[L’ospedale e la chiesa di S. Maria della Sanità di Strongoli]
di Andrea PESAVENTO
(pubblicato su La Provincia KR nr. 50/2000)
Alla fine del Cinquecento all’interno delle mura
di Strongoli esistevano tre chiese “rurali”; una era dedicata
all’Annunciazione della Beata Vergine Maria, l’altra a San Giacomo e
la terza a San Giovanni Battista. Il vescovo Claudio Vico (1590 –
1600), nella sua relazione del 1594, afferma che in città non fu mai
fondato un ospedale per i poveri, né egli fino allora aveva potuto
farlo, in quanto aveva dovuto urgentemente provvedere a riparare la
sacristia della cattedrale , che minacciava rovina, ed a rendere
sicuro il palazzo vescovile, che era aperto da ogni lato.
Aggiungeva, però, che nonostante la mancanza dell’ospedale, da circa
due anni era attiva la società della confraternita della Morte, i
cui membri nei giorni festivi andavano per la città a raccogliere
l’elemosina, per poi distribuirla ai poveri ed agli indigenti. Essi
si prendevano cura e assistevano sia i vivi che i morti, cittadini e
forestieri1 . La confraternita laicale della Morte, che aveva il
compito di raccogliere le elemosine per i poveri e di seppellire i
morti, prese sede nella chiesa dell’Annunciazione, dopo aver avuto
il permesso del vescovo, previo l’assenso e la concessione
apostolica. Il vescovo ogni anno la visitava, anche se erano al di
fuori della sua giurisdizione il controllo dell’amministrazione e
l’approvazione dei bilanci che spettavano solo ai confrati2.
L’esistenza di una chiesa dell’Annunziata a Strongoli è anche
richiamata, nel maggio 1596, da un breve di papa Clemente VIII, col
quale si concedeva le rendite della chiesa senza cura di Santa Maria
Annunziata, stimate del valore di 23 ducati annui, al chierico
Colasancto Sando di Bova3. Il vescovo Sebastiano Ghislerio (1601
–1626) nella sua relazione del 1625 non fa più cenno della chiesa
della SS. ma Annunziata. Egli afferma, invece, che oltre alla
cattedrale c’erano dentro le mura della città sei chiese: cioè
quelle della SS.ma Trinità, S. Maria della Sanità, S. Giacomo, S.
Stefano, S. Giovanni e S. Francesco di Paola. Il presule inoltre ci
informa che nel 1617, a sue spese, aveva edificato dalle fondamenta
la nuova chiesa di Santa Maria della Sanità. Accanto alla chiesa,
che era situata sulla pubblica piazza, aveva fatto costruire anche
l’ospedale ed il Monte di Pietà. Nell’occasione aveva ordinato di
abbellire il soffitto dell’edificio sacro, facendolo decorare con
diversi colori e con stelle dorate, così da renderlo di rara
bellezza, ed aveva completato la sua opera col dono di due campane.
Non soddisfatto di quanto aveva compiuto, alcuni anni dopo, nel
1624, aveva preso dalle rendite dell’ospedale 80 monete d’oro e con
queste aveva comprato una casa vicina per maggiore beneficio e
comodità dell’ospedale. Il vescovo aveva anche pensato a dotare le
nuove realtà: il monte di Pietà poteva contare su 100 tomoli di
frumento, che ogni anno venivano distribuiti, quasi senza interesse,
ai coloni poveri o in difficoltà, e la chiesa era stata arricchita
da alcune rendite, lasciate dal vescovo e da legati di uomini pii,
che le fornivano una rendita di circa 60 ducati annui. In essa vi si
celebravano ogni giorno tre messe e molte di più nei giorni
festivi4. Il vescovo Sebastiano Ghislerio troverà ultima dimora
nella chiesa da lui stesso fondata, dotata ed abbellita, dove era
ben visibile questo epitaffio: “Sebastianus Ghislerius Alexandrinus
Sanctae memoriae Pii V Pont. Max. Consanguineus, Episcopus
Strongulensis hanc Ecclesiam erexit, et aedificavit”5. Dopo la
costruzione della nuova chiesa e l’erezione dell’ospedale la sede
della confraternita della Morte non risulta più nella chiesa
dell’Annunciazione ma in quella dedicata a Santa Maria della Sanità.
Tutto ciò viene documentato dalle relazioni del vescovo Carlo
Diotallevi (1639 –1652): “dentro la città c’è l’ospedale per poveri
e viandanti sotto il titolo di Santa Maria della Sanità, al quale è
annessa la confraternita di laici detta della Morte”6. Sempre
durante il vescovato di Carlo Diotallevi l’ospedale di S. Maria
della Sanità col consenso del vescovo, del Capitolo della
cattedrale, del Principe Francesco Campitelli e dell’università fu
dal 1640 governato dai frati Ospedalieri di San Giovanni di Dio.
Mancando però il consenso della confraternita, fu suscitata una lite
giudiziaria e dopo pochi anni i frati vennero estromessi7. Mandati
via i frati di San Giovanni di Dio, l’ospedale fu gestito da un
procuratore, che poteva essere sia ecclesiastico sia laico, scelto
però dal vescovo8. Al tempo del vescovo Antonio Maria Camalda (1663
- 1690) all’interno delle mura della città oltre alla cattedrale vi
erano otto chiese, o oratori, parte erano di iuspatronato dei laici,
parte annesse ai canonicati e parte sotto il titolo di semplice
beneficio (5 hanno annessi titoli di benefici semplici, 3 sono di
libera collazione e 2 di iuspatronato di laici). Tra queste vi era
quella di Santa Maria della Sanità, dove aveva ancora sede la
confraternita della Morte, il cui compito era quello di seppellire i
morti. Accanto alla chiesa c’era l’ospedale dei poveri, dei
pellegrini e degli infermi, il quale traeva i mezzi necessari dalle
proprie rendite ed il cui procuratore era scelto dal vescovo9.
Sempre in questi anni l’ospedale assunse il titolo di S. Maria della
Sanità e San Giorgio e tra il 1684 ed il 1687 venne meno la
confraternita della Morte, mentre del Monte di Pietà, a suo tempo
fondato dal vescovo Ghislerio, non c’era più nemmeno la memoria10.
Il vescovo di Strongoli Domenico Marzano (1719 – 1735) nella sua
relazione, datata Strongoli 25 maggio 1723, così si esprime: “C’è un
edificio dentro le mura della città, annesso alla chiesa di Santa
Maria della Sanità, che chiamano ospedale. Esso però ha perduto tale
nome a causa delle poche rendite, niente ha più di degno per tale
titolo. E’ preferibile chiamarlo piuttosto ricovero dei viandanti”.
Allora a Strongoli oltre alla cattedrale vi erano dodici altre
chiese, tra dentro e fuori le mura: SS. Trinità, Annunciazione, S.
Croce, Ascensione, S. Maria della Sanità, S. Maria della
Provvidenza, S. Maria della Catena, S. Giovanni Battista, S.
Giacomo, S. Anna e S. Francesco di Paola. Tutte erano governate dai
loro rettori e beneficiati, eccetto quelle di S. Maria della Sanità
e di Santa Croce alle quali il procuratore era assegnato dal
vescovo11. Le rendite su cui poteva contare l’ospedale risultano
quanto mai variabili e precarie. Il vescovo Gaetano De Arco nel 1736
afferma che l’ospedale può contare su una rendita di circa 45
ducati, sufficiente per far fronte alle necessità degli infermi12 .
Pochi anni dopo, nel 1747, per il vescovo Ferdinando Mandarani (1741
–1748) le rendite erano scese a circa 30 ducati. Il vescovo visitò
l’ospedale, che curava sia i cittadini che i forestieri, ed esaminò
le entrate e le uscite e si interessò ad incrementare le rendite,
affinché fosse somministrata ogni cosa necessaria alla salute
dell’anima e del corpo13. Pochi anni dopo, nel 1753, al tempo del
vescovo Domenico Morelli (1748 – 1792), l’ospedale, dedotti gli
oneri per le messe, poteva contare su circa 90 ducati annui14. Retto
da un ecclesiastico delegato dal vescovo, ogni anno quest’ultimo
rendeva conto al vescovo, che si adoperava affinché agli infermi non
mancasse il bisognevole15. Sul finire del Settecento il vescovo
Pasquale Petruccelli (1793 – 1798) così lo descriverà: “C’è dentro
le mura un nosocomio che accoglie i pellegrini malati ed a sue spese
li mantiene, finché non hanno ritrovato la sanità del corpo”.
Aggiungeva però che: “Nessuno, o rarissimi, sono i cittadini che,
quando si ammalano, sono soliti dimorare in esso, o perché ritengono
che sia disonorevole per loro rimanervi, o perché stimano che sia
più salutare, per recuperare la guarigione, ricevere i medicamenti e
le cure nella propria casa dai propri congiunti e dai familiari”.
Allora le rendite erano stimate che non superavano i cento ducati16.
In seguito l’ospedale fu soppresso mentre la chiesa di Santa Maria
della Sanità dopo essere stata dismessa per un po’ di tempo,
probabilmente a causa del terremoto del 1832, fu restaurata ed in
parte rifatta17 verso la metà dell’Ottocento18. Attualmente è una
delle due parrocchie di Strongoli Centro.
Note
1. Rel. Lim. Strongulen., 1594.
2. Rel. Lim. Strongulen., 1597.
3. Russo F., Regesto cit., (25134)
4. Rel. Lim. Strongulen., 1625.
5. Fiore G., Della Calabria cit., t. II, p. 341.
6. Rel. Lim. Strongulen. 1640.
7. Rel. Lim. Strongulen., 1643.
8. Rel. Lim. Strongulen., 1646.
9. Rel. Lim. Strongulen., 1664.
10. Nel 1687 vi sono a Strongoli tre confraternite: quella del SS.
Sacramento in cattedrale, e quelle della SS. Annunciazione e
dell’Immacolata Concezione nelle loro chiese. Esse accompagnano le
pubbliche processioni ed i funerali. Rel. Lim. Strongulen., 1684,
1687.
11. Rel. Lim. Strongulen., 1723.
12. Rel. Lim. Strongulen., 1736.
13. Rel. Lim. Strongulen., 1747.
14. Rel. Lim. Strongulen., 1753.
15. Rel. Lim. Strongulen., 1789.
16. Rel. Lim. Strongulen., 1797.
17. Russano Cotrone A., Guida di Strongoli, p.37
18. Vi erano a Strongoli a metà dell’Ottocento anche le chiese
filiali di S. Maria Assunta, delle Anime del Purgatorio e di S.
Francesco di Paola, Rel. Lim. Cariaten., 1852.

