Il porto di Crotone attraverso una relazione del 1870

Crotone Panoramica Inizi Novecento

Il porto di Crotone agli inizi del Novecento.

Il 17 novembre del 1869 fu inaugurato il Canale di Suez. La grande opera di ingegneria, costata 10 anni di lavoro, era lunga 161 chilometri ed univa il Mediterraneo con il Mar Rosso, consentendo alle navi di raggiungere l’Oceano Indiano senza dover circumnavigare l’Africa. L’impatto con il sistema dei trasporti di allora fu dirompente. Le rotte dall’Europa per quelle che venivano al tempo chiamate le Indie furono quasi dimezzate, consentendo ad esempio ad una nave diretta da Londra a Calcutta di risparmiare circa 10.000 km di viaggio e modificando così strategie commerciali ed equilibri politici.

L’Italia, nel 1869, era stata da poco unificata sotto la dinastia dei Savoia e muoveva i primi passi nello scacchiere internazionale. La sua posizione geografica, rispetto alla nuova rotta di Suez, la avvantaggiava rispetto alle altre nazioni europee e soprattutto il Sud poteva essere il naturale trampolino verso i ricchi mercati asiatici. Ma le condizioni infrastrutturali del Paese erano disastrose: in particolare al sud non c’erano vie di comunicazione stradali o ferroviarie e vi era carenza di porti. Il governo italiano di allora cercò di rendersi conto dello stato delle cose: incaricò gli Uffici del Genio Civile di ispezionare le infrastrutture esistenti e alcuni uomini politici visitarono i porti del Meridione. Fu evidente la necessità di una raccolta organica di tutte queste informazioni, che sfociò nel 1881-82 nell’Inchiesta Parlamentare sulla Marina mercantile della commissione Brioschi-Boselli.

In tale ottica si inquadra la visita a Crotone, allora Cotrone, del generale Nino Bixio, senatore del Regno d’Italia, avvenuta nel maggio del 1871. Il personaggio, famoso per essere stato al fianco di Garibaldi durante la spedizione dei Mille, ispezionò il porto e richiese una relazione sulle sue condizioni al funzionario del Regio Corpo del Genio Civile di Catanzaro che lo aveva accompagnato nella visita: l’allievo ingegnere Antioco Guareschi. Il tecnico, che aveva redatto tale documento l’anno prima per conto del suo ufficio, lo inviò al generale a Genova.

Quella che si riporta è la trascrizione della relazione del Guareschi, opportunamente annotata per renderla maggiormente comprensibile, facente parte del Fondo Bixio di proprietà della Biblioteca dell’Università di Genova. L’elaborato dell’ingegnere, corredato anche della planimetria dell’epoca, è ricco di tutta una serie di notizie storiche, nautiche, tecniche e commerciali che danno un’immagine molto chiara delle condizioni del porto di allora, ma anche delle condizioni della città e della sua economia. Essendo il porto l’unica via di comunicazione – nel 1870 Crotone era senza ferrovia e le poche strade erano insicure perché infestate dai briganti – le merci transitate alla dogana in entrata ed uscita sono lo spaccato fedele delle attività economiche di quel tempo.

Cereali, formaggi, olio, queste le produzioni locali che allora, come oggi, caratterizzavano il territorio crotonese. Tessuti, coloniali, metalli semi-lavorati e lavorati, anche vino, le principali merci che venivano importate. Complessivamente si rileva un notevole saldo positivo per il comprensorio crotonese, anche se è facile immaginare, vista l’economia latifondista esistente, che a trarre giovamento da tale situazione fossero in pochi. Ci vorranno le industrie negli anni venti e la riforma fondiaria trenta anni dopo per scardinare questo sistema feudale, consentendo una più equa distribuzione del reddito ed il miglioramento delle condizioni di vita dei ceti meno abbienti.

PORTO COTRONE 1870

Planimetria del “PORTO DI COTRONE” (1860).

“Raccolta delle notizie necessarie alla compilazione di un’opera statistica-tecnica-commerciale pel Porto di 2ª Classe[i] della Città e Comune di Cotrone, Circondario e Provincia di Catanzaro, a norma della Relazione in data 15 ottobre 1869 fatta dall’Illustrissimo sig. Segretario Generale Cadolini[ii] a Sua Eccellenza il Ministro dei Lavori Pubblici [iii].

Parte 1ª

– Notizie storiche e commerciali –

A. Non si conosce la precisa epoca, né da chi sia stato iniziato il Porto di Cotrone. Solo gli storici rammentano che ai tempi dell’antica Crotone o Cotrona, che con tal nome chiamavasi l’attuale Città, e che fù fondata nell’anno 710, avanti Gesù Cristo, esisteva un porto, ed era di somma importanza militare per quei tempi, poiché racconta l’Istoria che, insieme alla fortificazione e cittadella servì ad Annibale di piazzaforte in una guerra dall’anno 202 al 205 avanti Cristo[iv].

Sarebbe però fuor d’ogni dubbio che quel Porto non avesse quella estensione che si trova avere oggidì poiché la stessa Storia su tal proposito, così si esprime. “Non doversi però esagerare l’importanza del Porto quantunque venga sovente ricordato dagli storici, come una delle cause principali della prosperità di Crotone, avvertendo espressamente Polibio[v] che non era grande e grazioso, ma soltanto porto estivo, ossia stazione in cui potevano ancorarsi le navi nell’estate, pregiandosi molto gli antichi per l’assoluta mancanza di Porti lungo questa parte dell’Italica spiaggia”.

La stessa Storia, parlando sempre della antica Città di Crotone, più avanti così si esprime: Non abbiamo notizie topografiche esatte intorno alla Città, perché persino i frantumi di alcuni vetusti edifizi, esistenti ancora verso la metà del secolo passato servirono alla costruzione di un molo a riparo del Porto. Alcuni di questa Città ricordano pure che i loro avi raccontavano che tra il 1780 e 1790, una grande quantità di forzati lavoravano a questo Porto con Sandali[vi] e Ponti galleggianti, mentre al tempo stesso un’altra quantità lavoravano sotto la Torre detta di Mariella[vii] in Capo-Colonna[viii], vicino alla quale erasi fatto un apposito bagno[ix].

Parrebbe adunque che tali lavori si eseguissero appunto nel prolungamento del molo, e che il materiale abbisognevole, per la maggior parte, fosse estratto dal promontorio di Capo-Colonna, poiché è la sola località che, anche oggidì, somministra con maggiori vantaggi, materiali per le diverse costruzioni della Città.

La ispezione infatti della località induce a credere che il tratto di semplice scogliera che immediatamente si stacca dalla terra sino a giungere al terzo gomito segnato nell’annessa Tabella[x] 1ª colle lettere A-B-C-D- sia di più antica costruzione che non il successivo tratto D-E-F- munito di banchina d’approdo e colonne d’ormeggio; poiché diffatti il suddetto tratto A-B-C-D- di scogliera artificiale poggia su una scogliera naturale, mentre il susseguente tratto sembra, ed anzi è totalmente artificiale.

Dappiù tra il materiale costituente un tale ultimo tratto scorgesi non poca quantità di pezzi di pietra già lavorata, e che pare risultano dal disfacimento dell’antico Tempio[xi], dedicato anticamente a Giunone Lacinia[xii], di cui ancora esiste una colonna ed alcuni ruderi in Capo-Colonna; ed una tale asserzione parrebbe non tanto lontana dal vero, stantochè molti pezzi di pietra lavorati che rinvengonsi nell’ultimo tratto di scogliera, e che fanno coronamento alla banchina presentano il carattere, la natura, le dimensioni, e lavorazioni di quegli altri che formano il basamento alla unica colonna del ripetuto Tempio di Giunone ora esistente in Capo-Colonna. Si sostiene pure che sotto il Regno di Carlo V[xiii], nell’occasione in cui si fortificò l’attuale Città, venisse pure in qualche modo restaurato il Porto.

Dall’esposto adunque potrebbesi con certezza asserire che il Porto della antica Città di Crotone o Cotrona non era racchiuso che dal tratto di scogliera A-B-C-D- che vi si fecero alcuni lavori ai tempi di Carlo V, e che oltre la metà dello scorso secolo[xiv], un tale tratto venne prolungato della porzione D-E-F- costruendovi banchine e prolungandole sull’antico tratto per una porzione C-D.

Notisi però che in tale prolungamento i ruderi di antichi fabbricati trovansi in poca quantità relativamente all’altro materiale di cava che vi fù impiegato, e che ha dovuto estrarsi nella cava del mare anche fino a Capo Rizzuto[xv], ma specialmente al più volte rammentato promontorio di Capo-Colonna.

Rammentano che sulla punta dell’attuale Molo grande, esisteva prima un Fortino con la lanterna ed un albero di carenaggio[xvi]; e deve essere stato prima del 1806, poiché, dicono pure, che in tal’epoca, il Fortino con la lanterna fù distrutto dagli Inglesi[xvii], dopo di averne inchiodati i cannoni e gettati in mare, da dove vennero estratti e trasportati nel castello, ove rimasero sino al 1860, epoca in cui furono venduti dall’attuale Governo Italiano.

Sul molo stesso esistevano pure due Grù ed una Casella Sanitaria[xviii], come scorgesi da certi avanzi di muri, ora quest’ultima è stata riparata dall’attuale Impresa di escavazione del Porto per servirsene ad uso di Forgia.

Ai tempi adunque dell’antica Crotone il Porto pare dovesse avere un’estensione limitata dalla linea di terra. Ma qui giova avvertire, che alcuni sostengono esservi state anticamente scogliere ora sotterrate, le quali dalla parte verso terra limitavano quel Porto, per un tratto di scogliera A-B-C-D-che si può presumere poteva allora delimitare l’imboccatura del Porto ad una superficie di circa 3,50 ectari[xix].

Attualmente il Porto è per gran parte, anzi in grandissima parte interrito; ma quando fosse totalmente scavato sino al limite dei moli, e della linea segnata in rosso nella pianta[xx], lungo la quale fosse costruita una banchina, presenterebbe una estensione di ectari 9,85, misurata fino alla linea che congiunge l’estremità dei due moli.

Le opere principali adunque che sono state eseguite in questo Porto sono: il tratto di scogliera A-B-C-D- che si suppone antichissimo di lungª sviluppata m. 420, il successivo tratto D-E-F- dopo la metà del secolo scorso con banchine di approdo e colonne di ormeggio di lunghezza sviluppata met. 290.

Si dice che anche il piccolo tratto di scogliera detto della Sanità segnato nella Tavola 1ª H-I-K come puro quell’altro segnato colle lettere L-M- siano stati costruiti contemporaneamente al predetto prolungamento del Molo grande.

La scogliera H-I-K- ove esiste l’attuale casa di Sanità, ha una lunghezza sviluppata di metri 160, ed è ricoperta con pezzi di calcare compatto di forma rettangolare postivi a secco provenienti pure, a quanto dicesi, dalle demolizioni del suddetto Tempio di Giunone.

La spesa erogata nella costruzione di tali opere non si potrebbe certamente conoscer neppure per approssimazione per la lontananza dei tempi nei quali li si eseguirono specialmente pel primo tratto A-B-C-D-; pur tuttavia volendosi assegnare il dell’unità di misura che si può arguire aver costato il prolungamento del Molo grande (prezzo che necessariamente dovea essere inferiore agli attuali correnti) ed avuto riguardo al metodo con cui allora travagliavasi, cioè coi servi di pena, o forzati, senza l’uso di paratie, alla distanza delle Cave che si ritiene saranno state, come si disse, nelle vicinanze di Capo-Colonna, alle vie scelte per trasporto, che non potranno essere state che quelle di mare, ad una certa quantità di materiali impiegati provenienti dal disfacimento di vecchi edifizi, ed alle spese di escavazione, si porterebbe la spesa erogata per le opere sopradette, sempre per approssimazione, a £ 800.000,00[xxi].

 

B. Per la statistica del movimento di legni, tanto per operazioni di commercio quanto per rilascio[xxii],durante il decennio che andò a compiersi col cadere dell’anno 1869, a secondo delle notizie assunte, si può dire che i primi per operazioni di commercio durante il decennio suddetto furono in n° di 1600, i secondi cioè di rilascio furono in n° di 3200,circa.

Non è ivi nessun legno posseduto attualmente dai privati, né da Società locali, o costituite in Città, o Comuni vicini, solo sonovi circa 30 imbarcazioni possedute da pescatori.

La gente di mare riducesi in tutto a 40, tra pescatori e barcaioli, ed un mastro d’ascia[xxiii].

Sino ad oggi fù costrutta una sola barca sulla spiaggia di Cotrone in vicinanza al Porto di tonnellate 10 del tipo di ordinaria consuetudine.

I materiali impiegati sono la quercia ed il pino nostrale provenienti dai boschi della Sila. Il valore approssimativo è di £ 2500[xxiv] circa.

 

C. Per l’antico commercio del Porto, non avendo altri dati, si citano alcune parole della Storia, la quale, in occasione in cui la Città di Crotone avea ricevuto l’ultimo crollo per causa della guerra dell’anno 202 al 205 avanti Cristo, cosichè pochi anni dopo (è sempre la Storia che parla) nel 194 avanti Cristo una colonia di cittadini Romani vi fu spedita per ripopolarla, e d’allora in poi divenne oscura Città Provinciale, così si esprime.

“Pare nondimeno che il suo Porto sia stato sempre frequentato in qualche misura come luogo di passaggio per la Grecia”.

Dal 1860 fin’ora pei cambiamenti politici poco à guadagnato il commercio di Cotrone, solo subì un qualche aumento da che si principiarono gli attuali lavori di escavazione.

Presentemente però rarissime sono le merci che da questo Porto si esportano direttamente per l’estero, come rarissime sono pure quelle merci che dall’Estero vengono qui importate. Il movimento commerciale di questo Porto può dirsi viene eseguito in cabotaggio[xxv].

Le principali merci che nel su indicato modo vengono qui importate sono tessuti e filati, coloniali[xxvi], metalli di prima fabbricazione, e lavorati, vino, paste di frumento, spiriti, baccalà, e perlopiù le provenienze dirette di esse merci sono Genova, Napoli e Messina. In modo secondario poi da Riposto[xxvii] (Sicilia), Taranto, Bari, Brindisi, Ancona, Venezia e Malta provengono vini, frutti di mare, ecc..

Infatti dei sù indicati articoli quivi importati nell’anno 1868, che, al dire di questa Dogana particolare, è l’unico esercizio che può servire di base al movimento commerciale degli anni precedenti sino al 1860, si ha il seguente risultato: Tessuti e filati, colli N° 217 per un valore di £ 162.950[xxviii], Coloniali colli N° 193 valore £ 44.910[xxix], Metalli di prima fabbricazione e lavorati valore £ 32.280[xxx], Vino colli N° 291, valore £ 38.200[xxxi], Pasta di frumento per un valore di £ 12.628[xxxii]. Le principali merci poi che da questo Porto vengono esportate sempre in cabotaggio sono: Cereali, lana, olio di oliva, formaggi, e regalizie, queste per lo più vanno destinate per Napoli, e Sicilia.

Nell’anno 1868, è stato esportato dal Porto di Cotrone una quantità di cereali per il complessivo valore di £ 1.482.200[xxxiii], formaggio per un valore di £ 242.340[xxxiv], olio di oliva pel valore di £ 13.426[xxxv]. Le vie che giovano ora principalmente ad alimentare il commercio di esportazione o a servire quello d’importazione sono unicamente le navigabili del mar Jonio, Adriatico, e Tirreno.

porto di crotone

Il porto “Vecchio” di Crotone agli inizi del Novecento.

Parte Seconda

– Notizie nautiche ed idrografiche –

A. Attualmente il Porto, come più sopra si disse, trovasi per la massima parte interrito, quasi senza fondo, quindi la sola parte ora più conveniente, e che serve per l’ancoraggio, è in vicinanza della testata del molo grande dell’estensione di circa Ectari 1,20, e della profondità da met. 2,60, a met. 5,00, l’altra parte ha una profondità che varia dai met. 0.05, ai met. 2.60, ed ha una estensione di Ectari 6,50, e così in tutto Ectari 7,70. Qualora il porto fosse totalmente scavato e spurgato sino alla linea rossa indicata[xxxvi] nella Tavola 1ª, lungo la quale fosse costruita una banchina, avrebbe, come si disse più sopra, una estensione di Ectari 9,85, misurata fino alla linea che congiunge l’estremità delle due scogliere. Le correnti dominanti, però di poca intensità, provengono dalla direzione di Scirocco-Levante[xxxvii], e Mezzogiorno-Libeccio[xxxviii], e si pretende che dette correnti provenienti in direzione del promontorio di Capo Colonna al Porto, e lambendo il lido trasportano le materie esportate dai fiumi nell’interno del Porto. Le più grandi variazioni della marea si contengono tra i met. 0,55, a met. 1,00 sotto lo zero dell’Idrometro[xxxix] esistente nel Porto stesso. Il fondo è tutto di natura sabbiosa.

 

B. I venti dominanti sono il Tramontana[xl], il Mezzogiorno[xli], e il Mezzogiorno-Libeccio, si entra in Porto facilmente con quello di Mezzogiorno-Libeccio, e Ponente-Maestro[xlii]. La Traversia[xliii] principale viene costituita dai venti di Scirocco-Levante, e Greco-Levante[xliv].

Il Porto è racchiuso dalle due scogliere anzidette la più grande ha i suoi cinque braccia, in direzione il primo da Ponente a Levante, il secondo da Tramontana a Mezzogiorno, il terzo da Maestro a Scirocco, ed il quarto da Greco-Tramontana[xlv] a Mezzogiorno-Libeccio, il quinto da Greco-Levante a Ponente-Libeccio[xlvi], e l’altra più piccola à i suoi braccia in direzione, il 1° da Tramontana-Maestro[xlvii] a Mezzogiorno-Scirocco[xlviii], il 2° da Greco-Tramontana a Mezzogiorno-Libeccio; ma non proteggono bastantemente il bacino del Porto in specie allo spirare dei venti di traversia, di modochè in tali momenti minima parte di esso si trova tranquilla, mentre se ne potrebbe avere una parte di Ectari 4,00 circa, quando fosse totalmente escavato; di più per poco fondo i legni di grossa portata non vi possono ancorare. Nessun Faro o Fanale vi si trova per agevolare l’approdo. Non esistono secche ed altri punti particolari in vicinanza del Porto, ad eccezione di due piccole secche sottomare appena fuori del Porto stesso che per essere assai vicine al Molo grande, non ànno bisogno di segnali per indicarle ai naviganti.

Non esiste nessuna botte da tonneggio[xlix] né da ormeggio[l].

Non esiste servizio di Pilota[li], né di rimorchiatore, ma all’occasione il Marinajo dell’Ufficio del Porto con qualche pescatore pratico della zona fa l’Ufficio di Pilota per fare ormeggiare al sicuro i Legni nei cattivi tempi.

E qui fa mestiere di dire che i naviganti riconoscono la necessità del sussidio di un Pilota specialmente nei tempi cattivi.

La longitudine e la latitudine della Città di Cotrone non la si è potuto determinare direttamente, pure si può accertare essere la prima riferita al meridiano di Parigi orientale di 15° e qualche frazione, la 2ª settentrionale di 29°, e pure qualche frazione[lii].

porto di Crotone

Il porto “Vecchio” di Crotone agli inizi del Novecento.

Parte Terza

– Nozioni Tecniche –

Come più sopra si disse in epoche assai remote furono costruite le due scogliere del Porto di Cotrone colle relative banchine, quindi non si potrebbe quasi dar conto con precisione dei sistemi adottati pella loro costruzione; pur tuttavia dall’ispezione di tali opere, e dai mezzi che la scienza poteva in quei tempi disporre, si crede potere affermare con una certa probabilità che tali scogliere saranno state formate col gettito degli scogli, mediante apposite barche, o specie di pontoni[liii].

Per quel tratto poi che ritiene una banchina, pare risulta, che la scogliera siasi eseguita nel modo anzidetto fino al livello delle acque, o poco al di sotto, e che da questo punto siasi poi eseguita la muratura della banchina incominciandola, sebbene con grande stento, al di sotto delle acque nel lato della banchina verso l’acqua del Porto; infatti non trovasi traccia alcuna di calcestruzzo, e si vede che le murature delle predette banchine dal lato verso l’acqua del Porto continuano alquanto sott’acqua.

Le dimensioni principali di tal scogliera come risulta dalle Tavole sono, lunghezza sviluppata del 1° tratto di scogliera antica, del Molo grande segnata sulla Tavola 1ª A,B,C,D, met. 420, larghezza massima met. 11.60, altezza assoluta massima m. 1,60, altezza media sul livello ordinario delle acque metri 1,40, lunghezza del tratto di banchina su di essa costruita met. 97, larghezza met. 13,00, altezza sul livello ordinario delle acque met. 1,20, colonne di ormeggio di altezza in met. 1,40, diametro met. 1,00 N° 5.

Lunghezza sviluppata del successivo tratto D-E-F idem met. 290, larghezza massima nel punto di mezzo met. 25,00, altezza assoluta met. 7,00, altezza media sul livello ordinario delle acque met. 5,00, larghezza massima alla testata met. 70,00, altezza assoluta massima met.4,80, altezza media sul livello ordinario delle acque met. 1,70, lunghezza sviluppata dalla banchina met. 280,00, larghezza met. 13,00, altezza sul livello ordinario delle acque met. 1,20, colonne di ormeggio di dimensioni come le suddette N° 30.

Per la piccola scogliera H,I,K, le dimensioni sono lunghezza sviluppata met. 160,00, larg.ª massima met. 6,00, altezza assoluta massima met. 2,20, altezza media sul livello ordinario delle acque met. 1,40.

Si aggiunga quivi che la vecchia scogliera A-B-C-D come pure il prolungamento D-E-F quest’ultimo solamente però alla testata furono danneggiate, e le burrasche esportarono una certa quantità anche all’interno del Porto.

I materiali impiegati nella costruzione di tali opera, se si fa eccezione da qualche avanzo proveniente dalla distruzione di antichi edifizi provengono tutti dalla Costa di Capo Colonna, o Capo Rizzuto, e per la maggior parte dal primo di questo Capo, ad una distanza che si può ritenere in media di 10 Chilometri, essi sono di natura calcari arenari durissimi. Si potrebbe poi con una tal qual certezza asserire, come si disse più sopra, che il coronamento della banchina è fatto coi pezzi già squadrati, e lavorati provenienti dalla demolizione del Tempio di Capo Colonna, ed altri edifizi. Le vie preferite pel trasporto saranno state certamente quelle di mare.

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Il porto “Vecchio” di Crotone agli inizi del Novecento.

1ª Appendice

– Relazione sull’Illuminazione delle Coste e del Porto –

Partendo dal Capo di Santa Maria di Leuca[liv] nel quale trovasi installato un Faro di scoverta e per indicare il capo di Leuca a fuoco fisso con splendore di trenta in trenta secondi[lv], e proseguendo la navigazione del mar Jonio lungo la costa verso Cotrone si incontra il Faro di 3° ordine di Galipoli[lvi] sull’Isola di S. Andrea, destinato come Faro di scoverta, e per segnalare l’Isola in cui si trova in vicinanza alla costa, di sistema lenticolare a splendore di 30” in 30”, in vicinanza di Taranto si scorgono il Faro di Capo di S. Vito[lvii], destinato quale di richiamo ad indirizzare le navi dal largo all’ancoraggio di Taranto sulla punta dello stesso nome di 3° ordine lenticolare a fuoco fisso, variato di splendore di un primo in un primo; e da ultimo il Faro di S. Paolo[lviii] sull’Isola dello stesso nome destinato a segnalare l’Isola e ad indicare il passaggio fra la medesima ed il continente di 5° ordine lenticolare a fuoco fisso. Proseguendo la navigazione nessun altro Faro, o Fanale fino a giungere a Capo Spartivento[lix], ove trovasi un Faro destinato a servire come di scoverta pei bastimenti che passano al largo del mar Jonio, o siano per imboccare lo stretto di Messina sulla sommità di un colle, di 1° ordine lenticolare a fuoco fisso variato di splendore di primo in primo.

Si noti però che lungo questa costa trovasi in costruzione il Faro di primo ordine di Capo Colonna sull’estremità del promontorio dello stesso nome, destinato come discoverta pei bastimenti che dal golfo di Taranto provengono e navigano pel mar Jonio, che dovrebbe essere ultimato ed acceso la metà dell’anno 1871[lx].

porto di Crotone

Marina e porto “Vecchio” di Crotone.

2ª Appendice

– Relazione sull’escavazione del Porto –

Al principio del presente secolo[lxi] il Porto di Cotrone era abbastanza espurgato in modo che, al dir di molti, navi di discreta portata potevano in esso inoltrarsi abbastantemente, e sembra che il Porto medesimo in tale stato si mantenesse per qualche tempo.

Da quell’epoca in poi esso venne trascurato in modo che ora poche Navi possono solamente ancorarsi in vicinanza alla punta del molo grande. Molti del paese raccontano che nel 1830 circa vi furono due machine a manganelli, o Sandali mossi dai Forzati, e che scavarono per circa due anni, ma non si conosce la spesa erogata. Nell’anno 1838, e 1839, fuvvi un Cavafondo[lxii] a vapore comandato da un Inglese scavò un canale nel Porto, impiegandovi circa due anni, ed erogando la spesa di circa £ 51.000[lxiii]. Da quel tempo in poi l’escavazione di questo Porto venne abbandonata sino allo spirare dell’anno 1868, e precisamente in Novembre, in cui l’attuale Governo spedì un Sandalo a cucchiaja con due botte[lxiv] di corredo. Si lavorò con tal machina sino alla fine di Giugno del 1869, in vicinanza alla punta del Molo grande, scavando met³ 1256,556 di arena, arenino misto ad argilla, alghe, e fango, ed erogando in tutto la spesa di Lire 15738,98[lxv], compreso Lire 8451[lxvi] pel trasporto del Sandalo e Botte dal Porto di Brindisi.

Nel Luglio poi 1869, il nostro Governo spedì il Cavafondo a vapore Finanza, che sta ora lavorando col Rimorchiatore Sicilia e quattro Botte di corredo. Lo scavo fù incominciato nel dì 5 di detto mese per formare un canale nello interno del Porto, della larghezza di circa 40 metri parallelamente , ed in vicinanza al Molo grande- Il lavoro sinora eseguito con esso, si è il seguente : si sono scavati m.c. 23000,00 circa di materie direttamente attaccabili dai Cavafondi ordinari, arena, ed arenino, misto ad argilla, alghe, e fango, comprese le pietre del peso inferiore ai 50 Chilogrammi, m.c. 6,64 di grosse pietre maggiori di 80 Chilogrammi ciascuna, e met. Cubi 6,05, di legnami provenienti da vecchi scafi di bastimenti affondati. Per tali lavori si è erogata la somma di Lire 37291,65[lxvii], comprese Lire 9390[lxviii] pel trasporto del Cavafondo, rimorchiatore, e botte di corredo dal Porto di Brindisi.

Cotrone 21 Aprile 1870

L’ingegnere Allievo[lxix]

Firmato – A. Guareschi” [lxx]

porto di Crotone

Crotone, il porto.

Note

[i]           La classificazione era basata sulla Legge 20 marzo 1865 n. 2248 sui lavori pubblici, per la quale il porto di Cotrone era appartenente alla seconda classe della seconda categoria, cioè porto commerciale che “interessa soltanto ad una o ad alcune Province”. L’attuale classificazione dei porti è basata sulla Legge 28.01.1994 n. 84.

[ii]          Giovanni Cadolini (1830-1917), ingegnere idraulico, segretario generale del ministero dei lavori pubblici, partecipò alla spedizione dei Mille con Garibaldi, fu deputato per nove legislature e senatore del Regno nel 1902.

[iii]         Giuseppe Gadda (1822-1901) fu ministro dei Lavori Pubblici dal 14/12/1869 al 10/07/1873 sotto il Governo presieduto da Giovanni Lanza.

[iv]         È corretto dall’anno 205 al 202 avanti Cristo. Il riferimento è alla 2ª guerra punica combattuta dai Romani contro i Cartaginesi. La campagna di Annibale (247 a.C.- 183 a.C.) in Italia, contro Roma, fu condotta dal 218 al 202 a.C. Nel 204 a.C. Annibale lasciò la Calabria, imbarcandosi da Crotone, per l’Africa dove, nel 202 a.C., fu definitivamente sconfitto a Zama (in Tunisia) da Publio Cornelio Scipione, che sarà poi detto l’Africano.

[v]          Polibio (200 c.a a.C.-120 c.a a.C.), storico greco.

[vi]         Sandalo o Sandolo, barcone a remi o a rimorchio a fondo piatto di lunghezza compresa tra i 7 e 10 metri, utilizzato come mezzo di trasporto di cose o persone, eventualmente attrezzato con paranchi o gru.

[vii]        Torre Mariedda, costruita nel XVI secolo e facente parte, assieme alle torri di Scifo e Nao, del sistema di fortificazione della costa. Oggi è completamente distrutta, sul sito ne rimangono solo le fondamenta.

[viii]       Corrisponde all’antico “promontorio Lacinio”, che delimita ad ovest il golfo di Taranto. Nei secoli passati denominato “Capo delle colonne” perché erano in vista per i naviganti due o più colonne dell’antico tempio di Hera Lacinia. Nel 1870 vi era già da tempo una sola colonna superstite, la penultima era crollata a seguito del terremoto del 1638.

[ix]         Bagno penale. Veniva così definito il luogo dove scontavano la pena i condannati ai lavori forzati. La condanna al remo, in uso durante l’epoca romana, fu applicata di nuovo nel 1400 ed i condannati venivano denominati galeotti appunto perché impiegati nelle galee o galere, navi di quel tempo. L’amministrazione dei bagni penali rimase per tradizione appannaggio del Ministero della Marina sino al 1866. Con Regio Decreto del 29 novembre 1866 a partire dal 1° gennaio 1867 i bagni penali furono amministrati dal Ministero dell’Interno, che introdusse la figura della guardia carceraria. Nel 1891 i bagni penali furono definitivamente soppressi, e già in precedenza sostituiti gradualmente dalle colonie penali agricole. Ancora nel 1860 veniva emanato un Regolamento di disciplina dei Bagni. Tra l’altro era previsto che i condannati venissero incatenati a due per volta con catene di peso variabile da 1,3 a 1,9 kg, che però arrivavano a 6 kg per i nuovi giunti e per gli incorreggibili.

[x]          È la planimetria allegata, redatta dal tecnico.

[xi]         Il tempio di Hera (Giunone) Lacinia, risalente probabilmente all’VI secolo a.C., era costituito da 48 coppie di colonne doriche alte circa 8 metri, con copertura in lastre di marmo. Il tempio era contornato da altri edifici tutti connessi al culto della dea, di cui rimangono solo le fondamenta. Già luogo di culto delle popolazioni autoctone-i Bruzi-il promontorio Lacinio fu dai Greci consacrato alla dea Hera, per poi passare a Giunone con l’avvento dei Romani. Il luogo mantenne la sua sacralità anche in epoca bizantina ed è oggi dedicato alla Madonna di Capocolonna.

[xii]        Hera, nella mitologia greca, è la moglie di Zeus, regina degli dei dell’Olimpo, dea delle messi, dell’abbondanza e del matrimonio.

[xiii]       L’imperatore Carlo V (1500-1558) riunì sotto il suo potere un impero che spaziava dalle Americhe a buona parte dell’Europa, compreso il Regno di Napoli di cui faceva parte Crotone. Sotto il Viceré don Pedro di Toledo si eseguirono i lavori di fortificazione del Castello di Crotone (iniziati attorno al 1550).

[xiv]       Dopo il 1750.

[xv]        Capo posto a circa 16 miglia di navigazione da Crotone.

[xvi]       Il carenaggio consiste nel portare un’imbarcazione in secco per l’eventuale riparazione e manutenzione della carena, cioè della parte dello scafo che sta a contatto con l’acqua.

[xvii]      L’episodio fa parte della guerra combattuta in Calabria tra i Francesi di Giuseppe Bonaparte, fratello di Napoleone, proclamato re delle due Sicilie il 30 marzo del 1806 spodestando re Ferdinando IV, e gli Inglesi, che nemici dei Francesi, erano venuti in aiuto del re borbonico.

[xviii]     Nei porti, luoghi di entrata di persone e merci, è sempre stato in uso il controllo sanitario delle stesse. Già dal Medioevo si era riscontrato che i paesi rivieraschi erano i più soggetti ad improvvise e micidiali epidemie propagate da merci e persone provenienti da luoghi infetti. La misura più adottata era la contumacia alla provenienza da altri porti, cioè un periodo di osservazione più o meno lungo (quarantena) delle persone imbarcate sulle navi al fine di rilevare eventuali sintomi di malattie contagiose. Era uso comune che persone e merci viaggiassero tra località diverse munite della cosiddetta “fede di sanità”, documento che attestava lo stato di salute delle persone e la provenienza delle merci da luoghi non infetti. Nel Regno delle due Sicilie, durante il quale era stata probabilmente costruita la Casella Sanitaria, la Sanità Marittima veniva regolata dalla legge 20 ottobre 1819 “legge organica sulla pubblica salute né domini di qua e di là del Faro” e del relativo “Regolamento generale di servizio sanitario marittimo”. Nei porti solo dopo l’effettuazione dei controlli al capitano, all’equipaggio ed ai passeggeri veniva rilasciata la “libera pratica”, cioè il nulla-osta allo sbarco delle merci e delle persone. Attualmente tutti i compiti di controllo sanitario alle frontiere sono di competenza dell’USMAF (Ufficio di Sanità Marittima Aerea e di Frontiera) dipendente dal Ministero della Sanità.

[xix]       Ettaro, misura di superficie, corrisponde a diecimila metri quadrati.

[xx]        La congiungente i punti A ed H della planimetria del Guareschi.

[xxi]       Corrisponde a circa 3.300.000 euro.

[xxii]      Approdo di naviglio che non effettua operazioni di imbarco o sbarco di merci o passeggeri.

[xxiii]     Falegname specializzato nella costruzione di imbarcazioni.

[xxiv]     Corrisponde a circa 10.000 euro.

[xxv]      Navigazione commerciale che si svolge lungo la costa di uno stato.

[xxvi]     Derrate come caffè, tè, cacao, spezie, provenienti dalle colonie, cioè Africa, India, ecc.

[xxvii]    Comune in provincia di Catania.

[xxviii]   Pari a circa 680.000 euro.

[xxix]     Pari a circa186.000 euro.

[xxx]      Pari a circa 134.000 euro.

[xxxi]     Pari a circa 158.000 euro.

[xxxii]    Pari a circa 53.000 euro.

[xxxiii]   Pari a circa 6.150.000 euro.

[xxxiv]   Pari a circa 1.000.000 di euro.

[xxxv]    Pari a circa 56.000 euro.

[xxxvi]   Congiungente i punti A ed H sulla Tavola 1ª.

[xxxvii]  Est-SudEst.

[xxxviii] Sud-SudOvest.

[xxxix]   È uno strumento che consente di rilevare le variazioni di livello dell’acqua (mare, fiumi, laghi) rispetto ad un valore fissato come “zero” di riferimento. Il livello medio del mare (l.m.m.) è la quota altimetrica che viene presa come base per le misurazioni topografiche. Nel 1959 nel porto di Crotone è stato installato un mareografo, strumento che misura le variazioni del livello del mare, a cura del Ministero dei Lavori Pubblici (Genio Civile per le Opere Marittime). Attualmente Crotone è una delle 26 stazioni di misura della Rete Mareografica Nazionale (R.M.N.) la cui gestione, prima di competenza del Servizio Mareografico, è dal 2002 affidata all’A.P.A.T. (Agenzia per la Protezione dell’Ambiente e per i servizi Tecnici) sotto la vigilanza del Ministero dell’Ambiente.

[xl]         Nord.

[xli]        Sud.

[xlii]       Ovest-NordOvest.

[xliii]      Direzione in cui il vento in un porto spira con più forza, ostacolando le manovre delle navi.

[xliv]      Est-NordEst.

[xlv]       Nord-NordEst.

[xlvi]      Ovest-SudOvest.

[xlvii]     Nord-NordOvest.

[xlviii]    Sud-SudEst.

[xlix]      Sistema di manovra che consente di spostare un’imbarcazione agendo su cavi collegati a dei punti fissi.

[l]           Sistema costituito da cavi, catene ed ancore, collegati a dei punti fissi, che impediscono ad un’imbarcazione di muoversi sotto l’effetto del mare o del vento.

[li]          Marinaio esperto conoscitore del porto che si sostituisce al comandante della nave nelle manovre di entrata ed uscita dal porto.

[lii]         Le coordinate del porto di Crotone sono 39°05’74” di latitudine Nord e 17°07’48” di longitudine Est. La latitudine riportata nella relazione è grossolanamente errata di 10°. La longitudine è invece riferita a Parigi. Nel 1885 si fissò come meridiano fondamentale, o meridiano zero, quello passante da Greenwich (Londra) che si trova a 2° 20’14” ad Ovest di Parigi.

[liii]        I pontoni sono imbarcazioni generalmente di forma parallelepipeda e, di norma, rimorchiate, usate come piattaforme galleggianti per il trasporto di merci o, opportunamente attrezzate per eseguire lavorazioni sia sopra che sotto il livello dell’acqua.

[liv]        È l’estrema punta della penisola salentina, si trova in provincia di Lecce.

[lv]         Il tempo (periodo) intercorrente tra l’emissione di un segnale luminoso ed il successivo.

[lvi]        Gallipoli, in provincia di Lecce. L’Isola di S. Andrea, su cui nel 1866 fu costruito il faro, dista circa un miglio da Gallipoli.

[lvii]       Chiude a sud il Mare Grande di Taranto.

[lviii]      Insieme all’Isola di S. Pietro costituisce le Cheradi, che delimitano il Mare Grande di Taranto.

[lix]        Ricade nel comune di Brancaleone (Reggio Calabria), fu costruito nel 1867.

[lx]         Fu attivato nel 1873.

[lxi]        Agli inizi dell’800.

[lxii]       Battello usato per dragare i fondali.

[lxiii]      Pari a circa 212.000 euro.

[lxiv]      Imbarcazioni per il trasporto a rifiuto del materiale escavato (bettoline).

[lxv]       Pari a circa 65.000 euro.

[lxvi]      Pari a circa 35.000 euro.

[lxvii]     Corrispondenti a circa 155.000 euro.

[lxviii]    Pari a circa 39.000 euro.

[lxix]      Era il livello di partenza per gli ingegneri del Corpo Reale del Genio Civile, quelli successivi erano : ingegnere di 3ª classe, di 2ª classe, di 1ª classe, ingegnere capo di 2ª classe, di 1ª classe, ispettore superiore di 2ª classe, di 1ª classe. Gli ispettori superiori erano quasi sempre membri del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici.

[lxx]       Antioco Guareschi, allievo ingegnere del Corpo Reale del Genio Civile.

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