[Le chiese parrocchiali di Santa Severina]
di Andrea PESAVENTO
(pubblicato su La Provincia KR nr. 14-15/2003)
Poche sono le notizie sulle chiese parrocchiali
di Santa Severina durante il Medioevo. In un atto di donazione del
1256 a favore dell'abbate florense Orlando è citato un casaleno
posto nella città di Santa Severina "in parochia S. Nicolai de
Latinis"1; in un breve del papa Nicolò V dell'ottobre 1447 si
accenna alla chiesa parrocchiale di Santa Maria Magna che, essendo
vacante, è concessa al sacerdote Antonio de Sindico2.
Le parrocchie nel Cinquecento
Tra i primi capitoli delle costituzioni della città e stato di
Santa Severina concessi dal conte Andrea Carrafa nel marzo 1525 vi
l'accoglimento della richiesta dell'università di tenere in
considerazione la cattedrale e le chiese parrocchiali della città e
di ordinare provvidi interventi, affinché esse possano essere
riparate delle "loro evidenti rovine"3.
Si sa che nei primi decenni del Cinquecento all'interno delle mura
vi erano undici chiese parrocchiali: Santa Maria Maggiore, Santa
Maria de Puccio, S. Giovanni Battista, S. Giovanni Evangelista, S.
Stefano, S. Nicola dei Greci, S. Pancrazio, SS. Apostoli, S. Pietro,
S. Angelo e SS. Filippo e Giacomo4 ma che alla metà del Cinquecento
esse si erano ridotte a sette, cioè San Stefano, Santa Maria la
Magna, Santa Maria de Puccio, San Giovanni Battista, San Nicola ,
Sant'Angelo e San Pietro. A loro riguardo ci sono alcuni documenti.
Nell'aprile 1533 il chierico Alfonso del Tufo concedeva il rilascio
del primiceriato della chiesa di Santa Severina e la chiesa
parrocchiale di San Stefano della stessa città in favore del
chierico santaseverinese Antonio de Luca, conservando tuttavia metà
delle rendite5. Nel settembre 1549 il chierico Marco Antonio Matteo
Susanna, che detiene la cappellania della chiesa parrocchiale
dedicata a Santa Maria de la Grande, la cede in favore del
primicerio Fabrizio Infantino6. Nel 1539 Dionisio, figlio del fu
Bartolomeo de Molario de Cento, rettore della cappella nella chiesa
parrocchiale di San Giovanni Battista, sita e fondata nella chiesa
ossia accanto alla chiesa metropolitana di Santa Severina, rassegna
la cappella nelle mani del papa in favore del sacerdote di Santa
Severina Leonardo Sacco7. Nell'ottobre 1557 Salvatore Fracsius,
rettore e perpetuo cappellano della chiesa parrocchiale di San
Giovanni Battista, la cede in favore di Ettore Brancati8 Gian.
Domenico Santoro, che ha ottenuto nel 1560 l'oratorio di San
Bartolomeo Apostolo, situato nella cattedrale, lo dota con un suo
palazzotto situato in parrocchia di Santa Maria de Puccio9.
Da una antica platea ricaviamo che nel 1582 nel luogo dove si dice e
c'è la chiesa di Santo Nicola vi erano: la casa palatiata di Donato
de Maro, le case del fu Martino Gatto e di Salomea de Basouino, il
casalino e la casa di Jo. Vincetio Novellise. Nel luogo dove si dice
la cappella di Santo Angelo vi erano: le case di Pietro Antonio
Infosino, "lo lavinaro pubblico", il casalino degli eredi di Jacono
Scacciopparo,le due case palatiate del cantore Vincenzo La Padula,
la casalza di Madamma Nicola Scaccioppara e le case di Gulielmo e
Giulio Infosino10.
Sappiamo che a causa della diminuzione della popolazione e delle
poche rendite alcune parrocchie erano state soppresse, altre erano
state unite insieme11. La decadenza economica e lo spopolamento
della città è così descritto: "da cinquanta anni in qua è andata
decrescendo in modo che a pena vi si numerano quattro, o cinquecento
anime"12. La città risultava per tale motivo suddivisa in sette
parrocchie, ognuna delle quali aveva la cura delle anime del suo
ambito territoriale ben definito all'interno delle mura. Mentre
nelle campagne del territorio ed in quelle del distretto della città
la cura e la giurisdizione spettavano all'arcivescovo, il quale
sceglieva le persone adatte per amministrarvi i sacramenti. Un ruolo
preminente aveva la chiesa cattedrale, in quanto nelle chiese
parrocchiali si celebrava solo la messa nelle domeniche e nelle
feste e si amministrava il sacramento della penitenza. Per tutto il
resto, cioè il Santissimo, il viatico e l'estrema unzione, i parroci
dovevano far riferimento alla chiesa cattedrale, la quale sola
conservava anche la fonte battesimale ed amministrava il battesimo a
tutti coloro che nascevano13.
La decadenza della città
Così è descritta la situazione religiosa in un documento del
1586: " In detta chiesa cathedrale di S. Severina tra canonici, et
altri preti sonno da vinti cinque incirca che celebrano messe/
connumerate le dignità, ma clerici semplici ve ne sonno più de
quaranta, et quanto alli beneficii, vi sonno pochi beneficii
semplici/ e curati ne sonno molti che sonno le parroche, che sonno
da sette/ ma per la diocesi ce ne sonno beneficii curati più di
sette ....La cura dell'anime spetta alli curati che sonno in questa
città dove sonno sette parrocchie". Tra le parrocchiali "dietro la
chiesa cathedrale vi è una parrochia nominata San Gio. batt.a, dela
quale ne è curato D. Gio. batt.a gramonte"14.
L'arcivescovo Alfonso Pisano dopo aver descritto nella relazione del
marzo 1589 la precaria situazione economica e religiosa, tre anni
dopo ritornava sull'argomento, richiedendo un intervento della Santa
Sede "acciò questa chiesa, e Diocese non resti à fatto senza clero".
Egli infatti faceva presente che "vacano in essa otto canonicati,
che per esser senza rendita non è chi voglia imperarseli in Roma,
giachè per la lunga vacanza son devoluti alla S(an)ta S(ede) vacano
anco tutte le parrocchie di questa città, che per la tenuità di
frutti non è chi si sottoponga all'essamina, e tra questo si serveno
per economi, solo due hanno il vero, e proprio Rettore. Di più per
il rigore della Bolla della fel. memoria di Sisto Quinto si fanno
pochissimi preti, poiché vi è quella letteratura che si riceva, e
quelli pochi che hanno qualche intelligenza son poveri di
patrimonio, e beneficii ve ne sono pochissimi di qualche frutto,
onde ne segui la diminutione del servitio della chiesa Metrop.na e
di tutte l'altre parocchiali"15.
La crisi seicentesca
La città subì le scosse dal terremoto del 1638. In seguito alle
quali alcuni edifici furono riparati, altri abbandonati. Tra questi
ultimi due chiese parrocchiali, che dovevano essere interamente
ricostruite16. Cosa che evidentemente non avvenne. Infatti in
seguito troviamo nominate solo cinque chiese parrocchiali: Santa
Maria La Magna17, San Pietro Apostolo alla Grecia18, San Nicola dei
Greci19, San Giovanni Battista in Fonte20 e Santa Maria de Puteo21.
Si sa inoltre che a causa delle distruzioni causate dal sisma la
cura della chiesa parrocchiale dedicata a San Stefano Protomartire,
venne unita a quella vicina di San Pietro, entrambe le chiese erano
situate nel rione particolarmente devastato della Grecia22.
Al tempo dell'arcivescovo Francesco Falabella (1660- 1670) ormai
all'interno delle mura ci sono solo cinque parrocchie23. Di queste
due per le loro tenui rendite esercitano la cura delle anime con
economi, in quanto non si trova alcun sacerdote, che voglia
sostenere un concorso per ottenerle ed intenda sopportare le spese
per farsi spedire le bolle dalla Santa Sede24.
La situazione rimarrà inalterata per molto tempo. L'arcivescovo
Muzio Suriano (1674 -1679) in una sua relazione faceva presente che
delle cinque parrocchie, in cui era divisa la città, tre erano
amministrate da parroci nominati per autorità apostolica e
dell'ordinario mentre le due rimanenti, a causa della tenuità delle
loro rendite, erano state date in commenda a due sacerdoti, idonei
per vita e dottrina25. Alla fine del Seicento Santa Severina conta
991 abitanti. Un apprezzo ci fornisce un'idea sull'importanza e la
vastità dell'ambito di ciascuna parrocchia. Primeggia S. Maria la
Grande, "chiesa antichissima", che ha la cura di 405 anime, segue
quella di S. Nicola con 277, quindi San Giovanni Battista,
"chiesuola piccola antichissima.. coperta a lamia con un
intercolunnio circolare con colonne di granito orientale d'ordine
toscano, dentro la quale chiesa vi è il fonte battesimale", con 150
anime, quindi S. Maria de Pucci, " seu S. Biase", con 87 ed infine
S. Pietro con 7226.
La riduzione delle parrocchie
La situazione con il passare del tempo non migliorava, anzi
peggiorava. Delle cinque parrocchiali, due quelle di S. Maria del
Pozzo e di S. Pietro Apostolo continuavano ad essere vacanti ed
erano amministrate da economi27. Nel gennaio 1692, dopo quaranta
anni che erano vacanti, finalmente fu nominato parroco di entrambe
il sacerdote Gio. Domenico Galterio, già economo di Santa Maria del
Pozzo28. Ma il tentativo ebbe vita breve.
Fu così che all'inizio del Settecento l'arcivescovo Nicolò Pisanelli
(1719 -1731), prendendo atto del degrado in cui versava la chiesa
parrocchiale di San Pietro Apostolo, situata nel quartiere in
spopolamento della Grecia ed affidata fin dal 1692 ad un economo,
decise di interdirla al culto.
All'interno delle mura rimasero così solo quattro parrocchie, (Santa
Maria la Magna29, San Nicola30, Santa Maria del Pozzo e San Giovanni
Battista) che però continuavano a vivere una esistenza precaria.
Ognuna con il suo ambito ma con poche rendite, per cui spesso erano
senza curato. Tra queste la chiesa parrocchiale dedicata a Santa
Maria del Pozzo era senza parroco da oltre trenta anni e perciò era
amministrata da un economo ed a quella dedicata a San Nicola
Pontefice solo dopo molti sforzi l'arcivescovo era riuscito fornire
un nuovo parroco. Per la maggior parte gli edifici erano fatiscenti
e minacciavano imminente rovina. Poiché sia i parroci che i
parrocchiani erano poveri, l'arcivescovo pregava la Sacra
Congregazione di dargli il permesso di unirne alcune e di utilizzare
dei semplici benefici vacanti, per incrementare le rendite delle
chiese parrocchiali31.
Permesso che evidentemente venne concesso. Pochi anni dopo
l'arcivescovo Aloisio D'Alessandro (1732 -1743), anche se cercherà
invano di risollevare le sorti della chiesa di S. Pietro, dandone
l'incarico al canonico Serafino Jona, poteva affermare che oltre
alla metropolitana in Santa Severina erano rimaste solo due chiese
parrocchiali, nelle quali vengono amministrati i sacramenti al
popolo e dove i parroci dispensano la parola di Dio32. Rimanevano
solo oltre alla metropolitana le due parrocchiali di Santa Maria la
Magna, detta anche Santa Maria in Cielo Assunta, e quella dedicata a
San Nicola vescovo di Mira. La cura della parrocchiale di San
Giovanni Battista era infatti stata unita a quella di San Nicola
Vescovo e quella di Santa Maria del Pozzo, detta volgarmente "de
Pizzoleo", a quella di Santa Maria dela Magna. Veniva meno
definitivamente la chiesa parrocchiale di San Pietro, alla quale in
passato era stata unita la parrocchiale di San Stefano. La chiesa
già da molto tempo interdetta era definitivamente soppressa. Il
promotore fiscale della Curia infatti ne richiedeva il 20 gennaio
1744 la soppressione, che avvenne con decreto del 17 febbraio
seguente del nuovo arcivescovo Nicola Carmine Falconio (1743 -1759),
su delega della Santa Sede33. Le rendite della distrutta
parrocchiale di San Pietro, unite a quelle della distrutta e vicina
San Stefano, andarono a formare per volontà dell'arcivescovo un
semplice beneficio, che aveva l'onere di sostenere le spese delle
messe cantate nei giorni festivi di San Pietro e di San Stefano
protomartire34.
Così sono descritte le due chiese parrocchiali superstiti poco dopo
la metà del Settecento. La chiesa parrocchiale dedicata a S. Maria
in Cielo Assunta, volgarmente detta La Magna, è retta dal parroco
Carmine Benincasa. Essa oltre all'altare maggiore ha un altare in
marmo dedicato alla Vergine dei Sette Dolori, che è retto da un
procuratore scelto dall'arcivescovo. Vi è anche eretta una
confraternita ed un monte pio intitolato alla "buona morte". I
confrati assolvono una mensile contribuzione per la funzione solenne
ed il suffragio dei confratelli defunti. Essi devono rendere conto
alla curia arcivescovile. Tale altare ha l'onere di dodici messe
all'anno a favore dell'anima di Maria Ferrari, di una messa cantata
per quella del duca Pietro Mattia Greutther ed un'altra da
celebrarsi nel giorno di S. Francesco di Paola per il canonico
Francesco Casoppero. Vi è inoltre un altro altare dedicato a S.
Giuseppe che è senza rendite e si mantiene per un procuratore.
La chiesa parrocchiale di S. Nicola arcivescovo di Mira è unita a
quella di S. Giovanni Battista. Essa è retta dal parroco Leonardo
Scalise35, che esercita la cura delle anime e provvede alle cose
necessarie. Ed ancora: "Presso la navicola del corno destro della
metropolitana, quasi allo stesso aderente c'è la cappella di S.
Giovanni Battista. Essa fu parrocchia separata, ora da molto tempo
unita all'altare di San Nicola arcivescovo di Mira, nella quale c'è
la fonte battesimale, che usano ambedue i parroci della città" 36.
Alla fine del Settecento a Santa Severina rimanevano ancora le due
parrocchie, entrambe vacanti, una di San Giovanni Battista e San
Nicola de' Greci e l'altra di S. Maria la Magna e del Pozzo37. In
seguito rimase una sola parrocchia.
Così all'inizio del giugno 1801 descrive la situazione religiosa
l'arcivescovo Pietro Fedele Grisolia: "…Contigua alla metropolitana
c'è una piccola chiesa parrocchiale, già da tempo soppressa, di
greca struttura, nella quale è eretto l'altare dedicato a S.
Giovanni Battista, al quale la chiesa stessa era dedicata. In essa
c'è l'unica fonte battesimale, la quale serve tutta la popolazione,
non essendocene altre nelle altre chiese della città…..Delle molte
chiese parrocchiali, che anticamente esistevano nell'ampio ambito
della città, ridotta ormai la popolazione a circa novecento
abitanti, delle undici parrocchiali ne rimane una sola sotto il
titolo di San Nicola Pontefice. Priva già da molto tempo del suo
pastore, poiché nessuno ha voluto concorrere per esercitarvi la cura
delle anime, essa si trova per tale motivo retta da un economo
curato amovibile"38.
In seguito durante il Decennio Francese per decreto le rendite della
vacante parrocchia di S. Nicola e S. Maria Maggiore vennero unite
all'arcipretura39. Con la Restaurazione gli effetti del decreto
furono annullati. All'inizio del Novecento rimaneva la sola
parrocchia di Santa Maria La Magna e San Nicola. Al parroco della
quale era stato concesso di amministrare i battesimi nella
metropolitana per facoltà ottenuta dalla Santa Sede dall'arcivescovo
Carmelo Pujia40. Ancora oggi esiste solo la parrocchia di Santa
Maria Maggiore.
Note
1. L'inventario del monastero florense, in Siberene p. 273.
2. Russo F., Regesto, 11073.
3. Documenti di archivi, Siberene p. 278.
4. Caridi G., Uno "stato" feudale nel Mezzogiorno spagnolo, Gangemi
Ed. 1988, p. 105.
5. Russo F., Regesto, 17190.
6. Russo F., Regesto, 19545, 19550.
7. Russo F., Regesto, 18097.
8. Russo F., Regesto, 20491, 20534.
9. Le cappelle di Patronato nella Metropolitana, Siberene p. 143.
10. Copia di Platea antica con i pesi de vassalli, f. 15, in
Miscellanea. Monastero di S. Maria di Altilia, 529,659, B. 8, ASCZ.
11. "Le chiese parochiali nella città erano molte, ma per la loro
povertà alcune ne furono unite insieme, e ridotte a sette, e da due
infuori, quali hanno qualche poca rendita certa, tutti si mantengono
con poche decime, et elemosine", Relatione dello stato della chiesa
metropolitana di Santa Severina, S.cta Severina 22 martii 1589.
12. "Il sito di essa città è capace di più di cinquemilia anime, ma
per li debiti universali, et per il mal governo di Conti padroni
d'essa città et delli officiali temporali" la città sarebbe
spopolata completamente, "se non fusse stata d'alcuni anni qua
protetta dalla pietosa mano del R.mo Mons. Alfonso Pisani", Rel Lim.
S. Severina., 1603.
13. Le Parrocchie di Santaseverina, in Siberene p. 150.
14. Visitatio ap.lica Sanctae Severinae, 1586, S.C.C. Visit. Ap. 90;
Gio. Battista Tramonte era divenuto parroco di San Giovanni Battista
nel 1572, Russo F., Regesto, 25721.
15. Rel. Lim. S. Severina., 1592.
16. Rel. Lim. S. Severina., 1645.
17. Nel marzo 1645 la chiesa parrocchiale di S. Maria Maggiore,
detta La Grande, vacante da oltre un anno, in quanto Geronimo
Germano, che la possedeva, aveva ottenuto un canonicato, è affidata
al sacerdote del luogo Francesco Carpenterio, Russo F., Regesto,
34650.
18. Nell'ottobre 1653 al sacerdote Marco Aloe è assegnata la chiesa
parrocchiale di S. Pietro Apostolo, che è vacante da oltre due anni,
Russo F., Regesto, 37150.
19. Nel dicembre 1658 a Giulio Pisano è assegnata la chiesa
parrocchiale di S. Nicola, vacante per libera remissione di Luca
Mascaro, Russo F., Regesto, 38568.
20. Nel dicembre 1646 la chiesa parrocchiale di S. Giovanni
Battista, vacante per morte di Giacomo del Gaudio è affidata al
sacerdote Andrea Cozza, Russo F., Regesto, 35145.
21. Nel febbraio 1663 la chiesa parrocchiale di S. Maria de Puteo,
vacante da oltre dieci anni veniva concessa al sacerdote Marco
Antonio Infosino, Russo F., Regesto, 39813.
22. Siberene, p. 241.
23. Rel. Lim. S. Severina., 1660.
24. Rel. Lim. S. Severina., 1666.
25. Rel. Lim. S. Severina., 1675.
26. Un apprezzo della città di Santa Severina, in Siberene , pp. 104
sgg.
27. Nel giugno 1699 erano parroci: Francesco Catalano di S. Nicola
della Piazza, Tomaso Difazio di S. Giovanni Battista, Andrea
Gioannini di Santa Maria La Magna, Lodovico Garba era economo della
vacante S. Maria del Pozzo, Giacinto Melca economo della vacante S.
Pietro Apostolo, Le Parrocchie di Santaseverina, in Siberene p. 150.
28. Russo F., Regesto, 46419, 46421.
29. Nel luglio 1711 essendo morto in febbraio Andrea Iannini,
parroco di S. Maria La Magna, è nominato Marco Antonio Germinara,
sacerdote approvato in concorso, Russo F., Regesto, 51799A.
30. Essendo morto da oltre due anni Francesco Catalano, parroco di
S. Nicola, nel luglio 1711 è nominato Aloisio Lamanna, Russo F.,
Regesto, 51800.
31. Rel. Lim. S. Severina, 1725.
32. Rel. Lim. S. Severina., 1735.
33. Una triste pagina, in Siberene, pp. 240 -241.
34. Nel 1765 il beneficio era amministrato dal canonico Giuseppe
Mirante, Rel. Lim. S. Severina., 1765; Nell'aprile 1777 il beneficio
semplice di S. Pietro e S. Stefano vacante per morte di Giuseppe
Mirante era concesso a Giuseppe Capozza, Russo F., Regesto, 67060.
35. Nel maggio 1754 Leonardo Scalise era stato nominato parroco
delle parrocchiali unite di S. Giovanni Battista e di S. Nicola,
vacanti per traslazione di Nicola Cizza alla chiesa parrocchiale di
Scandale. Morto nell'agosto 1772 Leonardo Scalise, dapprima nel
novembre 1776 era nominato parroco Domenico Torchia e
successivamente nel novembre 1776 Domenico Borghese. Alla morte di
Domenico Borghese veniva nominato parroco nel settembre 1792 Tommaso
Maraieni, Russo F., Regesto, 63417, 67632, 67009, 68529.
36. Rel. Lim. S. Severina., 1765.
37. Cassa Sacra, Lista di Carico S. Severina (1790), n. 37, A.S. CZ.
38. Rel. Lim. S. Severina., 1801.
39. Napoli 26 agosto 1812, Il Gran Giud. Ministro della Giustizia e
del Culto al Sig. Vicario Capitolare di S. Severina, in Siberene, p.
174.
40. Siberene, p. 150.

