La chiesa di S. Vincenzo Ferreri nel luogo detto La Palma in diocesi di S. Maria Prothospatariis di Crotone

Crotone, il luogo un tempo detto “La Palma” dove esisteva la chiesa di S. Vincenzo Ferreri.

Nella prima metà del Settecento esisteva a Crotone un luogo in parrocchia di Santa Maria Prothospatariis detto “La Palma”. Esso era limitato dalla chiesa di Santa Maria Prothospatariis, dalle case del massaro Gio. Battista Ciambrone, da un palazzo appartenente al Seminario e dal palazzo del decano Filippo Suriano. Il luogo apparteneva al nobile Michele del Castillo, il quale lo aveva ereditato dal padre Antonio, castellano del castello di Crotone.[i]

In evidenza la chiesa di S. Vincenzo Ferreri nella pianta catastale di Crotone del 1874.

 

La costruzione della chiesa di San Vincenzo Ferreri

Il 25 marzo 1736 il nobile Michele del Castillo ed il signor Leonardo di Cola si presentano dal notaio di Crotone Pelio Tirioli. Il Castillo dichiara di possedere e di voler vendere al Di Cola “un abile, seù Casaleno pervenutoli dall’eredità Paterna, sito et posto entro questa sud.a Città nell’olim Parocchia di S. Maria Prothospatariis, confine la detta Chiesa di S. Maria, la Casa detta La Palma e la Casa del Pio Seminario di questa Città, e la strada publica mediante, confine il Palazzo del S.r D. Filippo Decano Suriano, et altri fini, detto ancora il Casaleno della Palma … del quale Casaleno esso sig.r D. Michele né vende a detto S. Leonardo palmi sessanta in circa di lunghezza principiando dal pezzo del muro davanti detta Chiesa di S. Maria, e per dritto correre, verso il palazzo di detto Pio Seminario, e di latitudine palmi trenta incirca principiandi dal pezzo del muro della strada publica confine il detto Palazzo di detto Decano Suriano e correre per dritto verso la detta casa della Palma per prezzo, et valore di docati venti, con patto che esso Sig.r Leonardo in detto luogo non possa altrimenti eriggere e fabricare se non che un luogo di chiesa e non altrimenti”.[ii]

Infatti per la devozione che portano verso il domenicano apocalittico San Vincenzo Ferreri (Valencia 1350 – Vannes 1419), tanto Leonardo di Cola quanto il figliastro Geronimo Cariati,[iii] essi hanno deciso di edificare una chiesa a loro spese, per onorare il loro santo tutelare, tanto più che in Crotone “non vi era ne Chiesa, ne cappella per essere da più tempo stato soppresso il convento di sua religione”.[iv]

In quello stesso anno come risulta dalla lapide di marmo tombale, dove saranno seppelliti, con lo stemma del Di Cola e l’iscrizione “HIC IN SINU ECCLESIAE/ QUAM PROPRIO AERE FUNDAVIT/ ULTIMAM TUBAM EXPECTAT/ LEONARDUS DE COLA/ ET/ HIERONYMUS CARIATI/ 1736”, Leonardo di Cola ed il figliastro Geronimo Cariati fanno costruire a loro spese la chiesa intitolata a San Vincenzo Ferreri e sempre in quell’anno “pure l’arricchirono di tutti li sacri suppellettili sacri per il divino culto per la quale edificatione di Chiesa e provista di sacri suppellettili vi erogarno la spesa di più migliaia di docati”.[v]

Crotone, chiesa dell’Immacolata, lastra tombale di Leonardo di Cola e Gerolamo Cariati.

 

Patroni e cappellani

La chiesa fu subito aperta al culto e fu al centro di un contrasto tra l’economo regio della regia abbazia parrocchiale di Santa Maria Prothospatariis, nell’ambito della quale la chiesa era situata, ed il vescovo di Crotone, il portoghese Gaetano Costa (1723-1753). Quest’ultimo, infatti, non riconosceva la natura regia dell’abbazia e quindi, l’economo o parroco di questa non voleva essere soggetto alla sua giurisdizione.[vi]

Nel frattempo Michele del Castillo procede nella vendita di altre parti della proprietà nel luogo detto La Palma, ponendo però delle condizioni per salvaguardare l’autonomia e l’espansione della chiesa. Il 28 gennaio 1741 Michele del Castillo vende per ducati dieci al sacerdote Agostino Beltrani, regio cappellano del castello, “una certa terra vacua nel casaleno detto La Palma nella Real Parocchia di Santa Maria de Prothospatariis, confine da una parte la novella chiesa di San Vincenzo Ferrerio, dall’altra il Palazzo redditizio al Pio Seminario, dove attualmente abbita e lo tiene in affitto detto Sig.r D. Agostino … che propriamente è detta terra vacua tanto dietro detta venerabile Chiesa di San Vincenzo, che nella parte laterale della med.ma in Cornu Epistole et esser la med.ma terra vacua … l’istessa terra vacua romasta invenduta da quella in detto casaleno venduta l’anni addietro da detto D. Michele al Signor Leonardo di Cola per edificarvi detta chiesa di San Vincenzo come dall’atti del notaio pelio Tirioli”.

Tale proprietà pervenne a Michele del Castillo come erede del padre Antonio del Castillo. Il Beltrani la acquista “per impedire e levare le sporchizie vi stanno buttate e tuttavia vi buttano li vicini di quella, per le quali vien costretto detto sig. Beltrano à non poter abbitare in detto palazzo di detto pio seminario. La vendita è fatta con le condizioni “che uscendo esso Sig. D. Agostino da detto palazzo di detto Seminario, ò che Iddio non voglia morisse, possa liberamente esso Sig.r D. Michele, e fratelli eredi, ripigliarsi detta terra vacua, e tutti li muri vi farà in quella detto Sig. D. Agostino, e pagare tantum l’infratti docati diece prezzo della med.a terra, ò à detto Sig. Agostino ò suoi eredi. Che non possa esso Sig. D. Agostino detti mura faciendi unirli a detta Chiesa di San Vincenzo, ma farli edificare un dito distante dalla medema. E per ultimo che nella terra vacua della parte laterale in Cornu Epistolae di detta chiesa di San Vincenzo volendovi il sud.o Sig. Leonardo di Cola, ò procuratori prò tempore della med.a edificarvi la Sacrestia per servizio di detta chiesa, dovesse il sud.o Sig. D. Michele e eredi vendervi tutta la terra vacua vi vuole per detta Sacrestia e riceversi lui esso Sig. D. Michele eredi il prezzo, secondo si converranno, ò pure donarla, come li piace, senza che si potesse esser dato impedimento alcuno da detto Sig. D. Agostino, o eredi.”[vii]

L’otto maggio 1747 Michele del Castillo vende per ducati dieci a Gennaro Ciambrone “un pezzo di terreno vacuo del casaleno detto La Palma a lato della Chiesa di S. Vincenzo et del vignanello della casa di d.o Gennaro, principiando dal muro divisorio dietro la Chiesa sud.a di S. Vincenzo persino la strada publica davanti la Chiesa di S. Maria Prothospatariis”. La vendita è effettuata con i seguenti patti e condizioni: “che non debba esso Gennaro, e suoi heredi appoggiare con fabrica e legname al detto muro di detta Chiesa di S. Vincenzo, bensì facendo fabrica possa appoggiare con travi al muro divisorio fra la casa di detto Gennaro et detta Chiesa di S. Vincenzo, et che non possa venderlo ad altra persona, et vendendolo sia obligato pagare ad esso D. Michele altri docati diece et che non sia tenuto esso Gennaro , ò suoi heredi pagare portione di muro, appoggiando in detto muro divisorio et con la facultà poter alzare di fabrica paragone alla casa sua.”[viii]

Anche il rettore del seminario il 4 marzo 1748 cede il palazzo situato dietro la chiesa con le stesse condizioni a D. Agostino Beltrani di Strongoli, sacerdote e cappellano del Regio Castello.[ix]

Costruita la chiesa, Leonardo di Cola il 2 giugno 1748 la fornisce anche di una sacrestia, acquistando un pezzo di terreno dal massaro Gennaro Ciambrone.[x] Si procede inoltre a tenervi un culto giornaliero. Il mese dopo, l’undici luglio 1748, presso il notaio Pelio Tirioli, si presentano Leonardo di Cola e Geronimo Cariati, patrigno e figliastro, ed i sacerdoti crotonesi Gio. Giacomo Messina, Michele Tesoriere e Leonardo Petrolillo. Il Cola ed il Cariati affermano di aver costruito nel passato “una Chiesa ad onore et gloria di Dio et di Maria sempre Vergine sotto l’invocazione del Glorioso S. Vincenzo Ferrerio loro special Avvocato nel ristretto della Real Parochia di S. Maria Prothospatariis, nel luogo detto La Palma, quale Chiesa al presente viene da essi governata e mantenuta … (Essi ora) hanno deliberato di fondare e stabilire ed eliggere in detta Chiesa cinque Cappellanie laicali perpetue col peso d’una messa quotidiana da celebrarsi da cinque Cappellani da eligersino da essi loro ad vitam … colli patti, vincoli et conditioni.

Primo che li detti cinque Cappellani debbano havere il peso di celebrare una messa quotidiana perpetua in suffraggio dell’anime d’essi costituti da celebrarsi da essi loro in detta Chiesa di S. Vincenzo colla circostanza che il primo in luogo di primo cappellano abbia il peso, ed obligo di celebrare due messe la settimana, una nel giorno di Lunedì, e l’altra nel Venerdì con dovere conseguire e percipere à titulo d’elemosina per dette due messe la settimana annui docati trenta. Che il secondo Cappellano abbia l’obligo, ed il peso di celebrare anche due messe la settimana, una nel martedì et l’altra nel Sabbato con dovere conseguire, et percipere per dette due messe la settimana, annui docati venti. Che il terzo, il quarto et quinto cappellano abbiano il peso di celebrare una messa per ciascheduno la settimana, cioè il terzo cappellano nel Mercordì, il quarto nel Giovedì et l’ultimo cappellano nella Domenica e tutto ciò a fine di riuscire ben regolata, ed ordinata la celebratione delle messe, estimandono essi R.R. Cappellani variare dalla prescritta forma sia loro concesso, purché non manchi in ogni giorno la messa in detta Chiesa; quali riferiti tre ultimi Cappellani debbano percipere e conseguire a titulo d’elemosina per una messa, che ciascheduno d’essi, è tenuto celebrare in ogni settimana docati dieci per ciascheduno.

Secondo che si detti Cappellani habbiano d’havere il peso d’intervenire ed assistere in tutte le funtioni e solennità se faranno e dovere in ogn’anno celebrare la novena del Santo antecedentemente alla sua festa, come altresì si esorta uno d’essi destinando dal primo cappellano à volere nel giorno della festa del SS.mo Rosario, in quella del Glorioso S. Domenico e nell’altra Glorioso S. Vincenzo, recitare il Rosario in detta Chiesa in compagnia di quella gente che averà la devotione intervenirvi.

Terzo che seguita sarà la morte d’essi costituti Sig. Leonardo, et Sig.r Gerolamo, ò ciascheduno d’essi, debbano essi R.R. Cappellani in ogni anno, e nella giornata, che stimeranno propria cantare in detta Chiesa un Notturno dell’officio de morti, ed altresì una messa di requiem in luogo della messa bassa destinata dirsi in quel giorno, in suffraggio delle loro anime …”.

Essi dotano con lo stesso atto notarile la chiesa della rendita annua di ducati 80 da esigersi sopra tutti i loro beni. Nello stesso tempo nominano per primo cappellano D. Gio Giacomo Messina, per secondo D. Giuseppe Messina, per terzo D. Michele Tesoriero, per quarto D. Leonardo Petrolillo e per quinto D. Paolo Fonte.[xi]

Crotone, chiesa dell’Immacolata, Medaglione della Vergine. In evidenza il ritratto di Geronimo Cariati.

 

La morte di Leonardo di Cola

L’anno dopo (1749) muore Leonardo di Cola ed eredita per donazione tutti i beni del patrigno Gerolamo Cariati. Segue un periodo in cui la chiesa è trascurata sia nel culto che nella manutenzione, anche perché il Cariati è occupato in molti affari pubblici, religiosi e privati. Si arriva al 23 novembre 1762, quando Gerolamo Cariati si reca dal notaio Felice Antico e dichiara di essere erede e donatario universale di tutti i beni, raggioni ed attioni del defunto patrigno Leonardo di Cola. Essendo morto nel 1749 il patrigno “non potendo d.o Sig.r Cariati fare quella assidua assistenza in d. a Chiesa che detto suo Padrio facea da quel tempo in qua non hanno affatto detti Cappellani curato di adempire alli sud.ti oblighi alli quali erano tenuti a tenore dell’accettazione della nomina fatta”. Il Cariati perciò per non veder più abbandonata la chiesa, nel 1762 sostituisce i vecchi con altri cinque cappellani crotonesi: D. Michele Messina, primo cappellano, D. Raffaele Asturello, secondo cappellano, D. Domenico Avarelli, terzo cappellano, D. Vincenzo Greco, quarto cappellano e D. Valeriano Camposano, quinto cappellano.[xii]

Sempre in questi anni il Cariati interviene contro il massaro Gennaro Ciambrone, facendogli demolire alcune costruzioni, in quanto, approfittando dello stato di abbandono in cui era stata lasciata la chiesa, il massaro, che abita vicino alla chiesa, aveva costruito abusivamente a danno dell’edificio sacro.[xiii]

Così è descritta la chiesa in una “Nota delle Chiese e luoghi pii Ecclesiastici, e secolari esistenti nel distretto della giurisdizione del regio Governatore della Città di Cotrone” del 18 Febbraio 1777: “La chiesa sotto il titolo di San Vincenzo Ferrieri eretta da due laici, cioè dal fu Leonardo di Cola, e dal Sig.r Gerolamo Cariati vivente, nella quale vi sono fondate sette cappellanie laicali, o sieno sette eddomande di messe, che settimanalmente si celebrano da cinque cappellani deputati dallo stesso Fondatore vivente: i quali cappellani sono, cioè per la prima e per la quinta il R. Arciprete della Cattedrale D. Michele Messina. Per la seconda e sesta il R. Canonico D. Francesco Astorelli. Per la terza il R. sacerdote D. Giuseppe Astorelli. Per la quarta il R. sacerdote D. Giuseppe Giaquinta, e per la settima il R. sacerdote D. Vincenzo di Vennera”.[xiv]

Crotone, chiesa di Santa Chiara, San Vincenzo Ferreri.

 

La morte di Gerolamo Cariati

Il 25 settembre 1781 Gerolamo Cariati, che dopo la morte della moglie Francesca Varano si era risposato con la seconda moglie Feliciana Astorelli, faceva testamento e annullando un testamento fatto il 26 maggio 1776 e non avendo figli, nomina erede universale e particolare il suocero il Sig.r Antonio Astorelli. Morto il 28 settembre 1781, il 10 ottobre 1781 è aperto il testamento tra le varie disposizioni vi è “Similmente voglio, che detto mio erede, ed eredi pro tempore siano tenuti da sopra le rendite sudette di d.a mia eredità, di provvedere la cennata mia chiesa di S. Vincenzo Ferrerio di tutti gli ornamenti, e vesti sagre, che li cappellani sudetti stimeranno necessarie, e di tutta la cera, che annualmente bisognerà cosi per la celebratione delle messe, che per la Novena e festa di detto glorioso santo, quale festa si dovrà anco fare da d.i eredi a spese di d.a mia eredità … Item voglio,ordino e comando, che seguita la mia morte, il mio cadavere fusse e venisse sepellito nella mia chiesa del glorioso S. Vincenzo Ferrerio, e circa l’esequie, e funeralli, mi rimetto all’arbitrio del mio erede”.[xv]

Dopo la morte del Cariati la chiesa filiale ma non coadiutrice della parrocchiale di Santa Maria Prothospatariis[xvi] andò lentamente in abbandono. Dal catasto di Crotone del 1793 sappiamo i nomi di alcuni cappellani, ed il pagamento che essi percepivano per la celebrazione delle messe.[xvii] Dopo l’Unità la chiesa, interdetta per riparazioni e mancanza di culto, fu soppressa dal Governo.[xviii] Nel 1901 l’edificio fu acquistato dal comune di Crotone, che procedette alla demolizione della chiesa di S. Vincenzo.[xix]

Firma di Gerolamo Cariati.

 

Note

[i] La confraternita della SS.ma Concezione il 12 .8.1720 possiede un censo di annui carlini 36 e grana 8 per capitale di ducati 46 sopra le case di Gio. Battista Ciambrone nella parrocchia di Santa Maria, confine le case di D. Antonio del Castillo dette La Palma, maturano à 17 luglio instrumento per notar Pelio Tiriolo.” AVC, Visita del vescovo Anselmo La Pena, 1720, f. 50.

[ii] ASCz, Not. Pelio Tirioli, B. 665, f.lo 1736, ff. 45v – 47r.

[iii] Geronimo Cariati era figlio di Ottavio e di Vittoria Lombardo. Rimasta vedova la Lombardo sposò Leonardo di Cola. Geronimo Cariati così è descritto nel Catasto Onciario di Crotone del 1743: Girolamo Cariati cittadino nobile vivente d’anni 36. Francesca Varano moglie d’anni 32. Leonardo di Cola suo padrio d’anni 65. Vittoria Lombardo moglie di detto Leonardo, e madre di detto Girolamo d’anni 65. Teresa Gentile serva d’anni 21. Fabio Caliò servo d’anni 36. Abita in casa propria in parrocchia S. Pietro e Paolo, possiedono: Quattro Case. Vacche n. 66, bovi aratorii n. 38, giovanche vitellazzi, mazzoni, scrofa, porcastri. ASN. Cam. Som. Catasto Onciario Cotrone 1743, Vol. 6955, f. 134.

[iv] Il convento domenicano con chiesa di Santa Maria delle Grazie era stato soppresso nel 1652 dalla Costituzione di Innocenzo X. ASV, S. C. Stat. Regul. Relationes, 25, ff. 7232 – 7236.

[v] ASCz. Not. Felice Antico, B. 861, f.lo 1762, f. 306v. La lapide attualmente si trova nella chiesa dell’Immacolata.

[vi] Crotone 4 maggio 1740. I patrizi Onofrio Suriano Ralles e Nicolò Marzano su richiesta della patrizia Rosa Berlingieri, figlia del marchese Francesco Cesare Berlingieri, vanno nel convento di San Francesco di Paola e chiedono al Padre Frà Luigi Donato da Marcellinara di dichiarare di avere confessato la Berlingieri nella chiesa di San Vincenzo Ferrerio, filiale della parrocchial real chiesa di Santa Maria de Prothospatariis il giorno di sabato al vespro trenta del caduto mese d’aprile, in esecuzione della licenza in scriptis fattagli dal rev. Sacerdote Sig. D. Sebastiano Camposano secondo economo di detta Real Parrocchia nelli limiti della quale abita la Berlingieri nella casa di Nicolò Marzano, per la confessione del precetto pasquale. Il frate rispose che il vescovo gli ha detto che la Berlingieri era stata scomunicata e perciò non era valida la confessione e lo aveva fortemente sgridato. ASCz, Not. Antonio Asturi B. 911, f.lo 1740, ff.42r – 43r.

[vii] ASCz, Not. Antonio Asturi, B. 911, f.lo 1741, ff. 5v – 7v.

[viii] AScz, Not. Pelio Tirioli, B. 667, f.lo 1747, f. 55v – 56.

[ix] Crotone 4 marzo 1748. D. Felice Messina Rettore e governatore del Pio Seminario, vende per ducati 900 a D. Agostino Beltrani della città di Strongoli, Regio Cappellano della Real cappella di San Dionisio del Real castello di Crotone, “un Palazzo nella parocchia di Santa Maria Prothospatariis isolato da tutte quattro strade proprio dietro la Chiesa di S. Vincenzo Ferrerio strada publica mediante colli Palazzi de Sig. Castillo, Sig.ri Zurli et le case di Dom.co Petrolillo, qual palazzo fu del q.m fran.co Pagano, consistente, cortile di cantoni, bassamenti, scala di cantoni, pozzo, e più camere a due abili cioè mezani et superiori, et superiori, il medesimo che anni adietro fu ceduto dal clerico Dionisio Rama al detto Pio Seminario.” ASCz, Not. Pelio Tirioli B. 667, f.lo 1748, ff. 30v – 33.

[x] Il 2 giugno 1748 Gennaro Ciambrone vende a Leonardo di Cola “un pezzo di terreno vacuo seù casaleno fra la Chiesa di San Vincenzo fin tanto corre alla strada publica per dritto verso la Chiesa di S. Maria de Prothospatariis”. Tale pezzo di terra fu comprato dal Ciambrone per ducati dieci da Michele del Castillo. Poiché il De Cola ha bisogno di detto pezzo di terra, seù casaleno, per farci la sagrestia della sua chiesa di S. Vincenzo Ferreri, sono poste queste condizioni “che detto Sig. Leonardo possa alzare la fabrica per fare detta sacrestia sopra il passamano della scala di d.o Gennaro sin tanto che va per dritto al muro della chiesa di S. Vincenzo. Che detto Sig. Leonardo possa appoggiare al muro della casa di d.o Gennaro franco di qualsisia pagamento per divozione che porta esso Gennaro al Glorioso S. Vincenzo, ed all’incontro esso Gennaro possa godere l’appoggio al muro della sagrestia, che farà esso Sig. Leonardo franco di pagamento. Che detto Gennaro a quel poco di vacuo, che resta sotto la sagrestia verso la Chiesa di Santa Maria, resti libero sincome si trova, bensi detto Gennaro possa tenerci cavalcature, e metterci frasche, et non fabriche”. ASCz, Not. Pelio Tirioli B. 667, f.lo 1748, ff. 93v – 94.

[xi] ASCz, Not. Pelio Tirioli B. 667, f.lo 1748, ff. 102 – 108v.

[xii] ASCz, Not. Felice Antico, B. 861, f.lo 1762, ff. 306 – 315.

[xiii] Crotone 1768. Gerolamo Cariati patrono della chiesa di S. Vincenzo Ferrerio e superiore della congregazione dell’Immacolata Concezione e l’Anime del Purgatorio, muove lite al massaro Gennaro Ciambrone, il quale possiede una casa contigua a quella locanda della congregazione e alla chiesa di S. Vincenzo Ferreri. Nel piccolo largo dove in passato era stato permesso di mettere frasche e cavalcature, il Ciambrone, “credendo che poteva fabricare in detto luogo quando espressamente li veniva proibito, un mese addietro frabicò in detto largo e s’occupò non solo il muro di detta chiesa di S. Vincenzo, che pure quello della casa locanda e rinnovò pure la scala”. Per tale motivo il Cariati ottiene l’ordine della demolizione delle opere fatte abusivamente. ASCz, Not. Nicola Rotella, B. 1129, 1768, ff. 73 – 75.

[xiv] Nota delle Chiese e luoghi pii Ecclesiastici, e secolari esistenti nel distretto della giurisdizione del regio Governatore della Città di Cotrone. Cotrone 18 Febbraro 1777.

[xv] ASCz, Not. Nicola Partale, B. 1345, f.lo 1781, ff. 19 – 30.

[xvi] Nella Parrocchia di S.a Maria vi è una Chiesa Filiale sotto il titolo di S. Vincenzo Ferreri, ma non coadiutrice della Parrocchia istessa. AVC, Stato delle chiese e benefici. 1807.

[xvii] “D. Michele arcidiacono Messina di an. 72. Possiede annui duc. 30 come cappellano della Cappella di S. Vincenzo Ferrerio, delli quali duc. an 15 per il peso di messe, il dippiù non paga, perché promessi franchi di fiscali dal q.m Gerolamo Cariati a tenore di Provisioni. D. Leonardo sacerdote Petrolillo cappellano della Cappella di S. V.o Ferrero possiede an. 10 delle quali dedotte an. 7.50 per il peso di messe, il dippiù … Eredi del q.m Girolamo Cariati. Non si deducono an. 80 che si pagano ai cinque cappellani sacerdoti della Chiesa di S. Vincenzo Ferreri per la celebrazione di tante messe per l’anima delli q.q.m Leonardo di Cola e Girolamo Cariati, perché fondato post Concordatum, e perciò non si deducono come sopra a tenore della Regia Camera”. AVC, Catasto Onciario Cotrone 1793, ff. 45, 135.

[xviii] Juzzolini P., Santuario di Maria SS. del Capo delle Colonne in Cotrone, Cotrone Pirozzi 1882, p. 78.

[xix] ACC, Atti comunali.

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