Breve storia e descrizione di Cotronei (1727)

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Cotronei (KR).

“La terra de Cotronei, se bene nel stato presente dimostrasse umile la sua origine, non sortì così però la sua cuna, che gliela diede la Republica Cotronese, all’ora quando cresciut’in gloria, ed in potenza, siccome sapea produrre figli che nel valore potean domare l’audacia de’ Sibariti competitori, e resistere all’Aquile Romane che sin dal Tebro svolazzarono in questi lidi, nel tempo d’Anibale colle sue reliquie, racchiuse nella Petilia, così anche alimentò dell’altri la generosità de cui cuori conoscendo per angusto giro la vastità delle sue mura, cercarono fuori di essi dilatarne il dominio con fondar delle colonie, una di queste piantarono nelli monti di questo territorio ove si dicono i Palazza sicome dimostrano gli edifizi c’attualmente si scorgono, che nella magnificenza de medesimi si scorge il fumo per anche della di loro antica superbia; l’amenità del sito, la dolcezza del clima, e tutte le commodità che si ricercano per un publico vivere, ci fan credere che sia stata una colonia la più ricca e populata c’avesse tenuto la Crotoniata potenza, oltre l’altri vestiggi ch’alla giornata si trovano per tutto il territorio, e soprattutto dove si dice La Misurachella che ci fan supporre Luogo di Posata, o di Posta per trovarsi e carafine di vetro, di creta finissima, robba di stagno, e di piombo, come si vedono alla giornata in casa dell’odierno Arciprete che ne conserva molti.

Ma il tempo che col suo inudo dente ch’ogni cosa qua giù rode, e consuma destrutta la sudetta abitazione dispergè li superstiti abitatori dalla furia di Marte per la selva non trovarono luogo permanente o sia per  il timore, e per l’inabiltà di potervi edificare nuova abitazione; ed ora in Rivioti, ora in S. Venere da pellegrini menarono la di loro vita sino a tanto che successe l’infelice, e deplorevole perdita dell’Albania e Negraponte molti di questi che non vollero chinare la di loro Xque cerviti santificatur coll’acqua battesimale ed adorare la mezza Luna ottomana dell’Alerrano s’unirono con quei che soggiornavano fra le selve in questo territorio a fondare nuov’abitazione per ricovero di loro sciagure, e per asilo delle di loro troppo decaduta condizione; molte furono le famiglie che buttarono a fondamenti a questa terra fra quali la Gangale, Virga, Bisulca, Musacchi, Cortece, Billi già estinta, Basti, Iolmi, Masi, Ioele.

M’ecco quando credeano d’haver colla nuova abitazione inchiodata la di loro fortuna colla libertà, e colla quiete, si trovarono inceppati nel vassallaggio, e le di loro collo nel giogo sotto il dominio de Morani conte di Martirano ottenuto in feudo sotto il rinovato nome de Cotronei; famiglia che per più secoli la signoreggiò sino a D.na Auria che per causa di matrimonio lo trasferì a quella de Sersali, che puoco tempo la dominò, quindi anche per detta causa passando a quella del Caraccioli stiede per lo spazio di più lustri sotto del dolcissimo dominio di quelli, de quali oggi vi è il S.r D. Carlo duca di Belcastro e Prencipe di Forino che nel 1711 per suoi disegni lo vendè assieme con Policastro all’Ecc.mo S.r D. Gio. Batt.a Filomarino attual Padrone  per il prezzo di 85 m. D. lasciandoci un’affettuosa memoria del di lui governo, e consolati almeno per averci provisto d’un Padrone di pari amore, di tutta giustizia, e di tenerissima coscienza. Sta situata la terra di Cotronei nella scesa delli monti che formano la regia Sila quello di Cocciolo, Pietro Virga ed altri la fan corona per parte d’occidente lontana da Cosenza miglia 35 in circa da casali trenta, Per l’oriente è in faccia del mare Ionio. Lontana dal Cotrone miglia 24. Ha superiore alla Rocca Bernarda, S. Severina, Cutro, Isola, S. Mauro e Scandale e del mare di Strongoli delle Castella d’Anibale. Per mezzo di la divide da Policastro dal fiume Tacina e per australe quello di Neto che la porta per confini la terra di Caccuri, e di Belvedere, Monte Spinello Altilia oltre dell’altre che fan dilettevole la di lui lunghissima vista. Secondo l’ultimo stato dell’anime l’abitano da 992 persone tra maschi e donne, tiene acque famose, il suo territorio se ben piccolo è fertile d’ogni genere di vettovaglie, abonda di vini e di frutta; vi è un continuo passaggio essendo capo di giornata tra il Marchesato e la provincia di Cosenza, e quasi tutta la bestiame della Calabria Citra ha da passare per vicino le mura di detta terra nel 8bre, e giugno che calano e si ritirano dal pascolo preso nelle marine l’inverno. L’aire è perfettissimo ed un di migliori del Marchesato, di modo che li Baroni vi han fabricato un comodissimo Palazzo per loro abitazione.

Si governa la terra per un sindaco e due eletti che si eliggono in publico parlamento a 15 agosto d’ogni anno, fa il mastrogiurato che si destina dal barone con sua patente, che due medici de migliori che sono in queste parti ch’è il S.r Fabio di Luca ed il Rev. D. Luca Antonio Virga, ambedue delle prime famiglie del paese.

Vi sono cinque chiese. La matrice sotto il titolo del glorioso S. Nicolò Pontefice ch’è parocchiale, quella del carmine, di S. Rocco, della SS.ma Annunciata e di San Marco, delle quali si ne discorrerà nel di loro luogo. La terra sta semipiana sopra terra asciutta chiamata Sanzo e l’inverno libera in tutta parte da fanghi, tiene acque bellissime, e circondata di giardini che le somministra la comodità delle foglie, com’altresi di caccia, e pesca delli fiumi che abbondano di belle e famose trotte ed anguille.

Chiesa Madre

La chiesa matrice de Cotronei è situata in forma di isola nella parte australe dedicata al Glorioso Arcivescovo di Mira S. Nicolò Pontefice detto di Bari è Parocchia di detta terra nella quale convengono tutti li cittadini a far le funzioni ecclesiastiche ed a ricevere i S. Sagramenti. Fu fondata dal Publico il qual è obligato mantener la nave della chiesa a sue spese, com’altresi quella di S. Nicolò, e del Venerabile qualora non si rendessero sufficienti le rendite che tiene assegnate per il mantenimento, com’ancora è tenuto a somministrar le cavalcature a Preti per andar a pigliar l’olii santi nel giovedi Santo e l’accompagnamento dovuto, e decente.

E governata da un arciprete e Parroco toccante al spirituale che porta la cura dell’Anime, a cui detto Publico somministra D.ti Cinquanta l’anno per le Decime, col peso di celebrare domeniche, e feste pro Populo, a somministrarle i SS. Sagramenti.

Tiene anche il Sagrestano a cui l’università sud.a corrisponde D.ti sei annui per il serv. Che presta, ed una casa per abitarci quando non si havesse, o per affittarsila.

Intorno alla chiesa vi sta il cimitero ristretto da piccolo muro che lo dimostra luogo immune e di Refuggio. Vi sono nella chiesa due porte per le quali s’entra. La Grande che sta dirimpetto a Ponente verso occaso formata di cantoni piani situata quella di Ligname sopra cardini con portello che contiene il commodo della mascatura, e scoppo per serrare ed aprire. La piccola è nella parte meridionale fra il campanile, e la cappella del Rosario. La chiesa è di forma lunga in un’ala, e l’altare maggiore sta nell’ultimo dentro il coro che s’erge in cinque gradini isolato che lo rende maestoso con una custodia grande ben fatta dorata che dalla Annun.ta di Napoli fu trasportata qui dalla devozione de’ Baroni Sresali dalla di cui pietà fu eretto dell’altare come lo dimostrano l’imprese laterali.

Tiene due ciborii un inferiore, e l’altro superiore in cui vi sta nella parte depinta la Cena di N. S. G. C. di buon pennello nella quale si conserva solamente l’ostensorio. Le 3e Domeniche, e Corpus Domini per non esser capace l’inferiore dentro di cui si conservano due pissidi coll’Augustissimo Sagramento non solo per esservi Venerato come luogo destinato ma per poratrsi all’infermi per viatico. Attorno l’altare maggiore sta al presente il coro ove convengono gl’Ecclesiastici a tributar Inni di lode, e di Benediz.e al Sommo Dio, e ogni Dom.ca e feste cantando la messa Parochiale dopo che il parroco ha benedetto le sue pecorelle. E lo Vespro secondo la festivita ch’occorrono, sperasi però da qui a puochi mesi ritrovarsi detto coro dove presenta … . E la sagrestia dalla pietà del Rev. D. Vito Ant. Miglio, che ha cominciato a ammassare i cantoni per far a sue spese lo arco, acciò con questo si facesse un ponte al cielo per ricever il contracambio di Dio, che dal sud.o ha voluto abbellita ed ampliata la sua casa in terra.

Vi si recita e canta secondo le feste l’officio della B. V. ogni D.ca e festa prima della messa cantata nel quale non solamente corrisponde l’obbligo de chierici, ma la divozione de R.R. Sacerdoti che convengono tutti a lodare la gran Madre di Dio. In uscita dal viatico che vien dimostrato col suono della campana maggiore concorrono non solo tutti li chierici, e sacerdoti con cotte, ma ogni ceto di persone, e nell’uscire, o ritirarsi accompagnato col suono giulivo delle campane, procedono dodici lumi in dodici torciette, quattro fanali, o lanterne, baldacchinetto per riponersi nella casa dell’infermi, e baldacchino sotto di cui va il sacerdote che porta la sagra Pisside, e viene accompagnato da divoti dell’uno, e l’altro sesso. Con maggiore pompa però viene associato nel di del Corpus Domini, e dell’Ottava, ne quali con solenne processione si porta per la terra per benedire colla sua presenza e le persone e le case, de suoi figli facendosi anche la benedizione de campi dall’arciprete che porta l’ostensorio coll’Augustissimo Sagramento.

Sogliono anche fare la Processione delle Litanie maggiori nel di di S. Marco, e rogazioni , e il giorno dell’Ascensione. Le benedizioni cicondando la terra ponendoci le croci di cera ne quattro angoli della medesima, tributando Inni di lode e di giubilo al Vittorioso e Trionfante S.re che aprì la porta del cielo all’uomini e salvando la di loro fragil carne ad esser adorata da serafini com’ancora unire le di loro voci a quelle de fanciulli ebrei il di delle Palme portandosi la croce d’olivo nel calvario.

Non manca di segnalarsi anche la divozione dell’ecclesiastici nella Processione il giorno del Rosario associandono il simulacro della Vergine per la terra cantandono salmi ed il Popolo il Rosario, si come fanno anche ogni prima Domenica del mese per il ristretto vicino la chiesa. Ogni 3a Domenica di mese si suole fare dentro la chiesa la processione dell’Augustissimo dopo la messa cantata e la comunione generale de chierici per la di lui osservanza infino ordini rigorosi. Son tenuti anche all’assistenza della chiesa e funzioni tutti l’ecclesiastici nella settimana Santa, Pascah,, festi mobili, Natale, ed ogni Domenica e festa. Li Venerdi di marzo, e li tre giorni ultimi di carnevale si suole riponere anche il Venerabile. Son obligati li chierici servire la messa ne giorni della settimana secondo vengono destinati nella tabella che s’affigge in sagrestia … .

Nell’altare maggiore vi stanno sempre sei candilieri, croce, lavabo, e palliotto secondo i colori che descrive l’ordinario che si tiene in Sagrestia, sottocoppa con carafine ed asciugatoio, e arde notte e giorno la lampada.”.

(“Platea generale dello Stato di tutte le chiese e cappelle della terra de’ Cotronei fatta sotto il Pontificato di N.ro Sig.re Benedetto XIII e del presulato dell’Ill.mo e Rev.mo D. Nicolò Pisanelli Arciv.o di S. Severina Prelato Domestico dal D. Felice Arciprete Amoroso …, MDCCXXVII”).

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