[L'ospedale, la congregazione compuntina del Monte dei Morti ed il convento di S. Giovanni di Dio]
di Andrea PESAVENTO
(pubblicato su La Provincia KR, n.1-2/1997)
Anche se l'esistenza di un ricovero per
pellegrini a Crotone sembra documentata già in età sveva 1*,
cominciamo ad avere le prime notizie di un vero e proprio ospedale,
evidentemente usato per curare i soldati spagnoli, nella seconda
metà del Cinquecento 2*; mentre uno per curare i poveri è menzionato
alla fine di quel secolo 3*.
Sappiamo che quest'ultimo al tempo del vescovo Thomas de Montibus
(1599 -1608) era intitolato a San Jacobo e poteva contare su una
rendita annua di 70 o 80 ducati a seconda delle annate.
In esso vi risiedeva un sacerdote approvato dal vescovo per
ascoltare le confessioni dei penitenti e per amministrare i
sacramenti agli infermi 4*.
Nel primo anno di vescovato di Carlo Catalano (1610 -1622) le
entrate dell'ospedale dei poveri ammalati e dei pellegrini erano
aumentate a circa 100 ducati 5*.
L'ospedale con chiesa 6*, situato in parrocchia di Santa Margarita,
è oggetto di una lite per la sua gestione tra il governo cittadino
ed il vescovo.
Quest'ultimo, disconoscendo i diritti dell'università, ne rimuove i
due procuratori, uno eletto dai nobili e l'altro dal popolo, che
avevano il compito di amministrarlo, ed al loro posto nomina come
rettore e procuratore dell'ospedale un canonico di sua fiducia.
Tuttavia lo stesso vescovo Carlo Catalano,"aliis causis mentem
ipsius Ill.mi D.ni moventibus", poco dopo, accogliendo un ricorso
dei governanti della città, la reintegrava con un decreto emanato il
3 aprile 1620 durante la celebrazione del sinodo.
Fu così confermato il potere dell'università di eleggere i mastri
procuratori dell'ospedale; i quali avevano la "potesta d'esigere
intrade, redditi e censi di detto hospitale et quelle spendere nel
governo de poveri infermi che in esso se retroveranno et che vi
staranno et anco fare ogni altra cosa necessaria per beneficio di
d.a casa secondo l'antico solito", e con la raccomandazione che
"debbiano attendere alla detta opera di carità con quella diligenza
et amorevoleza che da loro si spera, e da noi si confida in nome di
detta università" 7*.
Pochi anni dopo il vescovo Niceforo Melisseno Comneno (1628 -1632)
in una sua relazione così si esprime: C'è l'ospedale dei poveri
infermi e dei pellegrini che ha un'entrata di circa 100 ducati,
nella cui chiesa è stata nuovamente eretta su autorizzazione del
vescovo la congregazione chiamata della "compuntione"; in essa ogni
venerdì convengono i fratelli per pregare, riunirsi in assemblea,
assistere e fare altre opere pie, esercitando cioè quei diritti
riconosciuti al momento della fondazione e nelle forme previste
dalle loro regole e costituzioni 8*.
La congregazione compuntina dentro l'ospedale con l'onere del Monte
dei Morti sotto il titolo delle Cinquanta Messe, detta anche dei
"Pii Operarii", era amministrata da un rettore, un ministro
signifero, un cassiere e due consultori che restavano in carica
circa sei mesi 9*.
Alle elezioni, che si svolgevano con l'intervento di un delegato del
vescovo, partecipavano (e potevano essere eletti) sia gli iscritti
ecclesiastici che secolari ed avvenivano una alla sera della vigilia
del giorno di San Giovanni Battista e l'altra alla sera di San
Giovanni Evangelista 10*.
Al monte potevano iscriversi sia uomini che donne, sia forestieri
che abitanti e cittadini.
Essi dovevano versare ogni venerdì un tornese (moneta di rame del
valore di 6 cavalli o mezzo soldo), acquisendo così il diritto alla
celebrazione di 50 messe dopo la loro morte (quelli che si
iscrivevano dopo i sessanta anni avevano diritto a 25 messe).
Durante il vescovato di Ioanne Pastor (1638 -1662) l'ospedale rimase
di iuspatronato dell'università dalla quale continuarono ad essere
eletti ogni anno in pubblico parlamento i due procuratori o mastri
che si interessavano ad assicurare la cura ai pellegrini e agli
infermi poveri ed amministravano le rendite provenienti quasi sempre
dalle offerte e da legati.
Il loro operato era tuttavia soggetto alla verifica e all'assenso
del vescovo o di un suo delegato.
La chiesa dell'ospedale, sotto il titolo di Santa Maria della Pietà,
era ad esso contigua e situata appena dentro la porta principale
della città.
Un cappellano, approvato dal vescovo, continuava a celebrarvi alla
domenica, nei giorni festivi e due o tre volte alla settimana e vi
si riunivano gli uomini pii della congregazione compuntina per
esercitare opere di pietà e carità.
Due di essi ogni venerdì andavano in giro per la città a raccogliere
gli oboli che poi parte erano spesi per la celebrazione delle
cinquanta messe, che spettavano ad ogni defunto iscritto nel libro
del monte, e parte venivano impiegati in prestiti spesso a tassi
molto elevati (nove per cento) 11*
All'inizio del vescovato di Hyeronimo Caraffa (1664- 1683) nella
chiesa continuava a riunirsi di solito una quindicina di fratelli
del "Monte dei Morti dell'Operarii pii", per lo più ecclesiastici,
spesso non per esercitare opere pie ma per discutere questioni
economiche 12*; infatti cresceva di continuo, e si ammassava, il
denaro proveniente al monte dalle elemosine raccolte tra i sempre
più numerosi iscritti ed esso, per non rimanere infruttuoso, doveva
essere applicato sia in acquisto di beni sia con più frequenza in
prestiti ad interesse 13*.
La situazione rimase così finchè il 16 marzo 1665 il "regimento"
cittadino stabilì di affidare l'ospedale di Santa Maria della Pietà
con tutte le sue entrate e rendite ai Bonfratelli della religione
del Beato Giovanni di Dio, decisione ribadita il 14 aprile 1666 dal
governo cittadino, sindaci Pietro Presterà e Nicola Francesco
Scarnera, che stabilì anche alcune clausole che dovevano essere
inserite nell'accordo, condizioni accettate dal frate Angelico
Rampulla, generale della religione del Beato Giovanni di Dio e
priore perpetuo dell'ospedale di San Pietro ad Vincula Panormi, il
quale con delega da Roma dell'undici settembre 1666, incaricava il
frate Buonaventura Pentinachi, priore dell'ospedale di Catanzaro,
dandogli facoltà di trattare e concludere per la fondazione
dell'ospedale di Crotone.
Cosa che avvenne il giorno 27 ottobre 1666 quando in presenza dei
sindaci Domenico Suriano e Prospero Venturi, dei procuratori
dell'ospedale Detio Suriano e Nicola Francesco Scarnera e del
vescovo della città, Hyeronimo Caraffa, il frate Buonaventura
Pentinachi, in virtù della delega, ne prendeva reale possesso.
Tra le condizioni sottoscritte vi erano quelle che i frati, che
sarebbero andati ad abitarvi, dovessero essere in numero sufficiente
per assistere l'ospedale e la chiesa e di "alimentare, governare et
curare l'infermi tanto cittadini come forestieri li quali non
tengono tal comodità di governarsi et curarsi nelle loro infermità",
di celebrare le messe per le quali l'ospedale ha l'onere e di
provvedere con le entrate e le elemosine l'ospedale di tutto il
necessario.
Essi erano obbligati a tenere un luogo adatto ed aperto per i poveri
ed i pellegrini "che andranno mendicando" e per quanto riguarda le
rendite annuali maturate, ammontanti a 170 ducati, impiegarne parte
per l'acquisto di cose e suppellettili necessarie per gli infermi ed
i frati e parte per aprire e gestire uno "stiglio di spetieria" in
modo da fornire, previo pagamento secondo tariffa, medicamenti agli
abitanti, utilizzando poi il ricavato in beneficio dell'ospedale.
Una clausola inoltre prevedeva che se per qualsiasi motivo i frati
avessero lasciato l'ospedale, questo con le sue entrate, "et ogni
beneficio che in quello fusse fatto et aumento tanto di stabili come
di fabbriche e mobili", sarebbe ritornato alle condizioni primitive
cioè in amministrazione della università; rimanendo comunque sempre
i sindaci ed eletti della città "perpetui protettori del detto
hospitale"14*.
Preso possesso dell'ospedale il Pentinachi vi assegnò quello stesso
giorno i padri fra Modesto Cafaro, vicario, fra Gio. Marino e fra
Sebastiano di Rovesta i quali vi presero dimora.
Con l'arrivo dei fatebenefratelli i confrati del Monte dei Morti dei
Pii Operarii lasciarono la chiesa di Santa Maria della Pietà e
costruirono un nuovo edificio sacro detto dell'Anime del Purgatorio
o semplicemente del Purgatorio.
In difficoltà perchè non riesce a recuperare alcuni lasciti, alla
fine del secolo l'ospedale "minaccia grandissima ruina" e perciò c'è
urgenza di trovare un accordo con i debitori in modo da utilizzare
il denaro per iniziare i lavori di consolidamento e di restauro 15*.
Secondo quanto riporta il Vaccaro esso poteva allora contare su una
decina di letti, vi erano sei religiosi e ricoverava annualmente
circa 300 infermi 16*.
Così è possibile ricostruire il luogo dove sorgeva l'edificio
all'inizio del Settecento.
Attraversato il ponte levatoio, si passa la porta principale della
città dove c'è il corpo della guardia e la chiesetta di San Giovanni
Battista che è davanti alla casa della corte e alla dogana.
A destra entrando, vicino alle mura vi sono le botteghe delle forge
e di fronte le case o palazzo del piccolo proprietario terriero
Diego Tronca che confinano con una casa palaziata di proprietà del
canonicato di San Francesco D'Assisi ed al "convento de Bonfratelli"
con le sue sei botteghe, affittate a barbieri, calzolai e sarti, e
le forge.
A fianco dell'ospedale c'è la casa di Francesco Cannoniero con
accanto la casa palaziata, consistente in due membri superiori e due
inferiori, di Giacinto Arabia attaccata alla "regia monitione della
legname" dell'artiglieria dietro "la lamia dove è l'orologgio
universale" della città.
Vicino c'è il baluardo Toledo e presso "le chianche" e "dietro li
molini" la nuova chiesa o oratorio della "concettione", sede della
confraternita della Immacolata Concezione e delle Anime del
Purgatorio 17*.
Il convento di San Giovanni di Dio, sotto il titolo della Madonna
della SS.ma Pietà, unico ospedale in diocesi di Crotone, ha un
cimitero 18* ed una spezieria di medicine con tutti "li stigli,
vasi, mortari ed altre cose necessarie per manipulare mendicamenti".
La spezieria, consistente in due botteghe, è posta sotto l'ospedale
ed ha un basso a lato per uso di laboratorio e viene rifornita con
medicine fatte venire da Napoli 19*.
Ha un refettorio ed una camera priorale dove si riuniscono di solito
i frati per prendere le decisioni che riguardano la vita economica
ed amministrativa della "famiglia" 20*
Durante la prima metà del Settecento il convento, abitato da quattro
o cinque frati 21*, è al centro di numerosi scandali e controversie.
Tra tutti un lungo litigio tra il priore dell'ospedale ed un frate
francescano che dalle parole ingiuriose degenerò in scambio di
archibugiate e sfociò poi in una aspra e lunga lite nei tribunali
ecclesiastici e secolari 22* ed una torbida vicenda che coinvolse il
priore ed i gestori di una vicina taverna i cui avventori "notte e
giorno strillavano ed inquetavano" sia i frati del convento che gli
ammalati dell'ospedale 23*.
Il luogo dove sorge l'ospedale col passare del tempo è divenuto la
zona commerciale più importante della città.
Il mastro Martino de Sole ottiene dal re il permesso di poter aprire
una bottega sotto il torrione dell'orologio civico e, finchè non
otterrà anche l'autorizzazione di abitare nel torrione, chiede ed
ottiene dai frati di poter occupare il luogo che il convento
possiede per alloggiare i pellegrini, in modo da poterlo utilizzare
come entrata per la bottega 24*.
Con l'aumento della guarnigione e poi con l'arrivo dei forzati,
addetti ai lavori di costruzione del nuovo porto, l'ospedale in fase
di decadenza, che si serve saltuariamente dell'opera di un medico
esterno, ha un ritorno di vitalità: aumentano infatti le occasioni
di guadagno sia per l'aumento di ricoveri paganti che di vendita di
medicine.
Ma similmente cresce l'impegno che i frati devono prestare
nell'ospedale "ove di continuo vi accorrono dell'infermi, ed
ammalati, ed oltre di ciò lo peso che anco tiene di somministrare
l'ospedale alli soldati ammalati, che di quelli di questa
guarnigione s'infermano, e che perciò hanno bisogno di una continua
e certa assistenza del medico".
Per far fronte alle nuove necessità il priore ed i locali
dell'ospedale dell'ordine dei Bonfratelli di S. Giovanni di Dio
assumono nel 1750 il dottor fisico ed ordinario medico Giuseppe
Vitale con un contratto triennale ed un salario annuale di 15 ducati
25*, aumentato in seguito, al rinnovo del contratto, a ducati 30
anche per l'arrivo di un centinaio di forzati addetti ai lavori del
porto e di una quarantina di soldati.
Il medico si impegna a curare, oltre ai religiosi del convento, gli
ammalati poveri, che si ricovereranno nell'ospedale, i soldati di
guarnigione, i forzati ed i militari addetti alla loro custodia.
Con la condizione però che se, per disposizione superiore o per
qualsiasi altra causa, venisse meno la cura dei soldati e dei
forzati (evento che ben presto si avvererà con la istituzione del
nuovo ospedale regio), la paga verrà ridotta ai soli ducati 6, che è
l'ammontare della solita provvigione per l'assistenza agli ammalati
poveri ed ai religiosi del convento 26*.
Delegata buona parte del loro impegno verso i malati poco dopo i
frati abbandonano anche la gestione della spezieria.
Nel giugno 1756, con l'assenso e la presenza del provinciale fra
Giovanni Zecchino, essa è affittata per annui ducati trenta per tre
anni allo speziale di medicina Giuseppe Perla di Rossano, con la
facoltà di poter vendere a suo piacere i medicamenti per il prezzo
che vorrà ed a chiunque glieli richiederà "nell'istesso modo e
maniera che farebbe l'enunciato venerabile convento e farebbero essi
loro" 27*.
Scaduto il contratto con il Perla, nel giugno 1759 subentra Vincenzo
Droghi di Castelmonardo che l'affitta per due anni per ducati 20
all'anno "da scomputarsi sul prezzo dei medicamenti che si devono
somministrare all'infermi dell'ospedale".
Questa volta però la spezieria è locata con delle condizioni tra le
quali quella che l'ospedale si serva sempre dei medicamenti della
spezieria pagandoli però il 25 per cento del prezzo "a riserba
dell'ogli d'ammendole dolci, che dell'unguenti, e dell'impiastri,
atteso per l'oglio si deve pagare a grana quattro l'oncia, e per
l'impiastri et unguenti si devono pagare il terzo della corrente
tariffa".
Inoltre i religiosi infermi potranno usufruire di medicamenti gratis
mentre il superiore del convento avrà la facoltà di concedere
"medicamenti ad alcuna persona di fuori l'ospedale, ma che siano
persone devote, o benefattori di detto convento" pagandoli allo
stesso prezzo dell'ospedale 28*.
Una relazione del vescovo crotonese Giuseppe Capocchiani (1774
-1788) evidenzia lo stato di precarietà dell'ospedale: esso è
gestito da pochi frati, la cui presenza è precaria e saltuaria, che
vivono di rendita avendo delegato ad altri sia la cura dei malati
che la produzione e vendita dei medicamenti.
Nel convento ci sono solo tre frati, che nel 1783 scenderanno ad uno
solo 29*, e vi è una piccola chiesa trasandata che non presenta
niente di attraente.
L'edificio mal costruito mostra tutti i segni del tempo e della
trascuratezza.
Dopo la istituzione dell'ospedale regio per la cura dei militari e
dei forzati, nell'ospedale del convento ormai si ricoverano solo i
poveri infermi e perciò è divenuto poverissimo.
I frati possedevano ancora alcune proprietà: affittavano delle
botteghe e delle case vicine al convento ed usufruivano di piccole
rendite provenienti da capitali dati in prestito che impiegavano
nella chiesa, nell'ospedale e soprattutto per il loro sostentamento.
Dell'amministrazione dei beni essi dovevano dare conto ai loro
superiori.
Per quanto riguardava invece l'assistenza spirituale si servivano
dell'opera di un prete secolare approvato dal vescovo per ascoltare
le confessioni 30*.
Nella chiesa, in cui si conservava l'olio santo e la santissima
eucarestia, vi erano due altari, entrambi curati dai frati, uno
dedicato a San Giovanni di Dio e l'altro a San Gregorio Taumaturgo
31*.
Davanti al convento si apriva la piazza detta dell'ospedale e di
fronte, addossate alle mura, erano state costruite alcune baracche e
delle botteghe 32*.
A fianco il mastro napoletano Salvatore Mazza aveva ingrandito la
sua casa palaziata, ed aveva ottenuto di poter costruire, dopo
averle risanate e restaurate, sopra tre botteghe appartenenti al
convento 33*.
Dopo il terremoto del 1783, il convento fu riparato in parte a spese
della Cassa Sacra, ma ormai contava su pochissime entrate e di
difficile riscossione 34*.
Ancora pochi anni e verrà soppresso per decreto di Ferdinando IV.
Infatti un dispaccio reale del 23 giugno 1798, inviato al vescovo
Rocco Cojro (1797- 1812), gli ordinava di sopprimere il convento dei
frati di San Giovanni di Dio, che avevano la cura dell'ospedale dei
poveri e prescriveva l'erezione di un civico ospedale, amministrato
da un "governo" composto dal vescovo, come capo, e da due
governatori, uno eletto dal ceto dei nobili ed uno dal ceto civile.
Un successivo dispaccio reale, datato 15 febbraio 1800, aboliva
l'ospedale militare e stabiliva le norme che si dovevano osservare
per la ricezione dei militari infermi negli ospedali civici 35*.
Quest'ultimo ospedale regio era stato istituito dopo l'inizio dei
lavori di costruzione del porto 36*. Esso nel mese di febbraio 1765
è già esistente, come risulta da un inventario commissionato da
Antonio Maria di Lauro, assentista generale dei regi ospedali del
regno, all'incaricato Giuseppe Grasso ed al controllore del regio
ospedale di Crotone Gregorio Cannoniere 37*.
L'ospedale regio si dedicherà alla cura dei militari e dei forzati,
addetti alla costruzione del porto.
Esso era situato vicino alla cattedrale, in parrocchia di Santa
Margarita e precisamente nel quarto inferiore del palazzo del signor
Manfredi 38*.
Era governato dal castellano e prestava assistenza spirituale un
cappellano scelto dal cappellano maggiore del regno 39*.
Con la soppressione dell'ospedale regio e del convento dei
fatebenefratelli, il tutto fu unificato in un ospedale civile
denominato il Pio civico ospedale di S. Giovanni di Dio al quale
furono aggiunti i beni e le rendite del soppresso convento di San
Francesco d'Assisi 40*, parte dei quali, e precisamente alcuni fondi
ed una casetta, tra il 1798 ed 1803 furono infatti venduti su ordine
del marchese di Fuscaldo ed il ricavato devoluto per mantenere in
vita e far funzionare il nuovo civico ospedale 41*.
Durante il Decennio francese esso poteva quindi contare sulle
rendite del vecchio ospedale di S. Giovanni di Dio (Ducati 358) e su
quelle provenienti dal soppresso convento dei conventuali (ducati
476).
Queste somme tuttavia col passare del tempo diminuivano in quanto
provenivano in parte da fondi amministrati dalla Cassa sacra che
furono in seguito affrancati 42*.
Nel 1831 se ne era deciso l'ampliamento utilizzando piccole rendite
provenienti da alcuni luoghi pii 43*.
Danneggiato dal terremoto dell'otto marzo 1832, fu l'anno dopo in
parte riparato e ricostruito 44*.
In seguito l'edificio dell'ospedale fu venduto al comune di Crotone
e cambiato nel maggio 1883 in casa comunale, in quanto un nuovo
ospedale era stato appositamente edificato fuori dell'abitato, in
via Poggio - reale con l'intervento fattivo del barone Berlingieri
45*.
L'edificio che fu convento dei frati di San Giovanni di Dio così è
descritto in un inventario del 1936.
"Fabbricato a pianterreno e primopiano, sito nel corso Vittorio
Emanuele, destinato a sede degli uffici municipali. Il pianterreno
ha, oltre la scala d'ingresso, tre ambienti adibiti ad ufficio di
stato civile, anagrafe e leva. Il piano superiore ha undici
ambienti, di cui il più grande è quello adibito una volta a sala
dell'ex consiglio ed ora ad ufficio tecnico comunale. L'edificio
sormontato da una torretta con l'orologio pubblico, confina con la
facciata principale sul corso Vittorio Emanuele e dagli altri lati
con via Archita e Vico Municipio 46*.
Note
1. In un atto di permuta di alcuni fondi in territorio di
Crotone, redatto nel dicembre 1233, nella descrizione dei confini
troviamo: "praedia Sancti Martini de Hospitali Crotonis", Trinchera
F., Syllabus cit., p.401.
2. Tra i morti: 19 (Augusti 1570) uno spagnolo allo hospitali, 2
(iulii 1571) uno spagnolo allo hospitali..., Conto del m.co Julio
Cesaro Leone, Dip. Som. 315/9, ff. 57 -62, ASN.
3. "Sunt praeterea in civitate Crotonen. Mons Pietatis et hospitale
in pauperum beneficium et utilitatem", Rel. Lim. Crotonen. 1597.
4. Rel. Lim. Crotonen. 1603, 1606.
5. Rel. Lim. Crotonen. 1610; Tra le entrate dell'ospedale vi era un
censo di carlini 15 annui che gravava una apoteca o bucceria dei La
Nocita da pagarsi ogni 15 di agosto, ANC. 108, 1612, 71-72.
6. Rel. Lim. Crotonen. 1614, 1617.
7. Il 15 maggio 1620 i sindaci ed eletti del governo cittadino
eleggono mastri e procuratori dell'ospedale dei poveri Gioseppe
Syllano e Oratio Gulli con riserva di ratificarne l'elezione nel
primo regimento congregando.Il 23 maggio seguente i mastri prendono
in consegna l'ospedale dal reverendo Vincenzo de Amato che ne era
stato creato rettore, cappellano e procuratore dal vescovo, ANC.
117, 1620, 26 -27.
8. Rel. Lim. Crotonen. 1631.
9. Nel 1641 l'arciprete Fabritio Bonello è rettore, Alfonso Syllano
è ministro signifero, Dionisio Pizuto è cassiero, Detio Suriano e
Josepho Presterà sono consultori della congregazione compuntina,
ANC. 119, 1641, 25.Il ministro esigeva il tornese e curava i conti,
il rettore governava e decideva gli acquisti e le vendite, i
consultori assistevano il rettore e convalidavano gli atti, il
cassiere conservava il denaro, Acta ..cit.1699, f. 60.
10. Il monte dei morti dei pii operarii o semplicemente L'Anime del
Purgatorio in seguito con l'arrivo dei Fatebenefratelli si
trasferirà nella chiesa propria detta del Purgatorio, Acta cit., ff.
60 -61.
11. Il primo maggio 1641 gli ufficiali della congregazione fanno un
prestito al nove per cento al canonico Hieronimo Petrolillo,
impegnandone una casa palaziata ed un vignale, ANC. 119, 1641, 23;
Rel. Lim. Crotonen. 1640.
12. L'otto agosto 1664 si riuniscono nella chiesa dell'ospedale i
fratelli e ufficiali del monte per dare a censo ducati 100
provenienti dal "tornese" al parroco C. Bonello.Era cassiere il
parroco G. B. Venturi, ministro il Rev. C. Scarnera, consultori il
Rev. G.F. d'Oppido e C.I. Pelusio e rettore G. Galluccio, ANC. 312,
1664, 30-32.
13. Rel Lim. Crotonen. 1640.
14. ANC. 312, 1666, 174 -178.
15. Nel 1684 Fabritio Lucifero, figlio di Jo. Francesco, liberato
dai Veneziani dopo aver trascorso 16 anni di schiavitù turca
nell'isola di Santa Maura e assistito dagli ospedalieri dona loro
alcune proprietà che possiede in Crotone e Catanzaro.
Dopo lunga lite con gli eredi nel 1690 i frati del convento invitano
a trovare un accordo in modo di entrare in possesso di ducati 200 da
Antonio Castiglia, erede dei Lucifero, in modo da impiegarli per il
restauro del convento. Il documento è firmato da Fra Gioseppe della
Monica, fra Gioseppe de Dio, fra Michel Angelo Leo e fra Antonio
Trapani.ANC. 336, 1690, 99- 102.
16. Vaccaro A., Kroton, Cosenza 1965, Vol. II, 250.
17. Pesavento A., Crotone all'inizio del Settecento, Dattiloscritto
1992.
18. P. Errigo ed un sacerdote di Papanice fuggono di notte dalle
carceri vescovili e si rifugiano nel cimitero dell'ospedale, ANC.
764, 1733, 29.
19. ANC. 914, 1756, 98- 100.
20. Nel 1699 il priore fra Leonardo Merante ed i frati Andrea
Piperno e Filippo Ricchito si riuniscono nel refettorio per decidere
la concessione di un prestito di duc. 300 al 7% a G. B. Barricellis,
impegnandone i beni, ANC. 338, 1699, 69.
21. Nel 1728 tutto il convento è composto dal priore Sivestro
Brancaccio, e dai locali fra Rafaele Sculco, fra Venantio Capuzzo,
fra Fortunato Giano, fra Romualdo de Felice e fra Gesualdo Grandini,
ANC. 662, 1728, 73.
22. Il 9.11.1719 il francescano A. Magliari tira un colpo di
archibugio al priore B. Barone, ANC. 661, 1721, 244.
23. Il priore del convento, accusato su istigazione dei gestori
della taverna, di aver violentato una bambina, (ANC. 1124, 1752, 37)
ricorre al re e riesce a far chiudere la taverna che era gestita dai
coniugi Bruno Bonello e Vennera Rizzuto, ANC.1124, 1752, 37.
24. Il Di Sole si impegna a versare ogni anno 8 carlini per
l'occupazione del suolo, ANC. 1267, 1759, 256.
25. ANC. 668, 1750, 74-75.
26. ANC. 1266, 1754, 150-153; Nel luglio 1756 viene prorogato
l'incarico al Vitale fino a settembre 1760, ANC. 1267, 1756,
105-106.
27. ANC. 914, 1756, 98- 100; Nel 1758 il Perla associa Pasquale
Lupinaccio, speziale di medicina di Campana, ANC. 1267, 1758, 80-
84.
28. ANC. 1267, 1759, 136 -138.
29. Vivenzio G., Istoria e teoria de' tremuoti, Napoli 1783, p.15.
30. Rel. Lim. Crotonen. 1774.
31. Nota delle chiese e luoghi pii, 1777.
32. ANC. 1528, 1770, 45; 1129, 1769, 100- 108.
33. ANC. 1324, 1765, 134- 144.
34. Rel. Lim. Crotonen. 1795.
35. Lucifero A., Cotrone dal 1800 al 1808, Pirozzi Cotrone 1922- 24,
pp. 13-14.
36. Non ancora esistente nel 1756, ANC. 1267, 1756, 105-106.
37. ANC. 1128, 1765, 36-38.
38. ANC. 1328, 1779, 52v.
39. Nel 1777 castellano era Giuseppe Friozzi e cappellano Vincenzo
Smerz, Nota delle chiese cit.;Nel dicembre 1785 il sacerdote D.
Francesco Saverio Guerriero è cappellano del regio ospedale dei
soldati, Lettera al marchese D. Carlo De Marco, Cotrone 3 decembre
1785, AVC.
40. Elenco dei luoghi pii, Cotrone 1805, AVC.
41. Dalla vendita di sei fondi ed una casetta posta sotto l'orologio
si ricavarono ducati 2738 e grana 59, Vaccaro A., cit., II, 250-251.
42. Caldora A., Calabria napoleonica (1806- 1815), Napoli 1960, p.
360.
43. 28.10.1831. Decreto di ampliamento dell'ospedale esistente nel
comune di Crotone che sarà ampliato, aggregandosi al medesimo le
piccole rendite dei luoghi pii di Cotrone, Policastro, S. Severina e
Strongoli. Sarà nondimeno a cura dell'intendente della provincia di
suplire negli stati discussi comunale, medicine e soccorso di
poveri, Valente G., La Calabria nella legislazione borbonica, Effe
Emme 1977.
44. "Si debbono rifare due mura di cortina, giachè gli altri due si
trovano in buono stato, i due primi si trovano danneggiati, di modo
che le riattazioni di essi necessitano almeno doc. 200, (L.V. 1833,
AVC.)
45. Visita del vescovo Luigi Maria Lembo, 1883.
46. Proprietà comunali, 1936.

