Fortini della Seconda Guerra Mondiale in territorio di Cirò Marina

In memoria di Quintino Farsetta, attento e prezioso custode delle cose marinote.

Fig. 1: Nella immagine ripresa da Google si può notare la posizione strategica di Punta Alice, sul limite meridionale del Golfo di Taranto: se ne deduce l’importanza del controllo e del possesso di tale punto, in quanto situato su una rotta quasi obbligata, la più breve, per i mezzi navali che da Taranto si dirigevano verso la Sicilia o il Tirreno. Pari importanza sembra rivestire il Promontorio Lacinio, sul quale insistono, come nella zona di Punta Alice, numerosi fortini.

1. Premessa.

Durante la seconda guerra mondiale, in previsione di uno sbarco alleato, e comunque a presidio delle coste joniche (ma anche di quelle tirreniche) vennero costruiti dei bunker, veri e propri eredi delle torri di avvistamento realizzate, sin dal XIII secolo, su quegli stessi lidi al fine di allertare le popolazioni locali in occasione di sbarchi pirateschi. Come noto, in territorio di Cirò Marina insistono ben due torri di avvistamento: la Torre Vecchia, in località Madonna di Mare o San Cataldo, risalente al XVI secolo, e la Torre Nuova, appena successiva alla precedente, oltre alle meno conosciute torri di Solaggi, la più antica, e di Santa Venere (queste ultime due ricadenti in territorio di Cirò). Don Pedro de Toledo, occorrerà sottolinearlo, vedeva lontano, realizzando, sin dal XVI secolo, una vera e propria ‘catena costiera’ di torri di avvistamento a difesa dei litorali del Vicereame di Napoli.

 

2. Torri di avvistamento e ‘castello Sabatini’.

Storie che si ripetono, si potrebbe dunque dire, con poca fantasia… Dice infatti il Pugliese: ‘Dopo che Chrimissa Paterno fu distrutta si pensò di edificare una torre di guardia sull’eminenza della difesa piana, ove finisce l’oliveta, ed ove dicesi Torre Vecchia e Madonna di mare, sito elevato che guarda quasi tutto il nostro littorale dall’un lato e dall’altro del capo Lice. La torre attuale è nuova, ma ritiene il nome della vecchia, i cui ruderi superiori a quella appena ora si scernono. Le scorrerie dei pirati portarono la necessità, se pur tale può dirsi quella di niuno o poco profitto, di costruirsene altra in Conticello vicino alla foce della Lipuda, e che particolarmente or dicesi torre nuova, ciò che avvenne nel 1596 come sopra ho notato. Or in ciascuna torre vi era un torriere, che per lo più era o un vecchio ed invalido veterano, o persona simile del paese, e tre armigeri, obbligati a scambiarsi le ore e far la sentinella sul terrazzo della torre ove era la casupola per lo ricovero nelle stagioni rigide.’ (G.F. Pugliese, Descrizione ed istorica narrazione dell’origine e vicende di Cirò…, Napoli, Fibreno, 1849, vol. I).

A chiosa e chiarimento del dire del Pugliese aggiungo che la cosiddetta ‘Torre Vecchia’ venne edificata nella prima metà del XVI secolo, per volere del vicerè Don Pedro de Toledo, il quale intendeva realizzare una catena costiera di posti di avvistamento e, possibilmente, di prima difesa, per così dire, in caso di sbarchi turcheschi o saraceni. L’attuale torre, o quello che ne resta, a detta del Pugliese, ma non solo sua, fu costruita sul sito di altra più antica, in posizione elevata, in modo da potersi osservare il mare da entrambi i lati di Punta Alice. Successiva a questa costruzione fu l’altra, detta Torre Nuova, nella località che ne ha preso il nome, con leggera modifica, ovvero ‘Torrenova’, e che, sempre a detta dello storico cirotano, sembra essere servita a ben poco.

A completare il trittico marinoto citiamo il cosiddetto ‘castello Sabatini’, nella cui denominazione, nel tempo, appaiono anche i nomi dei Carafa e degli Spinelli, oltre a quello di Palazzo Alitio, più recentemente e forse più correttamente, trattandosi non già di un vero castello ma di un ‘palazzo fortificato’, ovvero, come si legge in Cirò Cirò Marina, a cura di F. Mazza, Rubbettino, 1997, di un ‘mastio quadrangolare, detto castello Sabatini (XVI secolo). I Carafa estesero la loro azione urbanistica oltre il centro abitato (di Cirò, ndr), costruendo un manufatto a forma quadrangolare, che doveva servire ad avvistare eventuali sbarchi turcheschi e ad accogliere, anche, quanti fossero stati sorpresi nei campi’. (Capitolo a cura di G. Galasso-R. Sicilia).

I tre manufatti testé citati, in primis le due torri, testimoniano dell’importanza della difesa del litorale (littorale, lo chiama il Pugliese, dedicando  a questo problema un capitolo della sua opera).

Ricordiamo che gli sbarchi, barbareschi, pirateschi, turcheschi o saraceni che dir si voglia, sui litorali italiani non sono un fenomeno prettamente ‘antico’, ‘medioevale’, in quanto tali assalti si protrassero fino al XIX secolo inoltrato (il Pugliese parla, difatti, di una esperienza diretta, sofferta dalla sua famiglia nel 1803).

Fig. 2: ubicazione della Torre Vecchia, del palazzo Alitio e della Torrenova. Elaborazione da foto satellitare Google maps.

Nel XX secolo il problema della difesa del litorale si ripresentò, specificatamente nella II Guerra Mondiale, quando i timori di sbarchi alleati si fecero molto pressanti. Del resto, la posizione di Punta Alice, e quindi di Cirò Marina, riveste un valore strategico non trascurabile, in quanto chiude a sud l’ampio golfo di Taranto, città la cui base navale era di vitale importanza per la marina militare italiana.

Fig. 3: Il Palazzo Alitio o Castello Sabatini.

Non a caso nelle acque antistanti Punta Alice si sono registrati importanti e tragici avvenimenti, quali il siluramento della nave cisterna ‘Lucania’, a 15 miglia da Punta Alice, con la successiva caccia, vittoriosa, al sommergibile britannico ‘Tempest’ da parte della ‘Lince’ e della ‘Circe’, conclusasi con l’affondamento  dell’unità britannica, poi col siluramento del piroscafo ‘Le tre Marie’, a sei miglia da Puna Alice, e infine con quello della torpediniera ‘Lince’, avvenuto il 28 agosto 1943: sono episodi dei quali bene ci informa Giulio Grilletta, nel suo ottimo KR 40-43 Cronache di guerra, Pellegrini, Cosenza, 2003, che testimoniano dell’importanza strategica del transito di Punta Alice.

Per quanto riguarda il Palazzo Alitio e la storia del litorale ionico si vedano i lavori, imprescindibili, di Pino Rende su questo sito.

Fig. 4: Torre di Santa Venere (XVIII secolo), da ‘Cirò Cirò Marina’, cit. La didascalia recita: la fine delle minacce barbaresche spinse verso la Marina i più coraggiosi tra i grandi proprietari del centro antico, che a valle disboscarono e crearono nuove colture. Nacque così un’architettura rurale caratterizzata da ‘massicce abitazioni… più adatte alla difesa’. (G. Galasso – R. Sicilia).

Fig. 5: Torre di Solaggi (XIII-XV sec.), da ‘Cirò Cirò Marina’, op. cit. La didascalia recita: sul finire del XIII sec. gli ultimi fuochi della conquista angioina favorirono l’emergere di contrasti tra il castellano di Cirò, Giovanni Saraceno, che reggeva il feudo in nome di Giovanni Turbecto, e Odoardo de Ribencurt, signore di Melissa, circa l’onere derivante dalla manutenzione delle torri costiere. (P. De Leo.)

 

3. I fortini della II Guerra Mondiale.

In conseguenza dell’importanza della posizione e anche grazie alla possibilità di spaziare agevolmente sul mare Ionio, nell’attuale territorio comunale di Cirò Marina sono ubicati dieci ‘fortini’; altri tre, che oggi si troverebbero in posizioni molto urbanizzate, sono stati demoliti; un altro si trova al confine tra i comuni di Cirò (Marinella) e Cirò Marina (Volvito), per un totale di 14 postazioni.

 

3.1 Denominazioni dei fortini.

Quelli che per comodità indico come fortini sono in realtà dei PCM, Postazioni Circolari Monoarma. Localmente sono noti anche come piazzoli, in dialetto, con un termine ormai in disuso; altro termine per indicare queste casematte è quello di capinera, anch’esso ormai disusato, ma che posso attestare personalmente per averlo udito da reduci della II guerra mondiale e d’Abissinia.

I PCM in territorio marinoto si presentano come delle torrette circolari in cemento che sporgono dal livello del suolo, con quattro feritoie che permettono di osservare il mare o comunque il territorio circostante. Solo quattro di essi, di quelli a tutt’oggi esistenti, risultano posizionati vicino alla riva del mare. Naturalmente la visione della zona circostante è comunque a 360 gradi. Come dice il nome, la postazione era destinata ad ospitare una sola arma e non più di due o tre militari; al di sotto della torretta, il manufatto si sviluppa in forma ipogea, ovviamente con delle scale in cemento. Bisogna aggiungere che non tutti i PCM sono stati effettivamente utilizzati. A tutt’oggi, le loro condizioni sono abbastanza buone, fatti salvi i cedimenti dovuti a movimenti del terreno, in qualche caso molto evidenti.

I nomi dell’elenco seguente sono frutto del mio arbitrio, per cui chiedo venia.

3.2. Elenco dei PCM ubicati in territorio di Cirò Marina.

  1. Timpi, prospiciente il mare, lato monte ferrovia, molto visibile;
  2. San Cataldo, prospiciente il mare, lato mare ferrovia, molto visibile;
  3. Madonna di Mare, vicino a strada sterrata, quasi nascosto dalla vegetazione;
  4. Faro, visibile, poco accessibile, distante dal mare;
  5. Vurghe, visibile, distante dal mare;
  6. Tempio, visibile, vicino a strada sterrata, distante dal mare;
  7. Cacci, visibile, inglobato in stabilimento balneare, prospiciente il mare;
  8. Elmo di Achille, visibile, molto interrato, prossimo al mare, all’incrocio di via Serra Falcone e via Pugliese;
  9. Santu Jennaru, poco visibile, molto interrato, sul lato sinistro SS 106 direzione Taranto;
  10. Fatagò, visibile, sul lato sinistro della SS 106 direzione Taranto.

3.3. Altri PCM.

  1. Volvito (al confine tra Cirò e Cirò Marina), lato mare ferrovia, poco visibile per fitta vegetazione;
  2. Sante Croci, al Calvario, zona Scalaretto (demolito, forse nel 1997);
  3. Villa Amantea (demolito), lungomare Sud;
  4. Via Roma (demolito), nei pressi di Piazza Diaz.

Come si può notare, le suddette postazioni sono abbastanza numerose nel territorio marinoto, anche se la loro densità non è paragonabile, come è ovvio, a quella che si registra sulle coste siciliane, benché, anche lì, sembra siano servite a poco.

Questo scritto, al di là delle imprecisioni, vuole essere un abbozzo di catalogazione di tali manufatti. Ritengo che un interesse documentale lo abbiano, queste che mi ostino a chiamare capinere, alla maniera di mio padre, reduce dalla guerra nel Dodecanneso e di mio zio Michele, reduce della guerra d’Abissinia. E magari una mappatura, anche alla buona, non guasterebbe, sebbene io creda che da qualche parte esista già. Intanto gli ho affibbiato dei nomi a mio piacere, quelli di cui sopra e oltre…

Fig. 6: elaborazione da Google maps, con distanze del ‘circuito’ dei PCM.

Provenendo da nord lungo la linea ferroviaria Taranto-Reggio Calabria, il primo piazzolo, peraltro difficilmente visibile, sia da bordo treno sia dalla SS106, si incontra nei pressi della località Volvito, tra il torrente omonimo e Marinella di Cirò, al confine dei due comuni di Cirò e Cirò Marina. Lo indicherò, quindi, come Volvito. La posizione è veramente splendida, come si può intuire anche dalla foto di figura 7.

Fig. 7: PCM 11, Volvito, difficilmente visibile, tra Volvito e Marinella, nel comune di Cirò.

Il riferimento alla linea ferroviaria ‘jonica’ non è peregrino né casuale: un treno armato era destinato al presidio della tratta da Crotone a Cariati e la linea jonica era stata inizialmente suddivisa in sette zone, poi ridotte a quattro, ad ognuna delle quali era stato assegnato un treno armato. Si legge infatti nell’ottimo ‘KR 40-43, Cronache di guerra’, cit. che tale treno, nei giorni dell’agonia della torpediniera Lince (agosto 1943), era stato posizionato, a protezione di quella unità navale, al Km 192 della linea ferroviaria Taranto-Reggio Calabria, cioè a 11 km dalla stazione di Cirò, lato Taranto, a poca distanza da quella di Crucoli.

Proseguendo verso Cirò Marina si incontrano gli altri piazzoli che, pur sembrando dislocati in ordine sparso, in realtà seguono – così almeno mi sembra di capire – una logica coerente con la loro ubicazione in prima o seconda linea rispetto al mare.

Un altro bunker, che gli amanti di Madonna di Mare e dintorni avranno inconsapevolmente sorvolato tante volte con lo sguardo, è quello in figura 8, che chiamerò PCM1, Timpi, dal nome della zona che si trova lato monte rispetto alla ferrovia.

Fig. 8: PCM 1, Timpi, a Madonna di Mare, verso la Cervara. La ferrovia, qui non visibile, corre poco sopra il muro di contenimento.

Fig. 9: PCM 2, San Cataldo, in località Madonna di Mare / San Cataldo, con la ‘Torre Vecchia’ sullo sfondo.

In figura 9, una delle capinere più note, credo, e più, magari involontariamente, fotografate, che ben riassume, con la Torre Vecchia sullo sfondo, la funzione di tali manufatti. A ulteriore attestazione dell’importanza della collina di Madonna di Mare (anche denominata San Cataldo) come punto di avvistamento, credo si possa ricordare la presenza di quelle fondamenta, prossime alla chiesetta che ospita la statua di San Cataldo, che appartenevano – si dice – ad una progettata caserma della Guardia di Finanza, mai portata a compimento. Il luogo era veramente ideale non solo per l’avvistamento, ma anche per gli sbarchi, non esclusi, in tempi più recenti, quelli delle ‘bionde’ (così si diceva)…

Fig. 10: Ubicazione dei PCM 1 e 2 e della Torre Vecchia.

Fig. 11: vista da altra angolazione, la Torre Vecchia si mostra in stato di avanzato degrado (2017).

PCM 3, Madonna di Mare, nei pressi delle Cantine De Mare.

Fig. 13: PCM 4, Faro, con il faro di Punta Alice sullo sfondo; foto da Google maps.

Fig. 14: PCM 5, Vurghe, in prossimità dello stabilimento Syndial.

Fig. 15: PCM 6, Tempio, nelle vicinanze dell’ingresso del tempio di Apollo Aleo.

Fig. 16: ubicazione PCM 4, 5, 6. Rielaborazione su foto satellitare Google Maps.

Fig. 17: PCM 7,  Cacci, dal nome del non distante bosco; è inglobato in uno stabilimento balneare.

Fig. 18: PCM 8, Elmo di Achille, in prossimità dello stabilimento balneare ‘Il Gabbiano’.

Fig. 19: PCM 9, Santu Jennàru (San Gennaro).

Fig. 20: PCM 10, Fatagò, con l’ulivo che sembra la piuma di un elmo da bersagliere.

Fig. 21: la Torrenova.

In definitiva questi PCM, o cirotanamente piazzoli, sono entrati a far parte del paesaggio marinoto, nonché dell’immaginario infantile, diventando presenze abituali, depositarie spesso di paure e di misteri svaniti con il passare degli anni e con l’affievolirsi dei ricordi.

Bene, ho rovistato un po’ tra le mie foto e i ricordi cirotani: questo scritto non ha alcuna pretesa storica, vorrebbe solo fungere da sprone a non dimenticare, visto che oggi, coi moderni smartphone, telefonini, macchinette digitali eccetera, non è poi così difficile fissare le cose anche piccole, consegnandole ad una memoria condivisibile e sempre più facilmente accessibile. Non so se esistano altri piazzoli nel cirotano, oltre agli undici (più tre demoliti) di cui ho parlato, né per quanto tempo ancora esisteranno, ma mi sembrava giusto segnalarne la presenza. Eventuali segnalazioni sarebbero ovviamente gradite.

* Segnalazioni mi giungono dall’amico Quintino Farsetta, di cara memoria:

1) Ciao, Cataldo, aderisco alla tua richiesta di partecipare all’interessantissima individuazione e localizzazione dei piazzoli, come amo chiamarli io. Ti segnalo quello che manca. Pensa che quello che sorgeva sulla via Roma (vicino piazza Diaz, NdA) è stato demolito con mazzetta e scalpello, non potendosi usare, ovviamente, esplosivi. Ho seguito tutte le fasi della demolizione perché tutte le mattine e le sere vi passavo quando andavo a scuola a Crotone.

2) La descrizione collima con quanto io sapevo. Manca solo ‘u piazzolu ‘e Do’ Mmicenzu’ (il piazzolo di Don Vincenzo, NdA): sorgeva nell’area vicino alla villa degli Amantea, ufficiali postali (lungomare Sud, NdA). Da bambino era un mio posto preferito per giocare o armare tagliole; inoltre era un luogo dove si portavano ‘in gita’ le scolaresche, e il piazzolo è stato probabilmente demolito per realizzare il lungomare verso la Torrenuova.

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Concludendo, due immagini da Capo Colonna… magari qualcuno provvederà a mappare le postazioni presenti in quell’area, chissà.

Postazione ubicata nelle vicinanze di Capo Colonna.

Fig. 23: La vista che si gode del mare, dall’interno del fortino.

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