I moti giacobini nella Crotone del 1799

Sant’Antonio protegge dall’alto l’esercito Sanfedista del cardinale Ruffo.

Le politiche del Regno di Napoli [1] influenzarono la vita di milioni di persone per oltre mezzo millennio. Proclamato ufficialmente nel 1302 per via della Pace di Caltabellotta [2], cesserà di esistere solo nel 1816, a seguito dell’istituzione del Regno delle Due Sicilie [3] nato in seno alla restaurazione borbonica [4].  Nel corso di questi secoli l’intera regione calabrese venne inglobata nel dominio partenopeo, e la centralità che ebbe la stessa città di Napoli – non solo come centro amministrativo e fiscale, ma anche culturale e commerciale – è facilmente attestabile [5].

Nel corso della storia del regno vi furono diversi tentativi di insurrezione. Vere e proprie rivolte popolari causate quasi esclusivamente dalle tasse e dalle imposte considerate insostenibili per i comuni cittadini. Tra gli eventi più noti spicca senza dubbio la rivolta del 1647 che consacrerà il mito di Masaniello [6], anche se il XV ed il XVI secolo saranno caratterizzati da continue rivolte in tutto il territorio del regno. Successivamente, le rivolte iniziarono ad assumere una chiara connotazione anti-spagnola, contestando apertamente l’apparato monarchico.

Gli ideali della Prima Rivoluzione Francese del 1789 [7] erano giunti negli ambienti intellettuali di tutta Italia, e costrinsero i vari regnanti ad avere posizioni più morbide e permissive al fine di evitare rivolte come quella di Parigi. Ma nonostante le piccole aperture e concessioni, nessuno era disposto ad abbandonare il trono o a mettere in dubbio la monarchia, considerata sempre più come un simbolo di oppressione ed appartenente all’ancien régime [8].

Mentre i regnanti si affrettavano ad aderire alla Prima Coalizione Antifrancese [9], alla popolazione arrivavano i primi testi tradotti della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino [10], che assieme al famoso motto [11] “Liberté, Egalité, Fraternité” contribuirono a creare una nuova coscienza sociale: non più sudditi, ma uomini liberi.

Nonostante le repressioni e le imposizioni, sempre più cittadini (specialmente intellettuali e studiosi) finirono per appoggiare l’avanzata francese in Italia [12]. L’avanzata di Napoleone non era vissuta come un’invasione, bensì come una liberazione, che avrebbe portato una migliore condizione sociale. Fu così che a cavallo tra il 1798 ed il 1799 i francesi conquistarono il Regno di Napoli.

Leggermente in disparte dagli eventi principali della storia ma non del tutto estranea ai fatti, troviamo la città di Cotrone. I moti rivoluzionari si diffusero ovunque, ed anche nella piccola cittadina di allora, popolata da “poco più di 3000 abitanti” [13], trovarono terreno fertile. Le notizie riguardanti l’avanzata francese giungevano tramite i commercianti ed i militari, ma anche per via dei giovani nobili che avevano studiato a Napoli, e che avevano abbracciato gli ideali giacobini [14].

Sappiamo anche che: “Nella seconda quindicina di gennaio si era ricoverato nel porto, per salvarsi da un terribile fortunale che imperversava nel Mar Jonio, un bastimento con bandiera francese, proveniente da Alessandria d’Egitto, sul quale erano imbarcati 39 militi di artiglieria di quella nazione, sotto gli ordini di un colonnello e di un uffiziale medico” [15]. Alcuni uomini ottennero il permesso di sbarcare su terra ferma per rifornirsi di vettovaglie, e fraternizzarono profondamente con la popolazione che “facevan ressa intorno ed usavano le migliori cortesie”.

La popolazione crotonese, ufficialmente fedele al reame, aveva fraternizzato con i francesi e simpatizzava per loro. E non si perse tempo ad attuare “la congiura”: non appena si venne a sapere della fuga di Ferdinando “mentre la città era immersa in profondo sonno, ed i patriotti soltanto vegliavano, i 39 francesi, comandati dal loro Colonnello e dall’ufficiale-medico, nel maggior silenzio possibile, sbarcarono sul molo; e, come prima operazione, sorpresero il corpo di guardia del Bagno Penale, facendo prigionieri i militi” [16]. Una piccola folla di cittadini si unì ai soldati francesi, ed in poco meno di una notte “conquistarono” la città.

Era il 3 febbraio 1799, e pare che “Non era peranco sorto il Sole sull’orizzonte, e già sul Castello sventolava la bandiera francese, simbolo per Cotrone di riscossa e di libertà” [17]. La maggior parte della popolazione aveva sposato la causa francese, così come buona parte delle famiglie nobili. In quella stessa mattinata, la popolazione si riunì nella Piazza del Vescovado chiedendo a gran voce l’abolizione di tasse e imposte.

“Orgogliosi della vittoria i repubblicani, di cui i capi furono don Peppotto Suriano, il barone don Francescantonio Lucifero, don Bartolo Villaroja, Domenico Cerrelli, il sacerdote don Gaetano Lucifero, don Raffaele Olivieri e parecchi altri” [18].

Il 6 febbraio la popolazione si ritrovò nuovamente in Piazza del Vescovado, dove elesse “per acclamazione” il primo governo cittadino provvisorio della Repubblica Partenopea. Una delle prime “delibere” della neo-amministrazione fu quella di ordinare la demolizione del sedile dei nobili, per costruire al suo posto il monumento simbolo della rivoluzione, l’albero della libertà [19], che ricevette anche la benedizione da parte del vescovo.

Nel corso del mese vennero eletti due nuovi deputati del “governo provvisorio cittadino”, il marchese Francesco Saverio Lucifero e don Francesco Zurlo, così come richiesto dalle prime direttive giunte da Napoli [20], finché nei primi giorni di marzo non venne annunciato l’arrivo di un esercito “a difesa delle città democratizzate” [21]. Si era infatti appreso del tentativo di riconquista da parte dei borboni tramite la figura del cardinale Fabrizio Ruffo [22], che già nel mese di febbraio era riuscito a riconquistare diverse località calabresi.

Il cardinale fu’ al comando dell’Esercito della Santa Fede in Nostro Signore Gesù Cristo [23], un corpo composto da circa 25.000 uomini che in poche settimane avanzò da Pizzo fino alle porte di Cotrone, riconquistando i diversi luoghi che si erano emancipati sotto la bandiera francese. Si trattava di una componente della Seconda Coalizione Antifrancese [24] meglio nota come sanfedista [25] o lealista.

Ma gli aiuti per contrastare la riconquista borbonica tardarono ad arrivare. Nella notte tra il 17 ed il 18 marzo l’esercito del cardinale Ruffo si posizionò poco distante dalle mura cittadine, iniziando una lieve offensiva a colpi di cannone. La città era poco preparata all’assedio, e sin dai primi colpi si iniziò a discutere della strategia da seguire: resistere o arrendersi [26]. Nel frattempo la popolazione, intimorita dall’assedio e dalle possibili ripercussioni, iniziò a voltare le spalle ai repubblicani, lasciandosi andare a saccheggi e furti.

Nella notte tra il 18 ed il 19 marzo venne tentato un assedio del nemico. Un nutrito gruppo di cittadini e militari francesi venne fatto uscire dalle mura cittadine “in direzione Carrara, per inerpicarsi sui monti di Farina e circondare il nemico” [27]. Ma questi, guidati dal famigerato brigante Marincola Panzanera [28], reagirono energicamente causando la ritirata dei crotonesi, nonché la morte di molti di loro.

Solo il 20 marzo, dopo diversi giorni di assedio, venne deciso di arrendersi. Il colonnello francese, sbarcato in città poco tempo prima, assieme al generale Giuseppe Ducarne, ottennero un incontro con i generali avversari, Perez e Raimondi, concordando una resa incondizionata che sarebbe dovuta avvenire il giorno successivo, il 21 marzo 1799 [29]. Ma in quella data, l’esercito della Santa Fede fece irruzione nel castello, facendo prigionieri i generali avversari e rinchiudendoli nella prigione. La resa non venne rispettata.

Imprigionati i principali rivoltosi, il fuoco della rivoluzione si spense. Per diversi giorni la città fu abbandonata nelle ruberie e nelle scorribande di briganti e malviventi, intenti a derubare quanto più possibile ai nobili locali, compresi quelli che mai avevano appoggiato gli ideali giacobini [30]. Gli animi si placarono solo sul finire di marzo, quando il cardinale Ruffo arrivò finalmente in città e poté sentenziare le condanne per i rivoltosi.

Il 31 marzo vennero condannati a morte il capitano don Giuseppe Ducarne di Alicata, il cavalier don Giuseppe Suriano di Cotrone, il barone don Francescantonio Lucifero di Cotrone e don Bartolo Villaroja di Cotrone. Vennero fucilati il giorno di Pasqua “nella Batteria di quel Real Castello, per delitto di Lesa Maestà” [31]. Assieme a loro, vennero riconosciuti altri venti “principali artefici della rivolta”, condannati quando all’ergastolo, quando all’esilio. A loro sono dedicate altrettante vie nel centro storico cittadino.

Gli altri condannati furono: il sacerdote don Gaetano Lucifero, il marchese Don Francesco Saverio Lucifero, don Girolamo Asturi, don Antonio Scarriglia, don Francesco Volpe, don Gaetano Lettieri, il mastro Domenico Cerrelli, don Cesare Oliverio, don Raffaele Oliverio, il cavalier don Bartolomeo Olivieri, don Giambattista Ventura, il cavalier Don Bonaventura Sculco, il canonico don Dionisio Curcio, il parroco don Bruno Sacco, il notaio Vitaliano Pittò, il suddiacono don Francesco Soriano, don Michele Soriano, Luigi Spanò, don Raimondo Orsini e don Raffaele Pelliccia [32].

Numerose furono anche le condanne tra la popolazione, rea di aver “sostenuto” l’insurrezione. Condanne di natura economica, che costrinsero la popolazione (compresi i nobili e gli ecclesiastici) a sborsare fior di danari [33] per ottenere il perdono. Cadde così l’unica città “che osò davvero resistere”.

La riconquista del cardinale Ruffo proseguì fino alle porte di Napoli, riuscendo a far cadere città dopo città. Nel giugno del 1799 caddero gli ultimi forti repubblicani, e si concluse definitivamente l’esperienza della repubblica partenopea. Successivamente alla capitolazione, seguirono ingenti repressioni e rappresaglie nei confronti della popolazione, che sfociarono in centinaia di condanne a morte [34].

Tutto tornò come prima. Il popolo che aveva minacciato di espropriare – o uccidere – i nobili tornò a supplicare loro un impiego, mentre i sostenitori della rivoluzione cercarono in tutti i modi di “discolparsi” onde evitare condanne e multe. Anche i nobili subirono le ripercussioni della restaurazione borbonica, con numerosi interrogatori volti a scovare ogni possibile ex sostenitore dei moti giacobini.

Il sogno della Repubblica Napoletana durò meno di un anno. Un sogno fatto di ideali nuovi, umani, incredibilmente attuali. Ma pur sempre un sogno, che come una scintilla fu breve e intenso. La città di Crotone contribuì attivamente alla rivolta, dimostrandosi uno dei centri più difficili da espugnare nella regione. Ma i tentativi di sovvertire l’ordine monarchico si dimostrarono vani, e poterono realizzarsi solo a distanza di oltre un secolo e mezzo.

Bibliografia:

  1. Il 1799 nel Regno di Napoli in generale, ed in Cotrone in particolare, di Armando Lucifero, 1983;
  2. Archivio di Stato di Napoli

 

Note

[1] https://it.wikipedia.org/wiki/Regno_di_Napoli

[2] https://it.wikipedia.org/wiki/Pace_di_Caltabellotta

[3] https://it.wikipedia.org/wiki/Regno_delle_Due_Sicilie

[4] https://it.wikipedia.org/wiki/Borbone

[5] http://www.archiviostoricocrotone.it/luomo-medievale-e-moderno/tra-il-nola-molise-e-i-rivoluzionari-del-1799-i-napoletani-a-crotone/

[6] https://it.wikipedia.org/wiki/Masaniello

[7] https://it.wikipedia.org/wiki/Rivoluzione_francese

[8] https://it.wikipedia.org/wiki/Ancien_R%C3%A9gime

[9] https://it.wikipedia.org/wiki/Prima_coalizione

[10] https://it.wikipedia.org/wiki/Dichiarazione_dei_diritti_dell%27uomo_e_del_cittadino

[11] https://it.wikipedia.org/wiki/Libert%C3%A9,_%C3%89galit%C3%A9,_Fraternit%C3%A9

[12] https://it.wikipedia.org/wiki/Campagna_d%27Italia_(1796-1797)

[13] Il 1799 nel Regno di Napoli in generale, ed in Cotrone in particolare, di Armando Lucifero, pag. 61

[14] https://it.wikipedia.org/wiki/Giacobinismo

[15] Il 1799 nel Regno di Napoli in generale, ed in Cotrone in particolare, di Armando Lucifero, pag. 63

[16] Il 1799 nel Regno di Napoli in generale, ed in Cotrone in particolare, di Armando Lucifero, pag. 67

[17] Il 1799 nel Regno di Napoli in generale, ed in Cotrone in particolare, di Armando Lucifero, pag. 68

[18] Il 1799 nel Regno di Napoli in generale, ed in Cotrone in particolare, di Armando Lucifero, pag. 68

[19] http://www.archiviostoricocrotone.it/urbanistica-e-societa/il-palazzo-dei-capocchiani-una-famiglia-di-mercanti-ecclesiastici-ed-architetti/

[20] Il 1799 nel Regno di Napoli in generale, ed in Cotrone in particolare, di Armando Lucifero, pag. 91

[21] Il 1799 nel Regno di Napoli in generale, ed in Cotrone in particolare, di Armando Lucifero, pag. 110

[22] https://it.wikipedia.org/wiki/Fabrizio_Ruffo

[23] https://it.wikipedia.org/wiki/Esercito_della_Santa_Fede_in_Nostro_Signore_Ges%C3%B9_Cristo

[24] https://it.wikipedia.org/wiki/Seconda_coalizione

[25] https://it.wikipedia.org/wiki/Sanfedismo

[26] Il 1799 nel Regno di Napoli in generale, ed in Cotrone in particolare, di Armando Lucifero, pag. 127

[27] Il 1799 nel Regno di Napoli in generale, ed in Cotrone in particolare, di Armando Lucifero, pag. 132

[28] http://www.repubblicanapoletana.it/crotone.htm

[29] Il 1799 nel Regno di Napoli in generale, ed in Cotrone in particolare, di Armando Lucifero, pag. 136-137

[30] Il 1799 nel Regno di Napoli in generale, ed in Cotrone in particolare, di Armando Lucifero, pag. 141

[31] Il 1799 nel Regno di Napoli in generale, ed in Cotrone in particolare, di Armando Lucifero, pag. 147

[32] Il 1799 nel Regno di Napoli in generale, ed in Cotrone in particolare, di Armando Lucifero, pag. 148-149

[33] https://it.wikipedia.org/wiki/Lista_delle_monete_coniate_nella_Zecca_di_Napoli_tra_il_1528_e_il_1867

[34] https://it.wikipedia.org/wiki/Repubblicani_napoletani_giustiziati_nel_1799-1800

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