[La Chiesa della Immacolata di Crotone]
di Andrea PESAVENTO
(pubblicato su La Provincia KR nr. 16-20/1996)
Al raccolto del 1678, rovinato dalle
locuste, erano seguite le sterilissime ed aride annate del 1679 e
del 1680 e poi il flagello dei bruchi che aveva portato la carestia
e la morte.
In questi anni, per molti di grande desolazione e miseria e per
alcuni speculatori di rapido arricchimento, un gruppo di
benestanti,spinti anche dalle autorità religiose, decise di
edificare un luogo sacro dedicandolo all'Immacolata Concezione.
Così nel 1682, durante il vescovato di Hieronymus Caraffa (1664
-1683), fu eretto l'oratorio dalla pietà di alcuni Crotonesi i quali
a loro spese provvederono alla sua costruzione e dotazione 1*.
L'edificio sacro, situato in parrocchia di Santa Margarita presso il
luogo detto "li molina" ed il baluardo Toledo, divenne sede della
confraternita dell'Immacolata Concezione 2* e delle Anime del
Purgatorio.
Il sodalizio era detto anche dei "Plebei" perchè composto da laici,
per la maggior parte dediti al commercio del grano (piccoli
proprietari terrieri, mercanti), dell'emergente borghesia cittadina,
detentrice degli uffici e delle cariche pubbliche (notai, giudici,
cassieri, chirurghi, medici, capitani ecc.), appartenenti alle
famiglie della seconda piazza della città detta anche del popolo o
degli Honorati.
Le regole della confraternita, distinte i vari capitoli sì da
formare un piccolo libro, furono approvate il 4 dicembre 1684, al
tempo della sede vacante per morte del vescovo Caraffa (8.10.1683),
dal vicario capitolare, l'arcidiacono Hieronymo Suriano.
La confraternita godeva il privilegio della annessione alla chiesa
della gloriosa B. V. del Suffragio Alme Urbis, come si rilevava da
un diploma, concesso in Roma il 10 febbraio 1686 dal cardinale
Lorenzo Altieri, protettore dell'arciconfraternita di S. Maria del
Suffragio Alme Urbis, in cui venivano confermati e mantenuti intatti
nella loro validità gli onori, le indulgenze ed i privilegi e tutte
le altre facilitazioni concesse alla confraternita crotonese.
Essa era amministrata da alcuni ufficiali eletti annualmente e
precisamente da un prefetto o superiore, da un primo ed un secondo
assistente, da un erario e cassiere e da due consultori.
Inoltre vi era un "padre" detto anche rettore o maestro, un
sacerdote cioè, approvato dal vescovo, che amministrava il sacro.
I confrati si riunivano di solito alla domenica per recitare il
rosario e partecipavano alle processioni, occupando l'ultimo posto,
essendo tra le sette arciconfraternite e confraternite allora
esistenti, per lo più formate da chierici, nobili e mastri (SS. mo
Sacramento, S. Maria de Monte Carmelo, SS. Pietà, SS. Annunciazione,
SS. Crispino e Crispiniano e SS. Rosario), quella di più recente
istituzione.
Indossavano un sacco di tela ordinaria bianco con cappuccio e una
mozzetta o scapolare di color ceruleo (cambiato poi in turchino) nel
cui lato destro era affissa l'immagine dell'Immacolata Concezione.
Solo il prefetto si distingueva in quanto recava in mano una verga
con le insegne della Vergine.
Essi inoltre portavano nelle processioni la croce e potevano alzare
il vessillo.
Dalla visita del vescovo di Crotone Marco de Rama (2.7.1690
-4.8.1709), effettuata agli inizi del mese di dicembre del 1699, si
rileva che l'oratorio pur piccolo era ben arredato e fornito di
altare, paramenti, vasi sacri e sedili.
All'interno vi erano dei quadri, tra i quali uno con l'Immagine
della titolare ed uno raffigurante la Vergine del Rosario, due
crocefissi grandi, un calice con coppa d'argento e patena, sei
candelieri, una lampada d'ottone, un campanello piccolo ... e anche
14 abiti di tela ordinaria bianca con cappuccio e 14 mozzette di
terzanella acquamaro.
I confrati si riunivano al suono della campana grande nella loro
chiesa e proprio in quell'anno decisero di fondare un pio monte di
messe da celebrarsi per l'anima di coloro che si sarebbero iscritti,
corrispondendo in vita una certa elemosina.
L'assenso alla erezione del monte, che avrà una gestione separata e
sarà amministrato da un cassiere e prenderà il nome di Monte dei
Morti dell'Immacolata e dell'Anime del Purgatorio, fu dato dallo
stesso vescovo durante la sua visita.
Il presule Marco de Rama dopo aver esortato a perseguire la
perfezione sia nelle opere spirituali che temporali, rinnovò il
decreto, già emanato al tempo dell'erezione, nel quale veniva
intimato ai confrati di non violare i diritti della parrocchia di S.
Margarita entro i cui confini l'oratorio era situato 3*.
Fin dai primi anni la confraternita era stata oggetto di alcuni
lasciti per la celebrazione di messe in suffragio; tra questi da
ricordare quello concesso da Margarita Protentino (annui carlini 15
e grana 33 perpetui sopra un mulino di Gennaro Zurlo per 100 messe
annue nei giorni festivi) e quello più sostanzioso del nobile Orazio
Catizzone.
Quest'ultimo nel suo testamento aveva istituito un legato in favore
della congregazione per una messa settimanale in perpetuo assegnando
per fondo un vignale in località "Il Palazzo", un pezzo di terra,
ducati 8 annui su un capitale di ducati 100, che gravava i beni
della famiglia Milelli, ed una casa in parrocchia di Santa
Veneranda.
Il legato tuttavia era vincolato da una clausola per cui sarebbe
divenuto esecutivo solo dopo la morte della moglie del testatore,
Vittoria Suriano.
Il Catizzone inoltre aggiunse altri ducati 7 e carlini 3 annui,
provenienti da un censo sopra le vigne di "Gazzaniti" di Giuseppe
Junta; con la condizione che anche questo denaro sarebbe entrato in
possesso della congregazione solo dopo la morte della sorella, Anna
Catizzone, clarissa nel monastero Santa Chiara di Crotone, alla
quale la somma era stata assegnata per vitalizio 4*.
Già in questi primi anni della sua esistenza nella chiesa era eretto
un beneficio sotto il titolo della Immacolata Concezione e S.
Didaco, dapprima di iuspatronato della famiglia Casanova e poi
affidato dallo stesso fondatore al rettore, il chierico Sofronio
Magliari, con l'onere di celebrare due messe alla settimana.
Il beneficio, che nel 1699 era senza altare e cappella, fu al centro
di lunghi contrasti, tanto che per parecchi anni il rettore non potè
far celebrare le messe; tuttavia nel 1720 esso risulta con altare e
cappella dentro l'oratorio e può vantare un censo di 24 ducati annui
per la celebrazione delle due messe settimanali 5*.
All'inizio del Settecento, facilitato anche dalla ripresa economica
che godeva la città, il sodalizio cominciò una fiorente attività
creditizia sia di aiuto verso i propri aderenti che verso i piccoli
proprietari ed i massari e impiegò parte delle rendite
nell'abbellimento della chiesa.
Proseguendo nella visita ai luoghi sacri sotto la sua giurisdizione,
il 6 luglio 1720 il vescovo di Crotone, il benedettino Anselmo de la
Pena (1719 -1723), entrò nell'oratorio e ammirò oltre ai vasi sacri,
i sedili, i paramenti ed il cimitero anche i due altari: uno posto
nella parte superiore della chiesa e l'altro in quella inferiore,
dove cioè si riuniva la congregazione, composta da una ventina di
iscritti.
L'edificio sacro era arredato da una decina di quadri, alcuni grandi
altri mezzani e piccoli, tra i primi uno con l'immagine della
Vergine del Rosario ed uno della Madonna, e da tre statue: una
grande dedicata alla Madonna e due piccole di S. Francesco d'Assisi
e di S. Francesco di Paola.
Le proprietà della congregazione, che al tempo della visita del
vescovo Rama consistevano solamente in una casa, un piccolo censo e
del denaro liquido con una rendita annua di quasi 10 ducati (mentre
altri beni, quelli cioè lasciati da Orazio Catizzone, erano ancora
"in spe" cioè la congregazione ne sarebbe entrata in possesso solo
dopo la morte della vedova Vittoria Suriano e della clarissa Anna
Catizzone), erano sensibilmente aumentate a tre case, un palazzo,
una vigna e ben 12 censi, con un capitale impiegato di oltre 600
ducati, che davano un'entrata annua di circa 150 ducati.
L'aumento del patrimonio in beni e soprattutto in censi era dovuto
più che ai lasciti testamentari, legati alla celebrazione di messe
in suffragio, dalle rendite provenienti dal prestito, spesso ad
usura, del denaro incassato dal Monte dei Morti al quale ciascun
inscritto versava 13 grana ogni semestre.
La concessione di piccoli capitali al tasso dell'otto per cento ai
massari e ai piccoli proprietari, impegnandone le case e le vigne,
era divenuta infatti in breve l'attività finanziaria principale e
più interessante e lucrosa della congregazione.
Da parte sua il Monte si impegnava a far celebrare 50 messe ed una
cantata per ogni fratello o sorella morta e la congregazione a
pagare 12 ducati al padre spirituale, a sostenere le spese per la
celebrazione delle messe vincolate dai lasciti e a celebrare
degnamente la festa dell'Immacolata Vergine Maria.
Il vescovo prima di lasciare l'oratorio ordinò che entro quattro
mesi fosse coperta con una tela cerata la lastra sacra dell'altare
superiore, di far fare un armadio, simile e quello che si trovava
nella sacrestia della cattedrale, dove fossero conservati più
decentemente e meglio i paramenti della chiesa e impose ai confrati
di procurarsi un grande libro dove dovevano essere annotati in
ordine e per esteso tutti i beni con le entrate ed uscite sia della
chiesa che del monte; inoltre egli ordinò di indicare in che modo
erano, e sarebbero, pervenuti alla congregazione le proprietà ed i
capitali 6*.
Col passare del tempo, specie con l'aggregazione di nuove famiglie
al seggio nobiliare ed alla seconda piazza dopo l'arrivo dei
Borboni, il sodalizio era aumentato di importanza sia economica che
politica; favorito in ciò anche dal legame di mutuo aiuto che legava
tra loro gli aderenti che sempre più spesso si tramutava in
complicità nella gestione di affari speculativi e
nell'accaparramento degli uffici pubblici.
Le cariche pubbliche ed il potere che esercitavano gli iscritti
permettevano di condizionare le scelte del governo cittadino
scegliendo di fatto i rappresentanti del secondo ceto o del popolo
che, all'occasione, potevano salvaguardare e favorire gli interessi
personali, mentre l'affidabilità e la solvibilità del monte, facendo
aumentare le iscrizioni, ne incrementavano il capitale ed il
consenso.
Lo stesso luogo venne ad assumere un significato politico preciso e
lo spiazzo compreso tra l'ospedale, il baluardo Toledo e l'oratorio
fu chiamato ed identificato come "il sedile delli massari" 7* in
contrapposizione al sedile dei nobili situato sulla pubblica piazza
davanti alla cattedrale.
L'oratorio venne ristrutturato, adornato e dotato di nuovi e
preziosi oggetti sacri, segno e simbolo della ascesa sociale ed
economica degli aderenti alla congregazione.
Siamo a conoscenza che nell'ottobre 1734 i confrati acquistavano
dall'argentiere napoletano Nicola Jorghi un secchio ed un aspersorio
d'argento 8* e dopo alcuni anni, nel 1738, gli ufficiali della
congregazione decidevano di costruire un nuovo cimitero nella chiesa
e comprarono perciò alcuni edifici vicini e precisamente una casetta
matta, "cadente e quasi inabitabile" attaccata da una parte alla
chiesa e dall'altra ad un magazzino di Diego Tronca, di proprietà
del beneficio semplice di S. Matteo Apostolo della famiglia
Giuliano, eretto nella cattedrale 9*, ed il magazzino appartenente a
Diego Tronca 10*; quest'ultimo era attaccato alle mura della città.
Costruito il cimitero sopra di questo aprirono la porta della chiesa
ed un corrispondente atrio "per quanto si era il luogo di detta
casetta e magazeno".
Davanti all'atrio rimase un piccolo largo che la stessa
congregazione chiuse con un muretto 11*.
L'anno dopo i lavori alla chiesa proseguivano: Dionisio Caracciolo
levava la terra e le pietre per costruire un muro nuovo, Diego Monti
con il discepolo Riganello faceva "l'ammatonata della chiesa", i
mastri Domenico Lavinas, Pietro Cosentino e Nicola Pangari
"informavano e sformavano la lamia" ed il mastro Dionisio Sacco
costruiva l'"orchesto" e faceva una nuova vetrata.
L'edificio sacro era fornito di stalli per l'organo comprati da Gio.
Battista delli Antinori e di una sfera dorata opera dell'orefice
Nicolò D'Orio 12*.
L'opportunità e l'utilità di impiegare il denaro incassato diventano
l'argomento più importante delle discussioni tra gli ufficiali ed i
confrati che alla domenica si riuniscono nell'oratorio ed ai quali
il prefetto propone gli affari per averne l'approvazione 13*.
L'attività creditizia, che in passato era costituita da piccoli
prestiti ai lavoratori della terra, sempre più frequentemente ora si
dirige con capitali più sostanziosi ai proprietari.
Il tempo passa ed il luogo vicino al torrione dell'orologio
universale dove si trova la piccolissima chiesa e oratorio della
congregazione laicale muta aspetto.
Dietro la chiesa e attaccati alla muraglia della città trovano posto
le quattro botteghe dei macellai, che sfrattate da piazza Lorda, a
causa delle immondizie e del fetore che causavano, vengono relegate
in un luogo distante dalle abitazioni.
I confrati approfittando della difficoltà per i macellai (e per i
compratori) di raggiungere il luogo, aprono nel muretto dell'atrio
della chiesa una porta che permette di arrivarvi comodamente,
ottenendo l'impegno dei macellai a pagare l'annuo censo che devono
al rettore del beneficio di S. Matteo 14*.
In questi anni assume la carica di prefetto della congregazione
Gerolamo Cariati "decurione del ceto de nobili viventi della seconda
piazza della città", il quale ricoprirà l'ufficio ininterrottamente
per un ventennio 15*.
Il Cariati piccolo proprietario e mercante ben introdotto
nell'ambiente economico e nel potere politico cittadino riesce
attuando la speculazione e lo strozzinaggio 16* a farsi una discreta
posizione.
Egli infatti con la complicità degli economi prende in fitto i
grandi territori ecclesiastici, di nascosto e pagandoli molto meno
di quello che valgono, e poi li subaffitta con lucro sostanzioso ai
coloni. Inoltre non fa rispettare a quest'ultimi la rotazione
triennale consentendo a loro di mettere i terreni a semina, e
percependo quindi il terratico, anche il primo anno quando cioè essi
dovrebbero essere franchi e maggesati 17*.
Per obbligare i coloni a consegnargli il grano al raccolto, alla
semina anticipa la semente ed il denaro e fornisce i buoi per arare.
Il Cariati utilizzerà la congregazione come base di lancio per la
propria fortuna e, indebitandola sempre più nei suoi confronti,
riuscirà a detenere per un ventennio la carica di superiore ed ad
avere il consenso e l'appoggio dei confrati per le sue iniziative
politiche ed economiche.
D'altronde durante la sua lunga prefettura la congregazione
aumenterà in beni e prestigio e l'oratorio verrà completamente
rifatto.
Nel 1750 incominciarono i grandi lavori di ricostruzione.
La chiesa che sorgeva nelle vicinanze dell'ospedale della città,
"piccolissima" ed "edificata sin da ottanta anni" era "malamente
disposta nell'architettura".
Per renderla "più perfetta all'uso moderno" fu deciso di allungarla
e renderla razionale, portandola alla perfezione secondo le regole,
le misure e le disposizioni dell'ingegnere e dei periti.
Nel maggio 1750 perciò si ottenne dapprima dall'arcidiacono Domenico
Gerolamo Suriano una casa matta attaccata alla chiesa da abbattersi
per costruirvi il nuovo cappellone 18*.
I lavori però tardano anche perchè mancano i soldi per acquistare
un'altra casetta vicina.
Nell'ottobre dell'anno dopo il prefetto della congregazione Girolamo
Cariati si accorda con Violante Suriano, vedova di Francesco Cesare
Berlingieri, marchese di Valle Perrotta, , proprietaria dell'altra
casetta matta nel luogo detto "dietro li molina", confinante con
quella già acquistata dalla congregazione l'anno prima.
Volendo la vedova facilitare "un'opra così onorevole lodevole e pia
per maggior gloria di Dio e dell'Immacolata Signora" cede la casetta
per cento ducati che sono pagati dal Cariati non avendo la
congregazione il denaro occorrente 19*.
Seguendo questo esempio sempre durante la prefettura di Gerolamo
Cariati, che ricopre nel 1754 anche la carica di sindaco del secondo
ceto della città 20*, la chiesa e la congregazione è oggetto di
lasciti testamentari che facilitano la sua ricostruzione 21*.
Lo stesso prefetto dà un apporto finanziario notevole per portare a
compimento l'opera.
I lavori dureranno alcuni anni e all'inizio del 1756 l'edificio
anche se rustico è quasi completato.
Nel gennaio di quell'anno il Cariati stipula un contratto con lo
"stucchiatore" Pasquale Ciamboli di Maratea.
Quest'ultimo si impegna a "stucchiare la chiesa dell'Immacolata
tutta col cappellone, assieme coll'altare maggiore, e che sia detto
altare magnifico, e più bello che potrà venire, e l'orchesto, e che
detta opera debba essere di tutta perfettione et in quella maniera
che si tira et usa il stucco in Napoli, e secondo il disegno firmato
da esso Pasquale Ciamboli, e da esso Sign. Cariati".
Il Ciamboli si impegna ad iniziare i lavori il primo giorno di
aprile e proseguirlo fino alla fine di giugno dello stesso anno;
iniziando a stuccare prima il cappellone.
Poichè il Ciamboli, probabilmente a causa del pericolo della
malaria, non vuole passare l'estate a Crotone, egli si obbliga a
ritornarvi a novembre e, ripresa l'opera, completarla entro il mese
di maggio del 1757.
Qualora ciò non fosse possibile riprenderà i lavori nel novembre di
quell'anno.
Il Cariati si impegna a fornire il materiale e la calce "menata di
prima mano a sue spese" e consegnata dentro la chiesa ed inoltre a
fornire al Ciamboli, per tutto il tempo che dovrà rimanere a Crotone
per compiere il lavoro, la stanza di abitazione e letti tanto per
lui quanto per quelle persone che porterà per aiutarlo e "oglio per
la lume".
Il pagamento dell'opera è stabilito in ducati 400, da pagarsi ducati
20 al momento della stipula del contratto ed il restante durante
l'avanzamento dei lavori 22*.
Sempre nel maggio 1756 il Cariati si accorda con lo scultore e
artefice marmoraro, il napoletano Nicola Boccacci, per far costruire
a sue spese l'altare maggiore della chiesa.
Secondo gli accordi l'altare dovrà essere fatto in marmo di Massa
Carrara ed una volta completato sarà trasportato a Crotone ed eretto
nella chiesa a spese e rischio del costruttore.
Il prezzo pattuito è di ducati 450 e l'opera dovrà essere conforme
per "misure, lavori, colori e qualità" a quelle descritte nel
disegno fatto in doppia copia per sicurezza di ognuna delle parti.
Il Boccacci si impegna a consegnare ed a erigere l'altare entro un
anno con l'accordo che per tutto il tempo che egli dovrà risiedere a
Crotone le spese di cibarie e stanza per abitare e letto per
dormire, gaffe di ferro per l'assetto dell'altare ed assistenza di
fabbricatori che bisognassero per assisterlo nell'erezione
dell'altare non siano a suo carico.
Inoltre "ritrovandosi in detto disegno d'altare costruito e
designato nel mezo di esso il tabernaculo seu custodia per la
conservatione delle sacre Pisside resta perciò convenuto che questa
non debbasi lavorare e fare ma in luogo di questa farci un lavoro di
rilevo seguitandovi però il finimento di sopra"; inoltre "essendoci
pure in esso disegno vari lavori di marmi di color verde, questi
debba farli esso Sig. Boccacci di verde detto comunemente di
Calabria".
Alla stipula dell'atto il Cariati anticipa ducati 20 impegnandosi a
pagare il resto man mano che il lavoro procederà entro il maggio
1758 23*.
Nella primavera 1758 i lavori sono finiti ed il 24 aprile di
quell'anno l'altare maggiore, portato da Napoli dal Boccacci, è già
stato "eretto, edificato, e collocato nella chiesa, ove oggidì si
osserva piantato".
In quel giorno il Cariati che ha sopportato tutte le spese e si è
obbligato con lo scultore napoletano versa gli ultimi ducati 40 a
saldo 24*.
All'inizio del 1763, trovandosi due nuove cappelle di stucco vuote,
i mastri barbieri ne chiedono una 25*.
Nell'agosto dello stesso anno, nella sacrestia della chiesa
dell'Immacolata, gli ufficiali ed amministratori della congregazione
si accordano con Giovanni Spataro e Vito Curcio, mastri barbieri e
procuratori della cappella dei santi Cosimo e Damiano, che ottengono
così la cessione della cappella da dedicare ai due santi tutelari e
propriamente "quella esistente all'ala sinistra ab ingressu Eccl.e
che va situata al lato del corno Evangeli dell'altare maggiore".
I mastri barbieri versano ducati 60 per le spese occorse per la
costruzione della cappella, ducati 30 per il suo mantenimento ed un
capitale di duc. 200 per farvi celebrare una messa bassa
settimanale.
I mastri barbieri potranno ogni anno celebrare la festività dei
santi protettori, utilizzando l'organo e la campana e riunirsi nella
sacrestia per eleggere gli annuali procuratori della cappella 26*.
Nello stesso anno a loro spese i mastri barbieri fanno fare dal
pittore Vitaliano Alfì un quadro raffigurante i loro santi per
metterlo nella cappella 27*.
Il 30 luglio 1769 si riunivano i confrati e fatti i conti della
amministrazione di Girolamo Cariati, che per molti anni aveva retto
la confraternita ed il monte, risultò che esso risultava creditore
nei confronti della chiesa, per il pagamento delle opere fatte per
edificarla in ducati 4982 e grana 59, mentre invece egli risultò
debitore verso il pio monte in ducati 658 grana 66 e 1/3.
In quel giorno il Cariati si impegna a donare alla chiesa e alla
congregazione la somma di cui è creditore ed a pagare a rate il
debito, entro sei anni a ducati cento all'anno a partire dal 1776,
ponendo queste condizioni:
"Primo. Che sempre, ed in perpetuo non si dovesse amovere dagli
Officiali, e Fratelli presenti e futuri, la lapide, o sia tavatiera,
che sta situata in mezzo al coro di detto Oratorio, e proprio sotto
li gradini dell'Altare Maggiore, nella quale si vede scolpita l'arma
di sua casa; perciò in ogni futuro tempo, che si romperà detta
lapide, è tenuta, ed obligata la sudetta Congregazione a sue proprie
spese rifarla tale, quale presentemente s'attrova, e non altrimenti.
Secondo. Che mai si dovrà amovere il proprio mio ritratto, che sta
dipinto nel medaglione di mezzo l'Oratorio sudetto, e proprio sotto
a piedi della Beata Vergine, che sta ivi ritrattata; perciò
disfacendosi detto medaglione, e dovendosi fare il nuovo, deve anche
la sudetta Congregazione, e suoi Officiali, Fratelli presenti e
futuri far anche ritrattare il detto mio ritratto, come al presente
s'attrova, e non altrimenti.
Terzo. Che l'Iscrizione, si vede scolpita sopra uno marmo, situato
nel muro della Porta di detto Oratorio, sempre stasse fissa in detto
luogo, di quella maniera che presentemente si vede.
Quarto. Che sempre, ed in perpetuo gl'Officiali e Fratelli presenti
e futuri fussero tenuti, ed obbligati di far celebrare in suffragio
dell'Anima mia, doppo che sarò morto, un funerale, cioè il Notturno,
e Messa Cantata, e da celebrarsi propriamente detto funerale e messa
cantata a spese di detta Congregazione il giorno doppo, che si suole
celebrare il funerale del qm. Orazio Catizone" 28*.
Egli dona inoltre alla congregazione, per adornare l'altare maggiore
della Beata Vergine, la carta di Gloria, In Principio ed il lavabo
d'argento fatti venire da Napoli a sue spese 29*.
Alcuni anni dopo, nel marzo 1773, anche la seconda "cappella con
altare fornita di stucco senza quadro.. dove non si celebrano le
messe e quindi quasi inutile per la chiesa" è ceduta a Benedetto
Milioti che la compera per ducati 60.
Il Milioti si impegna "per sua devozione farci scolpire un quadro
con l'effigie del SS.mo Crocifisso, e ne i lati la Beatissima
Vergine Addolorata e S. Giovanni Evangelista, e sopra d.o altare
l'Effigie del P. Eterno. Inoltre per sua mera devozione far scolpire
altri Santi nelli due Medaglioni vacui dell'orchesto, ove sta
situato l'organo". Presenzia all'atto tra gli altri il pittore
Vitaliano Alfì 30*.
Sempre il Milioti l'anno dopo fa un legato assegnando alla cappella
ducati 400 con l'annua rendita di ducati 20 e fondandovi un monte di
maritaggi a favore di donzelle nubili povere, dotandolo di ducati
1600 al 5%, provenienti da un prestito fatto al possidente Dionisio
Ventura 31*.
Egli inoltre stabilisce che il 13 settembre, festa della Croce, si
riuniranno presso la cappella 10 donzelle, scelte dai parroci della
città, figlie di "maestri di piazza e massari poveri e onorati e
figli dell'arte, e non di quelli maestri e massari nati vilmente, de
quali molti se ne ritrovano in questa città".
Dopo aver cantato il Veni Creator Spiritus e la messa si procederà
ad estrarre a sorte due ragazze; a ciascuna delle quali maritandosi
andranno 40 ducati.
Il Milioti affida l'amministrazione del monte di maritaggi da
fondarsi ai sindaci ed eletti del secondo ceto o del popolo, i quali
avranno in consegna anche la cassa a tre chiavi 32*.
Successivamente, ritornando nel suo proposito, il 16 gennaio 1778
fonda il monte di maritaggi sotto il titolo di Monte della
Misericordia e riconfermando ciò che aveva disposto nel legato,
riguardo alla gestione da parte dei sindaci ed eletti del secondo
ceto, affida però la cassa all'arcidiacono 33*.
All'inizio del vescovato di Giuseppe Capocchiani (1774-1788) la
numerosa confraternita laicale ha un oratorio mediocremente ampio e
di forma elegante, simile per aspetto ad una vera chiesa. Esso è
ornato decentemente ed è fornito di ottime suppellettili sacre. Ha
rendite bastevoli e vi si celebrano due messe quotidiane.
All'interno ci sono due altari: uno del SS.mo Crocifisso, la Madonna
Addolorata e San Giovanni Evangelista spettante e curato da
Benedetto Milioti e l'altro dedicato ai santi Cosma e Damiano dei
mastri barbieri. I confrati, che eleggono annualmente i loro
amministratori, sono retti per lo spirituale da un prete o canonico
approvato dal vescovo e scelto tra i componenti del capitolo
cattedrale. Questo ogni domenica e nelle feste solenni istruisce i
confrati con sermoni e catechesi, riceve la loro confessione e
amministra l'eucarestia. Celebra le messe cantate e le altre
funzioni ecclesiastiche.
Nell'oratorio c'è anche un pio monte dei morti delle Anime del
Purgatorio 34* di natura laica che è amministrato parimenti dai
confrati che gestiscono anche le rendite dell'oratorio. Ogni anno
gli amministratori devono rendere conto del loro operato a due
confratelli, tra i più meritevoli, scelti con l'intervento del
deputato ecclesiastico. Se per lo spirituale l'oratorio è soggetto
al potere eccelsiastico, per quello temporale dipende da quello
laico, infatti se sorge una lite sull'elezione degli amministratori,
ed altre cose simili, si ricorre al giudizio del governatore della
città 35*.
Il 22 giugno 1777, essendo prefetto Federico Letterio, il vescovo
Capocchiani con rito solenne consacrò la chiesa.
Nell'occasione della consacrazione si erano fatte venire da Napoli
12 croci ed una lapide di marmo, quest'ultima per l'iscrizione, ed
erano stati comperati da Francesco Galdi, spendendo ben sessanta
ducati, del gallone e del pizzillo dorato per adornare l'apparato
ricco della congregazione e cioè la coppa, le tonicelle e la pianeta
di drappo fiorato in oro e argento 36*.
L' oratorio già ampliato e reso più bello durante la lunga
prefettura di Girolamo Cariati è da quest'ultimo fatto oggetto di
un'ultima donazione: così, pochi mesi prima della sua morte,
avvenuta il 28 settembre 1781, avendo un secchio ed una sfera
piccola d'argento malridotti li fa rifare nuovi dall'orafo
napoletano Onofrio Suppa 37*.
Nel settembre dell'anno dopo "perchè la chiesa ha bisogno di alcune
restaurazioni e specialmente nella porta maggiore, che minaccia
rovina, e deve essere di nuovo rifatta", l'erede del Cariati, il
mercante Antonio Asturelli, accogliendo le richieste dei
rappresentanti della congregazione estingue il debito 38*.
Dopo il terremoto del 1783 la congregazione fu sciolta e le
proprietà furono amministrate dalla Cassa Sacra che incamerò anche i
mobili e le cose preziose.
Nell'oratorio fu trasferita la cura della parrocchia di Santa
Margarita.
All'atto della soppressione la congregazione era proprietaria di una
gabella, due case, due palazzi ed un magazzino e di 10 censi bollari
che complessivamente davano una rendita annua di ducati 200, mentre
il monte dei morti possedeva 3 case, una bottega, un magazzino e 28
censi bollari con una rendita annua di oltre 200 ducati.
Dall'analisi delle proprietà risulta che con il passare del tempo il
sodalizio si era sempre più allontanato dagli scopi dei fondatori e
da una società di mutuo aiuto si era trasformata in una combriccola
che praticava la speculazione per fini personali, sviluppando
un'intensa attività creditizia verso i massari ed i piccoli
proprietari, con prestiti di capitali che dall'otto per cento
dell'inizio secolo erano poi scesi verso la metà del Settecento al 5
per cento, raramente al 4%.
Dai piccoli prestiti si era passato ai grandi, privilegiando alcuni
proprietari che ora usufruivano della maggior parte del capitale
della congregazione e del monte.
All'atto della soppressione infatti sette censuari da soli
usufruivano del 65% del capitale 39*.
I beni furono amministrati dalla Cassa Sacra e nel 1790 parte
risultavano alienati 40*.
Venuto in seguito il vescovo Ludovico Ludovici (1792-1797), egli
mandò via il parroco di Santa Margarita e rimise la chiesa alla
confraternita ottenendo dal re l'assenso 41*.
Il 26 novembre 1802 il re Ferdinando IV approvava le regole
appartenenti alla Congregazione sotto il titolo L'Immacolata SS.ma e
L'Anime del Purgatorio presentate dal priore Luigi Fiodo e da 77
fratelli che tra l'altro prevedevano l'organizzazione ed i compiti
della congregazione che era amministrata da ufficiali maggiori
(priore, primo e secondo assistente), eletti ogni anno nel mese di
dicembre nella IV domenica dell'Avvento, e da ufficiali minori (2
consultori, 1 maestro di novizii, 1 segretario, 2 maestri di
cerimonia, 1 cassiero, 2 cantori e 2 infermieri).
Note
1 . TEMPLUM HOC/ MAGNAE DEI PARENTI/ A LABE PRIMIGENIA IMMUNI/
IAM AB ANNO (I) (I CLXXXII/ DICATUM/ QUOD/ SODALITAS CROTONENSIS
DEVOTA/ PROXIMIS ANNIS/ SUB PRAEFECTURA/ HIERONYMI CARIATE/ VIRI IN
EADEM MUNIFICENTISSIMI/ AFFABRE ET BASILICE/ HANC IN FORMAM
AMPLIAVIT/ IOSEPH CAPOCCHIANI/ CROTONENSIUM PONTIFEX/ RITU SOLEMNI
CONSECRAVIT/ DIE XXII MENSIS IUNII A. D. MDCCLXXVII/ FRIDERICO
LETTERIO SODALIUM PRAEFECTO
2. Una congregazione intitolata all'Immacolata Concezione è
documentata a Crotone fin dal 1628. Essa era composta però da soli
nobili ed aveva sede all'interno della chiesa del convento dei
conventuali di San Francesco d'Assisi. La confraternita ancora
esistente nel 1640, all'inizio del vescovato di Geronimo Caraffa
(1664 -1683) si era già sciolta, Juzzolini P., Santuario di Maria
SS. del Capo delle Colonne in Cotrone, Cotrone 1882, pp.42 -43; Rel.
Lim. Crotonen., 1640 - 1667.
3 . Nel 1699 era rettore e maestro dell'oratorio il canonico
Giovanni Andrea Cavarretta e prefetto della congregazione il dottore
chirurgo Domenico Cirrelli, Acta Sanctae Visitationis ab Ill.mo ac
R.mo D.no Episcopo D. Marco Rama, A.D. 1699 confecta, ff. 14v,
40-41, 47- 49, 125.
4 . Acta cit.,50; All'atto della soppressione al tempo della Cassa
Sacra esisteva ancora il beneficio sotto il titolo La Madonna del
Carmine, San Francesco di Paola e San Bernardino di Siena della
famiglia Catizzone della soppressa congregazione dell'Immacolata
Concezione, Catasto Cotrone 1793, 157v.
5 . Acta cit., 40v; Anselmus de la Pena, Visita, 1720, ff. 11, 50.
6 . O. Catizzone lascia un palazzo, una vigna e tre censi annui per
una messa alla settimana, M. Protentino un censo sopra un mulino per
100 messe all'anno, G. Marino un censo per una messa ogni venerdì
ecc, Anselmus de la Pena, cit. f.50.
7 . ANC. 1129, 1769, 100 - 108.
8 . 24.10.1734 - Acquisto da Nicola Jorghi argentiero di Napoli per
un secchio ed aspersorio d'argento duc. 30.50, Libro della
Congregazione dell'Immacolata Concezione - 1734, Arch. Vesc.
Crotone.
9 . ANC. 853, 1738, 34-38.
10 . Il 23 marzo 1738 presso il notaio Felice Antico, il rettore del
beneficio, Paolino Bruno, e Diego Tronca vendono alla confraternita
una casetta matta ed un magazzino per duc. 100, cioè duc. 50 per la
casetta ed altrettanti per il magazzino. Dei ducati 100 la metà fu
pagata mentre per la somma rimasta la congregazione si impegnò a
versare al rettore del beneficio carlini 35 all'anno. Il debito
verrà estinto nel 1766 con la consegna del capitale al rettore del
beneficio, ANC. 1343, 1766, 50-51; 1063, 1750, 117-118.
11 . ANC. 1063, 1750,117-118.
12 . Pagamenti del cassiere della Congregazione A. Micilotto,
Cotrone 1739, C. 118 AVC.
13 . Nel 1747 il prefetto propone ed i confrati approvano un
prestito di ducati 100 al 5% a favore di Giuseppe Antonio Giunti che
impegna il suo palazzo. Era prefetto Salvatore Rinaldi,assistenti
Pietro Arrighi e Dionisio Asturi, consultore Serafino Labonia e
cassiere Francesco Antonio di Fazio, ANC. 912, 1747, 15v- 16.
14 . ANC. 1063, 1750, 117- 118; "Tutti i macellari pro tempore" per
canone sopra i macelli pagheranno ogni 12 dicembre alla
congregazione 35 carlini, Stato attuale o sia lista di carico 1790,
f.40, Arch. Vesc. Crotone.
15 . Gerolamo Cariati assieme al patrigno Leonardo de Cola, che
aveva sposato la madre Vittoria Lombardo, dopo la morte del padre
Ottavio (?), dapprima ottenne una sepoltura in cattedrale "in tempo
che venne alzato il Presbiterio.... con sua lapide di marmo
coll'impresa di Leonardo Di Cola, ed iscrizione tanto del nome di
questo che di esso Sig. Cariati". Questa sepoltura fu poi nel 1777
ceduta a F. Lo Schiavo avendone il Cariati altre in altre chiese
(1345, 1777, 58- 59). Infatti nel 1736 i due fondarono e dotarono la
chiesa di San Vincenzo Ferreri dove costruirono il loro sepolcro e
troveranno poi sepoltura. (La lapide di marmo tombale con lo stemma
del Di Cola e l'iscrizione "HIC IN SINU ECCLESIAE/ QUAM PROPRIO AERE
FUNDAVIT/ ULTIMAM TUBAM EXPECTAT/ LEONARDUS DE COLA/ ET/ HIERONYMUS
CARIATI/ 1736" si trova attualmente nella chiesa dell'Immacolata).
Nel 1748 nella chiesa di San Vincenzo Ferrerio fondarono 5
cappellanie laicali col peso di una messa quotidiana da celebrarsi
da 5 cappellani scelti da loro (ANC. 667, 1748, 103- 110). Mercante
di grano nel marzo 1744 Gerolamo Cariati ottiene per un annuo canone
un pezzo di terra della mensa vescovile nel vignale di Gesù e Maria
e vi costruisce due magazzini (Platea mensa vescovile per 1780 e
parte del 1781, AVC.). Morto il patrigno, nel 1749 ne eredita i beni
che comprendevano il palazzo di abitazione in parrocchia dei SS.
Pietro e Paolo presso le mura in località "Il Fosso" e confinante
strada mediante con quello degli Aragona (Il palazzo che prima
apparteneva a Giuseppe Riccio era passato nel novembre 1733, tramite
permuta, in proprietà a Leonardo di Cola, il quale assieme al
figliastro lo fece subito ricostruire ed elevare, ANC. 664, 1734,
12-13), due case, il iuspatronato sulla chiesa di S. Vincenzo
Ferreri e 180 animali vaccini, ANC. 668, 1749, 173-175. L'anno dopo
risulta prefetto della congregazione, carica che eserciterà di
continuo fino al 1769, ANC. 1063, 1750, 117 - 118; Gerolamo Cariati
fu più volte sindaco della seconda piazza (1746, 1754) e si sposò
due volte; la seconda volta con Feliciana Astorelli ma non ebbe nè
figli nè discendenti. Morì vecchissimo il 28 settembre 1781; fondò
un monte di maritaggi sotto il titolo di S. Vincenzo Ferrerio,
favorendo le zitelle della famiglie Lombardo, Astorelli, Nicoletta e
Amelio, e lasciò erede ed esecutore testamentario il suocero Antonio
Astorelli, ANC. 854, 1746, 45v- 46; 1345, 1781, 19 -30; A ricordo
del Cariati appena dentro la porta della chiesa è stata recentemente
collocata l'epigrafe: "Nel secondo centenario/ della sua fondazione/
la confraternita/ riconoscente ricorda/ Girolamo Cariati/ che questo
tempio/ edificò ed abbellì/ A. D. 1958".
16 .G. Cariati prende in consegna dalla moglie duc. 50 e "col lucro
che annualmente ho da detto negozietto ricavato sono diventati
docati duecento", ANC. 1345, 1781, 25.
17 . G. Cariati e altri prendono in fitto dall'economo della mensa
vescovile alcuni territori senza che venga osservata la procedura
prevista per questo tipo di affitto cioè senza far pubblicare in
precedenza i banni e senza affiggere le cartelle in piazza e senza
poi accendere la candela e liberare l'affitto al maggior offerente,
ANC. 1267, 1756, 169- 171; 1267, 1757, 105- 106.
18 .Il pio monte dei morti della congregazione dà all'arcidiacono
una casetta che possiede e la congregazione ottiene in cambio la
casetta matta confinante con la chiesa, ANC. 913, 1750, 97-102.
19 . ANC. 913, 1751, 156v- 158.
20 . ANC. 857, 1754, 228- 229.
21 . Alla fine di maggio 1755, essendo prefetto Gerolamo Cariati,
primo assistente Francesco de Vennera ed erario e cassiero Marco
Manfredi, il francese Claudo Parise, soldato invalido del castello
lascia per testamento erede universale e particolare la chiesa e
congregazione dell'Immacolata Concezione e l'Anime del Purgatorio,
ANC. 858, 1755, 424v- 425.
22 . Presenzia all'atto il mastro Gerolamo Asturi, ANC. 1267, 1756,
6-10.
23 . Presenzia all'atto il mastro Andrea Amelio, ANC. 858, 1756,
104-107.
24 . Sono presenti all'atto i mastri Nicola Partale, Gio. Battista
Lucifero ed Andrea Amelio, ANC. 859, 1758, 135-137.A ricordo rimane
l'epigrafe: D.O.M./AETERNAT HOC MARMOR/ HIERONYMI CARIATI/
LIBERALITATEM RELIGIONI DESPONSAM/ QUI SACRAM HANC AEDEM DEIPARAE/
IMMACULATAE VIRGINI/ DICATAM/ PRIUS HUMILEM NIMISQUE RUDITER/
EXTRUCTAM/ SUA LARGITER PROFUSA IMPENSA/ INCENSO ANIMO AC MUNIFICE/
REDEGIT HONESTAVIT EXPOLIVIT/ AN. REP. SaL. MDCCLVIII
25 . Oltre alla confraternita dei mastri barbieri sono da ricordare
quelle dei mastri sartori con cappella di S. Homobono, dei mastri
calzolai con cappella dei SS. Crispino e Crispiniano entrambe in
cattedrale e quella laicale detta la "Congregazione de' Nobili",
"della primaria nobiltà del Paese", con oratorio sotto il titolo dei
Sette Dolori di Maria o della Madonna Addolorata dentro il recinto
del convento dei minori conventuali di S. Francesco di Assisi, Nota
delle chiese e luoghi pii, Cotrone 1777, AVC.
26 . ANC. 862, 1763, 182-185; La cappella dei SS. Cosma e Damiano
pagherà alla congregazione un censo enfiteutico sopra i suoi beni di
carlini 15 ogni 15 di agosto, Stato attuale cit, f.40 AVC.
27 . Ancor oggi sul dipinto si legge: Alfì P. 1763/ Giovanni Spataro
e Vito Curcio PP.vi F.C.PE.
28 . ANC. 1345, 1781, 19 -30.
29 . La donazione viene fatta alla congregazione "con la condizione
però di doverle improntare una volta l'anno nel giorno che si farà
la festività del glorioso S. Vincenzo Ferrieri nella sua propria
chiesa", ANC. 1345, 1781, 28-30.
30 . Sono presenti anche il sacerdote Giacinto Messina, Andrea
Giardino, Giuseppe Torchia e Antonino Torromino, ANC. 1130, 1773,
2-4; Vitaliano Alfì della città di Catanzaro, accasato e dimorante a
Crotone ha una figlia di nome Rosa, nata a Crotone dal matrimonio
con la fu Bricida Alfì, ANC. 1665, 1776, 5v.
31 .Benedetto Milioti il 13.10.1733 sipula i capitoli matrimoniali
con Caterina di Fazio, figlia di Silvestro di Mandoriccio( ANC. 664,
1733, 173v -174). Piccolo proprietario e mercante il 1.8.1771
impresta duc. 1600 al 5% a Dionisio Ventura, ipotecandone alcuni
fondi,ANC. 917, 1771, 61.
32 . ANC. 1130, 1774, 62-64; A ricordo di Benedetto Milioti rimane
in cattedrale una tela rappresentante Gesù di ritorno dai Dottori,
donata per sua devozione nel 1767 ed opera del crotonese Nicola La
Piccola.
33 .Il Milioti l'otto gennaio 1783 per ottenere il beneplacito regio
retrocede l'arcidiacono alla sola facoltà di controllo
dell'amministrazione del monte fatta dai sindaci ed eletti del
secondo ordine, ANC. 1666, 1783, 2-3.
34 . Nel 1777 vi erano a Crotone sette monti: Dell'Anime del
Purgatorio nella chiesa dell'Immacolata Concezione, dei Morti di
natura ecclesiastica nella chiesa del Purgatorio, Frumentario,
Mazzulla, Misciascio, della Pietà e Petrolillo, Nota delle chiese e
luoghi pii ecclesiastici e secolari, 1777, Arch. Vesc. Crotone.
35 . Nel 1777 la congregazione aveva come prefetto Domenico Lettieri
e per lo spirituale era diretta dal canonico Domenico Terranova, Il
monte delle Anime del Purgatorio aveva come procuratore Nicola
Coccari e procuratore dei mastri barbieri era il mastro Vincenzo
Marino, Nota delle chiese cit.,
36 . ANC. 1345, 1782, 31.
37 . ANC. 1345, 1781, 19-30; 1345, 1782, 29-38.
38. Il 14 settembre 1782 Antonio Asturelli salda il debito, che
doveva ancora il defunto Gerolamo Cariati, versando al cassiere
della congregazione, Fedele Partale, ducati 293 e grana 66, ANC.
1345, 1782, 29- 38.
39. Avevano in prestito un capitale superiore a 100 ducati Antonio e
Domenico Rizzuto, Francesco e Gaetano Talamo, il barone Francesco
Antonio Lucifero, Nicola Coccari e Saverio e Marianna Russo, Stato
attuale cit., ff. 33-35;54-55, AVC.
40. I principali acquirenti furono: Raffaele Suriano (Gabella
Maniglieri), Cesare Oliverio (Palazzo di Catizzone), il marchese
Giuseppe Maria Lucifero (2 Magazzini), e Gennaro Adamo (un palazzo),
Stato attuale cit.
41 . Rel. Lim. Crotonen. 1795. Tra i prefetti della congregazione
ricordiamo: Domenico Cirrelli (1699), Antonio Asturi (1743),
Salvatore Rinaldi (1747), Girolamo Cariati (1750- 1769), Federico
Letterio (1773), Domenico Lettieri (1777), Nicola Coccari (1782).
Tra gli ufficiali: Giuseppe Smerz(1782), Fedele Partale (1782),
Domenico Curcio (1773), Antonio Manfreda (1773), Giacinto Gabriele
(1773), Carlo Messina (1750, 1766), Giovanni Avarelli (1766),
Francesco di Vennera (1750, 1755, 1766), Nicola Marzano (1763),
Giovanni Rizzuto (1761, 1763), Marco Manfredi (1755), Pietro
Asturello (1761), Antonio Garasto (1761), Salvatore Arrighi (1761),
Michele La Piccola (1761), A. Micilotto (1739), Dionisio Asturi
(1748), Giuseppe Grasso (1743), Francesco Antonio di Fazio (1748),
Felice Antico (1743), Gerolamo Asturi (1743), Pietro Arrighi.

