Il palazzo Calojro di Crotone presso la Pescheria

La Pescheria o Pischaria è un antico borgo del centro storico. Nel Medioevo era un abitato posto all’esterno della cinta muraria della città.

In evidenza La Pescheria e la Giudecca e i luoghi vicini (foto di Antonio Scerra).

Esso era situato nella parte bassa presso il molo ed il porto detto di “terczana”. Confinava da una parte con il mare e dall’altra con la giudecca e le mura della città medievale. A causa del pericolo turco tra la fine del Quattrocento (1482) ed i primi anni del Cinquecento il borgo fu racchiuso dalle nuove mura cittadine. Dapprima da quelle progettate dagli ingegneri aragonesi (Antonello Caivano, Iacobo Castracane, Antonio Marchese di Settignano) e poi al tempo di Carlo V da Antonello da Trani, da Gio. Maria Buzzacarini (1538) e da Gian Giacomo dela Caya (1541). Queste ultime chiusero definitivamente l’accesso degli abitanti della Pescheria al porto e alla marina, emarginando così il borgo.

 

Il Palazzo

Il palazzo sorge all’interno ed a ridosso delle mura, che cingevano la città, nel quartiere detto della “Piscaria”. Le mura separavano il quartiere dal mare. Parte delle mura del palazzo, precisamente quelle che costituiscono la facciata, poggiano ed utilizzano un pezzo del contromuro delle mura della città. Il palazzo infatti si affaccia sul terrapieno della cortina detta Petro Nigro, o della Piscaria. La cortina univa due baluardi: uno chiamato Petro Nigro, poi anche Orsini e Giunti; l’altro detto Villafranca, poi Brianda e Cavaliere. La cortina fu costruita al tempo del viceré don Pedro de Toledo ed i lavori iniziarono nell’estate del 1541 e furono condotti sotto la guida dei sovrastanti spagnoli Simoni Ferris e Dieco Azarlo, i quali eseguirono il progetto del Baron dela Caya.

Per proteggere la cortina, che sorgeva sul mare, dai colpi delle armi da fuoco, che potevano provenire dalle navi, in seguito fu munita di terrapieno. Ad una certa distanza, parallelamente alla cortina, fu perciò edificato un altro muro, detto contromuro. Tra i due muri fu messa poi della terra. Non abbiamo notizie certe sulla data precisa della costruzione del contromuro; ma certamente esso esisteva già al tempo della visita alle fortificazioni della città dell’ingegnere capuano Ambrosio Attendolo. In una relazione datata nove maggio 1573 così l’Attendolo descrive la cortina ed i due baluardi: “Lo detto belguardo quarto (Villafranca) e finito in quanto alla muraglia dintorno/ manca solo alcune poche cose nelle piazze delli fianchi/ et detto belguardo entra nel mare/ et se ce poteno accostar le galere a canne quindece. La cortina che segue fin al belguardo quinto segnato E sta provista di terrapieno et contramuro ad una giusta misura/ ma non sin al piano dela barba come sta la antecedente et sta pure sopra il mare ma ce son scogli/ et seccagna divanti. Lo detto belguardo quinto (Petro Nigro) e puro circondato di mura et sta in defesa y manca solo alcune cose alle piazze superiori delli fianchi et sta puro dentro il mare”.[i]

La “Pescheria” di Crotone.

 

Primi documenti

L’area sulla quale è situato il palazzo era parte dell’ambito parrocchiale della chiesa di Sant’Angelo, ambito che alla fine del Cinquecento, con la soppressione della parrocchia di Sant’Angelo, fu incorporato in quello della chiesa di Santa Maria di Prothospatariis. Esso era costituito per la maggior parte da piccole e misere case terranee (raramente palaziate).[ii] Per la loro piccola consistenza ed il continuo passaggio di proprietà, risulta spesso difficile descriverne la storia.

Dagli atti di una visita pastorale compiuta al tempo del vescovo Marco Rama si ricavano delle informazioni su alcuni edifici che sorgevano presso le mura e la porta della Pescheria; alcuni di essi poi formeranno l’attuale palazzo. Nella descrizione dei beni del canonicato sotto il titolo dei santi Rustico ed Eleuterio si trova che “il fondo che era di docati tridici è censuato sopra la casa di Margarita Bruno nella parocchia di S. Maria Prothosp.iis qual casa è attaccata al muraglio del terrapieno della città a riga della porta della piscaria alla raggione del diece per cento.” Pertanto il canonicato esigeva ogni anno “sopra la casa di Margarita Bruno … annui carlini tridici per capitale di doc.ti tridici.”[iii] Sempre scorrendo gli stessi “Atti” troviamo che la cappella di Santa Maria di Capo delle Colonne esigeva un annuo censo di carlini venti “sopra la casa fu di Giacinto Campoliti, hoggi di Margarita Bruno nella Parocchia di S. Maria Proth.iis.”[iv]

Dagli stessi atti ricaviamo i nomi di altri proprietari che abitavano nella stessa zona. Tra questi Omobono Sacco, che aveva una casa “avanti la porta della Piscaria” che in precedenze era stata di Giacomo Matino,[v] ed i Giaquinta. Risulta infatti che Giaquinta Dionisio doveva pagare alla confraternita del SS. Sacramento un annuo censo di carlini 25 per un capitale di ducati 33 che gravava sopra una sua casa situata in parrocchia di Santa Maria de Prothospatariis; tale edificio dal nome del precedente proprietario era detto “della Calandra”.[vi] In un atto notarile rogato alcuni anni dopo, si legge che i fratelli Dionisio ed Isidoro Giaquinta possedevano in parrocchia di S. Maria due case; cioè una casa palaziata che confinava con la casa di Elisabetta Manduca ed un’altra casa nominata della Calandra.[vii] Sempre di questo periodo è una lunga lite tra Santo La Nocita ed Isidoro Giaquinta. La lite aveva origine dal fatto che il Giaquinta aveva incominciato ad allargare ed innalzare la sua casa ed a causa di una “ceminiera che esso Isidoro sta fando s.a un muro di sua casa contiguo della casa d’esso Santo per causa che con la med.ma viene ad impedire la veduta ad una fenestra della casa d’esso Santo.”[viii]

 

Vecchi e nuovi proprietari

In seguito la casa di Margarita Bruno, come bene dotale, pervenne ad Ignazio Scavello, il quale nel 1720 ne risulta proprietario, e come tale è soggetto a pagare gli annui censi che la gravano, come risulta dagli atti della visita pastorale del vescovo Anselmo La Pena. Allora il canonicato dei santi Rustici ed Eleuterio continuava ad esigere ogni mese di marzo i carlini tredici sopra “la casa d’Ignatio Scavello nella Parocchia di S. Maria in luogo detto la Pescheria confine le case di Dionisio ed Isidoro Giaquinta via publica”;[ix] come anche la cappella di S. Maria di Capo delle Colonne esigeva annui carlini 20 “sopra la casa dotale d’Ignazio Scavello nella parocchia di S. Maria nelle mura della Pescheria”[x] e la chiesa parrocchiale di Santa Veneranda esigeva annui carlini 8 sulla casa di La Nocita Aurelia vicino alla porta della Pescheria, che era appartenuta ad Omobono Sacco.[xi]

Fu in questi primi decenni del Settecento che le case si ampliarono e si innalzarono, a volte inglobando altre case terranee vicine. Sotto la spinta dei vecchi e dei nuovi proprietari erano edificati i nuovi palazzi. Nell’aprile 1721 il chierico Gregorio Arrighi vende a Giacinto La Nocita un palazzo consistente in “cortile di cantoni, vignanello scoperto, tre camere, tre bassi e due alti”, tale edificio era posto in parrocchia di Santa Maria e confinava con le case di Armellina Ricca e strada mediante con la casa di Isidoro Giaquinta e di Santo La Nocita.[xii] Un successivo atto testimonia una lite ed un compromesso che vedono protagonisti da una parte Dionisio Cavaliero, marito di Clarice Avarelli e curatore di Giovanni Maestre, figlio della Avarelli e del suo primo marito il fu Cosmo Maestre, e dall’altra Isidoro Giaquinta. I due sono proprietari di edifici situati nel luogo detto Pescheria, che sono vicini. Il primo, cioè quello dei Maestre confina con la casa di Giacinto La Nocita e quello di Isidoro Giaquinta con quella del nipote Antonino Artesi. Il Giaquinta voleva alzare “in una camera di detta sua casa e proprio quella del vignanello un’altra camera superiore per godere la vista del mare e de monti”, ma trova l’opposizione del Cavaliero che cura gli interessi dell’eredi di Cosmo Maestre.[xiii]

Particolare della Pianta Catastale di Crotone del 1874 in evidenza il palazzo Caloiro (Ing. Pietro Bosalli).

 

In Catasto

Nel catasto onciario del 1743 è presente Isidoro Giaquinta, di professione massaro di 67 anni. Egli abita assieme alla moglie Anna Maria Bruno di anni 42, ai figli Dionisio, Cristofaro, Santo, Antonia e Francesca ed alla cognata Rosa Bruno, in casa propria in parrocchia di S. Maria Prothospatariis. Possiede del bestiame (“bovi aratorii 12, vacche 4, vitellazzi 4, jencarelle 2, una giumenta”) ed un magazzino.[xiv] Nella stessa casa abita anche il “fatigatore di campagna” e figliastro Leonardo Villirillo dell’Isola.[xv] La casa del Giaquinta confina con una casa, che il proprietario, il massaro Antonino Artese, ha dato in affitto.[xvi] Sempre nelle vicinanze ci sono la casa abitata dalla moglie ed eredi del fu Giacinto La Nocita, cioè dalla vedova Isabella Asturello e dai figli Francesco, Vincenzo, Leonardo Vittoria e Maria,[xvii] e la casa del mugnaio Martino Fonte, il quale abita con la moglie Maria Zito e le figlie Margarita ed Isabella. Nella stessa casa del Fonte, in un basso della quale è attivo un mulino centimolo, abita anche la vedova Caterina Fonte con i suoi quattro figli.[xviii]

Nel catasto del 1793 c’è Michele Fonte figlio del fu Martino di professione “scarparo” (f. 105v). I fratelli Santo e Dionisio Giaquinta. Dionisio Giaquinta massaro di anni 62 che possiede una casa, che comprò da Leonardo Fonte che dà in affitto (f. 26v) mentre Santo Giaquinta massaro di anni 54, loca una casa dotale di sua moglie ed un basso sotto la suddetta casa (f. 121). Sempre nello stesso catasto c’è anche Gerolimo Calojro massaro di anni 40 (f. 81v).

Crotone, palazzo Fonte-Calojro.

 

Le case di Pelliccia[xix] e la casa di Calojro

L’edificio è situato tra la strada Margherita, vico Enea, Vico Ippia, Via Pescheria e Vico Orfeo. Da un atto notarile del 1772 sappiamo che il massaro Girolamo Caloiro pagava un annuo censo sopra il palazzo che aveva comprato dal notaio Nicola Partale.

In alcune descrizioni delle strade di Crotone fatte nel 1868 troviamo che la strada detta di Pelliccia iniziava “dalle case Pelliccia, pel portone (del notaio) Fonte, Archi Albano, case Zurlo, Lopez, Camposano, Avarelli, Varano, alla chiesa del SS. Salvatore da ove scendendo per le mura Barracco, Capocchiani, Giunti, Calojero si riunisce a Pelliccia. In un altro documento degli stessi anni si sa che la casa era divisa tra i due proprietari: il teologo Caloiro Girolamo ed il notaio Partale Nicola.

Allora abitavano in Crotone il massaro Isidoro Caloiro ed il teologo Girolamo Caloiro; quest’ultimo era amministratore della cappella del SS.mo Sacramento in cattedrale (1870).

Pianta del palazzo Caloiro di Crotone (a cura di L. Fauci).

Da un elenco del 1919 risulta che alla morte di Girolamo Caloiro il palazzo, situato in via Margherita, era passato agli eredi, mentre accanto c’era il palazzo di Fonte Vincenzo.

Nel manoscritto di Nicola Sculco “Topografia della Crotona Antica” così sono descritte le case che si affacciano sulla cortina della Pescheria: “In seguito la casa Giunti, era Orsini, dirimpetto le stalle con piccoli appezzamenti di terra. Scendono, la casetta Cantafora, Dott. Caloiro, Canonico Cantafora; dirimpetto la muraglia è alta tanto da impedire la visuale del mare e campagne. Addossate alla muraglia all’angolo, sono le case Bruno-Cantafora. Da un piccolo arco tra Cantafora – Bruno si va al Largo Suriano.”

Il palazzo Calojro di Crotone presso le mura della Pescheria.

§§§§§

Case e palazzi vicino alla porta e alle mura della Pescheria (dove non ricorre la segnatura si fa riferimento ai censi della cattedrale di Crotone degli anni 1566, 1570-71, 1572-73 e 1585-86).

Luoghi: Piscaria e Largo Santo Angelo

Maggio 1565. Il monastero di Santa Chiara possedeva “aliam jux. Ottaviani Suriani in S.ti Angeli” (312, 1602).

Casa di Simone Faraldo (Faraudo): La casa di Simone Faraldo chi al presente tene Puglaniti. La casa de Simone Faraldo confine la casa de m.s Perruccio Lucifero et de Jacovo Giurello (1570).

Casa del q.o Perruccio Lucifero: La casa del mag.co Pompeo Lucifero la quale fo del q.dam Cola Jorie jux.a la casa di S.a. La casa del m.co Perruccio Lucifero quale fu de Cola Yorge confine la casa de Simone Faraldo (1570).

Casa del q.o Tomascino la Picciola: La casa di Tomascino la Picciola confine la casa di Ger.mo Tibaldo (1570).

Casa del q.o Serisi de Nicotera: La casa di Hieronimo Piamonte chi fo de Serise de Nicotera. La casa de Sirisi de Nicotera confine la casa di Pietro Brancati et di Cesare de Nicotera (1570).

Casa di Geronimo Oliveri (Liveri): La casa de Hier.mo Liveri confine la casa de donna Diviciana. La casa deGer.mo Oliverio quale fu de Dionisio Mazzulla confine la casa di Pietro Brancati (1570).

Casa de Cesaro de Nicotera: La casa di Cesare de Nicotera confine la casa de Donna Ber.na Paudari et de Serise de Nicotera (1570).

Casa di Luca Amoruso.

Casa di Dionisi Mazzulla: Casa de Deviciana Mazzulla jux.a la casa de donno Joannedominico Nigro. La casa del q.o Dionisio Mazzulla confine la casa de Gio.e Magro (1570).

Casa de donno Nicola Scavello et Gioanne de Balsamo: La casa de Stephano Fiascone et de JoanAntonio Scavello. La casa de donno Nicola Scavello et de Gio.e de Balsamo confine la casa de mro Perri al presente è de m.ro Nardo Calabrese (1570).

Casa de Matteo d’Adamo al presente di Santo Luca: La casa de Santo Luca confine la casa de Marco Terranova. La casa de Matteo D’Adamo al presente e de Santo Luca confine la casa de Marco Terranova (1570).

Casa di Thomase Inconochiatore: La casa che fu de Thomasio Inconocchiatore confine la casa dell’herede de not.ro Antonino Xigliano (1570).

Casa del q.o Cola lo Citraro: La casa di Cola lo Citraro confine la casa di Santo Antonio. La casa de m.o Cola lo Citraro confine la casa de S.to Jacovo (1570).

Casa d’Agacio de Squillaci: La casa del figlio de donno Bap.ta de Squillaci confine le case di Hieronimo Tibaldo. La casa che fu del q.o Agacio de Squillaci confine la casa de Gio.e de Secla (1570).

Casa de Gio.e de Secra (Secla): La casa de Jo.e de Secra jux.a la casa de Loparto. La casa de Gio.e de Secla confine la casa de Agacio lo Polito (1570).

Casa di Donno Gio. D.nico Nigro: La casa de Joan Dominico Nigro. La casa di Gio.e D.nico Nigro (1570).

Casa di Donno Vinc.o Puglisi. La casa dell’her.de del q.o donno Vincenzo Pollisio quale fo d’Antonello Miccello confine la casa di Gioancola delo Massaro.

La casa de Renzo dele Pira confine la casa de Masi Brancati.

La casa de Jo.e Brancuso confine la casa dela m.ca Joannella Pica.

La casa de Marco de Simone confine la casa dele Herede de not.o Ant.no Sillano.

La casa di Lucantonio Misasio jux.a la casa de Joancola lo Massaro.

La casa che fu de Luca Marvato confine la casa de donno Cataldo de Adamo quale fu de Gio. Paulo Poherio (1570).

17 febbraio 1578. “domum palatiatam in par. S.ti Angeli iux. Domos m.ci Jo.is Thesei Sillani jux.a domum no. Vinc. La Piccola jux. domum terraneam Petrolillo” (ASCZ, busta 15, anno 1578, f. 75).

23 marzo 1578. Julius Grandellus cede al Reverendo Cataldus de Adamo due vacui e quattro pertinenze della casa in par. S. Angelo confinante la sua casa e la casa di Luca Antonio Caracalla (ASCZ, busta 15, anno 1578, f. 105).

28 novembre 1583. Bartolomeo de Adamo abitava “in parrocchia Sancti Angeli jux. domos her. Q. m.ci Pompei Luciferi vinella mediante” (ASCZ, busta 15, anno 1583, f. 184).

19 giugno 1591. Le case dove abitava il notaio Marco Antonio Partitario e dove ora abita la vedova del notaio, la magnifica Faustina de Meglio, erano situate “in parrocchia Santi Angeli proprie ante dictam cappellam via pp.ca med.te” (ASCZ, busta 49, anno 1591, f. 95).

13 settembre 1594. Il monastero di Gesù Maria possiede “quandam domum palatiatam positam intus dictam Civitatem in parrocchia S.ti Angeli iux.a domos Lucae Indulcato iux.a domos illorum de Piterà iux.a alias domos D.ni Fabritii Lucifero”. I frati la cedono in enfiteusi a Fabritio Lucifero (ASCZ, busta 49, anno 1594, f. 261).

5 novembre 1611. Cornelia Barricellis possedeva una continenza di case palaziate in par. S. Angelo al presente S. Maria Protospataris, confine le case di Gio. Andrea Barricellis.

8 agosto 1627. Julio Cesare Petrolillo possiede una casa consistente “in duobus membris: camera et sala cum puteo et scala lapidea sitam in par. S.tae Mariae Protospataris olim S.ti Angeli jux.a domum dotalem Fabritii Caparra et domum Ottavii Cizza stricto mediante” (ASCZ, busta 118, anno 1627, f. 48v).

11 aprile 1628. Le case palaziate della q. Cornelia de Barricellis, consistenti in una sala e quattro camere, erano situate “in par. olim S.ti Angeli ad pre.ns S.tae Mariae Protospataris jux.a domos heredum q. Jo.is Andreae de Bonellis domum Margaritae Indulcato vias pp.cas” (ASCZ, busta 118, anno 1628, f. 28).

La chiesa esisteva ancora al tempo del Nola Molise nella contrada Pescheria (1649).

“Largo detto S.to Angelo” (ASCZ, busta 253, anno 1668, f.19v).

Joanne Lopez, vescovo di Crotone, vedendo che erano troppe 12 parrocchie in una città piccola, le ridusse a 5 e unì i parrocchiani della chiesa di Sant’Angelo a quelli di Santa Maria de Protospatariis (ASV, Rel. Lim. 1733).

Parrocchiani di Sant’Angelo

Dal “Conto del m.co Giulio Cesaro de Leone deputato sopra l’entrate del vescovato de Cutrone”, relativo all’annata 1570/1571, ricaviamo i nomi di alcuni abitanti che pagavano un censo annuo sulla loro casa alla mensa vescovile: Il q.o Simone Faraudo, il q.o Perruccio Lucifero, il q.o Tomascino la Picciola, il q.o Sirisi de Nicotera, Geronimo Oliveri, Cesaro de Nicotera, Luca Amoruso, Dionisi Mazzulla, Donno Cola Scavello, Matteo D’Adamo, il q.o Cola lo Citraro, il q.o Tomase Inconochiatore, Agacio de Squillace, Gio.e de Secra, Donno Gio. D.nico Nigro e donno Vinc.o Puglisi (ASN, Dip. Som. 315/9).

 

Note

[i] Arch. Gen. Simancas, Relation dela fortezza de la citta di Cotrone, E. 1065-62.

[ii] 19 giugno 1591: Su richiesta di Nicolaus Antonius Pyrrhonus, erede del notaio di Crotone Marco Antonio Pantario, si va dove abitava il Pantario ed al presente abita la vedova del notaio Faustina de Meglio. La casa è sita dentro la città in parrocchia di Sant’Angelo “propriè ante dictam Cappellam” (ASCZ, Not. Gio. Fran.co Rigitano f. 95). 13 settembre 1594: Il monastero di Gesù Maria possiede una casa palaziata in parrocchia di Sant’Angelo “juxta domos lucae indulcato, juxta domos illorum de piterà juxta alias domos ipsius D.ni Fabritii (lucifero)” che cede a Fabritio Lucifero per un annuo censo di ducati quattro annui (ASCZ, Not. Gio. Fran.co Rigitano f. 261).

[iii] Arch. Vesc. Crot., Acta Sanctae Visitationis ab Ill.mo ac R.mo D.no Episcopo D. Marco Rama, 1699, f. 141.

[iv] Arch. Vesc. Crot., Acta cit., f. 91v.

[v] La chiesa parrocchiale di Santa Veneranda esigeva un annuo censo di carlini 8 sulla casa di Omobono Sacco. Arch. Vesc. Crot., Acta cit., ff. 117v-118r.

[vi] Arch. Vesc. Crot., Acta cit., f. 87v.

[vii] ASCZ, busta 611, anno 1714, f. 129.

[viii] ASCZ, busta 612, anno 1717, f. 17.

[ix] Arch. Vesc. Crot., Anselmus de la Pena, Visita, 1720, f. 28.

[x] Arch. Vesc. Crot., Anselmus cit., f. 65. Caterina e Faustina Scavello, figlie del fu Ignazio Scavello e di Carmena Squillace, possiedono da più anni (dal 1760) una casa in parrocchia di Santa Maria de Prothospatariis “appoggiata nelle regie muraglie della Porta della Pischeria pervenutale dalle doti alle med.e promesse dal fù Ignatio Scavello comune padre.” ASCZ, Not. G. Smerz, 27 maggio 1781, ff. 73-77.

[xi] Arch. Vesc. Crot., Anselmus cit., f. 32.

[xii] ASCZ, busta 661, anno 1721, ff. 84v-85.

[xiii] ASCZ, busta 911, anno 1739, ff. 19-20.

[xiv] ASN, Catasto Onciario Cotrone, 1743, f. 141.

[xv] ASN, Catasto Onciario Cotrone, 1743, f. 251.

[xvi] Artese Antonino, massaro di 36 anni, abitava con la moglie Porzia Fallacca ed i figli Cesare, Fedele, Teresa e Maria in casa della suocera Laura Truncè, situata in parrocchia di S. Maria Proth. ASN, Catasto Onciario Cotrone, f. 7.

[xvii] ASN, Catasto Onciario Cotrone, f. 92.

[xviii] ASN, Catasto Onciario Cotrone cit., ff. 33, 154v.

[xix] La nobile Eleonora Pelliccia, figlia del cavaliere gerosolimitano Ignazio Pelliccia Ruffo dei patrizi della città di Tropea, e della fu Elisabetta Suriano, patrizia di Crotone, contrasse matrimonio il 28 maggio 1800 con il patrizio e cugino di primo grado Fabrizio Suriano, figlio di Bernardino Suriano e di Saveria Lucifero dei marchesi di Apriglianello. Fabrizio Suriano era nipote ex figlio di Antonia Suriano, vedova di Raffaele Suriano ed ava materna di Eleonora Pelliccia.

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