[Un convento agostiniano a Cotronei]
di Andrea PESAVENTO
(pubblicato su La Provincia KR nr. 16/2001; Cotroneinforma nr. 66/2001)
Assente nel “foculario” del Regno di Napoli del
15211, Cotronei mostra una numerosa presenza di “greci e schiauni”
alla metà del Cinquecento. Il casale viene tassato nel 1541 per 51
fuochi “scaunj”, circa 200 abitanti2 , e nella primavera dell’anno
dopo, tra i manipoli che lavorano alla fortificazione di Crotone,
troviamo Antoni e Marco Gangali, Andrea Osnay, Joanni Stasi e Noli
Yeriyanni, tutti di “Cotroney”3. Nella revisione dei fuochi del 1565
Cotronei che era tassata per 25 fuochi venne portata a 31, ma sempre
sul finire di quell’anno è segnalata anche la presenza dapprima di
52 e poi di 77 fuochi “albanesi”4. La comunità “albanese” diverrà
col tempo dominante, tanto che il vescovo di Santa Severina Alfonso
Pisani (1587 –1623) in una sua relazione5 poco dopo il suo
insediamento così lo descrive: “Cotronei è casale habitato da
Albanesi al numero di quattrocento anime, quali vivono al rito greco
nel modo che si è detto di Scandale e perché il loro Barone è latino
vi stanno due preti un greco col suo diacono, et un latino,
ciascaduno con la sua chiesa”6. Allora esso era tassato per 65
fuochi.
La fondazione
All’inizio del Seicento, anche per contrastare la presenza del
rito greco, così come nel caso di Papanice e di Belvedere, sorse a
Cotronei, casale in diocesi di Santa Severina, un monastero
agostiniano. Esso fu edificato sulla strada pubblica ad “un tiro di
scopetta” dall’abitato.
Intitolato a San Marco Evangelista, fu fondato nel 1612. Contribuì
all’erezione la baronessa del luogo Auria Morano, che diede il
terreno, dove costruire il convento, ai frati della congregazione
dell’ordine di San Agostino, e poi lo dotò di una rendita annua, con
il patto che vi abitassero tre sacerdoti religiosi. Vi fu anche il
consenso dell’allora arcivescovo di Santa Severina Alfonso Pisani7.
Ricorda l’aiuto concreto, concesso dal feudatario per l’erezione del
convento, un atto notarile stipulato il 16 giugno 1622 nel palazzo
baronale di Cotronei. Nell’occasione la feudataria, recependo la
richiesta del priore del monastero di San Marco, il reverendo Marco
Puglise, commutava la donazione che aveva fatto circa dieci anni
prima in favore del monastero della rendita annua di ducati 100 su
un capitale di ducati 1000 nella concessione della gabella di
“Sberno”; un suo bene burgensatico pervenuto per successione
ereditaria del padre Francesco e del fratello Fabrizio Morano8.
A metà Seicento
Il 14 marzo 1650 in occasione della pubblicazione in Roma, il 22
dicembre 1649, della Costituzione di Innocenzo X il priore Francesco
Giacco ed i deputati Frate Nicola da Nicastro e Giuseppe di Cosenza
stesero la relazione sullo stato del convento.
L’edificio a metà del Seicento si presentava “chiuso di fabrica” con
la chiesa intitolata a San Marco, con tre camere per l’abitazione
dei frati e la dispensa, il refettorio, la cucina ed un cellaro. Vi
era inoltre una stanza per conservare iol grano, mancava la
sacrestia, ma suppliva allo scopo una “lamiotta” dietro il Sancta
Sanctorum. Vi abitavano allora tre sacerdoti ed un serviente
converso professo, cioè il frate Francesco Giacco di Cruculli
priore, il frate Leonardo Sarnate di Cruculli, il frate Pietro di
Luca di Cosenza ed il professo Tomaso Severino di Cosenza.
Le proprietà erano costituite da alcune terre e da una vigna accanto
al convento, che era data in fitto. Altre entrate provenivano da
alcuni censi, dalla cerca del grano, dall’elemosina del sale e
dall’allevamento di una ventina di capre9.
Per quanto riguardava le spese, esse erano costituite dagli oneri
derivanti per la riparazione della chiesa e del monastero,
dall’acquisto di cera e olio per fornire la chiesa e la sacristia,
dal vitto, cioè grano, vino, olio ed altro di commestibile, e dal
vestiario per i frati. A tutto questo bisognava aggiungere le
collette per i superiori, per le visite, per il capitolo e la
congregazione, ed il mantenimento della cavalcatura del socio del
padre vicario. Completavano le uscite le spese per barbieri,
lavandaie, medico e medicine.
La soppressione
Non avendo le condizioni poste dalla Costituzione di Innocenzo X
sulla estinzione e soppressione dei piccoli conventi emanata il 15
ottobre 1652, cioè che fosse abitato da almeno sei frati e con
rendite sufficienti, il convento in quello stesso anno fu
soppresso10. Rimase la chiesa.
Così è descritta Cotronei sul finire del Seicento: “Cotronei è terra
piccola di anime cinquecento e nove, ha una chiesa parrocchiale
sotto il titolo di S. Nicolò Pontefice, è servita dal suo arciprete
con due preti, uno diacono, e sei clerici; vi sono tre chiese de
iurepatronato, una sotto il titolo del Carmine, l’altra sotto il
titolo di San Rocco, e la terza sotto il titolo della SS.ma
Annunciata. Oltre questo vi è una chiesa distante dalla terra mezzo
miglio sotto il titolo di Santo Marco, convento soppresso
dell’ordine di Santo Augustino”11. Alla metà del Settecento fuori le
mura di Cotronei vi è la chiesa di San Marco Evangelista, una volta
convento degli eremitani di San Agostino, poi soppresso, è retta da
un procuratore eletto dal clero che la provvede del necessario12.
Note
1. Pedio T., Un foculario del Regno di Napoli del 1521, Studi
Meridionali n.3/1991, p. 264-265.
2. Maone P., Gli Albanesi a Cotronei, Historica n.4/1972.
3. Manuale seu giornale tenuto per me Jo. Micheli Piczuto. Libro
Quarto intitulato D, Dip. Som. 196/4, ff. 11, 20, ASN.
4. Tesorieri e Percettori, Tesoriere Turino Ravaschieri ( a. 1564
–1565), Vol. 4087, f. 9, ASN.
5. Relatione dello stato della chiesa metropolitana di Santa
Severina, S.ta Severina 22 martii 1589.
6. Alla fine del Cinquecento Rocco Spina, prete greco, amministrava
la chiesa di S. Nicola de li Greci e Domenico Mauro, sacerdote
latino, quella latina, Maone P., Gli Albanesi cit., p. 193.
7. AGA, Ji, f. 145 –145v.
8. Maone P., Notizie storiche su Cotronei, Historica n.2/1972, p.
105.
9. AGA, Ji, f. 145 –145v.
10. Fiore G., cit., II, 385.
11. Rel. Lim. S. Severina, 1678.
12. Rel. Lim. S. Severina, 1765.
Il N.ro Mon.ro della Terra delle Cotronei dell’istesso ord. di S.
Ag.no.
(Trascr. a cura di A. Pesavento da Arch.Gen. Agost., Ii, f. 145
–145v)
Nella diocese di S. Severina situato fuori la Terra distante un tiro
di scoppetta in strada pub.ca fu fondato l’anno 1612 cioè dato il
luogo et elemosina per la fabrica a frati di S. Ag.no della n.ra
Cong.ne dalla m.ca D. Auria Morano baronessa di d.a terra et poi
dotato d’entrata annua con patto che vi stessero tre sacerdoti
religiosi, vi fu il consenso di mons. Vesc.o di S. Severina di quel
tempo, ha la chiesa sotto il titolo di S. Marco è di struttura di
fabrica, cioè chiuso di fabrica con tre camere per habitatione de
frati una dispensa refettorio cucina et un cellaro, ha una camera
che serve per granaro, sacristia non ve n’è ma vi e una lamiotta
dietro il Sancta Sanctorum che serve per sacristia. Vi sono stati
sempre di famiglia et al presente vi stanno 3 sacerdoti et un
serviente converso professo cioè il P. F. Fran.co Giacco di Crucolli
priore il P. F. Leonardo Garnate (Sarnate) di Cruculli il P. F.
Pietro di Luca di Cosenza e F. Tomaso Severino di Cosenza laico
professo.
Possiede alcune terre, dalle quali si ha d’entrata fando il computo
di 6 anni l’uno con l’altro di cinque quarti di germano, che vale
scudi uno per ogn’anno. Possiede una vigna di censo il mon.ro dalla
quale si può havere d’entrata per ogn’anno per il vino che fa s.di
dieci e g.i 2 ½ per anno.
Ha d’entrata di censi annui affrancandi s.di 121:6 per ogn’anno
esigibili.
Possiede 23 capre dalle quali ne può havere d’entrata mentre vivono.
Di spirituale ha niente. Ha d’entrata da cerche di grani incerte
fatto il computo come di sopra s.di 3 g.i 7:6
Ha d’elemosina di sale tt.a sei, che può valer s.di 6. Questo lo
dona la Regia Corte. All’incontro ha obligo di messe cioè per ogni
giorno due continue, et due per settimana.
Le quali tutte si sono sempre celebrate et si celebrano. Ha di spesa
per reparatione della chiesa, et monasterio scudi due per ogni anno
secondo il computo. Ha di spesa per la chiesa e sacristia per cera,
oglio per ogn’anno scudi otto. Ha di spesa di vitto, cioè grano,
vino, oglio et altre cose comestibili s.di 78 : 4 per ogn’anno. Ha
di spesa di vestiarii s.di 36 alla ragione del mon.ro di Cosenza,
che già s’è detto di s.a. Ha di spesa di collette di superiori fando
il computo fra 6 anni l’uno per l’altri s.di 9 : 4 : 6. Ha di spesa
di visita, capitolo e congregatione s.di 4. Ha di spesa per la
cavalcatura del socio del P. Vic.o g.i 9 ½. Ha di spesa di barbieri
e lavandara s.di 3 :1 :4. Ha di spesa di medico e medicine
computando l’un anno con l’altro s.di 3 per ogni anno. Noi infratti
col mezo del nostro giuramento atestiamo d’haver fatto diligente
inquisitione et recognitione dello stato del mon.ro sud.o et che
tutte le cose di sopra espresse sono vere et reali et che non
habbiamo tralasciato d’esprimere alcuna entrata, uscita o peso del
monastero med.mo che sii pervenuto a n.ra notitia. Et in fede vi
havemo sotto.to la p.nte di n.ra propria mano et seg.ta col solito
sigillo questo di 14 di marzo 1650.
Io F. Fran.co Giacco Priore del sud.to mon.ro
F. Nicola da Nicastro dep.go
F. Giuseppe di Cosenza dep.go.

