[Dalla cattedrale medievale all'attuale basilica minore]
di Andrea PESAVENTO
(pubblicato su La Provincia KR nr. 8-11/1997)
La tradizione popolare indica S. Pietro,
l'attuale SS. Pietro e Paolo, come primitiva chiesa di Crotone.
Potrebbe convalidare questa affermazione la posizione dell'edificio
posto quasi al centro della città medievale; mancano tuttavia finora
altri riscontri .
L'attuale basilica cattedrale, intitolata all'Assunzione della Beata
Vergine e sotto la protezione di S. Dionisio l'Areopagita, si eleva
in quella parte della città interna alle mura ricostruite ed
ampliate più volte e da ultimo dagli Spagnoli nel Cinquecento.
Numerose antiche chiese sono dedicate all'Assunta 1*. Il Martire,
riportando la vita di S. Bartolo, afferma che il beato Policronio
nel 1122 fu presente alla consacrazione della cattedrale di Crotone
2*.
Tralasciando questa dubbia testimonianza, possiamo tuttavia
documentare che alla fine del sec. XII esisteva a Crotone una
cattedrale intitolata alla "Sanctissimae Deiparae" 3*.
Il vescovato di Crotone (di cui si ha notizia fin dal VI sec.),
suffraganeo della metropolia di Reggio, allora conservava la lingua
greca.
Passato infatti nell'Ottavo secolo sotto l'ubbidienza del patriarca
di Costantinopoli si era grecizzato completamente.
Rito e lingua greca persistettero anche quando i Normanni nella
seconda metà dell'Undicesimo secolo imposero l'ubbidienza papale.
Il passaggio dal rito e dalla lingua greca a quella latina procederà
lentamente e non senza contrasti nei secoli XII e XIII.
Ne sono prova la concessione fatta da Onorio III nel 1217 al vescovo
crotonese "Johannes grecus" di poter celebrare nelle due lingue e la
presenza sul seggio vescovile di Nicola di Durazzo (1254- 1275),
esperto in lingua e teologia greca e latina, che svolse opera di
intermediazione tra il pontefice e l'imperatore di Costantinopoli
per l'unificazione delle due chiese.
Sappiamo che nel Medioevo il vescovo di Crotone possedeva alcune
tenute e riscuoteva le decime 4*; egli doveva però restaurare a sue
spese la cattedrale e concorrere con altri feudatari alla
fortificazione del "castrum"di Crotone 5*.
In origine la cattedrale dovette essere unica parrocchia, infatti vi
era la fonte battesimale e vi si conservavano gli olii santi, il
SS.mo Sacramento e l'unico libro dove si annotavano i battesimi ed i
morti.
In seguito con l'aumento della popolazione e con l'approvazione
vescovile sorsero piccole cappelle all'interno delle mura.
L'eucarestia, l'olio santo e l'acqua santa rimasero tuttavia in
amministrazione e custodia esclusiva della cattedrale.
Farà eccezione l'abbazia di S. Maria de Prothospatariis che essendo
di regio patronato goderà di una certa autonomia non priva di
conflittualità.
La città fu suddivisa in parrocchie che alla fine del Cinquecento da
12 (oltre alla cattedrale vi erano le parrocchie di S. Petro, S.ta
Narghina, S. Nicola deli Greci, S. Stefano, S.ta Vennera, S.ta
Dominica, S. Giorgio, S. Angelo, S.ta Maria, S. Ioanne, S. Nicola
deli Cropi) furono ridotte dal vescovo Lopez a 5 (S. Pietro, SS.
Salvatore, S.ta Veneranda, S.ta Margarita e S. Maria), rimanendo
all'arciprete della cattedrale solo la cura degli abitanti fuori
mura.
Per sostenere le spese dei lavori di restauro della cattedrale e del
palazzo, per amministrare il sacro e per il suo mantenimento il
vescovo poteva contare sulle entrate della mensa, provenienti
dall'affitto di fondi rustici, di case e botteghe, da canoni su
terreni e vignali, da censi su case e vigne e da alcune prerogative
6*.
Un economo si incaricava dell'amministrazione e inviava le rendite
al vescovo, residente quasi sempre a Roma, essendo il governo della
diocesi lasciato ad un vicario.
La cattedrale, come anche l'episcopio e gli altri luoghi sacri,
godeva del diritto di asilo, che sarà oggetto di numerosissime
controversie 7* e sulle sue porte venivano appesi i cedoloni di
scomunica, gli editti ed i bandi emessi dalla curia vescovile.
Dopo aver bombardato e costretto alla resa la città, centro della
rivolta del marchese di Crotone Antonio Centelles, il re Alfonso
d'Aragona riconfermò il 25 febbraio 1445 al vescovo Cruchetto di
Monte S. Pietro (1444- 1457) i privilegi, essendo le pergamene
originali andate perdute durante l'incendio, causato dagli eventi
bellici, che aveva distrutto la cattedrale intitolata alla Vergine
Maria ed il palazzo vescovile.
(Alla fine del Seicento rimanevano al vescovo tre diritti: Il "jus
mortuori", la mastrodattia e l'approvazione del predicatore).
Il re inoltre reintegrò la mensa di alcuni territori usurpati dal
marchese ribelle 8*.
Alla fine della dominazione aragonese, a causa dell'assenteismo
vescovile, la cattedrale risulta trascurata, dall'aspetto squallido
e mancante di parte del tetto 9*.
Su questo piccolo edificio, molto antico ed in rovina, fu all'inizio
del Cinquecento, iniziata la costruzione di una nuova chiesa più
grande e bella, adeguata al nuovo ruolo che la politica imperiale
spagnola aveva delineato per la città.
Il vescovo crotonese Antonio Lucifero (1508 -1521) utilizzò perciò i
ruderi del tempio di Hera Lacinia ed edificò a fianco del corno del
Vangelo la cappella con altare di patronato familiare dove mise la
sua arme e fu seppellito 10*.
Risale all'inizio del Viceregno il primo riferimento al protettore
della città, San Dionisio: era compito dell'università fornire ogni
anno l'olio per la lampada del santo 11*.
E' da un dipinto del patrono della città, così come ci è tramandato
dal Nola Molisi, che abbiamo la prima rappresentazione, anche se
molto sommaria, della cattedrale.
Essa ci appare situata a sinistra entrando dalla porta principale
della città, porta che era inserita in un massiccio e caratteristico
torrione.
Probabilmente di stile gotico aveva la facciata, rivolta a ponente,
stretta ed abbastanza elevata, dove si intravede il grande portale,
sormontato dal rosone.
Dietro l'edificio sacro a sinistra si eleva dominante l'altissimo e
forte campanile con cupola sfero-conica molto allungata e terminante
con una grande croce12*.
Con il concordato del 1529 tra papa Clemente VII e Carlo V, il
vescovato di Crotone e quelli di Tropea, Reggio e Cassano furono
conferiti in patronato all'imperatore ed ai suoi successori 13*.
Il diritto del sovrano di presentare l'aspirante al seggio crotonese
favorì l'insediamento di presuli spagnoli e napoletani all'occasione
fedeli al potere e a volte con interessi lontani dalla diocesi e
quindi spesso assenti e restii ad impegnarvi denaro.
Il nuovo edificio rimase ben presto incompleto e trascurato.
I lavori riprenderanno solo dopo la metà del secolo su iniziativa
del vescovo Antonio Sebastiano Minturno (1565 -1570) il quale "fe
voltare la lamia sopra l'altaro maggiore con uno arco dello coro et
fatta molta fabbrica in le ale et mura di essa ecclesia" comprò
molte "travi, tavole et altre legname" per costruire il tetto che
però rimase incompiuto 14*.
Nel 1566 concesse a Silvestro Biamonte ed a Paolo Perrecta di
dedicare nella parte nuova un altare o cappella con sepolcro a Santa
Maria di Loreto ed a San Nicola 15* e sempre nella nuova ala
sinistra cominciarono i lavori della cappella gentilizia dell'antica
e nobile famiglia Nola Molisi in modo da trasferirvi l'altare con
sepolcro che era situato nella parte vecchia 16*.
A ricordo il nobile Andrea Nola Molisi volle scolpire un epitaffio
sulla lastra tombale del vescovo mentre ancora oggi la sua bella
insegna episcopale in marmo bianco lavorato campeggia all'esterno
sull'ala dell'Epistola, iniziata durante il suo breve ma importante
vescovato che lasciò una grande eredità alla chiesa crotonese.
Si deve infatti a questo presule l'introduzione in cattedrale del
culto della Vergine del Capo.
L'immagine, che dalla chiesa di Santa Maria di Capo delle Colonne
era stata portata in quella di Gesù Maria del convento di San
Francesco di Paola, fu posta in una nuova cappella in cattedrale ed
il vescovo ordinò che ogni sabato si celebrasse in suo onore
l'ufficio composto da Sant'Agostino con le sacre litanie di Loreto
17*.
Morto il vescovo, cessò ogni attività. Un memoriale dell'università
di Crotone al cappellano maggiore del regno lo sollecita perchè
interceda presso il re Filippo II per rendere possibile l'impiego di
parte delle rendite della mensa, sede vacante, per pagare i debiti e
procedere.
Il sovrano concesse che ducati 200 prima, 300 poi, venissero
consegnati a due deputati dell'università per essere spesi in lavori
urgenti 18*.
Si riprese così a costruire, anche se lentamente per altri tre anni
fino alla consacrazione del nuovo vescovo, lo spagnolo Cristoforo
Bororal (1574 -1578), e poi si proseguì in modo discontinuo.
Sappiamo che durante il vescovato del napoletano Marcello Majorana
(1578 -1581) furono terminate alcune cappelle gentilizie tra le
quali quella dei Nola Molise 19* e che durante il vescovato del
domenicano spagnolo Giovanni Lopez (1595 -1598) fu demolito l'altare
di Santa Maria degli Angeli "perchè dava impedimento alla chiesa" e
fu ricostruito dove era l'antica cappella della Visitazione vicino
alla "Portella" 20*.
Con sei dignità, tredici canonici, venti preti e circa sessanta
chierici all'inizio del Seicento durante il vescovato di Carolo
Catalano (1610 -1622) l'edificio era in condizione precaria.
Pur avendo la sacrestia, il campanile e le suppellettili sacre
necessarie al culto, presentava numerose lesioni tanto che per
ripararlo e ricostruirlo in parte in forma migliore bisognava
spenderci parecchio 21*.
Metà nuovo e metà vetusto, dalla parte del coro era decente con la
cappella e l'altare privilegiato della Vergine, ornati ed
impreziositi dalla grandissima devozione popolare e con le nuove
cappelle gentilizie, il rimanente mostrava chiaramente i segni della
decadenza e della trascuratezza, evidenziati dalle tre campane del
campanile abbandonate sul pavimento 22*.
Vi avevano sede le due confraternite del SS.mo Sacramento e delle
Cinque Piaghe 23* e vi erano numerose cappelle tra le quali quelle
di Santa Maria delle Grazie dei Lucifero 24*, alla parete della
quale era appeso un venerato Crocifisso ligneo 25*, quella
episcopale di Santa Maria del Capo, quella della Resurrezione della
famiglia Leone 26* e quella già ricordata dei Nola Molisi.
Quest'ultima in marmo bianco lavorato con colonne sopra leoni, con
cornicione, altare, immagine della Madonna del Carmine ed arme di
famiglia, era posta tra le cappelle della Circoncisione dei Sillano
e della Natività dei Pelusio.
Vi erano inoltre numerosi sepolcri e "monumenti" di famiglie nobili
e benestanti 27*.
Dominava il coro la grande immagine del protettore della città, San
Dionigi l'Areopagita, raffigurato in cattedra con le insegne
vescovili e reggente sulla destra la città 28*.
Verso la fine del suo breve vescovato lo spagnolo Didaco Cavella de
Vacca (1623 -1626), abbattute alcune pareti del vecchio edificio,
getta le fondamenta per elevarne uno completamente nuovo di forma
più ampia ed elegante 29*.
I lavori proseguirono anche se a rilento durante il vescovato di
Niceforo Melisseno Comneno (1628 -1632) 30*.
Del vescovo Melisseno rimane ancor oggi il grande calice d'argento
indorato e incastonato di gemme e fornito di patena, dono di Filippo
IV.
All'inizio del vescovato dello spagnolo Giovanni Pastor dell'ordine
dei minori (1638 -1662), la cattedrale non era ancora finita. Essa
era senza scale davanti alle porte e senza pavimentazione, le pareti
erano tutte rustiche, mancava di parte del tetto e non vi era la
cappella del SS.mo Sacramento che doveva essere edificata nella
parte nuova.
Aveva la fonte battesimale formata da un unico e grande blocco in
pietra ed il pulpito, sul quale salivano i predicatori per divulgare
la parola di Dio, essi erano scelti dal vescovo ma alimentati e
pagati dall'università 31*.
Il presule, consacrato alla fine di agosto del 1638, l'aveva trovata
danneggiata dalle scosse di terremoto che iniziate il 22 marzo di
quell'anno si erano prolungate fino all'estate, facendo crollare tra
l'altro il campanile.
Poichè per ripararla e completarla occorreva un cospicuo sforzo
finanziario, egli si rivolse ad Urbano VIII, ottenendo di poter
utilizzare a tale scopo le "poenas maleficiorum" 32* .
(In questi anni viene eretta dalla confraternita dei SS. Crispino e
Crispiniano, detta dei mastri scarpari, una cappella sotto il titolo
dei SS. martiri Crispino e Crispiniano, con quadro, altare e
sepolture 33*).
Il successivo terremoto del 6 novembre 1659 fa crollare il nuovo
campanile e rovina l'edificio ancora incompleto 34*.
In attesa di edificare un nuovo campanile si pongono le campane un
po' sopra la facciata e si ripara la sacristia, il soffitto ed il
pavimento 35*.
Resa agibile la chiesa, il vescovo, con alcune rendite non
utilizzate della cappella del SS.mo Sacramento, fa installare nella
parte più elevata del coro un organo grande e bello 36*.
Il vescovo successivo, il patrizio napoletano Hieronymus Carafa
(1664 -1683), completa il decoro.
La cattedrale, parte nuova e parte vecchia 37*, che altro cielo non
aveva se non le nude tegole, è ricoperta con un soffitto a
cassettoni fatto con tavole lisce che il vescovo inizia a far
pitturare con figure sacre.
Erige a sue spese un magnifico altare dedicato alla Vergine Assunta
ed al martire Dionisio, quest'ultimo principale patrono della città,
la cui immagine in tela era nel prospetto della tribuna maggiore e
la cui festa si celebrava il 9 novembre a spese dei cittadini.
La sacrestia in tavole di legno, situata presso la porta principale
ed a cui si accede dall'ala del Vangelo, è ricostruita più ampia
dalle fondamenta in un luogo migliore ed è arredata con armadi in
noce.
Il trono è rifatto: elevato, maestoso e sorretto da quattro robuste
colonne.
La cappella della Vergine del Capo è resa più bella ed il coro è
fornito di un triplice ordine di stalli in noce lavorato 38*.
Essendo le entrate della mensa tenuissime, anche a causa delle magre
annate, contribuisce alle spese della fabbrica il capitolo della
cattedrale 39*.
Il vescovo dona due calici con piedi di ottone e con la sua arme ed
a ricordo fa murare l'epigrafe: D. O. M./ Clemente X P. M.
Ecclesiam/ Regente/ Carolo II Hispaniar. Rege/ Regnante/ Hyeronim.
Carafa Patricius/ Neapolitanus/ Sponsam Suam Ecclesiam Croton./
Decoravit/ A. D. MDCLXXII.
I nuovi lavori compiuti, ma specie il nuovo trono vescovile che
sovrastava quello del magistrato dell'università, diventarono ben
presto occasione di lite.
Dopo il vicariato del crotonese Geronimo Suriano (1683- 1690) si
insediò il nuovo vescovo, l'agostiniano spagnolo Marco de Rama (1690
-1709), e subito sorsero contrasti sia nell'ordine di precedenza
nelle cerimonie che per un nuovo sedile costruito dai governanti.
L'università di Crotone, sindaco dei nobili Fabrizio Lucifero, fu
accusata di non aver rispettato gli accordi nel sostituire il
sedile, che da tempo antichissimo godeva, situato attaccato
all'"arco maggiore della nave della chiesa al corno del Vangelo",
dove trovavano posto i magistrati cittadini.
Al posto del vecchio, in legname ordinario e senza fregi, ne aveva
inalzato uno in noce, molto elevato, ornato con le sculture delle
effigi di S. Dionisio, della città e con l'arme del re, occupando
metà della navata e sopravanzando la cattedra vescovile 40*.
All'inizio del Settecento la cattedrale a forma latina e rivolta ad
occidente, ha un grandissimo pronao con decenti ali.
Essa è stata unita al palazzo vescovile, in modo di potervi accedere
senza passare per la piazza.
All'ingresso del coro sotto la tribuna maggiore c'è un elegante
altare maggiore in marmo e dietro di esso il coro con un triplice
ordine di stalli in noce, scolpito con maestria (l'inferiore per i
chierici, il mediano per i sacerdoti, i diaconi e i suddiaconi, il
superiore per il vescovo, il vicario, le dignità, i canonici ed i
parroci 41*), alla cui parete pende l'immagine del protettore della
città.
A destra dalla parte del corno del Vangelo c'è l'antica cappella di
Santa Maria delle Grazie dei Lucifero con l'arme del vescovo Antonio
Lucifero.
A sinistra dalla parte del corno dell'Epistola, risplende la
cappella della Vergine del Capo, patrona della città e meta venerata
della popolazione del Marchesato, con la sua effigie, decorata di
gioielli in oro, argento e perle, e con le reliquie dei martiri
Aurelio e Feliciano, poste dentro a teche di cristallo. In essa si
conserva il tabernacolo in legno indorato del SS.mo Sacramento
dell'Eucarestia e ci sono le statue lignee colorate di S. Francesco
di Paola, di S. Antonio di Padova ed una raffigurante il Bambino con
al collo una medaglia d'argento, dono quest'ultima del vescovo
Pastor (altare privilegiato in perpetuo per indulto di papa Gregorio
XIII nel 1579 e consacrato nel 1653 da Annibale Syllano, nobile
crotonese e vescovo castrense che donò due calici in argento).
Altri 21 altari ornano le pareti (SS.ma Concezione; SS. Crispino e
Crispiniano; S. Maria di Costantinopoli; SS. Rosario; Epifania
-rinnovata dall'arcivescovo di Santa Severina, Carlo Berlingieri:
"XPO A MAGIS ADORATO AC S.M./ MAGDAL.AE FAM.AE SUAE PATRONAE/
CAROL.S BERLINGERI.S AR.CHIEP./ S. SEVERINAE D.T.A. 1696-; S. Maria
de Mirtis; S. Maria di Monte Carmelo; S. Bernardino di Siena;
Circoncisione; Natività; Annunciazione; Assunzione; S. Maria delle
Grazie; Resurrezione; SS. Trinità; S. Matteo; SS. Vincenzo e
Anastasio; S. Homobono; S. Tommaso; S. Maria delle Grazie e SS.
Bartolomeo e Hieronymo; Cinque Piaghe, dove per concessione del
vescovo Rama si venerava una statua lignea di antichissima e
venerabile memoria che prima pendeva alla parete della cappella di
S. Maria delle Grazie dei Lucifero) dove trovano posto anche le
statue lignee di S. Maria del Rosario, di S. Dionisio, di S.
Gennaro, di S. Michele Arcangelo ed i quadri raffiguranti S.
Ignazio, S. Francesco di Sales, Mons. Caraffa, Mons. Rama, la
Madonna del Capo, S. Maria Maggiore e tre miracoli della Vergine del
Capo.
La sacrestia era fornita di numerosi oggetti sacri in argento: una
croce per le processioni capitolari, un incensiero, un bacolo
pastorale, una bussola, una bugia, un campanello, un secchio e dei
calici (quello grande donato da re Filippo IV al vescovo Melisseno e
altri con l'arme dei vescovi Minturno, Caraffa e Sillano). Vi erano
inoltre numerose mitre, parati, pluviali, dalmatiche, pianete ecc.
42*.
Il vescovo napoletano Michele Guardia (1715 -1718) riesce finalmente
a completare l'opera; alza il presbiterio 43* e pone nell'altare
maggiore le reliquie dei santi Celestino, Clemente, Innocenzo e
Liberato, istituisce la cappella del SS.mo Sacramento dove conserva
il corpo del Signore in un tabernacolo dorato a lato del coro dalla
parte del Vangelo dove era quella dei Lucifero (la cappella è dotata
di vari fondi rustici dal nobile Gio. Batt.a Antinoro), dona
numerosi oggetti sacri e solennemente la consacra.
A ricordo murò una lapide ( "CONSECRAVIT/ ILL. ET/ REMS DNS MICHAEL/
GUARDIA EPS/ CROTONEN. RITU/ SOLEMNI XIII KAL./ NOVEMB. MDCCXV") e
per ricordare l'avvenimento si celebrò negli anni successivi ogni 20
ottobre la festa della Dedicazione ).
Egli inoltre restaurò il coro, quasi completò la ricostruzione del
pavimento in laterizio e diede inizio ai lavori di copertura del
soffitto a cassettoni e donò un grande calice d'argento e due
acquasantiere in marmo nero 44*.
Lasciò erede universale la sua sposa ordinando agli esecutori
testamentari di applicare il denaro, l'argento e l'oro "alla fattura
e perfettione della tempiata della chiesa vescovile" 45*.
L'opera fu ripresa dal vescovo successivo, il benedettino Anselmo de
la Pena (1719 - 1723), il quale nella sua visita alla cattedrale,
effettuata ai primi di luglio del 1720, ordinò all'economo della
mensa di riprendere quanto prima possibile i lavori di copertura del
soffitto a cassettoni della navata, ornandolo con tavole levigate e
completando l'opera iniziata dal suo predecessore, ma rimasta
incompleta per la sua morte 46*.
Mancava ancora il campanile e la campana maggiore batteva dall'atrio
della cattedrale.
IL vescovo Gaetano Costa (1723 -1753), "ottenuti" dal suo
predecessore mille ducati, fa scavare nel 1726 profondissime
fondamenta dove innalza una massiccia torre quadrata con mura larghe
ciascuna sei palmi.
Ben presto, per l'imperizia del costruttore, il nuovo edificio
cominciava a cedere, minacciando di rovinare parte della cattedrale.
Per proteggere la facciata, troppo appesantita ed inclinata, si
decise di rafforzarla con grandissimi massi.
L'accorgimento si rilevò provvidenziale, infatti essa potè sostenere
le numerose scosse del terremoto del 1744 che produssero seri danni
ad altri edifici sacri della città.
Finito il sisma, riprese la costruzione del campanile con
costruttori capaci e nel 1747 l'opera già sovrastava il tetto della
chiesa 47*.
Tre anni dopo il campanile era terminato ed erano anche finiti
alcuni lavori al coro 48*.
Il vescovo Costa lasciava una cattedrale restaurata e rifatta in più
parti in forma migliore, aveva collegato con una scalinata interna
il palazzo vescovile con la cattedrale, costruito il sepolcro dei
vescovi nella cappella della Vergine del Capo (1727) 49*, nel coro
l'ordine degli stalli era stato ampliato a quattro (per le sei
dignità, i 18 canonici, i 34 sacerdoti ed i 10 chierici) e nella
sacrestia vi era dell'ottima argenteria sacra 50*.
Egli stabilisce che parte della sua eredità "e specialmente del
contanti, s'habbia d'applicare in fornire di stucchi la croce, o la
nave" della cattedrale 51*.
Utilizzando il suo lascito, il vescovo Domenico Zicari (1753 -1757),
essendo la sacristia molto angusta e ristretta, la ampliò comprando
per tale scopo due bassi confinanti 52*.
Durante il vescovato del napoletano Mariano Amato (1757 - 1765)
presta la sua opera in cattedrale il professore e maestro di musica
e cappella della città di Napoli, Francesco Bifaro, il quale si è
assunto l'onere di suonare l'organo ed accompagnare il coro in canto
gregoriano nelle funzioni religiose più importanti 53*.
Durante il vescovato del crotonese Giuseppe Capocchiani (1774 -1788)
furono riparati il tetto, il pavimento e le finestre.
Attorno alle porte fu elevato un muro in modo da formare quasi una
stanza esterna per la quale liberamente si accedeva e tuttavia
serviva ad attenuare il soffio violentissimo e freddo del vento
boreale che altrimenti sarebbe penetrato nella chiesa, disturbando
le funzioni religiose e spegnendo le candele sugli altari 54*.
Fu edificata la cantoria e fu istallato l'organo.
Il tabernacolo in legno indorato dell'altare del SS.mo Sacramento fu
rifatto in marmo e consacrato 55*.
Alla fine del Settecento la cattedrale molto grande e divisa in tre
navate, apre cinque porte (tre nella facciata e due nelle pareti
laterali) ed è illuminata da trenta finestre. Essa ha la forma di un
parallellogrammo 56* ma è "un edificio di nessun gusto e sembra un
vero magazzino" 57*.
Senza simmetria, nella navata destra, dalla quale si accede
all'ampia sacrestia, vi sono tre altari mentre in quella di sinistra
ve ne sono nove.
In mezzo c'è l'altare maggiore davanti al quale si eleva la cattedra
vescovile circondata dal presbiterio, dietro c'è il coro quadrato,
arredato elegantemente dal quadruplice ordine di stalli.
Di regio patronato ed amministrata dal vescovo ed "uffiziata dal suo
R.mo Capitolo composto di Dignità, Canonici e Clero seculare" aveva
le cappelle ecclesiastiche del SS. Sacramento (vi era annessa la
confraternita laicale del SS. Sacramento, composta da mastri
calzolai), della Vergine del Capo (protettrice principale della
città), del SS. Crocifisso, della Madonna del Rosario, di S.
Homobono (vi era annessa la confraternita laicale dei mastri
sartori), e dei SS. Crispino e Crispiniano (vi era la confraternita
dei mastri calzolai) e quelle laicali dell'Epifania (fam.
Berlingieri), della Madonna del Carmine e di S. Antonio Abate (fam.
Gallucci), della Madonna di Costantinopoli (fam. Berlingieri) e
dell'Immacolata Concezione (fam. Suriano) e inoltre vi era quella di
S. Dionisio Areopagita anche protettore principale della città, di
cui ne aveva cura l'università e per essa i sindaci pro tempore 58*.
A causa del tetto che lascia passare la pioggia, le pareti sono
umide ed il pavimento è rotto.
Il vescovo Ludovico Ludovici (1792 -1797) ottiene le somme di alcune
rendite poste sotto sequestro dalla Cassa Sacra e fa rifare il
tetto, risana le pareti rovinate dall'umidità ed il pavimento,
fornisce le cappelle delle suppellettili mancanti e la chiesa di
numerosi oggetti sacri provenienti dai conventi soppressi dopo il
terremoto del 1783 (dodici calici e due pissidi in argento e dieci
calici e tre pissidi parte in argento e parte di altro metallo,
alcuni cibori, un tabernacolo, un ostensorio e molte vesti sacre)
59*.
Rocco Coiro (1797 -1812) continuò nel restauro del tetto 60* e
Domenico Feudale (1818 -1828) fece compiere dei lavori di
consolidamento e di risanamento 61*.
Durante il vescovato di quest'ultimo, nel 1824, furono intrapresi,
sotto la vigilanza di una commissione formata dal marchesino Anselmo
Berlingieri, dal barone Francesco Galluccio e da D. Nicola
Cosentino, deputati scelti dal vescovo, i lavori di cotruzione della
volta a stucco e dei rivestimenti della cattedrale secondo i disegni
del capomastro Tommaso Pirozzi 62* e due anni dopo fu riparato il
tetto 63*.
I lavori furono ripresi dopo il terremoto del 1832 da Leonardo
Todisco Grande (1833 -1849), il quale, per evitare crolli, abolì i
cassettoni ed abbassò la volta.
Operò in questi anni l'architetto civile Tommaso Pirozzi, il quale
diresse anche i lavori di restauro della cappella del Carmine della
famiglia Gallucci 64*.
Durante il vescovato di Aloisio Maria Lembo (1860 -1883) furono
rifatti i rivestimenti delle pareti e restaurati la cupola ed il
pavimento.
Il vescovo fece fare la volta a lamia della navata maggiore e
consacrò la cattedrale e l'altare maggiore il 14 agosto 1875, tempo
di giubileo 65* (D. O. M./ CATHEDRALE HOC TEMPLUM/ RUINOSUM POENE ET
ADSPECTU INDECORUM/ FORNICIBUS PAVIMENTO ALIISQUE PARTIBUS/ AB
INTEGRO REFECTIS/ THOLO INSTAURATO/ ORNATIBUS COETERISQUE
NECESSARIIS ADDITIS/ ALOYSIUS M. LEMBO EPCPUS CROTONENSIS/ SUMPTIBUS
SUIS CONDECORAVIT/ RITUQUE SOLEMNI UNA CUM ARA MAXIMA/ CONSECRAVIT
POSTRIDIE IDUS AUGUSTI/ ANNO IUBILAEI MDCCCLXXV)
Sempre in questi anni fu consolidata la struttura, rinforzando le
colonne e creando degli enormi pilastroni.
Vennero completati il presbiterio e la cattedra episcopale, furono
atterrati tutti i sepolcri che chiusi da lapidi di marmo rotte ed
indecenti creavano un'aria malsana (solo la lapide con l'arme dei
Berlingieri, in buono stato, fu collocata nella cappella del SS.
Sacramento).
Il pavimento fu perfezionato a marmoidea e reso più spazioso ed il
campanile fornito di nuove campane 66*.
L'opera continuò durante il vescovato di Giuseppe Cavaliere (1883
-1899) che continuò a togliere dal pavimento numerosi marmi
sepolcrali con stemmi gentilizi ed iscrizioni, che andarono dispersi
e proseguì la pavimentazione in marmo, sovrapponendola a quella
precedente in mattonelle d'argilla 67*.
Egli costruì il pulpito marmoreo dove mise la sua insegna (TU AUTEM
LOQUERE/ QUAE DECENT SANAM DOCTRINAM/ DNUS: JOSEPH CAVALIERE/
EPISCOPUS CROTONEN/ A. D. MDCCCXCVIII), fece decorare la cappella e,
fondendo ed utilizzando i preziosi dati in voto, incoronò nel 1893
sul sacrato la Vergine del Capo ed il Bambino con corone di
brillanti e smeraldi .
Tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del nuovo secolo fu rifatta la
cupola del campanile, rovinata da un fortunale, fu costruito il
pulpito e restaurata la cappella della Madonna del Capo (progetto
dell'architetto Pietro Paolo Farinelli) che viene consacrata nel
1901 ed è abbellita dai pittori De Falco e Boschetto.
Nel 1931 fu decorata la cappella di San Dionigi e nel 1935 (I
Congresso mariano regionale) l'icona della Madonna con 12 stelle in
brillanti.
Nel secondo dopoguerra Pietro Raimondi (1946 - 1971) ripara i danni
causati dall'evento bellico e restaura il coro ligneo secentesco.
Dopo il Concilio Vaticano II, l'arcivescovo Giuseppe Agostino,
recependo i canoni della nuova liturgia, che prevede che il
celebrante rivolga il viso all'assemblea riunita, nel 1976 demolisce
il vecchio altare maggiore in marmo e, rifatto, lo consacra,
ristruttura tutta l'area del presbiterio e del coro e la abbellisce
con un grande Crocifisso in terracotta (opera dello scultore romano
Giovanni Ranocchi), fa intonacare le pareti e restaura la cappella
dell'Epifania, facendovi trasportare la vecchia fonte battesimale, e
quella della Vergine del Capo.
Nel 1984 la cattedrale è elevata a basilica minore e due anni dopo
si inaugurano le due nuove porte in bronzo, realizzate dallo
scultore crotonese Ludovico Graziani.
Sempre in quell'anno avviene il restauro e l'impreziosimento
dell'immagine della Madonna del Capo con una cornice nuova in
argento lavorato e pietre preziose, opera dell'orafo Gerardo Sacco.
Nel 1983 essa aveva subito un furto che l'aveva privata di molti
preziosi e sempre in quell'occasione la cattedrale perse alcuni
oggetti d'arte che erano custoditi in sacrestia.
Ultimamente altri interventi hanno ridato maggiore evidenza al coro
e agli antichi stalli lignei ed è stata ripristinata la
pavimentazione.
Note
1. Taccone Gallucci D., Regesti dei romani pontefici per le
chiese della Calabria, Roma 1902, p.393.
2. Martire D., La Calabria sacra e profana, Cosenza 1878, pp.17- 18.
3. Trinchera F., Syllabus graecarum membranarum, Napoli 1865, p.
312.
4. Reg. Ang. Vol. II, 97 - 98.
5. Reg. Ang. Vol. VI, 109- 110.
6. Fonti Arag., Vol. II, 220- 221; Acta Sanctae Visitationis ab
Ill.mo ac R.mo D.no Episcopo D. Marco Rama Ordinis Eremit.rum S.ti
Augustini, A. D. 1699 confectae, ff. 65v-80. AVC (Arch. Vesc.
Crotone)
7. Il governatore con i suoi famigli arresta F. Rocca che di notte
va cantando e suonando in luoghi scandalosi della Piscaria. Passando
vicino alla cattedrale il Rocca nel tentativo di toccare la
scalinata , dà uno strattone e cade assieme al famiglio che lo
teneva e comincia a gridare: "Chiesa mi chiamo". Egli rivendica il
diritto di rifugio, affermando di aver toccato con un piede l'ultimo
gradino del luogo sacro.ANC. 336, 1692, 13 - 16; Una squadra della
regia udienza provinciale cattura U. Ferriolo accusato di aver
frodato il fisco ma mentre lo sta portando in carcere il prigioniero
fugge e si rifugia in cattedrale. I soldati lo riprendono ma
intervengono alcuni ecclesiastici e lo liberano, ANC.(Atti Notarili
Arch. Stat. CZ) 663, 1731, 101 - 102.
8. Zangari D., Capitoli e grazie concessi dagli Aragonesi al vescovo
e all'università e uomini della città di Cotrone durante il sec. XV,
Napoli 1923, p.3 sgg.
9. Nel 1491 l'università di Crotone chiede al re che poichè il
vescovo trascura la sua chiesa di poter utilizzare la terza parte
delle entrate annuali della mensa per riparare la cattedrale e le
case vescovile e comprare le cose necessarie al culto, Trinchera F.,
Codice Diplomatico Aragonese o sia lettere regie: ordinamenti et
altri atti governativi di sovrani aragonesi in Napoli, Napoli 1874,
Vol. III, pp. 35 - 36.
10. Ughelli F., Italia Sacra, Venezia 1721, t. IX, 390.
11. "Al m.co ber.no maneri per spesar oglo per la lampa de s.to
dionisio grana 10, Introyto erario di Cotrone, 1516/1517, f.26,
ASN.(Arch. Stat. NA)
12. Nola Molisi G. B., Cronica, Napoli 1649, p.203.
13. Taccone Gallucci D., cit., p.375.
14. Conto del m.co Julio Cesaro de Leone sopra le entrate del
vescovato de Cutrone, 1570 et 1571, ASN.
15. La cappella come per legato testamentario di Sylvester Perrecta
fu costruita "intus episcopatum novum" e dotata con le terre dette
"L'acqua di Cristo", Cotrone 8.9.1566, C. 114, AVC.
16. "Sacellum cum sepulchro Magnificorum nobilium virorum ex antiqua
familia de Nola Molisi nuncupata ab utriusque Iuris Doctoribus
Ioanne Vincentio, Ioanne Dominico, Hieronymo, Ioanne Andrea, et
Ottavio de Nola Molisi fratribus patriciis Crotoniatis unanimiter e
veteri in novum Episcopium translatum. anno. M. D. LXX." Nola Molisi
G.B., cit., X- XI.
17. Ughelli F., cit., 383; Fiore G., cit., II, 304; De Mayda B.,
cit., p.13.
18. Conto del m.co Julio cit.
19. Nel cornicione della cappella c'era la scritta: "Deiparae Mariae
Virgini D. Bernardino ac B. Fran. Paulensi a Nola Molisiorum Familia
Dicavit Ann. D.ni MDLXXX", Beneficio della fam. Nola Molise, 1702,
AVC.
20. Richiesta del canonico D. Joannes Paulus Labrutis al vescovo
Lopez. Cotrone 12.11.1596, C. 113, AVC.
21. Rel. Lim. Crotonen. 1610.
22. Rel. Lim. Crotonen. 1614, 1617.
23. Rel. Lim. Crotonen. 1603; Durante il Seicento la confraternita
delle Cinque Piaghe verrà meno mentre continuerà ad esistere quella
del SS.mo Sacramento i cui confrati nelle processioni avevano
l'onore di precedere tutti quelli delle altre confraternite, essendo
la confraternita del SS.mo Sacramento la più antica. Essi
indossavano un sacco bianco con cappuccio sciolto davanti al viso.
Il rettore tuttavia, essendo per antica consuetudine uno dei
canonici, non indossava il sacco ma la veste canonicale e camminava
tra i canonici, Acta cit. f.45 sgg.
24. Russo F., Regesto, V, 394, 446.
25. Nel 1655 J. Terrioti lascia per testamento una casa con la
condizione che con le rendite del denaro ottenuto dalla sua vendita
si compri l'olio per servizio del Crocifisso che è nel muro dentro
la cappella della Madonna della Grazia dei Lucifero, ANC. 229, 1657,
73 - 75.
26. Russo F., Regesto, VI, 220.
27. Nel dicembre 1622 il. R.do M. A. Barricellis economo della
cattedrale per morte del vescovo Catalano, vende per carlini 35 a J.
V. Leotta un luogo in cattedrale affinchè egli possa costruire per
sè ed i suoi eredi un monumento. Il luogo è vicino al sepolcro dei
Foresta e degli Scavello "lungo de vacuo nove palmi e alto quanto
piacerà e largo 5", ANC. 117, 1622, 142.
28. IL quadro è ancora nel coro all'inizio del Settecento, Acta
cit., Anselmus de la Pena, Visita 1720.
29. Visita ad Lim. Crotonen., 1640.
30. Vis. ad Limina Crotonen. 1638, 1667,
31. Rel. Lim. Crotonen., 1638.
32. Il 6 ottobre 1638 Urbano VIII concede al vescovo Pastore di
utilizzare le "poenas maleficiorum" della sua curia vescovile per
ripare il palazzo vescovile e la cattedrale, Secr.Brev. 864, ff.
289- 290, ASV.
33. La cappella nel marzo 1657 viene dotata con un annuo censo da
Gio. Francesco Mazzulla. Allora erano procuratori della
confraternita Leonardo Vetero, Josepho de Oppido, Carolo Terranova e
Mattheo Buda, ANC. 229, 1657, 45v- 46.
34. Copia d'una lettera scritta da monsignor vescovo di Catanzaro in
Calabria, Vat. Lat. 8076, ff. 301- 305, BAV.
35. Rel. Lim. Crotonen. 1667.
36. Rel. Lim. Crotonen. 1640.
37. I Mezacroce possiedono una sepoltura in cattedrale nel
"vescovato vecchio" confinante con quella dei Negro, ANC. 334, 1671,
87; A. La Nocita possiede una sepoltura sita nel "vescovato vecchio"
e proprio nella nave della chiesa vicino la porta maggiore, ANC.
659, 1716, 69.
38. Rel. Lim. Crotonen. 1678.
39. Il capitolo essendo le entrate della chiesa tenuissime decide di
versare duc. 60, provenienti dalla rendita di una gabella per
contribuire alla fabbrica della cattedrale, ANC. 334, 1672, 6.
40. Il nuovo sedile era situato nell'arco maggiore della nave della
chiesa al corno del vangelo, attaccato all'arco, era alto 13 palmi e
mezzo, lungo 12 meno 1/3 e largo 6, con due gradini. Nella spalliera
erano scolpite l'effigie di S. Dionisio, l'arme del re e l'effigie
di Crotone. Il bancone dove sedevano le massime autorità cittadine
era diviso da tre bracciali, Relazione del canonico A. Fernandes,
Cotrone 14.5.1694, AVC.114.
41. Al tempo del vescovo Rama vi erano 6 dignità (arcidiacono,
decano, cantore, tesoriere, arciprete-penitenziere e primicerio), 18
canonici (SS. Annunciazione, S. Giuseppe, S. Maria della Scala, S.
Basilio Magno- S. Gregorio, S. Antonio da Padova, S. Silvestro,, S.
Sofia,, S. Paolo, S. Cataldo,, S. Carlo, SS. Filippo e Giacomo, SS.
Rustico ed Eleuterio, SS. Vincenzo ed Anastasio, S. Biase, S. Carlo,
S. Nicola, S. Giovanni Battista e S. Francesco d'Assisi- Cinque
Piaghe) e 5 parroci (S. Maria de Prothospatariis, SS. Pietro e
Paolo, SS. Salvatore, S. Veneranda e S. Margarita), Acta cit. ff.
18- 19.
42. Durante la visita del 1699 il vescovo Rama ordinò all'economo
tra le altre cose di far riparare il tetto della cattedrale e di
ripristinare le numerose lastre sepolcrali spezzate ,Acta cit. 9v,
76 sgg.
43. Al tempo in cui fu alzato il presbiterio venne concesso dalla
curia vescovile a Leonardo di Cola di poter costruire un sepolcro
sopra il presbiterio nella parte sinistra dalla parte del corno
dell'Epistola di rimpetto all'altare maggiore, ANC. 1345, 1777, 58 -
59.
44. Anselmus cit., f.7 sgg.
45. Michele Guardia fu sepolto il 9.10.1718 nel sepolcro dei vescovi
dentro la cappella della Madonna del Capo, ANC. 707, 1718, 31 - 33.
46. Anselmus cit., f.8.
47. Rel. Lim. Crotonen. 1747.
48. Rel. Lim. Crotonen. 1750.
49. Capialbi V., La continuazione dell'Italia Sacra dell'Ughelli per
i vescovadi di Calabria. Cotrone ed Isola, Arch. Stor. Cal. 1914,
p.511.
50. Rel. Lim. Crotonen. 1754.
51. Gaetano Costa morì il 26.1.1753, Testamento di Fra Gaetano Costa
del 28.12.1752. Libro dei Morti AVC.
52. I due bassi facevano parte del palazzo venduto dal marchese
Francesco Cesare Berlingieri ai Maccarrone, ANC. 858, 1755, 263 -
268.
53. Il Bifaro si impegna ad esercitare la carica di maestro di
cappella per tre anni a iniziare dal primo novembre 1758 con uno
stipendio annuale di duc. 82 che verrà pagato parte dal pio monte
dei morti e dal capitolo e parte dalle cappelle del SS.mo
Sacramento, della B. V. del Capo e del SS.mo Rosario, ANC. 859,
1758, 163 - 165.
54. Rel. Lim. Crotonen., 1778.
55. Rel. Lim. Crotonen., 1769; Capialbi V., cit., p. 513.
56. Rel. Lim. Crotonen. 1795.
57. Galanti G.M., Giornale di viaggio in Calabria, SEN 1982, p.120.
58. Nota delle chiese e luoghi pii ecclesiastici e secolari
esistenti nel distretto della giurisdizione del regio governatore
della città di Cotrone, 1777.
59. Rel. Lim. Crotonen. 1795.
60. Capialbi V., cit. 515.
61. Capialbi V., cit. p.516; La diocesi di Crotone è così descritta:
"Ha un Capitolo esemplare, composto di sei dignità e di dieceotto
canonici con dodeci mansionari e con parecchi sacerdoti d.i
sopranumerari. Ha cinque parocchie co' rispettivi Parochi. Ha una
magnifica cattedrale di architettura gotica, ricca di vasi sagri e
di sagre suppellettili; ha un vasto Episcopio attaccato alla
Cattedrale, ed un gran seminario ..", Lettera del Capitolo e clero
della chiesa cattedrale di Cotrone al Papa, Cotrone15.8.1818, AVC.
62. Ai lavori di costruzione della volta a lamia finta della
cattedrale prestò la sua opera fra gli altri il mastro falegname
Antonio Ruggieri, Platea Mensa Vescovile, Cotrone 1824. AVC.
63.Nel febbraio 1826 fu accomodata la copertura della cattedrale e
dell'episcopio. Operarono i mastri muratori Domenico Primerano,
Raffaele Suppa e Domenico Cafè, Platea Mensa Vescovile, Cotrone
1826, AVC.
64. Cappella del Carmine, Cotrone 18.6.1858, AVC. 118.
65. Juzzolini P., Santuario di Maria SS. del Capo delle Colonne in
Cotrone, Cotrone 1882, p.84.
66. Mungari P., Una svolta nel lontano passato, in Capire per vivere
n.5, 1985, p. 25; De Mayda B., Splendore cit., p.68.
67. Mungari P., cit. p.25.

