La grangia certosina di San Nicola della Cipolla in territorio di Crotone ed i casali di Santo Stefano e di Strongiolito

Le località “Strongiolito” e “Cipolla” in territorio di Crotone.

Gli eremiti di Santo Stefano del Bosco[i] sono già presenti nel territorio di Crotone durante il vescovato di Filippo, regnando il re di Sicilia Guglielmo I. Nel 1159 il cavaliere Corbulinus dona al monastero di Santo Stefano del Bosco terreni posti “ad rivum Malum”,[ii] “ad Armiram”,[iii] “ad Campum”,[iv] “ad Fossam Molendini”,[v] e “ad litus in loco Armiri”.[vi] Sempre nello stesso anno Rupertus Scalionus offre al monastero un terreno “in campo de Armira”[vii] e Robertus de Marturano delle terre “ in campo rivi Mali”[viii] e “ad Campum”.[ix] Lo stesso conestabile Rogerius de Marturano compra da Costa Calioli delle terre,[x] e le dona assieme alla chiesa già esistente di San Nicola de Chipulla al monastero certosino. Si venne così a costituire, soprattutto per interessamento dei fratelli Marturano, la grangia di San Nicola de Cipullo, formata da una chiesa, un insieme di terre vicine ed una comunità di eremiti.

I privilegi ed i possessi della Certosa di Santo Stefano del Bosco saranno confermati nel 1173 dal re di Sicilia Guglielmo II. Nel documento si fa espresso riferimento alla donazione fatta al monastero dal contestabile Rogerio de Marturano e alla sua donazione della chiesa di San Nicola de Chipulla nelle pertinenze di Crotone con tutte le terre con i loro confini e divisioni.[xi]

Antica pianta della Certosa di S. Stefano del Bosco.

Al tempo del passaggio dei frati del cenobio di Santo Stefano del Bosco sotto l’osservanza dell’Ordine Cistercense, approvato dal papa Celestino III nel dicembre 1192, il monastero di San Nicola de Cipullo ha già una sua autonomia economica e religiosa. Il suo priore di solito è eletto e dipende dall’abate e dal capitolo del monastero di Santo Stefano del Bosco, ma il monastero crotonese può amministrare e gestire i suoi beni; esso viene proprio in quell’anno ulteriormente arricchito da Trotta, vedova di Leone Beluchus, e dai suoi figli Donnema, Cala e Ioannes, i quali donano, affinché siano recitate preghiere per la loro salute spirituale, un terreno “prope Isarim” al monaco e priore di San Nicola de Chipulla, Chrysaphio.[xii]

Serra San Bruno (VV), Certosa di S. Stefano del Bosco.

Il monastero, durante il periodo svevo, allargò le proprietà sulla pianura al di là dell’Esaro tra le colline ed il mare, vicino al torrente “Armira”, a “Pantanitia”, a “Cipullo”, al fiume “Isari”, alla via che congiunge il monastero con l’abitato di Strongiolito e che si congiunge presso il mare con la via regia che da Crotone, costeggiando, si dirige al Neto.

Nel 1199 Consta Cattobus dona un terreno “in loco Cipulli”,[xiii] Donna Siclegrina, moglie di Attus Anconitanus, per testamento lascia nel 1219 un piccolo vignale[xiv] e nel marzo del 1228 Christiana, figlia di Armanni e moglie di Ioannes de Sancto Laurentio, e la figlia Margarita, moglie di Bonagiuntus Lamporiccus, donano ai frati, che ci sono e che ci saranno, del monastero di San Nicola de Cipullo, dipendente da Santo Stefano del Bosco, alcune terre ereditate ed una piccola selva che sono confinanti con i possedimenti e con la selva dello stesso monastero.[xv]

Dalla sommaria descrizione dei confini dei fondi donati al monastero si ricava che essi sono situati sulla pianura a sinistra della foce dell’Esaro (“Isarim”), tra la riva del mare e le colline. La pianura attraversata dalla via regia detta anche maggiore che da “Pantanitia” si dirige costeggiando il mare verso il torrente Armira (“torrens venae de Armira”) ed il Neto è coltivata a vigneto; vi sono diversi piccoli fondi, chiusi da siepi, una cisterna ed un mulino ad acqua.

Crotone, la vallata del torrente Armeri.

Se questo è il paesaggio prevalente in questa parte della pianura dalla parte della marina, nella parte opposta collinare predomina la selva. Un folto bosco dalla località Cipolla si estende verso Strongilito come chiaramente si evince dalla ultima donazione sopra citata: “ab oriente extant praedia et silva praedicti Sancti Nicolai de Cipullo; ab occidente rivus qui transit per ipsam silvam, quam donamus, et praedium; similiter extant alia nostra silva et nostrae incultae vinae, et praedium presbyteri Constae de Rusello; a meridie via quae vadit a Sancto Nicolao ad locum dictum de Strongilito et aliorsum; a septentrione silva ipsius Sancti Nicolai et vineae heredum domini Goidi Lipati”. Il piccolo fondo così confinato e la piccola selva “quae extant ex parte occidentalis pradiorum et silvae ipsius Sancti Nicolai usque ad confinium Ruselli et ad Mesoum rivum de nostris silva et vineis incultis”.

Crotone, la vallata da Cipolla a Strongiolito.

Il monastero di San Nicola de Cotrone continuò ad esistere anche nel Trecento[xvi] e nella prima metà del Quattrocento. Durante il periodo aragonese l’istituto della commenda[xvii] determinò lo spopolamento delle grange e dei monasteri, concause furono anche la devastazione della marina ad opera dei pirati e dei Turchi, la malaria e la peste.

Da un documento del 1475 risulta che nei luoghi dove si estendeva la grangia dei Certosini c’era il casale detto di Santo Stefano. Nel descrivere i confini di Apriglianello si annota che il feudo confinava a settentrione “dal monticello Mercodite (Maccuditi) alla gran lapide che trovasi al piede di detto monticello presso la via pubblica, e quindi fino al passo di Caccoriaci (Cuccureaci oggi Cacchiavia) che va al Fonte il quale trovasi tra il casale di Santo Stefano ed il casale di Strongiolito”.[xviii] Il piccolo casale scomparirà verso la fine del Quattrocento lasciando a ricordo i toponimi di Santo Stefano, Santo Stefano d’Armeri, Pisone di Santo Stefano, Manca di Santo Stefano.[xix]

Crotone, da Strongiolito verso Cipolla.

All’inizio del Viceregno i Certosini ripresero possesso del monastero di Santo Stefano in Bosco e dei suoi possedimenti. Da una platea della Certosa di Santo Stefano del Bosco, compilata all’inizio del Cinquecento (1533-1536), veniamo a sapere che il monastero aveva ancora “in suo dominio e potere” in territorio di Crotone una chiesa sotto il titolo di Santo Nicola dela Cipolla, ma essa era “diruta et discoperta”. La chiesa per antichi privilegi era capo della grangia di tutti i possedimenti che la Certosa aveva a Crotone. Essa era situata dentro la gabella di Santo Nicola dela Cipolla, attraverso la quale passava la via pubblica che da “passu Veteri” andava al vallone Armeri. Il monastero possedeva oltre alla chiesa ancora tre gabelle e due pezzi di terra, dell’estensione complessiva di circa 42 salmate. Il tutto costituiva la grangia di Crotone che era data in fitto ad uso erbaggio per ducati 50 annui. Il valore che potevano rendere le terre era però di molto superiore. Esse erano situate nella pianura tra il mare e le colline ed erano “aratorie, plane, laboratorie et pretiose”, adatte quindi ad una coltivazione intensiva, cioè a “massaria”. Negli anni in cui poteva essere affittate a semina, il monastero percepiva d’affitto circa una salma di grano per salmata di terreno (e poteva chiedere anche molto di più) ma ciò avveniva molto di rado.

Crotone, paesaggio presso Strongiolito.

Il monastero aveva poi, sempre nella stessa località, due “vineale” per complessive otto tomolate, situate tra Ysari ed il vallone Lamposa. In passato erano “Vinea”, ma ora erano in gran parte “diruti”, anche se conservavano alcune vigne. Essi erano tenuti in emphiteusi dagli eredi del notaio Ioannes dele Chane e dal nobile Nicolaus Lociferus. Ogni enfiteuta doveva pagare al monastero un censo annuo di cinque carlini nel mese di agosto. Le località citate nel documento cinquecentesco richiamano quelle degli antichi documenti: Valle dela Cipolla, Via Publica, la via che viene da Passu Veteri” (Passovecchio), il vallone Armeri anticamente detto “de Cuccureaci”, il Litus Mari, la via che da Passu Veteri conduce al Vallone de Armeri, la gabella Ficazzani, anticamente detta “Patrici”, “Ysari” (Esaro), Vallone Lamposa (Papaniciaro), ecc.

Erano cambiati alcuni proprietari delle terre confinanti. Ora erano gli eredi di Guglielmo de Frosina di Santa Severina, i nobili crotonesi Anselmo, Nicola, Francesco e Aurelio Berlingeri (che erano subentrati a Iannocto de Conestabile), gli eredi di Macteo Vitecto, Carolo e Pietro Nigro, Dionisio Pipino (subentrato al barone di Melissa Laurentio Campitelli), il nobile Ioanni Antonio Maza, Ioanni Milia. Vi erano poi alcuni enti ecclesiastici crotonesi: il vescovo, l’arcidiacono, l’altare della Visitazione ed il monastero di Santa Chiara.[xx]

Ancora alla fine del Cinquecento la Certosa era in possesso delle terre in territorio di Crotone. Dalla platea della mensa vescovile di Crotone del 1570 si ricava che il vescovo di Crotone possedeva una gabelluzza detta “Lo Caro”, che confinava con le terre del nobile Scipione Berlingeri e le terre del monastero di “S.to Stefano delo Bosco”.[xxi]

Crotone, la masseria dei Campitelli nella pianura di Armeri.

In seguito la grangia di Crotone passò in altre mani. Alla fine del Seicento proprietari della gabella di Cipolla sono: i Domenicani di Santa Severina, Tommaso Casanova e Gio. Battista Barricellis. Sempre i quegli anni il marchese di Crucoli possedeva la gabella detta L’Abbazia Grande, confinante con la gabella detta di Santo Stefano de Ficazzani.[xxii] A ricordo del luogo dove sorgeva il monastero scomparso rimasero ancora nell’Ottocento i toponimi Cipolla, Pantano Cipolla, Gabella Grande e Santo Stefano. Le “terre dette dela Foresta”[xxiii] confinavano con Strongiolito, il feudo della Garuba, il Caro, Cipolla, il Vignale del Crono e la Valle di Crepacore. Come terreno burgensatico appartenente all’università di Crotone, esso fu venduto assieme a Le Marine del Comune col patto di “redimendi quandocumque” nel 1610 ad Aurelio Foresta per ducati 4900. Dieci anni dopo è ricomprata e rivenduta con le stesse condizioni ma al prezzo più elevato di ducati 5700 dall’indebitata università di Crotone a Gio. Dionisio Suriano.[xxiv] Le due gabelle non furono più riscattate dall’università di Crotone, il barone evidentemente le fece dimenticare. La gabella Foresta fu data da Gio. Dionisio Suriano al figlio Annibale, che la vendette come “territorio burgensatico e allodiale” per ducati 2600, per soddisfare le doti promesse alla figlia Beatrice e per pagare alcuni debiti, a Cesare Presterà.[xxv] Da Cesare Presterà passò al figlio Gio. Pietro[xxvi] e quindi ai figli di quest’ultimo Cesare e Gregorio.[xxvii]

La Valle lamposa.

Nel 1745 morendo Cesare Presterà lasciò la gabella La Foresta al nipote Francesco Antonio Oliverio, figlio di Giuseppe Antonio e di Isabella Toscano.[xxviii] Durante il periodo in cui essa rimase in possesso dell’Oliverio, nel 1771 fu oggetto di una causa civile vertente nella Regia Camera della Sommaria. A quel tempo essa è descritta come “tutta terra rasa senz’alberi o miglioramento alcuno” e di annua rendita di ducati 300 circa.[xxix] Per quanto riguarda il toponimo Strongiolito nella Cronaca “Trium Tabernarum” si narra di “Hieropolim vero, quae modo Strongilium dicitur, et palatia quae sub Castro S. Mauri diruta sunt, ab ipsis Saracenis destructa fuisse graecorum ex Historiis legitur”.[xxx]

Il “locus” Strongilito compare nei documenti di età sveva e durante il periodo aragonese. Strongilito è il nome di un piccolo casale ai confini del feudo di Apriglianello.[xxxi] Rimasto spopolato probabilmente a causa delle incursioni turchesche, alla fine del Cinquecento Beatrice Caposacco ne possedeva la metà. Esso è descritto confinante con le terre della Foresta e Licina.[xxxii] Pochi anni dopo Aurelia Foresta di Cutro compra la gabella di Strongiolito sulla quale gravava un annuo censo su ducati 500 per dote di Aurelia, figlia del fu Gio. Ramundo Foresta e moglie di Manilio Susanna.[xxxiii] Il Nola Molise nei primi decenni del Seicento così si esprime: “nel territorio prossimo a queste parti era un casale di Crotone detto Strongolito, un altro S. Stefano, hoggi sono destrutti, e non ci sono habitationi.[xxxiv] La gabella Santo Stefano confinava nel Settecento con la gabella Mortilletto, la gabella Armerì e la gabella detta Ficazzani, o Tre Chiese.[xxxv]

 

Note

[i] La Certosa di Santo Stefano del Bosco fu fondata da Brunone di Colonia e da Lanuino nel 1099. I Certosini facevano vita eremitica, intervallando le preghiere al lavoro (studio, coltivazione dell’orto e lavori manuali). Indossavano una ruvida tonaca di lana bianca stretta ai fianchi da una cintura di cuoio. Avevano scapolare con cappuccio. Lasciarono la Calabria nel 1192, anno in cui la Certosa di Santo Stefano del Bosco passò ai Cisterciensi con l’approvazione di Celestino III. Ne ritornarono in possesso con Bolla di Leone X del 16 dicembre 1513. Russo F., Storia della Chiesa in Calabria, pp. 408, 591, Russo F., Regesto, III, 15558.

[ii] Trinchera F., Syllabus Graecarum Membranarum, 1865, p. 206.

[iii] Trinchera F., Syllabus Graecarum Membranarum, 1865, p. 206.

[iv] Trinchera f., Syllabus Graecarum Membranarum, 1865, p. 207-208.

[v] Trichera F., Syllabus Graecarum Membranarum, 1865, pp. 208-209.

[vi] Trinchera F., Syllabus Graecarum Membranarum, 1865, p. 209.

[vii] Trinchera F., Syllabus Graecarum Membranarum, 1865, p. 209.

[viii] Trinchera F., Syllabus Graecarum Membranarum, 1865, p. 210.

[ix] Trinchera F., Syllabus Graecarum Membranarum, 1865, p. 210.

[x] Tra i privilegi confermati da Federico II al monastero di Santo Stefano troviamo: “Ecclesiam S. Nicolai de Chipulla in tenimento Cutroni cum omnibus terris iuxta proprio fines, quas emit Rogerius Comestabilis de Marturano a Costa Calioli, et eidem Monasterio dignoscitur contulisse”. Martire D., La Calabria Sacra e Profana, p. 365.

[xi] Martire D., La Calabria Sacra e Profana, p. 359.

[xii] Trinchera F., Syllabus Graecarum Membranarum, 1865, p. 312.

[xiii] Trinchera F., Syllabus Graecarum Membranarum, 1865, pp. 335-336.

[xiv] Trinchera F., Syllabus Graecarum Membranarum, 1865, p. 372.

[xv] Trinchera F., Syllabus Graecarum Membranarum, 1865, pp. 382-384.

[xvi] Nell’aprile 1365 Thomas è abate del monastero di San Nicola de Cotrone. Russo F., Regesto, II, 7762.

[xvii] Nel gennaio 1468 il monastero di San Nicola de Cotrone è dato in commenda al chierico Carolo de Sanctoseverino per libera cessione dell’abbate Nicola. Russo F., Regesto, II, 11919.

[xviii] Vaccaro A., Kroton, I, p. 284.

[xix] La “manca di Santo Stefano”, da G. B. Barricellis alla figlia Francesca, confinava con la gabella Cipolla e la Torre di Mirtillo Barricellis e le terre dette “Il Caro” della mensa vescovile di Crotone. ASCz, Not. Stefano Lipari, B. 614, f.lo 1730, f. 15.

[xx] Longo L. (a cura), La Platea del monastero del SS. Stefano e Brunone ed. Orizzonti Meridionali, Cosenza 1996, pp. 65-67.

[xxi] Conto del m.co Julio Cesaro de Leone, deputato sopra l’intrate del vescovato de Cotrone, 1570 et 1571. ASN, Dip. Som. 315/9.

[xxii] ASCz, Not. Stefano Lipari B. 612, f.lo 1716, f. 42v.

[xxiii] ASCz, Not. Rigitano G. F., B. 49, f.lo 1594, f. 150-154.

[xxiv] L’università di Crotone “… come tenendo et possedendo dui territori burgensatici nominati l’uno la Marina delo Comune et l’altro La Foresta: … fu li anni passati astretta per alcuna necessità et occorenze quelli vendere per preczo di duc. 4900 franchi et liberi di collette, et pagamenti fiscali mediante Regio Aviso con pacto de redimendi quandocumque. Passato però dieci anni decurrendi dal dì della vendita, et già sono decorsi, et per la sua impotenza non ha possuto ne puo quelli ricomprare, ha per questo deliberato di nuovo vendere ad altri, et del prezzo farne la ricompra pre.tta e del avanzo avalersene nelle sue occorrenze con lo medesimo patto de redimendi quandocumque, elassi pero dieci anni franchi, et liberi de collette, et pagamenti fiscali del modo se ritrovano alienati”. ASCz, B. 49, f.lo 1620, ff. 85-88, 94.

[xxv] ASCz, Not. Tomaso Salviati B. 313, f.lo 1668, ff. 236-240.

[xxvi] ASCz, Not. Antonio Varano B. 114, Cotrone 23.12.1687.

[xxvii] ASCz, Not. Stefano Lipari B. 611, f.lo 1714, f. 1v; ASCz. Not. Pelio Tirioli B. 661, f.lo 1721, ff. 24-25.

[xxviii] ASCz, Not. Pelio Tirioli B. 667, f.lo 1745, ff. 74-75; ASCz, Not. Antico Felice B. 854, f.lo 1747, ff. 36-42.

[xxix] Attestazione fatta dai massari crotonesi Antonio Garasto e Dionisio Arcuri del 22.7.1771, ASCz. Not. Asturi Antonio B. 917, f.lo 1771, f. 60.

[xxx] Ughelli F., Italia Sacra, T. IX, 359.

[xxxi] Nella descrizione dei confini di Apriglianello del 1475: “… va al Fonte, il quale trovasi tra il casale di Santo Stefano ed il casale di Strongolito”. Vaccaro A., Kroton, I, p. 284.

[xxxii] ASCz, Not. Rigitano G. F., B. 49, f.lo 1594, ff. 150-154.

[xxxiii] Cutro 30.8.1601. Carte Piterà.

[xxxiv] Nola Molise G. B., Cronica dell’antichissima e nobilissima città di Crotone, 1649, p. 89.

[xxxv] ASCz, Not. Pelio Tirioli, B. 664, f.lo 1732, f. 120.

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