[Cenni storici su Cotronei]
di Andrea PESAVENTO
Supplica dell’università di Cotronei contro il
feudatario (1698).
L’Università espone a V. E. come essendosi per il suo Regio Coll.e
ordinato che la supplicante non fusse molestata dal utile suo
patrone e sua corte nel rifarse un’ogliara seu trappeto che da più
secoli ha posseduto, et anco che gli suoi poveri cittadini non
fussero molestati nell’andare a macinare le loro olive cosi nelle
proprie ogliara, come in quelle delle cappelle del SS.mo Rosario, e
S.to Antonio e non ostante detta prhibitione di V. E. pretende la
Baronessa e per essa il m.co Roggiero Cavaselice suo marito non solo
molestare per mezzo della sua corte la supplicante e suoi cittadini,
ma si vanta volere demolire l’ogliara della supplicante
procurando……. ottenere ordini al contrario d’altri tribunali per
opprimere così le raggioni come la libertà della supplicante e suoi
cittadini col semplice supporto di tenere jus proibendi, quando da
tempo immemorabile la supplicante e suoi cittadini è stata, e sta in
possesso così di tenere e edificare detti trappeti, come ancora di
tutti e qualsivogliano atti cohartativi, però ricorre e supplica V.
E. degnarse ordinare che detto utile padrone e sua corte, come
ancora la Reg.a Audienza Provinciale di Catanzaro non molestino la
supplicante e suoi cittadini nelle cose sopradette.
Una rissa tra mandriani a Cotronei
Exculpatio facta per Dominicum Marrazzo Thomae de Mauro.
Il 7 settembre 1655 a Roccabernarda “in foro Mulerae” davanti al
mag.co Thoma Rizza luogotenente e magistro nundinarum Domenico
Marrazzo di Planis delle pertinenze di Cosenza discolpa Masi de
Mauro per l’uccisione del fratello Gasparro Marrazzo avvenuta
durante una rissa a Cotronei.
Domenico Marrazzo spontaneamente asserisce davanti al notaio
Giacinto Amoroso: “Come questi anni prossimi passati il q.m Gasparro
Marrazzo suo fratello utrinque coniuncto stando nello Cutronei un
giorno venne de parole con Gio. Girolimo di Acri, che stava nel
med.o luoco per causa di certo danno dato, per le quali parole
immediatamente vennero nelle mani et in quello istante da certe
persone che ivi erano fu chiamato Masi de Mauro et dettoli che fusse
andato a rimediare acciò non si fussero offesi, per lo che essendo
corso d.o Masi et visto con effetto che detto Acri era tutto
insangolentato si pose per lo mezo et havendo visto che d.o Acri era
ferito et nello spartire che fece parim.te esso Masi fu ferito
cacciò dalla sacca uno cortello et tirò la volta di d.o Gasparro suo
fratello, il quale havea ferito ad ambedue, di modo tale che per d.a
cortellata d.o suo fratello se ne morì et dalla corte di detti
Cutronei ne fu presa inf.e e querela di esso Dom.co fratello di d.o
Gasparro et havendo conosciuto esso Dom.co che quella fu vera rissa
con caso pensato con effetto non ne fu colpevole esso Masi, ma
cercato di difendersi a suo potere….. (ANC. 180, 1655, 57-58).
Un’annata difficile
Dopo che l'annata piovosa ed una terribile invasione di topi
avevano distrutto il raccolto del 1754, seguì un inverno gelido ed
una primavera arida e fredda, che causò il raccolto memorabile per
la sterilità del 1755. La situazione alimentare era andata
ulteriormente aggravandosi anche perché, per l'incertezza dei
raccolti ed il fallimento dei coloni, già da tempo i possessori
delle vaste estensioni feudali ed ecclesiastiche non trovando o
trovando rischioso affittare a semina, avevano allargato i terreni a
pascolo. In tal modo, interrompendo la rotazione, i terreni a semina
si erano rovinati ed inselvatichiti.
Aveva accresciuto il deterioramento dei fondi oltre alla povertà
causata dal fallimento dei raccolti anche la mancanza di coloni e lo
spopolamento delle campagne, causate dal vaiolo e dalla malaria.
Le gabelle lontane dai paesi, soggette alle ripetute inondazioni
dei fiumi, arenose o sassose, poste "in luogo di mala aera dove i
coloni in tempo della raccolta, vi perderebbero la vita", non più
"rotte a massaria", erano diventate in breve boscose, pantanose ed
incolte.
In tale periodo la popolazione di Cotronei dovette subire una forte
penuria di grano e ci fu chi tentò di speculare. Infatti prevedendo
l’arrivo della carestia e della fame, alcuni benestanti ed
ecclesiastici di Cotronei nell’autunno del 1754 si rifornirono di
grano presso i mercanti di Crotone. Il grano fu pagato ad un prezzo
molto elevato, quasi al doppio rispetto al suo valore in una annata
normale, ma gli speculatori pensarono che esistevano le condizioni
per un lauto guadagno. L’intento era di darlo a credito ai coloni ed
agli abitanti del luogo, i quali stretti dalla carestia e dalla fame
si sarebbero impegnati a pagarlo a prezzo altissimo pur di seminare
e di sfamarsi. Con il grano ed il denaro frutto della speculazione
essi avrebbero saldato i mercanti crotonesi e nello stesso tempo si
sarebbero arricchiti. Ma l’annata che seguì fu ancora peggiore ed i
Cotronellari che avevano avuto in prestito il grano non riuscirono a
sdebitarsi, causando l’insolvenza ed il fallimento anche di coloro
che si erano esposti verso i mercanti crotonesi.
La vicenda
Il 14 gennaio 1756 si presentano in Crotone presso il notaio Nicola
Rotella da Mesoraca, abitante a Crotone, il nobile Pietro Zurlo da
una parte e dall’altra Nicola Cervino e Gaetano Marinelli della
terra di Cotronei, i quali rappresentano anche il sacerdote secolare
Don Stefano Rossi, loro compaesano.
Il Cervino e soci il 2 ottobre 1754 si obbligarono ad acquistare
dallo Zurlo 600 tomoli di grano al prezzo di carlini 15 e grana 4 il
tomolo per la somma complessiva di ducati 924. Grano che doveva
essere trasportato in Cotronei a spese del venditore Zurlo, mentre i
compratori si impegnarono a pagare il grano in più rate, l’ultima
delle quali in scadenza al 20 giugno 1755.
Lo Zurlo mantenne il suo impegno e fece trasportare in Cotronei il
grano, consegnandolo agli acquirenti nella quantità e qualità
pattuita. Non così gli acquirenti, i quali solo in parte mantennero
il loro impegno, tanto che alla scadenza erano ancora in debito di
ducati 132. Il venditore cercò di ottenere il dovuto facendo
pressione sui debitori. Passando il tempo senza ottenere nulla, si
rivolse alla Regia Udienza della Provincia di Calabria Ultra. Questa
dapprima intimò ai morosi di pagare e poi procedette al sequestro
dei loro beni. Quindi ne ordinò la vendita, dando incarico nel
dicembre 1755 a Gregorio Merchetante di Catanzaro.
Mentre il Merchetante stava per svolgere il suo mandato, i debitori,
impauriti e messi alle strette, si rivolsero a più persone amiche
dello Zurlo, nel tentativo di bloccare il sequestro e la vendita dei
loro beni. Tra queste vi era il Dottor Antonio Tronca di Policastro,
il quale, comprendendo le difficoltà e rendendosi garante dei
malcapitati, intercedette presso lo Zurlo, per sospendere il
sequestro e dilatare il pagamento fino al luglio 1756. Egli allora
inviò allo Zurlo la seguente lettera: “Mio Sig.re Fra.llo e P.ne
Gener.mo e Preg.mo. Si portano costi il Sig.r Nicolò Cervino e
Gaetano Marinelli de Cutronei per ratificare il di loro debito per
resta del havuto grano e laccenno che non han potuto rinvenire il
denaro di tutte le spese ancorche avessero qui portato li pegni, li
quali l’ho insinuato di pardar li costi per sodisfare in parte le
spese occorse e fratanto per la somma che si obligheranno li sud.i
de Cotronei resterò con avanzi con V. S. e questa li serva per sua
cautela e nell’obligo che faranno facci exprimere firmo remanente il
sequestro fatto, siccome anche io l’ho fatti obligare con me, e
circa riliqua viva sicuro del suo credito, giacche in questo tempo
d’inverno nelli Cotronei non si sa che cosa sia il denaro da veruna
persona, e perciò bisogna aver la pazienza e carità siccome l’ho
avuta io, che mi sono inserito a tanto sapendo per altro le persone
che nel tempo dovuto non possono mancare, ed avendono ora mancato
ciò è favorito perché il grano lo distribuivano tra i cittadini e
non hanno potuto pagare per l’annata sovragiunta penuriosa che è
quanto ne conviene pregare V. S. alla quale resto. Policastro 12
Gen.ro 1756”. Ed aggiungeva: “ Circa le diete del Commissario prego
anche V. S. adoprarsi e far godere a miei raccomandati qualche
dolcezza, vi è più che li sud.ti non furno notificati, come hanno
fatto costare a V. S. a chi di bel nuovo obb. Aff.mo F.llo Sempre
Ob. Antonio Tronca.” Lo Zurlo venne incontro alla richiesta del
Tronca, persona amica e ragguardevole, e concedendo la dilazione,
impegnò i debitori a pagare i ducati 132 più altri ducati 31 e grana
60, quest’ultimi spesi per portare avanti la causa. (ANC. 1125,
1756, 24-28v).
Il seguito
L'annata 1756 fu fertilissima; in autunno il grano fu trattato a
soli 97 grana e 6 cavalli il tomolo. Seguì il buon raccolto del 1757
e poi lo scarso 1758, a causa del gelo primaverile. (a. p.)

