[Documenti per una storia sociale di Cotronei]
di Andrea PESAVENTO
Le vicende, che hanno riguardato la popolazione
di Cotronei, sono state spesso scandite da eventi che hanno avuto
origine da liti sia per il diritto di pascolo e di semina, sia per
l'occupazione abusiva di terreni. Spesso i protagonisti, loro
malgrado, sono i custodi delle mandrie ed i coloni di Cotronei e dei
paesi vicini. Costoro infatti seminano e pascolano su terreni
altrui. Solo dal lavoro traggono i mezzi per poter alimentare la
loro famiglia, in quanto sono privi di risorse sufficienti. I coloni
devono chiedere in fitto le terre ed indebitarsi per avere i semi ed
i buoi per coltivarle. I custodi delle mandrie per avere in affido
le greggi devono sottomettersi agli abati, ai vescovi, ai feudatari
ed ai nobili e/o ai loro procuratori. Questo insieme di obblighi,
oltre a rendere gli abitanti di Cotronei di continuo indebitati e
dipendenti dal capriccio altrui, li espone a subire aggressioni e
danni, a causa delle interminabili liti, che sovente oppongono tra
loro i grandi proprietari.
Riportiamo alcuni documenti provenienti dall'Archivio di Stato di
Catanzaro, che gettano luce su alcuni episodi verificatisi in
territorio di Cotronei. Pur non datati, essi sono riferibili ad
avvenimenti accaduti tra la fine del Seicento e l'inizio del
Settecento.
Un sequestro di bestiame
In presenza del notaio Filippo Antonio de Rosa di Roccabernarda
il balivo di Cotronei Giuseppe Vetere dichiara che, se entro due
giorni non verranno pagati i diritti che gli spettano, il bestiame
che egli ha incarcerato verrà venduto.
In p(rese)ntia di noi p(ubli)co Apostolico e Reg(io) Not(aro)
Filippantonio de Rosa della T(er)ra di Roccabernarda comp(a)re
Giuseppe Vetere Baglivo della Terra delli Cotronei, e dice, come
sendono stati da esso comp(aren)te carcerati li bovi del
V(enerabil)e Munistero del Casale di S(ant)a Maria d'Altilia, ed una
vacca di Antonio Morfone, che pascolavano a guardia fitta col
custode nel territorio di d(ett)a T(er)ra delli Cotronei, tuttochè
dalli messi di detto V(enerabil)e Munistero, e Frate di Pasquale più
e più volte siasi andato in d(ett)a T(er)ra de' Cotronei a vedere
d(ett)i bovi, e presentem(ent)e in custodia de' med(esi)mi si tenga
il bovarello del massaro di d(ett)o V(enerabil)e Munistero,
tuttavolta dal R(everendissi)mo P. Abbate di d(ett)o V(enerabil)e
Munistero non si è curato, nè si cura pagare in potere di esso
Baglivo li jussi della Bagliva per escarcerarsi d(ett)i animali.
Pertanto se ne comp(a)re avanti di voi sud(ett)o not(a)ro,e fà
istanza, che facessivo sapere, e cerziorassivo a d(ett)o R.mo P.
Abbate di d(ett)o V(enerabil)e Munistero, acciò fra lo spazio di
giorni due, dopo' senza altra dimora pagasse ad esso Baglivo li
jussi alla d(ett)a Bagliva spettantino per d(ett)i bovi carcerati, ò
che fra detto termine si riscattasse li cennati bovi, e vacca, in
caso contrario, elasso detto t(ermi)ne, si procederà alla vendita di
d(ett)i bovi, e vacca;e così dice, e fa ist(an)za.
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Una usurpazione di terreni
Il procuratore del monastero di S. Maria di Altilia protesta perché,
nonostante sia stato riconosciuto dal tribunale che Nicolò Cervino
di Cotronei ha occupato alcuni terreni dell'abbazia, la sentenza
tarda ad essere eseguita. Secondo l’accusa, il Cervino, già erario
della Camera Principale di Cotronei, non solo è riuscito a farsi
legittimare quanto ha usurpato, ma tenta con la forza ed alterando i
segni di confine, di allargare le sue mire su altri terreni vicini,
pur essendo stato colpito da "molti riveli di scomunica, fatti in
presenza dell'arciprete di Cotronei".
I documenti, oltre a far luce su alcuni episodi di usurpazione, ci
indicano la toponomastica dei luoghi e l'esistenza di antichi luoghi
di culto, ora scomparsi. Veniamo così a localizzare l'antica chiesa
di San Nicola de Vetrano o Vitrano, situata nella località ancora
nel Settecento indicata come “Vitrano” o “Macchia di Tacina”.
I documenti
Nell'Udienza delle Seconde dello Stato de Cotronei, ed in
presenza del Sig.r Giudice, ed Uditore G(enera)le della med(esi)ma
comparisce il Procuratore del V(enerabi)le Regal Monas(te)ro de P.P.
Cisterciensi d'Altilia, e dice. Come avendo introdotto giudizio di
reintegrazione contro al mag.co Nicolo Cervino per alcuni corpi,
come dagl'atti, ser, ser dalla Corte dalle prime si emanò sentenza
diffinitiva à favore del comparente, e per l'osservanza delle
Lettere inibitoriali da essa Ud(ienz)a G(enera)le spedite si ordinò
parim.te la trasnissione degl'atti, quali non solo non furono infra
legitima tempora trasmessi in essa Ud(ienz)a delle Seconde, ma nè
anche si è procurata a tenore del giusto la di loro apertura, tutto
a fine di dilatarsi il giudizio in grave danno e pregiudizio del
riferito comparente, scorgendosi manifestam(en)te ogni cosa dal
giorno della notificazione del decreto, fino al dì corr(en)te. Per
tanto ricorrendo nella pred(ett)a Ud(ienz)a delle Seconde, fa
istanza, che per l'accennate cause si voglia determinare
dichiarandosi l'appelaz(io)ne deserta, come non proseguita infra
legitima tempora, e rimandandosi gli atti ordinarsi alla Corte delle
prime di porre in esecuzione la sua sentenza, una con tutti gli
annessi, connessi, e dependenti, et previa protest.e expensarum.
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Tra stabili, che ha pacificam(en)te posseduto il Venerabil Monstero
di S(ant)a Maria d'Altilia, v'è la Difesa nominata volgarm(en)te
Pascale sita e posta nel distretto della Regia Sila. La medesima è
stata ed è del pieno dominio e legitimo possesso immemorabile de
P.P. di d(ett)o Monistero. Anni dodici sono, e propriam(en)te nel
luogo detto La Castagna acqua fondente il su il magn(ifi)co Nicolò
Cervino della Terra de' Cotronei, allora Erario della Camera
Principale violentem(en)te se l'occupò, incorporando d(ett)o luogo
della Castagna ad altra sua continenza di Terra pretesa, chiamata La
Macchia di Tacina, abbenchè mai posseduta da' suoi antenati
legitimam(en)te. In tal violenta occupaz(io)ne il d(ett)o Nicolò
Cervino si è manutenuto ed al p(rese)nte si manutiene in possesso,
abbenchè illecitimo, tall'occupazione, mercè la prepotenza del
med(esim)o e le Provisioni ottenute da' Superiori Tribunali di
Napoli, ove per tal causa vi faranno l'Atti.
Al p(rese)nte il d(ett)o Nicolò Cervino, non contento di q(uel)le
prime occupaz(io)ni ha di bel nuovo tentato, siccome de facto nella
caduta settimana de 5 del cor(ren)te Maggio vì armata andò con altre
persone armate, affinchè avesse sostenuto i coloni, a chi avea
assignato La Marinella pertinenza di d(ett)a Difesa di Pascale, che
secondo il parere degli uomini antichi e probi della Terra de'
Cotronei è stata semp(r)e ab immemorabili del Dominio e possesso di
d(ett)o Monistero, come pure dalle notizie av(u)te dalle scritture
di d(ett)o Cervino, atteso dalla descriz(io)ne de' limiti, non va
con la sua terra pretesa detta Macchia di Tacina
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Nella Principal Corte della Terra delli Cotronei comparisce il P.re
Procu(rato)re del V(enerabi)le monistero di S(an) Maria di Altilia,
e dice, come il suo principale possiede nella Regia Sila un
comprensortio di terre nomato l'Abbadia di S(an) Duca e Pascale
confinante della seguente maniera V./ Incipit a Vallone Tassiti quod
vocatur de Grecis et vadit ad flumen Ampulini, et ascendit per ipsum
Vallonem Tassiti, et vadit ad Arenosam, et deinde vadit ad Acquam
Frigidam, et ferit ad Vallonem de Migliaretis, et descendit inde ad
Sanctum Nicolaum Vetranum et egreditur ad vallonem de Nucilletta, et
vadit inde recte de costera, et exit ad flumen Ampulini et deinde
ascendit ad flumen Ampulini, et concluditur, sincome dalle varie
concessioni Reali ed Instrumenti di ricompre che in pronto esibisce,
come il tutto rilevasi. Or il Magnifico Nicolò Cervino di d(ett)a
terra delli Cotronei, non contento di aversi occupato nell'anni
addietro due membri di essa Abbadia appellati Macchia di Tacina, seu
S(an) Nicola Vitrano, e Macchia della Castagna, per lo che se ne
intentato giudizio di spoglio e ne riportò esso Cervino la sentenza
contraria, quale si deve mandare in esecuzione dal Sig.r Giudice
delle Seconde, dove d(ett)o Cervino si appellò, come il tutto appare
dalla sentenza del Governadore pro tempore, essendo ora scorsi li
fatali da più tempo, come ancora l'anni tre della nuova Parmatica
devesi dichiarare d(ett)a causa deserta da d(ett)o Giudice delle
Seconde, di bel nuovo anche ne tempi addietro approfittandosi
d(ett)o Cervino dell'uffizio di erario, che esercitava, con una
quantità di persone armate si conferì in d(ett)a Abbadia di S(an)
Duca e Pascale, e volendo dilatare li confini delli luoghi, che
occupati avea, impose a quelli, che avessero confusi alcuni fini, e
proprio nel luogo, che si dice il Pino Intronato timpone Selona, ed
altri fini, come il tutto chiaram(ent)e appare da molti riveli di
scomunica fatti in presenza del Sig.r Arciprete delli Cotronei, che
in copia esibisce, loche ancora apparisce da copia degl'atti
fabricati per l'occupazioni asserite, quale copia si conserva
nell'Archivio delli Cotronei, ove sono le deposizioni de testimoni a
cio comparenti. Pertanto il comparente fa istanza, che in vista di
d(ett)a copia si richiamino li testimoni a ratificare le loro
deposizioni et si opus fuerit farsi ... super faciem loci e si
proceda contro il Cervino criminalm(ent)e a tenore della legge....

