[Il cortile del vescovo di Isola detto “Refuggio”]
di Andrea PESAVENTO
(pubblicato su La Provincia KR nr. 43-44/1998)
Origine del diritto di asilo
Il diritto di asilo, istituto religioso che già nell’antica
Grecia permetteva l’inviolabilità al rifugiato in un recinto sacro o
in un tempio, nel Medioevo si estese sia alle basiliche ed ai
cimiteri, sia ai chiostri ed ai luoghi antistanti. Persino le dimore
degli abati, dei vescovi e dei cardinali divennero intoccabili.
I vescovi isolani, richiamandosi agli antichi privilegi, concessi
dai regnanti normanni, oltre ad esercitare il diritto di dare asilo,
ospitare e difendere coloro che si rifugiavano, rivendicavano anche
l’amministrazione della giustizia agli abitanti della diocesi2.
Ancora nel Seicento, per antichissima consuetudine, ad Isola
godevano dell’immunità tutti coloro che erano al servizio del
vescovo, custodendo e coltivando le sue proprietà, e quelli che si
rifugiavano dentro alle chiese e davanti alle loro porte. Un
edificio sacro sicuro era quello dedicato a San Marco, chiesa di
iuspatronato dei Ricca, dove l’immunità si estendeva davanti al
portale per quanto era l’apertura e nell’estensione di quattro
palmi1. Il posto però particolarmente ricercato, da coloro che
avevano dei conti in sospeso con la giustizia secolare, era “il
cortile che è avanti la torre del palazzo vescovale” che volgarmente
era detto “Refuggio, perche li delinquenti che sono fugiti in questo
luogo e l'habitanti d'esso hanno goduto l'immunita come se fossero
stati dentro la chiesa"3.
Si può supporre che anticamente l'area del poggio, dove sorge la
cattedrale di Isola, fosse fortificata. Resti murari sono ancora ben
visibili.
Secondo la tradizione la città originaria sorgeva presso la riva del
mare a capo Antiopoli. In località “Civiti”, che col suo toponimo
conserverà il ricordo, vi era una villa romana. Dopo la sua
distruzione ed abbandono a causa delle incursioni saracene, gli
abitanti ripararono presso un vicino monastero4.
Il Fiore perciò afferma che originariamente la cattedrale di Isola
non era altro che un monastero benedettino, vicino al quale venne
poi a formarsi il borgo di Asila (denominazione forse assunta per il
diritto di asilo).
Che la città di Asylorum o Asila, elevata poi nel secolo IX a sede
vescovile, sia stato un luogo recintato e munito, ce lo conferma la
denominazione di "Kastello ton Asulon", che all’inizio del
dodicesimo secolo (1131) appare in un atto dell'abbazia di San
Stefano in Bosco5.
Tracce di questo primitivo incastellamento sono ancora riscontrabili
in alcuni documenti del Cinquecento, che fanno riferimento ad una
"Porta antiqua", per la quale si accedeva al cortile o atrio del
vescovo6.
Il vescovo Caracciolo ripristina l’immunità
Durante il vescovato di Annibale Caracciolo (1562 - 1605) il
luogo fu dapprima violato dagli agenti della Vicaria e poi nel
settembre 1594 fu invaso dai Turchi7. Del primo evento se ne ha
notizia in una protesta del vescovo nel settembre 1577, in cui
denunzia di essere stato costretto a consegnare alcune preziose
scritture, rivendicate dall’abbate commendatario della badia di
Santa Maria del Carrà ; pergamene che erano conservate nel suo
domicilio dentro un forziere8. Sempre al tempo del Caracciolo l'area
del poggio subì delle trasformazioni, come risulta da alcune
donazioni, fatte nel 1578, da proprietari di edifici, posti nel
cortile in favore della chiesa isolana9.
Le costruzioni furono trasformate dal vescovo in magazzini, per
riporre il grano, e parte furono dati in dote ai nuovi canonici10
dei sei canonicati, fondati nel 159311.
I nuovi edifici, edificati in modo da formare un circuito, avevano
la parte elevata rivolta verso l'esterno e degradavano verso
l'interno, in modo da isolare il luogo, proteggendo gli abitanti e
salvaguardando i beni della mensa vescovile e dei canonici. Lo
stesso Caracciolo, richiamandosi agli antichi privilegi, contrastò
il barone Antonio Ricca, che “per mezzo di soi officiali non cessa
di molestare li soi servitori et garzoni carcerandoli et
citandoli12”, e li protesse dalla invadenza secolare. Egli rivendicò
per coloro che erano al suo servizio e per le loro famiglie il
diritto di non sottostare al giudizio dei laici13, che col tempo per
l’assenteismo dei vescovi era stato usurpato. Ripristinò inoltre
l’immunità, sia per coloro che si rifugiavano, che per coloro che
abitavano nel cortile.
Il luogo, oltre a case di chierici, canonici e altri, comprendeva il
palazzo vescovile14, la cattedrale, il campanile, il cimitero, il
seminario e la torre del vescovo15.
In mezzo all'atrio o cortile, dove dai tempi antichi abitavano
numerose famiglie, che godevano l'inviolabilità per loro ed i loro
beni, era situata la cisterna16 e davanti passava la via pubblica
che andava alla fontana “Cavallazza”17.
Il luogo sia per la disposizione dei fabbricati, posti come braccia,
sia perché sorvegliato e difeso da numerosi chierici e diaconi
“selvatici”, una vera e propria agguerrita e temibile milizia
vescovile18, e sia perché protetto dalla minaccia della scomunica,
dava a coloro che vi si trovavano una certa sicurezza19.
L’immunità aveva un’estensione che durava “per tutta la strada
avanti la porta del cortile e dalla porta per quanto dura detto
largo incominciando dalla cantonera della stanza del seminario dalla
parte di fuori e per tutto il piano della chiesa per insino alla
cantonera della chiesa che per detto largo i Reverendi Canonici
sogliono fare tutte le processioni e in particolare quelle del SS.mo
Sacramento della festa della Domenica d’ogni mese”20.
Attentati all’immunità e scomuniche
La vasta area in cui ci si poteva rifugiare vantava questo
privilegio da tempo immemorabile e coloro che ne erano estratti con
la forza dagli ufficiali regi, senza il consenso del vescovo o del
suo vicario, dovevano essere subito rilasciati. Chi incautamente
aveva osato violare il luogo, era ben presto fulminato dalla
scomunica.
Casi di tal genere erano stati frequenti. Molti delinquenti ne
approfittavano per porsi al riparo sul poggio sacro, sfuggendo e
beffando i ministri della giustizia secolare. Nel resoconto della
visita del vescovo Giovanni Battista Morra (1647 - 1649), effettuata
tra febbraio e marzo del 1648, sono riportati alcuni episodi
significativi. “Nell’anno 1616 circa a tempo della b.m. di Mons
Giustiniani un certo delinquente nominato napoletto stando nel
timpone e propriamente alla ripa della chiesa alcuni ministri della
giustitia secolare li donarno una spinta facendolo cascare da detta
ripa di poi lo presero carcerato, imaginando di non poterlo far
godere immunita ecclesiastica. Il vicario il Rev. D. Onofrio,
arcidiacono di questa catedrale prese informatione di detto fatto e
di poi scomunicò detti ministri e mando il monitorio in napoli dove
fu menato il carcerato et li regii officiali della citta di napoli
vedendo detto monitorio restituirno il carcerato”. “Il qm. Gio. B.a
Caracciolo nell’anno 1640 in circa fece estrahere un certo
delinquente dal d.o cortile, credendo di poterlo fare, fu citato e
escomunicato e così subito restituì d.o delinquente. A tempo ancora
dell’Ill.mo Antonio Ricca presente Barone essendo d.o S.re assente
il suo capitano nome Aniballe Mazzaro fece tre anni sono carcerare
un certo delinquente, d.o capitano fu citato che restituisse d.o
carcerato dal vicario e subito fu restituito d.o carcerato e un
altro delinquente entrando dentro il cortile del refugio disse poi
voler godere d.a immunità et li fu ammessa”21.
L’immunità era estesa anche le cose e valeva contro chiunque, come
si ricava da una relazione del vescovo di Isola Antonio Celli (1641
- 1645). Il vescovo aveva dovuto difendersi dai commissari
mandatigli contro dal nunzio di Napoli, il quale esigeva il
pagamento della pensione dovuta al cardinale Mazzarino, che il Celli
tardava a versare. I commissari, giunti ad Isola, condannarono
subito, per pubblico editto, il vescovo a versar loro sette ducati
d’argento per ogni giorno che avrebbero dovuto rimanere, fino al
versamento dell’intero importo della pensione. Per rivalersi della
somma, penetrarono nei magazzini del vescovo, posti nel Rifugio ed
estrassero con la forza il grano e lo vendettero a vilissimo prezzo,
pagandosi così le loro mercedi. Poi senza alcuna autorità
scomunicarono i creditori della mensa vescovile. Poiché il vescovo
li invitò a mostrare i documenti, che dava a loro questi poteri, ed
essi rifiutarono, furono subito fulminati dal monitorio. Ma non
desistettero anzi ben presto vennero armati e accompagnati da
numerosi militi e spogliarono il vicario del vescovo di ogni bene e,
citando il vescovo sulla porta della cattedrale, portarono via
nuovamente dai magazzini, posti nel luogo sacro, il grano e lo
vendettero, perciò furono scomunicati. Il vescovo si rivolse subito
al papa Urbano VIII, rivendicando la restituzione di ciò che era
stato sottratto dai commissari del nunzio. Egli chiese che fosse
impedito al nunzio inviare commissari a riscuotere le pensioni e che
fossero assolti tutti coloro che, per una ragione o per un’altra,
erano stati da costoro scomunicati. Invocò inoltre la conferma
dell’anatema contro tutti quelli che, ledendo l’immunità della
chiesa, avevano portato via fraudolentemente il grano, infrangendo
la sacralità del luogo, ed infine suggerì di sottoporre tutta la
faccenda al giudizio del metropolitano o ai vicini vescovi di
Crotone e di Belcastro 22.
Per ribadire l'immunità del luogo il primo marzo 1648 il vescovo
Morra dal suo palazzo vescovile decretò che il cortile detto
Refuggio era immune per tutta la sua estensione cioè dalla sua porta
di ingresso alla porta della chiesa cattedrale ed esente quindi da
ogni giurisdizione laicale così da godere plenaria immunità
ecclesiastica in perpetuo. Tale ampiezza eccezionale rispetto ad
altri luoghi sacri era "cosa publica e nota a tutti dell'Isola e di
questo Marchesato"23 e di essa ne usufruirono non solo i ricercati
per fatti delittuosi ma anche coloro che erano ricercati per
evasione e frode fiscale, come si rileva da un avvenimento accaduto
pochi anni dopo. Nel 1657 arriva ad Isola un commissario con alcuni
sbirri per arrestare il sindaco della città che è renitente ai
pagamenti fiscali. Il sindaco però si mette al sicuro nel “refugio”.
Il sacerdote Fabio Caracciolo di Isola cerca un accordo e ottiene la
parola del commissario, che il rifugiato può liberamente uscire per
raccogliere il denaro e così pagare il debito. Appena però il
sindaco ebbe lasciato il rifugio e trovandosi in piazza con il
Caracciolo, gli si avventarono gli sbirri per carcerarlo. Al che il
sacerdote fece fuoco con una “terzetta”, ferendo ad un braccio uno
sbirro, braccio che poi per consiglio dei medici fu tagliato24.
Ancora alla fine del Seicento il vescovo di Isola Carlo Rossi (1659
-1679) affermava : Nel suburbio c’è il palazzo vescovile vicino alla
cattedrale, molto comodo e che non ha bisogno di ripari, ed il
grande Atrio annesso, con dei magazzini di proprietà della mensa
vescovile e di alcuni canonici, costruiti tutto attorno dal vescovo
Annibale Caracciolo. Ci sono le case del seminario nuovamente
ricostruite, dove otto alunni apprendono la grammatica e la musica e
nell’Atrio le molte famiglie che vi abitano godono l’immunità del
Rifugio da tempo immemorabile25. La situazione rimase così fino al
Concordato del 1741 tra Carlo III di Borbone ed il papa Benedetto
XIV. Il capitolo secondo, che regolamentava l’immunità locale”,
disciplinava la materia dell’asilo, restringendone l’esercizio alle
sole parrocchie ed alle chiese conservanti le spoglie del
Venerabile, ed era ammesso solamente per i reati di eresia,
poligamia, benefici e feudi.
Seminario
Dopo che il Concilio di Trento aveva stabilito l'erezione dei
seminari da parte dei vescovi i quali dovevano mantenerli con le
contribuzioni delle loro mense e con i benefici siti nel distretto
della loro diocesi, il vescovo di Isola Annibale Caracciolo convocò
il clero ed il 6 novembre 1566 stabilì le tasse per il seminario.
In primo luogo egli sottopose alla contribuzione la sua mensa
vescovile e quindi i beneficiati che possedevano beni nel suo
distretto26, principalmente le grandi abbazie che vi avevano grange
e cioè: l'abbazia di S. Maria del Patire, l'abbazia di Corazzo,
l'abbazia del Carrà, l'abbazia di Forgiano, l'abbazia di S. Nicola
delli Maglioli, l'abbazia di S. Leonardo e l'abbazia di S. Stefano.
Gli abati dovevano comparire il giorno della Assunzione di Maria, il
15 agosto di ogni anno, per assolvere l'onere stabilito27.
Il seminario fu così istituito e all'inizio del Seicento vi si
educavano sei chierici sotto la disciplina di due precettori: uno di
grammatica ed uno di musica. Al mantenimento dei seminaristi e a
quello degli insegnanti il seminario in questi anni poteva contare
su un'entrata di circa 200 ducati28.
L'edificio sorgeva nel suburbio della città ma a causa della povertà
non era claustrato29; esso era nei pressi del palazzo vescovile in
una certa piazza detta volgarmente il "Refugio"30 o atrio grande del
palazzo vescovile31.
Il seminario di Isola visse una vita grama anche a causa delle
inadempienze degli abati commendatari che annualmente dovevano
contribuire con i loro censi.
Questi essendo quasi sempre cardinali o potenti arcivescovi, fidando
nella loro carica spesso non assolvevano32.
Nel 1648 le entrate del seminario erano33.
Abb. di S. Maria di Corazzo 9-3-0
Abb. di S. Nicolò di Bucisano 4-4-0
Abb. di S. Maria del Patire 11-1-0
Abb. di S. Stefano 11-1-0
Abb. di S. Nicolò di Forgiano 6-2-0
Abb. di S. Maria del Carrà 28-0-0
La R.da Mensa Vescovile dell'Isola 18-0-0
D. Gio. Pietro Leone decano deve un annuo censo sopra le sue robbe
5-2-0
Totale 94-3-0
Poco dopo la metà del Seicento, il vescovo Carlo Rossi, nativo di
Catanzaro, appena giunto nella sua diocesi fece costruire nuove
dimore per il seminario34 che fu così ricostruito e ampliato. Allora
esso contava sette o otto fanciulli35.
Palazzo vescovile
Si sa che nei primi anni del Seicento esistevano due palazzi
vescovili: uno all'interno delle nuove mura della città ed uno
presso la cattedrale.
Il vescovo Caracciolo aveva ottenuto il primo, posto in luogo più
sicuro in caso di invasione turca, dal feudatario di Isola col
consenso dell'università36.
Del secondo, situato nel suburbio presso la cattedrale, sappiamo che
fu costruito o meglio ricostruito dal vescovo Scipione Montalcino
all'inizio del Seicento come si ricava dalla sua relazione: "La
chiesa è posta fuori le mura della città, una torre al suo lato la
difende dalla furia dei Turchi, essa fu costruita dal vescovo
Caracciolo. Seguendo le sue orme l'attuale vescovo, dopo la morte
del predecessore, presso la torre e la chiesa curò subito edificare
una casa, come al presente si vede costruita, per comodità sua e dei
suoi successori, e per il decoro e ornamento della chiesa37.
Il palazzo all'interno delle mura fu ben presto abbandonato38 mentre
quello vicino alla cattedrale, appena sufficiente per l'abitazione
del vescovo e della sua famiglia fu nei primi decenni del Seicento
ridotto in forma moderna39.
Alla metà del Seicento mentre il primo rovinava quello difeso dalla
torre e attaccato alla cattedrale40 aveva bisogno di grandi
riparazioni41 e non era abitato dai vescovi che a causa dell'aria
malsana e del pericolo turco preferivano abitare altrove (Cutro)42.
Successivamente esso fu riparato in quanto è descritto come molto
comodo e sicuro per l'abitazione del vescovo, anche perché a fianco
vi sorge una forte torre dove ci si può rifugiare43.
L'edificio non aveva bisogno di essere riparato e vicino vi era
l'atrio grande con alcuni magazzini della mensa vescovile e dei
canonici ed il seminario44.
Venuto il vescovo Francesco Marino, alla fine del Seicento, poiché
l'edificio aveva bisogno di molte ed urgenti riparazioni e sorgeva
in un luogo malsano, decise di costruirne uno nuovo, sempre presso
la cattedrale ma in un luogo più salubre.
Egli lo fece fare di forma più bella e più ampia45.
L'opera fu proseguita dal successore, il vescovo Pietro Luigi de
Maio (1722- 1749) il quale avendolo trovato incompleto e mal
disposto lo portò dapprima in forma migliore46 . In seguito tuttavia
per le frequenti assenze del presule e per le pensioni che gravavano
la mensa, fu lasciato andare in rovina47.
Durante il Decennio francese il palazzo fu dato in fitto dal Demanio
al barone Luigi Barracco. Esso era formato da dieci stanze nobili
oltre alla cucina con i rispettivi bassi e con diverse case basse
all'intorno48.
In seguito l'edificio, passato nel 1818 dopo la soppressione del
vescovato di Isola di proprietà della mensa vescovile di Crotone, fu
oggetto di alcuni lavori come risulta dalle insegne del vescovo
Giuseppe Cavaliere (1883 - 1899) poste all'interno sull'arco dello
scalone49.
Torre del vescovo
Il vescovo Annibale Caracciolo (1562 - 1605) per proteggere se e
i suoi dal pericolo turco50, poiché la cattedrale era situata nel
suburbio e quindi fuori le nuove mura della città, decise di
costruirvi a fianco una robusta torre.
La torre risulta già compiuta nel 1594. Sappiamo infatti che al suo
interno era stato collocato l'archivio del capitolo cattedrale, per
metterlo al sicuro dai "turchi dai banniti et altri mali huomini"51.
A fianco della torre all'inizio del Seicento (1605 - 1606) il
coadiutore e poi successore del vescovo Caracciolo, il vescovo
Scipione Montalcini (1585- 1609), edificò una casa, per comodità sua
e dei vescovi successori52.
Così la torre era eretta vicino al palazzo vescovile, alla
cattedrale con il suo campanile con quattro campane, al seminario,
all'atrio detto il Refugio53, ai magazzini e alle abitazioni dei
canonici e le sovrastava abbondantemente e sulla sua sommità aveva
una piccola campana54.
In caso di urgente necessità per una improvviso pericolo il vescovo
con la sua famiglia poteva accedervi direttamente e facilmente dal
palazzo vescovile attraverso un ponte di legno55.
La "torre forte" vicina al palazzo vescovile56 nel 1842 fu in parte
abbattuta dai mastri Vitaliano Asteriti e Vincenzo Scaramuzza, i
quali furono incaricati di ridurre "la vecchia torre detta del
vescovo" a campanile con quattro campane57.
Seguendo tale progetto essa fu abbassata fino a sedici palmi . Per
sistemare le quattro campane sulla sommità… furono ricavati quattro
archi: uno grande verso tramontana, due a ponente e l'altro a
levante58. La torre infine fu coperta a padiglione.
Note
1. Visita del vescovo G. B. Morra, 1648, f.25, Arch. Vesc. Crot.
2. “..liceat tibi memorato episcopo et successoribus tuis, homines
francos et liberos receptare, hospitare et conservare et alia in
ipsis terris eosque receptos libere et pacifice possideatis absq.
alicuius molestia, vel contrarietate, et de eis non teneamini alicui
civili super aliquibus, responsione dare ; Concedimus quoq. et
ampliori nostra gratia et ex certa nostra scientia, confirmamus tibi
preditto episcopo, et successoribus tuis, ut tam domestici homines
omnes q. alii eiusdem preditti episcopatus et aliar. Ecclesiar.
Ipsis, de aliqua offensa in seculari foro conquerentibus, non
respondere cogantur, sed in foro tui episcopatus illis justitiam
ministrandi respondere cogantur”, Privilegio dello Sacro Episcopato
della città dell’Isula, in Processo grosso cit., f.421, AVC.
3. Visita del vescovo cit., f.26.
4. Rel lim. Insulan, 1644 Arch. Segr.Vat.
5. Trinchera F., Syllabus, p.146.
6. Donatio domorum facta per presbyterum D. Andream Metaurum E.po
Insulano positae in cortile iuxta portam antiquam dicti cortilis,
anno 1578, Inventario et nota cit., AVC
7. Visita del decano Teriolo cit. f.4.
8. Nunz. Nap. 5, f. 584, ASV.
9. Donatio D. Fabii Pinto unius domus positae in cortile in
beneficium ecc.ae Insulanae in anno 1578; Donatio domorum cit,
Inventario et nota cit.
10. La cappella del SS.mo Rosario possiede un magazzino nel vaglio
del vescovo confinante con i magazzini che il vescovo Caracciolo ha
donato ai nuovi canonici e la via pubblica che si va alla fontana ,
Visita del decano Teriolo cit., 1594, f. 33; L'arcipretato nel 1648
possedeva un casalino dentro il cortile confinante con il magazzino
di un canonicato posseduto da Gio. Alfonso de Napoli da una parte e
dall'altra un magazzino della cappella del SS.mo Rosario della
famiglia dei Cochinelli, la quale possedeva nel cortile del vescovo
due magazzini, Visita del vescovo cit., f.11.
11. Il vescovo Caracciolo nel 1593 fonda 6 canonicati dotandoli tra
l'altro con alcuni magazzini e case nel borgo dell'Isola e proprio
nel cortile di fuori il palazzo vescovile, AVC. 140.
12. ANC. 43, 1585, 68.
13. “Sono in Calabria alcuni huomini quali vivendo con le proprie
mogli senza ricever ordine ecclesiastico si sommettono alla
obedienza di Prelati, et al servitio delle chiese, et questi sono
servitori, o servienti della chiesa et volgarmente li chiamano
jaconi silvaggi. L’officio loro è polir le chiese, sonar le campane,
alzar li mantici dell’organo, andar per corrieri per servitio della
chiesa, et della Corte per tutta la diocesi, intimar l’ordini,
citare, carcerare, custodire le carceri, esseguir le pene, et esser
ministri della giustitia ecclesiastica et haver cura dell’osservanza
delle feste non solo per le terre, ma per le campagne, et far altri
simili bassi servitii, et questi dopo morta la prima pigliano più
mogli et tanto essi quanto le mogli per antico solito, et da tempo
che non vi è memoria di huomo incontrario sono del foro
ecclesiastico, et godeno la libertà, immunità, et privilegii
clericali come persone ecclesiastiche”, Rel. Lim. S. Severina.,
1603.
14. Rel Lim. Insulan., 1635.
15. Il Refugio.. è anco cortile della casa del vescovo per esser
attaccato con la chiesa e palazzo vescovale, Visita del vescovo
cit., ff. 25-27.
16. L’arciprete possedeva un casalino dentro il cortile detto
Refugio per sotto del quale "vi passa il condotto per empire la
cisterna che sta in mezzo d.o cortile", Visita del Vescovo cit., f.
11.
17. Visita del decano Teriolo cit., f.33.
18. I clerici selvatici, protetti dall’immunità, non erano colpiti
dalla giustizia secolare per i loro misfatti. Perciò erano spesso
oggetto di lite tra il vescovo ed il barone, il quale si lamentava
anche per il loro numero. Il vescovo infatti oltre avere al suo
servizio quelli strettamente necessari per il servizio e la custodia
delle chiese, per consuetudine antichissima, approvata con lettere
speciali dalla Sacra Congregazione, era solito scegliersi e
reclutare anche quelli addetti alla coltivazione e alla custodia dei
fondi e delle proprietà della chiesa, i quali anch’essi godevano
l’immunità, Rel. Lim. Insulan., 1635.
19. Rel. Lim. Insulan., 1635.
20. Visita del vescovo cit., f.25.
21. Visita del vescovo cit., ff. 25-26.
22. Rel. Lim. Insulan., 1644.
23. Visita del vescovo cit., ff. 25-27.
24. Secr. Brev. 1226, ff. 232- 233, ASV.
25. Rel. Lim. Insulan., 1677.
26. Nota de fatti cit., f.3.
27. Rel. Lim. Insulan., 1600.
28. Rel. Lim. Insulan.,1625.
29. Rel. Lim. Insulan., 1600.
30. Rel. Lim. Insulan. 1648.
31. Rel. Lim. Insulan. 1692.
32. Nel 1648 l'abbazia di Corazzo non pagava dal 1634, quella di S.
Nicolò di Forgiano doveva pagare gli anni 1632 e 1633, quella di S.
Maria del Patire gli anni 1645,1646,1647, Visita G.B. Morra, 1648.
33. Il seminario nel 1648 aveva avuto un'entrata di circa duc. 90 ma
avanzava circa duc. 220, Visita cit., f.23.
34. Rel. Lim. Insulan., 1667.
35. Rel. Lim. Insulan., 1675.
36. Relassatione et donatione fatta per il Sr Barone dell'Isola con
consenso dell'universita in publico regimento della Chiusa delle
Cuture et Chiusa dell'Anu.ta con molti patti et conditioni nell'anno
1567 et relassatione del palazzo vescovile di dentro la città alla
mensa vescovale, Inventario et nota cit. AVC. 139.
37. Rel. Lim. Insulan. 1606.
38. Rel. Lim. Insulan. 1648.
39. Rel. Lim. Insulan. 1625.
40. "Porta piccola della chiesa cattedrale per la quale si entra nel
palazzo vescovale", Visita G.B. Morra, 1648, f. 20v.
41. Rel. Lim. Insulan. 1648.
42. Rel. Lim. Insulan., 1651,1660.
43. Rel. Lim. Insulan. 1675.
44. Rel. Lim. Insulan. 1677.
45. Rel. Lim. Insulan., 1692, 1707, 1721.
46. Rel. Lim. Insulan. 1727. Sul portone vi è tuttora scolpita
l'arme del De Maio, Valente p.139.
47. Il vescovo "ha lasciato rovinare la chiesa e i due palazzi
vescovili", Russo F., Regesto XI, 415.
48. Il palazzo vescovile fu affittato al Barracco per 5 anni ad
iniziare dal primo settembre 1813 e con il pagamento in tre terze
cioè gennaio, maggio e settembre, per annui 23:86, Platea mensa
vescovile Cotrone, 1819, f. 8v, AVC. 125.
49. Valente p.156.
50. Ai primi di settembre 1594 veniva devastato il suburbio di Isola
e la cattedrale era invasa, Rel. Lim. Insulan., 1600.
51. Visita del decano Nicolao Teriolo, 1594, f. 24v.
52. Rel. Lim. Insulan. 1606.
53. Visita G.B. Morra, 1648, f. 26, AVC.
54. Visita G.B. Morra, f.21v.
55. Rel. Lim. Insulan., 1635.
56. Rel. Lim. Insulan. 1673.
57. Contratto sistemazione delle campane da parte de mastri, Isola 2
maggio 1842, AVC. 118.
58. "Dovranno formare quattro archi per situare le campane, una
grande verso tramontana, della lunghezza di palmi sei, dell'altezza
di pilastri che devono principiare da sopra tre palmi dal pavimento,
palmi nove. La curva deve essere a punto reale. Tutto l'arco
dev'essere formato di cantoni nudi della lunghezza di palmi quattro.
Contratto cit..

