[Il monastero Tassitano in territorio di Cotronei]
di Andrea PESAVENTO
Del monastero Tassitano non si hanno molte
notizie particolareggiate. Si sa soltanto che fu fondato dall’Abate
Gioacchino e che sorgeva sull’altopiano silano. Grancia di S.
Giovanni in Fiore, l’imperatrice Costanza con un privilegio del 1198
lo prese sotto la sua protezione insieme col monastero di Bonoligno:
“…Monasteria, quae de novo fundasti in loco qui olim dictus est
Calosuber, nunc autem bonum lignum, et in loco qui dicitur
Tassitanum, et monasterium Abbatis Marci…”1.
Attualmente se ne vedono ancora i ruderi in località detta
“Pollitrea”, lungo un antico itinerario, percorso dalle mandrie
transumanti, che dalle vallate del Neto e del Tacina per Cotronei
saliva ed attraversava la Sila. Un ulteriore riferimento che ci
attesta l’esistenza del monastero è il privilegio con il quale
l’imperatore Federico II nell’aprile 1229 (?), accogliendo la
supplica di Matteo, abate di S. Giovanni in Fiore, confermava le
grancie che il monastero florense aveva “in tenimento Cherentiae,
Cusentiae et Cutroneorum”2. Fin dall’età sveva il monastero florense
dovette far fronte alle pretese ed alle usurpazioni, dei signori
della contea di Catanzaro, feudatari delle terre vicine. Il 24
gennaio 1240 l’imperatore Federico II ordinava a Pietro Ruffo(I°) di
Calabria, provvisore e maestro della maresciallia, di rivolgersi al
monaco florense Ruggero, per provvedersi di buoni asini per
migliorare la razza dei muli regi. Nel 1259, al tempo di Manfredi,
veniva emanata una sentenza a favore del monastero florense avente
per oggetto la tenuta dell’Ampollino contro le pretese del conte di
Catanzaro. La sentenza veniva ribadita successivamente nel 1264 al
tempo di re Manfredi sempre a favore del monastero florense contro i
tentativi di usurpazione del conte di Catanzaro3. Le pretese ed il
potere dei conti di Catanzaro aumenteranno durante l’occupazione
angioina.
Pietro Ruffo (II) di Calabria, conte di Catanzaro, infatti otteneva
nel 1274 la conferma di alcune terre che già erano appartenute ai
suoi avi, tra cui Cotronei, Policastro e Mesoraca4.
La difesa Pollidrea
Sul finire del Settecento la curia del cappellano maggiore del
Regno, essendo il monastero di San Giovanni in Fiore con i suoi beni
situato nella regia Sila, rivendicò il regio patronato e chiese che
tutti i suoi beni sia allodiali che feudali ritornassero alla regia
corona, come erano all’origine. Ciò avvenne con i due distinti
decreti del 28 aprile 1781 e quello definitivo del 6 giugno 17835.
Così la difesa detta Pollidrea, che apparteneva al monastero
cistercense di S. Giovanni in Fiore, dopo il terremoto del 1783 ed
il decreto definitivo passò in Regio demanio. I documenti dell’epoca
accennano all’esistenza della “fabbrica”, cioè del vecchio convento.
Nel 1811, al tempo della ripartizione dei demani Pollidrea aveva
un’estensione di 1602 tomolate. Con la divisione dei demani un terzo
dell’estensione di 534 tomolate passò al comune di Cotronei.
La parte assegnata al comune di Cotronei confinava “ da scirocco con
la fiumarella appellata del Zagarogno e da detta fiumarella tira per
linea retta alla fabbrica di detta difesa, e dalla fabbrica a
dirittura ferisce ad una pietra grande e dalla quale tirando avanti
anche in linea retta esce ad un’altra pietra grande dalla quale
passando avanti ferisce ad un faggio il quale si è pure segnato con
le stesse note delle due lettere D.D. e tirando avanti va a finire e
confinare con la difesa detta Caprara dalla parte di tramontana, da
levante confina con la difesa Trepidò, vedendosi distintamente i
suoi limiti per segni noti con rialzo di terra e da ponente limita
con l’istesso fondo diviso rimasto al proprietario”6.
I due terzi rimasti, assieme ad altri fondi, con Real Decreto del
20 aprile 1820, Ferdinando I° li donò allo stabilimento della Casa
di S. Maria della Pace di Napoli7.
In una memoria del periodo si trova che tra i “Beni appartenenti al
Monastero della Pace di Napoli troviamo che a Cotronei possedeva
Pollitrea di circa 1000 tomolate. La proprietà fu posta in Demanio
regio (Articoli 136, sezione D, Numero 11, estensione 1975, Rendita
in Lire 2876,50)8.
Nel 1836 Nicola Gullo, e per esso il barone Luigi Barracco, chiese
di acquistarla e con real decreto del 16 novembre del 1836 la
vendita fu autorizzata. L’atto fu stipulato dal notaio certificatore
Cav. Raffaele Bruno del 21 ottobre 1836. Il Barracco così come aveva
acquistato il fondo lo cedeva poco dopo con atto del notaio Luigi de
Meo di Cotrone del 15 aprile 1838 al marchese Anselmo Berlingieri di
Cotrone9.
Note
1. Ughelli F., Italia Sacra cit., IX, 196.
2. Barletta P., Leggi e documenti antichi e nuovi relativi alla Sila
di Calabria, Parte Prima, Torino 1864, pp. 189 sgg.
3. Russo F., Gioacchino da Fiore e le fondazioni florensi in
Calabria, Fiorentino Napoli., pp. 105 – 106.
4. Reg. Ang., XII (1273-1274), 143.
5. Napolitano R., S. Giovanni in Fiore monastica e civica, Napoli
1978, p. 98.
6. Oliveti L., Istruttoria demaniale per l’accertamento, la verifica
e la sistemazione del demanio civico comunale di Cotronei, Quaderni
di Cotroneinforma n. 2, 1999, p. 15.
7. Valente G., La Sila dalla trasformazione alla riforma (1687
–1950), Studio Zeta Rossano 1990, p. 95.
8. Memoria , Arch. Fam. Piterà di Cutro.
9. Valente G., cit. p. 95.

