Alcune abbazie in territorio di Crucoli

In evidenza le località “S.ra la Patia”, “S. Antonio”, L’Annunziata” e “Mad.na di Manipuglia”. Particolare del F. 231 “Cirò” della Carta d’Italia 1:100.000 (IGM).

Nel Catasto Onciario di Crucoli del 1784 sono elencati i beni di quattro Abbazie: Badia di Sant’Antonio Abate, Badia di Sant’Anna, Badia di Santa Maria di Marepuglia e Badia dell’Annunziata.[i] Nel Cinquecento di queste abbazie rimanevano solamente alcune chiese ed i beni. Non più abitate già da tempo da abati e monaci, cappellani e chierici di nomina papale e/o di presentazione feudale amministravano le rendite e dovevano provvedere agli edifici ed al sacro.

Crucoli (KR).

 

Abbazia di Sant’Antonio Abate

La prima notizia che abbiamo sull’esistenza di questa badia è Un atto notarile rogato nel novembre 1537 che riporta i nomi di alcuni religiosi presenti a Crucoli, tra questi vi è il rettore e cappellano di S. Antonio Bernardino Nasca.[ii]

Alla sua morte la chiesa rimase vacante per molti anni del cappellano. Infatti anni dopo il vescovo di Umbriatico Alessandro Filaretto Lucullo (1592 – 1606) notava che la chiesa di Sant’Antonio, situata fuori le mura di Crucoli e senza cura di anime, mancava di cappellano da quasi dieci anni per la morte di Bernardino Nascha. La chiesa era quasi totalmente distrutta e non aveva rendite sufficienti per riparare le pareti ed il tetto. Non essendo stato nominato un nuovo cappellano, la chiesa presto sarebbe andata totalmente in rovina. Perciò il vescovo supplicava il Papa di permettergli di unirla al Capitolo cattedrale di Umbriatico, oppure se ciò non era possibile, di nominare quanto prima un nuovo cappellano, che provvedesse ai restauri.[iii]

Da un Breve della Dataria Apostolica del gennaio 1611 sappiamo che il papa nominò cappellano della chiesa di Sant’Antonio Io. Carolo Monaldi, al quale seguì, dopo la sua morte, avvenuta nel dicembre 1610, la nomina da parte di papa Paolo V del chierico Francesco Guzzi.[iv]

Una relazione del vescovo di Umbriatico Agostino de Angelis ci informa che la chiesa era ancora esistente alla metà del Seicento.[v] Tuttavia col passare del tempo, trascurata da coloro che amministravano le sue rendite, cadde in uno stato pessimo[vi] ed alcune terre furono usurpate,[vii] molte altre date in enfiteusi non tornarono più all’abbazia.[viii]

Anche se il vescovo di Umbriatico Zaccaria Coccopalmeri nella sua relazione del primo febbraio del 1783, affermava che le due chiese di Crucoli fuori mura della SS. Annunciazione e di Sant’Antonio Abbate, erano “omnesque sunt competenter provisae”,[ix] l’anno dopo il compilatore del Catasto Onciario dichiarava che non vi era a Crucoli “né chiesa, né altare di S. Antonio”. Rimanevano i numerosi beni stabili ed annui canoni della Badia di Sant’Antonio di libera collazione, ai quali erano stati uniti “vari beneficioli” tra i quali quelli della cappella di S. Onofrio.[x]

A ricordo del luogo dove era situata la Badia rimaneva il toponimo S. Antonio, luogo fuori e vicino alle mura dove vi erano numerosi orti e dei magazzini.[xi] I beni dell’abbazia che erano ancora consistenti, furono aggregati al seminario di Cirò. Tra essi vi erano numerose terre aratorie, seminatorie e di pascolo (Noci terre aratorie tt.e dieci, Caputo terre aratorie tt.e dieci tt.e cinque, Monache terre aratorie tt.e venti, Polito terre aratorie tt.e sette più tt.e undici, Sullaria terre aratorie tt.e cinque, Stracciari terre seminatorie tt.e quattro, Prato dell’Aministalla tt.e dodici, Prato di S. Maria tt.e sei più tt.e nove, Roscianiti tt. due, Cozzo di S. Giacomo tt.e sei.) ed anche i numerosi canoni annui infissi sui terreni non solo dei cittadini ma anche su quelli appartenenti alla chiesa arcipretale, alla chiesa parrocchiale di S. Pietro, all’Ospedale e alla Badia di Marepuglia.[xii]

Crucoli (KR).

 

Abbazia di Sant’Anna

Aurelia Torres il 19 marzo 1531 ebbe significatoria di rilevio per la terra di Crucoli con la bagliva e la mastrodattia, come erede e per morte di Giovan Francesco Torres, suo padre, deceduto nel 1529. Sposò Cesare d’Aquino, 10° Barone di Castiglione, al quale premorì nel 1542.[xiii]

Nella lista delle entrate che componevano il feudo ereditato da Iulio de Aquino, figlio di Aurelia, vi era “lo tenimento de labbadia”;[xiv] un comprensorio di terre, che assieme a pochi altri piccoli fondi, componeva parte del feudo.[xv] Le terre della Badia erano date in fitto ora in masseria ora ad erbaggio,[xvi] anche se nei Rilevi non era specificato la loro natura, cioè se erano aperte agli usi civici o costituivano una difesa perpetua.[xvii]

Della antica abbazia di Santa Anna nel Cinquecento non rimaneva che il toponimo “Badia” e la cappella dedicata alla santa; quest’ultima era stata eretta dentro una chiesa di Crucoli ed era di iuspatronato del feudatario.[xviii] Possiamo supporre che, come in altri casi simili, soppressa la abazia di Santa Anna, i suoi beni furono concessi al feudatario, con l’obbligo per costui di fondare una cappellania intitolata alla santa, cappellania dotata e di iuspatronato del feudatario, al quale spettava il diritto di presentare il cappellano e di provvedere alle spese di culto e di restauro dell’edificio.

Tracce di quanto era avvenuto secoli prima era anche il fatto che ancora nel Settecento la cappellania era detenuta dall’abate D. Giacomo Melessioti, il quale risiedeva ora a Napoli ora a Roma, il quale, essendo quasi sempre assente, aveva nominato suo procuratore D. Domenico Siciliani.[xix]

La cappellania alla fine del Settecento possedeva ancora delle terre in località Mejorino, Caputo, Polito, Golfo, Rigandi, Fiorentina e Roscianiti, mentre riscuoteva numerosi censi e canoni, segno che parte del suo patrimonio fondiario originario era stato concesso con contratto di enfiteusi e non sarebbe più tornato alla cappellania.[xx] Tra le spese della cappellania vi era la celebrazione di tre messe settimanali e quelle sostenute “per la festività, e solennizzazione della Santa, cioè per sparo e messa cantata”.[xxi]

Crucoli (KR), Madonna di Manipuglia.

 

Badia Santa Maria dell’Annunziata

Nella Rivela del 1784 D. Gio. Antonio Piro, abate della Badia di Santa Maria dell’Annunziata, di iuspatronato del feudatario, così descriveva ciò che rimaneva della Badia: “Attaccata alla Chiesa posta extra moenia di questa Terra v’è un comprensorio di fabriche consistentino in un atrio scoverto, e diruto, ove s’entra per portone senza porta, e cisterna nel med.mo esistente. Salendo la grada si trova un magazino a man dritta, e sopra d’esso v’è un corritoio per lo quale s’entra varie celle tutte inabitate. Attaccate a dette fabbriche dalla parte di Levante v’è un orto d’inverno di circa tt.a una, quale si semina, o si fa seminare dall’abate sud.to. Dalla parte di mezzogiorno, e Levante anche attaccata alle muraglie sud.e, e a d.o orto, v’è la clausura di S. Cataldo, la quale si estende sotto le Timpe, e gira per la clausura della Chiusella, cavone mediante, e gira confinando per tutto il lato di mezzogiorno … ed va ad uscire a Petrosino, e quindi si arriva nuovamente alle mura dell’Annunciata sud.a dalla parte di Tramontana. Nella stessa clausura vi sono pochi piedi di ulivi, e non ostante che sia di estensione di tt.e ventidue, pure atteso che è quasi tutto rovinoso, e pieno di bassi inacessibili, appena rende ducati sette”.

La Badia conservava terre aratorie e seminatorie in Ciccopeluso, Pezzente, Palombarella, Fosso delli Monaci, Pantalemene, Rudia e Cilimberto ed esigeva canoni e censi da vari cittadini.[xxii] Di proprietà del feudatario nel 1518 la chiesa dell’Annunziata, posta fuori e vicino alle mura, era stata concessa agli Agostiniani Zumpani. Nell’occasione il feudatario aveva dotato il convento di alcune terre con l’obbligo di celebrare ogni giorno una messa per i suoi defunti.[xxiii]

Da un atto notarile rogato nel novembre 1537, sappiamo che in quell’anno era priore della SS. Annunziata dell’ordine degli eremiti di S. Agostino Fra Giovanni de Adamo da Castiglione.[xxiv] Nella chiesa aveva sede la confraternita della SS.ma Annunciazione[xxv] e all’inizio del Seicento vi erano molti altari e cappelle tra i quali: la cappella della SS.ma Annunciata, l’altare della Consolatione, la cappella dei Caraccioli Fiorentino sotto il titolo di Santa Maria del Carmine[xxvi] e l’altare di S. Francesco di Paula. In questi anni alcuni atti notarili documentano l’attività dei pochi frati presenti nel monastero,[xxvii] come alcune permute[xxviii] delle donazioni[xxix] e il loro intervento per pacificare alcune liti.[xxx]

Descrivendo il monastero pochi anni prima della sua soppressione il vescovo di Umbriatico Bartolomeo Criscono (1639-1647) affermava che vi abitavano solo tre o quattro frati che vivevano senza osservare alcuna regola e disciplina e “imò soli, et dissociati die, noctuq. per oppida ptt.a et per totam diocesim, et extra vagantur”.[xxxi]

Avendo meno di sei frati e con rendite insufficienti e quindi, non corrispondendo ai dettami della “Constituzione” di Innocenzo X del 15 ottobre 1652, sulla estinzione e soppressione dei piccoli conventi, il monastero fu soppresso. All’atto della soppressione il vescovo di Umbriatico Tommaso Tomassoni affermava che già da tempo, il monastero era diventato un ricettacolo di ladri ed esempio di grande scandalo, e che nell’atto della passata visita generale che egli fece, il marchese della terra aveva chiesto di essere reintegrato dello iuspatronato, perché apparteneva ai suoi antecessori, in quanto lo avevano fondato nella chiesa del convento sotto il titolo di Santa Maria Annunziata.

Esibiti i documenti del possesso dello iuspatronato, il marchese fu reintegrato con l’onere di celebrare delle messe in ragione delle rendite assegnate e degli oneri. Nella chiesa del convento soppresso lo stesso marchese ed alcuni cittadini chiesero di erigere un monastero di frati dell’Osservanza di S. Francesco, sia per edificazione che per necessità del popolo. Qualora fosse stato accordato, il marchese si impegnava ad ornare e riparare l’edificio ed ad fornire ogni cosa adatta al vitto di dodici frati ed i cittadini da parte loro a dare quotidiane elemosine conforme alle costituzioni pontificie.[xxxii] Ciò non avvenne e la chiesa ridotta a semplice beneficio a presentazione del marchese, continuò ad essere sede della confraternita omonima. Alla fine del Settecento della abbazia e del convento degli agostiniani rimaneva la sola chiesa ed alcune rovine.

 

Appendice

“Beni Universali, e loro differente natura

Questa nostra Università, dopo strepitoso litiggio avuto col Barone del Luogo, per esserne reintegrata finalmente in vigor di ordini del S.R.C., il 1777 fu reintegrata nel possesso delle difese di S. Giuliano, e Serre, nonché de’ boschi a queste attaccati, che si nominano Scafo, e Caldarotto, e dippiù del bosco di Battimolino, ed acqua della Mortella, sotto pretesto de’ quali avevasi anche occupato la vasta foresta demaniale di questa Università, denominata L’Acqua de Lupi.

Le Difese delle Serre e San Giuliano son poste verso la parte Settentrionale di questa Terra. Dalla parte di Mezzogiorno hann’attaccati i boschi sud.i Scafo e Caldarotto, che si estendono per la via pubblica, che conduce a Cariati, tirano per sotto il Cozzo di S. Giacomo, via pubblica mediante, arrivano fin sotto il Paese, attaccati con le clausure del Canalicchio, posseduti da vari cittadini, quindi s’inoltrano fino al portaro di D. Agostino Susanna, e tirando verso Ponente per lo pignataro di m.ro Lorenzo Cavallo, confinando con la via pubblica, che conduce in San Giuliano dalla Colla di Fontarizzi, finiscono finalmente in d.a Difesa dalla parte di Tramontana. Le Serre sud.e son così chiamate, perché costano di varie colline, e finalmente facendo sommità, costituiscono la parte più eminente di q.o territorio. Le Serre sud.e sono circondate dalla parte di Mezzo giorno Levante dalla via pubblica sud.a di Cariati, dalla parte di Tramontana da’ beni di vari particolari Cittadini, e girando verso Ponente confinano con Caputo, e vigne Sorviti. In questo luogo vi è una pianura, ed in questa vi sono copiose acque sorgive, che unite in una gran vasca di fabbrica, servono per comodo del b di tal Istromentoestiame, che vi prende pastura. Finiscono le Serre, ed attaccato la difesa di San Giuliano, che le limita dalla parte di Mezzo giorno. La medesima Difesa di San Giuliano è in parte composta di falsi piani, ed in parte montuosa. Nella falda delle colline vi è uno specioso vigneto, e frutteto dell’Illustre Possessore, che vi li piantò in tempo che possedeva dette difese, e non ostante, che queste fossero state posteriormente restituite, pure d.o vigneto e frutteto, a viva forza se li ritiene, conforme più in disteso si è detto nell’articolo di Migliardo nella partita del Barone. Avvanzandosi d.a Difesa verso mezzogiorno ponente, confina con la Valloromula, e via pubblica, e finalmente va ad unire coi boschi suddetti dello Scafo e Caldarotto. Dette Difese sono perpetuamente tali; vi sono solamente quercie, ed alcuni bassi cespugli, e pochi piedi di ulivi, il dippiù è libero, e talora si vende in erbaggio, e talora si dona a semina, e la rendita è’ tale quale s’è portata in rubrica degli effetti dell’Università. Se la rendita tutta si convertisse in alleviamento delle once, sarebbe di gran sollievo ai poveri; ma il fatto si è che i Baroni di d.a Terra ebbero la destrezza ne’ tempi barbari di fingere polizze di tesoreria, e debiti dell’Università non sodisfatti, mostrarono zelo di sodisfarli essi medesimi e con tali finte cause di crediti, che meglio rilevansi dagl’Istromenti che n’estorsero, si costituirono creditori in ducati settemila settecento, e nove, per cui l’Università non avendo potuto finora la sussistenza di tal Istromento, è nella dura necessità di contribuirli l’annualità al 4 per cento ritenendosi a norma de reali ordini circolari in fiscali per non esser obligata di far giudizi annualmente, e contrastare colla prepotenza. Ne pende nondimeno il giudizio in S.C. per annullarsi tale finta causa, ma trattanto si doe corrispondere l’annualità che importa ducati trecento, ed otto e grana trentasei, oltre de fiscali, che come si è detto si ritengono.

I boschi di Battimolino e dell’Acqua della Mortella colla Foresta dell’Acqua de’ Lupi occupano una gran parte del territorio, e principiano pochi passi lontano dal Paese verso la parte di Oriente mezzogiorno sono di vastissima estensione. Tirano da Santoleo, e dalla Pigna, la prima del Barone, l’altra del  d.o D.r D. Benedetto Siciliani, dalla parte di  mezzogiorno levante tirano per la strada che conduce in Cirò ne descritti luoghi, escono in Cappellieri dal punto di Levante a dirittura, quindi torcendo verso la difesa di frassia, e clausura de’ particolari in S. Caterina, ed uscendo alla via della Manca di Orlando, e via via dalla parte di Tramontana arrivano nuovamente alla Pigna sud.a del Sig.r Siciliani. Tutta questa vasta estensione, ch’è sopra le duemila tomolate è boscosa, ma nella maggior parte alberata di quercie ed elci, ma questi sono in maggior quantità. Tutti i Cittadini vi vanno a Legniare, ed in tempo di inverno questi boschi, che non sono poi tanti fulti, servono di riparo, e di ricovero allo bestiame di Cittadini, ed alcune volte privandosene costoro, se ne vendono l’uso, che convergono in disgravio de pesi Civici.

Alla medesima via, e per interposizione di pochi terreni de’ particolari, s’unisce l’altro corpo demaniale denominato Principato, ed a questo è attaccato la Difesa di Frassia per due anni propria della sud.a Università. Come Principato tutto è in proprietà del Comune di Crucoli, così Frassia è di mediato, giachè l’Università solamente ha il dritto di difendersi propri de particolari Cittadini, e burgensatici del Barone, posti nel recinto e tenimento di Frassia, escluse però sempre le perpetue clausure, che vi sono del sud.o D. Bened.o Siciliani. Negli espressati terreni adunque proprii de’ particolari, l’Università per consenso forse precedentemente ottenuto dall’intiera Cittadinanza, due anni vi costituisce Difesa, quale esponendo alla candela, libera al plus offerente del prezzo più eminente ella se l’introita, e l’impiega in disgravio delle oncie de’ Cittadini. Negli altri due anni poi li proprietari di d.i terreni ivi posti come sopra,possono seminarseli, o venderseli a loro arbitrio, ed il Barone med.mo ha la stessa libertà per i terreni di lui propri.

Vanta esso Barone dritto di terzo sull’intiero estaglio della denominata Difesa, quando l’Università se la vende, ma come questa pretenzione non è giustificata né chiara, l’ha contrastato, e li contrasta questo terzo.

Detto Frassia è limitato dalle clausure d’esso Sig.r Siciliani dalla parte di Tramontana, dalla parte di Levante dalla difesa di Cappellieri territorio di Cirò, e dagli altri lati coi boschi, e foresta  dell’Acqua de’ Lupi e Battimolino.

Principiato attaccando con d.o Frassia dalla parte di Mezzogiorno, per lungo tratto, confina con Cappellieri, dalla parte di Levante confina in parte con la sud.a Difesa di Cappellieri, ed in parte colla Difesa di Janniguercio, e finalmente dalla parte di tramontana, in figura di parallelogrammo per lo lato più lungo confina con d.a Difesa di Ianniguercio, e dal lato più breve dalla parte di Ponente confina con i beni del sud.o Sig.r Siciliani. Quando piace all’Università di vendersi questi demani volontariamente se ne privano i Cittadini, e quel che se ne ricava si converte in alleviamento de’ pubblici pesi.

Possiede inoltre essa Università le boscaglie denominate le Manche di Corvinello, che principiano, e confinano con i beni di D. Antonio Celsi in Corvinello med.mo, con i beni di D. Bened.o Siciliani in Placido, e coi beni di D. Gio. Ant.o Piro in S. Barbara, e via pubblica dai lati di ponente, e di Tramontana, arrivano verso Levante nell’Arritosa di D. Dom.co Pignataro, e facendo un angolo, torquono verso le clausure di San Nicola proprie del Barone ed altri de’ particolari di Crucoli. Sono queste boscaglie basse, che servono per l’uso di tutti i Cittadini per legnarci e pascerci coi di loro animali.

Attaccano con d.e boscaglie le altre denominate di Grignari dalla parte di Tramontana, via mediante.

Questo è un monte di mediocre altezza esposto verso Borea, ed è demaniale dell’Università Med.ma. È coverto do boscaglia bassa e si estende fin’al Prato della Ministalla, arriva al cavone di Marrepuglia bassando, e poi si estende fin’a sopra la Ministalla, come s’è detto dal lato di borea Levante, e dagli altri lati è circondato dai beni de’ particolari Cittadini.

Oltre ai descritti beni che sono veri demaniali, e difese respettivamente di q.a Università, vi sono infiniti  tenimenti di territori chiamati aperti, ne’ quali l’Università vi ha l’alternativa coi Cittadini proprietari, cioè sempre che i Cittadini sud.i vogliono seminarvi, sono i padroni, ne possono esserne impediti, ma quando non vogliono, o non  possono  seminarli, l’Università e per essa i costei Cittadini, vi han il dritto sull’erba agreste, che cede al primo occupante, senza potersi impedire chi posteriormente vi vada. Questi si fatti terreni volgarmente diconsi  comuni, o sia aperti. Di tal natura è quasi l’intiero territorio, eccetto i pochi beni iscritti in Catasto per vignali, possessioni, e clausure, ed eccetto ancora que’ pochi  del Barone, che son vere difese. Di tal natura appunto sono i vasti tenimenti che vengon denominati col nome di Corso Soprano, e Sottano. Tali tenimenti son composti di terre appadronate de’ particolari Cittadini, o burgensatici dell’utile Possessore. Pretese Costui fin dal 1735 costituir difese in questi tali tenimenti di proprietà de’ particolari Cittadini, o burgensatici del medesimo, ma risentitasene q.a Università nel S.R.C., fu ordinato che il Barone avesse potuto fidare nei suoi territori feudali, senza che da tanto si fosse impedito l’uso civico, ma rispetto ai terreni aperti dell’Università, o dei Cittadini, affatto affatto li fu proibito di fidarci animali ma solamente avesse potuto esercitarvi l’uso civico, e ciò in virtù della Pram. 2 de Baronibus; di modo che abusivamente, ed in mala fede il Barone di q.a Terra, dopo esserne stato impedito dal Supremo Senato del S.R.C., e passato il decreto in giudicato, con tutto ciò si ha venduto e si vende d.i tenimenti propri de’ Cittadini, e comuni coll’Università, percependone l’annuo frutto di circa ducati ottocento, in pregiudizio de’ Cittadini, e con manifesto abuso del costoro patrimonio, di che ne pende il giudizio di reintegra per i frutti indebitamente percepiti nel divisato tribunale del S.R.C.

Anzi di più avendo l’attuale possessore locato questo predetto feudo a D. Barnaba Abenante di Rossano, questo ha introdotto un’infinità di bestiame in d.o territorio, che veggonsi numerati dal Numeratore eletto nella legale numerazione fattasene, esistente nel volume degli atti ordinatori fol….., e detti animali d’ogni pelo, avendoli mantenuti, e mantenendoli coll’erba de’ territori aperti de’ particolari Cittadini, o dell’Università, avrebbe dovuto soggettarsi a fida poiché non può tassarsi in Catasto, ma questa fida non han saputo i Deputati per anco determinarla, ed attendono dalla  Reg.a Cam.a l’oracolo per poterla esigere dal detto conduttore, che corrono ormai gli otto anni, che si ha pasciuto col proprio bestiame l’erba de’ demani universali, e de terreni appadronati, senz’aver pagato fida, come le istruzioni prescrivono, a beneficio dell’Università, ed in alleviamento dei pubblici pesi.

Inoltre l’università predetta ha il dritto di pascolare cogli animali de’ suoi Cittadini nel vasto tenimento di Pantanaro, e da principio poteva il Barone impedirne il pascolo a’ Cittadini dalla prima di Settembre, fino alla Vigilia di Natale, quindi per eludere i Cittadani, finsero i Baroni angarie, cominciarono a vessarli con vie indirette, e estorsero per un’inutile, ed illecita convenzione che avesse potuto custodirselo fin’alla prima de’ Maggio, di che per altro, ne pende anco gravame in esso S.R.C.

Finalmente questa nostra Università ha incorporato al peculio universale i beni che appariscono posti nel penultimo Luogo de’ Luoghi pii paesani il Venerabile Ospedale, che sono quegli stessi che veggonso descritti sotto tal partita e le rendite che se ne percepiscono, annualmente s’impiegano in sollievo di quei miserabili, che dovrebbero alimentarsi da d.o luogo pio, se sussistesse.”[xxxiii]

 

Note

[i] ASCz, Catasto Onciario Crucoli, 1784, f. 294v.

[ii] Maone P., Dominatori e dominati nella storia di Crucoli, Rossano 2000, p. 64.

[iii] “Vacavit et vacat per decem fere annos Cappella nuncupati S.ti Antonii extra muros terrae p.tae Cruculli ob mortem Do.Ber.ni Naschae quae cappella fere iam penitus diruta iacet nec habet redditus sufficientes ad parietum et tecti restaurationem, et cum nullus de ea fuit provisus, nemo enim illam  curat reficere, et à tota destructione reparare cum sit simplex ben.m nullam habens curam animarum modicique valoris de benegnitate S.mi D. N. obtenta faculktate ordinarius vel uniat illud  d.ti Cap.li vel sem.o, vel alicui digno pro reparatione eiusdem Cappellae conferre et providere”. ASV, Rel. Lim. Umbriaticen. “Umbriatici VII Calendas Ottobris MDCIII Alex.r Ep.us”.

[iv] Gennaio 1611 (Paolo V) De s.c. ecclesia seu cappella S. Antonii, loci Crucoli, Umbriaticen. Dioc., cuius fructus III duc. vac. per ob. Io. Caroli Monaldi, ex Ro. Cu. De mense Decembris praeteriti def. Providetur Francisco Guzzi, clerico oriundo. Russo F., Regesto, 26880.

[v] “Habet et tres alias parvas ecclesias sub invocatione S. Antonii Abbatis, S. Honufrii, S. Nicolai, quibus est annexum simplex beneficium collatum per illustri D.no Victorio Mentano Basilicae S. Petri huius Urbis Canonico”. ASV, Rel. Lim. Umbriaticen, Augustinus De Angelis 1669.

[vi] “Sunt, et aliae parvae ecclesiae quarum aliquae in peximo statu sunt redactae”. ASV, Rel. Lim. Umbriaticen Bartolomeo Oliverio 1700.

[vii] Il Marchese di Crucoli Nicola Amalfitano possiede Petrosella terre aratorie che si pretendevano di S. Antonio Abate, confinate da quelle di D. Benedetto Siciliani. ASCz, Catasto Onciario di Crucoli, f. 149v.

[viii] Nel Catasto Onciario del 1784 sono enumerati 19 cittadini che pagano un annuo canone alla Badia. ASCz, Catasto onciario, f. 257v.

[ix] ASV, Rel. Lim. Umbriaticen. Ciro Kalendis Februarii MDCCLXXXIII.

[x] ASCz, Catasto Onciario di Crucoli, ff. 256v-258r.

[xi] Giacomo Puglise possiede un orto in S. Antonio confinato da quello di Gaetano Celidonio e via pubblica (ASCz, Catasto Onciario di Crucoli, 1784, f. 102v). Gaetano Celidonio possiede un orto in S. Antonio, misurato per ottavo uno, confinato d’altro orto di Marco Castello e via pubblica (Ibidem, f. 115). Il Mag.co Lorenzo Macrì possiede un Magazzino in S. Antonio fuori l’abitato serve per uso proprio (Ibidem, f. 136v). Marco Castello Sindaco possiede un orto in S. Antonio misurato per ottavi due con fichi ed altro (Ibidem, f. 140). Vincenzo La Via possiede in S. Antonio un orto confine quello di Marco Castello misurato per ottavi tre (Ibidem, f. 201). Il suddiacono Gio. Batt.a Pizzata possiede in Trascia, o sia S. Antonio, orto con ulivi, e celsi, giusta i beni del mag.co Lorenzo Macrì, misurata per tt.e una e mezza (Ibidem, f. 239v).

[xii] D. Domenico Giglio pagava un annuo canone di carlini cinque, affisso sulla clausura di S. Barbara a beneficio della Badia di S. Antonio a cui ancora altri grana venticinque annui (ASCz, Catasto Onciario di Crucoli, 1784, f. 239). D. Gio. Antonio Piro possiede Roscianiti terre seminatorie tt.e sei, proprie a quelle di S. Antonio. Paga un annuo canone di carlini cinque, affisso sulla clausura di S. Barbara a Beneficio della Badia di S. Antonio; a cui ancora altri grana venticinque annui (Ibidem, f. 239). Brigida Natali paga un annuo canone di 50 grana su Papamone. Vittoria di Floria paga un annuo canone di 30 grana sull’orto di Scaccieri (Ibidem, f. 239v), ecc.

[xiii] Pellicano Castagna M., Storia dei feudi e dei titoli nobiliari della Calabria, CBC Editrice, 1996, Vol. II, p. 205.

[xiv] Maone P., Dominatori e dominati nella storia di Crucoli, Grafosud, 2000, p.62.

[xv] “Gli Ill.i possessori di questa Terra, secondo il primo acquisto che fecero di q.o feudo, altro non possedettero se non che un picciol, tenimento nella Badia, altro nel Mortilletto, il Canneto, il Giardino della Torretta, e pochi piedi di ulivi, che appena fruttavano dieci botti l’anno, così si riscontra, come si riscontra dalla fede de’ rilevi del 1543 esistente nel volume degli atti ordinatori del presente Catasto, avevano altresì pochi terratici in grano, ed in orzo, ed il tenimento delle Campie, di modo che il m.co Giulio d’Aquino come allora chiamavasi, e la m.ca Aurelia Torres si dismisero di questo Feudo verso il principio del XVII secolo, che fece acquisto la famiglia dell’attuale utile Possessore.” “Rubrica de’ beni, che l’illustre Possessore vuole per Feudali giusta le fedi de’ rilevi del 1543, e 1708”. ASCz, Catasto Onciario Crucoli, 1784, f. 294v.

[xvi] Abbadia fitto anno 1590 duc. 200 (in mass. 220 se in erbaggio) anno 1657 duc. 190 (erbaggio) anno 1709 duc. 270. Maone P., Dominatori e dominati nella storia di Crucoli, Grafosud, 2000, p. 67.

[xvii] ASCz, Catasto Onciario Crucoli, 1784, f. 301.

[xviii] ASCz, Catasto Onciario Crucoli, 1784, f. 253.

[xix] Il Melissioti, oltre a detenere la cappellania di Santa Anna aveva anche alcuni beni patrimoniali in territorio di Crucoli, tra i quali alcune terre in località Patrice, Cantamissa, Frassia e Acqua Salita. ASCz, Catasto Onciario di Crucoli, 1784, f. 244v.

[xx] La cappellania esigeva annui censi da Dom.co Gazzo, Benedetto Bandino, Dom.co La Motta, Fran.co Basile Cucara, Filippo Cantelmo, Giacomo Motagnese, Giovanni Liguori, Giovanni Grispo, Salvadore Oriolo, Er. Carlo Scutifero, Marco Castello, Nicola Madero, Pietro Fulitano e R.ndo D. Gio. Ant.o Piro (acqua Canna, Orticello dell’Aricella). ASCz, Catasto Onciario di Crucoli, 1784, ff 239, 244v.

[xxi] ASCz, Catasto Onciario di Crucoli, 1784,, f. 253.

[xxii] Dal D.r D. Benedetto Siciliani per un capitale di Ducati quaranta alla ragione del 4 per cento carlini 16, Er. Giuseppe Scavello can.e enfiteutico 0:50, Ant.no L’Amantea can.e 0:30, Donato Bruno can.e 0:20, Gio. L’Amantea e per esso D. Fran.co Fazio 0:20, Antonio Domanico 0:30, Silvestro Jemmolo 0:40,Tommaso Zico 0:20. ASCz, Catasto Onciario di Crucoli, 1784, f. 248.

[xxiii] Accetta F., I conventi agostiniani della Congregazione degli Zumpani in Calabria Citra, Calabria letteraria, n. 4/6, 1996.

[xxiv] Maone P., Dominatori e dominati nella storia di Crucoli, Rossano 2000, p. 64.

[xxv] ASV, Rel. Lim. Umbriaticen., 1600.

[xxvi] Crucoli 15 marzo 1612. Davanti al notaio compaiono Francesco Caracciolo con la moglie Laura Fiorentina e la figlia Anna Caracciolo, da una parte. Dall’altra compare Gioseppe de Gioanne de terra Savoia, piemontese del contado di Nizza, per stipulare il contratto di matrimonio per verba de futuro che poi fu celebrato. Con la condizione che non succedendo figli legittimi, in tal caso succeda “la cappella delli Caraccioli Fiorentini et de Gio. posta dentro la SS.ma Annunciata del monastero degli Eremitani”. ASCz, Not. Goretto Alfonso, B. 110, ff. 110 – 114.

[xxvii] Nel 1614 è priore Frate Possidonio Rizzo della terra di Crucoli, segue l’anno dopo Frate Gilermo di Cruculi. Sono presenti nel monastero i frati Zumpano di Crucoli, Angelo di Crucoli e Pissidonio di Crucoli. ASCz, Not. Goretto Alfonso, B. 110, f. 65 sgg.

[xxviii] Crucoli 7 marzo 1614. Compaiono i coniugi Placidea Villa e Luigi Longo da una parte, e frate Possidonio Rizzo della Terra di Crucoli, priore della SS.ma Annunziata della terra di Crucoli, dall’altra. I coniugi dichiarano di possedere un molendino in località “la Rittusa seu Calanitti iusta vineale Joannis Gregorii Carnignani viam pub.cam”. Il priore e i frati dichiarano di avere una certa parte di casaleno lasciata da un certo frate del monastero in località “la porta delo fosso iusta domum Joannis Thomae Salvati iusta alteram partem casaleni Joannis Petri de Simino”. Permuta. ASCz, Not. Goretto Alfonso, B. 110, f. 85.

Nel 1615 Concessione di poter cambiare un terreno di Francesco Carlino, situato in località lo poro con un ortale del convento, con olivi ed altri alberi da frutto in località lo Canalicchio. Sono presenti nel monastero il priore frate Zumpano di Crucoli, Angelo di Crucoli e Pissidonio di Crucoli. ASCz, Goretto Alfonso B. 110, f. 237.

[xxix] Crucoli 16 settembre 1614. Colella Palazzo di Crucoli dichiara che per sua devozione e per intervento di superiori, fu fatto oblato della SS.ma Annunziata come appare da bolle spedite in Roma, e non avendo altro da dare per elemosina a detta chiesa, donò alla chiesa un pezzo di terre posto in territorio di Crucoli in località detta Frassia e trenta carlini annui vita durante. ASCz, Not. Goretto Alfonso, B. 110, f.118.

[xxx] Nel monastero il 10 gennaio 1615 fa testamento Horatio Broni “de rure Abrigliani dello vico”. Il Broni “nella camera della cocina” con molte ferite fa testamento lasciando eredi la moglie ed i figli. Vuole essere seppellito nella chiesa dell’Annunziata alla quale lascia carlini 20 per riparazione della chiesa e perdona Marsilio Letteri che lo ha ferito. ASCz, Not. Goretto Alfonso B. 110, f.166.

[xxxi] “Sunt insuper in eadem dioecesi duo monasteria fratrum ordinis S.ti Augustini alterum scilicet in terra cruculi, alterum in terra melissae cumque in unoquoque ipsorum resideat de familia tres, et ad summam quatuor fratres nulla viget in eis regularis disciplina, imò soli, et dissociati die, noctuq. per oppida ptt.a et per totam diocesim, et extra vagantur”. ASV, Rel. Lim. Umbriaticen., 3 novembre 1643.

[xxxii] ASV, Rel. Lim. Umbriaticen., 1653.

[xxxiii] ASCz, Catasto Onciario Crucoli, 1784.

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