Dei problemi elettorali cotronesi nel 1623

Ritratto di Lorenzo Cenami.

Stabilire le modalità di un’elezione pubblica genera da sempre ampie discussioni e dibattiti. In tempi recenti abbiamo assistito ad un esponenziale aumento di idee avallate da calcoli spesso sofisticati, ed ancora oggi le modalità elettive, specialmente riguardo la politica, sono argomenti di punta.

Ma il “problema” (se così si può chiamare) non è una cosa proprio recente: mentre le elezioni di determinate cariche[i] avvengono sin dagli albori della storia, i sistemi elettorali così come li conosciamo iniziano a circolare e a diffondersi nel vecchio continente a partire dalla seconda metà del settecento.[ii] Fino ad allora, ossia fino ad una primordiale forma di standardizzazione, ogni luogo si regolava da sé.

Per comprendere la questione possiamo prendere ad esempio la Calabria del ‘600, dove ogni grande centro abitato utilizzava un suo personale metodo elettivo per designare le cariche delle università.[iii] Questo vuol dire a Crotone si votava in modo differente rispetto a Cosenza, a Catanzaro e Reggio Calabria, e così via per ogni altra città.[iv]

Il concetto stesso di università lasciava ampio margine decisionale – se non tutto – alle famiglie nobili e più ricche della zona, che di fatto erano le uniche chiamate ad eleggere annualmente un consiglio ed un sindaco. Tuttavia, nel corso del tempo il voto venne spesso concesso ad altre classi sociali come gli “onorati”, non nobili o possidenti ma artigiani e lavoratori, e finanche al “popolo basso”, alla plebe, alla manovalanza, ai braccianti.

Ciò era accaduto anche a Crotone, che nel ‘600 si trovava ad affrontare una violenta crisi politica nata in seno a due famiglie che si contendevano il controllo della città: i Pipino[v] ed i Montalcino.[vi] Una vera e propria faida inasprita da numerosi omicidi e connivenze, che secondo le testimonianze raccolte all’epoca andò avanti per circa due secoli.

A tentare di trovare una soluzione, arrivò un tale biondo, mingherlino e dall’abbigliamento sfarzoso: era Lorenzo Cenami,[vii] insignito del titolo di Governatore di Calabria direttamente dal Re Filippo IV “il grande”.[viii] Porterà a termine il suo mandato (durato appena 3 anni) tra mille difficoltà, avversato dai baroni, dai vescovi e dai funzionari di mezza regione.

Le numerose lettere scritte dal Cenami sono rimaste fortunatamente conservate, ed oggi possiamo leggere delle sue denunce tanto antiche quanto attuali riguardandi la corruzione dilagante, la connivenza della popolazione con alcuni elementi della criminalità, la sottomissione dei lavoratori ai feudatari, e così via. E, tra le tante cose che ben descrivono la miseria di un tempo, sappiamo anche di un tentativo di “riforma elettorale” all’interno dell’università di Cotrone.

Di seguito, riporto integralmente il testo di una missiva riguardante alcune modifiche richieste al sistema elettorale cotronese, con tanto di spiegazioni e possibili soluzioni. Era il 9 luglio 1623.

«Illustrissimo ed eccellentissimo signore,

in conformità di quello che già con altre mie lettere ho scritto a Vostra Eccellenza che io aveva avuto informazione e aveva cominciato a vedere con i miei occhi qui, i nobili e i migliori del popolo mi hanno esposto a voce e per iscritto i molti inconvenienti che provengono dalla forma della elezione dè suoi municipi, per due cagioni principalmente: l’una per l’intervento nelle elezioni di tutto il popolo minuto e basso, del quale fan parte molti facchini, contadini ed altra gente tale che si fa guadagnare e corrompere con minacce o con denaro; l’altra perché si fanno le elezioni con la voce e a voti pubblici, e così non sono liberi; di maniera che per queste due cause principalmente si è dato luogo all’ambizione e potenza di alcuni nelle passate elezioni, donde son nate le discordie e le vertenze fra queste famiglie dei Pipino e Montalcino e molte altre conseguenze di cattiva amministrazione e governo. Chè, per rimedio a questi due inconvenienti, era necessario non ammettere, come in molte altre terre, se non la parte migliore del popolo, che chiamano Onorati, e dare i voti con palle segrete.

In questo vanno d’accordo i nobili e questa parte del popolo, e mi supplicano che io faccia presente l’elezione e in cotal forma. Però non sono d’accordo in questo: i nobili desiderano che ciascuna delle parti facesse da sé l’elezione dè suoi officiali, allegando per questo molte ragioni e particolarmente queste due: l’una, che, sebbene si lasci, come si è detto, il popolo basso, intervenendo tuttavia nelle loro elezioni gli Onorati, sospettano di correre qualche pericolo che possa ancora restare luogo in alcuna parte delle ambizioni e cupidigie sopradette; l’altra, che, se i nobili e il popolo faranno ciascuno da sé le proprie elezioni, cadendo questo sospetto, ciascuna delle due parti, conoscendo meglio i suoi e non potendo essere disturbata dall’altra né scagionarsi su quella e procedendo totalmente per proprio conto, procurerà con emulazione d’imbroccare delle buone elezioni.

Il popolo dice che desidera di restar unito con la nobiltà ed eleggere unitamente gli officiali dell’una e dell’altra parte, allegando del pari molte ragioni e particolarmente queste due: l’una, che vorrebbe intervenire all’elezioni degli officiali dè nobili per assicurarsi che non eleggano delle persone che li maltrattino e che amministrino malamente l’azienda dell’università; l’altra, che, se si staccheranno i nobili, che son sempre di condizioni e di autorità alquanto superiori, non avendo più bisogno essi nelle loro elezioni il voto dei popolani, non terranno nessun conto né considerazione di loro, anzi li potranno opprimere e maltrattare.

Ho veduto e considerato un decreto del Consiglio Collaterale del 4 aprile del presente anno, il quale dice che si faccia l’elezione conforme all’anno passato, e una provvisione di Vostra Eccellenza per il medesimo Collaterale dell’ultimo di maggio, nel quale, illustrandosi il sopradetto decreto, si dice che ciascuno debba nominare il suo successore e debba approvarsi con voti segreti della maggior parte dei medesimi del consiglio, e, dopo approvata in tal maniera la nomina, si debba fare ballottaggio per tutto il governo municipale, e, ottenendo la maggioranza dei voti, restino eletti rispettivamente nell’ufficio.

Vedendo io quest’ordine di Vostra Eccellenza e non avendo avuto finora alcuna risposta da Vostra Eccellenza sopra ciò che con mie lettere del 13 giugno scrissi a Vostra Eccellenza su questa materia, quantunque già sia stato ad attenderl due settimane qui, non ho potuto astenermi di passare innanzi nella sopradetta elezione, per la necessità che questa aveva della mia assistenza, come d’altra parte mi trovo col parere di tutti di averlo esposto a Vosta Eccellenza. Però in quest’elezione ho voluto conformarmi con la suddetta provvisione e ordine di Vostra Eccellenza, e così ho fatto questa nuova elezione di magistrato in cotesta medesima forma che Vostra Eccellenza dispone, essendosi escluso popolo basso, come tutte le parti l’han richiesto e desiderato e come invece pareva assai necessario per evitare i già cennati inconvenienti passati. Si sono fatte ottime elezioni in persone da cui tutta questa città spera molto buon governo, i quali però non entreranno in ufficio se non a mezzo agosto, conforme agli ordini.

Con alcune buone ragioni si può ritenere che questa di elezione risulterà indovinata e con essa procederà assai bene d’ora innanzi il governo di questa città. Però quando l’esperienza mostrasse che così non avvenga e che questo rimedio non basti, potrà Vostra Eccellenza negli anni seguenti considerare se fosse necessario mutare qualche cosa nella detta forma di elezione. Quello che in questo può aver qui considerato ed esaminato è:

prima di tutto se, in luogo di far che ciascuno degli ufficiali abbia da nominare il suo successore, come Vostra Eccellenza dice nella su menzionata provvisione, fosse meglio che si traggono a sorte coloro che di ciascuna delle parti dè nobili e del popolo debbano nominare i loro officiali, e di poi un’altra approvazione di nomina passare per la ballottazione di tutto il municipio; e questo per evitare che sapendosi in tutto il corso dell’anno che i propri officiali debbano nominarsi i successori, non si possa per tali nomina praticare con loro prevenzioe e premure ed esservi passioni e modi illeciti;

se paresse bene che chi nomina debba restar mallevadore all’università della buona amminsitrazione dell’officiale da lui nominato mentre resta eletto o almeno, quando non si voglia obbligare a ogni sorta d’amministrazione, ma solo a quella dell’azienda che risulti passata nelle mani di tal officiale e al termine del suo officio non fosse solvibile e non desse buon conto all’università; e questo perché con tal freno ciascuno badi a nominare uomini onesti ed agiati;

se fosse a proposito di separare i nobili dal popolo, affinché ciascuna delle parti faccia da sé, non solo la nomina, ma la totale elezione dei propri officiali, come già si è detto che è desiderio dei nobili e per le ragioni da essi qui di sopra accennate, come si fa a Cosenza;

se, quando per alloggiamenti si debbano dar le tessere della terra, sia bene che si unisca un eletto del popolo col mastrogiurato, il quale qui è sempre dei Nobili, affinché i popolari si rassicurino, che il mastrogiurato, provvedendo egli solo come finora si è fatto, non aggravi eccessivamente negli alloggiamenti le case del popolo, ma che procedano ripartitamente e con giustizia.

Vostra Eccellenza a suo tempo potrà considerare il tutto con la sua grande prudenza; e per tal fine, se Vostra Eccellenza lo stimerà bene, io con particolare diligenza e cura procurerò e passerò a Vostra Eccellenza veritiere informazioni di quel che avverrà in questa città, la quale per certo merita di essere protetta.»[ix]

Problemi di un tempo che sembrano incredibilmente attuali, e che forse si sono “cristallizzati” nel tempo fino ai giorni nostri. Colpiscono infatti alcune considerazioni, come la paura da parte del popolo di essere “maltrattato” dai propri governanti, ed allo stesso tempo del timore dei governanti di una sommossa popolare in caso di ampio malcontento.

Non sappiamo se il Cenami riuscì a portare a termine la sua riforma elettorale ante-litteram, né se ci provò attivamente: la lettera infatti venne scritta all’inizio del suo mandato, appena arrivato in quel territorio ancora diviso tra Valle di Crati, Terra Giordana e Calabria.[x] Nell’arco di appena un anno il Cenami venne sollevato dall’incarico su pressione dei baroni, e trasferito a Napoli.

 

Note

[i]               https://it.wikipedia.org/wiki/Elezione

[ii]              https://it.wikipedia.org/wiki/Sistema_elettorale

[iii]             https://it.wikipedia.org/wiki/Universitas

[iv]            La Calabria nella Storia del Mezzogiorno, Caridi, 2013

[v]             http://www.archiviostoricocrotone.it/urbanistica-e-societa/vicende-dei-pipino-delle-loro-proprieta-e-dei-palazzi/

[vi]            http://www.archiviostoricocrotone.it/urbanistica-e-societa/il-palazzo-dei-montalcini-presso-il-palazzo-vescovile/

[vii]           http://www.treccani.it/enciclopedia/lorenzo-cenami_(Dizionario-Biografico)/

[viii]          https://it.wikipedia.org/wiki/Filippo_IV_di_Spagna

[ix]            Epistolario ufficiale del governatore della Calabria Ultra Lorenzo Cenami (1623-1624), Volpicella, 1913

[x]             https://it.wikipedia.org/wiki/Calabria_Citeriore

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