La situazione crotonese raccontata da Fabrizio Ruffo a Ferdinando I

Il decreto Ruffo.

Nella notte tra il 17 ed il 18 Marzo 1799, così come già raccontato in un precedente articolo [1], la città di Cotrone venne assediata dall’Armata Cristiana e Reale [2] capitanata dal cardinale Fabrizio Ruffo [3]. Il cardinale, che si definiva un “devotissimo servitore vero” del re Ferdinando I [4], aveva ottenuto l’incarico di riconquistare le province ribelli che avevano aderito alla rivoluzione repubblicana [5]. La sua avanzata fu fulminea: sbarcato nei pressi di Scilla l’8 Febbraio 1799, radunò in poche settimane oltre 25.000 uomini ben armati ed equipaggiati, ed in meno di un mese riconquistò buona parte della Calabria Ulteriore [6].

Pur consapevole delle scarse difese della città, il cardinale voleva espugnare Cotrone in un modo spettacolare, così da dare un esempio a tutti i ribelli. Ruffo infatti era consapevole del fatto che “in Cotrone non vi è che tre cannoni di ferro mal montati e peggio serviti e 200 armigeri che non servono di buona voglia e che non uscirebbero fuori dalle mura per tutto l’oro del mondo” [7], eppure richiese una nave da guerra armata con cannoni e mortai [8]. Voleva distruggere le fortificazioni della città via mare.

Tuttavia, il 4 Marzo 1799 gli venne riferito ufficialmente che la nave richiesta era “inservibile per lo scopo richiesto”, così il cardinale cambiò strategia: compì un feroce attacco nella città di Catanzaro, nel tentativo di intimorire anche i ribelli dei vicini centri. Scrisse: “L’esempio di rigore – perpetuato a Catanzaro – e di clemenza formano un parallelo che faranno scegliere come il più plausibile la resa di Monteleone fatta da lontano, e con molta umiltà. Cotrone forse s’intimorirà” [9].

Tuttavia, la sanguinosa presa di Catanzaro non fece arrendere i rivoluzionari cotronesi. L’unico paese ad arrendersi senza violenze e spargimenti di sangue fu Cutro, resa che fece sperare il cardinale di poter “ottenere cotrone senza bisogno di attaccarla” [10]. Ma così non fu, e dopo diversi giorni di assedio e numerose vittime civili arruolate in extremis, la città venne espugnata.

Il cardinale arrivò in città successivamente, solo dopo l’espugnazione. Raggiunse Cutro il 24 Marzo 1799, ed il giorno successivo, il 25 Marzo, arrivò in Cotrone dove “fu ricevuto trionfalmente dalle truppe vittoriose e da parecchi cittadini devoti al Borbone, nonché da molti altri timidi della sua vendetta, i quali lo accompagnavano in casa del Barone Farina, ove prese stanza, sita nel punto in cui ora sorge il Palazzo Barracco” [11].

Nei giorni immediatamente successivi alla riconquista, in città vigétte uno stato di totale anarchia, dove alla popolazione venne permessa qualunque barbària. La resa infatti poteva avvenire in due maniere: o tramite il pagamento di esose richieste (armi, armature, cavalli, denaro, preziosi ecc) o tramite il saccheggio. E così fu nella città di Cotrone, dove per oltre tre giorni la popolazione, assieme ai “conquistatori”, si lasciò completamente andare.

Nel frattempo, il cardinale procedeva con gli interrogatori che interessavano centinaia di persone. Per i ribelli era stata espressamente richiesta dal Re una “pena massima”, ed il cardinale onorò la richiesta con il Decreto del 31 Marzo 1799, in cui condannava a morte, per fucilazione, i quattro principali artefici della rivoluzione [12].

La data dell’esecuzione venne fissata al 3 Aprile 1799. I quattro rivoluzionari vennero condotti sulla spianata del castello alle 22, e dopo l’esecuzione vennero sepolti “nella Chiesa di San Francesco d’Assisi, presso quel Largo di questo nome che in poco più di un mese fu spettacolo di speranzoso avvenire e di lugubre ritorno al passato” [13].

Successivamente all’esecuzione, il cardinale Ruffo si congedò per scrivere, come suo solito, una lettera per riepilogare la situazione a re Ferdinando I. Di seguito, il testo integrale della missiva scritta dalle stanze del Palazzo Farina.

Cotrone, 3 Aprile 1799.

Eccellenza,

Le Calabrie sono ormai interamente ridotte all’ubbidienza del Re N. S. poiché dei paesi ribelli non rimanendo altri di qualche considerazione, se non Corigliano e Rossano, il primo è stato realizzato dal popolo istesso con spargimento di sangue dei ribelli della stessa città, e dei Cosentini colà rifugiati, e con carcerazione di alcuni di loro: l’altro intimorito dall’avvicinamento della mia truppa ha già mandato una deputazione direttami da qul Monsig. Arcivescovo con una sua lettera. Questa deputazione per altro è stata di pochissime persone, non mi ha offerto alcuna soddisfazione, non mi ha dato alcuna prova di pentimento, ed è venuta accompagnata dagli Uffici di Mons. Arcivescovo, il quale nel tempo della ribellione ha tenuto una condotta molto sospetta di adesione al partito repubblicano; onde io non mi sono mostrato contento di una tale deputazione, né per esse ho ritirato le truppe dalle vicinanze della città.

Temendo io però che questa truppa, la quale è molto avida di bottino potesse in questo frattempo attaccare e saccheggiare la città, la quale mi vien detto essere molto ricca, ho subito spedito colà per trattenerla, ed ho inviato in quelle vicinanze Monsignor Vescovo di Cariati, soggetto di somma saviezza e probità, unitamente all’Arcivescovo di Santa Severina ed al Vescovo di Umbriatico, anch’essi molto saggi e probi, affinché da mia parte chiamino presso di loro l’Arcivescovo di Rossano, e facciano intendere a quella città le mie intenzioni, che sono di avere nelle mie forze i principali della ribellione, di avere dieci od otto ostaggi delle persone le meno colpevoli e delle primarie famiglie, di avere 20 mila ducati, la metà in 24 ore, l’altra metà tre giorni dopo, centro cavalli e cento vestiti forniti per cavalleria, e le armi almeno per cinquanta uomini. Non ho ancora avuto risposta; ma verosimilmente le mie proposizioni, e tutto al più domanderanno qualche moderazione, che non sono lontano di accordare.

La provincia di Basilicata anch’essa si va realizzando, ed una porzione della mia truppa è già in Moliterno Quei miei ufficiali che si trovano colà, mi scrivono essere comune la voce di quelle parti che Napoli era stato ripreso dagli Inglesi e dall’Abate Troia dell’Abruzzo soprannominato il Gran Diavolo. Nelle annesse lettere che compiego a V. E. originali, vedrà il dippiù che mi viene scritto di ciò che va accadendo nella Basilicata e nella provincia di Salerno.

Il padrone della barca che rispedì verso Taranto con una mia lettera al Sig. Cav. Di Sassonia non è ritornato, ma non mi fa meraviglia, perché il mare è stato grosso, ed il vento sempre contrario a chi da Taranto deve venire in questo porto. Da un foglio però intitolato Notizia rimessomi dal Preside di Cosenza vedrà la presa di Martina, la carcerazione di molti giacobini e di Monsignor Arcivescovo di Taranto.

Questo mio Commissario di campagna Consigliere D. Angelo di Fiore ha giudicati rei di morte e condannati ad essere fucilati quattro dei principali ribelli di questa città di Cotrone, ch’erano D. Giuseppe Suriano, D. Francesco Antonio Barone Lucifero, il Capitano D. Giuseppe Ducarne e D. Bartolomeo Villaroja. Oggi è stata eseguita la sentenza, ed hanno essi subita la pena con molta rassegnazione, avendo dati non equivoci segni di pentimento e di religione.

Rendendosi sempre nuovi e grandi servigi al Capitano D. Francesco Carboni di Scilla nella mia truffa, ho creduto di farlo Tenente-Colonnello, e perciò prego l’E. V. a volersi degnare di fargli spedire la patente non di Capitano ma di Tenente-Colonnello.

Dimani parto di qua inoltrandomi verso Rossano. Ripeto a V. E. le proteste della devota servitù mia e pieno del maggiore ossequio ho l’onore di rassegnarmi Di V. E.

Dev.mo servitor vero

Fab. Card. Ruffo V. G.

Poche le parole spese per una città che tormentò il cardinale per diverse settimane. Un semplice riepilogo dei fatti, avallato con ulteriori documentazioni che, purtroppo, non ci sono pervenute. Condannati a morte i principali fautori della rivolta, ed condannata buona parte della popolazione al pagamento di esosi tributi e “indulgenze per il perdono”, il cardinale Ruffo abbandonò Cotrone per recarsi verso il suo prossimo obiettivo: Rossano e Corigliano.

Successivamente, Ferdinando I rispose a Fabrizio Ruffo, che ricevette la lettera solo dopo aver lasciato Cotrone. Di seguito, l’incipit della sua lettera:

Palermo, 11 Aprile 1799

Eminentissimo mio,

Avant’jeri sera ricevei la Vostra lettera del 29 dello scorso scrittami da Cotrone, dove mi fa pena di sentire il saccheggio dato in quel modo, benché a dir vero se l’avessero ben meritato quegli abitanti colla resistenza fatta, mentre vi replico non ci vuol misericordia con chi dichiaratamente si è mostrato ribelle a Dio ed a me. …

Insomma, dopo un apparente dispiacere per quanto accaduto in città, il sovrano chioserà il tutto come un atto dovuto, causato dall’atteggiamento ribelle della popolazione.

Il cardinale Ruffo proseguì la sua riconquista delle Calabrie molto celermente, finché, giunto a Napoli, venne rimosso dal suo incarico. Il comandante Horatio Nelson [14] prese il suo posto, in quanto il comportamento del cardinale – che aveva permesso la resa ad alcuni gruppi di giacobini – venne considerato “infame ed inqualificabile”.

§§§§§§

Testi integrali delle corrispondenze reperiti sul volume “Il 1799 nel Regno di Napoli in generale, ed in Cotrone in particolare” di Armando Lucifero ripubblicato nel 1988 con documenti inediti consultabili presso l’Archivio di Stato di Napoli.

 

Note

[1] http://www.archiviostoricocrotone.it/crotone/i-moti-giacobini-nella-crotone-del-1799/

[2] https://it.wikipedia.org/wiki/Esercito_della_Santa_Fede_in_Nostro_Signore_Ges%C3%B9_Cristo

[3] https://it.wikipedia.org/wiki/Fabrizio_Ruffo

[4] https://it.wikipedia.org/wiki/Ferdinando_I_delle_Due_Sicilie

[5] https://it.wikipedia.org/wiki/Repubblica_Napoletana_(1799)

[6] https://it.wikipedia.org/wiki/Calabria_Ulteriore

[7] Il 1799 nel Regno di Napoli in generale, ed in Cotrone in particolare, di Armando Lucifero, pag. 118-119

[8] Il 1799 nel Regno di Napoli in generale, ed in Cotrone in particolare, di Armando Lucifero, pag. 119

[9] Il 1799 nel Regno di Napoli in generale, ed in Cotrone in particolare, di Armando Lucifero, pag. 120

[10] Il 1799 nel Regno di Napoli in generale, ed in Cotrone in particolare, di Armando Lucifero, pag. 121

[11] Il 1799 nel Regno di Napoli in generale, ed in Cotrone in particolare, di Armando Lucifero, pag. 141

[12] Il 1799 nel Regno di Napoli in generale, ed in Cotrone in particolare, di Armando Lucifero, pag. 147

[13] Il 1799 nel Regno di Napoli in generale, ed in Cotrone in particolare, di Armando Lucifero, pag. 150

[14] https://it.wikipedia.org/wiki/Horatio_Nelson

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