[La chiesa Matrice di Verzino]
di Andrea PESAVENTO
(pubblicato su La Provincia KR nr. 11-12/2002)
Le prime notizie sulla chiesa di Verzino
risalgono all’inizio del Trecento. Tra le decime per la Santa Sede
versate “in casalibus Virzi et Lucrò” compare “dompnus Iordanus de
Virzino” che versa nel 1324 tar. unum e nell’anno seguente tar. unum
et gr. tria1. Dovranno passare due secoli per avere altre notizie.
All’inizio del Cinquecento la chiesa dedicata a Santa Maria de
Virzino, unica chiesa parrocchiale del luogo, è sede di un
arciprete. Ricoprì questa carica dapprima il rettore Paolo de
Curtis; essendosi poi dimesso, subentrò nel settembre 1517 il
chierico cosentino Hieronymo de Curtis. In seguito per morte di
Nicola de Tebaldo, nel gennaio 1556 l’arcipretura fu concessa al
chierico Francesco Tropiano2.
La decadenza
Durante i primi decenni del Cinquecento Verzino godette di un
forte popolamento, raddoppiando in pochi anni la sua popolazione:
passò dai 181 fuochi tassabili del 1521, ai 268 del 1532, ai 311 del
1545, ai 393 del 1561. In seguito iniziò la decadenza e lo
spopolamento. Dai 284 fuochi del 1595 ai 265 del 1648, ai 114 del
1669. All’inizio del Seicento, come si deduce dalla relazione del
vescovo Filippo Gesualdo (1602-1619), il tracollo non è ancora
evidente, anzi vi permane una certa vivacità economica e religiosa:
“la terra di Verzino ha una sola chiesa curata. La cura delle anime
è affidata all’Arciprete, il quale “gode tutta l’entrada quantunque
per servitio delle chiese delle cappelle, et horatorij, e delle
compagnie vi ha un numero conveniente di preti e chierici. Vi è la
compagnia del Santissimo Sacramento et alcun’altre compagnie”3.
Pochi anni dopo il vescovo Maurizio Ricci (1619 –1626) così
descriverà la decadenza di Verzino e delle sue chiese, determinata
dalla povertà, dallo spopolamento e soprattutto dal fisco: “..fu
terra insigne, ma è mancata assai farà hora da 800 anime governate
d’un arciprete, vi sono circa 16 sacerdoti quali tutti servono alla
chiesa Matrice, alli Vespri, et Messe Cantate li giorni festivi, ma
assai ignoranti, et poveri, perche dalla chiesa non hanno entrata,
et hora per li mali trattamenti de comissari non si fano più preti,
et ognuno fugge”4.
Essendo la chiesa parrocchiale ed arcipretale sotto il titolo
dell’Assunzione della Beata Maria Vergine mancante di arciprete per
morte di Lutio Frugalia, avvenuta nel settembre 1626, fu nominato il
mese successivo nuovo arciprete Gio. Tommaso Strano, prete di
Verzino che fu approvato in concorso. Le rendite nette di cui poteva
usufruire erano valutate in ducati venti annui5. L’edificio subì
gravi danni dai terremoti del 1638 e del 1659. Sempre durante tale
periodo, nel 1657, il parroco Francesco Pignataro con l’aiuto dei
cittadini e non con il denaro pubblico, col materiale ricavato da
una vecchia e muta campana, ne fece fondere una nuova6.
La ricostruzione
Il vescovo Geronimo Barzellino (1664- 1688) trovatola “diruta”,
a pochi anni dal suo insediamento ne iniziava la ricostruzione dalle
fondamenta. Nell’ottobre 1679, dopo dieci anni dall’inizio dei
lavori, egli affermava che l’edificio era stato quasi completato.
Ciò era potuto avvenire, perché il vescovo stesso aveva fornito a
sue spese i mezzi necessari7. Era arciprete Giuseppe Ciuranna8.
Sei anni dopo però la chiesa non era ancora terminata ed il vescovo
che aveva portato a termine la costruzione delle chiese di Caccuri e
di Montespinello, doveva prendere atto che essendo la chiesa di
Verzino di maggiore mole, non aveva ancora potuto portarla alla
fine; tuttavia sperava quanto prima di terminarla con l’aiuto della
grazia divina9.
Finalmente nel 1686 il vescovo solennemente la consacrava.
L’edificio di grande mole era costato al vescovo “maximum
dispendium” ed ora egli aveva intenzione di ornarlo di capitolo
collegiale10.
Il successore Sebastiano de Francis (1688- 1714) poiché l’ingresso
della chiesa matrice si mostrava tutto all’intorno disadorno, senza
essere limitato, nel 1697 lo fece ornare con pietra scolpita11. Nel
1699 a ricordo dei lavori di abbellimento fatti fare dal vescovo sul
portale, su richiesta dell’arciprete di Verzino Giuseppe Scerra,
venne posta sopra l’ingresso principale della chiesa la seguente
iscrizione ancora oggi visibile: “D. O. M. / IOSEPH SCERRA TERRAE
VERTINARUM AR/ CHIPRESBYTERO POSTULANTE/ SEBASTIANUS DE FRANCIS
EP.US GERUNTINEN. ET CARIATEN./ HONOREM DEI MATRIS VIRGINIS/ MARIAE
MATRIS LIMITES HO/ …….. FECI ANNO DOMINI MDCLXXXXIX”.
Liti e vertenze
In seguito al vescovato di Cerenzia e Cariati ascese, dopo la
breve parentesi di Bartolomeo Porzio (1718-1719) , il vescovo
Giovanni Andrea Tria ( 1720 –1726) e subito sorsero aspre liti con
il barone del luogo Nicola Cortese12. Tra i pomi della discordia la
nomina del nuovo arciprete di Verzino. Infatti essendo morto nel
settembre 1722 Giuseppe Scerra il vescovo procedeva alla nomina di
Giambattista Benincasa da Mesoraca, arciprete dai trascorsi non
limpidi e non gradito al feudatario, il quale per ripicca ordinò ai
suoi vassalli di non pagare le decime sacramentali e le rendite
dovute all’arcipretura ed inoltre impedì al nuovo arciprete di
insediarsi13. Dopo vari tentativi del vescovo di ridurre sulla retta
via il barone e di convincerlo alla mansuetudine, vista l’inutilità
di proseguire il vescovo emanò le censure contro il feudatario ed i
suoi ufficiali per quattordici capi di lesione dell’immunità e della
giurisdizione della chiesa e soprattutto per la violenta espulsione
dell’arciprete del luogo Giambattista Benincasa, per le percosse con
spargimento di sangue nella persona del vicario foraneo ed economo
dello stesso luogo Domenico Torrutio, per l’emanazione di più bandi
e proibizioni in pregiudizio dell’immunità e della libertà
ecclesiastica14. A Giambattista Benincasa seguì Carmine Tornicchia
ed alla sua morte, avvenuta nel mese di agosto 1730, nel novembre
dello stesso anno subentrava nella carica di arciprete Carlo Cesare
Cavallo15. Verzino contava allora cinquecento anime, la cura delle
quali era esercitata dall’arciprete nella chiesa parrocchiale sotto
il titolo dell’Assunzione della B. V. M. ed oltre all’arciprete vi
erano tre sacerdoti e quattro chierici16. Alla morte dell’arciprete
Cavallo, avvenuta nel febbraio 1747, iniziava nell’agosto dello
stesso anno la lunga arcipretura di Gio. Francesco Godano17.
Descrizione della Chiesa
“Nella parte superiore di detta terra vi è la Chiesa
Parrocchiale, medesima tiene avanti un larghetto, verso quale vi
sono tre porte, una nel mezzo grande, e due piccole laterali ornate
della pietra del paese, e tre finestroni sopra di esse; per dette
tre porte si entra in vaso diviso con tre navi, quella di mezzo
grande col pavimento di mattoni, e covertura di tavole scompartite a
quadretto all’antica, e l’altre due navi picciole con la covertura
di tavole lisce, ed a tutte poi tre sovrasta la covertura del tetto;
vengono divise dette navi da quattro arcate per parte sostenute da
pilastri isolati, nel pavimento sono varie fosse; a man destra in
faccia uno de predetti pilastri vi è il pulpito, incontro in faccia
ad un altro vi sta il trono del vescovo, fra le notate porte stan
situate due vasche di marmo per l’acqua benedetta e nell’angolo a
sinistra il battisterio e nelle mura laterali il commodo di due
confessionarij; nel fine della nave di mezzo vi è arco grande di
fabbrica, sotto esso nel mezzo vi è altare maggiore isolato, dietro
cui vi è il coro per officiare con sedili, o spalliere di tavole, in
testa osservasi il quadro coll’effigie dell’Assunzione della Beata
Vergine titolo di detta Chiesa. Nella nave piccola di man destra vi
stanno situate nelle mura 3 cappelle, la prima sotto il titolo del
SS. Crocifisso Jus Padronato della casa Guido, la seconda
coll’invocazione di S. Antonio di Padova, e S. Lucia Ius Padronato
di casa Giuranda dotata di alcuni territorj col peso di messe. La
terza della B. Vergine del Carmine jus padronato della casa
Guardati, dotata parimenti di alcune terre, col peso di una messa la
settimana. In testa dell’istessa nave vi è altra cappella in fondata
di fabbrica con banche fisse di tavole nelle mura laterali: questa
fu Congregazione laicale sotto il titolo della Beata Vergine
Addolorata detti i fratelli della morte. Al presente tal fratellanza
vedesi dismessa, vi si celebrano però tre messe la settimana, avendo
di rendita da circa annui ducati 15, e 300 tomola di grano,
dispensandosi detto grano ogn’anno a’ poveri in tempo della semina.
Nell’altra nave di man sinistra sonovi altre tre cappelle, In prima
sotto il titolo di S. Giacomo, ch’è della famiglia Scerra, avendo di
rendita annui ducati 6, e vi si celebra una messa la settimana. La
seconda ave l’ìinvocazione di S. Lonardo, ed è cappella
privileggiata della famiglia Longo, celebrandovisi 3 messe la
settimana; e la terza sotto il titolo di S. Marco della famiglie
Tibaldi e Giuranda, avendo la dote di circa 12 ducati annui, vi si
celebra una messa la settimana, e nel giorno di S. Marco si
dispensano 4 tomola di pane a’ poveri e nel fine di detta nave vi è
altra cappella fondata sotto il titolo del SS. Sacramento, ove si
conserva il Venerabile per la somministrazione de’ Sagramenti ed è
questa cappella propria della Chiesa, in cui si celebrano 4 messe la
settimana, ed è dotata da circa annui duc. 70 per mantenimento di
quello vi bisogna, vi sono in detta Chiesa due statue di legno benm
fatte, una di S. Antonio di Padua, e l’altra di S. Felice. Vengono
dette cappelle tutte e l’Altare maggiore ornati di coro,
suppellettili di frasche, candelieri, ed altro al culto divino
bisognevole, in ciascuna vi è quadro coll’effigie di quel Santo a
suo titolo, come di sopra ho detto, e quella del Santissimo ave cona
ben ornata di stucco, ed intaglio indorato; a man destra di detta
chiesa fra la seconda, e terza descritte cappelle, vi è porta per la
quale si entra in un vaso ad uso di Sagrestia coverto a travi con
tetto sopra, e pavimento di mattoni, in essa vi sono i banconi con
stipi, ove stan riposti gli utensili di Chiesa. Al presente viene
governata da un arciprete, che si eligge dal vescovo di Cariati suo
ordinario del luogo precedente concorso, ed ha egli di rendita,
oltre il jus della stola da circa ducati 250 annui, sopra de’ quali
ha molti pesi di messe, cera, oglio, ostie, e tutto quanto bisogna
per lo mantenimento, e decoro di detta Chiesa, corrispondendo
eziandio annue tomola 35 di grano alla Mensa Vescovile predetta. Vi
sono altri sei sacerdoti, un diacono, e quattro clerici; possiede
altresì detta Chiesa una croce, una lampada, ingenziere, e due
calici il tutto d’argento, oltre de’ calici, che divisamente si
tengono da ciascun sacerdote, siccome anco è in uso per i camisi da
celebrare, che ogn’uno tiene il suo; con che vi sono delle pianete
di vari colori, e tutti l’altri utensili bisognevoli. Il Santo
Protettore di essa è S. Biagio, e dopo esso la Beata Vergine
dell’Assunta, e della Concezione, con S. Antonio, facendosi festa in
d. giorni colle processioni nel dì del Rosario, e di S. Vincenzo
Ferreri, olte delle solite Processioni forzose del Corpus Domini e
Rogazione. Nella medesima chiesa vi è la predica nel tempo di
quadragesima, e ‘l Predicatore è eletto con far la nomina di tre
soggetti l’università di detta terra, uno de’ quali eligge il
vescovo di Cariati, ch’è ordinario, come costa dalla fede di d.
università fol. 57, e questo è pagato dall’istessa università.
Laterale alla Chiesa sud. Vi è un luogo dove dicesi il seminario,
atteso prima vi era, oggi dismesso consistente in quattro cameroni
coverti a tetto con tre camere laterali similmente coverte, al
presente però il tutto diruto, accosto vi era un piccolo orto per
comodo di d. Seminario, al presente anco dismesso, e ridotto a terra
soda, avendo oggi il solo nome del seminario, la di cui rendita di
circa annui docati ottanta, presentemente si esigge dal d. vescovo.
Vi è parimenti il campanile, quale sta situato di fuori la porta di
d. Chiesa, consistente in tre ordini, ed in tre piani in cui stan
situate tre campane, e l’orto18”.
Verso l’Ottocento
Una economia sempre più marginale e povera con stagnazione della
popolazione ed una crescente crisi delle strutture ecclesiastiche
sono i caratteri distintivi di Verzino nella seconda metà del
Settecento. Anche se la carica di arciprete è quella più importante,
essa non è più appetibile19. Quando rimane vacante i concorrenti
mancano e quelli che poi concorrono sono sempre del luogo o dei
paesi vicini. Spesso dopo poco tempo essi danno le dimissioni, per
andare a ricoprire altri uffici. Lo stesso vale per il clero, che
col passare del tempo invecchia e si assottiglia.
Al tempo del vescovo Francesco Maria Trombini (1764-1785), oltre
all’arciprete ci sono solo due sacerdoti semplici, un diacono ed un
chierico20.
Morto nel 1788 l’arciprete Alfonso Cavallo, dopo quattro anni,
nell’agosto 1792, ricoprì la carica Giorgio De Donato, già economo
della stessa chiesa21. Il De donato darà in seguito le dimissioni e
nel febbraio 1804 ricoprirà la carica di arciprete di Verzino il
prete ventisettenne Gaetano Susanna, il quale a sua volta lascerà
per il decanato di Cerenzia. Il 4 febbraio 1825 veniva nominato
arciprete Fortunato Rosati, già canonico della chiesa collegiata di
Umbriatico. L’arcipretura dell’Assunzione della B.V. M. di Verzino
dava allora una rendita netta di 24 ducati, con altri 70 ducati
proveniente dagli incerti22.
La situazione economica23 e religiosa non muterà durante la prima
metà dell’Ottocento24, quando la chiesa matrice di Verzino, dal
1818, farà parte della diocesi di Cariati.
Note
1. Russo F., Regesto (3970), (5060).
2. Russo F., Regesto, (15835), (20399),
3. Rel. Lim. Cariaten. et Geruntin., 1605.
4. Rel. Lim. Cariaten. et Geruntin., 1621.
5. Russo F., Regesto, (29659).
6. A ricordo del parroco Pignataro rimane l’epigrafe sulla campana:
“TINTINNABULUM HOC EX ALIO SURDO/ ET VETUSTO NON AERE PUBLICO/ SED
PIETATE CIVIUM/ CURA AC DILIGENTIA/ D. FRANCISCI PIGNATARO/ PAROCHI/
A. D. 1657”.
7. Rel. Lim. Cariaten. et Geruntin., 1679.
8. Morto nell’aprile 1668 l’arciprete Francesco Dardano, nel giugno
dello stesso anno fu nominato arciprete Giuseppe Ciuranna il quale
ricoprì la carica fino alla morte avvenuta nel luglio 1692. Nel
gennaio 1693 fu nominato arciprete Giuseppe Scerra, Russo F.,
Regesto, (41474), (46673).
9. Rel. Lim. Cariaten. et Geruntin., 1682, 1685.
10. “Et potissimum ecclesiam Verzini quae cum magna molis existeret
maximum dispendium erogavi, et quia collegiali Capitulo ornari
metetur prout in mente retineo eam anno proxime praeterito
solemniter consecravi”, Rel. Lim. Cariaten. et Geruntin., 1687.
11. Rel. Lim. Cariaten. et Geruntin., 1698.
12. A ricordo del duca Nicola Cortese rimane l’epigrafe nella chiesa
di Verzino: “A Dio Ottimo Massimo. Nicola Cortese, Duca dei Duchi di
Verzino, che nella sua persona fece rivivire la clemenza dei suoi
avi, con decisione degna di essere onorata, lasciò su questa lapide
con la sua beneficenza la quiete per sé, un esempio ai suoi, la
memoria a tutti. Nel donare e nel cedere all’Università tutto ciò
che da essa veniva esatto per collette dovutagli, per devozione
verso la cristiana religione e per suffragio della sua anima, la
volle obbligata a celebrare annualmente l’anniversario al suo
benefattore. L’anno del Signore 1728”., Maone P:, I Cortese
feudatari di Verzino e casale di Savelli, in Historica 1959, n.5, p.
147.
13. Il feudatario accusò il vescovo Tria di avere preferito “un
prete ignorantissimo, povero e di vita scandalosissima… che aveva
molti figli da una sua concubina.. che aveva deflorato una donzella
in Crotone per cui era stato più anni in carcere”, Maone P., Tra
carceri e scomuniche, Napoli 1967, pp. 45 –50.
14. Rel. Lim. Cariaten. et Geruntin., 1725.
15. Russo F., Regesto, (57308).
16. Rel. Lim. Cariaten. et Geruntin., 1733.
17. Russo F., Regesto, (61616). Nel 1759 il Godano era arciprete e
vicario foraneo ed economo della badia di S. Pietro di Verzino, ANC.
447, 1759, 22v, AS. CS.
18. Apprezzo del feudo di Verzino fatto dall’Ing. Tavolario Giuseppe
Pollio nel 1760, ff. 83-84, Arch. Com. Savelli.
19. Secondo la testimonianza dei sacerdoti Giuseppe Guido, Giacinto
Piro, Nicola Galotti e Domenico Longhi le rendite annuali
dell’arcipretura di Verzino alla metà del Settecento ammontavano a
153 ducati e grana 30 e , tolte le spese stimate 79 ducati e 63
grana, rimanevano al netto ducati 73 e grana 63, ANC. 447, 1762,
15v- 18, AS.CS.
20. Rel. Lim. Cariaten. et Geruntin.. 1769.
21. Russo F., Regesto, (68514).
22. Russo F., Regesto, (69534), 72565).
23. Popolazione di Verzino: anno 1769 (abitanti 716), 1795 ( 881),
1815 (858), 1816 (830), 1825 (823), 1849 (723), 1852 (727), 1861
(899).
24. Pio IX il 17 agosto 1861 concedeva l’indulgenza plenaria nella
festa di S. Michele Arcangelo e S. Rosa da Lima, nella matrice
chiesa di Verzino, in diocesi di Cariati per un settennio, Russo F.,
Regesto, (79608)
Rendite e pesi dell’arcipretura curata di Verzino alla metà del
Settecento
“ In primis nella continenza di Cornò possiede da tomolate
settanta cinque circa di terre aratorie che s’affittano adatto
terratico due anni per ogni quinquennio una colle calmature alla
ragione d’ogni tum.lo per ogni dieci danno et frutt.o in tanti rasi
tumola cento quaranta tre grano bianco portati in magazeno = Le
terre dell’aje di Camastrea sono tumolate dieci circa che per esser
poche fertili s’affittano a mezo tum.lo e danno colle calmature in
tanti rasi tumola undeci dell’istesso genere = Le terre del
Ceremelio in d.a difesa di Camastrea sono tumolate sette che
s’affittano anco a mezo terratico ad ogni quinquennio una colle
calmature danno di rendita tum.a sette ed ottantasei grano bianco =
Le terre del Suvarello in d.o luogo sono tumolate cinque che
s’affittano due anni per ogni quinquennio a mezo terratico come
sopra una colle calmature danno di rendita anco grano bianco tum.a
cinque e mezo = Le terre del Casale in più e vari pezzi sono in
tutto tumolate cento e nove delle quali due parti s’affittano ad
intiero terratico e la terza parte perche meno fertili s’affittano a
mezo terratico onde giontovi le calmature come sopra danno di
rendita per ogni quinquennio grano bianco tum. Duecento = Le terre
dell’aja d’armi sono tumolate dodeci e perche si affittano a mezo
tomolo una colle calmature danno \di rendita per ogni quinquennio
tum.a tredici anco grano bianco = Le terre delle Serre sono tumolate
dieciotto che si affittano alla ragione come sopra a mezo tom.lo una
colle calmature tum. Diecinove e mezo = Li pedali di Trimigliano
sono tumolate dodeci e s’affittano alla stessa ragione come sopra,
ed alla rag.ne di mezo tom.lo e donano per ogni quinquennio di grano
bianco tum.a tredici = Il vignale di Gonia è tum.te due che
s’affitta come sopra a mezo tomolo e per ogni quinquennio danno di
rendita grano tumola due = Le terre di Sullaria in più pezzi sono
tum.te quaranta che s’affittano a pieno terratico e colle calmature
donano di rendita per ogni quinquennio tumola ottantotto di grano
bianco = Le terre della Tronca dell’Acera sono tum.te dodeci che per
esser poche fertili s’affittano a mezo tom.lo e per ogni quinquennio
una colle calmature tumola tredici grano bianco = Le terre di
Maradito in più pezzi e luoghi sono tum.te dieci otto circa delle
quali tum.te sette e meza s’affittano a pieno terr.o e l’altre per
metà che per ogni quinquennio colle calmature danno di rendita tum.a
venti sette e mezo grano bianco = Le terre di Caria sono tum.te
venti tre s’affittano a mezo terr.co perche poco fertili e per ogni
quinquennio una colle calmature donano di rendita tum.a venticinque
e mezo grano bianco = Le terre della Massarecca sono tum.te cinque
che s’affittano a mezo terratico e donano per ogni quinquennio rasi
tum.a cinque e mezo grano bianco = In territorio di Cerenzia e
proprio della Difesa di Poludi tiene tumolate quattro circa di terre
nel luogo d.o jennante che s’affittano a mezo terr.co e per ogni
quinquennio donano di rendita tum.a quattro grano bianco = In
territorio di Palagorio nel luogo d.o Coraciti possiede tum.te
cinque circa di terre che per esser infruttuose donano per ogni
quinquennio tum.a quattro grano bianco = In d.o territoriio di
Palagorio nella Difesa nel luogo d. il Lauro possiede tum.te quattro
circa di terre perche infertili non sempre s’affittano ed appena
possino dare per ogni quinquennio tum. Uno grano bianco di rendita =
Più in questo territorio di Verzino nel luogo detto pezza tonda
possiede tum.te tre circa di terre e ne percepisce per ogni
quinquennio grano bianco tum. Tre = In Corvolino tiene un vignale di
tum. Una e meza di terra che per ogni quinquennio dona tum.a una e
mezo grano bianco; quali sopra descritte rendite in grano sono in
tutto tum.e cinque cento ottantadue ed ottantasei che coarcerbati
l’anni vuoti colli pieni vengono a dare in ogn’anno la rendita di
tum.e cento e sedici ed ottavi cinque grano rasi e portati tutti in
magazeno, senz’altra spesa.
Più esigge per ogni paio di Bovi tum. Uno di grano e mezo tt. D’orzo
che numeratoli paja de Bovi vi sogliono ascendere in ogn’anno a
circa tum.e quaranta quattro di grano e ventidue d’orzo tutta volta
sanno benissimo che di d.a X.ma in genere ne restano de partite
inesigibili in ogn’anno da circa tum.a dieci di grano ed altritanti
in orzo; onde d.a Xma può dare di rendita secondo prudenzialmente
hanno considerato tumola trentaquattro grano bianco rasi e tum.a
dodeci orzo; si che valutato il d.o grano in tum.a cento cinquanta
ed ottavi cinque in una tra li d.d. tande Xme alla ragione di
carlini otto il tom. Prezzo comune sono ducati cento venti e grana
cinquanta annui e li suddetti tum.e dodeci orzo valutati a ragione
di carlini quattro il tum. Sono ducati quattro e grana ottanta= Più
esigge dalle Xme personale delle persone che non tengono bovi annui
circa ducati dieci = Più esigge da vari particolari diverse partite
di censi minuti annui carlini trentotto circa. Per affitto di case
circa carlini sedici. Per affitto di castagne nel luogo il Cornò
annui circa carlini trentacinque = Più per le castagne dello Scalzo
annui circa carlini tre per le castagne del Cat.a grande esigge
annui circa carlini sei = Per affitto di un piccolo orto annui
carlini due = Percepisce dall’incerti cioe diritti matrimoniali e
jussi de defonti annui circa ducati otto. Onde calcolate e
collettivate le sud.te rendite sono in una ducati cento cinquanta
tre e grana trenta annui. Di questa somma se ne deducono ogn’anno
l’infratti pesi : Alla mensa vescovile per il jus della quarta X.ma
corrisponde in ogn’anno tum.e venticinque grano bianco che valutati
alla stessa ragione di grana ottanta il tum. Sono ducati venti = Per
le messe pro populo che l’arciprete curato sta in obligo di
celebrare in tutte le domeniche e feste di precetto dell’anno al
numero d’ottanta circa sono ducati otto più altre dodeci messe
d’obligatione alla Cappella dell’Assunta titolare di d.a Parrocchia
carlini dodeci; Per compra di cera bianca per le Domeniche feste e
varie sollennità dell’anno da circa libre venti annui ducati otto =
Per spesa di cera rossa serve in ogn’anno la settimana Santa e
coronella della Vergine Addolorata che si recita ogni venerdì
carlini dieci; per spesa d’oglio per la notte di Natale ed alle
lampade all’ottava dell’Assunta carlini quattro. In tanta farina
serve in ogn’anno per uso dell’ostie carlini dieci = Corrisponde in
ogn’anno per salario all’Economo e cera bianca per le messe del
medesimo ducati sedici e grana ottanta = Paga in ogn’anno al
sacristano che serve alla chiesa e suona le campane ducati nove
circa = Paga in ogn’anno alla Rev.ma Curia Vescovile per il jus di
visita di d.a cappella dell'’ssunta carlini otto = Alla mensa
vescovile corrisponde annui grana venticinque per ragione di rendite
= Alla Bagliva d’Umbriatico per ragion di rendita annui grana dodeci
= Per rigalia di tanti tartani di farina fina per il giovedì Santo
si sogliono dare a dodeci figlioli nella fonzione dell’Apostoli
carlini dieci; Per cavalcature e pedone vanno servendo un sacerdote
fino a Cerenzia a prendere in ogn’anno l’oglio santo carlini quattro
= Spese di candele che si dispensano a sacerdoti e galantomini nel
giorno della Purificazione della Vergine SS.ma carlini dodeci = Per
rigalo a sacerdoti chierici e riligiosi di S. Domenico e spesa di
polvere nella festa della SS.ma Assunzione di Maria Vergine e spesa
di Laure per l’adorno della chiesa ducati quattro = Alle persona che
pulisce ogni settimana le chiese carlini dieci = Per provisione
all’Esattore che in ogn’anno fa l’esenzione delle dette rendite
ducati cinque più paga alla persona che con cavalcatura va cogliere
le palme carlini tre e finalmente paga in ogn’anno un apprezzatore
che stima le terre di d.a Arcipretura secondo ne cade il rispettivo
maturo grana venti; Quali spese in una ascendono in ogn’anno a circa
ducati settanta nove e grana sessanta sette circa che dedotti e
scerrati dalle sud.e annue rendite vengono queste in ogn’anno a
remanere netti ed espliciti dedotti già li detti pesi ducati
settanta tre e grana sessanta tre “ ( Notaio Alessio Juzzolino della
terra di Verzino, Cart. 447, 1762, 15v-18 , As.CS.).

