescovo Caracciolo ed il Duca
di Nocera per le terre di Santa Maria delle Castella, si rivolse
all'arcivescovo di Santa Severina perchè intervennisse a favore
della matrice restituendole le tomola sessanta di grano che ogni
anno il barone dava alla mensa vescovile ed al clero di Isola
"perchè oggidì si è fatto il caso di essersi rimessa e ritornata in
pristino stato la chiesa matrice con essersi aumentato il popolo in
d.a terra sopra il numero di seicento anime" (36). Verso la metà del
Settecento "fuori del castello c'è la parrocchiale della B.V.M. che
prima era una semplice edicola ora in verità è una nuova chiesa con
tre altari" (37), essa era decentemente ornata e provvista di
paramenti sacri (38).
Nel 1771 Le Castella conta 28 fuochi, "gente tutta campagnola, che
miseramente vive". La chiesa arcipretale è nell'eminente pericolo di
rovinare, "situata sopra uno scoglio, che viene continuamente
battuta dal mare, con un pontone, o sia pilastro a mano sinistra
dalla porta che minaccia imminente rovina, giachè oltre di trovarsi
il pedamento del tutto lesionato, perchè sta situata sopra un
picciolo scoglio il quale comparisce fragolo, o sia aperto in guisa
tale nel solo rimirarsi fa conoscere non solo il pericolo imminente
della rovina ma anche quello de cittadini. Per tal causa le mura
della chiesa sono lesionate ed aperte". Essendo morto nel febbraio
di quell'anno l'arciprete Arcangelo Affittante (1724 - 1771), i
Castellesi, non essendo in grado di riparare la vecchia
parrocchiale, poichè sarebbe stata necessaria una "esorbitante somma
di danaro, colla quale s'edificarebbero più e più chiese",
supplicarono la Santa Sede di non nominare per alcuni anni
l'arciprete ma di usare le rendite dell'arcipretura vacante per
costruire un nuovo edificio in un luogo più sicuro. La supplica fu
accompagnata dall'assenso del vescovo di Isola Monticelli che pose
la condizione che terminata la nuova chiesa, i cittadini di Le
Castella avrebbero dovuto edificarne un'altra fuori dell'abitato a
Ritani nelle sue terre per favorire i suoi lavoranti ed affittuari.
Il progetto era di completare l'opera entro sette anni. Così per
sette anni i Castellesi corrisposero alla mensa vescovile di Isola
le decime in grano e dopo la Real Determinazione la congrua in
denaro. A sua volta il vescovo di Isola per tutto il tempo mantenne
a Le Castella un economo curato e si interessò al mantenimento della
vecchia e alla costruzione della nuova chiesa. Passati i sette anni,
nel giugno 1778, venne nominato il nuovo arciprete, Domenico Antonio
Alessio e la nuova chiesa rimase incompleta. Il vescovo disse ai
cittadini di Le Castella che se volevano completarla dovevano farlo
a loro spese. Nel 1780 la nuova piccola chiesa era "edificata di
rustico con piccoli cornicetti" e ancora senza pavimento; dovevano
essere terminati gli altari, la sacristia ed il campanile e
bisognava stuccarla interamente. Si calcolava che per poter
officiare occorreva ancora spendere circa duecento ottanta ducati. I
Castellesi, "giache passano più li giorni digiuni, che sazi per la
gran miseria", si rivolsero al re. Essi fecero presente che la mensa
vescovile di Isola, oltre a possedere vasti territori nel loro
territorio, si era a suo tempo impadronita delle entrate delle
chiese di Le Castella e non le aveva mai più restituite, chiesero
perciò che il vescovo completasse a sue spese la chiesa e
restituisse i beni o almeno si impegnasse a pagare la congrua al
parroco e mantenesse la nuova chiesa di tutto il bisognevole (39).
Durante l'arcipretura di Domenico Antonio Alessio (40) la nuova
chiesa fu completata e riprese vita. L'università di Le Castella
continuò a rivendicare le rendite delle chiese a suo tempo
incamerate dal vescovo di Isola e l'arciprete, dopo il terremoto del
1783, le rendite dell'arcipretura delle Castelle che erano state
date in gestione alla Cassa Sacra..
Nel 1789 la chiesa arcipretale di Santa Maria della Visitazione
risulta ben fornita di arredi sacri e vi sono, oltre all'altare
maggiore, altri quattro altari dedicati a S. Antonio, S. Giuseppe,
all'Assunta e del Rosario ( gli ultimi due "diruti") e la sacrestia
(41). Nel 1808 a Le Castella vi è solo la chiesa parrocchiale di
Santa Maria gestita da un economo (42).
Note
(Le Castella = nel sec. XIII "Castellum ad Mare", nei secc.
XV-XVI "Castellorum Maris" o "Le Castelle")
1) Giampietro D., Un registro aragonese della Biblioteca Nazionale
di Parigi, A.S.P.N., 1884, pp. 284-285.
2) Processo grosso di fogli 572 della lite che Mons. Ill.mo
Caracciolo ha fatto con il Duca di Nocera per il detto vescovato
nell'anno 1564, Arch. Vesc. Crotone.
3) Cunto dele intrate dela cita dellisola le castelle et de tacina
loro pertinentie et districto administrate per me Antonio de Jacobo
de Florentia, Dip. Som. Fs. 552,I° Serie, f.lo 1, 1487, ff. 39-40,
Arch. Stato di Napoli
4) Trinchera F., Codice aragonese, Napoli 1874, Vol. III, pp. 48-50.
5) Nel 1496 Castellorum era tassata per 190 fuochi e dava entrate
per ducati 45, Processo cit. f. 475.
6) Nel cedulario della provincia di Calabria Ultra dell'anno 1500 si
tassò Andrea Carrafa solamente per la terra di Roccabernarda e per
il feudo di Crepacore, Ref. Quint. Vol. 207, ff. 79 sgg., Arch.
Stato Napoli.
7) Processo cit. f. 452.
8) La conferma avvenne da Salamanca il 18.1.1506 e da Castello Novo
il 20.5.1507. Nel cedulario del 1508 si tassò il conte anche per
Santa Severina e casali e per la terra delle Castelle, Ref. Quint.
cit. ff. 79 sgg.
9) Processo cit. ff. 488-489.
10)Processo cit. ff. 488 sgg.
11) Pedio T., Un foculario del Regno di Napoli del 1521 e la
tassazione focatica dal 1457 al 1595, in Studi Storici Meridionali,
n.3 1991, pp. 264-265.
12) La corte possedeva presso il mare un pezzo di terra "cum certa
parte vestigior. et pedamentor. domorum" situato fuori mura nel
luogo detto "la Porta de Fora" confinante con la via pubblica che va
dentro la terra di Castellorum, Ista sunt bona demanialia ditti
castri Cur. feudi di ditte terre castellorum maris (1520) , f.19v,
Arch. Vesc. Crotone.
13) Ista sunt bona cit. f. 26.
14) Processo grosso cit. ff. 413 sgg.
15) Particolarmente grave fu il saccheggio del Barbarossa che nel
novembre 1545 portò via in schiavitù dalla cittadina numerosi
abitanti, R. C. Som. Numerazione fuochi terre Castellorum, F.133,
ff. 73-110 (1546), Arch. Stato Napoli.
16) "Questa deshabitatione fu procurata dal Ill. Duca di Nocera loro
padrone per farsi padrone delle loro terre et vigne, come
chiaramente si vede esserli reuscito", Galasso G., Economia e
società nella Calabria del Cinquecento, Napoli 1967, 387.
17) Guarino Pantisano di circa 80 anni, nel 1594 affermava: "Sono
arciprete delle Castella con cura d'anime, si bene son pochissime
anime perchè dopo che li turchi pigliaro detta terra e fo anco
smantellata, tutti li cittadini sene partiro", Visita di Annibale
Caracciolo, vescovo di Isola, 1594, f.88v, Arch. Vesc. Crotone.
18) Tesorieri e percettori ci Calabria Ultra, Vol. 4087, anno 1564-
1565, Arch. Stato Napoli.
19) L'anno prima c'era stato un processo per lo juspatronato di
Santa Maria delli Castella tra il vescovo Caracciolo ed il Duca di
Nocera, Processo per lo juspatronato di S.ta Maria delli Castella di
carte settanta due nell'anno 1567, Arch. Vesc. Crotone.
20) Le distribuzioni quotidiane "quae in eccl.a pr.tta ante non
erant modernus ep.s introduxit pro quarum augmento agregavit eis
tria beneficia simplicia: S. Andreae, S. Nicolai terrae Castellorum
Maris et Divae Mariae Magdalenae Baroniae Tacinae", Rel. Lim.
Insulan. ,1600, S. Congr. Conc., Arch. Segr. Vat..
21) Regia Udienza di Catanzaro 479, fasc. I, Arch. Stat. di CZ.
22) Capitoli, patti et conventioni inhiti fra l'Ill.mo Don Alfonso
Caraffa duca di Nocera et barone della terra delle Castella et
l'Ill.mo R.mo Monsig. Aniballe Caracciolo vescovo dell'Isola,
Neapoli die tertio m. Julii 1578, Arch. Vesc. Crotone.
23) Atti Notarili Cart. 69,1598,56, Arch. Stat. CZ.
24) Visita di Annibale Caracciolo, vescovo di Isola, 1594, ff.
36-37, Arch. Vesc. Crotone.
25) Inventarium Castrorum Maris et Castri, ANC. 69,1598,56-57 Arch.
Stat. CZ
26) Nel 1594 l'arciprete Guarino Pantisano, che era succeduto nel
1579 a Colella Loriyo, affermava che "al principio io facea
residentia perche nello castello vi erano da circa quindici casati,
ma da alcuni anni in qua che son quasi tutti sfrattati per lo
pericolo et invasione deli turchi, io me retirai all'Isola e le
feste andava a celebrare" e "al p.nte non sono piu che tre casati li
quali habitano dentro il castello", Il Pantisano nel 1545, mentre
era arciprete di S. Pietro di Tripani, era stato catturato dai
Turchi e liberato dopo un anno di schiavitù ed il pagamento di
"cento scuti de oro", Cessione dell'arcipretato delli Castella, anno
1579; Visita di Annibale Caracciolo, 1594, f.40v, 88v; Rel. Lim.
Insulan.,1615-1635, ASV.
27) All'arciprete Guarino Pantisano (1579 - 1595) seguì Domenico
Conte (1603 - 1606) poi Fabrizio Melione (1612 - 1630) e quindi nel
1630 Hieronimo Zurlo, Russo F. , Regesto, IV, 374, 419; V, 251.
28) " .. eccl.am illam esse sub titulo Visitationis B.tae Mariae
Virginis cuius immagine ipse Archip. suis sumptibus fieri curavit
cum annis retroelapsis fuisse invas. a turcis a quibus expoliatam
omnibus apparatis et vestibus sacerdotalibus..", Visita del vescovo
di Isola Gio. Batt.a Morra , 1648, Arch. Vesc. Crotone.
29) Rel. Lim. Insulan. 1644, ASV.
30) Rel. Lim. Insulan. 1673, ASV.
31) Rel. Lim. Insulan. 1667, 1670, ASV.
32) Rel. Lim. Insulan. 1680, ASV.
33) Popolazione di Le Castella come si ricava dalle relazioni dei
vescovi e dalle tassazioni: 275 fuochi (1532); 183 fuochi (1545); 11
fuochi (1561); 20 abitanti (1594); 3 fuochi(1595); 26 abitanti
(1618); 50 abitanti (1633-1651); 6 fuochi (1669); 100 abitanti
(1673-1701), 150 abitanti (1704-1714); 43 fuochi (1742); 270
abitanti (1808); 307 abitanti (1816); 268 abitanti (1858).
34) Rel. Lim. Insulan., 1694, ASV.
35) "Extra castrum ecclesiam habet Parochialem, Archipresbiteratus
nuncupatam, sub invocatione B.M.V. qua potius Aedicula erat. Nunc
vero novam detinet ecclesiam in ampliorem formam redactam, quam
inceptam reperi, eamque iam absolui, et benedixi, et in ea tria
extant altaria", Rel. Lim. Insulan., 1721, ASV.
36) Esposto dell'università della terra delle Castella a Mons.
Arcivescovo di S. Severina Carlo Berlingieri, 11. 6. 1717, Arch.
Vesc. Crotone
37) Rel. Lim. Insulan. 1741, ASV.
38) Il vescovo Giuseppe Lancellotti che visitò la matrice nella
Pasqua del 1762 trovò l'altare maggiore e la fonte battesimale
decentemente ornati e la sacristia abbastanza provvista, Visitatio
Giuseppe Lancellotti, 1762, Arch. Vesc. Crotone.
39) Regia Udienza, 479, fasc. I (1780), Arch. Stat. CZ.
40) Dat. Aplca. Per obitum F. 200, f. 142v. Russo F., Regesto ,XII,
367.
41) Cassa Sacra, Segreteria Ecclesiastica, Atti di revisione, e
nuova liquidazione delle rendite dell'arcipretura delle Castelle,
Vol. 52, 948 (1789), Arch. Stat. CZ.
42) "La chiesa delle Castella dona per distribuzione all'arciprete e
preti per un biennio tt.a 30 di grano ed il terzo anno Duc. 15 e
tt.a 15 di grano che si contribuisce dalla Cam.a della sud.a terra.
Arcipretura delle Castella: Tiene di rendita annui Duc. 40 per una
gabella e Duc. 100 le si corrispondono dal R.do Capitolo di questa
città(Isola) sopra i beni dei luoghi pii della med.a allo stesso
capitolo aggregati", Stato delle chiese di Isola, 1808, Arch. Vesc.
Crotone.

