[Le chiese di Santa Maria del Mare e di San Leonardo Abbate di Crotone]
di Andrea PESAVENTO
(pubblicato su La Provincia KR nr. 48/1999)
La Chiesa di Santa Maria del Mare
La chiesetta o eremitorio di S. Maria delo Mare sorgeva sopra
uno scoglio in mezzo al mare davanti al molo della città.
Essa compare già all’inizio del Cinquecento. Un breve di Clemente
VII del 27 marzo 1525 provvede Bartolomeo Lucifero, arcidiacono
della cattedrale di Crotone, delle chiese senza cura di Beata Maria
delo Mare, di Sant’Antonio, della Beata Maria dela Scala e di
Sant’Andrea, in diocesi di Crotone, vacanti per rinunzia di Alfredo
Severio1. Nell’aprile dell’anno dopo un altro breve inviato al
vicario generale del vescovo di Crotone, lo incarica di immettere
nel possesso della chiesa di Santa Maria de Mari, presso e fuori
mura, il chierico crotonese Cesare de Alexandro, per rinunzia del
rettore Bartolomeo Lucifero2. Da questi primi documenti si ricava
che la chiesa o cappella senza cura di anime era fondata su un
semplice beneficio di collazione pontificia. Spettava cioè al papa
nominare il rettore che avrebbe amministrato le rendite provenienti
dai beni del beneficio. Così Paolo III il 15 gennaio 1544 invia un
breve a Durante de Durantibus, vescovo di Cassano, dandogli la
provvigione della chiesa della Beata Maria ad mare che era rimasta
vacante per morte del rettore Rolando de Ritiis3.
In seguito la chiesa unita ad altre farà parte di un insieme di
rendite che verranno cedute o comprate, date in pegno o scambiate,
passando velocemente da un rettore all’altro, previo l’assenso
papale. Nel 1546 l’arcidiacono Camillo Lucifero possiede oltre alla
chiesa parrocchiale di S. Maria del Prothospatariis anche il
“pacchetto” di benefici semplici di Santa Cecilia, della Beata Maria
Annunziata, di Santa Maria del Mare, di Santa Sofia e di San
Giacomo4. In pochi anni il beneficio di Santa Maria del Mare assieme
ad altre rendite religiose passerà dal chierico romano Achille de
Mapheis al chierico Francesco Brozzero che lo cede a Bernardino de
Mapheis per poi essere di Luca Angelo de Aloysio ecc..
La chiesa o cappella è descritta all’inizio del Seicento come
situata “super petras intra mare”5 e “ aquis maris circundata
distans a littore passus quatraginta”6. Nel maggio 1612, essendo
rimasta vacante di rettore per morte di Iosepho Oliverio, Paolo V la
concedeva a Roberto Oliverio. Allora la rendita, di cui godeva,
veniva stimata del valore di 24 ducati annui7.
Alla fine del Seicento la cura era già stata trasferita nella chiesa
di San Leonardo ed il beneficio semplice era stato unito a quello di
San Leonardo e passato di collazione del vescovo di Crotone. La
cappella manteneva tuttavia la sua antica funzione, che era oltre
quella della patrona, di assicurare protezione divina alle navi ed
ai marinai dai pericoli del mare durante la navigazione, anche
quella di assicurare dalle tempeste le imbarcazioni ancorate al
porto, fornendo con la sua materiale presenza un sicuro ancoraggio.
Tale sua funzione si ricava chiaramente dalla testimonianza
dell’equipaggio della nave del capitano Ignazio di Lauro di
Sorrento. La nave partita da Napoli il 7 dicembre 1724 giunge a
Crotone il 9 gennaio 1725 dopo un viaggio caratterizzato dal “molto
travaglio sofferto di venti contrari e mari tempestosi”. Dal 12 al
16 gennaio imbarca grano per conto del mercante napoletano Barretta
ma il 23 gennaio è ancora ferma al porto infatti “per li tempi che
sono stati come presentemente sono tempestosi di greco e levante e
scirocco e levante con acque continue di cielo non può partire ma
l’hanno fatto correre pericolo di perdersi, non ostante di esser
armegiata la nave con sette capi di mare, cinque d’essi con li
cinque ancori che tiene, e due legati sopra la cappella sistente in
detto porto fra le quali due capi vi era la gumena detta speranza di
cantara quattordici e mezzo dove vi legati 14 ergiture per impedirlo
qualche danno non però li detti tempi tempestosi sono stati tanti e
tali che non ostantino detti ripari li han fatto molto danno in più
luoghi come evidentemente apparisce et altri piccoli danni a tutte
l’altre gumine et accortosi esso capitano del detto danno per
riparare vi ha fatto stendere sopra detta cappella la seconda dove
presentemente sta stesa”8.
Lo scoglio su cui sorgeva la chiesa, i cui resti erano ancora
visibili nella seconda metà del Settecento, fu inglobato nel nuovo
porto della città.
La chiesa di S. Leonardo Abbate
La cappella o chiesa di San Leonardo era situata presso l’antica
porta della città di Crotone detta di Milino. Con la costruzione
delle nuove mura al tempo del viceré Don Pedro de Toledo la porta
venne meno e la chiesa si trovò isolata sotto le nuove mura. In tale
stato è segnalata durante il Seicento9 quando essa è tra le cappelle
fuori città dove si celebrano messe da sacerdoti del Capitolo. Le
altre sono la SS.ma Pietà, la SS.ma Nunziata, San Marco, Santa
Caterina e Santa Maria la Scala10.
Il primo febbraio 1700 su incarico del vescovo Marco Rama il
primicerio Geronimo Facente compie la visita alla chiesa fuori mura
di Santa Maria del Mare e San Leonardo. Il visitatore ordinò al
sacerdote Marco Antonio Benincasa, rettore della chiesa, che entro
tre mesi dovesse curare di far fare una nuova immagine di Santa
Maria e di San Leonardo e di appenderla all’altare, poiché quella
che vi si trovava era indecente sia per decoro che per riverenza.
L’arredo della chiesa era costituito da: cinque tovaglie d’altare,
quattro usate et una vecchia. Tre avantaltari, uno di primavera
fiorito novo, uno d’oropelle, ed uno di tela pittato usato. Dui
candelieri, carta di Gloria, e crocifisso di legno. Una lampada
grande di vetro. Campana e campanello. Uno armario di legno. Le
proprietà della chiesa erano costituite dai beni del beneficio di S.
Maria del Mare e San Leonardo Abbate che consistevano in una gabella
detta Gramati di salme sette dalla quale ricavava, a seconda se
veniva affittata a semina o a pascolo, in grano salme sette e in
denaro ducati 15, un vignale nel luogo detto Milino sotto le
muraglie del Cavaliero della città che dava un’entrata annua di
ducati otto circa. Inoltre doveva pagare alcuni annui censi e
precisamente al canonicato sotto il titolo di S. Maria della Scala
di questa cattedrale sopra la prenominata gabella di Gramati secondo
l’affitto d’una salma di grano o una salma di erbaggio11.
La situazione non era mutata di molto vent’anni dopo. Il 14 agosto
1720 il vescovo di Crotone Anselmo dela Pena visitò la chiesa ed
ordinò al rettore che entro quattro mesi provvedesse l’altare di sei
candelabri decenti, di alcuni vasi con fiori e di indumenti sacri.
Comandò inoltre che la messa settimanale del beneficio fosse
celebrata nella chiesa nei giorni festivi. Il luogo sacro era
arredato da “un calice usato con sua patena, da due corporali con
loro palle, da una borsa ed un velo d’amuer, una pianeta di color
mischio usato, un camice usato, 4 tovaglie una d’orletta nuova e
l’altra di tela usata con suo merletto, due palliotti uno d’amuer
nuovo e l’altro d’oropelle usato, 2 coscini uno d’amuer nuovo e
l’altro ordinario, un messale usato, un apparato di candelieri ,
carte di Gloria Inprincipio e lavabo nuovi argentati, due candelieri
corta di Gloria Impr. e lavabo usati, quattro fiori di altare con
sue giarre argentate, un campanello. Il beneficio di collazione
vescovile di S. Maria del Mare e S. Leonardo con altare e chiesa
propria fuori mura, di cui era sempre rettore il sacerdote Marco
Antonio Benincasa da Mesoraca, era gravato di una messa alla
settimana e possedeva la gabella Gramati di salme 7, in grano grano
sette, in denaro duc.15 e da un vignale nel luogo detto Milino sotto
le muraglie della città sempre in denaro duc. 8 circa. Pagava come
peso di censo al canonicato sotto il titolo di S. Maria della Scala
della cattedrale sopra la gabella di Gramati a seconda di come
veniva affittata, o una salma di grano o di erbaggio12.
L’immunità del luogo
La chiesa eremitica posta fuori le mura, ma nelle vicinanze del
castello, fu sovente al centro di dispute tra il castellano ed il
vescovo, in quanto vi si rifugiavano i prigionieri, che riuscivano a
fuggire dalle carceri del castello, trovando in essa un sicuro
rifugio, in quanto protetti dall’immunità del luogo sacro. La
mattina del 30 dicembre 1722 Francesco Le Rose della terra di Cutro,
che era carcerato nel castello, “col sotterfuggio di fare il
beneficio del corpo, fu portato dalla guardia a luoghi comuni di
detto castello da dove si precipitò, e venne in detta chiesa”.
Immediatamente il castellano, il sergente maggiore Giovanni Ramirez
y Arellano, invia alcuni artiglieri ed altri soldati, che circondano
la chiesa in modo da non farlo fuggire. Quindi due soldati tedeschi
su ordine del loro comandante penetrano nel luogo sacro ed
estraggono con la forza il fuggitivo, che è ricondotto nelle carceri
del castello. Venuto a conoscenza del fatto, il vescovo della città,
Anselmo dela Pena, il giorno dopo scaglia un pubblico monitorio
contro il castellano, intimandogli di restituire entro tre ore il
fuggiasco in mani ecclesiastiche, altrimenti sarebbe stato fulminato
dalle censure canoniche. Il castellano, poiché temeva molto, da
fedel cristiano, le censure, ordina il giorno dopo, 31 dicembre
1722, agli stessi soldati, che avevano estratto dalla chiesa il Le
Rose e l’avevano portato al castello, di prendere il prigioniero e
di rifare il percorso all’inverso. Arrivati nei pressi del luogo
pio, trovarono ad attenderli l’inviato del vescovo, il cancelliere
della corte vescovile e canonico Vincenzo Foggia. Qui in presenza
degli astanti il Le rose dichiarò che eleggeva per suo sicuro
rifugio la chiesa di San Leonardo ed il cancelliere lo prese per
mano e se lo portò via nella chiesa13.
Verso l’Ottocento
Durante il rettorato del sacerdote Marco Antonio Benincasa sorse
una controversia per il possesso di un pezzo di terreno, situato ai
confini della gabella di Gramati del beneficio di San Leonardo. Dopo
un primo accordo la lite fu riaccesa nel 1734 dal nuovo rettore, il
canonico Gio. Francesco Albano, il quale cercò di impossessarsi di
parte della confinante gabella Rejna, appartenente a Faustina
Antinori. Nonostante un accordo tra le parti , che stabiliva
dettagliatamente i confini tra le due proprietà, fatto da alcuni
esperti massari, nel 1743 il canonico tentò nuovamente di annettere
al fondo Gramati parte della confinante gabella. La nuova
proprietaria di quest'ultima, l’educanda Laura Antinori, tramite il
suo procuratore, rese vano il tentativo, presentando il testo
dell’accordo di confinazione a suo tempo sottoscritto dalle parti e
“per levare ogni futuro litigio” fece costruire in muratura tra i
due terreni dei pilastri, segnando così in maniera evidente i
confini14. Nel catasto onciario del 1743 così è descritta la chiesa:
Il beneficio di S. Maria del Mare e S. Leonardo colla chiesa propria
situata sotto le muraglie della città al presente del beneficiato
sacerdote Gio. Francesco Albani possiede un vignale di 4 tomolate ed
il territorio di Gramati di 70 tomolate ed ha come peso quello di
celebrare una messa alla settimana15.
La situazione economica risulta immutata nel 1777 quando nella
chiesa era fondato ancora il semplice beneficio di libera collazione
del vescovo , di cui era rettore il canonico Gio. Francesco
Albani16. Alla fine del Settecento, come si rileva dal catasto
onciario del 1793, il beneficio sotto il titolo di S. Maria del Mare
e S. Leonardo con chiesa propria apparteneva al beneficiato il
sacerdote D. Bernardo Alfì. Esso conservava il vignale unito alla
chiesa ed la gabella di Gramati17. Situazione rimasta immutata nel
179518. Allora il luogo su cui era posta la chiesa rurale era
particolarmente solitario, specie di notte quando le porte della
città erano chiuse. La chiesa era infatti situata tra le mura della
città, la chiesa di Santa Caterina, la spiaggia ed il porto. Nelle
sue vicinanze passava una via utilizzata dai contrabbandieri. Col
pretesto di impedire il contrabbando, il proprietario del vignale,
attraverso il quale la strada passava, ottenne di impadronirsene e
di poterla sbarrare con fossi e mura di pietra19.
Note
1. Reg. Lat. 1568, ff. 208v-210v ( Russo F., Regesto (16508)
2. Reg. Lat. 1489, ff.37-38v (Russo F., Regesto (16580)
3. Reg. Lat. 1752, f.35v-39 (Russo F., regesto (18732)
4. Resignat. III, f.165. (Russo F., Regesto (19189)
5. Rel. Lim. Crotonen. 1614, 1617.
6. Rel. Lim. Crotonen. 1631.
7. Russo F., Regesto (27067)
8. ANC. 614, 1725, 8.
9. Rel. Lim. Crotonen. 1631, 1640.
10. Rel. Lim. Crotonen. 1667.
11. Acta cit., ff. 158-159.
12. Anselmus cit., ff. 46, 55.
13. ANC. 661, 1722, 302-303.
14. ANC. 981, 1743, 27-28.
15. Catasto Onciario Cotrone, 1743, f. 228.
16. Nota delle chiese e luoghi pii, 1777.
17. Catasto Onciario Cotrone, 1793, f. 162.
18. Rel. Lim. Crotonen., 1795.
19. Il vignale attraverso il quale passava la strada è descritto
come un giardino alberato situato sotto il baluardo dette dei Sette
Cannoni (Don Pedro) e precisamente tra il romitorio e le terre del
beneficio di San Leonardo Abbate ed il baluardo. Esso si estendeva
dalla punta del baluardo e finiva al muro del giardinetto reale
detto Miranda, ANC. 1666, 1787, 33-39.

