[Alcune chiese non parrocchiali di Santa Severina all'interno delle mura]
di Andrea PESAVENTO
(pubblicato su La Provincia KR nr. 16/2003)
Chiesa di SS. Salvatore
Nel 1532 Clemente VII confermava l'erezione di un convento in
Santa Severina dell'ordine dei Minori Conventuali. Esso era stato
fondato da Giovanni Francesco e Giovanni Maria di Sanctoseverino e
da Antonio degli Infusini1. Il convento dell'ordine dei conventuali,
uno dei due conventi esistenti all'interno delle mura della città,
era intitolato al Santo Salvatore ed era situato appena dentro la
porta della città detta della Piazza e quasi sottostante alle
muraglie del castello. Alla fine del Cinquecento esso era abitato
solo da due o tre frati, i quali vivevano di elemosina2. A causa
delle poche rendite e perché non aveva un numero di frati
sufficiente esso fa parte dell'elenco dei piccoli conventi da
chiudere in seguito alla Costituzione di Innocenzo X3. Fatto che
secondo il Fiore avvenne nel 16534. Dopo la soppressione nel
convento e nella chiesa annessa del SS. Salvatore fu trasferito
l'ospedale della città, che era amministrato dalla confraternita di
Santa Caterina e che utilizzava a tale scopo un edificio non
consacrato. Così descrive il tutto l'arcivescovo Francesco Falabella
in una sua relazione: ".. Si trova in detta città un ospedale per
accogliere i pellegrini e per curare gli ammalati che è amministrato
dalla confraternita di Santa Caterina, che per tale uso utilizzava
un edificio non consacrato. Esso fu trasferito nel piccolo convento
soppresso dell'ordine dei minori conventuali, annesso alla chiesa
del SS. Salvatore nel quale vi erano tre stanze, che minacciavano
rovina con un solo letto. Io curai di restaurarlo e di provvederlo
di tre letti5. L'ospedale per gli infermi poveri e per i pellegrini,
le cui rendite sono molto tenui e con le quali anche si devono
pagare gli stipendi delle messe per i benefattori, che con tale
onere lo dotarono, è al presente situato nella chiesa del SS.mo
Salvatore, convento soppresso dell'ordine di S. Francesco dei
conventuali posto all'ingresso della città. Esso fu trasferito da un
altro edificio e la chiesa di Santa Caterina, la cui antica
confraternita laicale fu anche annessa con l'ospedale a detta chiesa
del SS.mo Salvatore"6. La chiesa del SS. Salvatore così appare in un
apprezzo della fine del Seicento: ".. coperta a tetti con due
altari, uno con l'immagine di S. Antonio, e l'altro con l'immagine
della Concezione, ed accosto a detta Chiesa vi sono quattro stanze,
che servono per uso dell'Ospedale, tanto per cittadini quanto per
forestieri. In detta chiesa vi sono due campane, e avanti di essa vi
è un piede d'olmo e Piazza"7. Per tutto il Settecento l'ospedale
rimase nel convento soppresso dei minori conventuali al quale era
annesso la chiesa del SS. Salvatore , nota anche come la chiesa
dell'ospedale8. La chiesa in seguito fu intitolata alla Immacolata
Concezione di B. M. V.. ed alla metà del Settecento aveva l'onere di
celebrare quattro messe alla settimana ed era retta dal procuratore
del seminario. Unito aveva l'ospedale per gli ammalati ed i
pellegrini al quale si provvedeva dallo stesso procuratore. Vi erano
due altri altari dedicati a Santa Lucia e a Sant'Antonio da Padova,
entrambi erano senza oneri e rendite9. Essa al tempo della Cassa
Sacra si presentava: "Vicino la porta della città vi è la chiesa
dell'ospedale in cui vi sono due porte, una picciola che si serra
con chiave di ferro e l'altra grande che si serra con legno
atraverso. Le stesse sono vecchie. Vi è l'altare con quadro
dell'Immacolata ed una finestra con vetrata e senza vetri. Vicino la
stessa vi è la sagrestia, in dove vi è uno stipo che serviva per gli
arredi sacri. La portella mediante è fradicia ed aperta ed una
finestra picciola. Lo suffitto di detta chiesa è buono10.
Attualmente la chiesa è conosciuta come la chiesa di Santa Lucia.
Chiesa di Santa Maria La Medica
La chiesa non parrocchiale era situata all'interno delle mura
della città. Essa risulta già esistente poco dopo la metà del
Seicento11. Alla metà del Settecento aveva due altari; uno con lo
stesso titolo e l'altro dedicato alla Madonna dei Sette Dolori;
aveva l'onere di celebrare due messe alla settimana ed era retta da
un procuratore eletto dall'arcivescovo12. Soppressa al tempo della
Cassa Sacra, andò in decadenza ed in abbandono. Alla fine del
Settecento non vi si celebrava più13 ed è così descritta: "Vi è una
piccola porta che si chiude con chiave, e un altare, detta chiesa è
senza suffitto e vi è una piccola fenestra con le vetrate, ma senza
vetri"14.
Chiesa di Sant'Anna
La chiesa non parrocchiale era situata all'interno delle mura.
Essa risulta già esistente poco dopo la metà del Seicento15. Alla
metà del Settecento non ha alcun peso di messe e gode poche rendite;
per tale motivo si celebra solamente il giorno della sua festa. Essa
era curata per devozione dal canonico Francesco Antonio Godano16. La
chiesa risulta ancora attiva alla fine del Settecento e si trovava
vicino alla chiesa di San Nicola17.
Chiesa di Santa Caterina
La chiesa esiste già alla fine del Cinquecento. Essa era sede
della confraternita omonima. L'arcivescovo Alfonso Pisani così nella
sua prima relazione la descrive: "Nella chiesa di S. Catarina si
celebra ogni dì messa, et in certi giorni due. I fratelli
essercitano l'hospidalità à poveri peregrini, et infermi, e si
trovano pronti a portare i defonti in chiesa. Ha di entrada diece
docati, ma con l'elimosine si supplisce al tutto. E' aggregata
all'archiconfraternita della SS.ma Trinità di Roma, e vi si fa in
certi tempi l'oratione delle quaranta hore. I detti fratelli cantano
ogni Domenica matino l'ufficio della Beata Vergine, ogni venerdì di
Quaresima la compieta, e litanie del nome di Giesù, et il venerdì
santo andando a visitare i santi sepolchri, vanno con le discipline
battendosi. Ivi Mons. Arcivescovo ha istituita la compagnia della
Dottrina Christiana, la qual si insegna conforme alli libretti fatti
dal S.r Cardinal sudetto (Giulio Antonio Santoro) per uso di quella
chiesa, e Provincia e l'istesso si fa per tutta la Diocese non solo
tra latini, ma anco tra Greci con li libretti pur stampati in lingua
greca per ordine del detto S.r Cardinale"18. La chiesa che era di
proprietà della confraternita venne in seguito abbandonata dalla
stessa e fu annessa dall'arcivescovo Francesco Falabella (1660-
1670) al seminario come lo stesso presule racconta: "E' stata da me
anche aggiunta la chiesa di Santa Caterina che è contigua al detto
seminario19. La chiesa era stata lasciata dai confratelli, i quali
si trasferirono alla ricordata chiesa del SS. Salvatore con
l'ospedale. Nella chiesa gli alunni del seminario recitano
quotidianamente l'officio e la terza parte del rosario di Beata
Maria"20. La chiesa congiunta al seminario e come tale molto comoda
per gli esercizi spirituali dei chierici21 è così descritta alla
fine del Seicento: "..attaccato a detto seminario vi è la chiesa di
S. Caterina Vergine e Martire, della quale si servono i seminaristi
per oratorio. Detta chiesa è coperta con l'intempiatura e vi è un
altare con ornamento, e colonne di ordine composto, e cona con
l'imagine di S. Caterina"22. La chiesa rimase unita al seminario ed
era amministrata e mantenuta dal procuratore dello stesso. Essa
aveva l'obbligo di celebrare due messe alla settimana23. E' ancora
presente alla fine del Settecento e si trovava vicino alla chiesa di
San Giovanni Battista24.
Chiesa di San Giuseppe
La chiesa compare poco dopo la metà del Seicento25. Essa è
ancora presente alla fine del Settecento e si trovava nelle
vicinanze della chiesa di Santa Maria del Pozzo26.
Chiesa di S. Maria delle Grazie
La chiesa è già presente all'inizio del Seicento. Negli atti del
sinodo di Santa Anastasia del 1634 troviamo che il rettore della
cappella di Santa Maria del Carmelo, sita nella chiesa di Santa
Maria delle Grazie, doveva versare come diritto di cattedratico
all'arcivescovo una libra di cera, ma in quell'occasione non
comparve27. La chiesa, una delle poche esistenti all'interno delle
mura senza sufficiente dotazione, era mantenuta dall'interessamento
e dalla pietà dei fedeli. Conosciuta anche con il titolo di Santa
Maria delle Grazie e delle Cinque Piaghe era sede alla metà del
Seicento di una confraternita laicale28. Così è descritta
dall'arcivescovo Antonio Ganini (1763 -1795): La chiesa delle Cinque
Piaghe di Nostro Signor Gesù Cristo con la sua effigie mentre viene
deposto dalla croce è retta da un procuratore designato
dall'arcivescovo e che rende allo stesso conto dell'amministrazione.
Vi era un sodalizio di confrati ora dismesso. Si celebra ogni sabato
per i benefattori. Vi sono quattro altari. Uno è dedicato a Santa
Maria delle Grazie nel quale è eretto un beneficio sotto il titolo
di S. Lorenzo Protomartire con l'onere di messe a seconda delle
rendite ed è retto per il beneficiato D. Nicola Riccio di
Roccabernarda. L'altro beneficio di S. Maria di Monte Carmelo è
retto dal beneficiato D. Marco Aversa e vi è l'onere di messe a
seconda delle rendite. Il terzo è intitolato alle Anime Purganti è
ha l'onere di una messa ogni lunedì. Il quarto è dedicato a S. Maria
di Trapana ed è di pertinenza dell'università della città, ma
essendo abbandonato è mantenuto dal procuratore della chiesa29. La
chiesa era ancora presente alla fine del Settecento e si trovava tra
la chiesa di S. Domenico e quella di S. Maria Assunta30.
Chiesa del SS.mo Sacramento
L'arcivescovo Francesco Falabella (1660 -1670) istituì la
società del SS.mo Sacramento e fece costruire dalle fondamenta un
ampio oratorio presso la chiesa cattedrale. A tale scopo utilizzò
parte delle rendite della sua mensa arcivescovile ed i denari
provenienti da alcune vendite e dal pagamento di certe pene.
L'oratorio era lungo cinquanta piedi ed era di larghezza ed altezza
proporzionate. Aveva il soffitto con stucco e la porta e le finestre
erano costruite con pietre squadrate. Sopra l'altare vi era una
nuova icona nella quale era dipinta l'immagine del SS.mo Salvatore
che cena assieme ai dodici apostoli ed istituisce il sacramento
dell'eucarestia. Lo stesso arcivescovo dotò l'oratorio, provvide di
ogni ornamento l'altare e fornì la confraternita di sacchi, croce e
vessillo da portare nelle processioni31. Così l'arcivescovo Mutio
Suriano alcuni anni dopo descriverà la confraternita: I "confrati si
confessano, e si comunicano ogni terza domenica, et ogni domenica a
sera si congregano nell'oratorio sotto il titolo del SS.mo vicino la
chiesa cattedrale eretto dal fu Monsignor Francesco Falabella,
arcivescovo di detta città, et ivi fanno l'esercitii spirituali"32.
Situata nel largo del piano detto il Campo la chiesa era "coperta a
lamia con un altare con l'immagine della Cena di Nostro Signore".
Essa si manteneva con le elemosine e vi erano cinquanta tra
confratelli e fratelli. Poteva contare su un capitale di duecento
ducati; cento erano impiegati in censi sopra beni stabili e cento
sopra fondi, che venivano dati in fitto. Nella chiesa vi erano una
piccola campana, una fonte di marmo, un'immagine della SS.ma
Concezione e alcuni stipi per conservare le suppellettili sacre.
C'erano anche delle "spaliere", che servivano per la comodità dei
confratelli33. La confraternita continuò ad aver sede
nell'oratorio34, dove verso la metà del Settecento fu costruito con
le elemosine dei fedeli un elegante altare in opera plastica
dedicato a San Michele Arcangelo35. Al tempo dell'arcivescovo
Antonio Ganini la "chiesa o oratorio pubblico del SS.mo Sacramento,
aggregato all'arciconfraternita di Alma Urbe, è retto da un
procuratore eletto dall'arcivescovo. Oltre all'altare maggiore vi è
l'altare di S. Michele Arcangelo. Vi è pure la confraternita del
SS.mo Sacramento"36.
Note
1. Russo F., Regesto, 17161.
2. Visitatio Ap.ca Sanctae Severinae, 1586. Nel 1589 i frati sono
quattro, Rel. Lim. S. Severina., 1589.
3. Russo F., Regesto, 36846.
4. Fiore G. Della Calabria cit., II, 400.
5. Rel. Lim. S. Severina., 1666.
6. Rel. Lim. S. Severina., 1675.
7. Apprezzo della Città di Santa Severina, Siberene p. 98.
8. Rel. Lim. S. Severina., 1725.
9. Rel. Lim. S. Severina., 1765.
10. C. S. - Lista di carico n. 37, S. Severina (1790), p. 617, ASCZ.
11. Rel. Lim. S. Severina., 1678.
12. Rel. Lim. S. Severina., 1765.
13. Nel 1797 la chiesa non risulta nell'elenco delle Stazioni per i
tre giorni delle rogazioni", Cose nostre, in Siberene , p. 199.
14. C.S. - Lista di Carico n. 37 - S. Severina (1790), p. 631, ASCZ.
15. Rel. Lim. S. Severina., 1678.
16. Rel. Lim. S. Severina., 1765.
17. Cose nostre, in Siberene p. 199.
18. Rel. Lim. S. Severina., 1589.
19. "Il seminario fu eretto molti anni sono al tempo che il S.
Cardinale di S. Severina allora arcivescovo di quella chiesa qual vi
comprò un palazzo vicino alla chiesa arcivescovale e l'accrebbe di
fabrica si che vi stanno comodamente 28 clerici", Rel. Lim. S.
Severina., 1589.
20. Rel. Lim. S. Severina., 1666.
21. Rel. Lim. S. Severina., 1675.
22. Un apprezzo cit., p. 104.
23. Rel. Lim. S. Severina., 1765.
24. Cose Nostre cit., p. 199.
25. Rel. Lim. S. Severina., 1678.
26. Cose Nostre cit., p. 199.
27. Varietà, in Siberene p. 24.
28. Rel. Lim. S. Severina., 1675.
29. Rel. Lim. S. Severina.,1765
30. Cose Nostre cit., p. 199.
31. Rel. Lim. S. Severina., 1668.
32. Rel. Lim. S. Severina., 1678.
33. Un apprezzo cit., p. 99.
34. Così descrive la confraternita l'arcivescovo Carlo Berlingieri
(1679 - 1719): " Sodalitium piorum virorum in sacello SS.mae
Eucharistiae, archiconfraternitati de Urbe ad Minervam aggregatum,
Dominici Corporis cultui, et venerationi, missis celebrandis,
processionibus sacris, tumulandisque mortuis, aliisq. Piis
exercitiis in oratorio prope Metropolitanam ecclesiam constructo
assidue vacat, suos redditus separatos habens, admistratos per
Procuratores, a quibus quotannis Archiepiscopus rationes exigit",
Rel. Lim. S. Severina., 1685.
35. Rel. Lim. S. Severina., 1753.
36. Rel. Lim. S. Severina., 1765.

