[Notizie su alcuni luoghi religiosi in territorio di Strongoli]
Convento dei conventuali di S. Maria delle
Grazie
Da alcuni documenti del dicembre 1475 si viene a conoscenza di una
iniziativa per la costruzione di un eremitorio con chiesa dedicato a
San Francesco. La costruzione doveva essere edificata fuori le mura
della città per iniziativa di frate Antonio de Leone da Strongoli,
il quale avrebbe utilizzato i suoi beni paterni. Doveva ospitare
otto frati o eremiti, viventi secondo la vita e l'abito eremitano.
Finché sarebbe vissuto il fondatore sarebbe stato il governatore e
rettore dell'eremitorio1. Di questa iniziativa non sappiamo altro.
E' certo che nel 1500 per munificenza di Lucia Gatona si fondò in
contrada "Planeta" un eremitorio2 per i religiosi claustrali del
terzo ordine di S. Francesco d'Assisi3. Il convento prese il titolo
dalla preesistente chiesa di S. Maria delle Grazie de Planetis4 e
dopo pochi anni, nel 1511, fu concesso ai frati minori conventuali
di S. Francesco5.
Il convento era situato fuori e lontano dalle mura e particolarmente
esposto al pericolo delle incursioni turche tanto che nel 1540 ci fu
da parte dei frati il tentativo di abbandonarlo6.
Alla fine del Cinquecento si presentava abbastanza florido. Un
altare della chiesa intitolato alla Annunciazione otteneva da
Gregorio XIII di essere privilegiato in perpetuo7, ed il convento
ospitava dieci frati8.
Alla metà del Seicento è segnalata la presenza nella chiesa di una
confraternita dedicata all'immacolata Concezione9 e dei due altari
dedicati a Santa Maria del Carmine ed al SS.mo Crocifisso10. Il
convento continuò ad esistere anche dopo la costituzione
innocenziana, anche se rischiò più volte la soppressione come
dimostra una lettera con la quale i frati chiedevano di poter
mantenere un numero di frati inferiore a quello previsto dalla bolla
papale, in quanto le rendite del convento erano diminuite a causa
del boicottaggio praticato dal vescovo e dal feudatario, i quali
incitavano coloro che dovevano denaro e grano al convento a non
darli. In tale maniera tentavano di cacciare i frati per sostituirli
con un monastero di monache11. Situato troppo distante dalla città,
venne abbandonato ed i frati si trasferirono vicino alle mura in
località "la Motta". Nel giugno 1743 il nuovo convento è già
tracciato ed in parte costruito. Per farlo i frati hanno dovuto
procedere all'acquisto di alcune case e casilini esistenti sul luogo
prescelto, tra le quali la casa di Nicolò Masci. Tuttavia mancano i
mezzi per poter acquistare altre costruzioni vicine e completare il
fabbricato, anche perché difettano i lasciti e le elemosine.
All'inizio di quel mese il guardiano del convento, Bonaventura
Politi, otteneva finalmente due donazioni: una dal sacerdote
Agostino Palazzo di Strongoli, consistente in due casalini, e
l'altra, un casalino, da Pietro Sella di Strongoli. Tutti gli
edifici acquisiti sono situati presso la fabbrica del convento in
località la Motta12. Nonostante questi contributi il convento non
procedeva e nel 1747 la costruzione non era stata ancora
completata13. In seguito il convento sarà al centro di gravi
scandali, tanto da richiedere l'intervento energico del vescovo
Domenico Morelli. Il frate magister Giuseppe Andriacoli incolpato di
essere concubino ed adultero, in quanto convivente con una donna
sposata e perciò occasione di pubblico scandalo, è colto in
flagranza e rinchiuso nel carcere vescovile. Processato e condannato
è su istanza del vescovo rimosso dal convento e trasferito
altrove14. In decadenza il convento verrà soppresso durante il
Decennio francese (7.8.1809). Al momento della soppressione aveva
solo un sacerdote ed un laico15.
Monte di Pietà (frumentario)
Il primo monte fu eretto nel 1617 dal vescovo Sebastiano Ghislieri
(1601- 1626). Esso era situato vicino alla chiesa di Santa Maria
della Sanità ed era provvisto di 100 tomoli di frumento, che
venivano concessi a volte a mutuo e a volte anche gratis ai coloni
poveri e miserabili della città16. Il monte governato da un
procuratore ecclesiastico di nomina vescovile andò ben presto in
rovina. Alla metà del Seicento si era cancellata anche la memoria17.
Segno evidente che aveva prevalso la volontà di coloro che di esso
ne avevano beneficiato e non avevano più restituito l'avuto.
Bisognerà attendere parecchi anni per ritrovare un nuovo monte
frumentario. Da una relazione del vescovo Domenico Marzano (1719
-1735) scritta nel 1723 sappiamo che da poco erano stati costituiti
due monti di pietà: uno che imprestava frumento ed uno denaro18.
Sappiamo inoltre che all'atto di fondazione il nuovo monte
frumentario era stato dotato con 400 moggi di grano; grano che
veniva dato in prestito ai coloni, i quali si impegnavano a pagare
la trentaduesima parte oltre la prestanza19. Il monte in breve tempo
aumentò, almeno formalmente, la sua dotazione. Nel 1736 dichiara di
poter contare quasi 1000 moggi20, nel 1753 i moggi salgono a 130021
e poi si raggiungono, almeno così si dice, anche i 4000. Più volte
riformato ed integrato dai vescovi, il monte era valutato ancora sui
mille moggi alla fine del Settecento. Così lo descriveva il vescovo
Pasquale Petruccelli (1793 -1798): "nella restituzione si rende
oltre alla sorte la decima sesta parte di un tomolo, se bene sin ora
si sia renduta l'ottava, passati però due anni è in determinazione
mons. Vescovo di rimettere qualunque accrescimento essendo
supplicante li mille tomoli per il bisogno dei cittadini e
mantenimento dei ministri"22. Poco dopo lo stesso vescovo prendeva
atto del fallimento del monte che andava ad estinguersi "per la
povertà dei cittadini e per la negligenza degli amministratori". I
coloni che ricevevano il grano in prestito non rispettavano i patti
e coloro che amministravano il monte erano collusi. Infatti il
vescovo aggiungeva che il monte con il passare del tempo era stato
"rovinato dalla malizia degli uomini" che lo avevano amministrato, i
quali nonostante i continui richiami del vescovo si rifiutavano di
render conto delle loro malefatte23.
Convento agostiniano di S. Maria del Popolo
Fondato nel 1598/1599 dal frate agostiniano Guglielmo di Tarsia
detto anche da Strongoli24 , col consenso di Clemente VIII e su
richiesta del vescovo Claudio Vico e dei cittadini. Contribuirono
alla costruzione ed al mantenimento dei frati la vedova Persia Pica
ed il figlio Agostino Simonetta25. Il convento che apparteneva
all'ordine degli Agostiniani Zumpani era situato fuori mura "in una
pianura vicino alla strada publica e distante dall'abitato passi
160"26. Abitato da pochi frati; nel 1612 sono solo due27 e nel 1625
appena cinque28, il convento fu soppresso nel 1652 in conseguenza
della bolla di Innocenzo X29. Pochi anni dopo, nel 1657, su
richiesta del feudatario e dei cittadini il convento fu restituito
agli agostiniani con la condizione che vi dimorassero e si
mantenessero almeno sette religiosi, dei quali almeno cinque fossero
sacerdoti di provata vita, altrimenti fosse lecito al vescovo di
prenderne possesso senza chiederne ulteriore licenza. Poiché i frati
non adempivano a quanto disposto, il vescovo Domenico Marzano nel
1726, dopo aver formato un processo, decretò, in vigore di quanto
stabilito dalla bolla di Innocenzo X, la soppressione del convento e
stabilì che le rendite del convento dovevano essere assegnate al
seminario. Nello stesso tempo il vescovo cominciò a perseguitare i
frati costringendo tre di essi, incolpati di crimini, ad
allontanarsi30. I frati tuttavia si appellarono contro il decreto
vescovile ed il vescovo lasciò perdere la causa31. La questione fu
ripresa anni dopo dal vescovo Domenico Morelli il quale, essendo il
convento sotto la giurisdizione vescovile, ne richiese la
soppressione a tenore dei decreti innocenziani, continuando a
mantenere il convento un numero inferiore a quello prefissato. Così
nel 1750 tentò nuovamente di sopprimerlo per aprire con le rendite
il seminario. Anche questa volta il feudatario ed i cittadini si
opposero32 ed il tentativo fallì. Tuttavia il vescovo non desistette
dal perseguire i frati. Il frate Nicola Garritano, priore del
convento, poiché viveva scandalosamente, insidiando ed
accompagnandosi pubblicamente a donnette, incurante dei numerosi
richiami vescovili, fu su esortazione del vescovo rimosso e mandato
via33. La soppressione arriverà solamente nel maggio 180834.
Convento dei Cappuccini con chiesa di San Francesco d'Assisi
Il convento fu costruito all'inizio del Seicento durante il
vescovato di Sebastiano Ghislieri (1601-1626). Lo stesso vescovo
nella sua relazione del 1625 così ne descrive la fondazione: Otto
anni fa a mie spese, per la maggior parte, edificai il convento
dell'ordine dei cappuccini di S. Francesco, nel quale al presente
dimorano sette frati cappuccini, ai quali quattro anni fa per il
loro sostentamento assegnai 24 libbre di carne alla settimana, vita
mia durante35. In una relazione gli stessi frati fissano il loro
arrivo a Strongoli nell'anno 1614. Il provinciale frate Matteo da
Corigliano il 22 aprile 1614 piantò la croce per la fondazione ed il
22 agosto seguente il frate Matteo Persiani diede inizio alla
permanenza dei cappuccini a Strongoli. L'anno dopo il provinciale
ispezionò il luogo, tracciò la pianta del convento e stabilì il
numero dei frati che doveva contenere. I frati giunsero in quello
stesso anno e cominciarono a raccogliere il materiale ed i mezzi per
iniziare la costruzione del convento. Si iniziò dapprima a scavare e
fabbricare la cisterna che doveva essere situata in mezzo al
chiostro. Il 2 giugno 1616 alla presenza del vescovo di Strongoli
Sebastiano Ghislieri e del nuovo provinciale, Frate Francesco da
Paola, fu posta la prima pietra della chiesa e del convento. La
presenza dei cappuccini con la costruzione del convento fu
particolarmente voluta dal vescovo della città Sebastiano Ghislerio,
il quale si interessò presso i superiori della Provincia per
ottenerne il permesso. Poiché questi crearono degli ostacoli, il
vescovo dovette rivolgersi ai superiori di Roma. Rafforzarono e
facilitarono la volontà vescovile anche le richieste in tal senso
avanzate dall'università di Strongoli e dallo stesso feudatario
Annibale Campitelli, conte di Melissa e signore di Strongoli. Il
feudatario, divenuto in seguito primo principe di Strongoli, dispose
per testamento di essere seppellito nella chiesa del convento, che
fu fabbricata a sue spese e che alla sua morte, avvenuta in Napoli,
non era stata ancora completata nel tetto ed era senza il quadro del
titolare. Il feudatario infatti nel suo testamento rogato il 22
gennaio 1624 in Napoli, oltre a disporre che il suo corpo fosse
seppellito nella chiesa dei Cappuccini di Strongoli accanto al corpo
della defunta moglie Antonia Staiti de Aragona36, lasciava "alla
chiesa de Patri Capuccini di Strongoli 500 docati perché se ne
coplisca la coperta di detta chiesa oltre il peso del quatro di
detta chiesa che ordino che resti a carico del S. Lelio de Raimo di
farlo fare con il denaro del grano et orgio che venerà in primo
loco"37. Se il feudatario si adoperò per la chiesa, il vescovo
Sebastiano Ghislieri, l'università ed i cittadini costruirono a loro
spese il convento, che fu edificato con 18 celle secondo la povera
forma dei cappuccini38. Il convento, circondato da mura, era situato
all'esterno della cinta della città alla distanza di un tiro di
moschetto. Il luogo era abbastanza isolato anche se attraversato
dalla via pubblica. Fu soppresso nel 181139.
Chiesa di San Giacomo
Tra le tre chiese "rurali", cioè non parrocchiali, esistenti
all'interno delle mura al tempo del vescovo Claudio Vico (1590 -
1600) vi è la cappella dedicata ai santi Giacomo Apostolo e Luca
Evangelista40. Le rendite annue, valutate in 12 ducati, di cui ne
beneficiava Gio. Michele Micheli, alla sua morte, avvenuta
nell'agosto 1599, furono nell'aprile 1601 concesse al prete
strongolese Gio. Domenico Cordali41. Dopo essere stata restaurata
durante il vescovato di Sebastiano Ghislerio (1601-1626)42, la
cappella col suo beneficio fu concessa a Marcello Micheli e dopo la
sua morte avvenuta nel febbraio 1636 passò ad Ottavio Pudorico,
chierico napoletano e familiare del cardinale Geronimo Colonna43. La
chiesa esisteva ancora nel Settecento.
Chiesa della SS. Trinità
Situata all'interno delle mura, la chiesa compare all'inizio del
Seicento. Essa è una delle sei chiese che secondo la relazione del
1625 del vescovo Sebastiano Ghislieri erano quasi distrutte, tanto
che non ci si potevano celebrare le funzioni sacre e che il vescovo
si adoperò a far restaurare44. Si sa che nell'ottobre di quell'anno
nella chiesa erano fondate due cappellanie entrambe vacanti; una per
morte di Antonio de Aragona e l'altra per quella di Annibale de
Campitelli. Esse con le loro rendite che assommavano a 24 ducati
annui, furono concesse da Urbano VII al chierico strongolese
Ferrante Caparra45. Le vicende della chiesa furono particolarmente
legate a quelle dei feudatari di Strongoli. Francesca Pisciotta,
principessa di Strongoli, nel giugno 1663 per testamento lasciava
ducati trecento per dotare un beneficio di iuspatronato da erigersi
nella chiesa col peso di celebrare due messe alla settimana per la
sua anima. Nello stesso tempo disponeva che lo iuspatronato si
doveva fondare nell'altare che lei stessa aveva fatto erigere e
adornare dentro la chiesa. Inoltre faceva un lascito affinché nella
stessa chiesa si celebrassero altre tre messe alla settimana da
sacerdoti scelti dal suo erede, cioè una messa dedicata allo Spirito
Santo, una a Sant'Antonio da Padova ed una a San Domenico46.
L'interessamento per la chiesa da parte dei feudatari di Strongoli
proseguì anche successivamente. Tra gli oneri da versare alla morte
di Francesco Campitelli troviamo che vi erano ducati 42 che dovevano
essere dati ogni anno al cappellano della chiesa per legato di
Domenico Campitelli seniore47. Inoltre al tempo del successore
Domenico Pignatelli nella chiesa vi era un altare o cappella
dedicato ai santi Didaco e Antonio di iuspatronato del principe di
Strongoli, che aveva il diritto di presentare il cappellano o
rettore48. La chiesa esisteva ancora alla fine del Settecento.
Chiesa di San Giovanni Battista
Era situata all'interno delle mura nel luogo che ancora oggi
conserva il nome. La chiesa è di fondazione antica anche se essa
compare all'inizio del Cinquecento, quando durante il pontificato di
Giulio II nel novembre 1508 delle sue rendite ne beneficia il
vescovo di Strongoli Gaspare de Murgiis. In seguito la chiesa o
cappella fu concessa a Gregorio Susanna, a Gio, Pietro Bisanti, a
Francesco de Pirillo, a Gio. Bernardino Pagano, a Alessandro
Propertio ecc49. Alla fine del Cinquecento è una delle tre chiese
"rurali" esistenti all'interno delle mura50. Restaurata durante il
vescovato di Sebastiano Ghisleri51, risulta attiva per tutto il
Settecento.
Chiesa di S. Francesco di Paola
Situata all'interno delle mura, la chiesa compare all'inizio del
Seicento. Una epigrafe all'interno dell'edificio ci informa che esso
fu costruito con le elemosine dei fedeli nel 160452. Sappiamo che
alla metà del Seicento il beneficio semplice sotto il titolo di S.
Francesco di Paola era posseduto dal Reverendo Petro Antonio Arnone
Prygroneo e che nella chiesa aveva sede una confraternita compuntina
numerosa e molto devota53. Una confraternita sotto il titolo di San
Francesco di Paola, che aveva sede nella chiesa omonima, esisterà
ancora nel Settecento54.
Chiesa di San Mauro
Tra le terre concesse, o confermate, all'abbazia cistercense di
S. Maria di Corazzo alla metà del dodicesimo secolo da Guglielmo II,
re di Sicilia, ve ne erano alcune in territorio di "Strumbolo". Su
supplica dell'abbate Milo nel 1225 Federico II confermerà i
privilegi ed i possedimenti dell'abbazia e tra essi troviamo la
chiesa di "Sancti Mauri cum omnibus possessionibus et pertinetiis
suis in tenimento Stronguli"55. In un documento della fine del
Quattrocento, dopo la Congiura dei Baroni, tra le entrate feudali di
Strongoli, che erano state del Principe di Bisignano, ma che ora
erano gestite dalla Regia Camera vi si trova "l'herbaggio del curso
di Santo Mauro"56. Il corso in seguito sarà al centro di dispute per
il pagamento delle decime tra i vescovi di Strongoli ed i
feudatari57, ma della chiesa non è fatta più menzione.
Chiesa di San Leone
La chiesa risulta citata in alcuni documenti della fine del
Quattrocento. Il 25 maggio 1490 ne era in possesso "D.nus Guill.mus
Carnerii", poi passò a Gaspare de Murgiis, che risulta canonico
della chiesa di San Leone. In seguito S. Leone è citato tra i
canonicati della chiesa di Strongoli. Nel 1737 per morte di Gregorio
Susanna viene concesso a Gio. Pietro Bisanti e nel 1549 per cessione
del Bisanti il canonicato passa a Francesco de Pirillo58. La chiesa
era situata all'interno delle mura e dopo la sua scomparsa, avvenuta
verso la fine del Quattrocento, a ricordo rimase il toponimo. Ancora
alla metà del Seicento troviamo la "strada che va da S.to Leo verso
la piazza"59 ed il feudatario possedeva "lo palazzo di Santo Leo con
magazeni e camere"60.
Chiesa, o cappella, di Santa Maria del Rosario
In territorio di Fasana, posseduto da Lelio Lucifero seniore,
figlio di Giovannella Pica e di Gio. Paulo seniore e sposato con
Hippolita Pipino, fu iniziata nel 1586 la costruzione di una torre.
Sappiamo che, morto Lelio Lucifero nel giugno 1586 senza lasciare
figli, Fasana con la sua torre passò agli eredi e che in seguito fu
edificata in essa dai possessori del luogo una cappella. Tra i beni
che il marchese di Casabona Scipione Pisciotta nel 1622 lascia agli
eredi, che se li litigano, troviamo il territorio di Fasana con
magazzini, cisterna e cappella61. In seguito Fasana passerà ai
feudatari di Strongoli, prima ai Campitelli e poi ai Pignatelli, che
avranno anche il iuspatronato della cappella. Nell'inventario dei
beni, fatto nel giugno 1668 da Domenico Pignatelli per morte del
principe di Strongoli Francesco Campitelli, che aveva sposato
Francesca Pisciotta, figlia del marchese di Casabona Scipione,
troviamo “Il territorio di fasana sopra il quale verte una lite nel
S(acro) C(onsilio) con gli heredi del signor Marchese di
Casabona"62. Con il passaggio del feudo e di Fasana a Domenico
Pignatelli questi ebbe anche il iuspatronato della chiesa o
cappellania. Il 17 marzo 1689 Domenico Pignatelli, principe di
Strongoli e conte di Melissa, patrono del beneficio, o cappellania,
intitolata a Santa Maria del Rosario ed ai santi Agostino, Domenico
ed Antonio, poiché possiede il diritto di presentare il cappellano
della "cappella e altare che si trova costruita nella torre di
Fasana" e poiché attualmente la cappella ne è priva per morte del
rettore il sacerdote D. Giacomo Pilo, affinché non si trascurino
ulteriormente le funzioni divine, nomina come rettore della cappella
costruita nella torre di Fasana il reverendo Domenico Riccardo di
Strongoli, il quale dovrà essere confermato nel possesso dal vescovo
o dal suo vicario generale63.
Chiesa di San Stefano
La chiesa era situata all'interno della città. Essa è una delle
sei chiese che durante il vescovato di Sebastiano Ghisleri furono
restaurate. Citata nella relazione del vescovo del 162564, in
seguito non compare più. A ricordo rimaneva a metà Seicento il
toponimo :" Strada di S.to Stefano verso li Cavatini"65.
Chiesa di Santa Maria della Catena
La chiesa era situata fuori le mura ed è documentata nel
Settecento66.
Chiesa di Santa Croce
La chiesa era situata fuori le mura ed è documentata nel
Settecento67.
Chiesa di Sant'Anna
La chiesa o cappella era situata dentro le mura ed è documentata
nel Settecento68.
Chiesa di Santa Maria della Pietà
La chiesa era situata fuori le mura ed è documentata nel
Settecento69.
Chiesa di Santa Maria di Verga d'Oro
La chiesa volgarmente detta di Virgadoro era situata fuori le
mura nella località omonima ed è documenta nel Settecento70.
Chiesa delle Anime del Purgatorio
La chiesa era situata all'interno delle mura. Si fa risalire la
sua fondazione tra il 1723 ed il 1729. Vi era eretta una
confraternita detta delle Sante Anime del Purgatorio, che ancora
alla fine del Settecento era attiva71.
Chiesa della SS.ma Annunziata
La chiesa compare già alla fine del Cinquecento. Essa è una
delle tre chiese non parrocchiali, poste all'interno delle mura,
segnalate dal vescovo Claudio Vico (1590-1600) nelle sue relazioni.
Secondo il vescovo dentro la chiesa fu fondata nel 1593, col suo
consenso e coll'assenso e la concessione riservati all'autorità
apostolica, la confraternita detta dei Morti, che aveva il compito
di raccogliere le elemosine per i poveri e di seppellire i morti72.
Sempre in questi anni, nel maggio 1596, le rendite della chiesa,
valutate in 22 ducati annui, erano concesse al chierico Colasancto
Sando73. La chiesa, che si reggeva su un beneficio semplice sotto il
titolo dell'Annunciazione di Beata Maria e di San Geronimo, alla
metà del Seicento minacciava rovina, in quanto le pareti ed il tetto
dovevano essere riparate. Dopo che più volte il vescovo Carlo
Diotallevi (1639-1652) aveva ingiunto e comandato al possessore del
beneficio, il reverendo Luca Antonio Febronio, residente a Roma, di
porre riparo alla costruzione74, finalmente ottenne nel 1647 il
rilascio del beneficio in favore del cantore della cattedrale il
reverendo Ferdinando Caparra75, previo la concessione di un'annua
pensione sulle entrate del beneficio76. Nella seconda metà del
Seicento, tra il 1664 ed 1675, fu eretta nella chiesa una
confraternita laica sotto il titolo dell'Annunciazione. La chiesa e
la confraternita sono presenti per tutto il Settecento77.
Note
1. Russo F., Regesto, 12337, 12338.
2. Russo F., Regesto, II, p. 439.
3. Fiore G., Della Calabria cit., II, 421.
4. Nel 1490 la chiesa è già esistente, Russo F., Regesto, 13334.
5. Russo F., Regesto, 15375.
6. Russo F., Regesto, 18315.
7. Russo F., Regesto, 23369.
8. Nel 1612 sono segnalati solo 3 frati, che in seguito saliranno a
6, Rel. Lim. Strongulen., 1612, 1625.
9. Rel. Lim. Strongulen., 1649.
10. Nel giugno 1663 la principessa di Strongoli Francesca Pisciotta
per testamento disponeva che il suo erede e marito Francesco
Campitelli doveva far celebrare due messe alla settimana: una
nell'altare del SS. Crocifisso e l'altra in quello di S. Maria del
Carmine. Le due messe dovevano essere celebrate dagli stessi frati
conventuali, ANC. 177, 1763, 63.
11. Russo F., Regesto, 43758.
12. ANC. 981, 1743, 23 -26.
13. Rel. Lim. Strongulen., 1747.
14. Rel. Lim. Strongulen., 1765.
15. Caldora U., Calabria cit., p. 220.
16. Rel. Lim. Strongulen., 1625.
17. Rel. Lim. Strongulen., 1662, 1664.
18. Rel. Lim. Strongulen., 1723.
19. Rel. Lim. Strongulen., 1797.
20. Rel. Lim. Strongulen., 1736.
21. Rel. Lim. Strongulen., 1753.
22. Rel. Lim. Strongulen., 1793.
23. Rel. Lim. Strongulen., 1797
24. Fiore G., Op. cit., II, 386.
25. Il convento è così descritto: " è posto in quadro, di larghezza
palmi 150, di lunghezza palmi 125. La chiesa è alta palmi 132, lunga
palmi 118 e larga palmi 138. UN dormitorio solo vi è finito, dove
sono sei camere con una cucina; sotto vi sono tre magazeni. Il detto
monastero è chiuso, ma non vi è chiostro, perché sta in fabrica",
Vaccaro A., Op. Cit., pp. 112- 113.
26. Vaccaro A., Op. Cit., pp. 112-113..
27. Rel. Lim. Strongulen., 1612.
28. Rel. Lim. Strongulen., 1625.
29. Rel. Lim. Strongulen., 1653.
30. Rel. Lim. Strongulen., 1729.
31. Rel. Lim. Strongulen., 1793.
32. Rel. Li. Strongulen., 1753.
33. Rel. Lim. Strongulen., 1765.
34. Caldora U., Calabria cit., p. 216.
35. Rel. Lim. Strongulen., 1625.
36. Cosentino A., Melissa pp. 74-75.
37. Arch. Pignatelli Ferrara, B. 77, prat. 23, f. 4v, ASN.
38. Le Pera pp. 351-353; Fiore G., II, 416; Ughelli IX, 524; Vaccaro
a, Fidelis Petilia p. 111.
39. Caldora U., cit., p.218.
40. Rel. Lim. Strongulen., 1594.
41. Russo F., Regesto, 25692.
42. Rel. Lim. Strongulen., 1625.
43. Russo F., Regesto, 32108.
44. Rel. Lim. Strongulen., 1625.
45. Russo F., Regesto, 29396.
46. Nello stesso testamento rogato dal notaio Stefano Barbascia di
Cirò il 6 maggio 1663 la Pisciotta nominava Stefano Sabbatino,
figlio di Carlo, cappellano dandogli lo iuspresentandi del
cappellano del beneficio, ANC. 177, 1663, 63.
47. Inventario fatto da Domenico Pignatelli per morte di Francesco
Campitelli (26.6.1668), Arch. Pignatelli Ferrara B. 77, prat. 41, f.
3v, ASN.
48. Il 17 marzo 1689 Domenico Pignatelli, principe di Strongoli e
conte di Melissa, essendo morto il rettore nomina il nuovo, ANC.
373, 1689, nn.
49. Russo F., Regesto, 15222, 17871 sgg.
50. Rel. Lim. Strongulen., 1594, 1597.
51. Rel. Lim. Strongulen., 1625.
52. "D. F. DE PAULA TEMPLUM ELEMOSINIS AERE COLLATO DICATUM A. D.
MDCIIII", in Russano Cotrone A., Strongoli, Gangemi 1997, p. 73.
53. Rel. Lim. Strongulen., 1646.
54. Rel. Lim. Strongulen., 1723.
55. Vat. Lat. 7572, f. 47, Bibl. Apost. Vat.
56. Processo Grosso cit., f. 474v, Arch.Vesc.Crot.
57. La mensa vescovile di Strongoli da tempo immemorabile esigeva le
decime sul pascolo delle pecore e altri animali in quattro corsi:
Virga Aurea, San Mauro, Serpito e Zuccaleo, Rel. Lim. Strongulen.,
1753.
58. Russo F., Regesto, 13333, 13359 sgg.
59. Vaccaro A., Fidelis cit., pp. 196-197.
60. Inventario fatto da Domenico Pignatelli per morte di Francesco
Campitelli (26.6.1668). Fondo Pignatelli Ferrara Fs. 77, Prat. 41,
ASN.
61. Pesavento A., La torre di Fasana (Strongoli) e le altre torri
nel contesto storico-ambientale calabrese, Brutium n. 1/1990.
62. Fondo Pignatelli Ferrara, Fascio 77 Prat. n.41, f.1v, ASN.
63. ANC. 373, 1689, Notaio Fortuna Giuseppe, Strongoli 17. 3.1689.
64. Rel. Lim. Strongulen., 1625.
65. Vaccaro A., Fidelis cit., pp. 196 -197.
66. Rel. Lim. Strongulen., 1723, 1753, 1759.
67. Rel. Lim. Strongulen., 1723, 1747, 1753, 1759.
68. Rel. Lim. Strongulen., 1723, 1747, 1753, 1759.
69. Rel. Lim. Strongulen., 1747, 1753, 1759.
70. Rel. Lim. Strongulen., 1747, 1753, 1759.
71. Rel. Lim. Strongulen., 1747, 1797.
72. Rel. Lim. Strongulen., 1597.
73. Russo F., Regesto, 25134.
74. Rel. Lim. Strongulen., 1643,1646.
75. Rel. Lim. Strongulen., 1649.
76. Russo F., Regesto, 35333,35334.
77. Rel. Lim. Strongulen., 1747, 1797.

