[Le chiese di Cotronei]
Pur essendo una terra non molto popolosa1,
“Cutronei” fu durante il Medioevo un luogo della diocesi di Santa
Severina. Non abbiamo notizie sul titolo e sulle vicende della sua
chiesa. Al tempo della rivolta del marchese di Crotone Antonio
Centelles, nell’autunno del 1444, Cotronei subì il saccheggio e la
devastazione da parte delle truppe di Alfonso d’Aragona. Per tale
motivo fu esentato dalle imposizioni e dalle decime. Ma questa
facilitazione, che doveva permettere il ripopolamento e la rinascita
dell’abitato, durò poco. Il nove febbraio 1446 in Castronovo a
Napoli Alfonso concedeva all’arcivescovo di Santa Severina e suo
consigliere, Antonio Sanguagalus (1430-1454), il diritto
dell’esazione della decima del formaggio e degli agnelli, dalle
greggi di coloro che affittavano i pascoli in tutto il territorio
della diocesi. Tale privilegio della mensa arcivescovile veniva
ripristinato nonostante che la riscossione era stata in precedenza
sospesa “propter guerras et turbulentias temporum”. Il re intimava
perciò alle università, agli uomini ed ai mastrogiurati di S.
Severina e delle terre di “Policastri, Mesuracae, Roccae Bernardae
et Cutrone(o)rum” e degli altri luoghi della diocesi di facilitare
la riscossione e di non opporsi2.
Il rito greco
Nella seconda metà del Quattrocento fu spopolato e poi ripopolato
con gente di rito greco proveniente da levante. Cotronei ricompare
durante la rivolta antifeudale contro il conte Andrea Carrafa, che
nel 1512 ebbe per epicentro Santa Severina. Per sfuggire alla feroce
repressione, molti dei ribelli trovarono rifugio nei luoghi vicini.
Nel 1515 il conte, non contento di aver ripreso i suoi feudi,
chiedeva l’intervento del vicerè per la cattura di alcuni ribelli,
che erano riusciti a mettersi in salvo. Perciò faceva presente che
“multi homini de Sancta Severina, Cutro et Policastro vanno
forosciuti et despersi per queste provincie de Calabria, et signater
sono receptati in le infrascipte terre; in la Rocca di Neto,
Berzino, Caccuri, Strongoli, Casobono, Corigliano, Cotronei,
Mosoraca et Belcastro et in altri lochi”. Il conte chiedeva che
questi pericolosi fuorusciti fossero catturati e giustiziati. Tra i
rivoltosi è ricordato Filippo della Petra “il quale venne catturato
e decapitato, mentre i suoi beni, siti nelle pertinenze di Santa
Severina e in Cotronei, venivano confiscati e poi concessi al nobile
don Antonio Enriques de Cisneros, meritevole di aver contribuito
nelle operazioni contro i ribelli”3.
La forte presenza di “greci”, che avevano ripopolato il casale,
determinò l’intervento del Cardinale di Santa Severina. La
repressione attuata dall’arcivescovo Giulio Antonio Santoro
(1566-1573) lascerà un duraturo ricordo, tanto da far affermare ad
un presule successivo che “questi Greci vivono catholicamente per la
vigilanza che vi ha sempre usata il Cardinal di S. Severina a farli
ben istruire, e reformare”4.
L’arcivescovo Francescantonio Santoro (1573-1586) ripristinò gli
antichi diritti della mensa arcivescovile, tra i quali la
giurisdizione antichissima della quarta parte di tutti i beni mobili
di quelli che morivano senza aver fatto testamento. Ciò valeva non
solo per gli abitanti che morivano in tutti i luoghi della diocesi,
che erano “Rocca Bernarda, Policastro, Cotronei, Mesoraca, Rocca di
Netho, Troiani, Riyetta, Cutro et Santo Joanne, Santo Mauro e
Scandale”, ma anche per i diocesani che morivano fuori della
diocesi5.
Nonostante i tentativi di estirpare il rito greco, esso resisteva
ancora sul finire del Cinquecento, come risulta dalla relazione
dell’arcivescovo Alfonso Pisano (1587-1623): “Cotronei è casale
habitato da Albanesi al numero di quattrocento anime, quali vivono
al rito greco … e perché il loro Barone è latino vi stanno dui
preti, un Greco col suo diacono, et un latino, ciascaduno con la sua
chiesa”6. Alcuni documenti segnalato infatti la presenza a Cotronei
di due curati, uno di rito greco ed uno latino: il prete greco Don
Rocco Spina aveva la cura della cappella di S. Nicola de li Greci ed
amministrava i sacramenti ai Greci, o Albanesi, ed il sacerdote
latino Minico Mauro era cappellano della chiesa di S. Sofia7.
Dal rito greco al latino
Tuttavia già nei primi anni del Seicento il rito greco venne meno ed
a Cotronei rimarrà una sola chiesa parrocchiale e la cura affidata
ad un solo arciprete8. Negli atti del sinodo di S. Anastasia del 28
maggio 1634 sotto l’arcivescovo Fausto Caffarello (1624-1651) tra
gli ecclesiastici di Cotronei, che dovevano comparire ed offrire il
cattedratico, in segno di onore e soggezione, vi erano l’arciprete
che doveva portare tre carlini e 25 “pullis gallinaceis”, il
cappellano del SS. Rosario con due libre di cera, il cappellano di
S. Rocco9 con una libra di cera ed il cappellano di S. Maria de
Carmelo con una libra di cera 10.
Gli edifici di Cotronei subirono seri danni dal terremoto del 1638
che distrusse Rocca Bernarda e Policastro. Al terremoto seguì una
grave pestilenza con grande mortalità11. Dai 65 fuochi per i quali
era tassato nel 1595, l’abitato scese nel 1648 a soli 30.
Al tempo dell’arcivescovo Mutio Suriano (1674-1679) del rito greco
non c’era più traccia ed anche la chiesa arcipretale curata ed unica
parrocchia aveva latinizzato il suo titolo: “Nella terra di Cotronei
c’è la chiesa arcipretale curata sotto il titolo di S. Nicola
Pontefice; un parroco arciprete esercita la cura delle anime. Alla
cappella del SS.mo Sacramento situata dentro la sopraddetta chiesa è
annessa una confraternita laicale. Oltre alla chiesa arcipretale ci
sono altre quattro chiese, che sono provvedute delle cose necessarie
con le elemosine dei benefattori. Le anime sono 562, i preti 5”12.
Tre anni dopo lo stesso arcivescovo scriveva: “ Cotronei è terra
piccola di anime cinquecento e nove, ha una chiesa parrocchiale
sotto il titolo di S. Nicolò Pontefice, è servita dal suo arciprete
con due preti, uno diacono, e sei clerici; vi sono tre chiese de
jurepatronato, una sotto il titolo del Carmine, l’altra sotto il
titolo di San Rocco, e la terza sotto il titolo della SS.ma
Annunciata, oltre questo vi è una chiesa distante dalla terra mezzo
miglio sotto il titolo di Santo Marco, convento soppresso
dell’ordine di santo Augustino13.
Descrizione della chiesa matrice
Dopo la grave crisi della metà del Seicento, in pochi decenni
Cotronei aveva visto quasi raddoppiare la sua popolazione.
Dalla descrizione, compilata nel 1727 dall’arciprete e parroco
Felice Amoroso, risulta che Cotronei conta 992 abitanti ed ha un
clero ancora consistente. Esso è formato oltre che dall’arciprete
anche dai sacerdoti: il vicario foraneo il Rev. D. Domenico Pangali,
il Rev. D. Vito Antonio Miglio, il Rev. D. Giacinto Virga, il Rev.
D. Silvestro Mayda e il Rev. Agostino Marinelli. Vi erano poi altri
sacerdoti originari ma al momento assenti : il R.do D. Gio. Angelo
de Luca era in Napoli, il R.do D. Luca A. Virga in Cutro, il Rev. Do
D. Arcangelo Affittante era arciprete a Le Castella ed il Rev.do D.
Matteo Casole era a Crotone, in qualità di cappellano di palazzo del
marchese di Apriglianello Francesco Lucifero. A costoro era da
aggiungere un folto gruppo di chierici: Vincenzo Virga, Bonifacio
Pirillo, Nicolò Virga, il chierico coniugato Giuseppe Natale,
Lorenzo Miglio, Annibale Grano, Mutio Virga, Vittorio di Luca,
Giuseppe Castelli, Muzio Perri, Vespasiano Rizzuto. I novizi
Francesco Virga, Vespasiano Bisulca, Vespasiano di Luca e Domenico
Natale. Completavano i sagrestani Annibale Grano e Gio. Battista
Carfa. Fin dalla fondazione della matrice l’università di Cotronei
doveva provvedere tra l’altro alle spese per il mantenimento delle
sue fabbriche, doveva corrispondere all’arciprete e parroco
cinquanta ducati l’anno per le decime ed altri ducati sei al
sacrestano, al quale forniva anche l’alloggio.
Intorno alla chiesa si estendeva il cimitero, limitato da un
muretto. Due porte, una grande ed una piccola, permettevano
l’ingresso in chiesa, che era “di forma lunga in un’ala, e l’altare
maggiore sta nell’ultimo dentro il coro che s’erge in cinque gradini
isolato, che lo rende maestoso con una custodia grande ben fatta
dorata, che dalla Annun(zia)ta di Napoli fu trasportata qui dalla
devozione de’ Baroni Sersali, dalla di cui pietà fu eretto
dell’altare come lo dimostrano l’imprese laterali”.
Attorno all’altare maggiore vi era il coro e la sacrestia. I lavori
di quest’ultima erano appena iniziati a spese del Reverendo D. Vito
Antonio Miglio, che aveva provveduto “a ammassare i cantoni per far
… lo arco…... Nell’entrar in d(ett)a chiesa a man destra si vede una
portella per cui si entra nel campanile, che si rende alto e
superiore alla chiesa, dentro di cui vi sono tre campane, due di
corda per sonarsi ordinariamente e la terza per accordarsi in tempo
di solennità. Sono d’ottimo suono e quando si fanno sonare pare che
sia un mez’organo, vi era la quarta piccola ma questa fu alzata più
sopra accomodandola in orologio, che si mantiene a spese
dell’università. Più sopra s’erge la cappella del SS. Rosario
succede a questa una sedia confessionale con sopra il pulpito
dell’organo indi succede la cappella dell’Anime del Purgatorio, a
fronte di cui si vede quella del tutelare S. Nicolò dentro di cui si
sale nel pulpito che sporge dentro la nave della chiesa sostenuto
d’un'altra sedia confessionale nella quale sta attaccata la cappella
dell’Arco sotto di cui in cappellina sfondata si vede eretto il
fonte battesimale…. Nell’entrare a man destra dentro il muro si vede
un fonte grande di tener l’acqua benedetta, ed un altro fra la
cappella del Rosario e la porta piccola, ambedue di pietra di
Gimigliano di color verde”14. Si festeggiavano solennemente i giorni
del protettore S. Nicolò, dei SS. Pietro e Paolo e di S. Anastasia.
Verso l’Ottocento
Alla metà del Settecento Cotronei ha 843 abitanti, 11 preti, un
chierico ed un novizio15. La chiesa matrice è retta dall’arciprete
curato Antonio Bisulca ed oltre all’altare maggiore, nel quale si
conserva la SS. Eucarestia e dove l’arciprete adempie gli uffici
parrocchiali, ci sono altri quattro altari. Parte di questi sono
amministrati da procuratori e parte dai patroni e cappellani. La
chiesa è inoltre fornita di fonte battesimale e di un luogo per
conservare i sacri oli. Nell’abitato vi sono poi la chiesa di S.
Maria de Monte Carmelo della famiglia De Luca, che è retta da un
procuratore scelto dall’arcivescovo, la chiesa della SS.
Annunciazione di B. M. V., che è mantenuta a spese dal feudatario
del luogo il quale provvede anche agli oneri per le messe, la chiesa
di San Rocco, che parimenti si mantiene a spese del medesimo, e la
chiesa di S. Michele Arcangelo, costruita di recente a spese del
reverendo Arcangelo Affittante, arciprete di Le Castella (1724
-1771), che si regge per un procuratore nominato dallo stesso
fondatore, che vi ha assegnato la dote. Fuori mura c’è la chiesa di
S. Marco Evangelista, del fu convento degli eremiti di S. Agostino,
che è governata da un procuratore scelto dal clero, che provvede del
necessario e sostiene gli oneri. A Cotronei ci sono inoltre due
confraternite: quella del SS. Rosario, che ha il suo altare dentro
la matrice ed è governata per lo spirituale da un sacerdote e per il
temporale da un procuratore eletto dai confrati, e similmente quella
della B. M. V. dei Sette Dolori. E’ attivo un monte frumentario a
beneficio dei poveri coloni. Quest’ultimo è retto dal procuratore
della cappella di S. Nicola, che è eletto dall’università16.
All’inizio dell’Ottocento è arciprete della chiesa matrice sotto il
titolo di S. Nicola Pontefice del comune di Cotronei, arcidiocesi di
S. Severina, Nicola Luchetta; seguì nell’agosto 1822 Gaetano
Garruba17
Note
1. Nella “Cedula subventionis in Iustitiaratu Vallis Grati et
Terre Iordane” del 1276 risulta che Cutronei è tassato per once 9,
tari 4 e grana 12; Policastrum per once 42 e tari 18; Rocca Bernardi
per once 24, tari 14 e grana 8; Caccurium per once 47, tari 16 e
grana 16…, Minieri Riccio C., Notizie storiche tratte da 62 registri
angioini, Napoli 1877, p. 215.
2. Siberene p. 238.
3. De Frede C., Rivolte antifeudali nel Mezzogiorno d’Italia durante
il Cinquecento, Giuffrè Ed. Milano 1962, pp. 10-11.
4. Rel. Lim. S. Severina, 1589.
5. Di un antichissimo diritto dei nostri Metropolitani, Siberene,
pp. 86-87.
6. Rel. Lim. S. Severina, 1589.
7. Maone P., Gli Albanesi a Cotronei, Historica n. 3, 1972.
8. Tra gli arcipreti di Cotronei ricordiamo: Domenico Pancaldo
(1604), Carlo Santoro (1622), Giacinto Virga (? – 1664), Cesare de
Natale (1665 - 1675), Carlo Pedace (1675 – 1703), Michele Casazzone
o Catizzone (1703 – 1707), Petro Giovanni Foresta ( 1708 - ?), Maone
P., Notizie storiche su Cotronei, Historica, n. 2, 1972, p. 102;
Russo F., Regesto, (40550), (43372), (50030), (51083).
9. Nell’agosto 1639 provvedeva alla cappella di S. Rocco, di
iuspatronato dei laici, il chierico Luca Antonio Modio, presantato
dal patrono, Russo F., Regesto, (33257)
10. Siberene, p.56.
11. Rel. Lim. S. Severina, 1645, 1648.
12. Rel. Lim. S. Severina, 1675.
13. Rel. Lim. S. Severina, 1678.
14. Platea generale dello Stato di tutte le chiese e cappelle della
terra de’ Cotronei fatta.. dal D. Felice Arciprete Amoroso…
MDCCXXVII”, AS.CZ.
15. Secondo le relazioni degli arcivescovi di S. Severina, nel 1735
Cotronei conta 900 abitanti e ci sono oltre all’arciprete altri
sette sacerdoti ed otto chierici, nel 1744 ne conta 958 ed i
sacerdoti sono 12 ed i chierici 10, Rel. Lim. S. Severina, 1735,
1744.
16. Rel. Lim. S. Severina., 1765.
17. Russo F., Regesto, (71996).
+++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++
Tesoriere Turino Ravaschieri, Cal.a Ultra (486/ 4088). Strade 1564-
1565 (Residui delle strade).
Denari esatti nel Marchesato di Cotrone in lo mese di gen.ro 1565
per conto de le strade.
Addi p.o di gen.ro 1565
- Da Li Cotronei per m.o di Cesare Ferraro tr. Tre gr. 15 in m.ti
son per le strate di Natale 8 Ind. D. 0-3-15 (f. 79)
Denari esatti in lo Marchesato di Cotrone in lo mese di marzo 1565
per le strade
- A 12 detto (marzo 1565) Da li Cotronei per m.o d’Ant.no Magramari
tr. Tre gr. 15 In m.ti son per le strate in n.le 8 Ind. (f. 85).
In lo Marchesato di Cotrone. Addi 15 di luglio 1565
- Da li Cotronei per m.o d’abiso Morichia tr. Tre gr. 15 in m.ti son
per le strate de pasca 8 Ind. D. 0-3-15. (f. 104v).
Mag.co Vir Perche ritrovamo nel conto del m.co Thorino Ravas.ro
reg.o The.ro de Cal.a Ultra et vostro predecessore del adm.ne dele
impos.ne delle regie strate delli anni 8° Ind.e 1564 et 65 et 9°
Ind.e 1565 et 66 havere exatto soverchio l’infratte quantità de
denari dall’infratte Un.tà del che fattone relatione in banca di
q.sta Reg.a Cam.ra a 26 di maggio 1592 è stato provisto significarsi
et restituirlo de suo a detta un.tà. Pertanto ve dico et ord.mo che
debbiati esigere dall’heredi del d.o m.co thorino ravas.ro dette
infratte quantità de dinari et farvene introjto in vostri conti in
beneficio di detta un.tà per c.a di dette impositione et cusi
exeg.ti non fando lo con.rio sotto pena de onze 25. Datum neap. Die
30 May 1592. Gomerius de Amesetta.
Unit. Sunt
Anni 8° Ind. 1564 et 65
All’uni.ta de Cotronei ut in com.to f.34
0-1-7
Anni 9° Ind.s 1565 et 66
All’unita di Cotronei 0-2-14. ( f. 40).

