[Convento di S. Maria del Soccorso o dell’Osservanza]
di Andrea PESAVENTO
(pubblicato su La Provincia KR nr. 42-43/1999)
Situato vicino alla spiaggia in un luogo che
dalla presenza si chiamerà “Marina dela Observantia” tra “Poggio
Reale” ed il Carmine, il convento francescano dei minori osservanti
fu eretto nel 1520 sotto il titolo di Santa Maria del Soccorso1.
I fondatori
Si adoperarono e contribuirono alla costruzione della chiesa e
del convento il frate Matteo di Misuraca e l’aristocratico crotonese
Leonardo Lucifero2, quest’ultimo mise il denaro ed a ricordo pose le
sue insegne sopra l’arco maggiore e nel frontespizio della chiesa e
come fondatore ebbe diritto ad una cappella nella nave della chiesa
per la sepoltura sua3 e dei suoi discendenti4.
Il convento risulta attivo alla metà del Cinquecento quando, come si
ricava da alcuni documenti, subì delle modifiche. Il 29 novembre
1545 i “frati dela observantia de Cotrone et per essi Jac.o
Siciliano” vendono un muro alla regia corte, affinché questa possa
utilizzarne il materiale, per la costruzione delle mura della città.
Nei giorni seguenti i perratore diroccano “le mura dela ecclesia et
monasterio dela observantia de Cotroni”5.
In seguito il convento, come anche altri conventi dello stesso
ordine, situati nei paesi vicini (Policastro, Casabona, Cariati e
Isola), dovette subire danni dai terremoti, specie quello del 1638,
quando al fenomeno tellurico si accompagnò nel caso di Crotone
l’incursione dei turcheschi, che diedero alle fiamme i due vicini
conventi dei domenicani e dei carmelitani. In quell’anno, era
ministro del convento Francesco da Montalto, fu inviato il frate
Antonio da Scigliano a visitare i luoghi religiosi della zona. Egli
aveva ampia facoltà di vendere ed alienare tutti i pochissimi beni
del convento (terreni, case e rendite da legati) e di utilizzare il
denaro per la sacrestia e l’edificio conventuale. Facendo
riferimento a tale disposizione nell’ottobre 1646 i frati,
possedendo un basso, situato presso il rivellino ed in parte caduto
a causa del terremoto, lo vendono a Geronimo dela Motta Vigliecas,
con l’intento di utilizzare il denaro per riparare il convento6.
Alcuni anni dopo, nel 1664, Andrea Sculco, duca di Santa Severina,
fece dipingere il chiostro con tutti i miracoli di Sant’Antonio da
Padova, “in figure grandi dipinte in fresco per quanto è capace
tutto il chiostro”7. Allora la “famiglia” di Crotone era composta da
tre sacerdoti e tre laici8 e poteva contare su pochissimi beni: un
orto, dei piccoli terreni attorno al convento e dei censi,
provenienti da legati per messe in suffragio. Per la particolare
devozione verso San Antonio da Padova il convento fu in questi anni
usualmente chiamato “S. Antonio dei padri zoccolanti”.
I frati furono spesso sospettati di praticare il contrabbando. Ciò
era facilitato dal fatto che il convento si trovava fuori mura,
vicino alla spiaggia e non molto lontano dal porto. Di notte, quando
le porte della città erano chiuse, era facile far uscire dai suoi
magazzini il grano ed imbarcarlo senza l’ordine ed il permesso della
Regia Camera della Sommaria e sfuggendo alle tasse di estrazione.
Per tale motivo esso fu oggetto di molte denunce ed inchieste. Il 23
ottobre 1665 si presenta al convento Antonio Suriano, luogotenente
del Regio secreto e mastro portolano, per indagare su un carico di
grano, avvenuto di contrabbando la notte precedente. Al luogotenente
è pervenuta voce che quella notte è uscito dal convento del grano,
che è stato imbarcato di contrabbando sul vascello del genovese
Battista Castagnola, diretto fuori regno. Il Suriano, a tutela del
patrimonio reale, vuole pigliare “le debite informazioni contro li
delinquenti tanto principali quanto danti aggiuto e consapevoli de
ditto contrabbanno”. I frati riuniti nel refettorio, dopo aversi
toccato il petto, come si costuma tra i religiosi, dichiarano di
essere estranei: “in tempo di notte mai s’apre la porta del loro
convento ma quella è solito chiudersi sonato Il pater noster ed
aprire à sponta di sole, tanto più che per l’imminenti pericoli di
turchi et forasciti, facilmente li potria succedere qualche
repentino assalto”9. Durante la guerra di Messina i magazzini del
convento, essendo il porto insicuro, furono usati come deposito per
le merci delle navi confiscate10. Sulla situazione del convento e
sulle difficoltà, che i frati incontravano, getta luce un esposto
inviato al viceré nel settembre 1690 dal guardiano fra Giuseppe di
Policastro. Facendo presente che il convento viveva solo di
elemosine e che era è necessario provvedere ai frati almeno il vitto
quotidiano, egli denuncia alcuni nobili. Fabio Antinori, Fabrizio
Lucifero e Giuseppe Suriano “si la tengono l’uno con l’altro a
coprirsi li loro latrocinii e contrabandi”. Essi impediscono che
siano versate le elemosine, che servono per far celebrare le messe
in suffragio delle povere anime. Soprattutto l’Antinoro da anni è
debitore verso il convento. Per tale motivo i frati ricorsero alla
Regia Corte, facendo sequestrare il raccolto di una sua proprietà.
Il nobile, che per la complicità che godeva, non temeva la
giustizia, per nulla intimorito si raccolse il grano, che sarebbe
spettato al convento e se lo portò nei suoi magazzini. Invano il
guardiano protestò, anzi dovette ritrattare le accuse e temere l’ira
del nobile e dei suoi potenti amici11.
Questa situazione di precarietà, unita alla fama di essere un covo
di contrabbando e di banditismo, durerà anche all’inizio del
Settecento, quando la comunità era composta da un padre guardiano e
da sei padri locali12. I frati a più riprese furono accusati oltre
che di praticare il contrabbando, dare rifugio ed aiutare i
delinquenti13 anche di offrire immunità a marinai, che fuggivano
dalle barche, spesso dopo aver commesso crimini14.
La ricostruzione settecentesca
Tra la fine del Seicento e l’inizio del Settecento la chiesa fu
ampliata, il pavimento rifatto, alterando l’antica disposizione
delle lapidi sepolcrali, e fu mutata la disposizione delle cappelle.
Nella nuova costruzione, che presenta cinque cappelle in “cornu
epistole”, il marchese di Apriglianello, Fabrizio Lucifero, come
discendente del fondatore Leonardo Lucifero, ottenne nel 1707 la
seconda cappella ad iniziare dall’altare maggiore. Il marchese si
impegnò a costruire nella cappella intitolata a S. Giuseppe, come
quella che apparteneva al suo antenato, la sepoltura e a sostemere
tutte le spese per ornarla decentemente. Inoltre egli verserà ogni
agosto ai frati ducati 4 per la manutenzione, per fare la festa e
per le altre cose necessarie alla cappella, che non potrà né
vendere, né cedere ad altri15.
L’anno dopo i frati considerando di essere incapaci di amministrare
alcuni legati pii per messe in suffragio, anche perché di difficile
esazione, li cedono alla Reverenda Fabrica di S. Pietro de Urbe,
chiedendo al commissario apostolico della medesima, il reverendo
Domenico Cherubino, di essere liberati con un apposito decreto dal
peso delle messe che essi comportavano16.
Posto in un luogo salubre vi trascorse gli ultimi mesi della sua
vita il vescovo Michele Guardia17 e “per la perfettione dell’area,
che in detto convento si gode”, fu scelto da giudici e funzionari
regi, che sovente giungevano in città per indagare e reprimere il
fiorente contrabbando18. Le virtù spirituali, la devozione e la
concordia certamente non albergavano nel convento. I frati che in
quanto mendicanti e privi di interessi materiali, secondo la regola,
ad altro non avrebbero dovuto badare “se non a servire Iddio, tenere
decorate le chiese a loro commesse e contenta con affetto fraterno
la loro famiglia”, erano invece sovente attraversati da odi e
rancori. Un esposto di alcuni frati , inviato al vicerè, accusa il
guardiano ed il custode del convento. Essi in combutta con un
secolare hanno aiutato ed ospitato il bandito mastro Aurelio M.,
ottenendo da costui 400 ducati per la protezione prestata. Essi
inoltre hanno caricato grano di contrabbando su due tartane
francesi. Tutto ciò avveniva mentre risiedeva nel convento il regio
auditore della provincia di Calabria Citra. Il quale aveva dimorato
per diversi mesi con la sua squadra di armigeri, come delegato del
vicerè a combattere ed estirpare il contrabbando19.
Il convento era abbastanza ampio e ben costruito ed unito ad esso
c’era la chiesa, anch’essa sufficientemente capiente. Esso continuò
a possedere solamente i magazzini sotto il convento e dei piccoli
terreni tra il convento ed il mare20.
I frati vivevano, almeno in apparenza, delle elemosine delle messe,
della carità dei fedeli e della cura degli otto altari, che vi erano
in chiesa, anche se la metà di essi era senza patroni21. La
popolazione di Crotone continuò a nutrire una particolare devozione
per Sant’Antonio da Padova. Il giorno festivo del santo si celebrava
ogni anno nella chiesa del convento. Da qui partiva la processione
con la statua del santo che, dopo aver attraversato tutta la città,
ritornava nella chiesa con “l’intiero concorso popolare”22.
La soppressione
All’atto della sua soppressione, avvenuta dopo il terremoto del
1783, vi erano nel convento 11 frati23 e nella chiesa, che formava
corpo unico col convento, erano erette da una parte 5 cappelle ( 1-
con l’effigie di S. Pietro d’Alcantara della famiglia Marzano, 2-
Statua di S. Pasquale della fam. Sculco, 3-Statua di S. Diego,
4-Statua di S. Francesco Baylou, 5-Una croce della fam. Suriano) e
dall’altra tre altari (1- con l’effigie di S. Vito, 2-con l’effigie
dell’Immacolata Concezione, 3-con la statua di S. Antonio da
Padova). Il convento oltre che dalla chiesa , intitolata alla
Madonna delle Grazie, e dalla sacrestia era composto da due
dormitori, cucina, refettorio e chiostro. Attaccato al convento
c’era il giardino, circondato in parte da muri con un pozzo. Esso
era utilizzato per orto e vi erano ulivi, fichi, viti, aranci,
melograni, pruni e fichi d’india. Vi erano inoltre due vignali: uno
situato tra la chiesa, il romitorio del Carmine ed il mare e l’altro
tra il convento, Poggio Reale ed il mare. Sotto il convento si
aprivano i sei magazzini, la vera ricchezza. Inoltre i frati
esigevano due censi, che davano un’entrata complessiva di 15 ducati
annui: uno gravava il palazzo del fu Bernardino Scarriglia e l’altro
un terreno degli eredi di Berardino Suriano24.
Per dispaccio reale il convento, soppresso e non più ripristinato,
fu utilizzato come abitazione per i marinai, che lavoravano alla
costruzione del porto; mentre parte dei pochi beni fu assegnata dal
marchese di Fuscaldo al Capitolo e clero della cattedrale di
Crotone25.
Successivamente nell’orto dell’Osservanza furono trovati 6000 ducati
in oro e argento che erano stati rubati ed ivi nascosti26.
Note
1. Gli Osservanti erano già presenti, almeno con proprietà, a
Crotone. Nel 1517 un documento attesta la presenza di una “carcara
dela Observantia”, Fs. 532, 10, 1516-1517, f.25, ASN.
2. Martire D., cit., II, 163.
3. ANC. 497, 1707, 43-45.
4. Adi 28 8bris 1601 morse la s.ra Gesimura Lucifaro se seppellì
nell’observ.a; Adi 28 giugno 1604 morse la madre della s.ra Isabella
Lucifero e si sepellì al monastero dell’observantia; Adi 16 augusto
1607 morse lo Sig. Gioanne Locifaro si sepellì al monastero
dell’Observantia; Adi 18 7bris 1610 morse lo signor Pietro Francesco
lo cifero e si sepellì nel monastero dell’observantia; Adi 29
aprilis 1613 morse Fabritio Lo Cifaro figlo del Signor barone de
Zinga e si sepellì al monastero dell’observantia …. Libro dei morti
cit.
5. 29. 11.1545. “Alli Fr.ti dela observantia de Cotroni, et per essi
ad Jac.o Siciliano de Cotroni per avere de detto monastero duc. 56
et sono per lo preccio de canne 28 de petra consistenti in muro
fabricato extimato per mastro Thi Yachino et mesurato per Petruczo
Foresta in ditto monastero a r.ne de carlini 20 la canna fandolo
deroccar ad dispisis dela corte et portarla alla ditta fabrica ad
dispisi de ditta corte per accordo fatto”, Dip. Som. Fasc. 197, ASN.
6. In quell’anno facevano parte del convento fra Gregorio da
Crotone, presidente e guardiano, fra Carolo da Spezzano Piccolo, fra
Didaco da Calavite, fra Jacopo da Giorgio, fra Paulo Murano e fra
Antonio da Jerucadi, ANC. 119, 1646, 112.
7. Malevitana
8. I sacerdoti Fr. Buona Ventura di Melissa, guardiano, fr. Marco di
Melissa e fr. Laurentio di Cropani ed i laici fr. Francesco di
Policastro, vicario, fr. Buona Ventura di Terra Nova e fr. Ludovico
de Curtale, ANC. 312, 1665, 81-82.
9. ANC. 312, 1665, 81.
10. Nel marzo 1684 è sequestrata la “ganga” francese S. Giuseppe. Il
carico è csaricato e condotto in un magazzino del convento, ANC.
335, 1684, 29 –33.
11. ANC. 336, 1690, 111-112.
12. P. Occursio di Cariati, guardiano, P. Ludovico di Taverna, P.
Antonio di Cotrone, P. Gennaro della Migliarina, fra Michelangelo di
Terravecchia, fra Gio. Batt.a della Falconara e fra Santo di
Taverna, ANC. 497, 1707, 43-45. 269. ANC. 764, 1733, 27 - 28.
13. ANC. 659, 1716, 113 - 115.
14. Essendo la "nazione francese bandita e dichiarata nemica", nel
dicembre 1733 è sequestrato al porto il pinco del francese Stefano
Giannott. Il patrone e l’equipaggio sono agli arresti. Due marinai
genovesi si licenziano e , appellandosi al fatto di appartenere ad
un paese neutrale, si rifugiano nel convento. Andandosene,
approfittano dell’assenza del patrone e rubano il denaro, lasciato
da costui a loro in custodia, ANC. 764, 1733, 26v – 28r.
15. Il marchese si era rivolto con una supplica al provinciale
dell’ordine, fra Giuseppe Matera, il quale nell’atto di visita al
convento, il 3 giugno 1707, concesse la cappella, ANC. 497, 1707,
43-45.
16. I legati erano: legato della qm. Maria Abalso sopra la
guardiania del porto di Crotone, su una casa palaziata in parrocchia
di S. Pietro, su tre botteghe vicino al vescovato, 200 ducati in
deposito a O. Zurlo, 100 ducati sopra la vigna di I. Duarte, duc. 17
sopra il Pignataro di mastro Gio. V. de Angelis, ANC. 497, 1710, 59.
17. ANC. 707, 1718, 13.
18. Nel maggio 1740 vi risiedette il giudice della vicaria Saverio
Sabbatini che indagava su alcuni contrabbandi, ANC. 666, 1741, 164.
19. Il convento era composto da Lorenzo di Cropani, sacerdote e
guardiano, di anni 43, di religione 27 e 3 di famiglia; Angelico da
Cotrone, sacerdote e predicatore, di anni 48, di religione 33 e di
famiglia 5; Gregorio Galasso di Cotrone, sacerdote e predicatore, di
anni 31, di religione 13 e di famiglia 5; Giovanni di Palo,
sacerdote, lettore e predicatore, di anni 30 e di religione 10;
Berardino di Cotrone, sacerdote, lettore e predicatore di anni 26 e
di religione 9; Lorenzo Morano, chierico e suddiacono, di anni 22,
di religione 6 e di famiglia 3; Giacomo da Terranova, laico
professo, di 54 anni, di religione 33 e di famiglia mesi 19; Ignazio
di Cotrone, ammalato; Michele da Cotrone custode, ANC. 659, 1716,
113 –155.
20. Spogli degli apprezzi dei luoghi pii, 1790.
21. Nel 1777 era superiore padre Bonaventura di Foscaldo. Nella
chiesa sotto il titolo di Santa Maria delle Grazie vi erano otto
altari: S. Maria delle Grazie gentilizio del principe di Strongoli,
S. Francesco d’Assisi libero, S. Antonio da Padova libero, S.
Pasquale di Baylou gentilizio della famiglia Sculco, Immacolata
libero, S. Vito libero, S. Pietro d’Alcantara della famiglia Marzano
e del SS. Crocifisso della famiglia Suriano, Nota delle chiese e
luoghi pii, Cotrone, 1777.
22. Il sindaco dei nobili protesta perché la curia vescovile vuol
proibire senza alcun fondamento la processione, Lettera del cav.
Vargas Macciucca al governatore di Cotrone, Napoli 3 giugno 1774,
AVC.
23. Vivenzio G., Istoria cit., p.15.
24. Lista di carico, 1790, ff. 23 –24; Catasto Onciario Cotrone,
1793, f. 182.
25. Elenco dei luoghi pii laicali, 1805, AVC.
26. Sculco N., Avanzi cit.
La descrizione del convento dell’Osservanza pochi anni dopo la
sua soppressione fatta da Domenico Ciaraldi
Atrio della chiesa con due muretti. Nella copertura vi sono travi
grossi vecchi tre, ed altri tredici più piccoli con sue tavole
parimente vecchie.
Chiesa
In detta vi è una porta grande vecchia con sua fermatura e
catenaccio. A mano destra vi esistono cinque cappelle, cioè la Prima
coll’effiggie di S. Pietro di Alecantara, altare rovinato, una
balaustra di legno vecchia, due finestre vecchie.
Nella seconda un nicchio con statua di S. Pasquale, con tendinetta,
altare dirocato con mensa e pradella di legno, due finestre con
vetro vecchio.
Nella terza un nicchio colla statua di S. Diego. L’altare tutto
disfatto, mensa e pradella di legno, due finestre con vetriate
vecchie.
Nella quarta un nicchio colla statua di S. Francesco con sua
vetriata, mensa e pradella di legno, due occhialoni con ferriate e
balaustra di legno.
Nella quinta una croce. L’altare disfatto due quadri laceri due
aloni con ferriata.
A mano sinistra entrando vi sono tre altari. Il primo coll’effiggie
di S. Vito. L’altare destrutto.
Secondo altare con l’effiggie della SS.ma Immacolata Concezione
ornato di sacri aredi, mensa e pradella di legno tutto buono.
Terzo altare con nicchio ove vi esiste la statua di S. Antonio di
Padova con cornice e cristalli sani, una tendina di molla torchina
l’altare guarnito, e tutto buono.
L’altare maggiore tutto demolito, con sua balaustra di legno
vecchio, mezzo quadro rappresentante la Vergine Assunta.
Tre confessionili vecchi. Un pulpito nel muro di legno. Un
scambello.Banchi per uso di chiesa n. dodeci, ed un casciabanco
vecchio. Quadri rappresentanti la Passione n. dodeci. Due lampade
d’ottone. Soffitto di legname passabile. Finestre n. sei di vetro di
n. ventiquattro portelli, e vi esistono solo portelli numero otto
tutti rotti, e li altri mancano. Orchesta con organo, sedili di noce
vecchi tutti rovinati. Un leggio di legno usato vecchio.
Sacrestia
In essa vi esistono due porte una dentro la chiesa, e l’altra
che conduce al chiostro di legname nuovo senza fermatura con
crocchetti, e maniglie. Un stipo di noce vecchio. Altro nel muro di
legno con quattro tirattori vecchie.
Convento
Entrando vi sono due porte di legno, ed una tiene la mascatura.
Incima della prima scala vi esiste altra porta con sua maniglia.
Nelle scale vi è una finestra con ferriata con sua vetriata, ed una
porta di legno, che conduce alli communi.
Primo Dormitorio
In detto vi esistono due fenestroni vecchi, uno che guarda verso
il Carmino e l’altro alla riva del mare.
A mano dritta entrando vi sono undeci stanze tutte con sue porte
usate, e finestre vecchie, porzione con vetri, e porzione senza.
A mano sinistra entrando vi sono sette stanze con porte, e finestre
vecchie. La tempiata di detto dormitorio è di tavole vecchie.
Secondo Dormitorio
A mano destra entrando vi sono tre finestre.
A mano sinistra entrando vi sono cinque stanze tutte con sue porte
senza fermature, e sue finestre usate.
La tempiata come sopra.
Cocina
Vi sono tre stanze tutte rovinate, che servivano una per il
foccone, altra per fare il mangiare, e l’altra per dispensa.
Refettorio
Questo consiste in tre stanze, e vi sono due banconi vecchi.
(Stato attuale delle fabbriche dei monisteri, conventi e luoghi pii
della città di Cotrone, 1790 a 28 maggio.)

