[Crucoli e le sue chiese]
La presenza della chiesa di Crucoli in
diocesi di Umbriatico è documentata fin dai primi decenni
dell'occupazione angioina. I "clerici" della terra di
Crucoli, il "dompnus Ioh.es de Rayno" ed il "dompnus
Thomasius", nel 1325 versano entrambi dieci grana per le
decime della Santa Sede1.
Nei primi decenni del Cinquecento è segnalata la presenza
delle due chiese parrocchiali, la matrice arcipretale di S.
Maria2 e quella di San Pietro, che è un beneficio curato di
nomina del papa. Vi sono anche alcune chiese semplici, o
cappelle, tra le quali quella dell'ospedale, di S. Maria "de
manu puglia"3, di S. Sebastiano, di S. Cataldo, di S.
Nicola, di S. Onofrio, di S. Giacomo e di S. Antonio4.
Prende vita in questi anni anche un convento agostiniano,
ottenendo dal feudatario la chiesa della SS. Annunziata5.
La decadenza
Se durante il Cinquecento Crucoli per le sue fortificazioni
ed il suo forte castello aveva visto di continuo aumentare
la popolazione, già sul finire di quel secolo divenivano
evidenti i segni di quella decadenza economica, che colpirà
la città soprattutto dopo la metà del Seicento, quando
all'esposizione del suo territorio alle scorrerie
turchesche6, si aggiungeranno le pestilenze ed il fallimento
dei raccolti7. Il 13 novembre 1573 il papa Gregorio XIII
comandava al vescovo di Umbriatico di mettere in possesso
della chiesa parrocchiale di S. Pietro della terra di
Crucoli il prete della diocesi di Umbriatico Marco Antonio
Tripisaceno, o Trebisacci8. Morto il Trebisacci nel luglio
1595, nel dicembre dello stesso anno il papa Clemente VIII
designava dapprima Francisco Nasca, ma la nomina non aveva
effetto e perciò seguiva nel novembre 1596 Francesco Grasso
e quindi nell'aprile dell'anno seguente Io. Battista
Mascambruno9. Queste continue rinunzie così sono spiegate
dal vescovo di Umbriatico Alessandro Filaretto Lucullo (1592
-1606) all'inizio del Seicento: "Fu vacante ed è tuttora
vacante da otto anni e più il beneficio curato sotto il
titolo di San Pietro nella terra di Crucoli di questa
diocesi per morte di Marco Antonio Tribisacci, che morì nel
mese di luglio 1595. Per la povertà e per la esigua rendita
della chiesa non c'è nessuno che si rivolga a Roma e la
voglia chiedere alla Sede Apostolica. Il vescovo poiché tale
beneficio vacante è riservato alla mensa del papa, di quello
non potette, né ha la possibilità, di disporre. Per tale
motivo la cura delle anime per tanti anni fu demandata a
vari economi, non senza un grave detrimento di quelle
anime". Il vescovo perciò chiedeva al papa di concedergli la
facoltà di indire un concorso e di conferire il beneficio al
candidato più idoneo, come previsto dai decreti del concilio
tridentino. Sempre negli stessi anni anche altre realtà
religiose erano in rovina , segno di una generale decadenza.
Lo stesso vescovo infatti segnalava che a causa della morte
di Bernardino Nasca era mancante da quasi dieci anni la cura
della cappella di Sant'Antonio, situata fuori le mura di
Crucoli. La cappella giaceva ormai quasi completamente in
abbandono e non godeva di rendite sufficienti per restaurare
il tetto e le pareti. Poiché non era stata concessa ad
alcuno, nessuno curava di ripararla, in modo da impedire che
andasse in totale distruzione. Essendo un semplice beneficio
e non avendo perciò la cura delle anime e godendo inoltre di
modica rendita, il vescovo chiedeva al papa di unire le
entrate al capitolo o al seminario, oppure di provvedere al
più presto a trovare qualcuno, che si interessasse alla
riparazione della cappella10. In questi primi anni del
Seicento Crucoli contava circa 1800 abitanti e conservava le
due parrocchie: la matrice di Santa Maria e quella di San
Pietro. In quest'ultima aveva sede la congregazione del SS.
Sacramento e la società della Dottrina Cristiana, di recente
fondazione. Oltre alle due parrocchiali vi erano anche un
monastero dell'ordine degli eremiti di S. Agostino, nel
quale aveva sede la confraternita della SS. Annunciazione ed
un ospedale per i poveri11.
I Turchi distruggono la matrice
Frattanto gravi avvenimenti scuotevano la chiesa matrice e
parrocchiale. Il parroco Cesare Lauria (o Levia, accusato di
aver commesso molti crimini è privato della cura ed
amministrazione che nell'aprile 1625 sono assegnate al nuovo
parroco Giovanni Dusi, chierico approvato in concorso12.
Alcuni anni dopo la chiesa è distrutta da una incursione
turca e la cura delle anime è trasferita nell'altra
parrocchiale. Così si esprime il vescovo di Umbriatico
Antonio Ricciulli (1632 -1638) : "Il castrum di Crucoli
spetta al feudatario Iacobo de Aquino. Ha due chiese
parrocchiali, cioè la matrice sotto il titolo di S. Pietro,
che è battesimale, e l'altra sotto l'invocazione di S.
Maria. Ha anche un monastero maschile dell'ordine di S.
Agostino ed un ospedale con la confraternita del SS.
Sacramento. La popolazione è di 1776 abitanti, i sacerdoti
sono sei ed i chierici venti. Ci sono quattro diaconi
selvaggi ed il commissario delle feste13.
Trent'anni dopo la matrice distrutta dai Turchi è in
ricostruzione, mentre divampa un'aspra lite tra il vescovo,
il catanzarese Vitaliano Marescano (1661 -1667), ed il
feudatario Domenico Amalfitani. "Crucoli, città presso il
mare, è munita di mura e di castello ed è soggetta al
dominio temporale di Domenico Amalfitano. Ha due chiese
parrocchiali: la matrice intitolata all'Assunzione di Maria
e l'altra a S. Pietro. In quest'ultima c'è la congregazione
del SS. Sacramento. Oltre alle due parrocchiali vi sono le
chiese semplici dedicate a San Nicola, a S. Onofrio ed a S.
Antonio Abbate14 e fuori le mura presso il mare c'è la
chiesa volgarmente detta di S. Maria de Maripuglia, celebre
per la devozione ed il concorso popolare. La matrice, fu
distrutta da una incursione turca e perciò furono trasferiti
alla chiesa di S. Pietro il SS. Sacramento dell'Eucarestia,
gli oli sacri e la fonte battesimale"15. La chiesa di S.
Maria, che all'arrivo del Marescano non era ancora finita,
verrà dal vescovo completata e portata a termine. Infatti
nel marzo 1666 la matrice risultava ricostruita dalle
fondamenta in più ampia e migliore forma e già portata alla
perfezione, tanto che il vescovo affermava di voler
riportare in essa i sacramenti e gli oggetti sacramentali.
La matrice allora aveva la cura di novecento anime, mentre
quella di S. Pietro quattrocento. La divisione della
popolazione per parrocchia era stata stabilita fin
dall'antichità non per ambito territoriale ma per famiglie.
Oltre all'arciprete Mario Rizzo ed al parroco Giovanni
Grasso il clero era composto da dodici preti, tre diaconi,
un suddiacono e sei chierici. Il convento agostiniano era
stato soppresso a causa della Costituzione di Innocenzo X;
rimaneva la chiesa sotto il titolo della SS. Annunciazione,
il cui rettore era di presentazione del marchese16. Vi erano
anche le due congregazioni laiche del SS. Sacramento e della
SS. Annunciazione.
Feudatari e vescovi
Il vescovo di Umbriatico era solito esigere fin dai tempi
antichi in tutti i luoghi della sua diocesi le decime
prediali e delle greggi e nei tre luoghi marittimi di Cirò,
Crucoli e Melissa anche quelle della pesca. Il feudatario
Domenico Amalfitano, patrizio della terra di Cirò, anche a
nome dell'università di Crucoli, impediva con l'aiuto di
alcuni suoi vassalli ai funzionari del vescovo di esigere le
decime degli agnelli e dei latticini, che la mensa vescovile
voleva esigere sui pascoli del territorio di "Fraxia". Per
tale motivo il marchese fu colpito dalla scomunica, ma non
recedette, anzi fece testimoniare nei tribunali a suo favore
non solo i suoi sudditi laici ma anche tutti i sacerdoti ed
i chierici. Parte di questi, secondo il vescovo, furono
spinti dalla paura, altri da promesse di ricompense e di
favori; il solo arciprete, per non essere costretto ad
aderire alle accuse rivolte al vescovo, fuggì da Crucoli17.
Per tale motivo il presule estese la scomunica a quasi tutti
i sacerdoti e chierici di Crucoli e rifiutò di assolverli
con reincidenza, perché potessero celebrare i funerali del
re Filippo IV, "onde convenne fare le esequie con
l'intervento di un ecclesiastico solamente". Il fatto
suscitò l'indignazione del vicerè, il quale si lamentò col
nunzio di Napoli, affinché della cosa ne fosse informato il
papa, in modo che il prelato fosse richiamato al suo
dovere18.
L'odio, sorto per la riscossione delle decime, raggiunse un
tale livello che il nuovo vescovo Agostino de Angelis
(1667-1681) affermò, che era fama e noto a tutti, che per
tale motivo il vescovo aveva finito i suoi giorni sotto
l'effetto del veleno. Fu forse per non fare la stessa fine
che all'inizio del suo episcopato il De Angelis si affrettò,
cogliendo una occasione propizia, ad accordarsi col marchese
ed a stipulare una convenzione, che poneva fine ad ogni
controversia, salvo sempre tuttavia il beneplacito
apostolico, per ottenere il quale, egli inviò subito una
supplica documentata, tramite il suo procuratore Paolo
Ranieri19. Per molto tempo le molestie cessarono ma poi il
marchese riprese la lite, muovendo nuove accuse al vescovo.
Questi, rifacendosi al fatto che era in atto un attentato ai
beni della chiesa, cominciò a minacciare la scomunica.
Tuttavia non ci fu bisogno in quanto, secondo il presule, la
giustizia divina già si era premunita ed aveva cominciato a
colpire la prepotenza del marchese. Infatti, ai primi segni
della nuova lite, un incendio divampato casualmente il 14
dicembre 1674 nel castello di Crucoli, che era l'abitazione
del feudatario, aveva distrutto tutti i suoi preziosi
mobili20 e nel frattempo erano sorte così aspre contese tra
il marchese ed il vicino feudatario, il principe di Tarsia e
marchese di Cirò Carlo Francesco Spinelli, che avevano
portato il marchese sull'orlo di perdere la vita21.
Il Settecento
All'inizio del Settecento Crucoli, che è circondata da mura
ed è munita di un fortissimo castello, situato in mezzo
all'abitato, conserva le due parrocchie: la matrice sotto il
titolo di S. Maria Assunta e quella di S. Pietro, nella
quale c'è da molti anni la confraternita del SS. Sacramento.
Entrambe godono di rendite sufficienti. Esso è abitato da
circa 1500 abitanti, con una quindicina di sacerdoti, un
diacono, un suddiacono e dieci chierici. Gode di aria
salubre e di un territorio dove ci sono terreni coltivati ed
abbondano estesi boschi22. Oltre al monastero soppresso
degli agostiniani, posto fuori le mura ed al quale è
congiunta la chiesa dell'Annunciazione, vi sono altre sei
piccole chiese, alcune dentro le mura, altre fuori; la
maggior parte rispecchia lo stato di povertà e di miseria
della popolazione; esse sono perciò ridotte in pessimo
stato23. Tra quelle all'interno delle mura è ricordata la
chiesa di S. Elia presso la porta omonima , tra quelle fuori
le chiese di S. Antonio e di S. Maria di Mare Puglia;
quest'ultima è situata a circa due miglia dalla città presso
il mare ed ha accanto una abitazione per gli eremiti. La
parrocchiale di S. Pietro è detta chiesa battesimale, in
quanto vi si custodisce da molti anni il sacramento
dell'eucarestia, mentre l'altra parrocchiale, dedicata
all'Assunzione di Maria, sebbene goda il privilegio di
essere matrice, non ha né il battistero né vi si custodisce
l'eucarestia. Da sempre, infatti, si utilizzò per essi la
chiesa parrocchiale di S. Pietro. Vi sono inoltre un
ospedale, che ha l'obbligo di ospitare i pellegrini, e tre
confraternite laiche, alle quali sono annessi tre monti
frumentari24. Il Catasto Onciario del 1752 evidenzia ancora
la presenza di un consistente clero composto da una ventina
di sacerdoti tra i quali l'arciprete Giovanni Pignataro25,
che amministra la chiesa di S. Maria Assunta, il parroco
Giovanni Ferraro26, che ha la cura della parrocchiale di
S.Pietro, il rettore della badia di S. Maria di Marepuglia
Gennaro Siciliano, l'amministratore della chiesa di S.
Antonio Abbate D. Geronimo d'Amico, il sacerdote D. Domenico
Pisani, che amministra l'ospedale e la cappella di S. Maria
di Costantinopoli, eretta nella chiesa dell'Annunziata, Don
Giacomo Messilioti, residente a Roma, rettore della cappella
di S. Anna nella chiesa parrocchiale, Bernardo Carone
amministratore della cappella del SS. Sacramento ecc.27.
Sempre i catasti dell'epoca evidenziano gli interessi
economici (decime prediali, censi, ius falciandi, territori,
quarta) che ancora vanta il vescovo di Umbriatico
sull'arciprete, sul parroco e sugli abitanti di Crucoli28.
La situazione religiosa tuttavia peggiorò rapidamente. Al
tempo del vescovo Zaccaria Coccopalmeri (1779 - 1784): " La
terra di Crucoli è sotto la giurisdizione del marchese
Nicola Amalfitani. Essa è distante dieci miglia da
Umbriatico e cinque dal mare. Ha due parrocchie: la
principale dedicata a S. Maria Assunta è arcipretale,
l'altra, dedicata a S. Pietro Apostolo, è vacante fin dal
mese di febbraio 1782, perciò è amministrata da un economo.
Entrambe non mostravano alcun splendore. Le volte ed i
soffitti per la vecchiaia sono in rovina ed i tetti lasciano
passare i venti e le acque piovane. Il vescovo, turbato da
tanta desolazione, tentò dapprima ad incitare i parroci ad
intervenire, ma preso atto che le loro rendite non erano
sufficienti, scelse due persone tra le migliori del popolo e
del clero e le esortò a raccogliere le elemosine dei fedeli,
al fine di riparare le due chiese. Nel contempo non smise di
predicare al popolo l'urgenza dell'opera. Così nella sua
seconda visita potette con grande gioia vedere i sacri
edifici in gran parte migliorati. Oltre alle due
parrocchiali ci sono altre tre chiese. Dentro le mura è
situata quella dedicata a S. Elia Profeta, alla quale è
aggregata una confraternita di laici, che la amministra. Le
altre due chiese di S. Maria Annunziata e di S. Antonio
Abbate sono fuori le mura e sono provviste di ogni cosa
necessaria. Vi è anche molto distante dalla città una chiesa
sotto il titolo di S. Maria del Mare, che è meta ricercata
della popolazione ed è lodevole sia per la devozione dei
fedeli, che per gli ornamenti e le suppellettili sacre di
cui è munita29".
I freddi numeri evidenziano la decadenza del clero crucolese
che da una ventina in pochi anni si sono più che dimezzati,
contando ora, oltre all'arciprete D. Domenico Pignataro e
all'economo curato D. Giannantonio Piro, solo quattro
sacerdoti, di cui due anziani (Cesare Antonio Susanna e
Domenico Pisani), e due suddiaconi; mentre la popolazione è
rimasta pressoché inalterata; stimata all'inizio del secolo
in 1300 anime ora è di 1365 abitanti30.
Sul finire del secolo così tratteggia il vescovo Vincenzo
Maria Castro (1791- 1797): "La città di Crucoli ha due
chiese parrocchiali delle quali la prima è intitolata a S.
Pietro Apostolo. Le sue rendite sono molto tenui, così da
molti anni è priva di pastore e non c'è alcuno che chieda di
occuparla. Essa era retta da un economo curato, che
dimostrava non poca ignoranza, lo deposi dall'ufficio ed in
suo luogo misi uno più idoneo. Informai della situazione il
re, affinché provveda alla povertà della chiesa, ma aspetto
ancora la risposta. L'altra parrocchiale è dedicata a S.
Maria Assunta e non ha rendite ugualmente tenui. Infatti
dall'università sono pagati ogni anno al parroco 40 monete
d'oro e anche la chiesa gode di rendite aggiunte, anche se
tenui. Entrambe le chiese sono sufficientemente ornate e
hanno 1200 anime"31.
Riorganizzazione ecclesiastica
In seguito la chiesa di S. Maria Assunta perdeva il titolo
parrocchiale e la chiesa di S. Pietro col titolo dei SS.
Pietro e Paolo diveniva l'unica parrocchiale arcipretale di
Crucoli.
Dopo il Concordato del 1818 il vescovato di Umbriatico venne
soppresso e Crucoli andò a far parte della diocesi di
Cariati. Dalla descrizione che ne dà l'Adilardi nel 1847 vi
erano la chiesa arcipretale curata di S. Pietro e Paolo, la
chiesa di S. Maria Assunta, che si manteneva con le offerte
dei fedeli, e la chiesa rurale di S. Maria di Marepuglia. Vi
era inoltre la sola confraternita della Concezione32.
Note
1. Russo F., Regesto, 5117, 5118.
2. Russo F., regesto, 20105.
3. Tra coloro che godettero del beneficio semplice di
concessione papale della cappella (chiesa o abazia) senza
cura di S. Maria de Manipuglia (detta anche de Verdavalle o
de Mare Puglia) sono ricordati Salvuccio Nasca (1537),
Cesare Scanfuri (o Stanfuri) (1591), Gio. Antonio Gratiano
(1592), Francesco Nasca (1645), Laurentio de Nardis ( o
Marchis) (1645), Bartolomeo Priano (1649), Mario Rizzo
(1649), Gennaro Siciliano (1752), Io. Marco Siciliano
(1755), Cesare Antonio Susanna (1755), Russo F., Regesto,
24481, 34801, 36037, 63704.
4. Un atto notarile rogato nel novembre 1537 riporta i nomi
di alcuni religiosi presenti a Crucoli. D. Salvuccio Nasca
era arciprete, amministratore, rettore e cappellano della
chiesa dell'ospedale e di S. Maria Vergine "de manu puglia";
D. Angelo Durante era rettore e cappellano della chiesa di
S. Pietro, S. Sebastiano e S. Cataldo; D. Giovanni Calì era
rettore e cappellano di S. Nicola, S. Onofrio e S. Giacomo;
D. Bernardino Nasca era rettore e cappellano di S. Antonio e
Fra Giovanni de Adamo da Castiglione era priore della SS.
Annunziata dell'ordine degli eremiti di S. Agostino, Maone
P., Dominatori e dominati nella storia di Crucoli, Rossano
2000, p. 64.
5. Nel 1518 la chiesa dell'Annunziata di iuspatronato del
feudatario (Torres) venne concessa agli agostiniani con
l'obbligo di celebrare una messa al giorno, Accetta F., I
conventi agostiniani della Congregazione degli Zumpani in
Calabria, Calabria letteraria, n. 4/6, 1996.
6. Una scorreria in territorio di Crucoli è segnalata nel
febbraio 1577, un'altra nel 1644, Valente G., Calabria
Calabresi e Turcheschi cit., pp. 235-236; Sisca D., Petilia
Policastro, Catanzaro 1996 Rist., p. 175.
7. I fuochi censiti a Crucoli saranno 119 fuochi nel 1521,
145 nel 1532, 196 nel 1545, 234 nel 1561, 236 nel 1595, 236
nel 1648, 146 nel 1669, 109 nel 1732.
8. Russo F., Regesto, 22562, 25084.
9. Russo F., Regesto, 25084, 25208, 25262.
10. Rel. Lim. Umbriaticen., 1603.
11. Rel. Lim. Umbriaticen., 1615.
12. Rel. Lim. Umbriaticen., 1625; Tra gli arcipreti sono
ricordati Giovanni de Asta (1628), Mario Rizzo (1666),
Domenico Rizzo( 1679), Gio. Battista Crispo (1713), Marco
Monizza (1716), Gio. Pietro Pignataro (1771), Francesco
Saverio Montemurri (1776), Domenico Pignataro (1784),
Giuseppe Amantea (1823) Russo F., Regesto, 29276, 30109,
44321, 53179, 66977.
13. Rel. Lim. Umbriaticen., 1634.
14. Alle chiese di S. Antonio Abbate, S. Onofrio e S. Nicola
era annesso un semplice beneficio. Assegnato nell'ottobre
1634 a Vittorio Montano, canonico della basilica di S.
Pietro di Roma, dopo la sua morte, avvenuta nel 1673, il
beneficio fu assegnato nel gennaio 1674 al chierico Giovanni
Bruni e dopo la sua morte, avvenuta nel gennaio 1706,
nell'aprile 1709 fu concesso a Giovanni Antonio Siciliano,
Russo F., Regesto, 31762, 43030, 51302.
15. Rel. Lim. Umbriaticen., 1662.
16. Il convento fu soppresso per le poche rendite. Era di
solito composto da tre o quattro frati, malvisti dai
vescovi, in quanto non osservano alcuna regolare disciplina
e vagavano senza alcun controllo giorno e notte per la città
e per la diocesi. I vescovi, essendo il convento al di fuori
della loro giurisdizione, più volte tentarono di farlo
sopprimere per incamerarne le rendite. Essi perciò lo
descrivono come un ricettacolo di ladri dove albergavano
frati che, più che essere di esempio al popolo, erano fonte
di grandissimo scandalo. Dopo la soppressione il marchese
chiese di essere reintegrato nello iuspatronato, che i suoi
antenati avevano fondato nella chiesa del convento sotto il
titolo della Annunziata. Vagliati i documenti comprovanti lo
iuspatronato, esibiti in originale, il marchese fu dal
vescovo Tommaso Tomassoni (1652-1654) reintegrato nel
possesso con l'onere di celebrare le messe secondo le
rendite assegnate. Dopo l'abolizione del convento degli
eremitani il marchese ed alcuni cittadini espressero
l'intenzione di fondarvi un convento dei minori osservanti.
Il progetto però non andò in porto. Rel. Lim. Umbriaticen.,
1643, 1650, 1653.
17. Rel. Lim. Umbriaticen., 1666.
18. Nunz. Nap., Vol. 67, f. 41.
19. Rel. Lim. Umbriaticen., 1669.
20. Valente G., Dizionario dei luoghi cit., p. 365.
21. Rel. Lim. Umbriaticen., 1678.
22. Rel. Lim. Umbriaticen., 1688.
23. Rel. Lim. Umbriaticen., 1700.
24. Rel. Lim. Umbriaticen., 1724, 1735.
25. L'arciprete Giovanni Pietro Pignataro morirà nel luglio
1771. Nell'agosto 1776 è nominato arciprete Francesco
Saverio Montemurri, Russo F., Regesto, 66977.
26. Giovanni Ferraro, rettore della parrocchiale di Zinga,
diviene parroco di S. Pietro nel luglio 1759, subentrando a
Francesco de Afflitto morto nell'agosto 1758, Russo F.,
Regesto, 64493.
27. Maone P., Dominatori e dominati cit., pp. 51-52.
28. Il vescovo esigeva a Crucoli 7 censi enfiteutici su case
e vignali, possedeva 2 terreni, aveva dall'università lo
"ius falciandi" sul Prato del Taglia, l'arciprete ed il
parroco di S. Pietro dovevano la quarta della decima
personale e la quarta in grano ed in orzo. La rendita
maggiore proveniva dalle decime prediali "sopra l'animali
agnelli latticini sopra li corsi soprano e sottano ogni
diece pezze una e sopra l'animali cavallini quattro carlini,
li baccini e buffalini due ad animale pascolante in d.ti
corsi da pieno a vacuo un anno per l'altro percepisce e puol
percepire la mensa annui 50", Catasto Onciario Melissa,
1742, ff. 335v- 336, ASN.
29. Nel 1762 Bruno Amalfitano lascia per testamento "tanto
danaro, quanto porta la spesa del paramento di lana d'oro
fatto per servizio della cappella di S. Francesco in Crucoli
e detto denaro debba esser impiegato in suppellettili per
l'altare della Beatissima Vergine di Marepuglia..", Reg. Ud.
Prov. (1762) Maz. 8, fasc. 74, ff. 6v- 7, AS.CS.
30. Rel. Lim. Umbriaticen., 1783.
31. Rel. Lim. Umbriaticen., 1796.
32. Della sede suffraganea, in Siberene, pp. 330, 336.

