[La scomparsa del Casale di San Giovanni Monaghò]
di Andrea PESAVENTO
(pubblicato su La Provincia KR nr. 24-28/2008)
L’antico abitato era situato tra Papanice e Cutro
in località ora detta “S. Janni Vecchio”. Sorto probabilmente
attorno ad un monastero greco dedicato a San Giovanni, il suo
territorio detto “il corso di S.Giovanni Minago” era particolarmente
adatto al pascolo invernale. Risalgono al periodo normanno i
privilegi di alcune abbazie greche, che conserveranno ancora nel
Settecento vasti territori; ricordiamo l’abbazia di S. Nicola de
Miglioli ( L’Abbadia, Le Manche dell’Abbadia) e di S. Nicola di
Jaciano ( Il Piraino).
Segue in età sveva la penetrazione dell’abbazia latina di
Sant’Angelo de Frigillo, che otterrà nel 1224 dalla curia imperiale
la concessione di un vasto territorio “apud Cutrum et Sanctum
Iohannes de Monacho in territorio Sancte Severine”, ( Pratesi A.,
pp. 332-333) e dell’abbazia di S. Giovanni in Fiore ( gabella di
Terrano).
Tra il Quattro ed il Cinquecento
Già durante la prima metà del Quattrocento il casale di “S.
Ioannis de Monacho” aveva dovuto subire una forte diminuzione della
sua popolazione. Allora esso faceva parte delle terre del marchese
di Crotone Nicolò Ruffo. Il 10 dicembre 1423, accogliendo una
richiesta fatta dal marchese, il duca di Calabria Luigi III d’Angiò
ordinava ad Antonio Hermenterii di provvedere alla riduzione delle
collette al casale per la notevole diminuzione della sua
popolazione. ( Orefice I., Registro della Cancelleria di Luigi III
d’Angiò per il Ducato di Calabria (1421- 1434), ASCL 1977-1978, p.
294). Seguì quindi le vicende dei Ruffo e dopo la caduta del
marchese Antonio Centelles, poco la metà del Quattrocento fu dato in
feudo con vassallaggio a Tommaso Ferrari. Allora il casale era
tassato per 31 fuochi. I Ferrari lo mantennero fino all’inizio del
Cinquecento quando andò a far parte della contea di Santa Severina
in potere di Andrea Carrafa. Nel 1521 Sancto Johanne Monaco era
tassato per 34 fuochi, poco più di quanto ne aveva contato settanta
anni prima ( Pedio T., Un foculario del Regno di Napoli del 1521 e
la tassazione focatica dal 1447 al 1595, in Studi Storici
Meridionali, n. 3 / 1991, pp. 264-265). In seguito fu ripopolato,
come Scandale e San Mauro, dal conte di Santa Severina Galeotto
Carrafa, così nella numerazione del 1545 aveva 73 fuochi. Nel 1551
Galeotto Carrafa vendeva a Ferrante Carrafa duca di Nocera la terra
di Cutro, il casale di S. Giovanni Minagò ed i feudi di Fota ,
Crepacore ecc., feudi che poi passarono nel 1558 ad Alfonso Carrafa
Duca di Nocera. Tre anni dopo, nella numerazione dei fuochi del
1561, il casale era tassato per 96 fuochi, ma poco dopo nel
1564/1565 ne paga per 73, cioè come nella vecchia numerazione del
1545. Tuttavia nella numerazione del 1578 ritorna tassato per 94
fuochi.
Così è descritto in una relazione del 1589: “S. Giovanni Monagò è
casale del Duca di Nocera habitato da seicento anime, lungi da S.
Severina sei miglia. Ha il suo arciprete con tre preti. Ha la sua
chiesa matrice e due altre di confraterie, una della S.ma
Annontiata, l’altra di S. Catarina, e nella chiesa matrice sta
l’altra del S.mo Sacramento.” ( Rel. Lim. 1589).
Alla fine del Cinquecento il casale è soggetto a forte ripopolamento
tanto da quasi raddoppiare la sua popolazione, che è censita dai
contatori nel 1595 per 156 fuochi. Il feudatario vi possedeva
numerosi territori tra i quali: “lo Giardino”e le gabelle di Buffo,
Milori, La Menta, Umbrara ecc.
Vicende Religiose
Il casale era in territorio ed in diocesi di Santa Severina. La
mensa arcivescovile vi esigeva le decime sul pascolo degli animali
che pascolavano sul corso, così nei territori dei baroni che dei
cittadini e dei forestieri. La decima consisteva “in esigersi da
ogni 10 agnelli o capretti, così primitivi, come posteriari, uno et
da ogni diece pezze di caso, ò ricotte, una, per li buoi, vacche,
giumente, et altri animali cavallini un tari per ciascheduno, et
d’ogni porco grosso un carlino, et dalli piccoli cinque grana”.
L’arcivescovo ricavava da questo privilegio, che si faceva risalire
alla bolla di Lucio III del 1183, dallo Stato di Cutro, Rocca
Bernarda e S. Giovanni Minagò oltre duemila ducati all’anno. La
mensa arcivescovile possedeva inoltre alcuni terreni (Le Cersulle).
Anche la sua chiesa arcipretale, di rito greco almeno fino al
Duecento, possedeva alcune gabelle ( Lo Scinelluzzo, Manca della
Chiesa, L’Olivella), dei vignali e vigne ed esigeva delle decime
dagli abitanti. A ricordo dell’importanza economica e religiosa che
aveva nel Medioevo la chiesa matrice arcipretale intitolata a San
Giovanni Battista è il fatto che conserverà ancora nel Cinquecento
il potere su alcune grancie, come testimonia la visita compiuta al
casale dal vicario generale dell’arcivescovo di Santa Severina
Ursini, Joanne Thomasio Cerasia, cantore della chiesa cattedrale di
Mileto. Il cantore la mattina del 12 giugno 1559 lasciò Cutro e con
la sua comitiva si diresse al casale di San Giovanni Minagho dove
visitò la chiesa matrice di S. Giovanni Minagò con le sue due
campane, la chiesa della confraternita di Santa Maria detta
L’Annunziata, situata fuori del casale e con un altare detto
volgarmente L’Annunziata della famiglia degli Herrichecta e quindi
alcune chiese campestri sparse per il territorio del casale, alcune
delle quali erano chiuse. Queste chiese erano tutte “grancie” della
matrice di S. Giovanni. Esse erano: S. Sofia, Santa Maria (dove
sopra l’altare c’era un grande quadro con dipinta la S.ma
Epiphania), S. Vito (con quadro raffigurante la Vergine, S. Vito e
S. Domenico), S. Blasio (con dipinto della Vergine) e S. Nicola.
La maggior parte di queste chiese campestri sarà abbandonata nella
seconda metà del Cinquecento a causa del pericolo delle incursioni
turchesche e per la presenza di banditi che renderanno insicure le
campagne.
Situazione religiosa
Dai Sinodi di Santa Anastasia sappiamo che l’arciprete doveva
versare alla mensa arcivescovile dapprima un censo di tre libbre di
cera, trasformati in seguito in tre carlini. (1564 – R.dus
Archipresb.ter Santi Johannis minagho s.t pe.sonaliter.;1579- R.dus
Archipresb.ter S.ti Johannis Minagho cum censu librarum cerae trium
comp.t R.dus archipresb.et soluit D. 0-1-10; (1581 - 1588) R.dus
Archipresb.ter S.ti Joahannis Minagho cum censu librarum cerae
trium. Comparuit D. Jo. Petrus Ferrarus pro eo cum legitimo mandato
et soluit.).
Solamente dal 1600 in poi compare oltre all’arciprete anche la
confraternita della SS.ma Annunziata che dapprima versò un
cattedratico di una libbra di cera e poi negli anni seguenti tre
carlini. (1600 – 1609) Arciprete con tre carlini, Confrates San.mae
Annuntiatae S. Johannis Minaghò cum onere lib. unius cerae non
comparuit.( poi con tre carlini). Dal 1610 al 1617 oltre
all’arciprete ci sono anche le confraternite della SS.ma Annunziata
e del SS.mo Rosario con un cattedratico di 4 carlini.
Nel 1618 e nel 1619 compaiono l’ Arciprete, confraternite della
SS.ma Annunziata e del S.mo Rosario, i rettori della SS.ma
Concezione,di S. Maria del Carmelo e di S. Maria delle Grazie, tutti
e tre gli altari erano eretti dentro la chiesa dell’Annunziata.
In questo periodo si susseguirono gli arcipreti : Gi. Andrea
Pirrhone (1582), Giovanni Tommaso Leto ( 1586 -1588), Giovanni
Francesco Fiorillo della terra di Cutro ( 1602 – 1632), Marcello
Monteleone della terra di Cutro ( 1632 – ?).
L’abbandono del casale
Secondo il Fiore il casale “mancò nel secolo presente circa il
1630 e accrebbe co’ suoi avanzi la poco distante terra di Cutro”. (
Fiore G., I, 89). Ancora all’inizio del Seicento il casale era
popoloso e fiorente come dimostra la tassazione focatica.
Nel 1604 il casale di San Giovanni Minagho era tassato per 156
fuochi, più di quelli dei vicini casali di San Mauro e di Scandale.
Scandale(Gaudioso): a.1604 (f. 83), a.1631 (f. 178), a.1643 (f. 98),
a. 1648 (f. 179); San Mauro: a.1604 (f. 147), a. 1643 (f. 147),
a.1648 (f. 157); Cutro: a.1604 (f. 679), a. 1648 (f. 679);
Papaniceforo: a. 1604 (f. 234), a.1648 ( f. 234); S. Gio. Monagho:
a.1604 (f.156).
Lo spopolamento avvenne dunque durante il periodo in cui fu
arciprete del casale il cutrese Giovanni Francesco Fiorillo ( o
Florillo) ( 1602 – 1632). Le relazioni inviate dall’arciprete
all’arcivescovo di Santa Severina descrivono in parte l’abitato
prima e dopo l’evento e ci permettono di stabilire la data
dell’abbandono del casale, che avvenne pochi anni prima della
vendita fatta nel 1620 dello Stato di Cutro, composto dalle terre di
“Cutro, Le Castella, Rocca Bernarda e della terra seu casale di S.
Giovanni Minagò in Provincia di Calabria Ultra con loro ville seu
casali habitati et inhabitati” e con lo ius ancoraggi di Crotone ed
il feudo di Fota, da Francesco Maria Carafa a Giovanna Ruffo di
Scilla, Marchesa di Licodia.
Il confronto tra le relazioni, specialmente tra quella datata 20
aprile 1608 e quella 9 aprile 1628, evidenzia la profonda
trasformazione che in pochi anni subisce l’abitato ed il paesaggio
agrario circostante. Dalla relazione dell’arciprete dell’aprile 1628
veniamo a conoscenza che “il casale habitava c’havaveria da quindici
anni in qua, che sfrattò, et disshabitò..). Quindi l’abbandono da
parte della maggior parte della popolazione avvenne intorno al
1612/1613 e “quelle poche persone ch’al presente ci sono romaste
sonno tante povere che per la loro povertà e miseria non possono
andar ad habitare ad altri luochi”.
Prima dello spopolamento
Nel 1608 il casale ci appare con i suoi numerosi orti (casa con
uno hortale adietro, casa con uno hortale, casette con uno hortale
dietro la chiesa di Santo Gio.e ecc.), che sono accanto alle case e
casette ( casa di Fran.co Cerentia, di Agostino Tiriolo, di Gio.
Dom.co Perretta, di Cola di Vongaro, di Bartolo Griso, di Nardo
Musitano, di Granditia Colonna, di Gio.e di Simone, di Masi Messina,
di Scipione Caccia, di Vincenzo Ferraro ecc.), c’è la piazza
pubblica ed il palazzo della corte ducale, che è vicino alla chiesa
di Santa Maria Assunta, ci sono dei magazzini per conservare il
grano ( del q.m not.o Parise Ganguzza) e numerose pezze di vigne
sono situate in località “S.to Nicola”, “Serra di S.to Nicola” e
“L’Acqua della Fico”, molte appartengono agli abitanti del casale,
altre a Cutresi; quasi tutte sono state concesse dalla chiesa e
perciò sono gravate da censi (di Gio. Fran.co Fiorillo, di Gio.
Geronimo Ganguzza, di Mutio Ammirato, di Gerolamo Musca di Cutro, di
Gio. Bartolo Cavarretta di Cutro, dell’eredi di Ant.no Papasodaro,
di Salvatore Scalise di Cutro, di Gio. Batt.a e Gio. Gregorio
Foresta di Cutro ecc.). Lo stesso vale per le diverse chiuse con
pedi di celsi, fichi querce che arrivano fin dentro al casale (
Chiusa di Gio. Fran.co Messina, del q.m Ciancio Palermo ecc.). Vi è
poi l’esteso “Giardino” appartenente al feudatario. Attorno
all’abitato ci sono le gabelle dove è praticata la coltivazione del
grano (“massaria”) che si alterna al pascolo ( “herba”).
Quest’ultimo è soggetto ai diritti del “corso”. Infine i folti
boschi.
Relazione dell’arciprete Gio. Francesco Fiorillo ( 1608).
Inventario delle Robbe stabili della chiesa Arcipretale di San Gio.
Batt.a matrice del Casale di S. Gio.e Monaghò fatto da me Gio.
Fiorillo Arciprete di detto Casale nell’anno 1608 a 20 di ...
In p.s Una Gabella chiamata la manca della Chiesa posta nel
territorio del Casale confine la Cabella della Foresta e destre di
.. d’orlando della parte di sopra et de l’altra parte di sotto la
gabella di Godinello et la Gabella di Caracolli è cam.ra chiusa et
in herba si sole affittare docati .. l’anno et a massaria si sole
dare per tt.a cento di grano.
Item un’altra gabella chiamata l’Olivella posta in detto territorio
confine la gabella della valle delli frassi confine la gabella della
Difesa della ... confine la gabella di Centonze. che .. della parte
di tramontana, quale gabella suole affittarsi dui anni si, et dui no
et quando a massaria tt.a trenta di grano et quando in herba cosa
alcuna per esser curso ma si la pa.. de curso, et è di capacità di
sette salme.
Item un’altra gabella chiamata Scinello posta in detto territorio
confine la gabella della Badia dela parte di sopra .. la gabella di
Ascanio Foresta di Cutro di capacità di tt.a cinque di grano quale
si sole affittare per tt.a ventiquattro.. cioè dui anni sì, et dui
vaca et quell’anni che vaca .. l’anno l’affittatori dello curso, che
la chiesa non si ha...
Item uno vignale chiamato il vignale della fico posto nel territorio
di detto Casale dentro la volta dello... di Giulio Pistoia di
capacità di tt.a quattro di grano è curso et quando s’affitta si ne
hanno tt.a di grano quattro l’anno.
Item certi vignali chiamati la chiusa di Muscarello in detto
territorio confine la gabella Asmi di Gio. Fran.co sacco et li vigne
di D. Gio. Fran.co Fiorillo di capacità di tt.a sei di grano...
quando s’affittano si n’hanno tt.a sei di grano l’anno arborati di
fico et celsi delli quali celsi sin’hanno d.ti tre.
Item Vignale detto Vignale di S.to Nicola in d.etto territorio detto
la Chiusa .. di detto casale, quale si sole affittare per tt.a sei
l’anno confine l’hortale di Gio. Fran.co Sacco, l’hortale .. Romano
et la via publica.
Item l’horto di S.to Martino quale fu del q.m gerolamo... fu
devoluto alla chiesa per li censi non soluti.
Censi
..paga alla detta chiesa uno carlino l’anno per censo di S.to
Martino 0-0-10.
car.ni tre l’anno per censo delle vignie .. territorio di detto
Casale loco detto S.to Nicola 0-1-10.
Gio Ger.mo Ganguzza paga grana dieci l’anno di rendita di una vignia
posta in detto territorio loco detto la serra di S.to Nicola 0-0-10.
Mutio Ammirato paga cinque grana l’anno per rendita d’una vignia
posta in detto loco di S.to Nicola confine le sopradette vignie.
Gerolamo Musca di Cutro paga dui carlini l’anno per censo di dui
pezze di vignie poste nel loco detto l’acqua della fico 0-1-0.
Gio. Bartolo Cavarretta di Cutro paga grana tredici l’anno per censo
d’una pezza di vignia posta nel loco detto l’acqua della fico.
L’heredi di Ant.no Papasodero pagano grana venticinque l’anno per
censo di due pezze di vignie poste nel sopradetto loco.
Salvatore Scalise di Cutro paga grana dudici et mezzo per pezza di
una vignia posta loco ut supra.
Gio. Batt.a et Gio. Greg.o Foresta di Cutro pagano .. tt.a di grano
l’anno per censo di una di una vignia sta in detto loco l’acqua
della fico.
Inventario Delle robbe mobili della chiesa arcipreitale di S.to
Gio.e Bap.ta di S.to Giovanne Monaghò.
In p.s Uno calice di argento con patena inorato moderno.
Item uno avante altare di domasco bianco con stola et manipulo con
trene di oro.
Item unaltro avant’altare et una pianeta con stola et manipulo di
armosino verde.
Item unaltro avant’altare di rasiglio lavorato con trene arangine.
Item una pianeta di giobellotto russo con la croce di velluto
giallo.
Item una pianeta di velluto negro con stola et manipulo.
Item una pianeta di velluto bianco et russo con stola et manipulo.
..... russo.
... di damasco paunazzo.
....altare di armosino paunazzo.
...di velluto listiato con croci turchina.
... di tila bianca.
... lunga con frangie di seta russa.
burza di corporali aragamata d’oro.
burza di corporali lavorata turchina.
burza di corporali di velluto bianco e russo.
burza di corporali di armosino verde.
Tovaglia grande di altare.
Tovaglia piccola di mano.
Item uno missale grande novo riformato.
Item un’altro missale grande usato.
Itemun’altro missale piccolo.
Item uno battisterio novo.
Item una croci grande.
Item dui incenseri di attune uno novo et uno vecchio.
Item uno paro di coscini di armosino a rosa secca.
Inventario delle robbe del SS.mo Sacramento.
IN p.s uno calice di argento con patena inorato.
Item uno tabernaculo di argento falso.
Item un’altro vaso di argento falso, che serve per quando si va ad
communicare l’infirmi.
Item un’altro vasetto d’argento fino, dentro il quale si conserva il
sacramento dentro la custodia.
Item uno pallio di damasco bianco.
Item un’altro pallio di velluto di diversi colori che si porta
quando... alla communione.
Item due linterne, due campanelli et un crocifisso.
Item dui veli uno grande et uno piccolo.
Item un altro velo che si mette allaltarino.
Item una cappa di velluto paunazzo.
Item uno vaso di vetro grande che serve per la communione.
Inventario delle Robbe stabili et censi di d.a cappella.
In p.s Gio. Dom.co Perretta paga d.ti tre l’anno alla d.tta
cappella del S.mo Sacramento per conto della casa dove habita
confine la casa di Cola Vogaro et la casa di Bartolo Griso d.ti 3.
Item tiene un’altra casa in d.to casale confine la casa di Nardo
Musitano et la casa di Granditia Colonna q.le si sole affittare
carlini trenta. l’anno, et al presente la tiene affittata Perna di
Messina con un’hortale adietro d.ti 3.
Item un’altra casa con uno hortale censuata a Gio.e di Simone per
carlini trenta cinque l’anno posta in d.to casale confina la casa di
ger.mo .. et la casa di masi Messina 3-2-10.
Item un’altra casa censuata a Scp.e Scaccia per docati tre l’anno
posta in d.o casale confine la casa di Vincenzo ferraro et di
Tiberio ... d.ti 3.
..... paga alla detta cappella car.ni venti l’anno per censo di un
magazzeno che fu di Not.o Parise Ganguzza dove al presente ... d.ti
2.
...casette , et un hortale dietro la chiesa di S.to Gio.e confina
..de Rosario che tiene censuato Gio. Fran.co Cerentia et le casse di
Agostino Tiriolo.
Item tiene lo datio della carne di detto Casale quale sole vendersi
quando cinque , quando sei docati l’anno.
Inventario delle Robbe della Cappella del SS.mo Rosario.
In p.s uno calice di argento inaurato con patena.
Item una cassupra di domasco con trene di argento falso.
Item uno avanti altare damasco bianco con trene di oro.
Item una casupra. Dui avanti altare di tela l’uno con croce di seta
et l’altro con croce turchina.
Item tovaglia di seta carmosina. Una tovaglia lavorata di filo
bianco con frangie una tovaglia si seta nera. Due tovaglie di filo
russo. Due tovaglie di seta russa. Tre muccatura di seta rossa.
Un’altra tovaglia di seta carmosina. Uno filondente grande con
frangie. Una tovaglia lavorata con filo bianco. Un’altra tovaglia di
tela flandenise. Un’altra tovaglia di filo russo. Un’altra tovaglia
di filondente grande. Un altro avant’altare di tela bianco con croce
russa. Una lenza di seta carmosina. Una tovaglia di filo bianco.
Un’altra tovaglia bianca. Quattro coscini.
Inventario di stabili et censi della detta Cappella del Rosario.
In p.s l’Uni.tà di detto casale, et per essa alcuni particolari
obligati come appare per instrom.ti publici rogati per mano di
not.ro Gio. Batt.a Monteleone di Cutro deve pagare alla detta
cappella d.ti venti anno quolibet d.ti 20.
Item Gio. Fran.co Cerentia, et frati pagano otto docati l’anno per
censo di uno horto et tre case di detta cappella poste in detto
casale confine la chiusa di Gio. Fran.co Messina, la chiusa del q.m
Ciancio Palermo, l’horto di gio Batt.a Risolo via mediante d.ti 8.
Item una casa con uno hortale posta in detto Casale confine la casa
di Agostino Gramigna, et la casella di Portia... quale si allogha
d.ti tre l’anno, et al presente la tiene allogata Gio. Batt.a Risolo
d.ti 3.
Item Maso di Messina paga alla detta cappella d.ti tre l’anno per
censo di una casa, et uno hortale che possede la detta chiesa
confine la casa di esso Maso et la casa di Gio.e di Simone d.ti 3.
Inventario delle Robbe stabili, et mobili della cappella delli
Gabrieli, chiamata S.to Michele Arcangelo.
In p.s uno calice di argento con patena inorato.
Item uno avanti altare di tela con tovaglie et cuscini di altare
pure di tela bianca.
Item uno vestimento di tela bianca con casupra di tela bianca.
Stabili
Item uno hortale con dudici pedi di celsi delli quali se ne
percipono docati sei l’anno.
La Cappella sotto la Cappella del SS.mo Rosario, chiamata
oratorio di S.ta Maria della Gratia.
Ha l’avant’altare et tovaglia di tela bianca. Di più dalla m.tre
del q.m Gio. Fran.co Richetta fu dotata detta cappella di una casa,
et uno vignale posto nel territorio di detto Casale, q.le robbe si
l’ha possedute Gio.e Dinaro quattordici anni incirca senza nissun
titulo, et la cappella p.tta non è stata servita ne si serve.
D. Gio. Fran.co Fiorillo Arciprete di S.to Gio.e Monagò ( Die 20
aprilis 1608)
Un casale disabitato
Vent’anni dopo il paesaggio è cambiato ed ovunque regna la
decadenza. Dell’abitato immerso nel verde degli orti e delle chiuse
non rimangono che due chiese in decadenza ed alcune povere casette
attorniate da ruderi e sterpaglia. La relazione dell’arciprete si
sofferma più volte ad evidenziare la povertà delle poche famiglie
che sono rimaste. Secondo il prelato esse non avevano abbandonato il
casale solo perché erano così indigenti, da non avere nemmeno i
mezzi per andarsene: “nello fallito et sfrattato Casale S. Gioanne
Monagò vi sono romaste solamente v(enti)? anime incirca di persone
povere et miserevoli le quali stante la loro povertà et miseria non
hanno possuto partire et andare ad habitare”. Per sottolineare lo
stato di assoluta povertà delle poche famiglie rimaste, l’arciprete
nella sua relazione afferma che tra i diritti che ha la chiesa
arcipretale c’è “il jus d’esigere l’unghiata ch’è uno pane per casa
ogni giorno di Domenica q(ua)le nisciuno paga con tutto che la si
cerchi escusandosi li Parocchiani per la loro estrema povertà”.
Delle sei chiese, che esistevano nel casale, solo la matrice e
parrocchiale di San Giovanni Battista e la chiesa di S. Maria
Assunta sono “attive” in quanto hanno ancora dei beni da
amministrare, le altre sono state abbandonate e non hanno “nessuna
entrata et peso”. Tuttavia anche le chiese rimaste hanno una
situazione economica precaria; sia perchè coloro che le amministrano
non risiedono nel casale sia perché le entrate sono diminuite a
causa dello spopolamento e delle cattive annate. La stessa chiesa
matrice è in difficoltà tanto che le decime sulle persone non
raggiungono i venti carlini “et doi tum(ul)a et un quarto di grano
dai tre paricchi che vi sono romasti”. Le due confraternite, della
cappella del Rosario e della Annunziata, “quali andavano nelli
processioni che si facevano, et accompagnavano li morti..al presente
sonno disfatte per causa dello sfratto”. Di molti censi e rendite
che le chiese e le confraternite esigevano non si sa più nulla,
perché i rettori ed i procuratori “ a tempo che il Casale habitava
c’haverà da quindici anni in qua, che sfrattò, et disshabitò” hanno
abbandonato il casale e sono andati ad abitare in altri luoghi. Così
nessuno è a conoscenza se “vi siano debitori delle dette Chiese et
cappelle di cosa alcuna, mentre li procuratori passati dopo che
sfrattò detto casale” o sono morti o se ne sono andati “per questo
et per quell’altro luoco”, portandosi via le platee ed i documenti.
In tal modo non si può sapere se “vi siano stati fatti legati ò
lassiti alle sopradette chiese”; poichè non è rimasto cosa alcuna
della loro amministrazione, nessun deve più dare conto di ciò che ha
avuto o che deve.( E crede esso preite esserci altri censi et
entrade delli quali non sa esso darne nota distinta per non saperli
et per non potersine informare dal rettore il quale e in San Gioanne
di fiore et ne tiene la Platea). Anche il grosso prestito di ducati
200, dati a censo dalla cappella del Rosario all’università del
Casale e utilizzato da questa per riparare la chiesa arcipretale, è
inesigibile nonostante sia ben documentato, in quanto venuta meno
l’università “dopo che incomiciò a fallire il Casale che saranno da
quindici anni incirca”, nessuno è più obbligato a pagare. Con il
passare del tempo molte case e magazzini, rimasti sfitti da ormai
quindici anni sono rovinati: “una continenza di case consistenti in
quattro.. quali per non esser stati habitati dopo lo sfratto di
d(et)to Casale sonno rovinati et cascati. Item uno magazeno quale
tenea censuato Nardo... et al presente per non esser stato habitato
è cascato et non si ne paga cosa alcuna... Item vi sono alcuni
casalini quali per non esser stati habitati da 15 anni sono che
sfrattò il casale sonno rovinati et cascati”. Con l’abbandono delle
case da parte degli abitanti sono scomparsi anche i numerosi orti e
chiuse che le attorniavano. Lo stesso “territorio lo Giardino del
casale”, appartenente alla Corte della Marchesa di Licodia, ha perso
la sua qualità ed in pochi anni è diventato una delle tante gabelle
del corso di S. Giovanni Minagò.
Relazione dell’arciprete Gio. Francesco Fiorillo (1625)
Ill.mo et R.mo S.re et P.ne mio sempre Colend.mo.
Per hobedire a quanto dal S.r Abb.te Vezza ... di V. S. Ill.ma mi
viene comandato, con la presente .. gli dico come nello fallito et
sfrattato Casale S. Gioanne Monagò vi sono romaste solamente
v(enti)? anime incirca di persone povere et miserevoli le quali
stante la loro povertà et miseria non hanno possuto partire et
andare ad habitare. Inoltre nello casale preditto vi sono sei chiese
cioè la matrice et parrocchiale sotto il vocabulo di S. Gio. Batt.a,
la chesia della Nuntiata, la chesia dell’Assuntione, S. Maria Reg.a
Celi, S. Biase, S. Nicola.
Nella chesia Matrici et arcipretali predetta vi sono entrade dalli
territori et gabelle della predetta et quando si affittano da
fertili et infertili se ne puo docati sessanta docati l’anno.
Dalli celsi del Muscarello quando si vendeno se ne puo .. docati sei
incirca.
Dalli censi di vigne poste nel territorio di detto Casale si ..
docati dui l’anno et dalle X.e delli cittadini docati dui.
Pesi che sono in detto Arcipretato.
Se ne pagano al S.r D. Gio. Fran.co Greco can.co di S... docati 20
l’anno di pensione sopra li frutti... benef.o.
Se ne pagano per transatione del spoglio docati quattro et più se
pagano al seminario di S.Severina docati 2.. et alla Mensa Arcive.le
per raggione della quarta se paga..
Nella chesia matrice predetta si celebra in tutte le Dom.che et
feste di precetto dell’anno et si ci administra li SS.mi Sacram.ti
alli fideli christianam.te.
Della chesia predetta di S. Maria dell’Assuntione è capp.no D.
Prospero Leone prete crotonese ne ha d’entrade da fertili ad
infertili docati cento l’anno levato il peso che si e di docati
quaranta l’anno quali si pagano ad un sacerdote che vi celebra una
messa il dì.
Nell’altre chesie dette di sopra non vi è nessuna entrada et peso..
Vi sono solamente doi sacerdoti, uno jacono coniugato et sei jaconi
selvaggi.
V’erano prima due confraterie una della cappella del SS.mo Rosario
et l’altra della SS.ma Nuntiata, quali andavano nelle processioni
che si facevano, et accompagnavano li morti quali al presente sonno
disfatte per la causa dello sfratto.. come di sopra che è quanto mi
viene informato....
Cutro adi XII di .. 1625 . Gio. Fran.co Fiorillo.
Relazione dell’arciprete Gio. Francesco Fiorillo (1628)
V.S. Ill.ma et R.ma Sig.r mio et P.ne.
Per ubidire al comandamento di V.S. R.ma circa la relatione et nota
desidera sop.a di cinq. capi che m’ha mandato.
Sop.a il primo li dico che in questo casale di San Gio.e Monagho
tutte quelle persone che esercitano le procure delle confraternità,
cioè della cappella del Santiss.mo Sacramento, cappella del
Santissimo Rosario et chiesa della Santissima Annuntiata a tempo che
il Casale habitava c’haverà da quindici anni in qua, che sfrattò, et
dissabitò... et con ogni esattissima diligentia .. della loro
administratione et procure... le partite alle quali hanno
significati al... loro succedevano e però non ci è romasto.. alcuna
c’ha di dar conto nè vi è ...ficaria c’ha da esser sodisfatta il
conto c’ha da dar della procura della cappella del Rosario, q.le
conto ho esercitato ... d’otto anni, q.le conto ho presentato .. et
d’ordine suo fu poi consignato al .. q.sta R.ma Corte Arciv.le.
Sopra il secondo si dice come in detto Casale non vi è altro che la
chiesa matrice arcipretato di S. Maria dell’Assuntione della quale
v’è perpetuo il dott.r Donno Prospero Leone et la cappella del
Santissimo Rosario, la quale li mesi passati fu provista in persona
del R.do Donno Gio. Fran.co Pedace in Rettore perpetuo; l’entrade
delle quali chiesie et cappella stanno notate nel seg.te foglio.
Sopra il terzo si dice che l’arcipreite della sop,ta chiesa matrice
et arcipretato ha peso et è obligato administrare li Santiss.mi
Sacramenti alli soi parocchiani et celebrare la messa le Domeniche
et feste di Precetto nella sua chiesa. Il sop.tto Donno Prospero
Leone tene peso et è obligato fare celebrare una messa il dì alla
sop.ta chiesa di Santa Maria dell’Assuntione et il sopp.to Donno
Gio. Fran.co Pedace è obligato far celebrare due messe la settimana
nella d.a cappella del Rosario, quali non sono state celebrate dopo
che esso ne fu provisto di rettore, e di più si devono celebrare in
d.a Cappella per l’anima del q.m Gio. Andrea Simone olim Arciprete
di detto Casale per carlini quindici, q.le è obligato pagare di
censo ogn’anno alla detta cappella Donno Gio. Dom.co Tiriolo sopra
l’harto che fu del detto q.m arciprete quindici altre messe l’anno
q.li non sono state celebrate che sono otto anni incirca.
Sopra il quarto si dice non sapere esso arcipreite che vi siano
debitori delle dette chiese et cappelle di cosa alcuna mentre li
procuratori passati dopo che sfrattò detto Casale son morti per
questo et per quell’altro , et così quelli che si sonno partiti, che
perciò non può dar altra chiarezza sopra questo capo.
Sopra il quinto si dice non saper esso arcipreite che vi siano stati
fatti legati o lassiti alle sopradette chiese mentre quelle poche
persone ch’al presente ci sonno romaste sonno tante povere che per
la loro povertà e miseria non possono andar ad habitare ad altri
luochi et à tempo ch’il casale habitava il com.rio della fabrica li
visitava e faceva sodisfare tutti li .. et lassiti che vi trovava,
et questo è quanto m’occorre .. per soddisfare al comandamento di
V.S. Ill.ma alla quale con ogni humiltà bacio il genocchio et prego
dal Sig.re ogni .....
Di San Gio.e Monagho adi 9 d’aprile 1628 Gio. Fran.co Fiorillo.
Nota dell’entrade e beni stabili della chiesa di S.ta Maria della
Assumptione di questo Casale di San Gio.e Monagho, della quale n’è
rettore perpetuo il Don D. Prospero Leone.
In p.s possede due parte della Gabella detta la Valle delli Frassi
posta nel territorio di d.o Casale confine la gabella di Palumba et
dell’Olivella.
Item possede la metà d’un altra gabella detta l’acqua delle canne,
posta nel terr.o di d.o Casale, confine la gabella di carrello et lo
cugno della fico.
Item possede una continenza di celsi nel terr.o di detto Casale
confine d.a gabella dell’acqua di canne et ...
Item una chiusa arborata con celsi et quercie posta nel terr.o di
d.o Casale et proprio innanzi la chiesa matrice et quella del q.m
Cola Fran.co Iaquinta.
Item una continenza di case consistenti in quattro.. quali per non
esser stati habitati dopo lo sfratto di d.to Casale sonno rovinati
et cascati.
Item uno magazeno quale tenea censuato Nardo... et al presente per
non esser stato habitato è cascato et non si ne paga cosa alcuna.
Item un’altra casa confine la casa di Gio. Tomaso Leto quale tenea
censuata esso Gio. Tomaso per carlini trenta l’anno.
Item tiene alcuni censi di vigne quale non sa la somma.
Item tiene uno annuo censo in Cutro sopra una bottega di carlini
quindici in circa quali paga Scipione Rocco e crede esso preite
esserci altri censi et entrade delli quali .. esso darne nota
distinta per non saperli et per non potersine informare dal Rettore
il quale in San Gioanne di fuori et ne tiene la Platea.
Nota delli beni stabili et entrade del arcipreitato del casale di
San Gioanne Monaghò.
In p.s essa chiesa tiene una gabella nel territorio di detto
casale detta la manca della chesia, camera chiusa confine la foresta
et terre di Marcello d’Orlando la gabella di Caracalli di Marco
Ferraro et la gabella dello buffo della corte marchionale.
Item un’altra gabelluccia posta nel territorio di detto casale detta
l’olivella, confine la gabella della difesa et la gabella della
valle deli frassi della chiesa di S.ta Maria dell’Assumptione.
Item un’altra gabelluccia detta Scinello posta nel territorio di
detto casale confine la gabella dell’Abbatia et la gabella detta
scinello, quale possede il Dott. Agostino di Mayda.
Item tiene uno pezzo di terra di cinque tumulate incirca ...vignale
della fico posto nel territorio di detto Casale confine la volta di
lucuillo et la gabella Mergoleo.
Item possede un’altro vignale nel territorio di detto casale detto
lo Muscarello di quattro tumulate incirca arborate con fichi et
celsi, li quali celsi quando si vendeno si sogliono vendere docati
cinque l’anno.
Item tiene un altro vignali nel territorio di detto casale loco
detto S.to Nicola confine lo mercato et la chiusa di Gio. Fran.co ..
di capacità di cinque tumulate incirca.
Item possede due pezze di vigne nel territorio di d.o Casale loco
detto delle sciolle confine le vigne del q.m Delfino Campagno et le
vigne del q.m Lorenzo d’Arrichetta.
Item possede un horto in detto Casale loco detto S.to Martino
arborato con dodici pedi di celsi.
Item tiene alcuni censi sopra certe vigne poste nel terr.o di detto
Casale loco detto l’acqua della fico et anco dui altri vignali posti
similmente nel terr.o di d.o Casale loco detto S.to Nicola quali
tutti rendono carlini vinti cinque incirca l’anno.
Item tiene la detta chiesa il jus di esigere le decime q.li non li
rendono più che venti carlini delle persone et doi tum.a et un
quarto di grano da tre paricchi che vi sono romasti.
Item tiene il jus d’esigere l’unghiata ch’è uno pane per casa ogni
giorno di Domenica q.le nisciuno paga con tutto che la si cerchi
escusandosi li Parocchiani per la loro estrema povertà.
Nota dell’entrade della Cappella del santissimo Rosario posta
dentro la chiesa matrice di questo Casale di san Gio.e.
IN p.s tiene la detta cappella uno annuo censo di docati sedici
sopra le robbe del q.m Gio. Vincenzo, Gio. Geronimo et Prospero
Ganguzza et Giulio Cesare di Fiore di Cutro.
Item uno annuo censo di carlini quindici l’anno sopra l’horto di
donno Gio. Dom.co Tiriolo per lo legato fatto dal q.m arciprete
Perrone.
Item una casa et un horto lasciati a detta cappella dal q.m Renzo
Musitano con peso che dell’allogherio si ne dicano tante messe per
sua anima, al presente li possede Ant.o Ganguzza et ne paga carlini
cinque.
Item vi sono alcuni casalini quali per non esser stati habitati da
15 anni sono che sfrattò il casale sonno rovinati et cascati.
Item li procuratori della detta cappella molti anni sono dettero a
censo perpetuo docati doi cento ad alcuni particolari cittatini di
detto casale et ni fecero dui intrumenti censuali et s’obligarno di
pagarne la raggione di dece per cento l’anno,... veramente servirno
per l’università et si spesero per edificare la chiesa matrice, et
per alcuni anni l’università preditta ne pagò il censo alla ragione
di sette per cento conforme la pragmatica ma dopo che ioncominciò a
fallire il Casale che saranno da quindici anni incirca non sono
obligati pagarni mentre non ci fu.... l’assenso Regio”.
Le cause dell’abbandono del casale
L’arcivescovo di Santa Severina Mutio Suriano così si esprime
nella sua relazione del 1675: “Ci fu un’altra terra in questa
diocesi detta S. Giovanni, volgarmente Monagò, con la sua chiesa
arcipretale curata. Tale terra a causa delle avversità molti anni fa
fu abbandonata dagli abitanti anche ora vi si vedono alcune case e i
resti delle abitazioni. La chiesa arcipretale dopo l’abbandono della
terra è semplice beneficio che al presente è posseduto
dall’arciprete che curava detta chiesa quando vi era la cura delle
anime”.(”Fuit aliud oppidum in hac Dioecesi dictum Sancti Ioannis,
vulgariter Monagò cum sua Ecc.a Archipraesbyterali curata, quod
oppidum temporum iniuriae multis ab hinc annis fuit ab habitatoribus
desolatum, sed adhuc aspiciuntur aliquae Domus, et vestigia
habitationis. Ecc.a Archipraesbyteralis post desolationem dicti
oppidi est simplex Beneficium, quod ad praesens possidetur ab
Archipraesbytero proviso de dicta ecclesia dum erat ibi cura
animarum”). Quali siano state le avversità che determinarono
l’abbandono da parte degli abitanti non sono specificate, anche se
esse dovettero essere molteplici. Concentrando la nostra attenzione
su quel periodo, troviamo che “Nell’anno 1612 di gennaio furono così
orribili li freddi che aggiacciarono tutti li fiumi et alcuni,
quantunque non così grandi, si passava di sopra con cavalli senza
rompimento del suo giaccio; seccarono molti alberi e particolarmente
le ficare” (Moio G. B. – Susanna G., p. 242). Al freddo ed al
fallimento dei raccolti si aggiunsero l’epidemia, la malaria e le
febbri autunnali che colpirono la popolazione.
Nella primavera del 1612 troviamo alcuni brevi papali di Paolo V
“Pro Universitate et hominibus” di alcune terre della Calabria (
Morano, Terranova, Rocca Imperiale), con la formula “qui multa
flagitia patiuntur, absolutio a censuris et benedictio, in forma”
(Russo F., 27042, 27065, 27082).
Tuttavia a questi flagelli naturali se ne aggiunse uno di più
difficile sopportazione per la popolazione : quello di alloggiare e
mantenere i soldati spagnoli, che dovevano difendere il litorale
dagli sbarchi dei pirati. Il Casale di San Giovanni Monagò, come
anche quello vicino di Cutro, era situato vicino e dominante la
marina e quindi luogo ideale come piazza d’armi per lo stanziamento
dei soldati che dovevano difendere, soprattutto nei mesi primaverili
ed autunnali la costa dalle incursione dei pirati turcheschi. Il
vescovo di Cariati e Cerenzia Filippo Gesualdo nella relazione del
dicembre 1612 afferma che :” Il casale di Montespinello è sfrattato
e desolato per li allogiamenti di soldati Spagnuoli”. Il
mantenimento dei soldati, ai quali si doveva fornire vitto, alloggio
e tutto ciò di cui avevano bisogno, fece quindi fallire
l’università. Alle spese che indebitarono l’università e gli
abitanti si aggiunsero i maltrattamenti, che la soldataglia era
solita infliggere agli abitanti, andando a dormire, pranzare e
gozzovigliare nelle loro case. Già nel 1603 la vicina università di
Cutro affermava di non potere più sostenere il peso degli
alloggiamenti militari ed era stata costretta ad indebitarsi. Si
spiegano così i due termini usati dall’arciprete Fiorillo nella sua
relazione; cioè fallimento: perché l’università di San Giovanni
Monagò per far fronte alle spese di mantenimento aveva dovuto
tartassare gli abitanti ed indebitarsi, sfratto: perché gli abitanti
non sopportando più le soverchierie e le spese dovute
all’alloggiamento dei soldati preferirono andarsene in luoghi più
ospitali.
La perdita dei diritti
Molti di coloro che se ne andarono dal casale si recarono a
ripopolare vicini abitati di Cutro, Papanice, Scandale e San Mauro,
perdendo però i loro beni ed i loro diritti. Soprattutto quelli che
andarono ad abitare in luoghi fuori dallo Stato di Cutro, dovettero
pagare le decime se conducevano a pascolare i loro animali sul corso
di Giovanni Monagò.
In una lite tra la mensa arcivescovile di Santa Severina ed il
Principe della Rocca d’Aspro al tempo dell’arcivescovo Francesco
Falabella (1663) Gio. Battista e Cola Ganguzza di San Giovanni
Monagò deposero “che in tempo che abitavano in S. Giovanne, mai
pagarono la decima per li loro animali, come tampoco la pagavano
gl’altri cittadini del stato, ma quando andò ad habitare à Papanici
come forastieri li furono esecuti li bovi, giuntamente con quelli di
Gio. Geronimo Richetta per la decima per ordine di Monsignore
Paravicino”.
I rimasti
Nonostante l’abbandono della maggior parte della popolazione il
casale continuò una magra esistenza. Alcuni documenti ci rivelano
che per molti anni alcuni abitanti rimasero.
Ancora alla metà del Seicento il Nola Molise annotava: “Dopo la
terra di Cutri viene S. Giovanni Minagò, e Papaniceforo casali de’
Greci” ( Nola Molise p. 90). La chiesa arcipretale, la chiesa
dell’Assunta detta del Palazzo e la cappella del Rosario
continuarono ad essere amministrate ed ad essere attive per alcune
decenni. Arcipreti, parroci e rettori, quasi sempre residenti nella
vicina Cutro, amministravano i beni dei loro benefici.
Per quanto riguarda la parrocchiale si sa che alla metà del Seicento
aveva bisogno urgente di restauri, come evidenzia la seguente
supplica: “Ill.mo e R.mo Sig.r mio P.rone Oss.mo.
Mentre V.S. Ull.ma mi accerta con l’humaniss(i)ma sua delli 15 del
pass(a)to la necessità che ha di risarcim(en)to la chiesa di S.
Giovanni Monago condescendo all’istanza ch’ella mi fa di applicare à
tal opera quei pochi frutti di d(ett)o beneficio che spettano alla
Camera. Potrà però V.S. Ill.ma ordinare che così si adempisca,
purché si sodisfacciano prima li pesi, che porta il d(ett)o
benefitio. Conchè resto baciando a V. S. Ill.ma p.fine riverent.te
le mani. Di Napoli 9 Sett. 1650.”
Altri atti relativi alla chiesa parrocchiale la danno per “diruta”
solo nel 1686 ( Russo F., IX, 45441).
Per quanto riguarda la chiesa dell’Assunta è del 20 febbraio 1629 la
presentazione all’arcivescovo del nuovo rettore: “Presentatione al
iuspatronato del clerico Gio. Vitt.o Ganguzza alla chiesa
dell’Assunta presso e fuori di S. Gio. Monagò detta dello Palazzo,
1629”
L’arcivescovo di Santa Severina Fausto Caffarelli, essendo morto
Prospero Leone rettore e possessore della chiesa di Santa Maria delo
Palazzo del casale di S. Gio. Monaghò, situata presso e fuori il
casale, di iuspatronato del fu Cianci Palermo, accoglie la richiesta
presentata da parte dei fratelli il chierico Gio. Vittorio e
Laurenzo Ganguzza di Cutro, eredi del sopradetto Cianci Palermo, che
presentano il clerico Joanne Victorio Ganguzza di Cutro.
“S. Janni Vecchio” è ancora abitato da poche famiglie alla fine del
Settecento (Gius. Guerra inc. Nap. 1789)

