[Il castello di Crotone]
di Pino RENDE
(pubblicato su La Provincia KR nr. 22/2003)
Posto alla sommità della timpa della Capperrina ed a controllo della strada, il primitivo castello di Crotone (fig. 1) (1), si evidenzia a seguito della ricomposizione urbana della città agli inizi dell’età Normanna (seconda metà del sec. XI – inizi del sec. XII). Si trattava di un torrazzo a base quadrata che, ancora alla fine del Quattrocento, costituiva un nucleo importante delle fortificazioni cittadine (turri di S. Panaja) (2) caratterizzando, con la sua mole, la parte della città detta “il cavaliero”. Danneggiato in seguito al terremoto del 1638 (3), compare ancora nella carta di Emanuele Giovine agli inizi del Settecento (cavalier di Rito).

(Fig. 1. Localizzazione del primitivo castello di Crotone (seconda
metà del sec. XI – inizi del sec. XII). La sua posizione (A) appare
evidenziata dalla topografia del luogo che domina la città (B) e la
via (in tratteggio).
Il castello imperiale di età sveva
Attorno al primo venticinquennio del sec. XIII s’individua la
costruzione di un nuovo castello nel luogo attuale che, analogamente
a quello di S. Severina (4), compare
tra i castelli amministrati dai funzionari della curia imperiale,
dove risiedevano castellani e guarnigioni assoldate dall’imperatore
(5). Come evidenzia anche l’appellativo
differente (6), si trattava di una
struttura diversa rispetto ai castelli che avevano caratterizzato il
periodo precedente. Nella fase in questione, infatti, appaiono
costruzioni più complesse, organizzate con alte mura rinforzate da
torri quadrate o poligonali (7), dotate
di feritoie per il tiro fiancheggiante dei balestrieri e di terrazzi
lignei per la “Difesa Piombante” (8).
In questa logica ritroviamo il castrum Cutroni che, edificato in una
posizione nuova rispetto alla città, accentua decisamente il suo
ruolo offensivo verso quest’ultima (fig. 2-A).

(Fig. 2. Castello di Crotone. A: sec. XIII (ipotesi). B: fine sec.
XIV – metà sec. XV, 1) torre di S. Georgi, 2) torre Marchisana, 3)
torre Muza delo castello detta S. Maria, 4) torre delo casi cavallo.
C: Progetto di ricostruzione della fine sec. XV (in tratteggio le
opere mai realizzate). D: Progetto di ricostruzione sec. XVI (in
tratteggio le opere mai realizzate).)
Un documento del 1270 ci consente di evidenziarne i tratti
caratteristici. Si trattava di un complesso munito di nove torri,
alcune delle quali sono citate in maniera generica, mentre altre
compaiono con toponimi che evidenziano la loro pertinenza ad una
fase di piena affermazione della lingua latina. Tra esse, come nel
caso di altri castelli regi, spicca la Turris Palatii che,
verosimilmente, assolveva alle funzioni fiscali e costituiva il
nucleo residenziale del castello, assieme alla cappella
(9) e alle altre strutture di servizio:
stalle, magazzini, etc. Oltre alla “Turris Palatii” (palazzo) ed a
quella “de Thesauro” (del tesoro) che, possono essere ricondotte
alle funzioni fiscali proprie del palatium di età sveva e angioina,
compaiono una “alia turris”, la cui riparazione spettava al
feudatario di Ypsigro (Cirò), una “Turricella” spettante a Iohannem
de Cutrono, ed una “alia Turricella” che doveva essere riparata a
spese di Boamundum de Cariato (10). Nel
documento in questione, accanto a toponimi che indicano la presenza
di torri di dimensioni diverse, ne compaiono altri che alludono a
particolari tipologie e ci permettono di evidenziare altre
particolarità del castello svevo. Oltre alla torre “Triangula”, è il
caso di quella detta “Barbacana”, riconducibile alla presenza di
strutture poste a munire la base delle mura, alle quali dovevano
affiancarsi le difese dell’accesso, identificabili attraverso la
presenza della “turris que vocatur la Mamunella” (la manovella)
(11), e di quella “que est ante
hostium” (posta avanti la porta). In ogni caso, le indicazioni
pervenuteci attraverso questa testimonianza documentaria, sono in
linea con altri esempi analoghi e sottolineano l’apparizione datata
di questa nuova struttura di controllo del territorio. Di tale
impianto, ancora alla fine del Settecento, sopravviveva una torre
nelle adiacenze dell’ingresso, come appare nel disegno della città
realizzato dal Desprez e pubblicato nel Voyage Pittoresque
dell’abbate de Saint-Non (fig. 3) (12).

(Fig. 3. Disegno realizzato da Desprez ed inciso da Varin, in Voyage
Pittoresque di Jean Claude Richard Abbé de Saint-Non, Parigi 1783
(particolare).)
Adeguamenti imposti dall’uso dell’artiglieria
Durante la seconda meta del secolo XIV, le armi da fuoco, già
impiegate durante la prima metà del secolo, entrarono stabilmente
nell’uso degli eserciti e nelle dotazioni di città e castelli.
Comincia così un nuovo periodo che, progressivamente, porterà alla
riconversione delle fortificazioni medievali che saranno adeguate,
assumendo forme sempre più regolari dettate dall’uso delle nuove
armi. E’ il caso del castello di Crotone, dove, tra la fine del sec.
XIV e la prima metà del XV, fu provveduto a realizzare i necessari
adeguamenti, come evidenziano la cartografia cinquecentesca (fig. 4)
ed alcune strutture superstiti che permettono di mettere in luce i
tratti caratteristici delle nuove opere. In questa fase il castello
fu dotato di nuove torri a base circolare, di cui oggi rimane la
“turri delo casi cavallo” (13) che, per
dimensioni e caratteristiche, risulta analoga ad un’altra ormai
completamente scomparsa: la Marchisana (fig. 5)
(14), il cui toponimo rimanda al tempo
della signoria dei Marchesi di Crotone (1390 - 1444)
(15).

(Fig. 4. Plan dessiné de Cotrone (sec. XVI). Bibliotèque Nationale di
Parigi (particolare). Accanto alle nuove opere progettate per il
rafforzamento del castello, si evidenziano quelle più antiche che
permanevano dopo i lavori realizzati alla fine del dominio
aragonese.)

(Fig. 5. Ricostruzione assonometrica della torre Marchesana, al tempo
in cui fu abbattuta in seguito ad alcuni crolli (fine del sec. XIX).
Disegno di Gregorio Crugliano.)
Oltre alla torre di Casicavallo, nelle cui adiacenze, pur ispessito
da interventi successivi, permane un tratto di cortina pertinente al
periodo, esistevano: la “turri Muza delo castello detta S. Maria”
(16) e quella di S. Georgi
(17). I resti della prima permangono
alla base della cortina cinquecentesca (detta “delo critazo”)
(18) che si affaccia verso il porto,
mentre la seconda, in parte diroccata (19),
fu inglobata dai terrapieni realizzati durante la costruzione dei
nuovi “rebellini” sul finire del sec. XV. Queste strutture andarono
a munire un nuovo tratto di perimetro esterno che avvolgeva alla
base il precedente impianto, lungo il versante settentrionale ed
orientale del castello, mentre dalla parte meridionale, escludendo
le adiacenze dell’ingresso (20), le
antiche strutture permarranno (fig. 2-B) (21).
Ciò determinerà la creazione di un nuovo cortile interno: il baglio
de abasso (22), impostato ad una quota
inferiore rispetto alla vecchia corte. Questa situazione è messa in
luce anche da alcune considerazioni che è possibile esprimere
riguardo alla torre Marchesana, la cui localizzazione alla sommità
del colle, oltre a segnalare la sua antichità, evidenzia,
considerato il notevole dislivello con le torri del perimetro, come
essa non fosse direttamente connessa con quest’ultimo
(23). Come evidenzia la fotografia
aerea, in questa fase il castello appare collegato alle mura della
città (24), e dimostra di mantenere il
suo antico accesso orientato a sud, dove quest’ultimo era difeso da
un’estesa palude che bisognava necessariamente attraversare per
raggiungerlo (25). Concepito per
offrire un migliore riparo dalle nuove armi, il castello di Crotone
rimase in queste forme fino alla fine del secolo, quando
improcrastinabili esigenze difensive, avviarono il suo totale
rifacimento sulla base dei nuovi concetti della tecnica bellica.
La ricostruzione
Verso la fine del sec. XV, in seguito dell’apertura delle
ostilità contro i Turchi, i possedimenti aragonesi del regno di
Napoli si trovarono esposti in prima linea alla loro minaccia. Re
Ferdinando corse subito ai ripari avviando un programma di
rifortificazione delle principali piazze, ed impegnando figure di
primo piano del tempo (26). Per la sua
importanza strategica, massicci interventi riguardarono il castello
di Crotone che, riprogettato in forme nuove, a partire dal 1482 fu
interessato da estesi lavori di ricostruzione di cui ancora
permangono le opere (fig. 2-C) (27). In
primo luogo esso fu separato dalle mura della città, attraverso lo
scavo di un ampio fossato, mentre nella cortina corrispondente fu
progettato l’inserimento del nuovo ingresso (fig. 6).

(Fig. 6. Ricostruzione prospettica della cortina occidentale e
dell’ingresso del castello di Crotone (sec. XVI). Disegno di Pino
Rende sulla base del Rilievo Prospetto pubblicato in Castello e
Cinta Muraria, a c. del Centro Servizi Culturali e dell’Ufficio Beni
Culturali del Comune di Crotone, Crotone s.d., tav. 1.)
Tale scelta consentiva di impostare il nuovo castello in un perfetto
quadrato con quattro torri nei vertici, disponendo di un ingresso
ritirato nel fossato dove, quest’ultimo, non era esposto al tiro
diretto delle armi da fuoco. Per rispondere allo scopo, le nuove
opere furono concepite secondo le esigenze dei tempi. Dalla parte
verso la città le torri preesistenti furono abbattute o inglobate
dalle nuove costruzioni: due bassi torrioni rotondi (rondelle)
dotati di nuovi “rebellini” e di estesi terrapieni
(28), che determineranno l’apparire del
caratteristico profilo dalle nuove strutture, più basse ed avanzate
rispetto a quelle medievali. Questi interventi riguardanti il
perimetro difensivo rivolto verso la città, non saranno seguiti
dalle opere previste verso la marina. Qui, il precipitare degli
eventi che apriranno al lungo periodo del Viceregno (1503 – 1734),
determineranno il mancato completamento del progetto originario,
consentendo solo la realizzazione di alcuni lavori di adeguamento.
Questi ultimi interesseranno il consolidamento della cortina nord e
della torre di Casicavallo, le cui mura, ispessite e scarpate,
evidenziano una tecnica analoga a quella che caratterizza le due
rondelle e le cortine corrispondenti. La necessità di collegare
attraverso il nuovo ingresso, la città e la corte del castello,
poste a quote sensibilmente diverse, avvierà, parimenti, un processo
di rielaborazione delle strutture interne che sarà completato
durante la seconda metà del Cinquecento (29),
quando il castello si troverà ad ospitare guarnigioni numerose
residenti con le proprie famiglie. In questa fase saranno realizzate
le opere relative alla realizzazione del ponte levatoio
(30), mentre la nuova porta sarà
raccordata al preesistente nucleo medievale, attraverso una “saluta”
(31) che sfruttava l’antico accesso al
castello (fig. 7 A e B).

(Fig. 7. Ricostruzione dell’ingresso del castello di Crotone (sec.
XVI).)

(figura 7 seconda)
Note
1. Nei documenti, il castello di Crotone compare per la prima
volta in un atto del 1192. Trinchera F., Syllabus graecarum
membranarum, doc. n. 232.
2. Alla fine del periodo aragonese, durante i lavori alle mura della
città dalla parte della Capperrina, si segnala l’esecuzione di
opere“in pedi la turre de santa panayia” che, verosimilmente, si
riferiscono alla realizzazione di un barbacane analogo a quello
posto alla base della torre Mastra del castello di Belcastro.
Pesavento A., Fortificazioni della città e castello di Crotone negli
ultimi anni aragonesi, in La Provincia KR n. 25/98.
3. “… detto luoco chiamato il cavaliero, che li moderni haveano
fatto, come un forte dentro la città, pochi anni sono si
deroccasse”. Nola Molise G.B., 1649 p. 47.
4. Imperialis castri Sancte Severine (1240). Pratesi A., Carte
Latine p.399. L’importanza strategica congiunta dei due principali
centri del comprensorio è comunque ancora più antica. Nell’aprile
del 1121 in un atto interviene Costa “notarium et strategum S.
Severinae et Crotonis” (Trinchera F., cit. p. 114), mentre nel 1159
compare “Girardum baiulum Sanctae Severinae e Cutroni” (Pratesi A.,
cit. p. 29).
5. Durante la seconda metà del Duecento, la guarnigione del castello
di Crotone era composta da un castellanum scutiferum e da 15
servientes/serjanz nelle epoche successive chiamati “compagni” o
“soci” (Reg. Ang. Vol. XIII, 1275/1277, p. 68 e p. 81; Vol. XXI
1278/1279 p. 215).
6. Dall’età sveva in poi diviene sempre più diffuso l’uso del
termine “castrum” per indicare sia il castello sia la città murata.
Ciò è da mettere in relazione all’accresciuta complessità del
castello cui in seguito, rispetto alla città, si farà riferimento
con il termine di “cittadella”.
7. Strutture analoghe si rinvengono nel caso dei castelli di Melfi,
Cosenza, Nicastro, etc.
8. All’inizio del 1283 il castellano di Crotone Guillelmus Mascone
si rivolge al re evidenziando la mancanza di quatrellis et balistis.
Sempre nello stesso anno si provvede ad effettuare alcune
riparazioni nel castrum di Crotone utilizzando il legname
proveniente da un naufragio (Reg. Ang. Vol. XXIV, 1282-1283, p. 17).
9. Reg. Ang. Vol. XXI, 1278/1279, p. 215.
10. Reg. Ang. Vol. VI, 1270/1271 p. 109/110.
11. Il toponimo, verosimilmente, si riferisce al sistema di
sollevamento del ponte che dava accesso alla porta del castello.
12. La presenza di questa torre è segnalata anche nei documenti. Nel
1662, in occasione dei lavori che interessano il rifacimento delle
parti di legno della porta del castello, si rifanno “li due rastelli
di fuora novi nella forma che oggi sono di farna … il ponte di
farna, la porta dello istesso legname, li trava di dentro di farna e
quelli di sopra di vutullo” (ANC. 229, 1662, 60.). I ruderi della
torre, oramai diroccata, appaiono ancora visibili in una vecchia
foto della città.
13. Questo “torrionetto tondo” come lo descrive l’Attendolo nel 1573
(Relation del Castello di Cotrone, Dentro Carta Granvela de 9 de
Mayo 1573, Archivio General de Simancas, E. 1065-65), appare munito
di una scarpa di rinforzo riferibile ai lavori di fine Quattrocento,
analogamente all’ispessimento della cortina nord che lo ingloba
parzialmente e che evidenzia lo stesso tipo di opera muraria. Nel
1573 la torre si presentava in parte crollata, a causa del
dislivello con le più massicce fortificazioni cinquecentesche
fondate più profondamente. A quel tempo la costruzione era stata
terrapienata e seppure parte delle sue strutture sommitali erano
crollate, manteneva ancora un’altezza superiore a quella delle opere
circostanti (la torre è indicata come “il cavaliero”) cosa che è
evidenziata anche dall’andamento della merlatura cinquecentesca che
corona l’adiacente cortina nord. La sua altezza attuale può essere
riferita a rifacimenti più recenti (Sei/Settecenteschi), come
dimostrano le feritoie per la fucileria che si trovano anche sul
tratto di cortina seguente verso il baluardo S. Caterina.
14. Nel 1846 la Marchesana è descritta come una torre rotonda di 24
palmi di diametro, la cui antichità è evidenziata dalle immagini che
se ne conservano, e dalle notizie relative ai lavori che si rese
necessario eseguire a suo carico a partire dalla metà del
Cinquecento. Nel 1543 la torre fu restaurata internamente ed
all’esterno, dove fu realizzata una nuova scala in pietra, mentre
nel 1681 si rese necessario rinforzarla attraverso la costruzione di
una scarpa e di 5 pilastri (Pesavento A., Fortificazioni della città
e castello di Crotone, in cit. n.28-35/1997). Ciò consente di
ritenere che, in origine, essa sia stata una torre a base circolare
impostata su tre livelli. Un ambiente posto a piano terra, dove si
segnala il magazzino di batteria (1752), un primo piano abitabile
adibito a carcere nel 1846, dove apriva la porta (nel 1753 detta
“del calavozzo”) raggiungibile attraverso la scala esterna, ed un
terrazzo dotato di merlatura. Nel 1873 la torre fu demolita.
15. Un particolare architettonico con le insegne della famiglia
Ruffo, probabilmente pertinente all’arco di una porta, è stato
rinvenuto durante i lavori di restauro del castello ed è attualmente
conservato presso il Museo Civico cittadino.
16. Il toponimo si riferisce al fatto che la torre guardava verso la
chiesa di S. Maria del Mare, la quale si trovava su uno scoglio in
mezzo al mare.
17. La torre, demolita nel 1485, fu inglobata dalle strutture
circostanti. Il toponimo che la contraddistingue conferma la sua
pertinenza al periodo angioino/aragonese.
18. Durante il 1550 si lavora al “cavamento dela cortina delo
critazo del castello che va ad iuntar ad lo mezo dela torre S.ta
maria et dove havera de venir lo turrion S.ta maria”. Quest’ultimo
il baluardo S. Maria detto in seguito S. Giacomo. Pesavento A., La
costruzione delle fortificazioni di Crotone etc., p. 27.
19. Nel giugno del 1485 si lavora all’abbattimento della torre di
“san georgi”. Pesavento A., Fortificazione della città e castello di
Crotone negli ultimi anni aragonesi, in La Provincia KR
nr.24-26/1998.
20. La rifortificazione dell’ingresso è segnalata dalla presenza
della nuova torre di S. Giorgio, e dai relitti di mura recentemente
messi in luce durante i lavori di restauro nello spessore della
cortina a lato dell’ingresso.
21. La permanenza in quest’area delle vecchie strutture pertinenti
all’impianto svevo, sono evidenziate da un episodio relativo al
1583, quando, in occasione dello scavo di fondazione della cortina
sud del castello, si verificò improvvisamente il crollo di una
antica torre, la cui “pietra vecchia” fu riutilizzata dagli
appaltatori dell’opera nei lavori in corso, contravvenendo alle
precise disposizioni che ne vietavano tassativamente il riutilizzo.
Fondo Torri e Castelli Vol. 35, 151 – 169.
22. Nel 1485 al castello si costruiscono sei bombardiere “allo
baglio d’abasso verso la terra”. Pesavento A., Fortificazioni della
città e castello di Crotone negli ultimi anni aragonesi, in cit. n.
25/1998.
23. In tale direzione inducono anche alcuni suoi particolari (ad es.
la quota della porta) che evidenziano come la torre non fosse
isolata, ma si trovasse in connessione con strutture circostanti
andate perdute. Queste permarranno fino alla metà del Cinquecento,
quando la necessità di ospitare guarnigioni numerose, stabilmente
residenti nel castello con le proprie famiglie, determinò una
riorganizzazione degli spazi interni.
24. Un relitto di queste mura rimane ancora visibile inglobato dalla
cortina che fiancheggia l’ingresso.
25. Martire D., Calabria Sacra e Profana, II volume.
26. Nel 1489 Alfonso, duca di Calabria e Antonio Marchesi di
Settingiano “homo subtile circa de fare fortezze e roche”,
ispezionano le fortificazioni della Calabria. Provenienti da
Belcastro, il 12 marzo sono a Le Castella e nello stesso giorno
ripartono per Crotone, visitando in seguito Cirò e Cariati. G.
Filangieri, Documenti per la storia, le arti e le industrie delle
provincie napoletane, 1891, vol. I.
27. La prevista ricostruzione del castello di Crotone non fu mai
portata a termine secondo il progetto originario, ma interessò solo
la parte sud-ovest del suo perimetro, mentre, per il resto, furono
eseguiti solo alcuni lavori di adeguamento.
28. La presenza di questi riempimenti di terra, giustifica i crolli
che hanno interessato le cortine pertinenti tra la fine del sec. XIX
ed il corso del successivo. La cortina posta a destra dell’ingresso
rovinò nel 1872 è non fu più ricostruita. La cortina sud,
interessata da lavori alla fine del Cinquecento, crollò negli anni
Sessanta e fu rimpiazzata da un muro in cemento armato realizzato
dal Genio Civile.
29. Ancora nel 1550, durante i lavori di ristrutturazione del
castello di Crotone, fu provveduto al rifacimento delle “porte
false” di legno (Pesavento A., Fortificazione cit. in la Prov. KR n.
29). Ciò evidenzia la maggiore articolazione delle strutture interne
del castello, rispetto a quanto segnala la cartografia riferibile al
periodo.
30. Durante il mese di agosto 1542, al castello si lavora il legname
per costruire la porta ed il ponte levatoio, e si scava dentro la
porta dove deve venire il contrappeso del ponte. Si scava il fosso e
si lavorano i cantoni per fare la porta. Pesavento A., cit. p. 10.
31. Sul finire del 1542 si fabbrica all’interno della porta del
castello da una parte e dall’altra della salita e si sterra “alla
saluta delo castello dela parti dentro” e si lavorano “le pietre
dela insilicata se fa in ditta saluta”. Pesavento A., La costruzione
etc. cit. p. 12.

