[Fortificazione della città e castello di Crotone negli ultimi anni aragonesi]
di Andrea PESAVENTO
(pubblicato su La Provincia KR nr. 24-26/1998)
Dopo la presa, la strage ed il saccheggio di
Otranto (11 agosto 1480) da parte delle truppe ottomane di Maometto
II, al comando di Ahmed Pascia Gedik, il loro dominio su questa
città e le incursioni nel barese, re Ferdinando sul finire dello
stesso anno ordinò di fortificare i luoghi marittimi più esposti
della Calabria. Ai lavori dovevano concorrere gli abitanti delle
città e delle terre vicine, che con i loro animali e carri erano
costretti a prestare gratuitamente l’opera. Venne inoltre imposta
alle città ed alle terre una tassa di tre carlini a fuoco all’anno,
da pagarsi in tre rate, che doveva servire a finanziare la
riparazione delle fabbriche del regno1. Il 3 marzo 1482 il re
comandava al tesoriere di Calabria di fortificare il castello di
Crotone, di cui era castellano Galeotto Carafa, e ordinava al
tesoriere generale di prelevare duecento ducati dai pagamenti
fiscali di Crotone, per utilizzarli “in la fabrica deli rebellini et
fossi della città”2.
L’anno dopo il sovrano concede ai cittadini crotonesi di essere
franchi di tutti i dazi e diritti, che spettano al “Regio
arrendamento de ferri”, sia nell’estrazione che nell’immissione
delle loro mercanzie in tutti i luoghi del regno3ed essendo nello
stesso anno stato separato il suo casale di Torre di Isola e
concesso a Giovanni de Pou, li conferma di “usare colli loro animali
e non forastieri li boschi della torre dell’Isola, ed in quelli
tagliare legnami, secondo è stato solito e consueto franchi di fida
e d’ogni altro pagamento, siccome usavano in tempo del Sig. Re
Alfonso”4.
Nella primavera del 1484 gli abitanti fuggono dalla città a causa
della peste5 e le marine sono insicure per le scorrerie dei
Veneziani6.
Per assicurare la sicurezza, il re manda il figlio Alfonso, Duca di
Calabria, con l’esperto in fortificazione, Antonello de Caivano, a
visitare e provvedere alle opere necessarie alla custodia del
castello e della città7. Per far fronte al pericolo di spopolamento
concede facilitazioni a coloro che andranno ad abitarvi, esentandoli
dalle tasse per dieci anni8.
Essendo poi stata espugnata, nel maggio 1484, Gallipoli dai
Veneziani, temendo uno sbarco sulle marine ioniche, ordina al nipote
Ferdinando di vigilare e fortificare quelle coste e “di andare
perlustrando tutte quelle terre, ed i luoghi marittimi, ed in
ispecie il castello di Cotrone” e, poiché vi era ritornata la peste,
lo sollecitava ad usare “tucta quella diligentia che sera possibile
: providendo che li infecti se apparteno da li sani, et che non
pratichereno con li convicini che seria causa como vue scrivite de
infectare tucta la provintia considerato la penuria de le victuaglie
et supra tucto attenderite che nulla se parta da quella cita per
guardia et securitra de quella”9.
La “fabrica de Cotrone”
Utilizzando i denari provenienti dalle “nove impositioni” e
dagli “administratori et recolleturi de li dacii seu cabelle de la
cita” e dai “dacieri arrendaturi”, prosegue in autunno la
costruzione “deli rebellini et fossi de la Regia citate de Cotrone
“10.
E’ sindaco della città Peruczo Lucifaro, Nicola Sagorrisi è cantore
e vicario del sempre assente vescovo Giovanni Ebo, Valentino Rapano
è regio capitano.
Nell’ottobre 1484 i carreri con i loro carri, trascinati da buoi,
trasportano la legna tagliata nel bosco di Isola alle calcare,
portano la pietra venduta dai cittadini, quella sbarcata al molo e
della “perrera”.
La calce della calcara, l’arena, la “savorra” e le pietre grosse e
mezzane sono accumulate presso la regia fabrica dove i mastri
fabricatori, aiutati dai manipuli, riparano e ricostruiscono le mura
ed i brazali con i guastatori scavano “lo pedamento de lo fosso”.
Sotto lo sguardo attento del mastro calcararo, gli aiutanti mettono
la pietra nelle calcare, che cuociono giorno e notte, poi tolgono
con i furcuni la calce e puliscono la calcara.
I brazali tagliano con i bayardi la “timpa della capperrina”,
portano con le sporte la terra dietro le mura, aiutano a rifilare la
muraglia rovinata, usano l’acqua, portata dai saccari con le loro
bestie, per la “manyatura et compositura dela calce cum larena dela
prima mano” e porgono la malta e le pietre ai mastri fabricatori.
I guastatori scavano il fosso “de lo pedamento” dalla parte della
Capperrina.
I protagonisti
Soprintende ai lavori ed ai pagamenti dapprima Nardo Negro, per
l’assenza di Antonuccio Prothospatariis, deputato “in la Regia
fabrica et fossi”, e poi Marco deli Pira, “commissario deputato et
ordinato alla fabriche rebellini et fosso de la cita de Cotroni et
etiam de lo rebellino o vero scarpa et fortificationi de lo castello
de essa cita per lo magnifico Vincislao de Campitello regio
thesorieri de Calabria”.
Lo affianca il credenziero Jacopuczo de Taranto ; Dominico Caruso è
“deputato et ordinato per la università di Cotroni in lo reciper et
tener il cunto de la petra et calce” (gli succede il nobile Fran.co
Bonello de Cotrone “deputato per lo regimento ad tenir conto de li
cinque mila carrate de petra portano li citadinj de la cita de
Cotrone in la Regia fabrica).
Mastro Chianchio de Melixa, fabricatore di Crotone, è capomastro
della “regia fabrica, fossi et rebellini” e Juliano Corsu de Caluj è
“suprastante et capo de quelli che cavano li fossi dela fabrica de
Cotroni et delo castello” come ordinato dal tesoriere di Calabria.
Accanto ad alcune maestranze di Rogliano e di Aprigliano,
specializzate nello scavare “lo pedamento de li fossi”, si avverte
anche una massiccia presenza di Ebrei, sia come fornitori che come
addetti alla costruzione. Tra i numerosi “judei de Cotrone”, che
commerciano con la regia fabrica, troviamo Samoeli de Malandrino che
vende due centinaia di “chiovi de quaterna”, necessari per fare le
casse ed i bayardi, Samuel Franzo, che fornisce “stelli di astraco
et tigilli per la casa deli monicioni” del castello, il mastro
ferraro Nixi Sala che vende una “macza” grande di ferro e cinque
zappe grandi e grosse, due furcate, cati, barili per usarli nelle
calcare ecc.
Altri Ebrei partecipano direttamente alla costruzione. Tra questi il
capomastro Yesua ed il mastro Simon de Sarro, che lavorano a
costruire le bombardiere del castello ed assieme ai due mastri Petro
e Berardino de Rosi diroccarono la vecchia torre di San Giorgio, che
era dentro il castello ed il mastro Jesire Judeo, che con i due
mastri Paulo Marino e Cesaro de Sarro costruisce la calcara del
castello e
“Judei de Cotrone” sono Marino de Trani, Samuel delo Special, Jaroda
piczuto e Moyses Malta.
Con il procedere dei lavori, cresce la domanda di materiali da
costruzione e di attrezzi da lavoro, utilizzati dai numerosi mastri,
operarii, manipuli, brazali, guastatori, saccari, carreri, aiutanti
di calcara ecc.
L’opera attira subito l’interesse dei nobili e dei possidenti della
città. Francesco Bonello, Troylo Barbamayore, Jo. Antonio
Prothospatariis, Geronimo Locifaro, Pandolfo Poer, Thomas de
Griffis, Mattheo Vitecta, Petrus Perecta, Colecta de Tappia, Petrus
Susanna, Thomas Pipinus, Garrecto Berlinger, Domenico Stricagnolo,
Antonio de Rocca ed altri ne traggono profitto vendendo soprattuto
pietra e legna.
Lo stesso dicasi per un folto gruppo di presbiteri. Scipio de Peris,
Julius Facenti, Stefani de Ruso, Angelus de Rapano, Petrus de Stilo,
Angelus de Oliverius, Thomas Thesaurerius, Angelus Curcato ecc.
Sempre tra i fornitori troviamo alcuni abitanti di Mesoraca.
Antonino Salomoni, Cola de Dactolo, Johanne Luca forniscono tavole e
“marugi per maniyar li zappi et zappuni”.
Ci sono poi dei proprietari di barche di Crotone, particolarmente
attivi nel trasporto di pietre e cantoni: Cola Greco, Victorio
Bagloni, Riccardo Malerba, Luca Junto ecc.
Attorno alla fabrica si sviluppa un florido mercato di prodotti
artigiani locali. Emergono le figure del mastro cordaro Jo.
Siciliano, del magister Thomas Peris (zappi, zappuni, pali, una tina
grande), del mastro Marco Ciraso (un asse, una verrina grande), dei
mastri sportari Sillio di Cutro e Bonello della Torre dell’Isola
(sporte), del mastro ferraro Angelus Cariati (una porta con le sue
chiavi e “mappe et chavatura”), del mastro d’ascia Pressano de
Mayenza (casse, bayardi). Altri personaggi importanti sono Cesar
Casaczon “li doctor” ed il nobile Lamberto Locifaro che cura gli
interessi del fratello, il sindaco della città Peruczo (fornisce 80
rotuli di biscotti per ordine del Principe di Taranto).
Se dell’affare della fabbrica ne traggono particolarmente profitto i
possidenti crotonesi e dei paesi vicini, non manca tuttavia la
presenza di altri mercanti : Pelegrino de Catanzaro fornisce dieci
pezzi di “intinnoli”, Antonello Pilara de Lipari scarica dalla sua
barca quarantasei pali di ferro ecc..
I lavori alla Capperrina
I mastri fabricatori lavorano al muro della città, “quali era
roynato” ; usando bayardi, pale di ferro, zappi, zappuni et picuni.
I brazali ed i guastatori fanno uno scavo “al pedamento delo fosso
della scarpa supto la capperrina alla fachiata verso lo castello” e
cominciano ad edificare le mura della città vicino alle case del
nobile Antonino Bogleri.
Su ordine del tesoriere di Calabria parte il corriere Domenico
Salvato di Santa Severina per ordinare alle università del
Marchesato e dei casali di Cosenza di inviare i guastatori che
devono fornire alla regia fabrica a loro spese.
A Cosenza si comperano pale di ferro e a Cutro ed Isola furcuni
necessari per le calcare e sporte per portare la terra.
Si acquistano inoltre macze di ferro per rompere la pietra, una
verrina grande, cati, barili, una tina grande e pali di ferro ecc.
Seguendo le istruzioni date da Antonello de Caivano, si aggiusta “lo
fosso de lo curso de lacqua subto la torre deli pissoni” e sotto la
timpa della Capperrina e con la terra, proveniente dallo scavo, si
riempie le nuove mura dalla parte della città.
I brazali tolgono alcune pietre ricoperte di rena dalla pioggia ed
riparano la via, perché i carri possano transitare.
Al castello, nella parte rivolta a mezzogiorno, i guastatori stanno
scavando le fondamenta della “scarpa seu rebellino”. Essi, a causa
di una gran quantità di terreno caduta dentro il fossato per un
nubifragio, devono “indiristar et appontellar lo terreno et meter
speroli et indrisar lo lavorero arteso”.
La costruzione del nuovo rebellino è condotta da mastro Loyse de
Cotrone, che ha preso in appalto il lavoro.
Nei valloni “de sanda” e “delo prastio” e in località “lo bosco” i
brazali con “maczi et pali” rompono la pietra, che i carreri
trasportano alle calcare, che sono situate : una fuori ma vicina
alle mura davanti alla chiesa di San Francesco e l’altra al
castello.
Per procedere più speditamente nella costruzione “dele fabriche de
la cita de Cotroni et etiam delo rebellino o vero scarpa et
fortificationi del castello”, la regia corte compera a grana 3 la
carrata la pietra dei cittadini ed a grana 4 quella portata a loro
spese dai carreri.
Si utilizza anche la pietra proveniente dall’abbattimento di alcuni
magazzini e quella trovata nelle loro fondazioni. Tra i maggiori
fornitori troviamo Michele de Florio che vende la pietra pigliata
dalla sua casa e Paulo de Zanzo che con carri ed i buoi trasporta la
pietra, comperata dentro la città, proveniente dall’abbattimento
delle case “deli citatini interdicti”, conducendola dove si sta
costruendo.
I saccari portano l’acqua alla fabbrica e alle calcare. Il mastro
Cola Vixiglio con gli aiutanti carica e scarica e pulisce la
calcara, alimentata di continuo con la legna portata dal bosco di
Isola e dalla “fiomara di neto”.
Nel marzo 1485 mentre i brazali scavano “al pedamento delo fosso de
la scarpa”, come ordinato da Antonino Jahore, sotto la timpa della
città si accatastano numerose tavole, portate da Mesoraca, per fare
la forma della cassa per poter costruire la “torre rotonda che si fa
into lo fosso de la capperrina”. Si utilizzano anche due “tavoli
venetiani”, in modo da “far fare due scale per possir salire quelli
che portavano lo armamento alli mastri fabricatori”.
Al molo della città e al “porto de terczana” approdano di continuo
“brigantini” e “grippi” carichi di pietra, caricata a “colonnj e
pagata a carlini 7 o 10 la barcata, pietra che i carreri portano
dalle marine di “terczana” e di “santa panayia” ai mastri, che
stanno innalzando la torre della Capperrina, il muro di Milino, “li
rebellini” ed il parapetto di una nuova calcara al castello.
A giugno i guastatori scavano “lo pedamento de lo fosso” verso le
case de cola fran.co beringeri” ed al castello abbattono la vecchia
torre detta di “san georgi”.
Sempre al castello i mastri proseguono la costruzione della nuova
calcara, di una porta, di una casa “seu sala grande”: la “casa deli
monicioni” e di “sey bombarder allo baglo de abasso verso la terra”.
Sotto la Capperrina verso la marina i mastri fabricatori ed i
manipoli elevano “lo rebellino” e costruiscono “li bombarderij et
altri posteroli in pedi la turre de santa panayia”, “uno peczo de
muro coniuncto alla porta nova de milino” e “la porta seu bombardera
de la casa macta dela capperrina necessaria per la securta de ditta
cita”.
All’inizio del 1486 comincia la costruzione della “marrama” e
prosegue “la regia fabrica deli fossi de la cita” con lo scavo del
“pedamento”, che è ormai giunto “incosto lo castello”.
Rifacimento di parte delle fortificazioni
Al castello si sta riempiendo di terra il ribellino e procede lo
scavo di fondazione e la costruzione, utilizzando anche la pietra
portata “in collo” dai brazali “dentro lo baglio de lo regio
castello” ; pietra proveniente dall’abbattimento della torre di San
Giorgio e da altri muri vecchi, Si edificano inoltre “li guardii
dove si fano li guardii la notte”.
“Operarij” di Rogliano preparano il “pedamento deli rebellini in
fronti la porta di milino” e spianano “uno monte de terra quale era
dentro parte la torre nova dela capperrina” e portano la terra con
le sporte “allo canto de le rebellinj”.
I brazali riempiono di terra il muro nuovo “deli rebellini dela
capperrina” e portano la pietra da dentro il “rebellino fatto per
fino alla casa de cola fran.co Beringeri”, dove i mastri
costruiscono.
Si utilizza tavole e legname per “li anditi de li mura de la
fabrica” “deli regi rebellini”, impalcature legate con la “sagula”.
Con due pezzi di “legna di cherqua” si fa la porta della nuova
casamatta che si sta innalzando sopra “santo nicola”.
I carreri trasportano savorra e pietra grossa dentro li rebellini
alla Capperrina e cantoni per fare “li balastreri, bombarderj et
porti necessari”.
Il 7 maggio 1487, per fronteggiare il pericolo di incursioni dal
mare con il ritorno della bella stagione, Ferdinando ordina al
condottiero delle genti d’arme del re Iacobo Castracane, di recarsi
nella provincia di Calabria e, radunati tutti gli armati che vi
sono, andare a stanziare fino al mese di luglio a Crotone ; in modo
da custodire e vigilare la città e le marine vicine con cento uomini
d’arme così da proteggerla “che non se arma per lo turco o per
altro”11. Il sovrano inoltre dà istruzione “a tutti et singuli capi
di squadra, conductieri et homini d’arme nostri, che in presente
stantiano in dicta provincia.. ve debbiano obbedire come la persona
nostra propria” e mette in guardia il condottiero di “stare attento
et pigliare cura et sollecitudine de la fabrica et repari che se
fanno per fortificatione di decta cita, che la despesa et opera se
ci farà sia utilmente et al proposito facta, comandando ad chi ha
exequire la dicta opera, che alli consigli et pareri vostri debbiano
prestare indubitata fede, et fare quanto li ordinarite vui del modo
di fortificare, perché essendo vui persona experta ne fidiamo del
vostro parere”. Lo sollecita inoltre a recarsi da Don Pietro
d’Aragona, figlio del Duca di Calabria, e “nostro nepote, al quale
da nostra parte dirrete che debba provedere de artigliaria per lo
castello di detta citta, togliendone da quelli castelli rocche so
dentro terra, dove non sono utili et importanti, in modo che decta
città stea ben provista12.
Sempre, nel novembre 1487, il re, dopo aver soffocato nel sangue la
Congiura dei Baroni (1485- 1487), per la necessità di provvedere
alla difesa del regno, vende alcuni dei feudi confiscati ai
ribelli13 e conferma alla città di Crotone le grazie già concesse:
in particolare il libero pascolo per gli animali dei suoi
cittadini14.
Nell’annata seguente, particolarmente segnata dalla carestia, Paolo
de Caivano, primogenito di Antonello, e già caposquadra delle genti
d’arme del re, veniva inviato a presidiare la città assumendovi la
carica di capitano di Crotone15. Per assicurare una maggiore
sicurezza delle coste dal pericolo di incursioni dei pirati nel 1489
l’erede al trono Alfonso, duca di Calabria, e Antonio dei Marchesi
di Settingiano visitano le fortificazioni della Calabria16.
La ricostruzione del Castello
Risale a questo periodo la costruzione delle tre torri del
castello, conosciute come Santa Maria, Comandante e Aiutante e delle
cortine corrispondenti alle quali prestano la loro opera “multi et
assai homini dele terre convicine” venute in città con le loro
famiglie “per guadagnare in le fabriche de castello”, aumentando la
popolazione della città di circa 200 fuochi17.
Nell’autunno 1490, il tesoriere di Calabria Vinceslao Campitello, su
ordine del Duca di Calabria e del conte di Alife, ispeziona le
“fabriche” di Crotone e potenzia la guarnigione del castello,
aggiungendo, agli otto compagni ed al vicecastellano, altri quattro
compagni. Egli sollecita inoltre il tesoriere di Calabria ultra,
Battista de Vena, a pagarli come gli altri, ad iniziare dal primo
novembre di quell’anno18.
Proseguono i lavori di fortificazione dei castelli della regione.
Per poter far fronte alle spese si cerca di costringere le terre,
che sono per lo più renitenti, a continuare a versare un carlino per
foco per la fabrica, da pagarsi in ciascun terzo19. Nell’ottobre
1490, Vinceslao Campitello, dopo aver preso visione dell’avanzamento
dei lavori che si stanno compiendo nei vari castelli della regione
(Pizzo, Vibo, Reggio, Crotone ecc.) avvisa il re ed il duca di
Calabria dello stato delle opere, del denaro che c’è e di quello che
manca, affinché si prendano sollecitamente dei provvedimenti in modo
che i lavori non si fermino, specialmente nei castelli di Crotone e
di Reggio, che sono ritenuti i più importanti dal punto di vista
strategico, per fronteggiare un possibile attacco da levante. Per
tale motivo manda presso il De Vena, Francesco de Simone, figlio di
Ciardullo, affinché prenda il denaro disponibile, per provvedere al
bisogno, poiché “sapite senza dinari non si po’ fabricari”20. Il
denaro tuttavia continua a scarseggiare e all’inizio di gennaio
dell’anno dopo, il Campitello deve intervenire nuovamente sul De
Vena, affinché sborsi 300 ducati a Carolo de Canale, capomastro de
la fabrica del castello di Crotone, come anticipo della somma che
deve avere per la “fabrica et cavamenti de castello”. Lo incita
inoltre a riscuotere i denari per la “fabrica”, perché è molto
importante procedere nella costruzione specialmente dei due castelli
di Crotone e di Reggio, tanto che ogni giorno il duca di Calabria lo
sollecita, ma senza denaro egli non può farci niente21.
Nonostante queste pressioni il pagamento un mese dopo non è stato
ancora effettuato ed il tesoriere di Calabria interviene nuovamente
sul tesoriere di Calabria Ultra, sollecitandolo ad esigere il “tari
et carlino a foco” che le terre devono, così con i primi denari
raccolti, si potrà pagare il De Canale. Poiché "non li ho possuto
dare dinari abbastanza per li genti, che tene in Cotrone", c'è
pericolo infatti che i lavori si fermino con grave danno, in quanto
il castello di Crotone e quello di Reggio sono da tenere in massima
considerazione22.
L’università della città è perciò di continuo vessata a sopportare
pesi ulteriori per la fabbrica, oltre i tre carlini a fuoco annui,
che già versa. Tassata infatti nel 1490 per ducati 45023, cioè per
200 fochi in più di quelli che i Crotonesi asseriscono di avere,
rifiuta dapprima di pagare al Duca di Calabria che, giunto in città,
aveva cercato di avere con insistenza i 200 ducati, prendendo a
pretesto anche il fatto che essa era in difficoltà ed in arretrato
nel pagare il fisco. In seguito è la volta del tesoriere di Calabria
Citra, Vicenslao Campitello, che ripete la richiesta dei 200 ducati
e di due calcare all’anno per la durata della fabbrica. Facendo
presente i gravami che la opprimono, i governanti della città si
rivolgono allora al sovrano e nel dicembre 1491 ottengono da
Ferdinando una dilazione per i pagamenti fiscali e che il tesoriere
soprassieda nell’esigere il versamento dei ducati 200, finché la
Camera della Sommaria non si sarà informata . Il re inoltre accoglie
la richiesta di una verifica dei fuochi. L’università infatti faceva
notare che nel passato “essendo venuti multi et assai homini dele
terre convecine con loro famiglie in dicta Cita per guadagnare in le
fabriche de castello”, essi erano stati conteggiati dai regi
contatori, che aumentarono così la popolazione di circa duecento
famiglie. Ma poi i grandi lavori del castello erano finiti e “dicti
homini se so partuti et andati ad habitare alloro terre, et
habitatione”. I forestieri se ne erano andati via, ma essendo stati
inseriti nella lista dei fuochi della città, i cittadini di Crotone
dovevano ora pagare duecento ducati in più di tassa “per li foculeri
de quelli ”24.
Dagli Aragonesi agli Spagnoli
Nel 1492 Ferdinando mandava il Calabria come luogotenente
generale D. Cesare d’Aragona, col compito di ispezionare e
provvedere alla difesa. In seguito a questi si aggiunse Carlo
d’Aragona25.
Negli anni seguenti le difese vengono potenziate per sostenere la
lotta imminente contro il re di Francia Carlo VIII. Questi ,
assicuratasi l’alleanza del duca di Milano, del re d’Aragona e
dell’imperatore, iniziò il 22 agosto 1494 la spedizione contro il
Regno di Napoli. Nel settembre dello stesso anno, per fronteggiare
il pericolo francese, Carlo d’Aragona ordina “di aumentare gli
uomini stabiliti alla custodia del castello di Cotrone” e di
accogliere le richieste del castellano perché si riattino “li
cavamenti de li fossi” e si inviino le fascine per i ripari ; ordina
inoltre di provvedere alle spese necessarie al riattamento degli
armamenti del castello ed al suo vettovagliamento26. Per assicurarsi
la fedeltà dei Crotonesi durante il breve regno di Alfonso II ( 1494
-1495) i privilegi della città vennero riconfermati ed ampliati27.
Con l’entrata di Carlo VIII in Napoli (22 febbraio 1495) e
l’avanzata delle truppe francesi verso sud, quasi tutte le città
della Calabria si davano ai Francesi. Il tentativo di riconquista da
parte di re Ferdinando II, successore per abdicazione del padre
Alfonso II, che sbarcato in Calabria cercava di raggiungere Napoli,
fu ostacolato dalla sconfitta del suo esercito nel giugno 1495
presso Seminara da parte dell’esercito di Carlo VIII. I Francesi,
per il momento, sostenuti dai Sanseverino, mantenevano ancora un
fermo controllo sulla Calabria.
Crotone, che Carlo VIII il 22 aprile 1495 darà in feudo con il
titolo di marchese a Guglielmo de Poitiers28, resistette dapprima ai
Francesi, rimanendo fedele alla causa aragonese. In tale occasione
il governo cittadino aiutò e provvide il presidio del castello del
necessario per poter resistere, “e ributtati l’inimici rebelli,
uscendo li Cittadini dalla città contro di quelli, quali fatti forti
in Strongoli (feudo dei Sanseverino, principi di Bisignano), e in
altre terre convicine, li nostri l’havevano cacciati via anco da
quelle, ricuperandole”. Ma poi la città aveva dovuto cedere ed i
suoi cittadini subire le scorrerie dei ribelli, che “havevano
pigliato oltre a molti huomini, sei mila capi di bestiami”29. L’anno
dopo una armata spagnola, inviata da Ferdinando il Cattolico in
aiuto a Ferdinando II, al comando di Gonzalo Fernandez de Cordoba,
sbarcava dalla Sicilia in Calabria e cominciava la riconquista.
Ferdinando II riprendeva le fortezze e le terre ancora tenute dai
Francesi ed il 15 maggio 1496 concedeva al capitano de Cordoba il
governo delle città di Reggio e di Crotone e delle terre di Amantea
e Scilla30; era castellano di Crotone Fra’ Giovanni de Pignerio31.
Morto improvvisamente il 7 ottobre 1496 Ferdinando II, successe sul
trono lo zio Federico d’Aragona che nel 1497 confermava i privilegi
concessi alla città dai suoi predecessori e, per la fedeltà
dimostrata e per i danni subiti dai cittadini durante la recente
guerra contro i Francesi, le condonava le tasse arretrate che doveva
al fisco regio32.
Il trattato segreto di Granata (11 novembre 1500) tra Luigi XII e
Ferdinando il Cattolico, prevedeva, ottenuta l’approvazione di papa
Alessandro VI Borgia, la spartizione del Regno di Napoli, dove
regnava Federico d’Aragona, facilitandone l’invasione da nord
dell’esercito francese, condotto dal D’Aubigny, e dal sud delle
truppe spagnole del Cordoba. Il trattato che stabiliva che la parte
meridionale (dalla Puglia alla Calabria ) andasse alla Spagna ed il
resto alla Francia, salvo il possesso di Venezia dei suoi porti
pugliesi, ebbe esecuzione. Infatti mentre il Gran Capitano dalla
Sicilia sbarcava in Calabria e presa Reggio in breve si impadroniva
di tutta la regione, l’esercito francese dilagava su gran parte del
Regno di Napoli. Sorte nell’estate 1502 alcune controversie sulla
spartizione, il d’Aubigny invadeva la Calabria, sconfiggendo a
Seminara (30 novembre 1502) gli Spagnoli ed occupando tutta la
regione. Solo poche città rimasero agli Spagnoli. Il presidio
spagnolo che è in Crotone si sostiene a fatica, tanto che il
“commendator” Anguillara, raccolti a sue spese quattrocento fanti
spagnoli dalle forze dei Borgia, giunge per mare in città,
garantendo così la sua sicurezza33.
La situazione rimase incerta, finchè le truppe spagnole al comando
del Cordoba, sconfissero i Francesi prima a Seminara (21 aprile
1503), poi a Cerignola (28 aprile 1503) e quindi a Garigliano (27
dicembre 1503). Iniziava così il lungo periodo del Viceregno.
Ferdinando il Cattolico nel 1505 confermava i privilegi della città
ed aggiungeva “molte et infinite altre gratie”. L’anno dopo lo
stesso re per gli aiuti prestati dai Crotonesi, principalmente nel
recupero del regno dalle mani e dal potere dei Francesi, li
riconfermava perché “li ministri del Regno non havevano voluto dare
esecutione alli primi”34.
Note
1. Trinchera F., Codice aragonese ossia Lettere regie, Napoli
1866 - 68, III, p.33 ; Vengono riparate, rifatte e potenziate le
fortificazioni di Le Castella, Dip. Som. Fs. 552, I° serie, f.lo 1,
1487, ff. 39-40, ASN. ; Santa Severina (Sisto IV nel settembre 1482
concede di poter utilizzare duc. 200 lasciati dall’arcivescovo per
la riparazione delle fortificazioni e l’armamento della città ),
ARM. XXXIX, 15, f. 38v, Bibl. Apost. Vatic.; e di Cariati. In
quest’ultimo caso l’università di Cerenzia chiese nell’ottobre
1491al re l’esenzione dal pagamento di 2 grana a fuoco al mese,
oltre i soliti tre carlini all’anno, che i Cerentinesi, come anche
tutti gli abitanti della contea di Cariati, dovevano versare per la
fabrica di Cariati, oppure erano costretti “a servire personalmente
in dicta fabrica”, Trinchera F., cit., III, pp. 222-223.
2. Capialbi H., Instructionum Regis Ferdinandi Primi Liber, in Arch.
Stor. Cal., 1916, p.262.
3. Regia Udienza Cart. S. 426 -7 fasc. XI , Arch. Stat. CZ.
4. Nota de fatti a pro dell’unita della citta di Cotrone, 1743, AVC.
5. Barone N., Notizie storiche raccolte dai Registri Curiae della
Cancelleria Aragonese, ASPN, a. XIII, f.IV, 1888, p.762.
6. Il re “ordina a Giacomo Tolomeo di provvedere alla sicurezza de’
luoghi marittimi, avendo saputo.. che l’armata de’ Veneziani faceva
preda in lo territorio de lisole”, Barone N., cit., p.761.
7. “Ove essendosi aumentata la peste , i cittadini nella maggior
parte n’erano usciti”, Barone N., cit., pp.763-764.
8. Sposato P., Aspetti della vita economica e commerciale calabrese
sotto gli Aragonesi, in Calabria Nobilissima n. 17, 1952.
9. Barone N., cit., p. 762 e sgg.
10. Quaterno de la fabrica deli rebellini et fossi de la Regia
Citate de Cotrone, Dip. Som.1/196, ASN ; Conto di Nardo Negro
deputato per la fabrica della città di Cotrone, Dip. Som. 2/196 ,
ASN.; Conto della Regia Fabrica de Cotrone, Dip. Som. 2/196, ASN. ;
Conto di Jacobuccio de Tarento Cred.ro della fab.a de Cotrone, Dip.
Som. 2/196 ; Frammento, Dip. Som. 3/196, ASN.
11. “essendo malayro in Cotrone, state la con li decti cento huomini
d’armi per tutto il mese de julio ; et se havete aviso che non se
arma per lo turco o altro, allora ve poterrete retrahere dove è
buono ayro”, Capialbi H., cit., p.263. Il “Castro Cane” e la sua
compagnia sono ancora presenti nelle marine attorno alla città nel
gennaio 1489, Processo grosso, f.153.
12. Capialbi H., cit., pp. 261-264.
13. Ferdinando vende la terra di Torre Tacina ed i feudi di
Campolongo e Ferulusello, incamerati per la ribellione di Giovanni
Pou, a Paulo Siscar ,conte di Ayello, per ducati 7000 col mero e
misto imperio, Processo grosso ff.69- 70, AVC.
14. Mazzoleni J., Regesto della Cancelleria aragonese di Napoli,
Napoli 1951, p.61.
15. Capialbi H., cit., p.264.
16. Mafrici M., Squillace e il suo castello nel sistema difensivo
calabrese, Barbaro 1980, p.77.
17. Trinchera F., cit., III, 36.
18. Fonti Arag. XIII, 245-246 .
19. Fonti Arag. XIII, 247.
20. Fonti Arag., XIII, 249 - 250.
21. Fonti Arag., XIII, 250 - 251.
22. Fonti Arag. XIII, 252.
23. Fonti Arag., XIII, 230.
24. Inoltre l’università chiese di esigere, come per il passato, il
dazio sul vino delle vigne del feudo “deli pissini” che fu di
Ioannocto de Comestabulo. Ora esso era in potere della figlia Lucia,
moglie del tesoriere Campitello, la quale rifiutava di pagare.
Ordini poi il re che due eletti dall’università amministrino le
rendite della chiesa in modo, da poter restaurare il tetto della
cattedrale e l’episcopio, impedendo che il vescovo, sempre assente,
Giovanni Ebo si porti tutte le rendite a Roma, disinteressandosi di
ciò che occorre per il culto divino. Poiché i Crotonesi sono franchi
di dogana e di fondaco per tutto il regno, ciò doveva valere anche
per le terre del governatore Loyse Lull, Trinchera F., cit., III,
pp.33 -37.
25. Mazzoleni J., Gli apprestamenti difensivi dei castelli di
Calabria Ultra alla fine del regno aragonese (1494- 1495), in ASPN,
a.XXX (1944-46)
26. Mazzoleni J., cit.
27. Nola Molise G. B., Cit., pp.195 -196.
28. Guglielmo de Poitiers, discendente da un ramo collaterale dei
Ruffo, divenne marchese di Crotone con diploma reale dato in Napoli
da Carlo VIII il 22 aprile 1495 e reso esecutivo l’undici maggio
dello stesso anno, Vaccaro A., Kroton, I, 331.
29. Nola Molise G. B., cit., p.196.
30. Provision del goberno de cotron y Calabria para de D. Gonzalo
Fernandez de Cordoba, A.G.S Estado Leg. 1003 - 21.
31. Falanga M., Il manoscritto da Como fonte sconosciuta per la
storia della Calabria dal 1437 al 1710, in Rivista Storica Calabrese
n. ½- 1993, p.257.
32. Nola Molise G.B., cit., p.196.
33. Pieri P., La guerra franco- spagnuola nel Mezzogiorno (1502
-1503), A.S.P.N., a. XXXIII, 1952, p. 29.
34. Nola Molise G.B., cit., p.196.
Struttura organizzativa della fabbrica
Vinceslao de Campitello - Regio tesoriere di Calabria
Nardo Negro - Deputato alla fabrica et ripari deli fossi
(20.10.1484/15.3.1485) per la absentia de Antonuccio Prothospatariis
Marco deli Pira (de Piris), Commissario deputato et ordinato alle
fabriche rebellini et fosso de la cita de cotroni et etiam delo
rebellino o vero scarpa et fortificationi de lo castello ; deputato
in lo spendere deli dinari dela dita fabrica.
Dominico Caruso, Deputato per la universita allo reciper de la
petra, in lo tenir lo cunto de la petra et calce.
Fran.co Bonello, Deputato per lo regimento ad tenir conto de la
petra che ha venduto l’università alla Regia Corte ; per tener lo
conto dele cinque mila carrate de la petra portano li citadinj de la
cita de cotroni in la Regia fabrica.
Chianchio de Melixa (Chancho, Zanzo, Ciancio, Franzio), capomastro
dela regia fabtrica de la cita de Cotroni.
Cola Vixiglio (Rissello), capomastro di calcara, mastro calcararo
Jacopuczo de Taranto, Credenzerj de la fabrica et castello de
Cotroni
Juliano Corsu de Caluj, Suprastante et capo de quelli che cavano li
fossi de Cotroni et de lo castello per ordinatione del mag.co
Vincislao de Campitello.
Primarano Scavello, Electo per la università allo reciper de la
petra.
Struttura della città
Peruczo Lucifaro, Sindaco di Cotroni
Valentino Rapano, Regius Capitanus de la cita de Cotroni
Nicola Sagorrisi, Cantore de la mayore ecclesia de la cita et
vicario.
Marco Nigro (Niger), Notaio
Franciscus Brunus de Cotroni, Judex
Angelo de Rapano de Cotroni, Diacono
Antonellus Locifarus, Subdiacono
Stipendi e salari della Regia Fabrica di Crotone (1484 - 1486)
Brazali, Manipuli, Guastatori - Da grana 6 a grana 8 al giorno*
Saccari - Grana 8 al giorno
Aiutante di Calcara - Grana 8 al giorno, grana 15 un giorno e una
notte
Mastro fabricatore - Da grana 10 a grana 12 al giorno*
Saccari con loro bestie, Carreri con loro bovi - Grana 10 al giorno
Capomastro di calcara - Tari 1 giorno e notte
Credenziere dela Fabrica, Deputato a tenir lo cunto dela petra et
calce - Tari 5 al mese
Commissario dela fabrica, Suprastante a capo alli guastatori che
cavano li fossi, Capomastro dela fabrica - Tari 10 al mese
* A seconda dei lavori e della necessità di manodopera
20 grana = 1 Tari 5 Tari = 1 ducato = 10 carlini

