[La Cappella di S. Maria ad Nives detta la Cona Greca nella cattedrale di Santa Maria dell’Isola e la chiesa di S. Maria ad Nives o Madonna Greca a Capo Rizzuto.]
di Andrea PESAVENTO
(pubblicato su La Provincia KR nr. 17-18/1998)
Fondazione della Cappella
La prima notizia sull'esistenza del dipinto la troviamo nella
visita pastorale alla diocesi di Isola compiuta nel 1594 dal vicario
del vescovo Annibale Caracciolo, il decano catanzarese Nicolao
Tiriolo, il quale, mentre visitava la cattedrale interrogò il
tesoriere il quale affermò che il beneficio intitolato a Santa Maria
de la Neve, chiamata anche la Cona greca, fu devoluto e quindi
appartenne alla mensa vescovile ma poi fu conferito dal vescovo
Caracciolo al tesoriere della cattedrale di Isola D. Desiderio de
Onofrio ed a suo fratello con la possibilità di trasferirlo agli
eredi e successori. Il tutto risultava dalle bolle scritte di mano e
corroborate col sigillo grande del vescovo, spedite il nove di
settembre 1594 da Napoli. Il beneficio allora non godeva di alcuna
entrata ma il tesoriere aveva il peso di investirlo di cinque ducati
d’entrata e quanto al peso delle messe, ciò era lasciato al suo
beneplacito1.
Il tesoriere Desiderio de Onofrio divenne quindi il fondatore del
beneficio semplice di iuspatronato laicale con altare e cappella in
cattedrale sotto il titolo di S. Maria ad Nives, o la Madonna Greca
e come tale ebbe il potere di scegliere e presentare il candidato
che, previo il consenso del vescovo, ne sarebbe divenuto il rettore
e cappellano2.
Lo iuspatronato della famiglia De Onofrio
Essendo la cattedrale fuori dalle nuove mura della città, quando
vi era pericolo di incursione da parte di pirati o di Turchi,
l'immagine della B.ta Maria ad Nives come le altre reliquie, quadri
ed oggetti sacri, veniva portata al sicuro nella chiesa di San
Marco3.
Dalla lettura della visita pastorale alla diocesi di Isola ,compiuta
nel 1647/1648, dal vescovo Giovan Battista Morra, veniamo a
conoscenza che l'altare della cappella era coperto decentemente da
tre tovaglie bianche, un altare portatile era posto sul piano
dell'altare stabile e davanti a quest'ultimo stava il sepolcro della
famiglia de Onofrio.
Cappellano era stato nominato, su presentazione di Gio. Pietro de
Onofrio, il canonico Domenico Zangale. Lo Zangale esercitava questa
carica fin dal tempo del vescovo Martino Alfero (1634 -1639). Egli
aveva l’onere di far celebrare nella cappella due messe alla
settimana in suffragio della famiglia De Onofrio4 e per esse pagava
ogni anno dieci ducati al Capitolo della cattedrale. L’onere di
mantenere decente e di fornire la cappella di ogni cosa necessaria,
che sarebbe spettato al fondatore, cioè al reverendo De Onofrio, per
la povertà di quest’ultimo era assolto dallo Zangale. Quest’ultimo
infatti si obbligò prontamente a far fare un panno di seta per il
quadro, come fu ordinato durante la visita al luogo sacro dal
vescovo Morra. La cappella non aveva molte rendite; essa possedeva
solamente un magazzino e qualche piccolo capitale dato in prestito5.
L'immagine era particolarmente venerata dal popolo che, a
somiglianza della Vergine del Capo delle Colonne, la portava in
processione per chiedere la grazia della pioggia e per proteggere la
città dalle carestie e dalle pestilenze.
Fu proprio per la devozione popolare e per paura della reazione dei
cittadini di Isola che andò a vuoto il tentativo del vescovo
Francesco Marino (1682- 1716), che appena eletto, aveva perso la
ragione, tentando di togliere dalla cattedrale il quadro per
portarlo a Napoli6. Sempre da alcune lettere del vescovo Marino
veniamo a conoscenza che alla fine del Seicento la cappella
dell’“Icone Greca”, situata in cattedrale, si era arricchita di
alcune proprietà, tra le quali due magazzini nel Borgo di Isola7.
Prendendo coscienza della devozione popolare, il vescovo successivo
Domenico Votta (1717 -1721) fece restaurare ed ornare magnificamente
la cappella della Beata Vergine, detta la Cona Greca, nella quale
era posta un’immagine dipinta su tavola, che si diceva fosse stata
trovata anticamente sulla spiaggia del mare e che godeva di grande
venerazione tra gli abitanti8.
La costruzione della chiesa a Capo Rizzuto
Sempre facendo leva su questo profondo attaccamento degli
abitanti di Isola verso la Vergine, all'inizio del Settecento il
cappuccino Antonio de Olivadi, con altri suoi compagni e mastri,
aveva cominciato a costruire la chiesetta di Capo Rizzuto,
dedicandola appunto a Santa Maria ad Nives volgarmente detta La
Greca9, incrementando così il culto della Madonna Greca, che si
festeggiava il cinque di agosto, giorno della Dedicazione di Santa
Maria “ad Nives”10, e ponendo le premesse per il pellegrinaggio
dalla cattedrale di Isola alla chiesa di Capo Rizzuto, a somiglianza
di quanto già avveniva nella vicina Crotone. (Prima la popolazione
di Isola, come anche quella dei paesi vicini, partecipava al
pellegrinaggio della Vergine di Capo Colonne. La partecipazione del
clero e di abitanti di più paesi, che lungo il percorso si univano
alla processione che dalla cattedrale di Crotone andava all’eremo di
Santa Maria del Capo delle Colonne, era spesso occasione di violenti
risse per il diritto di precedenza11).
La piccola chiesa detta della Cona Greca presso il lido del mare era
servita da un eremita che abitava in una vicina casetta e viveva con
la questua ed un’elemosina mensile che gli donava la città di
Isola12. L’edificio, per la sua posizione, a volte veniva usato per
riporre temporaneamente al sicuro le mercanzie, recuperate dalle
barche che naufragavano sugli scogli del capo13.
Dalla famiglia De Onofrio ai Talarico
All’inizio del Settecento cessava, dopo più di cento anni, lo
iuspatronato della famiglia De Onofrio sulla cappella. Il 28.10.1701
il canonico Francesco d'Onofrio, detentore dello iuspatronato,
nominava suo erede e successore il nipote Sartorio Talarico,
donandogli la cappella con tutti i privilegi e prerogative, fra le
quali quella di nominare il rettore, lasciandogli in eredità le
chiuse dei suoi vignali ed il giardino siti alla Cepia, con l'onere
che ogni anno l'erede ed i suoi successori fossero obbligati a far
celebrare nell'altare della cappella 200 messe e cioè 100 per
l'anima dei suoi genitori Gio Pietro d'Onofrio e Anastasia Infusino,
e di suo fratello Gio Dionisio d'Onofrio e altre 100 per la sua
anima e per quella del tesoriere D. Giacomo d'Onofrio suo
fratello14.
Nonostante queste premesse, morto Francesco d’Onofrio, la cappella
sarà oggetto di numerose liti.
Passato lo iuspatronato della cappella, per ragioni di eredità e di
successione, alla famiglia Talarico, essa lo mantenne, soprattutto
con Francesco Saverio Talarico da Scigliano, per buona parte del
Settecento nominandovi i rettori15.
Dalla visita compiuta nel gennaio 1762 dal vescovo di Isola, il
francescano conventuale Giuseppe Lancellotti veniamo a conoscenza
che la cappella, chiamata Santa Maria La Greca, era edificata con
una costruzione a volta. Il vescovo decretò di provvedere l’altare,
che si presentava abbastanza curato, di convenienti suppellettili
sacre e di un nuovo drappo. L’amministrazione temporale della
cappella era in possesso di un procuratore eletto col consenso del
vescovo. Egli vi trovò eretto lo iuspatronato della famiglia De
Onofrio sotto l’invocazione di Santa Maria ad Nives di cui ne era
rettore il reverendo Antonio Spedalieri di Monasterace che aveva
l'onere di celebrare due messe alla settimana.
Lo stesso vescovo alla fine di marzo dello stesso anno visitò anche
la chiesa di Capo Rizzuto di Santa Maria ad Nives detta volgarmente
La Greca. Essa era soggetta completamente alla sua curia e spettava
al vescovo scegliere a suo piacimento il procuratore. La chiesa
risultava trascurata. Il vescovo ordinò di coprire con una tela
cerata la pietra sacra dell’altare e di fermarla con delle viti e di
provvedere per un nuovo cuscino più decente. Ordinò poi di riparare
la volta della cappella dell’altare maggiore, di far scrostare le
pareti ed imbiancare tutta la chiesa, rifacendo parte del soffitto,
sostituendo parte delle tavole. Egli interdisse gli altari di S.
Nicola e delle Anime del Purgatorio sino a quando non fossero
ritornati decenti e vietò in essi la celebrazione di messe finché
non fossero stati debitamente ornati. Visitò anche le sacre
suppellettili di cui era fornita e comandò di far fare un velo rosso
e un nuovo messale dei santi con messe più recenti e di rifare un
manipolo di seta di color rosso16.
Nel 1764 era in possesso dello iuspatronato Francesco Talarico di
Scigliano, figlio del fu Antonio Talarico, ed erede del fu Francesco
d’Onofrio, il quale l’undici agosto 1764, poiché la cappella mancava
di rettore per essere stato l’ultimo cappellano D. Antonio
Spedalieri, promosso al vescovato di Bova, di cui verrà consacrato
il 26 agosto dello stesso anno17, nominava e presentava come rettore
e cappellano del semplice beneficio sotto il titolo di S. Maria ad
Nives, o la Madonna Greca, il sacerdote Orazio Talarico di
Scigliano18 il quale nel 1765 risulta beneficiato e rettore del
beneficio sotto il titolo della Madonna Greca come erede delli qm.
Giacinto e Francesco Talarico19. La cappella tuttavia sarà
nuovamente oggetto di contrasti. Infatti il 25 novembre di quello
stesso anno la morte colse Orazio Talarico, riaprendosi così le liti
su chi doveva nominare il nuovo rettore20.
La festa della Madonna Greca
Dopo il terremoto del 1783 la chiesa e la cappella della Madonna
Greca furono soppresse ed i loro beni furono amministrati dalla
Cassa Sacra21. Al momento della soppressione la cappella possedeva
un magazzino ed otto case che dava in affitto ed esigeva un censo
enfiteutico su una casetta22.
Il culto mariano tuttavia non venne meno, anzi la cappella fu ben
presto ripristinata: "Nella cattedrale vi è una cappella, ed altare
in cui si adora la B. Vergine sotto il titolo dell'Icone Greca,
volgarmente detta la Madonna Greca, rappresentata da un quadro di
antica pittura di colore bruno: questa sacra immagine fu ritrovata
vicino Capo Rizzuto, dove era stata nascosta da fedeli, per salvarla
dalle mani degli iconoclasti d'oriente"23.
Dopo la parentesi del Decennio francese, con il ritorno dei Borboni
la processione fu ripristinata e la Vergine divenne patrona della
città. Poiché “facilmente potrebbero nascere degli inconvenienti”,
fu accordato dapprima il permesso di polizia affinchè si svolgesse
nelle ore antemeridiane “con doversi ritirare prima del
Mezzogiorno”24.
In seguito "E' solito nel comune di Isola eseguirsi ogni tre anni
nel lunedì dopo la prima domenica di maggio una processione
partendosi dalla chiesa collegiale alla cappella rurale di S.a M.a
SS.ma sotto il titolo Greco la Vergine SS.ma Protettrice di d.o
Comune. La processione esce la mattina e si ritira nella sera"25. La
chiesa rurale dista dalla città quattro miglia26.
In seguito si festeggiò annualmente con fiera e la processione venne
fatta il primo lunedì di maggio.
La cappella possedeva alla metà dell’Ottocento alcune case che dava
in fitto e degli animali vaccini marchiati col ferro della Madonna
Greca, parte dei quali furono rubati 27.
Nel 1840 vi fu il passaggio di consegna degli oggetti appartenenti
alla Vergine Greca, patrona di Isola, dal procuratore Luigi
Castelliti ad Angelo Militi28, il quale nello stesso anno
procedette, con l’assistenza del deputato Gaetano Rodio, ai lavori
di restauro della chiesa di Capo Rizzuto, spendendovi dal 29 agosto
al 19 settembre per “riattare la sacrestia e la chiesa” circa 40
ducati29.
Nel giugno 1846 il vescovo di Crotone, Leonardo Todisco Grande,
nella sua visita alla chiesa collegiata di Isola ispezionò anche la
cappella della Madonna Greca. In quella occasione egli ordinò al
procuratore della cappella di far costruire nuovamente, o di
sistemare per bene, la custodia che doveva servire come base per
riporre il quadro della Vergine per portarlo nelle sacre
processioni. Comandò inoltre di togliere l’umidità dalla cappella e
di riporre alla finestra un panno più decente. Sempre in quell’anno,
su delega del vescovo di Crotone, il vicario foraneo di Isola visitò
la chiesa rurale della B.M.V. detta Greca a Capo Rizzuto ed
interdisse gli altari da una parte e dall’altra dell’altare maggiore
e prescrisse il restauro dei muri esterni dell’edificio, rivolti ad
oriente30.
L’edificio sacro verrà in seguito ripristinato, arredato ed
abbellito di stucchi dalla baronessa Emilia Carafa, moglie di
Alfonso Baracco31 .
Il vescovo di Crotone Giuseppe Cavaliere che lo visitò il 19 maggio
1885 lo trovò infatti ricostruito più decentemente per opera dei
Baracco che l’avevano anche fornito di un prezioso altare in marmo
dedicato alla B.M.V. Greca32.
Nel 1902 anche il quadro fu restaurato dal procuratore Luigi Gullo,
come risulta da una lapide murata nella cappella33. La cappella sarà
nell’autunno del 1936 risanata ed abbellita dall’arciprete Giacinto
Scalzi e decorata ed adornata di suppellettili sacre, donate dalla
baronessa Gabriella Barracco di Robilant34.
Il quadro oltre ad essere portato in processione il lunedì dopo la
prima domenica di maggio usciva eccezionalmente anche durante le
pestilenze come si legge da una relazione di fine gennaio 1843:
"Ieri si è portata in processione la Vergine ed il popolo si è tutto
portato coronato di spine e con molto pianto e tutto divotamente.
Gli ammalati sono al numero di 32 in pericolo di vita"35.
Note
1. Visita fatta per il decano di Catanzaro Nicolao Tiriolo
vicario generale di d.o Mons.r Caracciolo nell’anno 1594, ff. 77-79.
Arch. Vesc. Crot.
2. Dichiarazione di Francesco Talarico, Isola 14 agosto 1764, AVC.
139.
3. Il vescovo Giovanni Battista Morra prendendo atto che la città
era vicina al mare ed esposta alle incursioni turche concesse che in
caso di pericolo la SS.mo Sacramento dell’ Eucarestia, le sacre
reliquie, l’immagine della Beata Maria ad Nives e tutte le cose
sacramentali ed i vasi sacri potessero essere tolti dalla cattedrale
e posti nella chiesa di San Marco dentro la città, Visita del
vescovo G. B. Morra 1647/48, f.2, AVC. 139.
4. Sempre alla famiglia napoletana degli De Onofrio apparteneva un
altro beneficio semplice presso l’altare dedicato a Santa Maria de
Nive, o delli Gratiemonte, nella chiesa dell’ Annunziata di Isola
che dava una rendita di 24 ducati all’anno. Essendo nell’ottobre
1628 morto l’unico subcollettore Iacobo Antonio de Onofrio, il papa
Urbano VIII lo concesse al dodicenne chierico napoletano Giovanni
Battista Gregorio de Onofrio, Russo F., Regesto, VI, (30201).
5. Visita del vescovo cit., f. 20, AVC., 139.
6. Istituzione della festa, AVC.
7. Ragioni adotte, e scritte in forma di Lettere da Monsignor
Francesco de Marini vescovo di Isola al signor Duca di Montesardo,
s.d. (1696), p.26.
8. Rel. Lim. Insulan., 1721.
9. Istituzione cit.
10. Tomaso Pigneri cavallaro della paranza di Crotone “loco detto
Nao” il 5 agosto 1724 va nel posto dei cavallari della città di
Isola per dare un passaparola ma non trova il cavallaro perché era
andato in Isola alla festività della Madonna Greca, ANC. 662, 1724,
163 - 164.
11. Nell’aprile 1607 una violenta rissa scoppiò tra il clero di
Cutro e quello di Isola per il diritto di precedenza nella
processione che si recava a Capo Colonne per chiedere la grazia
della pioggia, Russo F., Regesto, V, 366-367.
12. Nell’agosto 1710 il vescovo Francesco Marino caccia via i romiti
che servono nelle cinque chiese di Santa Maria degli Angeli, della
SS.ma Annunciata, di Santa Domenica, di Santa Caterina e della Cona
Greca ed al loro posto vi mette dei chierici selvaggi, ANC. 611,
1710, 84- 85.
13. Nel marzo 1738 a causa di una burrasca si rompe il timone della
tartana del patrone Vincenzo Vinciano. Imbarcando acqua è costretta
ad approdare a Capo Rizzuto. I marinai abbandonano la barca e
portano al sicuro il grano ed altre mercanzie in una “chiesola”
vicino alla marina del capo, ANC. 840, 1738, 1-2.
14. Il testamento prevedeva che l’erede e i suoi successori
potessero scegliere a loro piacimento chi doveva celebrare le messe
purché fossero fatte nell’altare della Cona Greca in cattedrale e
che qualora non si affittassero i vignali ed il giardino non erano
obbligati a farle celebrare, Testamento di Francesco d'Onofrio,
Isola 28 ottobre 1701, AVC.
15. Nel 1746/1747 il beneficio di Santa Maria della Neve, dentro la
cattedrale, era posseduto dal chierico Francesco Saverio Talarico da
Scigliano, Catasto Onciario di Isola, 1746/1747, AVC.
16. Acta Sanctae Visitationis per Ill.mum et R.mum D.num Episcopum
Insulanum F.rem Josephum Lancellotti, 1762, AVC.
17. Il vescovato di Bova era rimasto vacante fin dal 4 giugno 1764
per dimissione di Stefano Morabito per motivi di salute, Russo F.,
Regesto, XII, nn. 65481, 65534.
18. Nomina di Oratio Talarico rettore del beneficio della Madonna
greca, Isola 11.8.1764, AVC.
19. AVC. 139.
20. Il 23 dicembre 1765 compaiono nella curia vescovile di Isola
Giovan Battista e Paolo Arcuri della città di Scigliano e
asseriscono che, essendo morto Orazio Talarico, spetta a loro
nominare il nuovo rettore, come eredi di detto Talarico, AVC. 139.
21. Nel 1784 era procuratore della cappella il canonico D. Francesco
Cutelli di Isola, Maone P.- Ventura P., Isola Capo Rizzuto,
Rubbettino Ed. 1981, p.224.
22. Stato attuale delle Rendite e de Pesi della cappella della
Madonna Greca della città di Isola, 1790, AVC.
23. Alfano G.M., Istorica descrizione del Regno di Napoli, Napoli
1795, p.102.
24. Accoglimento della richiesta fatta a nome della popolazione di
Isola dalla deputazione della festa della Madonna Greca che cade il
23 di maggio 1838, Lettera al Sottointendente, Cotrone 11 maggio
1838.
25. Richiesta di autorizzazione, Cotrone 31.3.1843, AVC. 139.
26. Stato delle chiese del comune di Isola, 1838, AVC. 71.
27. Inventario de’ luoghi pii di questa collegiata d’Isola, 1832
;Lettera del Vicario foraneo dell’Isola al vicario generale della
diocesi di Cotrone, Isola 22 giugno 1840, AVC.139.
28. Il passaggio con la consegna dell’inventario degli oggetti
sacri, appartenenti alla procura della Vergine greca, avvenne il 31
maggio 1840 in presenza del sindaco di Isola, Nicola Attanasio. Vi
erano alcune candele, 15 tovaglie, 8 avanti Cona, due delle quali
con l’immagine della Vergine, una coperta di cotone, una fascetta
per la lampada, un avanti altare, tre paia di cuscini per altare, un
velo per il calice, cinque ferzi, dello spago, due piccoli
candelabri di ottone, “una mezza luna di argento per uso di corona
lavorata di basso relievo”, quattro piccoli lampieri di rame
stagnati, di cui uno per uso della cappella della Vergine, cinque
piccoli vasi di legno, tre apparati d’altare ed alcuni oggetti di
legno, cioè “ colonne, castane, liste e poche tavole tutti usati per
uso del vachina”, AVC. 139.
29. I lavori furono eseguiti dai mastri Vitaliano Asteriti e Onofrio
Ventura e dai discepoli Fortunato Russo, Pasquale Tipaldi e
Francesco Riyllo, Stato e materiale preparati per le fatiche da
farsi nella chiesa della Madonna Greca, Isola 20 settembre 1840,
AVC.
30. Visita alle chiese di Isola del vescovo Todisco Grande, 1846,
AVC.
31. Cristofaro S., In onore di Maria Vergine Madre di Dio che si
venera in Isola come protettrice sotto il titolo di Madonna Greca,
Catanzaro 1896, p.8.
32. Visita del vescovo di Cotrone Giuseppe Cavaliere, 1885, AVC.
33. D.O.M. / Luigi Gullo/ per 40 anni fu procuratore zelante e
devoto/ della SS. Vergine Greca/ nel maggio 1902 fece eseguire il
restauro/ del venerato quadro/ dal romano Augusto Fiordeponte/ il
successore Francesco Gullo/ per/ ricordo ai posteri/ questo marmo
pose/ 1903.
34. Valente G., Isola di Capo Rizzuto, Frama Sud, 1982, pp.156
-.158.
35. Lettera al vicario di Cotrone dal vicario foraneo di Isola,
23.1.1843, AVC. 139.

