[I frati minori conventuali di Crotone con chiesa di S. Francesco d'Assisi]
di Andrea PESAVENTO
(pubblicato su La Provincia KR nr. 12-13/1997)
Per tradizione il convento francescano di Crotone
fu fondato da Pietro di S. Andrea Castello, discepolo di Francesco
1*.
Esso fu eretto verso la metà del Duecento 2* e rimase attivo durante
il Trecento anche se si hanno poche testimonianze.
Nel maggio 1339 Theodoro de Genacio, lettore dei frati minori "in
loco Crotonis", esperto sia di greco che di latino, tradusse dal
greco in latino i privilegi della chiesa isolana 3*.
Alcune testimonianze attestano l'esistenza di una chiesa dedicata a
San Francesco fuori le mura durante il Quattrocento. Secondo una
epigrafe riportata da Nicola Sculco nel 1412 vi fu eretto il sacello
dei Montalcini 4* e nel 1484/1485 durante i lavori di fortificazione
nelle sue vicinanze fu costruita una calcara 5*.
Verso la metà del Cinquecento i conventuali per paura dei Turchi
decisero di abbandonare la loro chiesa.
(A ricordo rimase il toponimo "San Francesco Vecchio" presso il
"vallone seccagno" e l'orto detto "Piscitello" 6*. Il "luoco vicino
a detta città tanto che dalle mura vi è assai manco che un tiro di
scopetta" 7* era tra le località Spataro 8*, Pignatari, la vecchia
Carrara e la strada pubblica (ora via Cutro) e ancora alla fine del
Settecento i conventuali saranno in possesso del vignale o giardino
detto S. Francesco vecchio con alberi da frutto ed altro per uso di
orto 9*.)
Si cominciò a costruire il nuovo edificio in città presso il palazzo
vescovile, su alcune case in rovina, donate da Gio. Battista
Campitelli, barone di Melissa 10*.
Fin dall'inizio i conventuali trovarono una forte opposizione.
Quando la nuova costruzione era quasi finita il vescovo Matteo
Lucifero ed il clero cercarono di ostacolarne la presa di possesso
ma nel 1540 un breve di Paolo III, accogliendo la richiesta di Cosma
Ciro, provinciale di Calabria dei conventuali, incaricava il decano
ed il cantore di Squillace di porre fine alla lite e di immettere i
conventuali nel convento, punendo quelli che si sarebbero opposti
11*.
I conventuali trasferirono allora nel nuovo convento il corpo del
beato Pirro o Perio 12*.
La vecchia chiesa nel febbraio 1543 fu abbattuta e le sue pietre
utilizzate per le nuove mura cittadine 13*.
Sempre in quell'anno cominciò la costruzione del baluardo
"Marchese", che per la vicinanza al convento assumerà presto il nome
S. Francesco.
Il baluardo inglobò la vecchia torre Pignalosa detta poi "Torretta"
14* che diverrà la "regia monitione" della città 15*.
(Sempre davanti alla chiesa, nel luogo detto "li ribellini" o anche
largo o piazza S. Francesco verrà trasferita durante il viceregno
austriaco la fiera di Gesù Maria 16* e più tardi nel breve periodo
della repubblica crotonese si svolgeranno le manifestazioni.)
Posto in parrocchia di S. Pietro, all'inizio del Seicento il
convento era composto da pochi frati.
Di fronte ad esso, addossate alle mura, c'erano delle "buccerie",
fatte con tavolame, 17* e dentro la lamia del vicino baluardo vi era
un concio per fare il salnitro e la polvere da sparo 18*.
Nella chiesa si radunava la congregazione nobiliare dell'Immacolata
Concezione, titolo che era anche la "divisa" dei conventuali 19*.
Il cenobio composto da pochi frati vivrà con le rendite provenienti
dal fitto di alcuni fondi 20* e casette e dagli interessi su piccoli
capitali dati in prestito; quasi sempre i beni provenivano da
lasciti, donazioni 21* ed elemosine 22*.
Pur non essendo molto florido e popolato esso non fu colpito dalla
Costituzione di Innocenzo X che nel 1652 soppresse invece i due
conventi di S. Maria delle Grazie dei domenicani e di S. Maria di
Monte Carmelo dei carmelitani.
Tuttavia nel maggio 1666 si trovava in gravi difficoltà finanziarie
tanto che, per procurarsi dell'olio, i frati furono costretti a
vendere un luogo per sepolcro in chiesa "sotto lo scalone del Sancta
Sanctorum" 23*.
Allora nella chiesa, il cui altare maggiore era situato dentro alla
cappella dei Montalcini 24*, particolare devozione era portata a S.
Antonio da Padova, la cui immagine era particolarmente venerata 25*.
Il santo sarà inalzato a protettore della città ed in suo onore si
faranno processioni pubbliche 26*.
Se la costruzione del convento entro le mura aveva suscitato fin
dall'inizio aspre contese, così anche la sua vita sarà segnata da
alcuni fatti tragici.
Durante la lunga faida che insanguinerà la città ed i paesi vicini
alla metà del Seicento, il 28 dicembre 1663 all'ora dell'Ave Maria
mentre i chierici Francesco e Francesco Maria Montalcino, zio e
nipote, con altri stanno rincasando a cavallo per la strada pubblica
che passa davanti alla chiesa di S. Francesco, all'improvviso sono
oggetto di un'imboscata e sono feriti in maniera grave.
Autori sono i chierici Alessandro Suriano, Fabrizio Spina ed Antonio
Urso e altri tra i quali il reverendo frate Antonio Spina, guardiano
del convento, ed il chierico Odoardo Lopes.
I primi hanno sparato nascosti nella porta di battere del convento,
gli altri dalla finestra sopra la porta.
I due Montalcini feriti uno alla faccia ed al ventre e l'altro in
fronte, prontamente soccorsi sono portati insanguinati nel vicino
palazzo dei Montalcini dove i medici chirurghi Salvatore Blasco e
Leonardo Cirrello tentano di salvarli.
Viene aperta subito un'inchiesta dall'arcidiacono Muzio Suriano,
vicario generale del capitolo, ma i colpevoli sono al riparo 27*.
Se la giustizia ecclesiastica e civile trovava difficoltà a
penetrare nel monastero, lo stesso accaddeva per quella militare.
Ne è esempio il caso dei soldati Giovanni Piovani e Giuseppe
L'Offredo i quali dopo aver pugnalato un commilitone si rifugiano
nella chiesa di S. Francesco d'Assisi.
I due verranno consegnati alla giustizia militare ma il comandante
del castello si farà garante della vita dei due rifugiati,
impegnadosi a non far loro subire che qualche mortificazione, in
caso contrario dovrà ricondurli in chiesa 28*.
Un altro fatto delittuoso, che ha per protagonista un frate del
convento, è testimoniato da una denuncia fatta dal priore
dell'ospedale di Santa Maria della Pietà di S. Giovanni di Dio
contro il francescano Antonio Magliari.
Tra i due furono scambiate parole scandalose ed ingiuriose, poi
improvvisamente il Magliari tirò al priore un colpo di archibugio
che fortunamente non andò a segno 29*.
Situato a sinistra appena dentro la porta principale della città, il
convento apriva in fila quattro botteghe o magazzini, che affittava,
sulla strada pubblica di S. Francesco.
All'inizio del Seicento fu ampliato, ottenendo ad annuo censo un
magazzino dalla mensa vescovile 30*.
Venuta meno verso la metà del Seicento la confraternita
dell'Immacolata Concezione 31*, nel 1712 ne sorgerà un'altra, sempre
composta da aristocratici, sotto il titolo dei Sette Dolori di
Maria.
I confrati otterranno a censo dai francescani un suolo all'interno
del convento dove costruiranno il loro oratorio, oratorio che verrà
alla metà del Settecento scambiato con un altro luogo vicino,
costruito dai conventuali dietro la cappella dei Montalcini 32*.
La chiesa essendo "disposta malamente nell'architettura" fu
ristrutturata e restaurata.
I lavori iniziarono nel 1741 e furono condotti sotto la guida di Fra
Giuseppe Maria Messina, che sarà anche guardiano del convento.
Sei anni dopo essa era stata portata "alla moderna polizia e
perfezionata" sebbene si presentasse ancora tutta rustica e per
portarla a compimento, bisognava reperire altro denaro 33*.
Con questa ristrutturazione la chiesa venne organizzata con sei sole
cappelle, tre per lato "all'uso romano" e l'interno fu tutto
rifatto.
Nell'occasione alcune cappelle furono smantellate, altre spostate.
I lavori proseguirono nel tentativo soprattutto di togliere
l'umidità e sempre in questi anni i frati si impegnarono ad elevare
un muro laterale in cornu Evangelii ed ad aprire dalla parte di
tramontana "una nuova porticella" come quella che già esisteva in
passato in modo da rendere possibile e più facile l'accesso alla
chiesa in modo da "non soffrire incommodo alcuno et precise le donne
entrando dalla di lei porta maggiore" 34*.
Durante il vescovato di Giuseppe Capocchiani la chiesa aveva sette
altari: S. Francesco d'Assisi (fam. Montalcini), Immacolata (fam.
Aragona), S. Giuseppe (fam. Barricellis), S. Maria del Carmine, S.
Lucia e S. Barbara( ne avevano cura gli stessi frati), S. Isidoro
Agricola (del ceto dei massari in cui ogni anno gli agricoltori vi
facevano dire una messa cantata), S. Antonio di Padova (protettore
della città di cui ne avevano cura gli stessi frati) e S. Giovanni
Battista (fam. Barricellis) 35*.
Il convento, al quale si accedeva dalla porta "da battere" sulla
strada S. Francesco, aveva refettorio, celle, chiostro con giardino
e pozzo, alcune botteghe, magazzini e bassi.
Esso era in parrocchia dei SS. Pietro e Paolo e non aveva bisogno di
alcun restauro.
Lungo la strada maggiore di San Francesco D'Assisi e di fronte ad
esso ed alla porta maggiore della chiesa erano state edificate delle
botteghe 36*, l'una attaccata all'altra, alcune addossate alle mura
nelle vicinanze della porta, altre "sopra la real muraglia dietro la
torretta della monizione" 37*; altre ancora appoggiate alle mura
38*; ed un suolo sterile dirimpetto al convento, sopra la muraglia,
era stato concesso "per uso di giardino per piantarne fiori,
alboretti ed altro consimile" 39*. .
A fianco ed intimamente legato ad esso c'era la chiesa di San
Francesco d'Assisi.
A navata unica e confinante lateralmente con il largo o piazza detta
di San Francesco, aveva la facciata rivolta a ponente e vi si
accedeva dalla porta principale posta sulla strada S. Francesco
accanto alla porta del convento.
Essa è descritta sufficientemente ampia e bene ornata ed i frati,
meno di una decina tra monaci e laici 40*, percepivano rendite
annuali più che bastevoli.
Essi non trascuravano di esercitare il culto ed avevano rifornito
sufficientemente il luogo di sacre suppellettili 41*.
Con la soppressione, avvenuta dopo il terremoto del 1783, i beni
passarono in amministrazione alla Cassa Sacra.
Esso era tra i cinque conventi esistenti a Crotone quello più
"ricco" dopo quello delle clarisse 42*.
Le proprietà erano costituite da una decina di vignali (Briga,
Schiavone, Vescovatello, S. Ippolito, Magliarello, Garganello,
Cerzulla, Cipoluzza, Lampamaro e Nao), una gabella (Ferrara), un
giardino (S. Francesco Vecchio), quattro botteghe a filo sotto il
convento (due affittate a spezieria), una casa con basso, un
magazzino, sedici piccoli censi in denaro su case e terreni, dieci
censi bollari (con un capitale impiegato di circa 700 ducati al 5%)
ed un censo enfiteutico in grano di tomoli 48 dal barone di Tacina e
Massanova 43*.
Passati i beni in amministrazione alla Cassa Sacra, subito ne
approfittarono alcuni nobili che nel maggio 1785 si aggiudicarono
alcuni fondi e dopo cinque anni non avevano ancora versato alcuna
rata 44*
Le vendite proseguirono. Il ricavato e ciò che rimase fu poi
assegnato all'ospedale della città 45*.
La congregazione dei nobili fu soppressa ed il suo oratorio
trasformato in teatro 46*.
Il convento fu utilizzato dapprima come ospedale militare e poi come
alloggio per i soldati 47* e la chiesa di S. Francesco, davanti alla
quale era stata aperta una taverna 48*, passò sotto la giurisdizione
vescovile.
Rimasta senza rendite vi serviva un laico "sacrista" e vi venivano
celebrate alcune festività con l'elemosine di alcuni fedeli, mentre
ogni giorno a spese di un devoto cittadino vi si celebrava la messa
49*.
Il vescovo Rocco Coiro richiese il convento per trasformarlo in
seminario e la sua istanza fu accolta dal re che con un real
dispaccio del 23 giugno 1798 prendendo atto "dell'abbandono in cui
trovansi i due conventini de FF. Minori Conventuali e di S. Giovanni
di Dio, esistenti nella città di Cotrone, in ciascuno de' quali si
trattiene appena un religioso sacerdote, e qualche laico, i quali
non residendovi neppure in tutti i tempi dell'anno, trascurano
assolutamente il servizio delle rispettive chiese, fino a non
celebrarvi la messa in molti giorni festivi", ordinava "che resti
suppresso così il conventino de' minori conventuali, come l'altro di
S. Giovanni di Dio e che le fabbriche de conventuali, perchè
attaccate al palazzo vescovile siano destinate per Seminario" 50*.
Il vescovo fece trasportare in un magazzino quattro statue di marmo,
rappresentanti le virtù cardinali, che ornavano un tumulo nel
soppresso convento.
Egli voleva utilizzarle per ornare l'entrata del vescovato ma la sua
intenzione non andò a lieto fine infatti poco dopo, durante il
periodo della repubblica, esse furono richieste per abbellire
l'albero della Libertà, elevato al posto del distrutto Sedile dei
Nobili 51*.
Finito tragicamente il breve periodo repubblicano, nella chiesa
ormai in abbandono il 3 aprile 1799 venivano seppelliti Giuseppe
Suriano, Francesco Antonio Lucifero, Bartolomeo Villaroja e Giuseppe
Ducarne, fucilati sulla spianata del castello dopo che la città era
caduta nelle mani delle bande del cardinale Ruffo.
Frattanto il vescovo Rocco Coiro, ottenuto l'edificio 52*, lo
collegò al palazzo vescovile 53* e la chiesa fu dismessa. Nel 1805
già non esiste più 54* e poco dopo anche il largo si chiamerà
Soriano.
Note
1. Fiore G., II, 400; Martire D., II, 154-155.
2. Nel 1263 la provincia di Calabria ha tre custodie (Crotone,
Reggio e Castrovillari) e 21 conventi, Russo F., Storia della chiesa
in Calabria, Rubettino 1982, II, 597; Si concede ai frati minori di
Crotone di comprare 20 salme di frumento in Puglia e di farle uscire
da qualsiasi porto volessero (1283-1285) Reg. Ang., XXVII, 407.
3. Privilegi dello Sacro Episcopato dell'Isula in Processo Grosso f.
417, AVC.
4. Nel 1592 secondo una iscrizione tramandataci dallo Sculco,
Scipione Montalcini, vescovo di Gallipoli, trasferirà il sepolcro
che era stato costruito dai suo avi nella chiesa dei francescani nel
1412 nel nuovo convento, costruendola a sue spese per sè ed i
fratelli Annibale e Giovanni Tommaso, Sculco N., Ricordi sugli
avanzi di Cotrone, Pirozzi 1905, pp.65-66.
5. Quaterno de la fabrica deli rebellini et fossi de la Regia citate
de Cotrone, Dip. Som. 1/196, ASN.
6. ANC. 333, 1685, 26.
7. ANC. 49, 1594, 111.
8. ANC. 612, 1716, 20.
9. "San Francesco Vecchio" è così descritto: Giardino sito fuori le
porte della città e propriamente nella contrada li Pignatari.
Confina colla strada pubblica e colli beni del barone Lucifero. Con
atto notarile dell' otto maggio 1785 fu venduto a Bernardino
Milelli. Lista di carico, Cotrone 1790, f.51; Catasto Onciario
Cotrone 1793, f. 175v.
10. Russo F., Regesto, IV, 56 -57.
11. Fiore G., cit.,II,400.
12. Fiore G., cit.,II,400.
13. "Perratore che hanno sderropato la ecclesia de fora la cita como
e la casaza dela cortina et refetorio de santo fran.co dasisa li
mura de intorno lo jardino de detto monasterio.." Dip. Som. fs.196,
n.4 a 6, ASN.
14. ANC. 1327, 1776, 194.
15. ANC. 664, 1734, 77.
16. ANC. 611, 1711, 37;611, 1713, 50.
17. ANC. 108, 1612, 71.
18. ANC. 313, 1667, 92.
19. Nel 1628 era rettore della confraternita Giovanni Francesco
Pipino, Juzzolini P., Santuario cit. pp.42-43.
20. Nel 1602 vi erano i frati: Josepho Jacinojanne guardiano, Petro
Antonio Piccolo,Franco de Strongolo e Jacobo de Abriglano sacrista.
Il convento possedeva tra l'altro un fondo in territorio di S.
Severina, Notaio J. Galatio, fasc. 1602, ff. 321-322, AVC.
21. G. Scigliano impresta del denaro ad A. Benincasa. Morto costui,
gli eredi non vogliono restituirlo. La Scigliano allora fa una
donazione del prestito in favore dei conventuali, ANC. 496, 1704,
12.
22. I frati nel 1724 vendono a G. Rizzuto due case matte pervenute
al convento per lascito di padre Angelmo Ximenes, "figlio di d.o
convento", Cotrone 26.1.1724, AVC.111.
23. ANC. 312, 1666, 75.
24. Il 7.10.1715 Lucretia Montalcino dona al nipote Francesco
d'Aragona un giardino con la condizione che questi "sia tenuto far
celebrare due messe la settimana in perpetuo nell'altare maggiore
della chiesa de PP. Conventuali di S. Francesco d'Assisi quale
altare sta dentro la cappella propria di essa Lucretia", ANC. 659,
1715, 66- 67.
25. Nella chiesa di S. Francesco I. Galatio fa voto davanti alla
immagine di S. Antonio di Padova di non giocare più per 10 anni e se
lo farà verserà ogni volta duc. 50 alla chiesa dell'Annunziata di
Napoli, ANC. 313, 1667, 169.
26. Nel giugno del 1774 lite tra il vescovo ed gli Osservanti. Il
primo vuole impedire la processione che ogni anno gli osservanti
fanno nel giorno del santo Antonio di Padova per la città, Lettera
di Vargas Macciucca al governatore di Cotrone, Napoli 3 giugno 1774,
AVC.
27. Arch. Vesc. Crotone.
28. Promessa del comandante del castello di Cotrone Antonio Fenoza,
19.11.1734.
29. ANC. 661, 1721, 244.
30. Atto del notaio Gio. Galasso, Cotrone 8.5.1608, AVC.96.
31. Rel. Lim. Crotonen.1640.
32. ANC. 668, 1750, 32-33.
33. T. Soda compra una casa al largo del castello. La casa era stata
sequestrata per morosità e messa all'asta dalla regia Corte su
richiesta dei conventuali, ANC. 1124, 1748, 10.
34. Nel 1747 viene smantellata la cappella dei Barricellis- Pipino e
F. Barricellis Pipino ottiene in cambio una cappella gentilizia, la
seconda nuovamente edificata in cornu Epistole, che verrà
interamente sistemata ed arredata a spese del convento, ANC. 912,
1747, 121 - 125.
35. Nota delle chiese e luoghi pii, Cotrone 18. febbraro 1777.
36. Nel dicembre 1760 Raffaele Di Perri costruisce "per uso di
cafetteria", una bottega di fabbrica nella strada maggiore di S.
Francesco d'Assisi attaccata alle mura e confinante con la casa
usata per l'archivio dell'università e dirimpetto la scala di
fabrica della casa della corte, ANC. 1411, 1761, 12.
37.Le botteghe appartenevano ai mastri sartori Antonio Brunero e
Dionisio Lo Jacone i quali otterranno in uso per farne "una
abitazione di casamento" l'edificio antico attaccato detto torrazzo,
ANC. 1326, 1772, 104; 1326, 1773, 69-71.
38. Vi sorgevano le fabbriche costruite da Giuseppe Micilotto ed
Annibale Montalcini, ANC. 1327, 1776, 34.
39. Il suolo "di circa un ottavo" viene concesso a Nicola Zurlo,
ANC. 1327, 1775, 245.
40. Nel 1752 i frati del monastero erano cinque: Padre maestro Fra
Francesco Antonio Muccari di Strongoli, guardiano, Fra Antonio
Magliari di Cotrone, Fra Francescantonio Cosentino di Catanzaro, Fra
Daniele Spallati di Rossano e Fra Giuseppe Maria Villaroya, ANC.
913, 1752, 173- 175.
41. Rel. Lim. Crotonen. 1774.
42. Nel 1790 le rendite erano: Clarisse ducati 1483:32, Conventuali
duc. 310:98.8, Paolotti duc. 262:04.6, Osservanti duc. 53:50 e
Cappuccini 20:00, D. Aragona Reg. Amministr., Lista di carico,
Cotrone 1790, f.76.
43. D. Aragona cit. f. 36.
44. Beni del convento alienati dalla C.S. nel maggio 1785: S.
Francesco Vecchio (Bernardino Milelli), Garganello (Barone Francesco
Antonio Lucifero), Cerzulla e Cipoluzza (Raffaele Suriano),
Lampamaro (Marchese Giuseppe Lucifero), Nao (Raffaele Zurlo), Casa
con basso( Domenico Cannalonga9 e magazzino (Michele Messina), D.
Aragona cit. f.36 sgg.
45. Vaccaro A., cit. , II, 240.
46. Rel. Lim. Crotonen. 1795.
47. Pieri P., Ancora di Cotrone nel 1799, Napoli 1924, p. 12.
48. Catasto onciario Cotrone 1793.
49. Rel. Lim. Crotonen. 1795.
50. Dispaccio reale da Palazzo 23 giug.1798, AVC.112.
51. Pieri P., cit. pp.13-14.
52. Todisco Grande L. Synodales cit. p.65.
53. Il seminario era composto da cinque camere, una cappella e sette
camerini. Nel quarto medio c'era il refettorio, la cucina, la
dispensa ed alcuni bassi. Nel giardino, oltre al pozzo, vi era una
bellissima cisterna fatta edificare dal vescovo Todisco Grande,
Relazione sul seminario fatta dal penitenziere Pasquale Messina,
1853.
54. Elenco dei luoghi pii laicali, 1805.

