[Il convento del “Carmino” o dei Carmelitani di Crotone con chiesa intitolata a Santa Maria di Monte Carmelo]
di Andrea PESAVENTO
(pubblicato su La Provincia KR nr. 40/1997)
Il convento dei carmelitani sorgeva fuori le mura
della città presso la spiaggia sulla via per Capo delle Colonne
nelle vicinanze dei due conventi di Santa Maria del Soccorso e di
Santa Maria delle Grazie, uno degli osservanti e l’altro dei
domenicani.
Nella chiesa aveva sede la confraternita omonima1. Esso fu fondato
nella seconda metà del Cinquecento. E’ infatti del 1578 un atto
notarile che riguarda la donazione al monastero “Divae Mariae de
Monte Carmelo” di una casa palaziata in parrocchia di San Giorgio2.
Il convento nei primi anni del Seicento risulta attivo e fu ampliato
come testimoniava la data 1609 che era incisa in una pietra del
portale della chiesa3.
Dalla descrizione che ne fa l’Artaserse la chiesa di forma
rettangolare ad unica navata a soffitta aveva un solo altare in
rozza muratura ed al lato destro era congiunta ad una modesta
costruzione a due piani, con rare piccole finestre volte al mare :
“pochi bassi, breve corridoio angusto ed una fila di umili
cellette“4.
In questi anni la piccola comunità è guidata dal padre maestro
Girolamo Salviati, il cui nome rimane legato alla scomparsa del
manoscritto in latino della storia della città, composto nel 1523
dall’arcidiacono Camillo Lucifero e poi dedicato al vescovo Matteo
Lucifero, che, utilizzato dal Nola Molisi, fu da questo assieme ad
altri documenti dato in prestito al Salviati che non restituì più5.
Sappiamo inoltre che nella chiesa ebbero sepoltura numerosi soldati
spagnoli della guarnigione del castello, particolarmente devoti a
questo ordine.
Saccheggiato dai Turcheschi dapprima nel 1633 assieme al vicino
convento dei domenicani6 ; dopo il terremoto del 1638, nel mese di
giugno è nuovamente devastato e dato alle fiamme7.
In stato di abbandono il convento ebbe vita breve e poco dopo la
metà del Seicento, nel 1652, fu soppresso per bolla di Innocenzo X e
le sue scarse rendite nel 1669 furono assegnate dal vescovo Geronimo
Caraffa al sostentamento del nuovo seminario di Crotone8.
A ricordo del convento fu eretto un altare in cattedrale intitolato
a Santa Maria de Monte Carmelo con l’onere di celebrare alcune
messe9.
Il convento e la chiesa furono abbandonati finché nel 1672 su
richiesta della confraternita del Carmine, che aveva continuato ad
esistere, lo stesso vescovo Caraffa toglie l’interdizione alla
chiesa, la benedice, vi ripone la campana e destina due sacerdoti
per la celebrazione di due messe alla settimana.
Così è descritto l’evento in un documento dell’epoca : “La chiesa di
S.ta Maria del Carmine fuori le mura di questa città era un tempo
monasterio di Padri Carmelitani, quale essendo stato soppresso nella
generalità deli altri con la bulla di Papa Innocentio decimo per la
poca rendita che teneva, come che vi erano alcuni legati pii da
diverse persone per animi di defunti, vi furono dalla Sacra
Congregazione destinati alcuni sacerdoti per soddisfare l’obligo
delle messe e dopo furono istesse rendite per ordine pure dalla
stessa Sacra Congregazione accumutate a beneficio del seminario di
questa città e per incuria di chi n’ebbe pensiero in quelli tempi fu
lasciato solamente il servitio in quella chiesa, ma due anni in
questa parte ad istanzia delli confrati ed economi dell’istessa
chiesa quale anche in tempo che stava interdetta s’eligevano ogni
anno et solennizavano la festa, monsignor vescovo ribenedisse d.a
chiesa e vi ripose la campana et destinò due sacerdoti per la
celebrazione di due messe la settimana, cioè una il mercoledì e
l’altra la Domenica in adempimento dell’obblighi antichi che d.a
confraternita teneva et di più non mancano quasi giornalmente messe
di devote et particolarmente il mercoledì et Domenica vi è gran
parte della città per la devotione che vi hanno et continuamente vi
assistono due eremiti che dimorano nelle camere dove habitavano
l’olim Padri Carmelitani et ogni anno si celebra la festività del
Carmine in d.a chiesa con ogni solennità et concorso della maggiore
parte della città10.
Sappiamo inoltre che la chiesa fu usata verso la fine del Seicento
sia come deposito per le “robbe” recuperate dal naufragio di navi11,
sia come luogo di lazzaretto dove venivano posti in isolamento i
naufraghi sospetti di peste12 e sia come rifugio per coloro che
erano ricercati dalla giustizia13.
Infatti nel lazzaretto della chiesa del Carmine vengono messi in
contumacia e custoditi da guardie i marinai, i passeggeri e i
naufraghi che privi di patente di salute e/o di documenti validi
sono sorpresi (o arrivano al porto) dai deputati della pubblica
salute14.
Dalla visita di Marco Rama, effettuata nel 1699, sappiamo che la
confraternita del Carmine aveva mostrato così tanto ardore di
devozione che, se ne avesse avuto l’autorizzazione, avrebbe
ricostruito nuovamente ed integralmente il monastero dei frati
carmelitani e lo avrebbe nuovamente dotato con proprio denaro.
Rimasta priva di qualsiasi entrata alla confraternita rimasero gli
onori, tra i quali quello di occupare il secondo posto nelle
processioni15.
I confrati indossavano un sacco con cappuccio “ad barbam dimisso” di
color moscato ed il priore oltre al sacco anche l’almuzio o
scapolare di color bianco ed in mano reggeva una verga con l’insegna
dei carmelitani.
Sempre i confrati potevano portare il vessillo e la croce con il
velo pendente nelle processioni.
Poiché la confraternita non aveva più niente da amministrare i
confrati non curavano più di fare le elezioni ma era la curia
vescovile a nominare un confrate come priore.
Tra i mobili che arredavano la chiesa vi era il quadro grande con
l’immagine della Madonna del Carmine con i santi Elia ed Eliseo, una
campana, un campanello, 2 banchi grandi in legno, un confessionale,
un crocifisso da processione con panno moscato, 10 abiti di
sangallo, 1 stendardo da processione, un calice con coppa ed alcune
pianete e tovaglie16.
La chiesa continuò ad esistere assumendo sempre più la condizione di
una cappella rurale dove un eremita badava alle poche cure del
sacro17 e dove trovavano rifugio coloro che riuscivano ad evadere
dal castello o erano ricercati dalla giustizia18.
Alla fine del Settecento “in un casino sito vicino detta marina
chiamato del Carmine” venivano posto in contumacia i marinai ed i
naufraghi che arrivavano in città19. Allora “a tale chiesa ampia e
resistente era annessa una costruzione per la comodità dell’eremita
che adibiva alla medesima”20, la chiesa che era stata ricostruita,
nuovamente, nel 1795 era retta dal figlio del cittadino fondatore21.
Danneggiata dal terremoto del 1832, per interesse di G. M. Messina e
P. Berlingieri fu restaurata.
Il vescovo Todisco Grande nel 1847 cercò di rianimarla affidandola a
3 cappuccini e 2 laici, ma essi quasi subito l’abbandonarono22.
Rimase in abbandono finché nel 1887 un nubifragio ne rovinò la
facciata e la parete destra. Così si presentava alla fine del secolo
con una cupola di tegole colorate e minacciante rovina.
Durante il vescovato di Saturnino Peri su interessamento del prete
Artaserse la chiesa fu riedificata durante gli anni 1911 - 1912. Fu
così che parte delle vecchie mura servirono da fondamenta ad un
nuovo edificio di culto che agli occhi del Gissing appariva con un
tetto di tegole rosse che la rendeva di squallido aspetto.
Il lazzaretto così è descritto in un inventario dei beni comunali
del 1936 :
“Serve per locale d’isolamento nelle epidemie. E’ un fabbricato in
contrada Carmine presso la spiaggia del mare e vicino al cimitero.
Consta di due piani, con tre locali a pianterreno di cui uno interno
e due esterni e cinque locali al primo piano.
Divenne proprietà del comune per acquisto fattone dal commendatore
Bruno”.
Note
1. Rel. Lim. Crotonen. 1640.
2. ANC. 15, 1578, 255.
3. Artaserse C., La chiesuola del Carmine e Padre Girolamo Salviati,
Castellamare 1913, p. 20.
4. Artaserse C., cit. 20- 21.
5. Nola Molisi G.B., Cronica cit., p.54.
6. ANC. 108, 1634, 2.
7. Rel. Lim. Crotonen. 1667.
8. ANC. 253, 1671, 76- 78 ; Rel. Lim. Crotonen. 1735.
9. Con bolla di Innocenzo X furono soppressi i due conventi dei
domenicani e dei carmelitani e le messe dei due conventi, che erano
tredici, furono celebrate negli altari eretti in cattedrale a spese
del seminario, al quale erano stati assegnati i redditi dei due
conventi, Rel. Lim. Crotonen. 1678.
10. ANC. 333, 1674, 59.
11. Le “robbe” recuperate della tartana naufragata al porto del
patrone Nicola Talamo erano poste parte nella chiesa del Carmine,
parte nell’orto sotto il castello e parte nella marina vicino i
magazzini, ANC. 337, 1694, 91-92.
12. Nel settembre 1696 i superstiti dell’ammiraglia pontificia
Sant’Alessandro, che si era schiantata sugli scogli di Capo Colonna,
sono posti in isolamento presso la chiesa del Carmine, per sospetto
di peste, Vesc. 88, f. 474, ASV.
13. Il governatore della città fa estrarre dalla chiesa di S. Maria
del Carmine Domenico e Gio. Battista Castagna, Gio. Domenico Caloiro
di Borgia, Gioseppe La Manno di Policastro che vi si erano rifugiati
e li porta nelle carceri del castello. Per questo il governatore è
scomunicato dal vescovo, ANC. 334, 1674, 89 ; Nel marzo 1714 nella
chiesa del Carmine si era rifugiato Michele Conavali di Reggio che
era fuggito dalle carceri del castello dove era stato rinchiuso per
furto di grano, ANC. 611, 1714, 194-195.
14. I marinai di una marticana assalita da una nave corsara
approdano al porto ma essendo privi di patente di salute e di
passaporto vengono inviati dai deputati di salute nel lazzaretto
della chiesa del Carmine, ANC. 1063, 1748, 1v-2.
15. Nel 1659 nell’uscita dalla cattedrale per le processioni la
confraternita del Carmino occupava il primo posto perché era una tra
le più antiche, AVC. 76.
16. Acta cit. ff. 44, 264.
17. Eremita del Carmine (1694) ; Abramo Simeone di Felice della
terra di Bernicari romito nel Carmine, ANC. 611, 1714, 194.
18. Nel mese di marzo Michele Caravali di Reggio, accusato di aver
rubato grano nei magazzini di C. Suriano e rinchiuso nelle carceri
del castello, riesce ad evadere ed a rifugiarsi nella chiesa del
Carmine, ANC. 611, 1714, 194.
19. I marinai di una tartana assalita dai corsari riescono a
raggiungere la costa e sono messi in contumacia nel casino del
carmine, ANC. 1345, 1778, 45-47.
20. “Di cui sono divoti e ne hanno cura i signori Francesco di
Vennera e Leonardo Messina laici e vi tengono un eremita”, Elenco
delle chiese cit 1777.
21. Rel. Lim. Crotonen., 1795.
22. Artaserse C., cit. p. 45.

