[Alcuni luoghi di culto fuori le mura di Santa Severina]
di Andrea PESAVENTO
(pubblicato su La Provincia KR nr. 18/2003)
Chiesa dell'Annunziata e Convento di San
Francesco dell'Osservanza
Alla fine del Cinquecento è segnalata la presenza di una chiesa
sede di una confraternita intitolata alla SS. Annunziata. Essa era
situata fuori le mura della città. Il 15 luglio 1584 il papa
Gregorio XIII concedeva ai confratelli della confraternita della
Beata Maria Annunziata, esistente nella chiesa della Beata Maria
Annunziata, costruita presso e fuori le mura della città di Santa
Severina, l'indulgenza nelle quattro principali festività della
Beata Vergine Maria1. La presenza della confraternita con chiesa
propria, vicino ma fuori le mura, è confermata anche dalla relazione
dell'arcivescovo Alfonso Pisano del 15892. Secondo il Fiore il
convento dei frati minori osservanti riformati di Santa Severina fu
fondato da Pietro da Cassano nel 16113. Secondo altri il convento
intitolato alla SS. Vergine Annunziata fu fondato nel 16134. Il
convento, situato poco fuori la porta della città detta della
Piazza, riuscì a passare indenne dalla soppressione dei piccoli
conventi al tempo di Innocenzo X5. Esso dopo poco la metà del
Seicento fu arricchito e protetto dagli Sculco, duchi di Santa
Severina, i quali nella chiesa costruirono una cappella gentilizia e
fecero alcuni lasciti per la celebrazione di messe in suffragio,
come risulta chiaramente dalla seguente testimonianza:
"Io sottoscritto guardiano del ven. convento de P.P. Riformati della
città di S. Severina fo fede, qualmente in questa nostra chiesa si
scorgono in diversi luoghi l'imprese Gentilizie dell'Illustre
Famiglia Sculco, signanter nel soffitto del nostro coro, e parimente
in fra l'altre cappelle, che risiedono in d(ett)a nostra chiesa, vi
si trova quella della d.a illustre famiglia sotto il titolo del
Santissimo, e furono fondate nell'anno 1655 dall'Eccellentissimo
Signor Don Carlo Sculco fu Duca di questa medesima Città ed a piè di
detta cappella vi stà la lapide sepolcrale con di sopra questa
iscrizione.
"Carolo ex Sculcorum Familia
Primo Sanctae Severinae Domino
Viro ad magna omnia facto
Invidentibus fatis
Anno 1656 (MDCLVI) grassante lue
E vivis erepto".
Et
"D. Hieronymae Rotae sub ipso imminente (juventae flor.)
Flore Prematuro exitu raptae
Quorum quod condi potuit hic iacet
Io. Andreas Sculco (I) Sanctae (S.) Severinae Dux
Frater, et (ac) Vir dolentissimus
Monumentum hoc excitavit
Anno Domini 1666 (MDCLXVI)6"
Ed in questa sepoltura vi stanno riposti tanto li già morti Duchi di
questa città, quanto li discendenti della sudetta illustre famiglia
Sculco, e fra gl'altri l'illustrissimo Signor D. Francesco Antonio
Sculco Fratello utrinque congionto del Sig. D. Tomaso Domenico
Sculco, il quale morendo, lasciò, che si celebrassero cinquanta
messe l'anno in perpetuum da questi nostri padri, come in effetto
ogn'anno li si celebrano, che per essere tutto ciò vero, ne ho fatto
la presente scritta e sottoscritta colle mie proprie mani, e
sugellata col solito sugello di questo ven. convento. Oggi 24 aprile
1723. Io fra Bonaventura di Mesoraca quardiano faccio fede".
Il convento mantenne quasi sempre un discreto numero di frati: al
tempo dell'arcivescovo Mutio Suriano aveva quattro sacerdoti e
quattro conversi7 e pochi anni dopo è così descritto in un aprezzo
della fine del Seicento: " Segue fora di detta Città uscendo dalla
parte della piazza e proprio dalla parte di Ponente vi è un
monistero de Frati zoccolanti detto dell'osservanza nel quale vi
risiedono otto frati tra laici e sacerdoti: vi è la chiesa ad una
nave, con due cappelle sfondate una con la statua di S. Antonio e
l'altra con l'immagine della Madonna, altare Maggiore custodia e
coro; vi sono tre bracci di claustro con 18 celle , ameno giardino,
dove si fa verdumi e frutti di ogni sorte. E poco distante di detto
Monistero vi è la fontana delle acque di buona qualità, della quale
si servono i cittadini vi è la conserva di fabbrica e chiave di
bronzo per comodità di quelli che vanno a caricarla"8. Anche durante
il Settecento risulta ben popolato; poco dopo la metà del Settecento
secondo l'arcivescovo Antonio Ganini contava ben 16 religiosi9, che
al tempo della soppressione a causa del terremoto del 1783 si erano
ridotti però solo a sei frati10. Nella lista di carico della Cassa
Sacra è così descritto: Chiesa. La porta della stessa che è una
sola, e grande, si chiude da dentro con un legno a traverso. La
stessa è nuova. Nella d(ett)a chiesa vi sono sei finestre colle
vetrate solam(en)te nelle quali vi sono pochi vetri vi sono sei
altari attorno, e l'altare maggiore dietro al quale vi è il coro
adornato di sedili e vi sono cinque quadri in d(ett)o coro.
L'intempiata dello stesso, e della chiesa è buona. Apparte sinistra
è la sagrestia in dove vi è uno stipo, che serviva per conservare
l'utensili sacri del convento, vi è la portella che si chiude con
fermatura. A parte destra vi è il chiostro in cui s'entra dalla
porta che sporge fuori grande e si serra da dentro con un legno; nel
primo piano dello stesso vi sono sei stanze, le porte de quali sono
vecchie, ed aperte, vi sono sei finestre una porta dauna vecchie e
fracide. S'entra per altra porta vecchia senza veruna serratura e si
va al secondo piano nel dormitorio, vi sono sei celle colle porte, e
finestre aperte, e senza veruna serratura. Nel secondo dormitorio vi
sono otto celle, anche le porte e finestre sono aperte e vecchie e
così nel terzo dormitorio, nel quale ve ne sono cinque stanze anche
aperte. In tutti li dormitori vi sono sette finestre colle apre di
legno ma senza potersino chiudere. Sceso nuovam(en)te nel piano a
parte sinistra vi è il refettorio, in dove vi sono quattro banchi
colli sedili attorno fissi, e vi sono due finestre di legno aperte
più appresso vi è altra stanza, in dove vi è uno stipo grande, ed
una finestra aperta tanto la porta che si entra tanto quella
tramessa tra lo refettorio e d(ett)e stanze sono aperte e vecchie. A
destra vi è un'altra porta caduta per dove si entra nella cucina
prima, e vi è un bancone fabricato più appresso vi è altra cucina
nella quale vi è uno stipo nel muro, ed una finestra aperta,
appresso vi è altra stanza in dove vi sono due finestre colle stesse
di legno aperte. Sotto d(ett)a cocina vi è altra stanza aperta che
serviva per uso di legna e più appresso vi è altra stanza che
serviva per il cellaro colla porta aperta senza veruna chiusura, e
vi esistono quattro piccole botti. Vicino lo stesso cellaro vi sono
due stanze che servivano per stalle senza porte11. Soppresso nel
1811 durante il Decennio francese, fu poi riaperto con il ritorno
dei Borboni12. Subì alcuni danni a causa del terremoto del 1832. Fu
nuovamente soppresso al tempo dell'Unità d'Italia, quando per un
breve periodo fu adibito a civile abitazione. In seguito ritornò di
proprietà ecclesiastica.
Chiese Campestri
Delle antiche chiese campestri, che ancora nel Duecento si
incontravano lungo i sentieri e le trazze e nei numerosi villaggi
agricoli sparsi sul territorio di Santa Severina, all'inizio del
Settecento ne rimanevano solo due. Quest'ultime inoltre erano in uno
stato precario, in quanto di solito si celebrava solamente nel
giorno della loro festa e per devozione di qualche benefattore. Esse
erano senza rendite e con le elemosine si provvedeva alla loro
manutenzione ed a fornirle delle cose necessarie al culto13.
Di alcune di queste chiese campestri, scomparse per la maggior parte
durante il Trecento, rimase il ricordo nei canonicati della
metropolitana di Santa Severina. Essi ci indicano, oltre al santo a
cui era dedicata la chiesa, anche il luogo o il villaggio in cui
l'edificio sacro era situato. All'inizio del Seicento sono ricordati
i canonicati di Santa Maria di Armirò, di S. Nicola di Armirò, di S.
Stefano del Bosco, di S. Maria dela Grotta, di S. Maria Ora pro
Nobis e di S. Nicola de Scuroioanne14. A questi sono da aggiungere
S. Domenica di Turroteo, S. Maria de Sette Frati, S. Nicola de
Melleis, S. Nicola de Grottari, S. Lucia, S. Maria ad Nives, S. Vito
Martire, S. Maria de Migale, S. Giorgio de Grottari, S. Stefano de
Ferrato, S. Maria di Buon Calabria, S. Maria Capriarorum...15
Chiesa di Santa Maria della Consolazione
La chiesa non parrocchiale fu fondata verso la metà del Seicento
poco fuori la porta della città detta "Portanova". Così infatti si
esprime in una relazione l'arcivescovo Muzio Suriano: "Chiesa di
Santa Maria della Consolazione: è questa fuori le mura della città
nuovamente fabricata"16. Pochi anni dopo l'"Apprezzo" ci indica il
luogo: "Difuori di detta città e proprio da sotto il luogo detto
Portanova vi è una chiesa sotto il titolo di S. Maria della
Consolazione ad una nave, ed intempiatura, pittata con un altare ed
una campana piccola"17. La chiesa esisteva ancora alla metà del
Settecento. Essa allora era mantenuta dalla devozione dei fedeli. Vi
era l'onere di una messa settimanale a beneficio dell'anima di
Agnese Zurlo e di due messe annuali per quella di Andrea Cozza.
Entrambe si celebravano con le rendite provenienti da alcuni
lasciti18.
Chiesa di Santa Maria dei Sette Frati
Era situata in località "Fonte dei Settefrati". Alla metà del
Settecento la chiesa era annessa al canonicato del reverendo D.
Oronzo Severino; era senza rendite ed oneri e perciò si celebrava
qualche volta per devozione di qualche benefattore19. Alla fine del
Settecento a ricordo della chiesa esiste tra i canonicati della
cattedrale quello di S. Maria dei Sette Frati20
Chiesa di Santa Domenica
La cappella era anticamente situata fuori le mura. Essa era
stata costruita per devozione da Lionardo de Sanfelice, il quale
tutta via non la provvide di rendite. In seguito fu dotata dai
fratelli Gio. Francesco e Lucantonio Modio, nipoti del Sanfelice, i
quali nel febbraio 1563 ne ottennero lo iuspatronato per bolla di
conferma da parte dell'arcivescovo Gio. Battista Orsino. In seguito
col consenso e beneplacito dell'arcivescovo Alfonso Pisano la cura
della cappella fu trasferita dietro la chiesa arcivescovile. Si sa
che nel luglio 1619 era patrono dello iuspatronato Giulio Cesare
Modio, il quale presentò come rettore e cappellano suo figlio, il
chierico Gio. Battista Modio, essendo la carica rimasta vacante per
morte di suo fratello Gio. Pietro Modio21. Gio. Battista Modio nel
1634 era ancora rettore della cappella di Santa Domenica, sita nella
chiesa metropolitana, come risulta dagli atti del sinodo di
quell'anno22. La cappella continuò ad appartenere alla famiglia
Modio ed ancora alla metà del Settecento l'arcivescovo Antonio
Ganini segnalava l'esistenza di un beneficio sotto il titolo di
Santa Domenica, situato fuori le mura, appartenente alla famiglia
Modio, che era amministrato dal chierico Francesco Piterà di
Catanzaro, il quale provvedeva a soddisfare l'onere delle messe23.
Chiesa di San Giovanni
La chiesa era situata fuori le mura nel luogo, dove si svolgeva
la fiera omonima detta di San Janni o San Giovanni dell'Agli, ogni
terza domenica di maggio. Solamente in tale periodo si celebrava la
messa per coloro che partecipavano al mercato. Al suo mantenimento
ed agli obblighi si provvedeva da parte del duca di Santa
Severina24.
Note
1. Russo F., Regesto, 23674.
2. Rel. Lim. S. Severina, 1589.
3. Fiore G., Della Calabria cit., II, 419.
4. Piperno G., I conventi dei Frati minori, p. 56.
5. Rel. Lim. S. Severina., 1660, 1666.
6. Tra parentesi sono riportate le varianti presenti nella
iscrizione come è riportata in Siberene p. 92.
7. Rel. Lim. S. Severina., 1678.
8. Un apprezzo della città cit., Siberene, p.122.
9. Rel. Lim. S. Severina., 1765.
10. Vivenzio G., Istoria e teoria de' tremoti, Napoli 1783, (15).
11. C. S. Lista di Carico n. 37- S. Severina, 1790, pp. 598 -600,
ASCZ.
12. Caldora U., Calabria napoleonica, Cosenza 1985, p. 227
13. Rel. Lim. S. Severina., 1725, 1735.
14. Russo F., Regesto, V, 25721.
15. Chiese e titoli per i canonici della Metropolitana, Siberene, p.
155.
16. Rel. Lim. S. Severina., 1678.
17. Un apprezzo della città cit., Siberene, p. 142.
18. Rel. Lim. S. Severina., 1765.
19. Rel. Lim. S. Severina., 1765.
20. Chiese e titoli per i canonici della Metropolitana, Siberene, p.
155.
21. Le Cappelle di Patronato nella Metropolitana, Siberene, 150.
22. Acta Synodi cit., Siberene p. 24.
23. Rel. Lim. S. Severina., 1765.
24. Rel. Lim. S. Severina., 1765.

