[Le Chiese di Santa Severina nella Visita del
Vicario Generale del 1559
-Resoconto sulla base di un documento inedito dell’Archivio Arcivescovile di Santa Severina-]
di Pino RENDE
(pubblicato su La Provincia KR nr. 35-41/2006)
Il giorno quindici maggio del 1559, il R.do
Vicario Generale dell’Arcivescovo di Santa Severina Giovanni
Battista Ursino, con il suo seguito di canonici e presbiteri, iniziò
la visita dei Luoghi Pii posti sotto la sua giurisdizione
all’interno della città. Tale visita aveva lo scopo di compiere una
ricognizione dell’esistente, accertando l’effettiva titolarità dei
beneficiati, la condizione degli edifici e la dotazione di beni
mobili ed immobili d’ogni singolo ente ecclesiastico, al fine di
stabilire le condizioni del clero cittadino e dei beni posseduti, e
di assumere i provvedimenti necessari. Una volta entrato all’interno
degli edifici sacri aspergendo l’acqua benedetta, e dopo avere
effettuato l’orazione, il Vicario visitò le cappella ed gli
altari/oratori interrogando i rispettivi Patroni , Cappellani e
Rettori che, in tale occasione, erano tenuti ad essere presenti,
esibendo i relativi titoli di fondazione, di concessione e di
donazione. In mancanza o in difetto di ciò il Vicario, in genere,
concedeva loro altri otto giorni, affinché potessero comunque
dimostrare la loro titolarità ma, superato questo termine, poteva
passare alla devoluzione del beneficio alla Camera Arcivescovile.
Per sua natura, quindi, tale documento rappresenta un resoconto
analitico e circostanziato della struttura cittadina di Santa
Severina, dal punto di vista che coinvolge la sua componente più
importante ed autorevole che, attraverso il suo ruolo guida della
vita cittadina, aveva determinato la nascita e la strutturazione in
tutte le principali componenti economiche sociali e religiose del
suo territorio. Tale documento, inoltre, focalizza un momento
particolarmente importante, che ci permette di evidenziare ancora la
realtà della città medievale, già interessata, comunque, dalle
importati trasformazioni prodotte dal Rinascimento.
Cappella di S.ta Anastasia in Cattedrale
Il documento intitolato Liber Visitationis maioris ecc.e et
aliarum ecc.arum civj.tis s.tae severinae scritto dal notaro
apostolico donno Nicola Gulli e giunto a noi mancante del primo
foglio, inizia al foglio secondo con la descrizione della cappella
di S.ta Anastasia in Cattedrale, riguardo alla quale, comunque,
mancano la descrizione dell’altare e della jmago vero s.tae
anastasiae, verosimilmente descritti proprio nel foglio mancante.
Sappiamo comunque che tale immagine era corredata da una tovaglia
lavorata di diversi colori e che, sopra l’altare, c’erano due
candelabri di legno ai quali il Vicario ordinò di aggiungerne altri
due di ottone entro il termine di due mesi. All’interno della
cappella, oltre all’altare principale consacrato, c’e n’era un
altro, sempre consacrato, sopra il quale si trovavano tre tovaglie
ed un baldacchino violatum utilizzato durante le festività, oltre a
due cuscini laceri. La cappella era dotata anche di una vecchia
cancellata lignea che il Vicario ingiunse di rifare entro il termine
di quattro mesi. Apparteneva alla cappella di S.ta Anastasia anche
una tovaglia di filo rosso posta sopra la finestra della SS.ma
Eucaristia. Nella cappella furono rinvenuti molti vota Cerea offerti
quotidianamente dai fedeli ex voto alla Santa Vergine Anastasia,
consistenti in votis ed in alcuni toreis che, al fine di essere bene
conservati, furono riposti nella sacristia su disposizione del
Vicario.
Cappella Magna
Nella cappella magna seu Tribonam, provvista d’intempiatura
lignea con molte pitture e stelle dorate, superati tre gradini di
pietra, si trovava l’altare maggiore consacrato fabricatum diversis
lapidibus. Sopra di esso si trovava la Cona mag(na) con le immagini
dipinte della Gloriosa Vergine Maria e della Gloriosa Vergine
Anastasia, insieme ad altre tre vergini ed ai quattro Dottori della
Chiesa con in mezzo l’immagine del Salvatore in croce pendente.
L’icona che jn calce raffigurava anche i dodici apostoli, era
provvista di una tela azzurra, era dorata, antica, molto bella e ben
conservata. Sullo stesso altare si trovava un tabernacolo ligneo
grande, molto bello con molti ornamenti dorati e dipinto di colore
azzurro nella sua parte superiore, dove si conservava la SS.ma
Eucaristia, e quattro candelabri di ottone, grandi, puliti e
decenti. L’altare si presentava coperto con tre tovaglie e vi era un
baldacchino rosso vetusto, usato in occasione della festività del
SS.mo Corpo di Cristo. Altre due tovaglie erano usate per coprire
altrettanti scabelli. Al lato destro dell’altare vi era il seggio
arcivescovile dotato di gradini e con il suo scabello davanti,
adornato con un angelo dorato nella sua parte superiore. In mezzo
alla cappella c’era una lampada che era mantenuta sempre accesa.
Sempre alla destra dell’altare si trovavano diverse Arcae, una della
sacristia ed un’altra diruta appartenente alla mensa arcivescovile,
oltre a due candelabri grandi di ferro che servivano nei diebus
ferialibus pro ponendo luminarie. Alla sinistra dell’altare c’era
uno scabellonum di tavole con un banco dove usava sedere l’Ill.mo
S.or Conte cum sua comitiva. Dietro l’altare maggiore c’era il
sacrarium, ed il Vicario ingiunse al sacrista che n’aveva cura, di
tenerlo sempre ben pulito.
Proseguendo la sua visita, il Vicario pervenne nella chiesa
parrocchiale di S.to Giovanni Battista che si trovava presso e
congiunta alla chiesa metropolitana. Qui fu trovata la fonte
battesimale de fabrica diversis lapidibus ben chiusa con copertura
lignea. Apertala egli constatò che vi era una gran quantità d’acqua
secondo i Sacri Canoni, ma ingiunse ugualmente che fosse rifatto il
sasseum fontem entro il termine di sei mesi . A questo punto la
visita fu interrotta e la sua continuazione fu rimandata il giorno
seguente.
All’indomani, giorno sedici di maggio, terzo giorno della festività
di Pentecoste, dopo la celebrazione della messa, tutti gli
ecclesiastici furono riuniti nella sacristia magna. Qui Canonici,
Presbiteri, Diaconi e Subdiaconi, in silenzio, ascoltarono il
fraternali sermone del Vicario letto dal Pontificali, circa
reggimento et honestate del clero. Il Vicario ammonì tutti gli
astanti a che, durante la celebrazione del Divino Ufficio, tutti i
partecipanti alla funzione tenessero un contegno adeguato senza
parlare o fare alcunché, in maniera che tutto potesse svolgersi in
silenzio, con decoro e onestà. Prescrisse quindi che, in futuro,
ogni giorno, tutti dovessero cantare l’ufficio della prima ora nel
coro con alta et intelligibili voce ad modum lectionis
Martirologium. A questo punto, considerato che era quasi l’ora nona,
la riunione fu sciolta e la visita fu aggiornata a dopo il pranzo.
La sacrestia magna
Nel pomeriggio la visita fu ripresa. Ritornato alla porta della
sacristia magna dotata di due serrature in custodia di donno Jo :
Domenico de Gerardo Tesoriere, il Vicario entrò nel locale seguito
dai R.di Decano, Tesoriere, Primicerio ed Arciprete, insieme ad
altri ecclesiastici associantibus et assistentibus. Qui trovò tre
vasi di peltro decentemente mantenuti, conservati in uno stipeo
ligneo lavorato in buone condizioni. Nel primo si conservava il
SS.mo Crisma, in un altro l’Olio Santo e nel terzo l’Olio degli
Infermi. Nello stesso stipo si trovavano anche un boccale di vetro,
delle ampolline vitree ed alcuni vasi che l’Arcivescovo usava per
lavarsi le mani mentre celebrava.
In un altro stipo furono trovate una cassulam di avorio ed una
bossulam di legno contenenti alcune sante reliquie . Qui si
trovavano anche un’immagine d’avorio raffigurante il Salvatore in
croce pendente con la Gloriosa Vergine Maria e S.to Giovanni
Evangelista, ed un tabernacolo d’argento grande, usato quando si
portava la SS.ma Eucaristia all’esterno della chiesa.
Quindi il Tesoriere aprì una grande cassa di noce con serratura e
chiave che custodiva egli stesso, all’interno della quale si trovava
una cassula coperta di seta verde dentro la quale, era custodito il
braccio della Gloriosissima Vergine e Martire S.ta Anastasia
diligentemente tenuto, ben conservato e ricoperto di argento.
Attraverso una fissuram argentatam si potevano vedere le ossa e la
carne che costituivano la reliquia. Nella stessa cassa furono anche
rinvenuti: un calice grande con patena d’argento dorato che, nel
mezzo, riportava l’immagine del SS.mo Salvatore in croce pendente
molto bello, un altro calice d’argento dorato con patena, un altro
calice piccolo d’argento dorato con patena, un altro calice
d’argento con il piede d’ottone, una croce cristallina con nel mezzo
l’immagine di nostro Signore Gesù Cristo in croce pendente molto
bella, un’altra croce con il piede d’argento che usava l’Arcivescovo
quando usciva, una croce grande d’argento cum relevi e con pomis
d’argento tutto intorno, ottima e senza alcun difetto, ed un’altra
croce d’argento piccola e senza difetti. Sempre all’interno della
suddetta cassa grande di noce fu rinvenuta una bussulam lignea,
nella quale furono trovati diligentemente ben conservati: un
pectorale prelati d’argento con una croce alla sommità e nove
margherite d’argento, un anello grande pontificale con molte
margherite d’argento dorato, un altro anello grande cum lapide
cristalli e tre altri anelli d’argento dorati con certe margherite.
In un'altra bussola, invece, era riposto un anello grande
pontificale d’argento dorato con molte margherite ed una perna con
la scritta: Cristus vincit, Cristus regnat, Cristus (im)perat.
In un morsapanu sul quale era raffigurata una croce, erano
conservate alcune sante reliquie con diversi pezzi d’argento tra cui
alcune margherite, che il Vicario raccomandò di conservare per bene.
Si passò quindi ad inventariare altri beni riposti nella sacrestia.
Un baculum grande pastorale d’argento smaltato d’azzurro che, nella
parte superiore, aveva raffigurata l’Annunciazione della Gloriosa
Vergine Maria e, nella parte mediana, riportava scolpite le seguenti
parole: Ave maria gratia plena. Un altro bastone pastorale dorato
vetusto e rotto. Un altro bastone pastorale di avorio posto in una
cassulam, un amictum di seta con margherite e pernis, una mitra
vecchia carmoscina ornata tutto intorno cum pluribus cilijs
d’argento, con lapilli, margherite ed altri ornamenti, con pendenti
di seta rossa e d’argento dorato. Un'altra mitra di broccato e seta
rossa con diversi lapilli, gemme e margherite con due corone e
pendenti similmente di broccato e d’argento. Un’altra mitra tutta
coperta di margherite, ornata con lapilli, con vari smeraldi ed
altri lapilli veri e falsi e con pendenti similmente ornati.
Un'altra mitra vecchia bianca con friso aureo, con molti smalti e
lapilli con pendenti di seta e oro. Un'altra mitra senza ornamento
con pendenti bianchi di seta. Tre altre mitre antichissime senza
ornamenti con pendenti. Furono trovati anche alcuni ex voto
d’argento, un turibulo d’argento con il piede rotto tutto consunto
che il Vicario ingiunse di rifare, e due cassule nelle quali si
conservavano documenti e due corporalia, uno di seta rossa e l’altro
di seta bianca con figure e frange di seta verde.
In tre cassule seu morsapani erano conservati alcuni pallij jux.a
solitij sante Romane ecc.e. In una cassula un pallio con una croce
nera in campo bianco coperto di raso rosso. In un’altra cassula un
altro pallio simile. In un’altra cassula ancora un altro pallio
simile.
All’interno di un’arca furono trovati diversi beni e panni.
Ottantotto tovaglie di diverso tipo: dipinte, di filo e venete, con
diversi ornamenti e colori. Sette altre tovaglie di filo e venete.
Dodici altre tovaglie dipinte, di filo e venete. Trentadue velamina
bambacig.a volgarmente detti mandile dipinti di diversi colori.
Altri quaranta velamina vecchi. Diciassette ceppas di seta. Venti
altri velamina piccoli vecchi. Un mandile cum pernis. Tre rigliera
lavorati di filo rosso ed un altro lavorato di seta. Sei ammittos.
Alcuni Cammisos ecc.e forniti di stole, manipulis, amictis et
cingulis di cui due fimbriatj. Cinque tovaglie di seta rossa e nera,
un mandile di cotone e molti altri panni che non ci si dilungò ad
inventariare. Una navicella d’argento con cucchiarella che
conservava il Tesoriere. Un libro pontificalis dorato in coperta.
Molti atti della predetta Curia. Tre paia di ferri per fare le
ostie. Un turibulo piccolo d’ottone. Tre altri Cammisis che erano ad
uso e servizio della chiesa come riferirono il R.do Tesoriere e
donno Jo : Pietro Ferraro, sacrista jn sacristia parva. Due Cammisi
fimbriati di seta uno bianco e l’altro cum friso aureo con stole,
ammictis, manipulis et cingulis.
In un’arca magna ed in un’altra arca di abete furono rinvenuti: tre
cappe di seta di diversi colori, una casulam nera con tonicellis
nere di velluto, una casulam bianca di damasco con frisis d’oro e
figure, un’altra casulam verde di damasco con frisis d’oro e figure,
un’altra casulam di velluto bianco con friso semplici, un’altra
casulam di broccatello con frisis, una cappam magnam di damasco
bianco con friso dorato e frange, un’altra cappa di carmosino rosso
figurata con frisis dorati e con scappuccino, con l’immagine della
Beata Vergine Maria e con pendaculis, un’altra cappa di damasco
figurata con friso dorato e con figure, un paio di tonicellarum di
damasco bianco guarnito con fiocchi verdi, un altro paio di
tonicellarum de drubecto di seta bianca con le sue zagharellis tutto
intorno, quattro piummazzia di seta lacera consunta e vecchissima,
una coperta verde stellata di seta, un’altra coperta d’altare di
velluto bianco, un’altra coperta di damasco bianco figurata,
un’altra coperta di seta viola, un’altra coperta di seta turchina
con frange, un’altra coperta di damasco figurata, un gremiale
pontificale di velluto lionato con frange, un coperim.to di seta
nera lacero e vecchio, un panno di velluto nero nuovo, un candelabro
di ferro ed un palleum di seta verde con bastone che fu riferito
essere del SS.mo Corpo di Cristo.
Oltre a queste casse contenenti panni e beni, fu annotata la
presenza nella sacristia di un’arca del R.do Capitolo, di un’altra
arca dell’Università e di due altre arche vecchie e malridotte.
A questo punto furono portati jn presentia dominis visitatoris i
seguenti beni conservati nella sacrestia piccola: tre coperim.ta
altaris di tela, un linteamme datum Crucifisso Novum cum Candiotis
di filo rosso e bianco, quattro tovaglie lavorate di filo bianco e
maiuto, tre tovaglie due con frange ed una con maiuto, otto velamina
di cotone bianco volgarmente detti mandila, un turibulo vecchio, un
paio di orcioli di stagno, una boccola di ferro per aprire i
sepolcri, quattro tovaglie lavorate di tela conservate nella
sacristia grande, una pianeta di velluto nero, una pianeta di tela
nera, tre casulas di tela bianca, un bagtisterum e una pacem lignea,
un calderone piccolo, due lanterne del Sacro Corpo di Cristo,
diverse luminaria consunte che non si ritenne di inventariare, un
arca di abete ed un’altra arca lacera, una tavola di legno, un par
forficum, una limbam di creta, alcuni pezzi di marmo e molto
legname.
Dopo aver ingiunto al Tesoriere di avere cura dell’esistente tanto
jn sacristia mag.a che in parva, il Vicario ritornò all’interno
della chiesa dove, nel mezzo pendeva l’immagine lignea di Nostro
Salvatore in croce, posta proprio sopra la portam magnam per la
quale, salendo, si accedeva al coro. Qui, sopra la cappella detta
dele Cone levate, si trovava un organo rotto ed in alto, alla destra
del coro, c’era una campanella. Quando il Vicario visitò il coro,
trovandolo jn aliquibus locis dirutum, ordinò subito di provvedere
ai rifacimenti necessari, disponendo di riorganizzare la struttura
realizzando due cori piccoli, affinché potessero essere cantati i
salmi secondo le consuetudini di Santa Romana Chiesa. Fu ispezionato
il chorum parvum seu discolum nel quale si cantavano lechtiones et
epistole, e quindi si passò all’apertura del discolum magnum jn
choro, nel quale erano conservati i seguenti libri: due gradualia
uno in pergamena e l’altro simile dominicale et aliud sanctorum, due
antifonarios in carta regale unum dominicale et aliud sanctorum, un
altro antifonario piccolo in pergamena dominicale et sanctorum, due
psalteria di carta, due breviaria, un martirologium, due missalia di
carta, tre missalia in pergamena, un breviarium in pergamena,
quattro psalmisti in pergamena, un altro psalterium in pergamena e
tre breviaria in pergamena vecchissimi.
Nel Campanili magno si trovavano quattro campane.
Dopo avere ispezionato il coro, il Vicario passò alla visita delle
cappelle e degli oratori e/o altari posti nelle navi laterali.
Cominciando dalla parte sinistra dell’altare maggiore egli visitò i
seguenti dodici altari:
S.to Sebastiano
Altare lapideum consacrato di jus patronato di Joannello Susanna
e di cui era Cappellano Jacobo de Cerenzia, dove si trovava
l’immagine vecchia ed oscurata di S.to Sebastiano che il Vicario
ingiunse di rifare entro il termine di un mese. L’altare era
corredato da tre tovaglie e due coperim.ta, uno di tela e l’altro
giambellocti rosso, un vestimento completo rosso ed una pianeta
rossa. La dotazione dell’altare era costituita da una casa palaziata
nella quale abitava lo stesso Cappellano.
S.to Giuseppe
Altare di jus patronato della famiglia Puglise di cui era
Cappellano donno Jacobo Puglise. Possedeva tre tovaglie di tela ed
un coperim.to di tela con maiuto, un campanello di ottone, due
orcioli di creta, due candelabri di creta, un missale ed un
cuscinetto.
Presentazione della Beata Vergine Maria
Altare di fabbrica di jus patronato di donna Portia Sacco di cui
era Cappellano donno Jo : Pietro Ferrari. Vi furono rinvenuti: un
coperim.to di cotone, tre tovaglie, un vestimento sacerdotale di
tela, un missale, un campanello, un candelabro rosso ed un calice
con patena e corporali.
S.to Marco
Altare di jus patronato antiquo della famiglia de Martino, di
cui erano cappellani donno Matteo Yascus e donno Jacobo Pugliese. Vi
furono rinvenuti: un altare di fabbrica con altare portatile, tre
tovaglie grandi ed altre due piccole, quattro coperim.tis uno di
damasco bianco figurato, e tre di tela dipinti con maiuto, un
vestimento sacerdotale completo, un calice di peltro con patena e
due paia di corporali, due quadri raffiguranti l’immagine della
Beata Vergine, due candelabri di ottone, un missale, una casula
bianca di damasco figurata, un amicto ed un campanello piccolo.
L’altare era dotato con una gabella ed i Cappellani ricevevano la
somma di quattro ducati annui per il loro servime.to. Il Vicario
ingiunse di provvedere entro tre mesi all’acquisto di un calice
d’argento ed a far dipingere l’immagine dell’evangelista Marco sopra
l’altare.
S.to Antonio
Altare di jus patronato della famiglia Infosino di cui era
Cappellano il R.do donno Jo : Infosino Decano della cattedrale . Vi
furono trovati: altare di fabbrica con altare portatile, tre
tovaglie ed una copertura gialla vecchia, un vestimento sacerdotale
completo, due altri vestimenti di tela completi, una casula di
velluto lionato, un calice d’argento dorato con la sua patena e
corporali, un missale grande, un piumazzo di velluto rosso, un altro
coperim.to di tela dipinto con filo rosso, due candelabri di ottone,
due altri candelabri simili rotti, un campanello piccolo, un altro
cuscino di tela dipinto di vari colori, in un’arca grande dodici
tovaglie tra piccole e grandi, una icona lignea cum figuris.
L’altare era dotato con due tomolate di terra poste a Yofari.
S.to Leonardo
Cappella di jus patronato della famiglia Sacco di cui era
Cappellano donno Jo : Antonio Caruso. Vi si trovavano: l’altare di
fabbrica consacrato con sei tovaglie e coperim.to di seta vecchio,
un altro coperim.to vecchio, un vestimento sacerdotale completo con
due casule una di damasco figurato e l’altra di tela, un missale, un
calice di peltro ed un calice d’argento dorato, due candelabri di
ottone, due orcioli di stagno, un campanello piccolo, un cuscino di
tela, un missale vecchio, altre tre tovaglie di tela ed una arca
nuova nella quale erano riposti i detti beni. A questo punto la
visita fu interrotta per essere ripresa all’indomani.
S.to Agazio
Giorno diciassette di maggio la visita fu ripresa iniziando
dall’altare di S.to Agazio di cui era Cappellano donno Minico
Paparuggero. Vi furono trovati: l’altare di fabbrica con sei
tovaglie ed un coperim.to di tela lavorata, un vestimento
sacerdotale di tela completo, un calice di peltro con corporali, due
candelabri, un campanello piccolo ed un arca dove erano riposti i
detti beni. L’altare aveva in dote un casa. Il Vicario ingiunse al
Primicerio di fornire l’altare di un coperim.to di tela friso aureo
e di fare dipingere l’immagine di S.to Agazio sopra l’altare entro
il termine di sei mesi.
S.to Geronimo
Altare di jus patronato della famiglia Susanna di cui era
Cappellano donno Battista Salvatore Susanna. Era allestito con un
altare lapideo marmoreo sopra il quale c’era una figura lignea di
S.to Geronimo. L’altare possedeva solo un missale ed un campanello
ed aveva in dote una vigna.
S.to Andrea
Cappella che il R.do Arciprete riferì essere di jus patronato
dei Conti di Santa Severina e di cui era Cappellano l’Ill.mo e R.mo
Nicola Carrafa . Vi furono rinvenuti: un altare di fabbrica
consacrato con tre tovaglie di tela con un coperim.to di tela
lacero, un calice d’argento e patena, due missali e due coperte di
velluto di diversi colori, due candelabri di ottone, due orcioli di
stagno, un campanello piccolo, una icona della Beata Vergine, cinque
vestimenti sacerdotali completi, tra cui una casula di velluto nero
ed un altra cimbellotto con figure, una coperta di seta di colore
giallo e rosso quasi lacera, altri panni di tela colorati e figurati
laceri ed un’arca di noce nella quale erano riposti detti beni. Il
Vicario ingiunse all’Arciprete di provvedere a dorare il calice e a
far scolpire una immagine di S.to Andrea entro il termine di sei
mesi. La cappella aveva in dote una gabella alli Trichei, una
gabella alla Colla di S.to Andrea, una gabella alla valle della
Monaca, un capo di terreno di otto tomolate alla Valle delo Giardino
ed altre otto tomolate di terreno nel loco detto Cappellino.
S.to Simone e Giuda
Oratorio di cui era Cappellano donno Pasquale Germano che
interrogato dichiarò di ricevere dodici carlini l’anno per celebrare
una messa la settimana e che l’altare non aveva alcuna dote . Vi fu
rinvenuto un altare di fabbrica con tovaglia bianca grande insieme
ad altre sette, tre coperim.ta di tela, un vestimento sacerdotale,
un calice di peltro con patena e corporali, un riglieri, un altro
riglieri, un missale, una pianeta rossa, un campanello piccolo, un
candelabro di pietra ed un paio di orcioli di creta.
S.to Jacobo
L’oratorio, di jus patronato della famiglia Palermo e di cui era
Cappellano donno Minico Paparuggero, possedeva in dote un oliveto a
Lagani. Il Vicario vi rinvenne: l’altare di fabbrica con altare
portatile, tre tovaglie e coperm.to di tela lavorata, un calice di
peltro con patena e corporali, un missale, due candelabri di ottone,
un quatretto con la figura della Beata Vergine Maria jn tabula
depitta et deaurata, un campanello piccolo, una coperta di tela nera
e tre tovaglie. Il Vicario ingiunse al Cappellano, entro il termine
di quattro mesi, di rifare gli indumenti di tela della cappella, ed
entro il termine di due mesi, di rifare l’immagine di S.to Jacobo
sopra l’altare.
S.to Silvestro
Oratorio di jus patronato della famiglia Iaquinta di cui era
Cappellano donno Jo : Pietro Ferraro. Possedeva in dote una casa
terranea seu magazzeno nella città nel loco detto lo Campo. Vi
furono rinvenuti: l’altare di fabbrica con quattro tovaglie di tela
cum listis de maiuto, un coperim.to di tela lavorato de mayuto, un
missale, un calice di peltro con patena e corporali, un paio di
orcioli di peltro ed un campanello di ottone piccolo.
S.to Antonio da Padova
Passato alla destra dell’altare maggiore, il Vicario visitò
quattordici altari, iniziando da quello di fabbrica lapideum
consacrato, dedicato a S.to Antonio di Padova di jus patronato della
famiglia Zurlo, di cui erano Cappellani donno Battista Salvato e
donno Mar(tino) Greco . L’altare era provvisto, da un lato, di una
figura lignea dorata con l’immagine di S.to Antonio e, nel mezzo, di
quella della Beata Vergine Maria, di tre tovaglie e copertura di
tela con croce rossa, di un vestimento sacerdotale completo, di due
orcioli di stagno e di un campanello piccolo. Il Vicario ingiunse al
patrono, il magnifico Geronimo Zurlo, di rifare di sana pianta
l’altare e di provvederlo con un calice con patena entro il termine
di quattro mesi.
S.to Tommaso Apostolo
Altare o oratorio di jus patronato della famiglia Cosentino di
cui era Cappellano donno Battista Salvato che riceveva dodici
carlini all’anno per il suo servimento. Vi furono trovati: l’altare
di fabbrica con tre tovaglie di lino, un coperim.to di tela lavorata
de mayuto, un vestimento sacerdotale di tela completo, due cuscini
laceri, un missale, un calice d’argento con patena d’argento e piede
di rame con i suoi corporali, una icona con la figura della Beata
Vergine Maria, due candelabri di ottone ed un campanello piccolo.
S.to Matteo (Apostolo)
Altare di jus patronato della famiglia de Fiasco di cui era
Cappellano donno Matteo Greco alias Fiasco. Possedeva in dote
quattro case terranee ed un altra palaziata, oltre a sei tomolate di
terra poste alla Costa della Fontana. L’altare di fabbrica era
corredato con otto tovaglie di tela tra grandi e piccole, due
velamina di cotone, un rigliero di filo bianco dipinto, un chiumazo
piccolo rosso cum listis, due coperim.ta di tela cum mayuto
lavorato, un coperim.to di seta cum frisis, una casula de cucullo
lacera, un vestimento sacerdotale completo, un missale in pergamena,
un altro missale in carta banbacina ed un calice di peltro con
patena e corporali. Dal Vicario fu ingiunto al Cappellano di far
dipingere entro due mesi l’immagine di S.to Matteo sopra l’altare.
S.to Bernardino
Altare retto dal R.do Decano che possedeva i necessari
vestimenti ed ornamenti.
S.to Martino
Oratorio di cui era Cappellano donno Anselmo Scuro. L’altare di
fabbrica era corredato con tre tovaglie, due altre tovaglie, un
mandile di cotone, un vestimento sacerdotale completo, un calice di
peltro con patena e corporali, un coperim.to di tela con mayuto, ed
un missale.
S.to Luca
Altare o oratorio di jus patronato di messer Jo : Pietro e
messer Cola Condopulo di cui era Cappellano donno Jo: Antonio
Caruso. L’altare di fabbrica consacrato era corredato con tre
tovaglie di tela, una tovaglia di seta lavorata, un coperim.to di
tela, un calice di peltro con patena e corporali, un vestimento
sacerdotale di tela completo con casula di tela celandrate, un
missale, un candelabro di ottone, un campanello piccolo, un altro
vestimento di tela con suis fimbrijs sine casula, un’arca vecchia
cum sua clausura nella quale si trovavano raccolti detti beni, un
manuale in pergamena. L’altare era dotato con sette tomolate di
terreno poste a Yofari.
S.to Benedetto
L’Altare o oratorio di fabbrica di S.to Benedetto di jus
patronato della famiglia Modio fu rinvenuto senza tovaglie e senza
vestimenti. Il suo Rettore donno Domenico Paparuggero, dichiarò al
Vicario che l’altare era di Jo : Matteo de Modio e che costui
deteneva i paramenti. Il Vicario ingiunse al Modio di provvedere a
tutto il necessario per la cura ed il decoro dell’altare e a fare
dipingere sopra di questo l’immagine di S.to Benedetto.
S.ta Maria de Molerà
Altare di jus patronato della famiglia Meniscalco di cui era
Cappellano il presbitero Battista Tramonte. Vi furono rinvenuti:
l’altare di fabbrica con tre tovaglie di tela, un coperim.to di
tela, un vestimento sacerdotale completo, un missale, un cuscino ed
una arca piccola dove si conservavano i detti beni. L’altare aveva
in dote una casa terranea in parrocchia di S.ta Maria de Puccio. Il
Vicario ingiunse, entro il termine di quaranta giorni, di far
dipingere sull’altare l’immagine della Natività della Gloriosa
Vergine Maria.
S.to Agostino
Altare o oratorio di jus patronato della famiglia Meniscalco che
era stato detenuto da Jo : Francesco Meniscalco e, che dopo la sua
morte, era passato a donno Nicola Meniscalco. Ne era Cappellano
donno Geronimo Cappellano. L’altare lapideum con altare portatile,
era corredato da quattro tovaglie e tre coperimentis, uno di panno
de mirù nero e gli altri due lavorati de mayuto, un vestimento
sacerdotale di tela completo con tre casulis, una di seta rossa e le
altre di tela, un altro vestimento sacerdotale, un cammiso, un
missale, un calice di peltro con patena e corporali, due cuscini
dipinti di seta rossa, un candelabro di ottone, un campanello
piccolo e due candelabri di ferro. Il Cappellano dichiarò al Vicario
di essere a conoscenza del fatto che l’altare aveva in dote la terza
parte delle robbe del defunto Jo : Francesco ma che, al momento,
egli riceveva solo il servimento di dodici carlini all’anno da parte
del detto donno Nicola. Il Vicario gli ingiunse di rifare le
immagini della Beata Vergine e dei Santi presenti sopra l’altare.
S.to Francesco
Cappella di jus patronato della famiglia de Sindico . Era
Cappellano sostituto donno Francesco Caruso che svolgeva tale
ufficio al servizio del R.do Pietro de Sindico Arcidiacono della
Cattedrale. L’altare di fabbrica con altare portatile possedeva i
seguenti beni: tre tovaglie di tela, due coperimentis, uno di tela
dipinta di colore rosso e l’altro pellicceo figurato di vari colori,
un fruntale di velluto rosso, un vestimento sacerdotale completo ed
un'altra casula di colore leonatj, due calici uno d’argento ed uno
di peltro con patene e corporali, due paia di candelabri uno di
ottone e l’altro di legno, un altro vestimento sacerdotale senza
casula, due missalia, un manuale, un altro manuale a stampa, un
campanello ed un’arca. Il Vicario ingiunse all’Arcidiacono
attraverso il suo sostituto, di far dipingere sopra l’altare
l’immagine della Gloriosa Vergine Maria con i SS. Apostoli Pietro e
Paolo da un lato e S.to Francesco dall’altro.
S.ta Lucia
Il Vicario trovò l’altare o oratorio di fabbrica senza alcun
ornamento, com’era avvenuto durante la visita precedente .
Rattristato interrogò i componenti del suo seguito, i quali dissero
che il Cappellano era donno Pietro de Castro e che l’altare aveva in
dote un loco o vignale a Cocina. Il Vicario dispose di provvedere.
S.to Mattia
Altare o oratorio di jus patronato della famiglia Basoino
detenuto da madama Margarilla de Basoino e di cui era Cappellano
donno Jo : Domenico de Gerardo. L’altare di fabbrica e lapideum
aveva tre tovaglie, due coperimentis di tela, un vestimento
sacerdotale di tela, un’altra casula di damasco carmoscino cum friso
d’oro, un calice d’argento dorato con patena d’argento, un altro
calice di peltro con patena e corporali, un missale, un campanello,
un cuscino di seta, due candelabri di ottone ed un’arca nella quale
erano riposti i detti beni. L’altare aveva in dote dodici tomolate
di terra a Pantano.
S.to Bartolomeo
Altare o oratorio di jus patronato della famiglia Vicedomino
detenuto dal magnifico messer Raffaele Vicedomino e di cui era
Cappellano donno Francesco Caruso che, per il suo servimento,
riceveva uno studio e sei tari l’anno . L’altare di fabbrica era
corredato con due tovaglie ed un’altra tovaglia lacera.
S.to Bernabà
Presso l’altare o oratorio di S.to Bernabà si trovava lo jus
patronato di S.to Luca della famiglia Valente detenuto da donno
Minico de Valente, di cui era Cappellano donno Jo : Maria de
Gerardo. L’altare di fabbrica aveva tre tovaglie, un mandile, due
coperimentis di tela, un coperim.to dipinto con mayuto, un
vestimento sacerdotale di tela completo con casula rossa di cotone e
seta, un missale, un calice di peltro con patena e corporali, un
campanello piccolo ed un candelabro di creta. La sua dote era
costituita da due case palaziate in parrocchia di S.to Stefano ed un
terreno in loco detto Umbro Cernuto.
A questo punto, completata la visita della metropolitana, il Vicario
passò a quella delle altre chiese della città, iniziando dalla
parrocchiale di S.to Giovanni Battista che si trovava presso e
congiunta a questa.
S.to Giovanni Battista
La chiesa parrocchiale di S.to Giovanni Battista, appartenente
alla mensa arciarcivescovile, era detenuta dal R.do Pietro Gallo
Arciprete della cattedrale e ne era Rettore l’Ill.mo e R.mo donno
Nicola Carrafa. L’edificio era a lamia con diverse colonne marmoree,
ed al suo interno si trovava la fonte battesimale in precedenza
visitata, costituita da un vasum magnum marmoreum concavato, vicino
al quale si trovavano diverse sepolture. Al suo interno si trovava
anche un crocefisso ligneo e nel campanile c’erano due campane.
L’altare maggiore consacrato, era corredato dai seguenti beni: una
icona decente con l’immagine della Gloriosissima Vergine Maria e i
SS. Giovanni Battista e Giovanni Evangelista con un panno nero per
coperim.to, un calice d’argento con patena che il Vicario prescrisse
di dorare affinché potesse ricevere degnamente il SS.mo Sacramento,
un altro calice di peltro con la sua patena e corporali, due
vestimenti con le rispettive casule, una nera e una rossa, due
candelabri di ottone, un tunhrinabulum grande, quattro cuscini,
trentuno tra tovaglie e mandilia, sei coperim.ta, una lampada posta
davanti l’altare, dieci ammictos, una croce di ottone vecchio, una
cassulam per corporalibus di cipresso, un’arca e due orcioli di
creta.
La parrocchiale poteva contare sulle rendite derivanti da diversi
possedimenti: una gabella a Corazzo, un’altra gabella detta il Piro
Citrino, una casa all’interno del suo stesso ambito parrocchiale,
due vigne alla Valle delo Giardino e riscuoteva diversi censi per
complessivi quattro ducati all’anno, oltre alle decime dei suoi
parrocchiani.
Oltre all’altare maggiore la chiesa ospitava al suo interno altri
tre altari. L’altare di fabbrica sub vocabulo S.ta Croce di jus
patronato della famiglia Protopapa, di cui era Rettore l’Ill.mo e
R.mo donno Nicola Carrafa, coperto da un vetustissimo telamine.
Questo era corredato da tre tovaglie, un vestimento completo, un
campanello grande ed un calice di peltro. La sua dote era costituita
da due case in parrocchia di S.ta Maria Magna che erano state di
Antonello Protopapa, confinanti con le case di Salvatore Yaseo, la
via pubblica ed altri fini che però, al momento, non si trovavano in
possesso di detto altare ma del R.do Primicerio. A riguardo, il R.do
Pietro Gallo riferì al Vicario di ricordare che il vecchio Cantore
della cattedrale, in passato era stato Cappellano di detto altare e
che, a quel tempo, le due case facevano parte della dote
dell’altare.
Seguiva a questo l’altare non consacrato di S.ta Maria de
Conceptione della mensa arciarcivescovile con l’immagine della Beata
Vergine, di cui era Rettore l’Ill.mo e R.mo Nicola Carrafa ed a cui
assicurava il proprio servimento l’Arciprete Pietro Gallo. Esso
possedeva in dote una casa in loco della Grecia in parrocchia di
S.to Stefano ed utilizzava gli indumenti della parrocchiale che
erano in comune. L’ultimo altare presente nella parrocchiale era
quello non consacrato di S.ta Maria dela Neve della famiglia Telese,
di cui era Rettore donno Jo : Antonio Telese. Esso aveva una dote
costituita da quattro tomolate di terra a Ferrato e venti tomolate
di terra a S.to Mauro. Era corredato da altare portatile, tre
tovaglie, un vestimento completo, un coperim.to di cotone ed un
missale. Donno Battista Tramonte riferì al Vicario di aver ricevuto
l’incarico di dire una messa la settimana da parte di Delfino Telese
e che, dopo la morte di questi, il patronato era passato al R.do
Capitolo. Il Vicario ingiunse al Tramonte di provvedere al
rifacimento dei sepolcri e della porta.
S.ta Caterina
Chiesa sede di una confraternita con diversi confrati, n’era
Cappellano donno Fabio dela Piccola. L’Altare con altare portatile,
era adornato con una immagine della Gloriosa Vergine Maria e di S.ta
Caterina, piccola, di legno, dorata e coperta. Il suo corredo era
costituito da una croce d’argento con il suo pumo di argento,
quattro candelabri di ottone ed un altro rotto, tre candelabri di
pietra, un calice di argento con patena, un altro calice di peltro
con patena e corporali, un altro calice di peltro rotto e
dissacrato, cinque tovaglie, un’altra tovaglia, un coperim.to con
frange, un’altro coperim.to de mayuto, un corporalia magna, una
planetam di damasco bianca cum friso in medio nuova, due cuscini di
tela, un campanello e nel campanile una campana, circum circa
diversi sedili di legno, due banchi di legno, tre vestimenti
completi, uno con planetam paonazza ed altre due di tela, due
missali, una planetam nera ed una coperta nera, un’altra pianeta
listata, cinque cuscini, undici tovaglie dentro un’arca, una
tovaglia di seta, cinque velamina di seta una pacem, un’altra
tovaglia, una lampada, una tovaglia dipinta di seta carmosina nuova,
un turibulo di ottone, sei mandilj di cotone ed uno di seta,
un’altra tovaglia di seta, tre riglierj di tela. Dentro un’altra
arca fu rinvenuto: trentasei tovaglie dipinte di diversi colori, due
linteamjna nuovi di tela, quattro ammictj, otto tovaglioli per le
mani di cui diversi laceri, cinque manipuli, un altro ammictus, un
altro manipulum, ed un campanello piccolo. La chiesa aveva una
sacristia dove si trovavano diversi scanni. Il vicario ingiunge al
Cappellano di sistemare le tegole del tetto secondo necessità.
Oltre all’altare maggiore, al suo interno esistevano altri due
altari. Un primo altare con altare portatile appartenente agli eredi
di Minico Archimanno con un coperim.to ed una icona con l’immagine
della Gloriosa Vergine. L’altare aveva una dote di quindici carlini
lasciata per testamento da donno Nicola Archimanno obbligando un
proprio pezzo di terreno, in maniera da consentire la celebrazione
di una messa la settimana al Cappellano donno Fabio dela Piccola. Il
secondo altare era adornato da un’immagine della Beata S.ta Caterina
dipinta sul muro, e vi si trovavano quattro pumos piccoli e due
oculos d’argento ex voto insieme ad un gonfalone che, solitamente,
si portava per la città.
S.ta Caterinella
La chiesa si trovava prope ecclesiam metropolitanam ed
apparteneva alla mensa arcivescovile, n’era Rettore il R.do Abate
Martino Barracca. La sua dotazione era costituita da una casa e da
una gabella a Yofari seu Valle della Botte che deteneva Alessandro
de Martino. Il Vicario la trovò con il suo altare di fabbrica pulita
ed ornata ma senza Cura. Egli pose la chiesa sotto sequestro, e non
essendo presente il Rettore, ingiunse al Tesoriere ed al Primicerio
della cattedrale di recuperare le rendite e di provvedere a far
dipingere l’immagine della Gloriosa Vergine Maria e di S.ta Caterina
oltre a rifare i vestimenti ed il calice.
S.ta Maria Magna
Chiesa parrocchiale appartente alla mensa arcivescovile. Alla
richiesta di rito del Vicario rispose donno Battista Tramonte, il
quale dichiarò che il Rettore della chiesa era donno Morgante
Salvati assistente del R.mo Arcivescovo donno Giulio Sertorio ed al
suo servizio, dicendo anche che erano tredici anni che costui era
assente dalla città. Il Tramonte dichiarò inoltre che, essendo
consanguineo del Salvati, era stato posto da questi al servizio di
detta chiesa come Cappellano.
La chiesa aveva in dote una gabelluccia di 20 tomolate a Scandale,
due pezzi di terra a Cerasia ed alcuni altri pezzi di terreno che si
davano a censo, fruttando una rendita complessiva di quattro ducati
l’anno, come potevasi rilevare dalla platea della detta chiesa.
L’edificio sacro però, si trovava in pessime condizioni e
praticamente in abbandono. Nella chiesa non c’era né pavimento né
intempiatura, mentre la porta era cadente e priva di chiavi. L’ala
destra dotata di diversi archi, era scoperta senza tetto e piena di
erbacce, la navata centrale senza porte, si trovava scoperta per la
terza parte, senza alcuna tegola. Al suo interno si trovava diverso
legname vecchio e diruto sparso circum circa .
Anche l’altare sviolatum denotava lo stato di generale decadimento.
Esso era provvisto di altare portatile, di una icona jndecenter, di
tre tovaglie, un coperim.to di cotone di diversi colori, un altro
coperim.to di tela, due cuscini, un vestimento di tela con casula di
tela rossa, due altri vestimenti con due altre casule, un calice
d’argento con patena rotto, un altro calice di peltro con corporali,
una croce di rame, sessantadue paia di occhialiorum argenteorum, due
anelli, un campanello, cinque candelabri di creta ed uno di ferro,
un turibulo senza piede, due orcioli di piombo, dieci tovaglie di
tela, tre mandilia, un graduale, una bulla di indulgenze con i
sigilli dei R.di Canonici, un missale in pergamena ed un altro
missale dirutum in pergamena. Alla parete si trovava l’immagine
lignea lacera di nostro Signore Salvatore in croce pendente, mentre
alcuni panni vecchissimi si trovavano al muro alla destra
dell’altare, davanti al quale vi era una lampada ed un’arca
vecchissima.
Il vicario ingiunse al Tramonte, entro il termine d’otto giorni, di
far pervenire alla Curia arcivescovile notizia relativa
all’esistenza in vita del Salvati e di esibire i titoli in suo
possesso al fine di potere recuperare le rendite della chiesa e di
provvedere alle riparazioni.
Nella chiesa, oltre all’altare maggiore e ad alcuni altari diruti,
ne esistevano eretti altri cinque. Cominciando dalla sinistra
dell’altare maggiore si trovava la cappella di S.to Donato di jus
patronato della famiglia de Martino, di cui era Rettore donno Jo :
Jacobo Guardata. L’altare di fabbrica era provvisto di una pianeta
verde, due vestimenti sacerdotali completi, tre tovaglie, tre
coperimentis di tela, un calice di peltro con patena e corporali, un
campanello, due chumaccijs, due orcioli di creta ed un missale
vecchio. Il Vicario ingiunse di provvedere a rifare la finestra
verso il palatium, di rifare sepolcri e sepolture ponendovi sopra
tabulam lapideam e di fare dipingere la Santa Croce sopra l’altare.
A seguire si incontrava l’altare di S.to Lorenzo suctus Letterium,
di jus patronato di Jo : Luigi e Jo : Martino Infosino e di cui era
Cappellano donno Jacobo de Cerenzia che era stato presentato nella
visita di mons. Cruense. L’altare di fabbrica sopra il quale erano
dipinte le immagini di diversi santi, era provvisto con sei tovaglie
di tela tra vecchie e nuove, un coperim.to di tela pandiglie ed un
altro di cotone, un vestimento sacerdotale di tela completo con
casula di tela pandiglie, un calice di peltro con patena e corporali
ed un manuale vecchio. L’altare si manteneva con una rendita di
diciannove carlini relativi a diversi censi infissi su cinque
tomolate di terra. Seguiva l’altare della SS.ma Trinità di cui era
Rettore donno Matteo Macrì che, non essendo presente, fu rimesso al
giudizio del R.do Vicario che, per osculum pacis, decretò la presa
di possesso (capta possessio) di detto altare devolvendolo alla
Camera Arcivescovile. Dopo di esso fu visitato l’altare del SS.mo
Salvatore della Mensa Arcivescovile e quindi si pervenne
all’oratorio sub jnvocatione S.ta Cruci di jus patronato della
famiglia Pizzichino di cui era Cappellano donno Jo : Pietro Ferraro.
L’altare di fabbrica con altare portatile era provvisto di tre
tovaglie ed un coperim.to di tela bianco, un vestimento sacerdotale
di tela completo, un missale, un campanello, un calice con patena di
peltro e un candelabro di ottone.
SS. Pietro e Paolo
Chiesa parrocchiale posta nella Grecia appartenente alla Mensa
Arcivescovile, di cui era Rettore il R.do Fabrizio Infantino
Primicerio della città di Santa Severina.
La chiesa era dotata con due case e riscuoteva un censo annuo di
cinque carlini sopra l’oliveto di mastro Silvio, oltre a ricevere
tre carlini da parte di persone diverse per alcune terre a Turrotio,
e le decime dei suoi parrocchiani. Essa possedeva, inoltre, due
chiese che erano sue grancie poste all’interno della città, una
sotto l’invocazione di S.to Nicola l’altra di S.ta Barbara.
Il suo altare era provvisto di un’immagine lignea grande di Nostro
Signore Salvatore in croce pendente, due candelabri di ottone e due
di creta, un campanello piccolo, una croce lignea, una pacem, un
calice di peltro con patena e corporali, un missale, un vestimento
di tela con pianeta di velluto rosso, un coperim.to di raso figurato
turchino, un altro coperim.to di tela, tre tovaglie, un’altra
tovaglia lavorata di seta rossa grande, un altro calice d’argento
con piede senza coppa e patena, due altri vestimenti di tela
completi, un mandile sopra il detto crocifisso, una lampada e due
orcioli vitrei.
Alla destra dell’altare maggiore si trovava un altro altare con una
tovaglia, una coperta vecchia ed un turibolo senza piede. Un altro
altare si trovava alla sinistra dell’altare maggiore con una
tovaglia e una coperta vecchia. All’interno della chiesa si
trovavano alcuni sedili lignei ed alcune arche, all’interno delle
quali, complessivamente, si trovavano novantotto tovaglie lavorate
di diversi colori, diciotto mandilia di cotone tra grandi e piccoli,
due lintheamina di tela, un graduale, una lanterna ed altri panni
vecchi. Davanti la chiesa si trovavano due campane.
S.to Stefano
Chiesa parrocchiale di S.to Stefano appartenente alla Mensa
Arcivescovile di cui era Rettore e Cappellano il R.do Jo : Domenico
de Gerardo Tesoriere della Città di Santa Severina.
Era dotata con un vignale alle Gorna, un vignale a S.to Mauro e sei
tomolate di terra a Yofari, mentre riscuoteva un censo di quattro
carlini sopra le vigne locate a Nicola Guardata, un altro censo di
cinque grana sul luogo detto Alebri, ed un censo di due carlini
sopra la casa di Petruzzo Visanti, oltre alle decime dei suoi
parrocchiani e ad altri diritti ad essa spettanti. L’altare di
fabbrica consacrato era corredato di un’immagine su tela della
Gloriosa Vergine con ai lati altre due immagini una di S.to Giovanni
Evangelista l’altra di S.to Stefano, una croce lignea, una icona
piccola della Gloriosa Vergine Maria, una pacem, due candelabri di
creta, un calice di piombo con corporali, un vestimento sacerdotale
di tela completo, un missale, quattro tovaglie, un cuscino, alcuni
lintheamenam neri per coprire le immagini predette, un campanello e
due orcioli vecchi di peltro. In mezzo alla chiesa si trovava
l’immagine lignea di Nostro Signore Salvatore in croce pendente con
diverse tovaglie vecchie sopra. Completavano il corredo dell’altare
maggiore, nove tovaglie di tela, altre tre tovaglie di tela, due
pianettas di tela, una rossa e l’altra bianca, un’altra pianeta di
tela nera, tre mandilia, due stole di cui una rossa, due manipulos,
due chiumaccios, un manuale vecchio, una cassula di cipresso per
conservare il SS.mo Sacramento, una lampada e una campana. Alla
sinistra dell’altare maggiore c’era un altro altare ligneo con
altare portatile di jus patronato di Francesco Strati con l’immagine
della Gloriosa Vergine con ai lati S.to Vincenzo e S.to Giovanni
Battista con una copertura di tela nera. Il Vicario ingiunse al
Cappellano di celebrare sempre con la lampada accesa, e allo Strati
di dotare l’altare di un vestimento sacerdotale completo di un
messale e di un calice.
S.ta Maria della Pietà
La chiesa novam erectam era di jus patronato di D. Nicola
Meniscalco che la costruì con volontà e devozione, per la memoria
del figlio morto Jo : Francesco che vi aveva sepolto. Per tale
ragione egli dichiarò di fronte al R.do Vicario ed al suo seguito
composto dai R.di donno Jo : Domenico de Gerardo Tesoriere, donno
Fabrizio Infantino Primicerio, donno Pietro Gallo Arciprete, donno
Battista Tramonti, donno Minico Paparuggero, donno Fabio dela
Piccola ed altri presbiteri, che faceva donazione alla cappella
della dote e delle robbe sue e del figlio morto, consegnando i beni
nelle mani del R.do Vicario. La chiesa si presentava con la porta
serrata, con astraco, con intempiatura, con campanile, con altarj
magno di fabrica bene aparato, con altare portatile e con una grande
icona che raffigurava la Gloriosa Vergine Maria con S.to Giovanni
Battista da un lato e S.to Francesco di Paola dall’altro. Sopra di
questa era dipinta la exelavatio salvatoris nostri, e dentro la
cappella si trovavano diverse immagini di Santi dipinte sui muri. Vi
era, inoltre, una lampada sempre accesa posta di fronte all’altare.
Questo era corredato da un coperim.to di raso turchino e bianco con
liste gialle ed altre tele usate sempre per coprire detto altare.
Possedeva, inoltre, una casula di broccatello giallo, tre vestimenti
lavorati di seta nera circum circa, quindici tovaglie ed un calice
di peltro con patena e corporali. Sopra un altro altare, con davanti
l’immagine di S.to Agostino, si trovava un quadro della Gloriosa
Vergine Maria ed un’altra pittura di Nostro Salvatore in buone
condizioni. Questo altare possedeva un coperim.to di tela, un’altro
coperim.to, un’altra planetam di tela bianca ed un’altra di tela
nera, quattro riglieros, due di tela e due lavorati di seta
Carmosina. Appartenevano alla detta chiesa anche due coperte di tela
nera per coprire l’icona grande, una campanella piccola ed un
campanello piccolo.
S.to Marco
Chiesa senza Cura di cui era Rettore ed anche Cappellano
sostituto, donno Fabio dela Piccola per parte di donno Mercurio dela
Fico che, al presente, abitava nella città di Strongoli e che
deteneva lo jus patronato insieme al fratello. La chiesa,
cospicuamente dotata, possedeva una casa alla Sala Verde dalla quale
ricavava annualmente due carlini e dieci grana, un’altro censo di
dodici grana lo riceveva da donno Ville de Trayna, mentre riceveva
dieci grana per una casa da Bernardo Salvato. Essa possedeva
inoltre, una casa in parrocchia di S.to Stefano, un’altra casa alla
Piazza, una grotta alla Sala Verde, un’altra grotta con ortale nelle
vicinanze della chiesa che detenevano i della Padula pagando otto
grana, un’altra grotta nello stesso luogo, un pezzo di terra con
grotte a Scandale, alcuni terreni a Scandale per i quali i de
Sindico corrispondevano un censo di tre grana, alcuni pezzi di terra
a Lagani ed un’altra grotta occupata da Paolo de Leo alla Sala
Verde. La chiesa voltata a lamia, astracata, aveva la porta diruta e
possedeva una campana. All’interno si rinveniva l’altare consacrato
con l’immagine sul muro del SS.mo Salvatore, corredato da tre
tovaglie, sette coperimentis d’altare di diversi colori, un
vestimento sacerdotale completo, una planeta di tela bianca, un
calice di peltro con patena, un altro calice con patena vecchio e
rotto che fu infranto completamente dal Vicario, cinque cuscini, due
candelabri fictilibus, una icona con l’immagine della B.V.M., due
orcioli, un campanello piccolo di peltro ed un missale. Il Vicario
ingiunse al La Piccola di esibire entro otto giorni i titoli in suo
possesso e, nel frattempo, dichiarò che doveva essere sospesa ogni
celebrazione a meno di espressa licenza scritta.
S.to Nicola di le Donne
La chiesa, fabbricata a lamia, fu trovata pulita e ornata senza
porta ed il Vicario ordinò di provvedere.
S.ta Maria dela Latta
Chiesa connexam con la Parrocchiale di S.ta Maria de Puccio di
cui era grancia. N’era Cappellano donno Gregorio deli Pira. Al suo
interno si trovava l’altare di fabbrica con altare portatile, tre
tovaglie, una coperta dipinta de mayuto, due cuscini, un vestimento
completo, un calice con patena e corporali, un missale, una lampada
ed una croce con diverse immagini di santi. Il Vicario ingiunge al
Cappellano di provvedere a far ricoprire il tetto, adattando le
tegole affinché non ci piovesse dentro e di rifare le lapidi delle
sepolture.
S.ti Filippo e Jacobo
Chiesa parrocchiale appartenente alla mensa arcivescovile di cui
era Cappellano donno Battista Salvato. Possedeva solo sei tomolate
di terra a Yofari e riscuoteva un carlino di censo oltre alle decime
dei propri parrocchiani. L’altare di fabbrica consacrato, era
provvisto di un calice vecchissimo che fu spezzato dal Vicario
perché non considerato degno di ricevere il SS. Sacramento, di un
altro calice dorato senza patena, tre tovaglie di tela, un
vestimento completo con due cuscini, una icona de relevo della
B.V.M., una pacem, una croce vecchia di rame, due candelabri di
ottone, un campanello, trentadue tovaglie tra vecchie e nuove
lavorate fili di diversi colori, una cassupiam di tela nera ed
un’altra di tela leonata, un breviarium, un missale di pergamena, un
antifonarum, due bossulas lignee, quattro campanelli, una coperta di
tela nera vecchia ed una campana nel campanile. Constatatane la
povertà, il Vicario ingiunse al Cappellano solo di provvedere a
dotarsi di un calice nuovo senza dare altre disposizioni.
S.ta Maria de Puccio
Chiesa parrocchiale di cui era Cappellano donno Gregorio deli
Pira, possedeva due grancie: una sotto il titolo di S.ta Maria de
Latta e l’altra sotto il titolo di S.to Elia. Era dotata con sei
tomolate di terra ad Ambroleo e riscuoteva quindici carlini di censo
sopra alcune vigne a Yofari, oltre alle decime dei parrocchiani.
L’altare fabbricato con altare portatile era corredato con tre
tovaglie, un’altra tovaglia sopra il crocifisso, un crocifisso
ligneo sopra l’altare, due cornule piccole, una della Gloriosa
Vergine Maria e l’altra di Nostro Signore Gesù Cristo, due calici,
uno d’argento e l’altro di peltro, cum suis patenis corporalibus et
purificatorijs, due candelabri di ottone, due altri candelabri di
ottone, un altro paio di candelabri di legno dipinto di nero e
rosso, due orcioli vitrei, un altro paio di orcioli, un ante altare
dipinto di seta ed in mezzo di seta stellata, una casula simile, tre
cuscini, un missale, una croce piccola lignea, una pacem, una
casulam per corporalibus, sei altre coperte di tela, cinque
vestimenti sacerdotali completi, trentasei tovaglie di tela di
diversi colori et fili, cinque mandilia, due ammictos, due altri
cuscini, una cassa di cipresso con due mandilibus di cotone, due
spallerijs e quattro libri in pergamena, un turibolo di ottone ed un
campanello. Sopra l’altare si trovava una cappella lignea seu
Tripona dove era sistemato un altro campanello e dove era riposta
un’arca nella quale si conservano i detti panni. La chiesa era
intempiata con tavole e vi erano due campane nel campanile. Aveva un
astraco, alcune sepolture, per due delle quali il Vicario ingiunse
al Cappellano di rifare le pietre sepolcrali, una bocculam per
aprire le dette sepolture, uno scabello ligneo e due bossulas
antiche di legno. Al suo interno si trovava anche un altro altare
fornito di tre tovaglie di tela, una coperta de mayuto e due
scabelli di tavole grandi.
S.to Brancati o S.to Pancratio
Chiesa parrocchiale appartenente alla Mensa Arcivescovile, di
cui era Cappellano donno Matteo Castania. Era dotata con un vignale
posto di fronte le vigne di mastro Antonello Ysolfo che le rendeva
un carlino l’anno, e possedeva il diritto di decima, benché da poco
non avesse più alcun parrocchiano. L’altare era corredato da tre
tovaglie, una coperta di tela, un ante altare, due plumacios ed
altri vecchi, un vestimento sacerdotale completo, due candelabri
lignei, due orcioli di peltro, un calice di peltro con patena e
corporali, un missale, un manuale vecchio, un campanello, un’arca
piccola di cipresso dove si conservano extergituris et corporalibus,
un baptisterum, una lampada, una coperta vecchia di tela, una
immagine di carta del Crocifisso ed altri Santi, venti tovaglie tra
vecchie e nuove, un ante altare vecchio, una coperta di tela nera,
una casula di tela nera, una arca vecchia per conservare i detti
beni, ed una campana. Constatatone lo stato di povertà, il Vicario
raccomandò al Cappellano di tenere ben conservati i pochi beni della
chiesa senza ingiungere altro.
S.to Michele Arcangelo o S.to Angelo
Chiesa parrocchiale di cui era Cappellano donno Matteo Greco. Si
trovava in stato di grave povertà non possedendo alcunché e le sue
entrate erano costituite solo dalle decime dei suoi pochi
parrocchiani. Al suo interno si rinveniva un altare con altare
portatile, corredato di tre tovaglie, due vestimenti sacerdotali
completi, una coperta de mayuto, due ammictis, una casula rossa, tre
plumacijs, sette tovaglie, due coperte lacere di tela, un plumacio
cum certis pelijs, alcune tovaglie ed altri panni vecchi, un
missale, un candelabro di ottone, due calici di peltro con patene e
corporali vecchi ed inutili per la celebrazione, una icona con
l’immagine della Beatissima Vergine di legno, un’altra simile di
legno e due mandilia piccoli. Sopra l’altare si trovava un
crocefisso con l’immagine di nostro Signore in croce pendente lignea
con un panno nero dietro. Anche in questo caso, considerato lo stato
di povertà della parrocchiale, il Vicario raccomandò al Cappellano
solo di tenere ben conservati i pochi beni della chiesa senza
ingiungere altro.
SS.mo Salvatore
Chiesa nella quale si trovavano i frati dell’ordine dei
Conventuali di S.to Francesco di Assisi che abitavano alcune
casicelle vicino alla chiesa. Le sue entrate erano costituite
dall’elemosina che i frati ricevevano da parte dell’Università e dal
possesso di una vigna alla Catuna. Al suo interno si trovava
l’altare consacrato con tre tovaglie, un coperim.to altaris dipinto
de mayuto, due candelabri di creta, un vestimento sacerdotale
completo, una casula di seta nera, due cuscini, due calici con le
loro patene e corporali, un discolum piccolo, un campanile con una
campana, un missale. Alla destra ed alla sinistra dell’altare
maggiore si trovavano altri due altari, mentre in mezzo alla chiesa,
davanti l’altare maggiore, c’era una lamparium Cartae dove era la
lampas. Il Vicario al quale i frati avevano in precedenza dichiarato
di occupare il convento su disposizione del loro ministro, ingiunse
loro di presentare entro il termine d’otto giorni, i titoli
comprovanti le ragioni della loro presenza nel convento.
S.to Nicola de Grecis
Chiesa parrocchiale all’interno della quale si trova l’altare di
S.to Ambrosio, di cui era Cappellano donno Antonio dela Mendula e
suo sostituto donno Fabio dela Mendula, canonico della chiesa di
S.ta Severina, il quale fu lodato dal Vicario per il buono stato in
cui si trovava la chiesa. Essa possedeva quattro tomolate di terra a
Yofari ed un altra mezzaluratam ad Armirò, mentre riscuoteva censi
per complessivi tre carlini, oltre alle decime dei suoi
parrocchiani.
L’altare consacrato, era corredato con tre tovaglie ed un coperim.to
di seta di colore rosso e giallo e, sopra di esso, si trovava
l’immagine del crocifisso in croce pendente di legno, con uno
mandile bianco sopra ed un panno d’avanti. Vi erano ancora: un’icona
della Beata Vergine Maria dipinta e dorata, quattro orcioli, una
croce piccola de relevo, un’altra croce di legno, un candelabro di
ottone e tre altri di creta, un baptisterium, un missale antico, un
calice d’argento dorato con la sua patena e corporali, una casula di
seta rossa e gialla, tre vestimenti completi di cui uno con una
casula sacerdotale di tela, dieci plumaccios di tela, due altri
vestimenti sacerdotali completi di tela, due casule di tela ed
un’altra casula cucullj rossa lacera, due stole e due manipulos,
otto ammistos, una casula nera con stola e manipulis, un ante altare
nero di tela, due ante altare di seta rossa, un ante altare di seta
gialla e rossa, una coperta di seta vecchia, una lampada, due
campane, trentatre tovaglie tra grandi e piccole di diversi filj,
trenta tovaglie seu stuyavucchas, due ante altare dipinti di seta
rossa ed altri colori con frange, sei mandilia di cotone, una
tovaglia ed altri quattro cippas di seta, due bossulas, una cassa di
cipresso con sei velis dentro, quattro libri in pergamena, due
stole, un manipulus, un turibolo, un campanello, una bocculam
sepulture, un altare portatile, una immagine piccola e lacera, due
arche, due porte, due scanni fatti di tavole ed una immagine dello
Spirito Santo alla destra dell’altare. Il Vicario ingiunse al
Cappellano di rifare l’intempiatura e la porta della chiesa.
S.ta Maria dela Grazia
Chiesa di di jus patronato del magnifico Jo : Vincenzo Infosino
che, in occasione della visita del Vicario, presentò suo fratello Jo
: Bernardino Infosino. N’era Cappellano donno Jacobo Cerenzia.
Possedeva tre case ed un pezzo di terra al Timpone delli Giudei. Al
suo interno si trovava l’altare consacrato di fabbrica sopra il
quale c’era un crocefisso relevo piccolo. Il suo corredo era
composto da una immagine della Beata Vergine, tre tovaglie, due
coperte di tela, due cuscini, uno di pelle dipinto ed uno semplice,
un vestimento sacerdotale completo nuovo con una casula o saye
verde, un calice d’argento dorato con patena, corporali e
purificatoris, quattro altri cuscini di tela, un calice di peltro
con patena, dieci coperim.ta di tela, un’altro coperim.to antico
dipinto, un vestimento sacerdotale completo, una casula di seta
rossa, una casula di tela bianca, due orcioli di ottone, due
candelabri, due coperim.ta di tela con frange, dodici tovaglie di
diverso tipo, nove mandilia e nove spallerj, tre cippe antiche, tre
anmitti, un riglierius, un missale a stampa, un quaternum di canti
per la messa. Alla destra dell’altare si trovavano una cancellata
lignea posta davanti l’immagine della Beata Vergine, due altari ed
una croce lignea. Alla sinistra dell’altare c’erano alcuni vela
corea ed una piccola porta per la quale si accedeva all’oratorio di
S.ta Maria della Catena nel quale si trovavano una coperta, tre
tovaglie ed una immagine della Gloriosa Vergine. Nella chiesa c’era
un campanello grande.
S.to Apostolo
Chiesa parrocchiale di cui era Cappellano donno Antonio Caruso.
Possedeva quattro tomolate di terra a Turrotio, oltre a riscuotere
censi per complessivi quattro carlini e mezzo e le decime da parte
dei suoi parrocchiani. Al suo interno esistevano un altare di
fabbrica con altare portatile con sopra un crocifisso ligneo.
Costituivano il suo corredo una croce lignea, un calice di peltro
con corporali e patena, un vestimento sacerdotale di tela completo,
tre tovaglie, un coperim.to di tela dipinta, un altro coperim.to di
tela, due candelabri, due orcioli fictili, un missale, un cuscino
dove si riponeva la SS.ma Eucaristia ma senza l’Eucaristia, ventidue
tovaglie, quattro coperim.ta vetusti di tela, quattro manipulos, due
stole, due cuscini, un coperim.to antico, una lampada, una
campanella grande e quattro velamina di cotone. La chiesa aveva
anche un altro altare e possedeva un’arca d’abete e due banchi. Il
Vicario ingiunse al Cappellano di rifare la porta entro il termine
di tre mesi.
S.to Giovanni Evangelista
Chiesa parrocchiale di cui era Cappellano donno Domenico
Paparuggero. Le sue entrate erano costitute da censuali per un
carlino e dalle decime corrisposte dai propri parrocchiani.
Al suo interno esistevano un altare di fabbrica con altare portatile
ed, al muro sopra l’altare, era dipinta l’immagine della Vergine
Maria con i santi Michele Arcangelo e Giovanni Evangelista. Sempre
sopra l’altare si trovava un’icona de relevo della Beatissima
Vergine mentre, alla destra dell’altare, vi era un crocifisso
ligneo. Il suo corredo era composto da un altro crocifisso piccolo
de relevo, tre candelabri di ottone ed uno di pietra, tre tovaglie,
un coperim.to di tela, un vestimento di tela completo, un cuscino di
pelle figurato, altri cinque cuscini dei quali uno dipinto di seta
carmosina, una icona, un calice con patena di peltro e corporali, un
missale, due veli di cotone, una coperta di tela celandrate,
un’altra coperta nera ed un’altra ancora bianca, un panno di tela
nera al crocifisso, una casula gialla cum forra, una coperta cum
listis de mayuto e tre tovaglie su un altro altare, cinquanta
tovaglie di tela ed un’altra ancora dipinta di seta, una lampada,
due mandili di cotone, ed un altro sopra il crocefisso, un turibulo,
un campanello ed una campana, un’arca usata, e tre scanni per sedere
disposti circum circa la chiesa. Il Vicario ingiunse al Cappellano
di rifare entro cinquanta giorni, l’astraco diruto presso l’altare e
le sepolture davanti l’altare ponendovi le lapidi.
S.ta Anna
Chiesa di jus patronato della famiglia Sfalanga di cui era
Cappellano donno Vittorio Sfalanga. Possedeva in dote cinque domus,
una proprio sotto la chiesa, una alla Grecia, una in parrocchia di
S.to Giovanni Battista e due in piazza, oltre ad un vignale a Lagani
dentro le terre di Tesidio Oliverio. Al suo interno c’era l’altare
consacrato con tre tovaglie, un coperim.to vecchio, un vestimento
completo, quattro candelabri fictili, un missale, un calice con
patena di peltro, una casula di tela alba, un campanello e due
orcioli. Il Vicario ingiunse al Cappellano di riparare il tetto e di
far dipingere presso l’altare l’immagine di S.ta Anna.
SS.ma Annunziata
Completata la visita delle chiese cittadine, il ventisette
maggio 1559 il Vicario intraprese quella della chiesa extra muros
della Sanctae gloriosae Virginis Mariae, volgarmente detta
l’Annunziata, nuovamente eretta, sede di una Confraternita in
continuo aumento, e di cui era Cappellano donno Jacobo de Cerenzia
eletto dai confrati. Il suo edificium seu fabrica veniva realizzato
attraverso le elemosine ed, al momento della visita, fu trovato dal
Vicario senza porta, discoperta e con una lamia nella cappella
maggiore sopra l’altare. Essa era comunque già provvista di un
campanile con due campane.

