[Le vicende del castello e del casale di Crepacore]
di Andrea PESAVENTO
(pubblicato su La Provincia KR nr. 23/1999)
Posto sull'antica via che da Crotone porta al
Neto ed in Sila, il casale nell’ultimo periodo svevo è in feudo a
Raynaldo de Ypsigro.
Carlo I d’Angiò confisca Crepacore
Raynaldo de Ypsigrò fu vicario generale di Corradino in Calabria
e protagonista assieme al giudice Loene Manduca di Crotone, a
Federico Lancia, conte di Squillace ed ad altri dell’opposizione
sveva contro gli Angioini, capeggiando la rivolta che vide dalla sua
parte quasi tutte le città della Calabria. Dopo la morte di
Corradino (1268) mentre alcuni tradivano la causa sveva e, passando
dalla parte angioina, partecipavano alla riconquista1, Raynaldo
assieme a numerosi altri baroni ribelli si rifugiò a Gallipoli nel
tentativo di imbarcarsi per le coste dalmate ma qui fu assediato per
terra e per mare dal giustiziere Gualtiero de Sumeroso. Nella
primavera del 1269 si arrese a patti ma fu ugualmente mandato al
patibolo assieme a molti altri baroni. La moglie Aleburga e la
sorella Sibilia furono date ai sindaci della città di Nardò mentre i
beni dei ribelli furono confiscati2. Carlo I d'Angiò, dopo aver
domato la ribellione in Calabria, in quello stesso anno 1269 donò il
casale confiscato al suo fedele milite provenzale Theodorico de Canz
o di Gant assieme al vicino tenimento o terra di Foca3.
Crepacore, che è una delle terre del Giustizierato di Valle di Crati
e Terra Giordana, è tassata poco dopo, nel 1276, per once 24, tari 9
e grana 124, cioè per una popolazione che possiamo stimare di 1216
abitanti5.
Le entrate del casale furono poi concesse dalla Regia Curia a
Tancredi de Scarlino6 e quindi Crepacore pervenne ai Santa Croce7.
Pietro Ioanne de Sancta Cruce, cavaliere e consigliere di Roberto
d'Angiò ebbe da costui in concessione i casali di Crepacore e di
Favara o Fabata, situati presso Crotone. Carlo II , succeduto al
padre, ampliò le potestà feudali del Santa Croce sui due casali,
dandogli la possibilità di poterli lasciare in eredità ai suoi figli
di entrambi i sessi8.
Ma nonostante questo privilegio, morto senza figli il Santa Croce,
il feudo ricadde in potere della regia corte e venne concesso nel
1311 a Margarita de Cariato9. Sempre in questi anni il feudo risulta
popolato, in quanto il presbitero Bartholomeus paga la seconda
decima alla Santa Sede, versando un tari e mezzo10.
Il castello di Crepacore al tempo dei Ruffo
Il casale ricompare tra le terre possedute da Nicola Ruffo,
marchese di Crotone11 e poi tra quelle che la figlia ed erede
Errichetta Ruffo porta in dote ad Antonio Centelles12. Antonio
Centelles si ribellò al re Alfonso d’Aragona.
A quel tempo il casale, per la sua posizione strategica, era stato
fortificato e sulla sommità della collina si elevava un importante e
munito castello. Posto lungo la via costiera dalla quale poteva
provenire un esercito nemico, esso rappresentava l’ultimo baluardo
della città di Crotone, una volta che il nemico avesse guadato il
Neto. In un dispaccio del 15 dicembre 1444 diretto alla città di
Molfetta, Alfonso d’Aragona mentre era all’assedio del castello di
Crotone, tra le conquiste fatte annoverava Cirò, Melissa, Rocca
Bernarda, Policastro, Mesoraca ecc e tra quelle più recenti, e che
quindi avevano opposto maggiore resistenza, la città di Santa
Severina, Belcastro, il castello di Crepacore e la città di
Crotone13.
Sconfitto il Centelles, Alfonso d'Aragona confiscò i feudi del
ribelle, tra i quali il casale, e la regia Corte amministrò "Crepa
Cordium", incamerandone le entrate14.
In precedenza, l’otto dicembre 1444, il sovrano, per favorire la
resa, aveva concesso alla città di Crotone ed ai suoi casali di
Crepacore e Torre di Isola, quali membra della città stessa, il
privilegio della demanialità “in perpetuum” e aveva preso l’impegno
di non concederli mai né “in baronia ne in capitania et
castellania”15. In quell’occasione, poiché il marchese di Crotone
aveva disboscato e messo a coltura parte del suo feudo, facendo "uno
jardino adtorno Crepacore guastando vie publiche antique et
piglyando possessioni di citadini multo damniphicandoli",
l’università aveva ottenuto di poter riportare il territorio nello
stato originario16.
Lasciando la Calabria nell’aprile 1445, Alfonso emanò alcune
disposizioni per la custodia dei castelli conquistati. Tra questi,
oltre a quelli di Crotone, Roccabernarda e altri, è ricordato anche
quello di Crepacore, segno della sua importanza17.
Ma in seguito il castello non compare più, anzi tra il 1467 ed il
1469 Enrico d'Aragona, figlio naturale di re Ferdinando e suo
luogotenente generale in Provincia di Calabria18, otteneva la
licenza di potervi edificare una torre con "l'officiali et altro"19.
Segno che il castello era stato dismesso e che il casale era passato
in amministrazione o in feudo (In tale periodo Enrico d’Aragona,
risulta anche signore di Isola, segno che era subentrato in parte
dei possessi che erano stati dei marchesi di Crotone)20.
Nel 1488 il casale esiste ancora21 ma poco dopo la terra è data per
spopolata.
Il feudo spopolato dai Caraffa agli Oliverio
“In anno 1496 a 14 ottobre il serenissimo re Federico asserendo
che per la ribellione del qm. Antonio Centelles, marchese di
Cotrone, commessa contro re Ferdinando suo padre s'erano devolute la
città di Santa Severina con li suoi casali con le terre delle
Castelle, Policastro, Roccabernarda, Ipsigro habitati et il feudo di
Crepacore inhabitato in provincia di Calabria Ultra nec non annui
Ducati 300 in perpetuum sopra li pagamenti fiscali di detta città e
terre vendì quelle all'illustrissimo Andrea Carrafa per se e suoi
heredi et successori utriusque sessus et in defectu ipsorum pro suis
fratribus eorumque descendentibus sessu, aetatis et primae geniturae
inter eos servate cum omnibus castris seu fortilitiis et cum juribus
Portulaniae, mercaturae, ponderum et mensurarum bayulationibus...”
per ducati 9000. Nel cedulario della Provincia di Calabria Ultra del
1500, Andrea Caraffa risulta in possesso del feudo di Crepacore
inabitato. Cause dello spopolamento possono essere state sia la
peste del 1484 sia i fatti bellici accaduti durante la "Congiura dei
baroni" e la guerra tra Francesi e Aragonesi sul finire del
secolo22.
Il feudo passò da Andrea a Galeotto Caraffa che nel 1551 lo vendette
a Ferrante Caraffa, duca di Nocera. “In detto anno 1551 a tre giugno
fu prestito il Regio Assenso alla retrovendita facienda per Pietro
Jacono Brancaleone in beneficio dell' Ill.mo D. Ferrante Carrafa
duca di Nocera come cessionario dell'Ill.mo Galeotto Carrafa conte
di Santa Severina della terra seu casale di Cutri ed il casale di
San Giovanni Minago in provincia di Calabria Ultra con loro palazzi
ecc... Banco di giustizia et cognitione delle prime e seconde cause
civili, criminali et miste mero e misto ecc... una con li feudi
nominati di Fota sito in territorio di Santa Severina, di Crepacore
in territorio di Cotrone et delli Barrili in territorio di S.
Giovanne con nove molini nominati della Canosa nel fiume Tacina in
territorio di Rocca Bernarda verum con annui ducati 2000 tantum
delli frutti et intrate ordinarie d'essi casali, feudi et molina”.
Morto nel maggio 1558 Ferrante Carrafa gli succede il figlio
Alfonso, a cui seguì il figlio Ferrante. Morto Ferrante nel
settembre 1593, il feudo passò al figlio Maria Francesco che nel
1620 vende Crepacore ed altri feudi a Giovanna Ruffo marchesa di
Licodia. “In detto anno 1620 a 9 marzo dall'Ill. duca d'Ossuni
all'hora vicerè del regno fo prestito il Regio Assenso per verbum
fiat in forma et convalidato poi espedito in forma regie Cancellerie
per l'Ill.mo Cardinal Zapata a 24.1.1622 sopra la vendita libera
fatta per l'Ill. D. Francesco Maria Carrafa duca di Nocera mediante
il d. Giulio Cesare Casole suo procuratore a detto Sebastiano Vitale
delle terre di Cutri, Le Castella, Roccabernarda et della terra seu
casale di San Giovanni Minagò in Provincia di Calabria Ultra con
loro ville seu casali habitati et inhabitati.... li vendì similmente
il Jus dell'ancoraggio di Cotrone e le ragione teneva di ricomprare
dalli heredi del qm Gio. Domenico di Franco per ducati 600 il feudo
chiamato gabella di Foti posto nella città di Santa Severina l'anni
passati da esso Ill. Duca venduto con il patto di retrovendendo
quandocumque e tutto il sudetto per il prezzo di ducati 238791 parte
pagati et parte promessi pagare da detta Ill. Giovanna Ruffo
marchesa di Licodia essendo stato anco compreso in essa vendita il
feudo di Crepacore”, che faceva parte del così detto “Stato di
Cutro”.
Il figlio della marchesa di Licodia, Francesco Maria principe di
Scilla, lo rivende nel 1659 a Francesco Filomarino, principe della
Rocca dell’Aspro23. Morto Francesco Filomarino nel novembre 1678 su
istanza dei creditori lo stato di Cutro fu messo all’asta e venduto
con regio assenso del 6 giugno 1686 ad Ippolita Maria Muscettola.
Tra i vari feudi vi era anche il “suffeudo inhabitato di Crepacore
con tutti i suoi membri detti Scutillo ( o Carpentiero) e Butturo
con casa diruta”. Subito dopo però ritornava ai Filomarino finché
nel 1729 Giovan Battista Filomarino lo vende a Giuseppe Antonio
Oliverio, che assumerà il titolo di barone di Paparone e di
Crepacore.
Risale al periodo in cui il feudo appartiene a Giuseppe Antonio
Oliverio un atto in cui il canonico Giuseppe Rizzuto, rettore e
possessore del canonicato dei SS. Vincenzo e Anastasio, afferma di
possedere un vignale nel feudo di Crepacuore con chiesa diruta e
confinante con le terre Ponticelli e Foresta. Il canonico cede il
vignale al feudatario per un annuo canone di ducati 8 con la
condizione che la chiesa diventi di patronato del barone24. Il feudo
di Crepacore rimarrà agli Oliverio con l’erede Cesare che succede
dopo la morte del padre Giuseppe Antonio, avvenuta il 29 agosto
1765.
Dalla storia alla leggenda
A ricordo del vecchio abitato lo Sculco annotava che "nel destro
di Crepacore e nei pressi della casinetta testè costruita furono
trovate delle tombe a mattoni e poche anfore" ed il Nola Molise
verso la metà del Seicento così descrive il luogo : "Sopra un
bellissimo poggetto due miglia lontano dal mare è un luogo, ch'era
habitato, anticamente detto Allegra cuore, dopo si dice Crepacore,
perché vi morì la Marchesa di Crotone, dopo che il re di Aragona
carcerò il Marchese suo marito D. Antonio Centeglia, e li confiscò
tutte le sue terre"25 ; mentre lo Imhoff aggiungeva che Errichetta
vi sarebbe morta per mal di cuore perché, avendo il marito ucciso
durante una partita di caccia Teseo Morano, era stato costretto dal
figlio di costui Giannotto, il quale lo perseguitava con i suoi
Albanesi a cavallo, a ripudiare la moglie per sposare la sorella
Costanza Morano26.
Ultimamente scavi casuali hanno portato alla luce tombe ai piedi
della collina vicino alla vecchia strada.
Note
1. Su ricorso di Leone Manduca, prima seguace di Corradino,
condannato e rinchiuso nel carcere di Cotrone dal vicario Raynaldo
de Ipsigro, poi dagli Angioini rinchiuso nelle carceri di Stilo,
come traditore, poiché afferma di essere stato costretto dalla forza
a seguire Raynaldo e che fuggito riuscì a far ritornare
all’ubbidienza del principe Carlo la città di Cotrone, si ordina di
prendere informazioni sul fatto, Reg. Ang. XXVII (1283 -1285), p.7.
2. Reg. Ang. III, 210 ; VII, 260, 263, 264.
3. Theodorico de Canz militi donat Rex casale Crepacore et
tenimentum Foce de Iustitiaratu Vallis Gratis et Terre Jordane que
fuerunt Raynaldi de Ypsigro proditoris, Reg. Ang. IV, 115.
4. Minieri Riccio C., Notizie storiche.... cit., pp. 215-216.
5. Pardi G., cit., 27 sgg.
6. Reg. Ang. XXXIX (1291-1292), pp. 47-48.
7. Campanile F., cit., p. 241.
8. Reg. Ang. XXXIX, pp. 47-49.
9. Secondo il Fiore il feudo fu concesso dapprima a Filippo di Santa
Croce e quindi al figlio Pier Giovanni per la cui morte senza figli
venne dato a Margarita di Cariato nel 1311, Fiore G., I,163.
10. Vendola D., cit., p.212.
11. Reg. Vat. 355, f. 287, ASV.
12. Pontieri E., La Calabria cit., p. 277.
13. De Leo P., Tra tardo antico ed età moderna, in Cirò Cirò Marina,
Rubbettino Ed. 1997, p.96
14. Pontieri E.,La Calabria cit., p. 279.
15. Zangari D., Capitoli e grazie concessi dagli Aragonesi al
vescovo e all’università e uomini della città di Cotrone durante il
sec. XV, Napoli 1923, p. 10.
16. Zangari D., cit., p.12.
17. Pontieri E., La Calabria cit., p.205.
18. Enrico d’Aragona era figlio di Diana Guardato, nobile
salernitana. Sposò nel 1465 Polissena , figlia del marchese di
Crotone Antonio Centelles ed Errichetta Ruffo. Il 26 gennaio 1446
per ordine di suo padre, re Ferdinando, fece imprigionare in Santa
Severina il suocero. Morì per avvelenamento da funghi in Terranova
nel novembre 1478, Pellicano Castagna M., Storia dei feudi e dei
titoli nobiliari della Calabria, C:B.C. 1996, p.305.
19. Falanga M., Il manoscritto da Como fonte sconosciuta per la
storia della Calabria dal 1437 al 1710, in Rivista Storica
Calabrese, n.1-2, 1993, p.251.
20. Conventio fatta per qm. Ill.mum D.num D. Enricum de Aragona
D.num Civitatis Insulae cum e.po Insulae pro solutione ducatorum
quindecim pro tenimento de Tripano et terrar. dictar. de Pilacca.
Deinde fuit facta reasumptio huius Convent.nis per Ill.mum Bonadeum
Epum Insulanum in Civitate Catanzarii in anno 1487,Carte antiche del
vescovato di Isola, AVC.139.
21. Fiore G., cit., III, 464.
22. Nella primavera del 1484 gli abitanti di Crotone fuggono dalla
città per la peste, e sempre nello stesso periodo rovina la terra di
Barbaro sempre a causa della peste, Barone N., Notizie storiche
raccolte dai Registri Curiae della cancelleria aragonese, ASPN a.
XIII, f. IV, 1888, p. 762; Fiore G., cit., I, 84.
23. Ref. Quint. 207, ff. 79-122, ASN.
24. ANC. 666, 1743, 31-34.
25. Nola Molise G.B., cit. p.60.
26. Imhoff G.G., Exellentium familiarum in Gallia genealogiae,
Norimberga 1701, III, p.285.

