Spagnoli a Crotone al tempo del vescovo Giovanni Pastore (1638-1662)

El Quitasol, Francisco Josè Goya y Lucientes (1746-1828)

La Famiglia Vetero o Vetoro

La famiglia Vetero è presente a Crotone fin dai primi anni del Seicento. Sono ricordati in questi anni Gerolamo[i] e Lucrezia. Lucrezia si unì con Silvestro Brancati di Isola ed ebbe un figlio di nome Francesco. Essa abitava in parrocchia di Santa Maria Protospataris.[ii]

Alla metà del Seicento abitano in città Fabritio, Horatio e Leonardo Vetero. Fabritio Vetero esercitò per molti anni la carica di regio giudice ad contracto, almeno dal 1647 al 1670.[iii] Ebbe numerosi figli, molti dei quali morirono in giovane età.[iv] Si unì dapprima con Cornelia Juzzolina.[v] Il 19 settembre 1663 emancipa dalla sua patria potestà la figlia Minichella e le dona una casa in parrocchia di San Pietro.[vi] Egli esercita la sua professione in una bottega vicino all’ospedale.[vii]

Horatio Vetero, fratello di Leonardo, si unì con Lucretia Maneri. La figlia Joannella sposò nel 1651 Gio. Francesco Venincasa ed ebbe in dote una casa palaziata in parrocchia di Santa Margarita.[viii] Horatio esercitò l’arte di mastro fabricatore.[ix]

Leonardo Vetero, fratello di Horatio, si unì con la spagnola Aurelia Maria Figaroa. Il 31 maggio 1652 fu trattato il matrimonio tra Aurelia Maria Figaroa e Leonardo Vetero ed una volta celebrato con la benedizione sacerdotale, il 7 gennaio 1654 la vedova Isabella Figaroa consegnò la dote. Isabella aveva promesso in dote ducati 500, cioè ducati 300 in denaro contante e ducati 200 in “pannamenti” e mobili.[x] Leonardo fece parte della confraternita dei SS. Crispino e Crispiniano, detta volgarmente dei “Scarpari”, che aveva una cappella con altare in cattedrale.[xi] Esercitò anche l’arte della pittura.[xii] Nel 1659 egli aveva in fitto una bottega in piazza di proprietà di Lupo Leto.[xiii] Nel settembre 1675 ebbe in enfiteusi dal monastero di San Francesco di Paola un vigneto con viti e alberi da frutto.[xiv]

Così è descritta la sua bottega di pittore in un inventario del 15 marzo 1657: “Una scatola con due r(oto)la di confett.ne, un’altra con cinq.e r.la inc.a di pepe, un’altra piena di talco, sei altre piene di terra di colori, quattro mazzi di candele bianche d’incesare, venti r.la di piombo in virghe, otto garaffe di vitro piene dacqua coi fiori, diciotto panetti di Bianchetto, dentro uno stipo seù riposto, diece albaretti di conserve, dentro un altro riposto dui orinali pieni di terra di colori, cinq. altri albari grandi di conserve, un mazzo di carta di scrivere, quattro r.la di virziò rosso, sette librelle di bambace, dudici altre scatole di legno vacue, una scatola tonda con venti r.la di gran riso una bilancia grande di rame, un’altra piccola con li pesi dottone et onze quattro di zafarano dentro una scatola di stagno.”[xv]

Le vicende di Leonardo Vetere saranno strettamente legate a quelle della famiglia del vescovo di Crotone Juan Pastor.

 

La famiglia Pastore

Lo spagnolo Juan Pastor, originario di “Villa d’Utrera del Regno di Siviglia”, appartenne all’ordine dei Minimi di San Francesco di Paola e divenne vescovo di Crotone il 30 agosto 1638. Egli resse questo vescovato, anche se spesso fu assente dalla città, fino al 1662.

Dopo pochi anni dal suo insediamento arrivarono in città alcuni familiari di questa nobile famiglia spagnola, particolarmente potente all’interno della gerarchia ecclesiastica. Il 23 febbraio 1646, il fratello del vescovo, il reverendo Bartolomeo Pastore, abitante a Crotone, come procuratore del reverendo Alonso Garzia Pastore, residente a Roma, affitta per la durata di dieci anni al genovese Gio. Battista Galiano, procuratore del genovese Iacobo Valle, alcune case palaziate situate in parrocchia di San Pietro.[xvi]

L’anno dopo un atto notarile certifica la presenza in città della sorella del vescovo, la spagnola Isabella Pastore Figaroa. La Figaroa dopo aver acquistato una casa in parrocchia di Santa Margarita, vicino alla piazza pubblica “loco detto la piazza lorda”, in pochi anni amplierà la sua abitazione, acquistando delle casette, dei casalini e dei catoi vicini.[xvii] Successivamente essa procede ad ampliare e ad alzare la sua proprietà entrando in lite con i vicini ed invadendo anche spazi pubblici. Alla sua morte l’abitazione sarà formata da un appartamento superiore composto da una sala e quattro camere e da uno inferiore con i magazzini.[xviii] Negli anni successivi altri appartenenti alla famiglia Pastore sono segnalati in città; tra questi un’altra sorella del vescovo D. Caterina Reyna Pastore della Villa d’Utrera del Regno di Siviglia,[xix] Aurelia Maria Pastore, ecc.[xx] Dovendo mantenere anche la sua numerosa famiglia, il vescovo in una relazione si lamenterà sottostimando di molto le sue rendite; egli infatti affermerà che la sua mensa ammontava ad appena mille ducati ed era gravata da pensioni per seicento ducati, perciò il rimanente era appena sufficiente “ad parcum et pauperem victum Episcopi et ep.lis familiae”. Sappiamo invece che i suoi familiari conducevano una vita più che decorosa e potevano contare sia su sostanziosi beni materiali che finanziari.

Ritratto di “P. Joannis Pastor Hispanvs E.vs Cvtronensis”, esistente nel chiostro del convento dei Minimi a Monopoli (da Wikipedia) e arme vescovile.

 

Donna Isabella Pastore Figaroa ed i coniugi Aurelia Figaroa e Leonardo Vetero

Una improvvisa e temuta pestilenza, che imperverserà nella città dal 1655 al 1660, contribuendo a fare più di settecento morti, colpì anche la sorella del vescovo Isabella Figaroa Pastore, che il 17 febbraio 1657 fece testamento e due giorni dopo morì.[xxi]

Seppellita, fu aperto il testamento. Aurelia Maria Figaroa, informata della sepoltura e dell’apertura del testamento, inviò subito una petizione alla Regia Curia della città e al regio giudice, per essere dichiarata erede universale e particolare della defunta. Riconosciuta, il 31 gennaio ottenne di poter procedere il giorno dopo con un regio notaio alla confezione dell’inventario dei beni. Il primo febbraio 1657 Aurelia Maria Figaroa con il notaio Geronimo Felice Protentino si recò nelle case, dove abitava la fu Isabella Figaroa in parrocchia Santa Margarita, confinanti con la casa del fu Muzio Ferrau.

Con la presenza anche di Carolo Berlingieri e di Josepho Galatio, “homines bonae famae”, il notaio procedette all’inventario.[xxii] Scorrendo l’elenco dei beni, risalta la ricchezza della defunta, sia per quanto riguarda l’arredamento della casa, che per la presenza di gioielli in oro, argento e diamanti. La defunta inoltre poteva disporre sia di beni economici che finanziari, come dimostrano alcuni contratti, tra i quali la dote concessa ai coniugi Aurelia Maria Figaroa e Leonardo Vetere, e la presenza nel magazzino di un mulino centimolo, di numerose pezze di formaggio e di materiale da costruzione.

Le pareti della sala erano decorate con alcuni dipinti di Leonardo Vetere, marito di Aurelia Maria, cioè “Nella sala uno bambino con la cappella di legname adornata et pinta, quale cappella disse Leonardo Vetero esser sua … e nell’istessa sala … esser di lonardo vetero suo marito diece quadri di diversi paesaggi, quali disse d.o esser suoi proprii fatti di sua mano”.

La vedova Isabella Pastore Figaroa aveva una schiava di nome Maria, che rese libera e alla quale lasciò alcuni beni, dei mobili, un letto completo, mentre “nel magazeno si sono ritrovate mille e cento pezze di caso, quale disse lonardo vetero esser suo e di detta Maria”.

La Figaroa aveva poi intenzione di restaurare ed ampliare la sua casa, come dimostra la presenza di materiale edile nell’elenco del notaio: “Vi erano poi otto travi usati et una scala grande di legno di più dichiarò d.a herede esservi anco di d.a heredità uno travo quarantino et tre altri piccoli nell’appartamento inferiore delle case che furno del q.m Berardo d’Ancona, quali p.tti travi servono et lhavea comprato d.a defunta per accomodarne la presente casa et cinque carrate incirca di calce menata et in polvere”.

Il tentativo di Aurelia Maria Figaroa di prendere possesso dei beni di Isabella Figaroa però non ebbe successo per l’intervento del vescovo Juan Pastor, il quale pur trovandosi a Roma, informato della morte della sorella, incaricò il suo procuratore Paolo Nigro di prendere possesso della casa e dei beni della defunta.

Il 15 marzo 1657 Paolo Nigro, procuratore del vescovo Juan Pastor, come da procura rogata in Roma il 30 aprile 1654, si recò con il regio giudice Julio Rayola e con il notaio Geronimo Felice Protentino nella casa in parrocchia Santa Margarita, dove aveva abitato la Figaroa. Egli aveva ricevuto una lettera mediante cui lo s’invitava ad andare assieme al giudice nella casa della defunta sorella per fare l’inventario dei beni, in quanto gli appartengono come suo donatario “irevoc. inter vivos” e per altre giuste cause, conforme appare per pubbliche scritture.

Fu così redatto un secondo inventario, che pur rispecchiando quello fatto in precedenza per Aurelia Maria Figaroa, se ne discostava in alcune parti. Mancava infatti il materiale da costruzione, che Isabella aveva accumulato per restaurare la sua casa[xxiii] ed inoltre nel nuovo inventario il procuratore del vescovo aveva fatto inserire tutti gli oggetti presenti nella bottega di pittore dove abitava Leonardo Vetero, nel tentativo di acquisirli.[xxiv]

 

La casa palaziata di Isabella Pastore

Impadronitisi dei beni della sorella il vescovo donò la casa palaziata al Capitolo della cattedrale con l’obbligo di una messa alla settimana per la defunta. La casa palaziata valutata del valore di ducati 400 era situata in parrocchia di Santa Margarita presso il monastero di Santa Chiara e la piazza lorda e confinava con la casa di Auria Sacco, poi dell’erede Giuseppe Zito, con quella degli eredi di Muzio Ferrau e le case di Gerace.[xxv] Ornò la cappella di Santa Maria di Capo delle Colonne con il Bambino “con la cappella di legname adornata et pinta”, che invano Leonardo Vetero aveva cercato di tenersi.[xxvi]

Per alcuni anni il Capitolo affittò la “continenza di case” per ducati 18 annui.[xxvii] Poi alla fine del 1695 fu concessa al Tomaso Capocchiano con l’obbligo di versare al Capitolo annui ducati 24. Alla morte del Capocchiani, con le stesse condizioni l’edificio passò poco dopo in potere del dottor fisico Domenico Venturi.[xxviii] All’inizio del Settecento la casa è in dominio dell’arciprete della cattedrale Ianuario Pelusio.[xxix] Il 7 luglio 1706 nella sua casa di solita abitazione, situata in parrocchia di Santa Margarita confine le case del fu Gio. Pietro Gerace, l’arciprete dettava il suo testamento e lasciava erede universale sopra tutti i suoi beni universali e particolare e sopra i suoi beni mobili e stabili Lucretia Rasca “figliola vergine di q.a Città”.[xxx]

In seguito della casa non troviamo più traccia, segno evidente che il Pelusio aveva affrancato la casa ed il Capitolo aveva collocato il capitale altrove. Rimaneva quindi solo il capitale di ducati 400. Tra i censi riscossi dal Capitolo nel 1720 ne troviamo uno sopra i beni di D. Marcantonio Benincasa di ducati annui 24. Rimaneva l’obbligo da parte del Capitolo di celebrare una messa la settimana sopra il censo di D. Marcantonio Benincasa per legato lasciato dal q.m Mons. Pastore.[xxxi]

In seguito il Capitolo riscuoteva un annuo censo di ducati 24 per il capitale di ducati 400 sopra tutti i loro beni dagli eredi di Marcantonio Benincasa e per esso Mastro Giuseppe Schipano.[xxxii] I ducati 400 erano stati infissi sopra il palazzo del sacerdote D. Giovan Battista Schipano il quale pagava al Capitolo un annuo censo di ducati 24.[xxxiii] Successivamente lo Schipano affrancò il capitale; rimaneva al Capitolo l’obbligo di celebrare le 52 messe per Isabella Figaroa.[xxxiv]

A ricordo della casa palaziata di Isabella Pastore Figaroa rimaneva solo l’obbligo del Capitolo di celebrare ogni settimana una messa per la defunta. La vicina casa di Gio. Pietro Gerace era stata venduta all’inizio del Settecento ad Anibale Berlingieri per costruire il suo palazzo.[xxxv]

 

Note

[i] “Adi 9 di Xbre 1612 morsi Gerolamo Vetero et si sepellio in S.to Bastiano gratis.” AVC, Cartella 20, Liber Mort. ab anno 1601 usque ad ann. 1698.

[ii] Crotone, 28 maggio 1620. Lucretia Vetero, vedova di Silvestro Brancati di Isola, ed il figlio Francesco Brancati possiedono una casa in parrocchia di Santa Maria Protospataris “juxta la casa di Poliana vetera iuxta via mediante li rivellini” ASCZ, Busta 117, anno 1620, f. 23.

[iii] ASCZ, Busta 119, anno 1647, f. 100. 1655, “Fabritius Vetero Reg.s ad vitam ad Cont.s Iudex” (ASCZ, Busta 253, anno 1663, f. 16). Regio Giudice (ASCZ, Busta 253, anno 1670, f. 36).

[iv] “Adi 15 de Ap.le (1656) morse lo figlio minore di Fabritio Vetero et si sepellì in s. Francesco di Assisi gratis.” “Adi 31 luglio 1664 morse la figlia minore di Fabritio Vetoro e si sepellì in S. Francesco di Assisi e pagò.” “Adi 14 9bre 1664 passò da questa vita Gregorio Gaetano figlio minore di Fabritio Vetero e si sepellì in S. Francesco di Assisi e pagò.” “Adi 29 marzo 1665 passò da questa vita à migliore vita la figlia minore di Fabritio Vetero e si sepellì in s. Francesco di Assisi e pagò.” AVC, Cartella 20, Liber Mort. ab anno 1601 usque ad ann. 1698.

[v] Crotone, 8 dicembre 1654. Andrea Maneri e la cognata Cornelia Juzzolina. Contratto di matrimonio in cui Cornelia Juzzolina sposa Fabrizio Vetero. ASCZ, Not. H. F. Protentino Busta 229, f. 171.

[vi] Crotone, 19 settembre 1663. Fabritio Vetere emancipa dalla sua patria potestà la figlia Minichella Vetere e le dona una casa palaziata cum orreo in parrocchia di San Pietro “iuxta orreum heredum q.m Jacobi Papasodari in frontespitium domum qm Jois Dionisii Suriani” (ASCZ, Not. Tiriolo Pelio, Busta 253, f. 66). Crotone, 2 novembre 1663. Fabritio Vetere come erede universale della fu Julia Marrayeli deve avere da Mario Severina ducati 62 e mezzo. Ottenuto il denaro il Vetere lo dà alla figlia Minichella che si impegna a pagare al padre ogni anno ducati cinque obbligando la sua casa, avuta in precedenza dal padre al tempo della emancipazione: casa situata in parrocchia di San Pietro e confinante con quello del padre (ASCZ, Not. Tiriolo Pelio, Busta 253, f. 80).

[vii] Crotone, 16 dicembre 1670. Su richiesta di Hieronimo Syllano ci siamo recati nella apoteca dove al presente abita Fabrizio Vetere “juxta venerabile Hospidale” di questa città. ASCZ, Not. Pelio Tiriolo Busta 253, ff. 207v-208.

[viii] Crotone, 4 dicembre 1651. Horatio Vetero e Lucrezia Maneri coniugi, intervengono anche Fabritio e Leonardo Vetero, fratelli di Joannella Vetero che va sposa a Gio. Francesco Venincasa. Dote promessa. Una casa palatiata con un appartamento di sopra et un’altra di sotto sita in parrocchia di Santa Margarita iuxta lo magazeno di Gio. Vincenzo Caivano, le case di Mutio Spataro al presente posseduta per il qm Horatio Zurlo per il suo beneficio e la via pubblica. La casa è gravata da un annuo censo enfiteutico di carlini 12 dovuto al convento di San Francesco di Paola per ducati 120. ASCZ, Not. F. G. Protentino, Busta 229, ff. 119v-120.

Crotone, 6 agosto 1628. Horatio Vetero possiede una casa palaziata “in uno alto e bascio lo bascio diviso in dui nella paroc.a di S.ta Margarita jux.a la casa di Giulio Meza Croce e le case dell’heredi del q.m Vinc.o Maneri via pp.a”. La vende ad Andrea Greco per ducati 90 “ma perché al presente non li ha detto Andrea, si sono convenuti che ci li paga lo primo d’agosto del seguente anno 1629”. Due giorni dopo è stipulato presso lo stesso notaio un atto tra Scipione Mendicino e Horatio Vetero. Il Mendicino possiede per compra fatta da Bartula de Manino della città di Strongoli una casa palaziata in parrocchia di Santa Margarita “jux.a domum Mutii Protospatarii et horreum herd. q.m Jo. Batt.ae Mangione”. La casa è gravata da un censo annuo dovuto al monastero di Gesù Maria di carlini dodici da pagarsi nel mese di agosto. Lo vende per ducati cento al Vetero, ma poiché costui non ha “pecunia pronta”, si impegna a pagare il primo di agosto dell’anno seguente 1629. Il giorno dopo, 9 agosto 1628, i coniugi Horatio Vetero e Lucretia Maneri dotano le figlie Vittoria e Jannella, dando a loro una casa palaziata in parrocchia Santa Margarita “jux.a domum Mutii Protospatari de Strongolo e horreum heredi Gio. Batt. Mangione vias pp.cas”. ASCZ, Not. Gio. Antonio Protentino B. 118, ff. 65-68.

[ix] Crotone, 10 maggio 1651. Horatio Vetere mastro fabricatore (ASCZ, Not. F. G. Protentino, Busta 229, anno 1651, f. 282). Crotone, 8 giugno 1657. Prospero Lopes compatrono della cappella di San Tommaso Apostolo situata dentro la cattedrale e Anibale Suriano. Poiché la Cappella ha due case cadenti ottiene il permesso di venderne una ad Anibale Suriano per restaurare l’altra. Ottenuto il denaro lo consegna al mastro Horatio Vetero, il quale si obbligò “per quello fatigare et parte spendere nella refetione di detta casa reficienda quale è posta nella piazza publica della Città loco detto la piazza lorda” (ASCZ, Not. F. G. Protentino, Busta 229, ff. 80v-81r).

[x] Il 7 gennaio 1654, essendo stato celebrato il matrimonio, avvenne la consegna dei beni ai coniugi in pannamenti e mobili, che furono stimati da Vittoria Ricca alias de Cicco e Anna Tricarico moglie di Carlo Deodato. I beni furono: “Una lascia di perle à quattro fila di peso di un’onza estimata D.ti quindici, un’altra fiannacca di perle à cinque fila con spartituri d’oro di peso d’onza meza est.ta D.ti cinque, uno paro di pendenti d’oro con otto perle per ciascheduno di peso trappisi sette est.ti D.ti quattro e tre tarì, una padiglia con cinque perle d’oro est.ta D.ti sei, un cori di cristallo di Rocca turniato di oro smaltato di bianco e negro est.to D.ti quattro e mezo, uno sproviero con suo cappelletto et vanziletto et una coperta torniata di pizzi et maroccoli di tela alli 20 fiotico à riticello est.ti D.ti ventiotto e mezo, uno sproviero di tela accattatizza con lenze di seta carmoscina est.to D.ti trenta, uno paro di lenzola alli venti con lenzi est.to D.ti otto, tre coscina di tela alli venti con maroccoli et zagarelle rosse est.ti carlini quindici, uno paro di lenzola alli venti con rizzi stimato D.ti otto, un altro paro di lenzola bambacigni alli 15 est.to D.ti cinque, due coverte di bambace lavorati est.ti D.ti dudici, una cultra di tela bambacigna alli 15 est.ta D.ti novi, una tovaglia fiandinisi fina est.ta carlini venticinque, otto canne di serviette ad occhicello est.ti D.ti quattro, otto sottane di tela alli 20 con loro servim.ti est.ti D.ti venti, quindici tovaglie di faccia est.ti D.ti cinque, venti una serviette est.te D.ti tre, quattro fandali di tela alli 20 lavorati di punto à curto con pizzi est.ti D.ti sei, tre bambacelli est.ti carlini venti, quattro matarazzi di lana gentile con una coverta bianca di lana gentile est.ti D.ti undici”. Il tutto per un totale di ducati 200 e tarì tre. Inoltre Isabella Figaroa aggiunse altre “robbe che si donano gratis” e furono: “Una guttunera lavorata di passamani d’oro, uno manto di donna di seta, una gunnella di saya imperiale minandara, sei sottane, et un’altra di tela accattatizza minandara, uno paro di buccoletti d’oro, undici spartituri d’oro, dui resti di coralli fini, uno distale d’oro, uno specchio lavorato d’oro, uno stuvetto lavorato con gaspa et varola d’argento, con due cortelli damaschini con maniche di coralli, una tovaglia damaschina, quattro serviette damaschini lavorati, una memoria d’oro, di più d.a M.ca Isabella consignò alla d.a Aurelia Maria altri D.ti 15”. ASCZ, Not. H. F. Protentino, Busta 229, f. 7.

[xi] 8 marzo 1657. Leonardo Vetero, Josepho de Oppido, Carolo Terranova e Mattheo Buda sono procuratori della confraternita dei SS. Crispino e Crispiniano. La confraternita ha eretto una cappella con suo quadro, altare e sepoltura dentro la cattedrale sotto il titolo dei gloriosi S.ti martiri Crispino e Crispiniano. Devono dotarla. ASCZ, Not. F. G. Protentino Busta 229, ff. 45v-46.

[xii] Oltre a Leonardo Vetere è ricordato in questi anni anche il pittore crotonese Gio. Francesco Rizzuto. “(Adi 4 marzo 1645) dì morse la figlia del pittore Gio. Fran.co Rizzuto et pagò”. “Adi 20 gennaro 1654 morse Gio. Francesco Rizzuto et si sepelli in S. Francesco di Assisa gratis”. AVC, Cartella 20, Liber Mort. ab anno 1601 usque ad ann. 1698.

[xiii] Crotone, 26 ottobre 1659.Il Mastro Luca Conca ed il figlio Prospero eredi del nonno il fu chierico Scipione Conca, sono in lite con Lupo Leto che ha sposato Lucrezia Conca. Con l’intervento di comuni amici raggiungono un accordo. Tra i vari accordi vi è che Lupo Leto, che aveva comprato da Alfonso Giuliano una apoteca sita nella piazza, ottiene dai Conca per tutta la vita l’usufrutto sull’apoteca, cioè ducati cinque e mezzo l’anno, che attualmente paga Leonardo Vetere, che ha in fitto la detta apoteca. ASCZ, Not. Pelio Tiriolo, Busta 253, ff. 5v-7.

[xiv] Crotone, 23 settembre 1675. Nel monastero di Gesù Maria Rev. Padre Frate Antonio Galeano, correttore del monastero di San Francesco di Paola, Frate Gio. de San Biase e Frate Michele de Bonelli. Leonardo Vetero. Il monastero possiede una vigna con terreno vacuo, viti e pochi alberi fruttiferi in località Gesù Maria, che dà in enfiteusi per un censo di carlini 27 e grana 3, pagabili nel mese di agosto di ogni anno. ASCZ, Not. Tiriolo P., Busta 253, ff. 67v-68r.

[xv] ASCZ, Not. Protentino F. G., Busta 229, anno 1657, f. 49v.

[xvi] Crotone, 23 febbraio 1646. Il Reverendo Bartolomeo Pastore, “hispano”, procuratore del reverendo Alonso Garzia Pastore, residente in Roma, affitta una continenza di case palaziate “con tutti suoi membri inferiori e superiori con tutti quarti”, a Gio Battista Galliano per dieci anni a partire dal settembre 1646 per ducati quaranta l’anno. Le case sono situate in parrocchia di San Pietro; esse sono isolate e confinano “di incontro le case di Leone et Susanna et Montalcino et Vezza vie mediante”. ASCZ, Not. Protentino, Busta 229, ff. 42v-43r. Crotone, 1.2.1653: “Adi morse il Padre pastor fratello di Monsignor vescovo di Cotron et si sepelli in Gesù Maria.” AVC, Cartella 20, Liber Mort. ab anno 1601 usque ad ann. 1698.

[xvii] Crotone, 17 agosto 1647. Isabella Figaroa approfitta del fatto che Elisabet Tiriolo, vedova di Petro Gio. Maneri, è indebitata con Gio. Bernardo Casanova per allargare la sua casa. Essa infatti acquista una camera o catoio confinante con la casa, che precedentemente aveva comprato dal reverendo Mutio Pipino (ASCZ, Notaio Protentino H. F., Busta 229, f. 54). Il 17 agosto 1647 la spagnola Isabella Figaroa Pastore compra la casa palaziata di Gio. Domenico Murano. Il Murano l’aveva comprata dai coniugi Vittoria Iaquinta e Paolo Leone. La casa era situata in parrocchia di Santa Margarita e confinava con la casa che la Figaroa aveva comprato dal presbitero D. Mutio Pipino e il casaleno con casa terranea che erano state di Vittoria Cavarretta, vedova di Julio Mezacroce, e della figlia Laura Mezacroce e Francesco Mele (ASCZ, Notaio Protentino H. F., Busta 229, f. 56). Il primo di settembre 1647 si stipula il contratto tra D. Isabella Figaroa Pastore, spagnola, ed i coniugi Jacobo Mele e Laura Mezacroce (ASCZ, Notaio Protentino H. F., Busta 229, f. 73).

[xviii] Crotone, 3 maggio 1648. Mutio Ferrau è in lite con Donna Isabella Pastore Figaroa hispana abitante a Crotone. Il Ferrau possiede come erede della madre Elena Galatia, figlia del fu notaio Gio. Galatio, una casa palaziata in parrocchia di Santa Margherita confinante con la casa di Gio. Paolo Nucaro marito di Beatrice Ferrau, sorella di Mutio Ferrau, e le casette e bassi di Nardo Basoino e eredi di Gio. Domenico Squillace stritto mediante. La Figaroa possiede le casette palaziate che furono del fu Minico Cavarretta “alias lo zoppo”, le quali il Cavarretta ebbe dal fu notaio Gio. Galatio. Le casette della Figaroa confinano con la casa che fu di Gio. Dionisio Longo dell’Isola e dopo del fu Vincenzo Maneri, pervenuta per compra fatta dalla stessa Figaroa da Gio. Paolo Nucaro. Il Ferrau protesta perché la Figaroa vuole alzare e fabbricare ed unire le sue case impedendo le sue finestre. La Figaroa facendo presente che la sua casa non è sicura se non si eleva un muro, “have cominciato ad alzare d.o muro uno spatio di palmi dieci e vicino e dirimpetto della casa e finestra sua mediante uno stritto passante pretende di esserci patto espresso alla vendita che fece not.ro Gioe (Galatio) ad minico (Cavarretta) di non alzare d.o muro più del modo che era ma potere alzare lo muro dalla casa dello ryo nello quale loco di muro della casa di detta Isabella essa s’ha trovato fatto una scala di pietra per salire alle sue case dalla parte di dentro di d.e casette et d.o loco viene scoperto et detta scala viene a paraggiare con l’altezza del muro sudetto che si pretende non potersi alzare et essendo la strettezza del vacuo seu stricto sudetto passante tanto che dalla finestra di d.o muro si può di facile entrare alla casa di d.a donna Isabella per causa della bassessa del muro e scala”. Tuttavia le parti raggiungono un accordo che consente alla Figaroa “che possa fabricare et alzare detto muro cossì come ha cominciato a fabricare à suo gusto e libertà et alzare più dell’altezza delle fenestre senza che esso ò altro le possino dare fastidio alcuno e questo per molti servitii et beneficii havuti dalla d.a Isabella benche non se dichiarano”. ASCZ, Notaio Protentino H. F., Busta 229, ff. 43v-44r.

[xix] “Adi 21 di Giugno 1667 passò da q.sta vita D. Catherina Reina Pastore sorella dell’Ill.mo fra Gioan Pastore vescovo di questa città e si sepellì nel monastero di S. Francesco di Assisi e pagò.” AVC, Cartella 20, Liber Mort. ab anno 1601 usque ad ann. 1698. Crotone, 8 agosto 1675. La fu Caterina Reyna Pastore della Villa d’Utrera del Regno di Siviglia per testamento rogato dal notaio Gio. Tomaso Salviati di Policastro del 20 giugno 1667, lascia eredi Gio. di Goyre, Donna Maria Garzia e D. Martin Morales e “per via legati lasciò al clerico Antonino sino alias Pastore due case dentro questa città col peso di celebrare due messe la settimana per l’anima della testatrice dentro la cattedrale”. ASCZ, Not. Peleo Tiriolo, Busta 253, f. 45.

[xx] Crotone, 3 giugno 1663. Francesco e Ioanne Pastore della città di Catanzaro. La sorella Elisabetta Pastore va in sposa a Gaspare Cirimeli della terra di Simbari. ASCZ, Not. Tiriolo Pelio, Busta 253, f. 44.

[xxi] “Adi 19 di Gennaro 1657 morse D. Isabella Ficaroa sorella di monsignor Ill.mo di Cotrone et si sepellì nel monastero di S. Francesco di Assisi e pagò.” AVC, Cartella 20, Liber Mort. ab anno 1601 usque ad ann. 1698.

[xxii] “In primis annotò le presenti case consistenti in più membri inferiori e superiori poste dentro d.a Città in Parocchia di S.ta Margarita confine le case di Gerace via med.te, et le case dotali di Gio. Dionisio Pudano (Crotone, 26 luglio 1651. Gio. Lorenzo Pirrone affitta a Gio. Dionisio Pudano una casa palaziata in parrocchia di Santa Margarita confinante con la casa di Gio. Paolo Spina ed il monastero di Santa Chiara “stricto mediante et altri confini”, ASCZ, Busta 229, anno 1651, f. 60), et nella sala si sono ritrovate le seguenti robbe. Uno Bambino due quadretti, uno crocifissetto piccolo di legno et un altro di coralli, uno brascero di rame usato, una cascia di castagna usata, dentro la quale disse detta Aurelia Maria essersi il mobile consegnatoli in dote dalla d.a qm Isabella, quattro seggie di coyro usate, una boffetta usata di castagna, dui porteri con loro ferri di saya imperiale verde grugati vecchi, dentro un riposto al muro, uno bacile di lacina, uno piattello e tre vasetti simili, e nell’istessa sala si sono ritrovati diversi altri quadretti, quali disse detta Aurelia Maria esser di lonardo vetero suo marito. Dentro un’altra camara Una boffetta di castagna usata, uno imbasto di mula vecchio, uno candelero d’attone à tre pizzi grande, uno specchio usato, uno mantello vecchio di panno rosso, uno fiasco di rame di meza garaffa. Dentro un’altra camara Uno quadretto (33v) di S. Antonio Abate, uno bauglio di vacchetta tondo usato dentro lo quale si sono ritrovati le seguenti robbe: Una borza racamata d’oro et dentro una scatolina ad ottangulo di Argento indorata piccola con un anello grosso ad ottangulo con trenta tre diamanti fra grandi e piccoli et un altro anello grosso à crocetta con ventinove diamanti, una crocetta d’oro smaltato dentro un circulo d’oro con sua nuvoletta et un agnus deo tondo grande d’oro di una parte con Gesù Nazareno et dell’altra con la Mad.a del Carmine con sua bocculetta d’oro e zagarella incarnata, uno baugliotto di tartuca con ciappetti d argento e serratura e chiave d’argento, vacuo, una cultra di bambace usata, uno sproviero con li tagliati e frangie di tela alli 15 novo, una coperta nova cropanese con le cogliendulle, dui lenzola novi, uno cusuto con li pizzi e l’altro senza pizzi, due tovaglie fiandinisi usate, due altri piccoli simili di tavola, dieci tovaglie di faccia nove a pipirello, quattro stuyabucche fiandinisi usate, uno baldacchino del bambino recamato di seta et foderato di taffità rosso, un altro bauglio usato tondo con quattro para di lenzola usati et otto camise di d.a D. Isabella usate, una travacchina di campagna con tre matarazzi di lana, uno paro di lenzola, dui sprovieri, uno vambacigno et l’altro à scavarello usati, due coperte di panno una rossa et l’altra verde et un’altra coperta bianca tilegna, quale sopradetto letto disse essa herede esser quello dove dormiva d.a defunta et cha lasciato a Maria sua schiava nel suo testamento, un altro letto dove dorme listessa Maria similmente lasciatocilo da d.a defunta consistente in uno sproviero usato, dui matarazzi di lana, una coperta di lana, uno paro di lenzola et una lettera piccola usata, una cascia d’apete vecchia per tenerci pane, una giarrotta piena d’olive concie, uno coffiaturo et una mezarola ferrata usati, quattro capase di creta vecchie, dui candeleri di creta, un’acquasantaro piccolo vecchio di creta rossa, dui mortari di marmore, tre criva di farina vecchi et uno di grano, una cerniglia di grano, uno tappeto rosso usato, una faldiglia di rascia rossa vecchia, dui dobletti vecchi, uno bocale di rame usato, una gradiglia di ferro, uno schito, uno trepedi piccolo, un’ogliarolo di fayenza, dui spiti piccoli, una cortinella per avante stipo di saya verde vecchia. Dentro un’altra camara dui frissure, una scaletta piccola vecchia, otto tylli vecchi, venti piatti di creta fina, una caldara grande (34r) et un’altra piccola usate, una limba di creta grande, dieci pignate tra grandi e piccole, mezo mazzo di scupi novi. Dentro un’altra camara, una maylla usata, dui assettaturi vecchi et altri ordigni di furno, una intennola usata, una sporta divocata grande, due porte vecchie e rotte di tavola, uno secchio con la corda per tirar acqua dalla gisterna, un’altra scaletta di legno, due giarre d’acqua et tre sportuni di castagna per tenerci grano vacui vecchi. In uno appartamento di basso vi è un molino usato con soi petre, in un altro quattro carate di legna incirca et una pagliarola, in un’altra otto travi usati et una scala grande di legno di più dichiarò d.a herede esservi anco di d.a heredità uno travo quarantino et tre altri piccoli nell’appartamento inferiore delle case che furno del q.m Berardo d’Ancona, quali p.tti travi servono et lhavea comprato d.a defunta per accomodarne la presente casa et cinque carrate incirca di calce menata et in polvere, et nel magazeno si sono ritrovati caso pezze mille e cento, quali dissero Nardo Vetero et Maria esser loro proprio conforme lo dichiarò d.a qm D. Isabella nel suo testamento, cioè settecento di esso Nardo et quattrocento d’essa Maria”. ASCZ, Not. H. F. Protentino, Busta 229, ff. 33v-36.

[xxiii] Isabella Figaroa abitava nelle case situate in parrocchia di Santa Margherita che confinavano via mediante con le case di Gio. Pietro de Jerace e confine via mediante le case dotali di Gio. Dionisio Pudano.

“Nella sala uno bambino con la cappella di legname adornata et pinta, quale cappella disse Leonardo Vetero esser sua, deci quadretti, uno crocefissetto piccolo di legno et un altro di coralli piccolo, uno scrittorio negro con li tiraturi, un ciappetto d’argento vacuo, uno brasciero di rame usato, una cascia di castagna usata dentro la quale si sono ritrovate le seguenti robbe : una lascia di perle à quattro fila di peso un onza e meza in circa, un’altra fiannacca di perle à cinque fila con partituri d’oro, uno paro di pendenti d’oro con otto perle per ciascheduno, una spadiglia d’oro con cinque perle, un core di cristallo di Rocca torniato d’oro smaltato di bianco e negro, uno sproviero con suo cappelletto e vanziletto et una coperta torniata di pizzi e maroccoli di tela alli 20 fiotico à riticello, uno sproviero di tela accattatizza con lenze di seta carmoscina, uno paro di lenzola di tela alli 20 con le lenze, tre coscina di tela alli 20 con maroccoli e zagarelle rosse, uno paro di lenzola alli 20 con rizze, un altro paro di lenzola di diverse sorti, un altro paro di lenzola bambacigne, due coperte di bambace lavorate, una cultra di tela bambacigna, una tovaglia fiandinise fina, otto canne di selviette ad occhicello, otto sottane di tela alli 20, quindeci tovaglie di faccia, ventiuna altra selviette, quattro fandali di tela alli 20 lavorati, tre bambacelli, quali sud.e robbe di dentro d.a cascia disse lonardo esserno soi dotali consegnatili dalla d.a qm D. Isabella, quattro seggie di coyro usate, una boffetta usata di castagna, dui porteri con loro ferri di saya imperiale verde vecchi e grepati, dentro un riparo al muro, uno bacile di latina, uno piattello e tre vasetti simili, diece quadri di diversi paesaggi, quali disse d.o esser suoi proprii fatti di sua mano, dentro un’altra camera una boffetta di castagna usata, un imbasto di mula vecchio, uno candelero d’attone à tre pizzi grande, uno specchio grande usato, uno mantello vecchio di panno rosso, uno fiaschiglio di rame piccolo et una travacca con quattro matarazzi pieni di lana jentile, uno paro di lenzola e due coperte quali disse d.o lonardo esser soi dotali, dentro un’altra camera uno quadretto di S. Ant.nio Ab.te, uno bauglio di vacchetta tondo usato, dentro lo quale si sono ritrovati le seg.ti robbe: una borza recamata d’oro, et dentro una scatolina ad ottangulo d’argento indorata piccola con uno anello grosso ad ottangulo con trenta tre diamanti fra grandi e piccoli et un altro anello grosso à crocetta con ventinove diamanti, una crocetta d’oro smaltato dentro un circulo d’oro con sua boccoletta et un Agnus deo tondo grande d’oro di una parte con Giesù nazereno et dell’altra con la Madonna del Carmine con sua boccoletta d’oro a ragarella incarnata, uno baugliotto di tartuca con ciappetti d’argento e serratura a chiave d’argento vacuo, una cultra di bambace usata, uno sproviero con li tagliati e frangie di tela alli 15 novo, una coperta nova cropanese con li cogliandrelli, dui lenzola novi, uno cusuto con li pizzi e l’altro senza pizzi, dui tovaglie fiandinise usate, due altre piccole simili di tavola, diece tovaglie di faccia nove, quattro stuyabucche fiandinise usate, uno baldacchino del bambino recamato di seta e foderato di taffità rosso, un altro bauglio usato tondo con quattro pari di lenzola usate et otto camise di d.a qm D. Isabella usate, una travacchina di campagna con tre matarazzi di lana, uno paro di lenzola, dui sprovieri uno à scaccarello e l’altro vambacigno usati, dui coperte di panno et un’altra tiligna quale sop.tto letto disse d.o lonardo esser quello dove dormiva d.a D. Isabella, quale lo lasciò à Maria sua schiava, un altro letto dove dorme d.a Maria consistente in uno sproviero usato, dui matarazzi di lana, una coperta di lana, uno paro di lenzola et una lettera piccola usata, una cascia d’apite vecchia per tenerci pane, una giarrotta vacua, uno coffiaturo et una mezarrola ferrata usata, quattro capase di creta vecchie, dui candeleri di creta, dui mortari di marmore, uno tappeto rosso usato, una faldiglia di rascia rossa vecchia, dui dopletti vecchi, uno bocale di rame usato, una gradiglia di ferro, uno schito, uno trepedi piccolo, un ogliarolo di fayenza, dui spiti, una cortinella passante stipo di saya verde vecchia, dentro un’altra camera, dui frissure, una scaletta vecchia, otto tijlli vecchi, quindici piatti di fayenza rustica,una caldara grande.un’altra piccola, otto pignate di creta, diece scupi nove, dentro un’altra camera una maijella usata, dui assettaturi, e dui crivi vecchi et altri ordigni di furno, uno secchio di rame per tirar acqua con sua corda, due giarre dacqua e tre sportuni per tenerci grano vacui, uno molino di legname con le pietre, in uno appartamento inferiore, in un altro quattro car.te di legna in circa, in un altro otto travi vecchi, et una scala grande di legno, nel magazeno si sono ritrovate mille e cento pezze di caso, quale disse lonardo vetero esser suo e di detta Maria conf.e lo dechiarò d.a qm D. Isabella nel suo testamento.” ASCZ, Not. Hieronimo Felice Protentino, Busta 229, ff. 48-49.

[xxiv] ASCZ, Not. Protentino F. G., Busta 229, anno 1657, f. 49v.

[xxv] Crotone, 10 maggio 1672. La casa di Auria Sacco è situata in parrocchia di Santa Margarita e confina con la casa degli eredi di Mutio Ferrau e la casa degli eredi di Isabella Pastore “stricto mediante”. Per testamento nomina erede Giuseppe Zito (ASCZ, Not. Pelio Tiriolo, Busta 253, f. 43v). Crotone, 3 agosto 1674. Le case di Gio. Petro Gerace erano situate in parrocchia di Santa Venere “in frontespicio Eccl.ae S.tae Clarae, justa domus haeredum delli Perecti, viam Publicam” (ASCZ, Not. Tiriolo P. B., Busta 253, f. 35). Crotone, 26 luglio 1651. Gio. Lorenzo Pirrone affitta a Gio. Dionisio Pudano una casa palaziata in parrocchia di Santa Margarita confinante con la casa di Gio. Paolo Spina ed il monastero di Santa Chiara “stricto mediante et altri confini” (ASCZ, Not. Protentino H. F., Busta 229, anno 1651, f. 60).

[xxvi] Alla fine del Seicento tra i beni della Cappella di Santa Maria del Capo delle Colonne vi era “un Bambino di legno colorato à carne donato da Monsignor Pastore vestito d’una camisella, e due pulsate d’ambricelle con diadema d’ottone indorato in testa”. AVC, Atti della visita del vescovo Marco Rama, 1699, f. 97v.

[xxvii] “Una continenza di case nella Parocchia di S.ta Margarita lasciata dalla qm Sig.ra Isabella Pastore con peso d’una messa la sett.na. Si suole affittare docati 18” (AVC, Platea Capitolo de Cotroni 1691 et 1692, f. 10v). “Tiene una casa Palaziata nella parocchia di S. Margarita, lasciata dalla qm Isabella Pastore, con peso d’una messa la settimana. Le scritture le tiene il S.r Vicario D. Geronimo Suriano, s’è affittata al S.r Giulio Pallone doc. 18” (AVC, Platea Capitolo de Cotroni, del 1692, 1693 et 1693-1694, f. 8v.

[xxviii] Massa Capitolare. “sopra la casa di Dom.co Venturi sita nella Parocchia di S.ta Mar(gari)ta fu della qm Isabella Pastore per legato poi concessa per rescritto Apostolico sotto il dì 12 9mbre dell’anno 1695 dalla Sac(ra). Cong(regatio)ne sopra il Conc. Trid. à Tomaso Capocchiano con obligo di pagarne doc.ti ventiquattro l’anno à favore del Cap(ito)lo per frutti compensativi di doc.ti quattrocento alla Raggione del sei per cento sintanto che havesse trovato fondo sicuro in stabili da impiegar detta somma con consenso del Cap(ito)lo. Poi per morte di d.o Tomaso concessa con la med.ma obligatione al sud.o Dom.co Venturi sotto il dì 20 gennaro dell’anno 1696, tiene il Cap(ito)lo, come si è detto doc.ti annui ventiquattro,.” AVC, Atti della visita del vescovo Marco Rama, 1699, f. 82v.

[xxix] “Una casa nella Parocchia di S. Margarita fu della qm Isabella Pastore hoggi venduta al Sig. Domenico Venturi con Breve della S. C. per prezzo di D.ti 400 e ne paga D.ti 24 annui si tanto che d.o di Venturi non impiegasse d.a somma in stabile che piaccia a d.o Cap.lo, come per Istr.o di N.o Avarelli à 3 feb.o 1696. Hoggi d.a casa è passata in dominio del Sig.r Arciprete Peluso e dal med.o si pagano li d.ti docati 24, come per istr.to di N.o Avarelli. Vi è di peso una messa per la qm Pastore.” AVC, Platea Capitolo 1704 e 1705, f. 11v.

[xxx] ASCZ, Not. Silvestro Cirrelli, Busta 497, 1706, f. 42. AVC, Acta, f. 29.

[xxxi] AVC, Visita del vescovo Anselmus de la Pena, ff. 64v-65r.

[xxxii] “Eredi del qm D. Marco Antonio Benincasa, e per esso M.ro Giuseppe Schipano sopra tutti li loro beni per Capitale di D.ti 400 a 3 marzo annui 24.Con peso di messe cinquantadue l’anno”. AVC, Platea Capitolo 1731, f. 10v.

[xxxiii] ASN, Regia Camera della Sommaria, Catasto Onciario Cotrone, 1743, Vol. 6955, f. 218.

[xxxiv] AVC, Platea del R.mo Capitolo 1743-1747, f. 12.

[xxxv] La casa di Gio. Pietro Gerace avanti la porta del monastero di S.ta Chiara nella parrocchia di S. Margarita venduta ad Aniballe Berlingieri con l’assenso della Corte Vescovile. AVC, Acta, f. 151.

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