[La cattedrale scomparsa di San Leone “graecus”]
di Andrea PESAVENTO
(pubblicato su La Provincia KR nr. 15-16/1998)
Leonia e San Leone
Secondo alcuni storici San Leone non sarebbe altro che l’antica
Leonia, città situata tra Crotone e Santa Severina, distrutta dagli
Arabi verso la metà del nono secolo al tempo della caduta di Santa
Severina. Sempre secondo questi scrittori la città avrebbe mutato il
nome in San Leone con il passaggio alla fede cristiana e avrebbe
conservato per lungo tempo il rito greco1. L’esistenza di questo
legame tra Leonia e San Leone, rimane tutto da dimostrare in quanto
la scarsa documentazione non solo non fa luce sull’origine e sulla
storia antica di questa, o queste città, ma non ci assicura nemmeno
che il piccolo casale di San Leone sia stato elevato a vescovato in
età bizantina, come è affermato da altri. Dai documenti analizzati
risulta che del vescovato di San Leone non si trova traccia prima
del Duecento.
Primi documenti sul casale
Nel 1278 l’abate di Santa Maria di Corazzo, Pacifico, fa
trascrivere in Messina i privilegi dell’abazia dichiarando che essi
erano stati concessi da Federico II nel 1225. Tra i possessi
troviamo il “tenimentum Focae in territorio Sanctae Severinae cum
omnibus pertinentiis suis, quod sic dividitur : ab oriente est
tenimentum Leuc. de Cutrone : ab occidente serrae de Scandalio : ab
aquilone tenimentum Sancti Pantaleonis : ab austro tenimentum
Leonis”2. Sanctus Leo compare, poco dopo la conquista angioina, tra
le terre del Giustizierato di Val di Crati e Terra Giordana ed è
tassato nel 1276 per 6 once3, con una popolazione presunta di circa
300 abitanti4. Sette anni prima nel 1269, essendo i casali di
Torlocio, S. Leone, Scandale e Labonia restituiti alla Curia da
Giovanni de Notolio, il re Carlo I d’Angiò ne aveva investito
Giovanni di San Felice5. In seguito nel 1280 lo stesso re aveva
confermato metà della tassazione di San Leone a Manassario, figlio
primogenito del fu Stefano de Ramagio6. Quattro anni dopo la terra
di San Leone assieme a Turlocio e Lutrivio vengono donate al milite
Petro de Filyos o Folioso. A quel tempo davano un’entrata annua di
34 once7.
Il vescovato di San Leone
Proprio nel Duecento compare il vescovato di San Leone tra i
suffraganei della arcidiocesi di Santa Severina8 ; esso infatti non
è riportato dal Synecdemus, che rimonta alla seconda metà del secolo
IX, dalla Notizia III della Diatiposi che è di poco anteriore
all’anno Mille9, dalla bolla di papa Lucio III, che nel 1183
conferma i privilegi del metropolitano di Santa Severina10, e
neppure dal “Provinciale Vetus (Albini)” del 1190 circa11. Per la
prima volta il vescovo di San Leone appare nelle liste dei
partecipanti al IV Concilio Lateranense del novembre 121512 e sempre
risalente al secolo Tredicesimo tra l’elenco dei suffraganei
dell’arcivescovo di Santa Severina troviamo “S. Leonis grecus”.
Nelle collette del 1275 - 1279 erano collettori presso il vescovato
di San Leone Constancius e Sirletus. Il vescovo in quell’occasione
versò a Constancio per tutti i sei anni che doveva 12 once d’oro13.
Alcuni anni dopo nel versamento delle decime alla Santa Sede del
1310 -1311 il vescovo per sé, per il capitolo ed il clero della sua
città e diocesi ad integrazione delle decime versò quattro tari14.
Nelle collette del 1325 compaiono il vescovo di San Leone Iohannes,
il prothopapa Theodorus e il dompnus. Andreas de Deodato e
l’arcidiacono15. Il vescovato che conservava ancora alla metà del
Trecento il rito greco, era situato presso la gabella San Leo nel
tenimento di Santa Severina. E confinava con la diocesi di Crotone.
I suoi vescovi possederanno ancora nel Cinquecento la gabella detta
“la manca delo episcopo de S. Leo”16. Essi non vi facevano residenza
ma spesso usavano il titolo solo per goderne i privilegi e le
rendite.
Spopolamento del casale
Il casale continuò ad esistere durante il Trecento. All’inizio
del Quattrocento a causa della povertà il vescovo Geminianus eletto
vescovo di San Leone fu esonerato dal papa Innocenzo VI dal versare
la tassa alla Santa Sede17. Durante la ribellione del marchese di
Crotone Antonio Centelles il casale fu spopolato e distrutto, se ne
fa memoria nei privilegi concessi all’università di Santa Severina
dal re Alfonso d’Aragona alla fine di novembre 1444 : “ Cutro,
Sancto Ioanne Monacho, Santo Mauro, Corio, Sancto Leo, Scandale,
Sancto Stefano.. non habetano che su disfacti”18.
Fu proprio tenendo conto dello spopolamento e dell’abbandono in cui
versava la piccola diocesi che il papa Nicola V tentò di sopprimerne
il titolo vescovile. Egli infatti il 2 maggio 1449 ordinava al
vescovo e al tesoriere di Strongoli ed al canonico di Bisignano,
Populo Castagnaro di sopprimere la chiesa cattedrale di San Leone e
di ridurla a parrocchiale e assegnarla al prete Loysio de
Pagliaminuta di Castrovillari19. La cosa tuttavia non andò in porto,
anche se il 10 ottobre 1452 il papa tenterà nuovamente la
soppressione incaricandone l’arcivescovo di Trani ed il vescovo di
Strongoli, i quali dopo aver consultato l’arcivescovo di Santa
Severina Antonio Sanguagalo e assegnata un’annua pensione al vescovo
di San Leone, Guberto, dovevano ridurre la chiesa a parrocchiale e
darla in commenda al Pagliaminuta20. Anche se ormai spopolato San
Leone manterrà per tutto il Quattrocento il titolo vescovile21. La
chiesa ed il casale appaiono nella descrizione dei confini di
Apriglianello che in un atto del 1475 confinava “ad occidente, il
vallone che viene dal casale di S. Leone, la chiesa di S. Leone e
per la serra di Mezzaricotta, sino alla via pubblica...”22. Il feudo
di San Leone era in possesso alla fine del Quattrocento ancora dei
San Felice di Santa Severina. Giulio e Diomede di S. Felice ne
rimarranno spogliati per aver militato per i Francesi contro re
Ferdinando il Cattolico23. San Leone con i due feudi disabitati di
Torrotio e Scandale passò nel 1513 in potere del conte di Santa
Severina Andrea Carafa24 e vi rimase anche se Giulio di San Felice
cercò con una lunga vertenza giudiziaria di contestarne il
possesso25. Alla morte di Andrea Carrafa il “corso di S. Leo” che
faceva parte della contea di Santa Severina passò al nipote Galeotto
Carrafa. Alla sua morte, avvenuta nel 1556 la contea passò al figlio
Andrea e quindi nel 1569 pervenne al figlio di quest’ultimo,
Vespasiano. Ancora pochi anni ed il titolo vescovile verrà
soppresso.
Fine del vescovato
Nel 1566 era stato consacrato arcivescovo di Santa Severina
Giulio Antonio Santoro, detto il Cardinale di S. Severina, si deve
molto probabilmente alla sua opera la soppressione di San Leone.
Morto nel 1567 il vescovo di San Leone, il portoghese Alvaro
Magalenus, il 27 ottobre 1570 il papa Pio V incaricava il vescovo di
Umbriatico, Vincenzo Ferrari, di istruire un processo sulle qualità
della chiesa di San Leone, che doveva essere soppressa a causa della
sua desolazione. Il sette novembre dell’anno dopo su proposta del
cardinale Marco Antonio Maffei veniva emanato un decreto della
concistoriale che stabiliva che la chiesa cattedrale di San Leone,
che è solo “aequata” e manca di vescovo, assieme alla dignità
episcopale e agli altri prerogative vescovili fosse soppressa ed
estinta e fosse aggregata alla chiesa metropolitana di Santa
Severina, la quale ne avrebbe incorporato le giurisdizioni, i beni e
le rendite della sua mensa vescovile che sarebbero andate a far
parte della mensa arcivescovile26. Una bolla del papa Pio V emanata
lo stesso giorno 7 novembre 1571, pur recependo la soppressione e
l’unione del vescovato di San Leone alla chiesa metropolitana di
Santa Severina, imponeva alcune condizioni e cioè che a ricordo del
vescovato venisse eretta una grande croce sul luogo dove sorgeva la
cattedrale e che fosse elevata una maestosa cappella intitolata a
San Leone nella cattedrale di Santa Anastasia Romana di Santa
Severina.
Il 26 agosto 1572 traminte il suo procuratore e vicario generale Don
Antonio Crignetto, il Cardinale di Santa Severina ne prendeva reale
possesso. In quel giorno il sacerdote Alfonso de Rasis di Santa
Severina, arciprete del casale di San Mauro e notaio per autorità
apostolica, convocati alcuni testimoni, su richiesta del procuratore
del cardinale andò nell’episcopio di San Leone che era posto in
tenimento di Santa Severina presso la gabella di San Leo. Il
Crignetto, dopo aver mostrato l’atto di procura e la bolla di
soppressione, prese possesso dapprima dell’episcopio in abbandono e
ormai ridotto ad un cumulo di macerie, “lapides movendo per ipsum
deambulando”, e poi della proprietà fondiaria del vescovato,
costituita da un’unica gabella detta “La manca dello episcopo de S.
Leo”. Qui egli strappò l’erba, spezzò alcuni rami e fece tutti
quegli atti che mostrano il pieno,reale e pacifico possesso27. Il
vescovato privo di popolo, di clero e con rendite che non arrivavano
a 25 ducati annui, venne così aggregato alla metropolitana di Santa
Severina.
La cappella di S. Leone nella cattedrale di Santa Severina
L’arcivescovo di Santa Severina e ora anche vescovo di San
Leone, il cardinale Antonio Santoro, si interessò a fare erigere
subito nella cattedrale di Santa Severina una cappella dedicata a
Santo Leone Confessore, con l’altare privilegiato in perpetuo, dove
verranno celebrate molte messe da parte dei componenti del
capitolo28. Così il Nola Molise lo descrive “Va compreso in questo
Arcivescovato il vescovato della Città detta Leone, anticamente
Leonia, già destrutta da Saracini ; fu poi da Sommi Pontefici
aggregato questo Vescovato al detto Arcivescovato, del quale
l’Arcivescovo se n’intitola Vescovo hoggi dì ancora.
Nell’Arcivescovato è una sontuosa Cappella con il titolo di S. Leone
in memoria di detto Vescovato ; quale Città di S. Leone era conforme
hoggi se ne vedono le reliquie dishabitate, nell’ultimi confini del
territorio di S. Severina, e quel di Crotone, via pubblica per il
mezzo, vicino le Terre dette Spataro, e Mezzaricotta di Crotone”29.
I ruderi della cattedrale rimasero per molti anni sulla collina ora
detta Galloppà. Del titolo di vescovo di San Leone esso è ancora
presente negli atti del sinodo di S. Anastasia del 28 maggio 1634 al
tempo dell’arcivescovo Fausto Cafarello. Tra i vescovi delle diocesi
suffraganee viene citato anche il “R.mus E.pus Sancti Leonis eiusdem
civitatis - non comparuit”30. A ricordo del vescovato rimase la
cappella di San Leone, istituita e dotata dal “cardinale di Santa
Severina”, l’arcivescovo Antonio Santoro, nella cattedrale di Santa
Severina. Nell’altare veniva celebrata una delle tre messe
giornaliere, alle quali era obbligato il Capitolo. La messa che
veniva celebrata all’alba era in suffragio delle anime dei
defunti31. Vi si celebrava sempre nella stessa cappella ogni giorno
una messa per l’anima del cardinale di Santa Severina ed i chierici
del seminario ogni lunedì mattina vi dicevano l’ufficio dei
defunti32. L’altare era privilegiato in perpetuo, perciò quasi tutte
le messe dei testatori come prescritto vi si dovevano celebrare ;
aveva un sacello in marmo e l’icone. Quest’ultima fu rinnovata nei
primi anni di vescovato a spese dell’arcivescovo Antonio Ganini
(1763 - 1795), mentre l’antica fu bruciata33. Alla metà del
Settecento esso era il secondo altare nel lato dell’Evangelo ; tra
l’altare di San Leone e quello di San Giovanni Battista era situata
la sacrestia e nella cappella si apriva una delle due porte che
mettevano in comunicazione la cattedrale con il palazzo vescovile34.
Sempre a ricordo del vescovato in tutta l’arcidiocesi se ne
celebrerà la festa il 20 febbraio di ogni anno, giorno in cui la
chiesa festeggia il santo Leone di Catania detto anche “il
Meraviglioso” cioè il taumaturgo, presbitero di Ravenna e vescovo di
Catania, vissuto tra il 703 e il 787 e stimato per la sua erudizione
e la sua vita che è piena di molti simpatici aneddoti, anche se poco
credibili. A ricordo rimane il piccolo fondo di San Leone35 e nella
cattedrale di Santa Severina si può visitare la cappella di San
Leone. Essa è posta accanto alla sacrestia ed il suo altare è
sormontato dalla grande immagine del santo e da iscrizioni mentre
nel pavimento c’è la lastra tombale dell’arcivescovo di Santa
Severina Carlo Berlingieri. L’arcivescovo, consacrato il 30 novembre
1678 e morto il 5 gennaio 1719, fu seppellito in cattedrale nel
sacello di San Leone in un distinto sepolcro con le insegne
gentilizie della sua famiglia e con una umile iscrizione da lui
stesso dettata quando era in vita : “D.O.M/ Carolus Berlingerius/
Archiepiscopus. hujus. Metropolitanae. Ecclesiae/ Sanctae.
Severinae/ Hic. Jacet. In sinu. Suae. Dilectae. Sposae”36
Note
1. Ughelli F., Italia Sacra, t. IX, 512.
2. Vat. Lat. 7572, f.46v, Bibl. Apost. Vat.
3. Minieri Riccio C., Notizie storiche cit., pp.215 -216.
4. Pardi G., cit., p.26 sgg.
5. Dito O., La storia cit., pp. 101, 102 ;
6. Maone P., San Mauro cit., p.73
7. Reg. Ang. XXVII (1283 - 1285), ff. 61 sgg.
8. Russo F., regesto, I, 200.
9. Russo F., Storia della chiesa in Calabria, Rubbettino Ed., 1982,
Vol.I, 202 -203.
10. Siberene, p.16.
11. Russo F., Regesto, I, 87.
12. De Leo P., Dalla tarda antichità all’età moderna, in Crotone,
storia cultura economia, Rubbettino Ed. 1992, p.146
13. Russo F., Regesto, I, 173.
14. Russo F., Regesto, I, 242.
15. Russo F., Regesto, I, 336 - 337.
16. Siberene, p.115 sgg.
17. Russo F., Regesto, II, 134.
18. Caridi G., Un privilegio inedito di Alfonso il Magnanimo alla
città di Santa Severina, Estr. Nuovi annali della Facoltà di
Magistero dell’Università di Messina, 2 (1984), p. 157.
19. Russo F., Regesto ,II, 319.
20. Russo F., Regesto, II, 333.
21. Tra le suffraganee della arcidiocesi di Santa Severina del 1458
risulta il vescovato “grecum Sancti Leonis”, Russo F.,Regesto, II,
362.
22. Vaccaro A., Kroton, Mit 1965, I, 284.
23. Fiore G., cit., III, 327.
24. Con Regio Assenso del 18.11.1513 Andrea Carrafa acquisì i feudi
spopolati di S. Leone, Torrotio e Scandale, Maone P., San Mauro
cit., p.106.
25. Caridi G., Chiesa e società in una diocesi meridionale, Falzea
Ed. 1997, p.108.
26. Siberene, p. 115.
27. Siberene pp.115 sgg.
28. Rel. Lim. S. Severina, 1678.
29. Nola Molise G. B., cit.,p.88 - 89.
30. Siberene, p.24.
31. “Le messe quotidiane, alle quali è obligato il Capitolo sono
tre, la prima si celebra all’alba per l’anima de’ defonti nella
cappella di S. Leone eretta dall’istesso Sig.r Cardinale di S.
Severina con l’altare privilegiato, e questa nella fine
dell’Avvento, e quaresima si canta conventualmente, overo essendo dì
di festa si celebra della gfiornata nella cappella della Beata
Vergine..”, Rel. Lim. S. Severina. 1589.
32. “.. si ne celebra un’altra ogni giorno nella cappella di S.
Leone per l’anima del S. Cardinale di S. Severina di b.m. et
un’altra si ne canta al med.mo altare per l’anima del med.mo dando
per esse la limosina a sufficienza ad d.to capitolo il presente
arcivescovo in tre terzi l’anno”, Rel. Lim. S. Severina. 1603.
33. Per le due nuove icone, quella di San Leone e quella della B. V.
degli Angeli, l’arcivescovo Ganini spese ducati 30, Rel. Lim. S.
Severina. 1765.
34. Rel. Lim. S. Severina. 1765.
35. Il fondo San Leone era della mensa arcivescovile di Santa
Severina e venne aggiudicato nel settembre 1868 al barone Luigi
Berlingieri che lo comprò dal demanio assieme ad molti altri terreni
provenienti dall’Asse Ecclesiastico, Quadro dei fondi comprati dal
barone Luigi Berlingieri dal Demanio, Arch.Vesc.Crot.
36. Siberene, p.273

