Il “Tesoro” della cattedrale di Santa Severina (1692)

Gemma pettorale appartenete al tesoro della cattedrale di Santa Severina (foto di Pino Barone).

Tra i diversi inventari del “Tesoro” della cattedrale di Santa Severina, conservati nel Fondo Capitolare dell’Archivio Arcivescovile dell’antica città,[i] assume particolare rilevanza quello dell’11 aprile 1692 (di cui esiste in questo archivio anche una copia con alcune differenze), compilato al tempo dell’arcivescovo crotonese Carlo Berlingieri (1679-1719), precedentemente al “furtum sacrilegum” del 14 novembre 1696 quando, “notturno tempore”, furono sottratti dalla sagrestia della chiesa metropolitana, beni e denaro contante per una somma complessiva di alcune migliaia di ducati.[ii]

In questa occasione pur di giungere a individuare e punire i ladri, l’arcivescovo Berlingieri si sobbarcò delle ingenti spese necessarie all’inchiesta,[iii] che consentì al consigliere D. Francesco Torreion, d’individuare il colpevole in D. Giovanni Carrara, governatore generale della città e stato di Santa Severina, nonché zio del duca della città Antonio Grutther, che fu aiutato dal canonico D. Giovanni di Aversa e da altri complici, tra cui il clerico Giacinto Martiale che, in qualità di sagrestano, deteneva le chiavi.

La corrispondenza tra il segretario di stato cardinale Spada e il nunzio di Napoli conservata all’Archivio Segreto Vaticano, evidenzia le grosse difficoltà incontrate dall’amministrazione giudiziaria in questa occasione, in ragione dell’importanza e della potenza dei personaggi coinvolti che, pur rimanendo latitanti nelle campagne della città, minacciavano molto concretamente rappresaglie contro l’arcivescovo e i suoi familiari.[iv] Fatti a seguito dei quali, il viceré aveva provveduto ad imprigionare il Duca di S. Severina nelle carceri della Vicaria in Napoli, per scongiurare possibili azioni ritorsive nei confronti dell’arcivescovo da parte di suo zio.[v]

Si giunse comunque a comminare alcune pene. Il canonico D. Giovanni di Aversa fu condannato “come reo convinto del sacrilego furto commesso nel Tesoro della medesima Metropolitana, a servire nelle galere pontificie” di Malta,[vi] ma questa sua pena, comunque, fu rimessa all’arbitrio e alle volontà dell’arcivescovo,[vii] mentre al sagrestano “traditore” che aveva aiutato i ladri, non restò che implorare l’indulgenza.

Il 6 aprile 1701, nel regio castello di Crotone, il clerico Giacinto Martiale della città di Santa Severina, al presente “carcerato” nel detto castello, sciolto dai legami e dalle catene “nelle quali si ritrova ristretto”, davanti al regio castellano D. Diego Ramires Valanza, affermava che, per sentenza della corte arcivescovile di Santa Severina, avendo dato spontanea e giudiziale confessione, si ritrovava “condennato in pena di carcere”, ed essendo incorso nella “scomunica” e altre censure, per aver dato “l’ingresso” a D. Giacomo Carrara “nella Sagrestia et Tesoro” della chiesa metropolitana, volendo salvare la sua anima e ritornare nel grembo della Santa Chiesa, implorava che gli fosse concessa l’assoluzione dalle censure, in forza del giubileo e indulgenza plenaria della bolla di papa Clemente XI.[viii]

Il duca di Santa Severina Antonio Grutther (da geni.com).

“Carlo Berlingerio Arciv(escov)o di S. S.na

Inventario de’ Beni mobili Oro, Argento, Ornamenti, Paramenti, suppellettili, de’ quali è ornata / la Chiesa Arci(vescovi)le Metrop(olita)na di S. Anastasia V. e M. di S. S.na fatto per ordine di Mons.r / Ill(strissi)mo Arciv(escov)o di S. S.na in atto della S. Visita, quali si conservano nel Tesoro sotto la / cura Del Sig.r D. Giulio Faraldi Tesoriero hogi li ii Aprile 1692.

In pr.s in un armario seu riposto dentro il muro si conservano in una scatula due Anella / Pontif.e d’Oro, uno con petra Ametista, e smalto, un altro similm.te dentro un cassottino / con petra Ametista à punta di Diamante, e smalto. / Una gemma pettorale con sei pietre, ed una perla grossa in mezo. / Una crocetta pettorale d’oro con reliquii. / Una statuetta della S. S. Annunciata d’Argento che restò dal Baculo Antico che si squagli[ò]. / Dentro un’altra cassetta si conserva un piede à piramide d’Argento per il braccio di S. S. Anastasia / dato dalla Ill(ustrissi)ma Sig.ra D. Cicilia Carrara P(at)rona. / Dentro un altro casciottino si conservano dieci Anella Pontif.e Videlicet / Uno d’argento con pietra Cristallina. / Uno d’Oro grande con cinque pietre, e quattro perle. / Un’altra d’oro con pietra granata à punta di Diamante con il Jesus dentro. / Un’altro d’Oro con pietra violata intagliata col smalto. / Un’altro anello d’argento con pietra torchina di vetro. / Un’altro anello d’Oro, con pietra verde. / Unaltro consimili col smalto. / Un altro d’Oro con pietra amatista. / Un altro anello d’oro con pietra oscura, e l’armi di dentro. / Un altro anello d’argento con cinque pietre, e quattro perle. / Due petre d’Anelli cioè una verde e l’altra Bianca. / Dentro una scatola tonda vi sono tridici rasti di Coralli. / Due altre resti di profumo. / Due crocette pettorali, una d’oro con sei perle, e l’altra d’Argento indorata. / Un altro scattolino piccolo dentro il quale vi sono molti pezetti d’Argento indorati, ed altre / pietre, piccoli d’Anelli, che si stimano reliquie d’ornam.to di Mitria. / Tre calici d’Argento, uno col nome di Monsig.r Pisano al pie. / Dui con l’armi di Monsig.r Cafarello, delli quali, uno sta fisso nella Cappella, e l’altro

 

[…]

sta attualmente appresso Monsig.r nella visita. / Una patena nova senza calice. / Una iconetta d’argento per dar la pace con l’armi di Monsig.r Pisano. / Quattro bugie d’argento due delle quali sono con l’armi di Monsig.r Palermo, che stanno appresso Mons.re / e l’altre due stanno dentro il reposto. / Dentro un cassottino foderato di pelle fatto da Monsig.r Ill(ustrissi)mo Carlo Berlingiero, vi sono un paro [di] / Carafini di Cristallo in crastati d’argento fatti da detto Ill(ustrissi)mo. / Tre calici vechi con una patena antichi con li piedi di rame. / Tre pezi di Baculo di ramo con la statua della B. V. / Tre scatulini, dico quattro con diversi reliquie. / Un vasetto con puoco Balsamo. /  Tre libri per cantar il Passio in Musica, e una Profetia di Nabucco. / Dentro una scatola si conservano quattro sopra Calici di ricamo fatti da Monsig.r Ill(ustrissi)mo Berlingiero / Uno di lamia d’argento con pizzo d’oro à torno, con l’imagine di S. Berardino in mezo, foderato di / taffità adorato. Un altro d’armosino violato con pizo d’argento e d’oro à torno, con l’imagine / di S. Anastasia in mezo, foderato d’armosino Cremesino. Un altro di tabbi Bianco con pizo / d’oro à torno col nome di Jesus in mezo e foderato di taffità rosso. Un altro tabbi rosso / con l’imagine di S. Anastasia in mezo con pizo d’oro à torno, foderato di taffità rosso. / Dentro unaltra cassetta vi sono quattro cingoli di quattro colori di seta fatti da Monsig.r Berlingerio, cioè / rosso, bianco, verde e violato con li loro fiocchi profilati d’oro. / Di più un altro cingolo negro di seta. / Tre para d’inguanti di maglia cioè bianchi, rossi e violati, fatti da detto Ill(ustissi)mo. / Una tovaglia bianca di tabbi con pizo d’oro à torno. / Un altra tovaglia di taffità con pizo di filo à torno di colore rosso. / Un altra tovaglia di taffità vecchia rigata à basso, per uso delle Mitrie. / Tre altre tovaglie di seta fatte da detto Ill(ustrissi)mo, rigate, e profilate d’argento, cioè due rosse e una violata. / Nove Borze di diversi colori cioè una di villuto negra con croce inmezo, un altra panaza stellata / con Croce in mezo, un altra di mburcato rossa con Croce in mezo, un altra di damasco rossa con treni / à torno, e Croce in mezo, un altra di tabbi ondato cioè violata, e verde con treni a torno, e Croce in mezo. / Un altra di Broccato bianca. Un altra verde di tiletta di seta con Croce in mezo. un altra rossa vec / chia ricamata con l’imagine di S. Marco e poche perle à torno.

 

[…]

Una parata di Broccato d’oro Cremisino con trene, e francie d’oro foderata darmosino / Cremisino consistente in Piviale, Pianeta, Tonicelle, Stole, Manipoli, Coscini, Grem[ia] / li, e coverta di Missale con l’armi di Monsig.r Pisano, e suo palliotto consimili. / Una parata di tabi ondato bianca consistente in una pianeta con la fascia in mezo di ricamo d’oro / e torniata di pizo d’oro, e trene di seta, ed oro in mezo, due tonicelle consimili, il Piviale si / mil.te del medemo drappo con fascie di ricamo, e capuccio stole, e manipoli foderata darmo / sino adorato, come anche al Piviale vi sono due ciapette d’argento fatte da d.o Ill(ustrissi)mo Berl.ro / Quattro pianete di tela dargento di quattro colori cioè bianca, rossa, verde, e violata, con / trene d’oro sue manipoli, e stole, con l’armi di Monsig.r Falabella foderate d’armosino / Tre Piviali cioè rosso, violato, e bianco, con trene d’oro foderati di taffità delli stessi colori / Ed una coverta di Missale violata del’stesso drappo del Piviale. / Una parata di tela d’oro, seu broccato con francie, e scuto di ricamo, e trene d’oro lavorata / consistente in piviale, pianeta, tonicelle, stole, manipoli, gremiali, coverta di missale / Palliotto, e coscino, foderate d’armosino cioè la pianeta, e piviali, le tonicelle di sangallo / con l’arme di Monsig.r Pisano. / Una parata di damasco bianco consistente il Piviale, pianeta, tonicelle, stole, Manipoli, e / Palliotto con trene d’oro foderate di sangallo rosso con l’arme di Monsig.r Falabella. / Una parata di tela d’oro bianca consistente in pianeta, tonicelle, e paliotto, stole, e manipoli vecchi / con l’armi di Monsig.r Pisano. / Una pianeta di tela d’argento bianca con trene d’oro sue stola, e manipolo vecchia. / Due pianete d’imbroccato cioè una rossa, ed una verde con stelle, e trene d’oro con le fodere / d’armosino delli stessi colori con stole, e manipoli con l’armi di Monsig.r Pisano. / Unaltra bianca dell’istesso drappo vecchia, e lacera con stola, e manipolo, foderata di tela bianca. / Una pianeta verde di mbroccato con passamani à torno piccolo di seta, ed oro con sua stola, e manipo / lo foderata d’armosino verde con l’armi di Monsig.r Paravicino. / Una pianeta di damasco rossa con trene d’oro con sua stola, e manipolo foderata di sangallo / rosso con l’armi di Monsig.r Falabella alla quale pianeta vi sono anche da guarnirsi due / tonicelle, e piviali, e loro stole. / Uno piviale di tela d’oro cremisino con fasce del medemo drappo giallo, e capuccio ancora / foderato d’armosino cremisino con larme di Monsig.r Ursino. / Una pianeta verde con fascie violate in mezo con sua stola, e manipolo foderata di tela Sang[al] / lo stracigna. / Una parata di damasco rosso consistente in piviale con fascie gialle di tela d’argento / Pianeta, Tonicelle, Stole, Manipoli, Palliotto, faldistorio panno del quale, Coscino, cove[rta] / di Missale, e Cremiale foderate di Sangallo rosso con l’armi del Em.o Sig.r Cardinal Sant[oro]

 

[…]

Una parata di damasco rosso consistente in pianeta, tonicelle, manipoli, stole, e Palliotto foderate di san / gallo rosso con l’armi di Monsig.r Pisano. / Una parata di damasco violato consistente in pianeta, tonicelle, stole, Manipoli, palliotto, coscino, e / coverta di Missale con trene d’oro, e seta foderate di sangallo violate con l’armi di Monsig.r Pisano. / Tre pianete di terzanello ondato, cioè rossa, verde, e bianca con trene francie, e pizillo d’oro fodera / te di taffità delli stessi colori con le stole, e manipoli con l’armi di Monsig.r Cafarelli. / Una pianeta di tela d’argento bianca con fascia in mezo ricamata, con sua stola, e manipolo fode / rata d’armosino giallo con l’armi di Monsig.r Pisano. / Una parata di damasco verde consistente in pianeta, tonicelle, stole, manipolo, e palliotto con / francia à torno, e passamani di seta del medemo colore foderata di sangallo verde con l’arme di Mo.r Pisano. / Una parata di damasco bianco vecchia consistente in pianeta, tonicelle, stole, manipoli, palliotto / con l’armi di Monsig.r Pisano. / Tre pianete di damasco cioè rossa, verde, e violata con l’armi di Monsig.r Cafarelli foderate di sangal / lo del medesimo colore. / Una pianeta di damasco rossa con fascia in mezo di damasco bianco, con stola, e manipolo foderata / di sangallo rosso. / Una parata di ciambellotto ondato, violata consistente in pianeta, tonicelle, stole, manipoli, e / palliotto con francie à torno di seta, e guarnite di passamano. / Tre altre pianete di ciambellotto violato con loro stole manipoli, a basso guarnito di passamano, e / foderate di sangallo violato vecchie con l’armi di Monsig.r Pisano. / Una parata di damasco negro consistente in pianeta, piviale, tonicelle, stole, manipoli, e palliotto / con fascie di villuto negro in pilo guarnita con passamano adorato foderata di tela gialla / con larmi di Monsig.r Cafarelli. / Sei piviali di damasco rosso guarniti di passamano, e francie à basso foderate di Sangallo rosso con / larme di Monsig.r Cafarelli. / Sette altri piviali di damasco bianco cioè due novi, con larmi di Monsig.r Falabella foderati / di sangallo rosso, e guarniti di passamano, quatto altre senza arme, e vecchi guarniti di passa / mano di seta. L’altro similm.te vecchio con trene d’argento foderato di sangallo rosso con / l’armi di Monsig.r Cafarelli. / Tre piviali novi cioè violati uno di damasco con trene d’oro, e francie à torno il capuccio d’oro / foderato d’armosino violato. due altri di damaschello con passamano di seta foderati di / sangallo violato con larmi di Monsig.r Berlingerio. / Un altro piviale violato vecchio con sua stola foderato di sangallo violato con l’armi di Monsig.r Pisano.

 

[…]

Uno piviale verde di damasco con francie à torno di seta, e passamano, foderato di san / gallo verde con l’armi di Monsig.r Cafarelli. / Due altri piviali di villuto verde vecchi con francie à basso foderati di sangallo verde con / l’armi di Monsig.r Pisano. / Una pianeta di damasco bianco vecchia con sua stola, e manipolo foderata di tela / torchina. Fù sospesa in visita e se ne fatto ripezzo in Tesoro.

Paramenti di Chiesa

Uno postergale di damasco lavorato con frasche di colore verde, ed adorato con francie à / torno di seta verde e foderato di tela bianca fatto di Monsig.r Berlingiero per il Coro. / Uno panno di strato dal istesso drappo foderato di sangallo verde con francia à torno / mancante in uno capo. / Due fascie lunghe di rasetto verde, e fascia à torno del baldacchino di sopra con francia / di seta verde ed adorata senza fodera. / Due cuscini del medesimo drappo con il panno del coro per il celebrante fatte da / detto Ill(ustrissi)mo. / Uno baldacchino di damasco cremisino rosso con francie à torno rosse, e bianche fodera / to di tela bianca, per l’Altare magiore fatto ut supra. / Uno baldacchino di damasco bianco per la sedia con francie à torno rosse foderato di / tela bianca con l’armi, ut supra con la coverta della sedia, e postergale bianco, / e rosso di damasco il panno della sedia con guarnitione di passamano, e con l’armi / di detto Ill(ustrissi)mo. / Un’altro baldacchino di damasco violato, coverta, per la sedia guarnita di passamano, ed il posterga / le con francie à torno foderato di tela bianca con l’arme di Monsig.r Berlingerio / Uno postergale, e baldacchino verde per la sedia di rasetto con francie à torno fodera / to di sangallo verde fatto da d.o Ill(ustrissi)mo. / Due cuscini grandi per il genocchiaturo di villuto in pelo rosso con passamano à torno, e / fiocchi di seta fatti da d.o Ill(ustrissi)mo. / Due strati di velluto, cioè uno rosso vecchio con francie à torno, e l’altro rosso cremo / sino con francie bianche, e rosse à torno. / Sei cuscini grandi di velluto vecchi cioè quattro rossi uno verde di sopra / tantum essendo la faccia di sotto di pelle, e l’altro ammelato, ed un altro picco / lo del medemo colore, quali quattro servono servono per l’ingenocchiaturo di Monsig.r Ill(ustrissi)mo / uno alla sedia, e l’altro sotto i piedi, l’altro à setto del Sig.r Vicario.

 

[…]

Due strati di villuto di color à melato foderati di celendrata torchina. / Uno panno verde per la sedia di frandina. / Uno panno di raza vecchio per l’altar Magiore. / Una sedia di velluto verde vecchia. / Unal’tra sedia nova grande di velluto verde con francia à torno, e taccioni indorati fatta da Mons.r Illl(ustrissi)mo / con sua veste di pelle. / Uno corale novo in foglio fatto da d.o Ill(ustrissi)mo. / Una parata di sei candileri, ed una Croce Carta di gloria, Inprincipio, e sei graste con suoi fiori innar / gentati fatti da d.o Ill(ustrissi)mo per l’Altare di S. Anastasia. / Altre sei graste con fiori grande per l’Altar Magiore indorate fatte da d.o Ill(ustrissi)mo. / Altre sei graste con fiori vecchie indorate d’una parte. / Una cassetta indorata foderata di dentro di teletta dove si ripone il S.mo in giovedi Santo. / Trenta una lenza di velluto in pelo cioè verde, e rosse parte delle quali sono uniti ed altre / divise per param.ti di Chiesa nelli giorni festivi. / Uno param.to della cappella di S. Anastasia di velluto lavorata con l’armi di Monsig.r Fausto / consistenti in due pezi. / Due candaleri di ferro grandi. / Una Croce di legno col Crocefisso con diversi pezi di vetro per li morti. / Uno tamburro vecchio scasciato dato da Monsig.r al Duchino di Mesoraca. / Una tocca per la Semana Santa. / Uno palliotto verde di ciambellotto undato con passamano francia, e rizo per li giorni feriali. / Unaltro palliotto bianco di ricamo con diversi colori fatto dal d.o Ill(ustrissi)mo Berlingiero. / Una sedia seu faldistorio vecchio con il setto di pelle, e quattro palli per li pontificali. / Veli di calici per l’uso quotidiano tanto festivi, come feriali numero dieci delli quali, quattro sono / stati fatti da Monsig.r Ill(ustrissi)mo Berlingiero, e sei antichi della Chiesa. / Borze di corporale usuali numero sei, delli quali due sono stati fatti da Monsig.r Ill(ustrissi)mo Berlingiero. / Corporali vecchi numero due si sono lacerati per farni purificatorii. / Due coscini, e Palliotto di ricamo di oro, e seta bianchi per l’Altare di S. Anastasia fatti di Monsig.r Berlingiero. / Due dalmatichi rossi di Armosino cremisino con trene d’oro, e francie à torno con loro stivali, e scarpe per li pontif.i / fatti dal Em.mo Cardinale. / Due para di dalmatichi nigri e bianchi con belletti, e pizetto d’oro. / Due dalmatichi violati con velletto di oro à torno violato con tre para di sandali, e stivali cioè rossi.

 

[…]

Due Carafini d’argento con sua tassa ò baciletto d’argento collarmi di Monsig.r Pisano, quali / stanno appresso Monsig.r Ill(ustrissi)mo Arciv(escov)o. / Uno bacile d’argento col suo bucale, e casa con larme di Monsig.r Ill(ustrissi)mo Pisano bona memoria / quale per essersi rotto è stato rifatto da Monsig.r Ill(ustrissi)mo e stà in suo potere. / Uno baciletto d’argento piccolo sempio. / Una sfera per la festività del S.mo. / Uno baculo pastorale d’argento col fusto voto d’argento con limagine di S. Anastasia in mezo. / Sette Canoni Pontif.i. / Tre Pontif.i usati. / Un altro fatto in tre parti da Monsig.r Ill(ustrissi)mo Carlo Berlingiero. / Quattro Missali cioè tre vecchi ed uno nuovo. Uno Dirictorium Chori ed uno Missaletto di morti vecchio / Uno Sacerdotale vecchio di stampa antica, ed uno Ottavario. Uno Martirologio vecchio, ed uno / Rituali. / Uno Palio bianco di Broccato per la solennità del San.mo e S. Anastasia.

Pianete Festive, e Pontif.i con loro Parate

Una parata di Villuto negra in pelo foderata d’armosino giallo, con francie, e trene d’oro consistente / in piviale Pianeta, Tonicelle, Stole, Manipoli, Gremiali, Coscini, Faldistorio, Coverta di / Missale con l’arme di Monsig.r Ill(ustrissi)mo Pisano e suo palliotto consimili. / Tre pianete di damasco negro con loro stole, e manipoli, e Bardella, foderati di sangallo negro. / Una parata di damasco violato con trene d’oro consistente in tre pianete Stole, Manipoli, Pi / viale, e Bardella col larme di Monsig.r Pisano. / Uno Piviale violato di mbroccato stillato d’oro, foderato di taffità violato con trene d’oro / e francie d’oro à torno il Capuccio e suo palliotto consimili. / Due altre pianete consimili al Piviale con loro stole, Manipoli, Faldistorio, e Coverta di miss.le / con larme di Monsig.r Pisano. / Una pianeta di tabì violata foderata di taffità rosso con sua stola, e manipolo con trene d’argento / ed armi di Monsig.r Cafarello. / Unaltra pianeta di mbroccato di color capellino, foderata di taffità acquamare con trene / d’oro, e pizo alla stola, e Manipolo.

 

[…]

Unaltra di Broccato piccola foderata di taffità acqua mare. / Una Borza grande ricamata Cioè rossa, e Bianca con l’imagine di S. Anastasia d’una / parte, e dal’altra il nome di Jesus con treni d’oro à torno fatta d’a detto Ill(ustrissi)mo. / Una cascia di Mitre grande negra d’entro la quale si conservano l’infrascritte mitrie. / Tre pretiose con pietre, e perle à torno ricamate. Unaltra antica con pietre e ricamo / senza perle, e due di tela bianca. / Unaltra cascia di Mitrie foderata di pelle con tre mitri di tela d’oro sempie di colore / adorato. Due bianche una di diamasco, e l’altra di tela. / Un’altra casa di Mitrie nella quale vi ne sono due cioè una di tela d’oro adorata, e l’altra / di diamasco bianca fatte d’a detto Ill(ustrissi)mo. / Una scatola tonda dentro la quale vi è un camiso d’uruletta con pizo d’oro à basso, e due / Guantere d’argento fatte da detto Ill(ustrissi)mo. / Una cassetta con sua chiave dentro la quale vi è un camiso d’uruletta con pizo à basso / di filo fatto da detto Ill(ustrissi)mo. / Uno camiso vecchio d’uruletta. / Un altro cammiso di tella alli sidici con suo pizo à basso fatto dal detto Ill(ustrissi)mo. / Otto palmi di trena d’argento, e d’oro vecchia. / Due cassette antichi, e piccoli di stagno per l’Oglio Santo. / Una cassottina ncastiata d’osso vecchia. / Unarmiero dentro del quale vi è un baldacchino di legno lavorato, innargentato, ed indorato / per la festività del Corpus D(omi)ni. / Una Ghirlanda di ricamo per la sfera. / Alla prima scansia del reposto grande, vi sono l’infrascritte robbe, videlicet, lampe d’argento / con le loro casse numero quattro. Una con l’armi di Monsig.r Falabella. Unaltra col l’ar / mi di Monsig.r Pisano, unaltra fatta, e data alla cappella di S. Anastasia della boma me / moria del Sig.r Giuseppe l’avalle Vica. Generale ed unaltra piccola. / Una cassetta foderata di villuto verde col Presepio dentro. / Una Croce grande d’argento capitolare col larme di Monsig.r Fausto Cafarelli di buoname.a. / Una Croce col fusto d’argento voto della quale si serve Monsig.r Ill(ustrissi)mo. / Una cassettina, seu bussoletta d’argento dove si conservano l’ostie della quale si serve Monsig.r Ill(ustrissi)mo Arciv(escov)o. / Due incensieri d’argento col loro case, ed una sola navetta dargento, e cucchiarino d’argen[to.] / Due Aspersorii uno grande uno piccolo d’argento. Uno catino d’argento.”

 

[…]

“Dalle soprascritte robbe inventariate furno rubbate alli 14 del mese di / Novembre 1696 le seguenti videlicet In p.mis dodeci anelli pontificii d’oro videlicet Uno / Anello d’oro con pietra amatista e smalto; Un’altro simile con pietra amatista / a punta di Diamante, e smalto; Uno anello d’argento con pietra Cristallina; Uno / d’oro grande con cinque pietre, e quattro perle; Un’altro d’oro con pietra granata / a punta di Diamante con il Jesus dentro. Un’altro d’oro con pietra violata inta / gliata col smalto. Un’altro anello d’argento con pietra torchina di vetro.

 

[…]

Un’altro anello d’oro con pietra verde; Un’altro anello d’oro consimile col / smalto. Un’altro d’oro con pietra amatista; Un’altro d’oro con pietra scura / e l’arme di dentro. Un’altro d’argento con cinque pietre, e quattro perle. / Due pietre d’anelli sciolte, una verde, e l’altra bianca. Una Gemma / pettorale con sei pietre, ed una perla grossa in mezo. Tre Crocette petto / rali, cioè una d’oro con reliquie dentro, un’altra d’oro con sei perle, et / un’altra d’argento indorata. Una statuetta della SS.ma Annunciata d’argento. / Tredici reste di coralli, et altre due reste di profumo. Un scatolino / pieno di molti pezzetti d’argento indorati, et altre pietre piccole d’anelli / che si stimano ornam.ti di mitre. Una Chonetta d’argento per dar la pace / con l’arme di Mons.r Pisano. Tre buggie d’argento, due delle quali / sono con l’arme di Mons.r Palermo, e l’altra con l’arme di Mons.r / Pisano. Un paro di Caraffini d’argento con sua tassa d’argento. Due / aspersorii d’argento, uno grande, e l’altro piccolo. Uno catino d’argento. / Una tovaglia nuova di faccia. Sei purificatorii d’orletta. Furno ancora / furate dalle quattro Mitre tutte le pietre pretiose, e perle, cioè dalla / Mitra di Mons.r Ursino di tela d’argento furno cavate venti due pietre / pretiose, e dieci rose di perle; Dall’altra mitra di tela d’oro del med.o / Mons.r Ursino furono cavate ventiquattro pietre pretiose, dieceotto rose / di perle, e dodici fila di perle. Dalla Mitra di Mons.r Caffarelli di tela / d’oro furno cavate ventisei pietre pretiose, fra grandi, e picciole, sedi / ci rose di perle, et otto fila di perle grosse. Dalla Cassa del De / posito con tre Chiavi del Rev. Capitolo, che stava entro il med.mo Te / soro furno rubbati docati cinquecento venti, tarì quattro, e grana nove, / e mezo, affrancati dalli SS.ri Capocchiani di Mesoraca del legato dell’E.mo / Sig.r Cardinale Giulio Antonio Santoro, e docati due Cento del Ve(nerabi)le / Seminario di d.a Chiesa di S. Anastasia affrancati dal Sig.r Paulo Ant.o / Pignanelli di Rocca di Neto, e depositati nella soprad.a Cassa. Dalla / Mitra antica di Mons.r La Marra furno cavate quattro landette d’argento

 

[…]

indorate smaltate, e dalla punta di d.a Mitra due Conoc / chiule d’argento indorate.”

 

 

Note

[i] AASS, 25D, fasc. 7.

[ii] Secondo l’arcivescovo Berlingieri il valore dei beni sottratti ascendeva a circa 2500 ducati, di cui quasi 700 ducati in contanti, assieme a diversi argenti, oro e gemme che arricchivano quattro mitre, due delle quali erano state donate dall’arcivescovo Gio. Battista Ursino. ASV, Rel. Lim. S. Severina., 23 aprile 1697. Secondo altri documenti invece, furono rubati 200 ducati spettanti al Seminario di S. Severina, e 520 ducati circa del capitolo per “fondo di messe”, mentre tutti beni ascendevano complessivamente ad un valore di ducati 4000. AASS, 3D fasc. 3, ff. 103-104.

[iii] 18 gennaio 1698. “Il Tesoriere di S. Severina, Leonardo Lepera, saputo che è stato destinato il Consigliere D. Gregorio de Mercato a condurre l’inchiesta sul furto avvenuto nella cattedrale, prega che se ne dia l’incarico al Preside della Provincia di Catanzaro Gascon, per risparmiare le spese.” Russo F., Regesto IX, 47795.

25 gennaio 1698. “Il Nunzio di Napoli al Segretario di Stato. «Io non ho fatto la parte comandatami da V. Em.za con il Sig. Vicerè per ottenere da lui, che per minor dispendio della povera Chiesa di S. Severina, invece di mandar di qua il Consigliero Mercado, volesse deputare il Consigliere D. Francesco Gascon, che si trova Preside di Catanzaro, per l’impinguamento del processo sopra il sacrilego furto nel Tesoro della medesima Chiesa, mentre l’Agente di quel Mons. Arcivescovo mi ha qui rappresentato che trovandosi già fatto il deposito di mille ducati, non vi era più luogo di revocare la sua commissione, né questa si sarebbe potuta dare al Consigliere Gascon senza offendere un principal Ministro, che poteva più di ogni altro cooperare alla buona determinazione del caso. Non lascerò per questo di pregare S. Ecc.za perché ordini all’istesso Consigliero Mercado più esatta giustizia… ». Russo F., Regesto IX, 47801.

4 febbraio 1698. “Il Nunzio di Napoli scrive al Segretario di Stato che insisterà presso il Vicerè, perché si faccia giustizia per il furto sacrilego del tesoro di S. Severina, dato che la chiesa di questa città ha assegnato per il giudice e il suo seguito il viatico di mille ducati, che viene ad essere la metà della roba rubata.” Russo F., Regesto IX, 47815.

11 ottobre 1698. “Il Segretario di Stato al Nunzio di Napoli. Avendo l’Arcivescovo di S. Severina speso più di 8000 (sic) scudi per la causa del furto, prega di adoperarsi presso il Vicerè, perché non venga sottoposto ad ulteriori spese.” Russo F., Regesto IX, 47972.

14 ottobre 1698. Il Nunzio di Napoli al Segretario di Stato. “Quando io conosca, che non vi possa essere altro modo di far conseguire a Mons.r Arcivescovo di S. Severina la spedizione della Causa contro gli ahutori, et i complici del sacrilego furto commesso nel Tesoro di quella sua Catedrale, senza la necessità di fare altre spese con una nuova impinguat.ne del Processo già formato io mi varrò di quello, che mi vien benignam.te prescritto da S. E. di consegnare confidentem.te al Sig.r Vicerè il Costituto, che ella si è degnata di trasmettermi.” ASV, Nunziatura di Napoli, 124, f. 512.

25 ottobre 1698. “Il Nunzio di Napoli al Segretario di Stato. «Ho parlato questa mattina con ogni maggior efficacia al Sig. Vicerè, per fargli comprendere che quando si volessero fare nuove impugnazioni per la causa del furto commesso nel Tesoro della Metropolitana di S. Severina, quel Mons. Arcivescovo, che ha speso già molte migliaia di ducati, non potrebbe più supplire al dispendio». Gli si è fatto comprendere che si proceda risoluto contro il principale autore del furto e la persona, presso la quale si trovano i danari e gli oggetti rubati per la restituzione.” Russo F., Regesto IX, 47982.

[iv] 5 giugno 1698. “Carlo Berlingieri, arciv.o di S. Severina al Card. Spada. «D. Francesco Toreson (sic) è riuscito cavare dalla bocca di 4 carcerati, complici nel furto sacrilego di questa chiesa, come l’autore di esso fosse stato D. Giovanni Carara, zio del medesimo Duca, in odio alle censure contro di lui emanate dalla S. Congr. delle Immunità, come aveva già confessato il sacrestano traditore. Egli si è dato alla campagna e continua a perseguitare me e i miei, insidiando alla vita. S. B.ne per via del Nunzio faccia presente al Vicerè, perché provveda in tempo. Per sua sicurezza è costretto a star fuori residenza. Rocca Bernarda 5 giugno 1698». Russo F., Regesto IX, 47897.

24 giugno 1698. Il Nunzio di Napoli al Segretario di Stato. “Farò la parte ordinatami da N(ost)ro Sig.re con questo Sig.r Vicerè, per moverlo a prendere gli espedienti necessarii ad’impedire, che il zio del Duca di Santa Severina scoperto già dal Consigliero Torreion per autore del sacrilego furto commesso nel Tesoro di quella Chiesa, non faccia alcuna delle violenze, che minaccia contro quel Mons.r Arciv.o; et i suoi Congiunti. E non dubitando, che Sua Ecc.za non sia per impiegare in ciò volentieri tutto il suo zelo, m’inchino à S. E. con profond.mo ossequio.” ASV, Nunziatura di Napoli, 124, f. 315. Russo F., Regesto IX, 47911.

19 luglio 1698. Il Nunzio di Napoli al Segretario di Stato. “Ho fatta con ogni magg.r premura, et efficacia la parte, che mi fu due settimane sono ordinata da S. E., per movere questo Sig.r Vicerè a prendere le risoluzioni più proprie a terminare speditam.te la Causa del furto commesso nel Tesoro della Cattedrale di Santa Severina, e perché quel Mons.r Arciv.o venga pienam.te assicurato dagl’insulti che gli sono minacciati dal zio del Duca della medesima città, il quale si suppone principale autore del pred.o furto; e mi è stato risposto, che non si sarebbe mancato di fare amministrare una pronta, e rigorosa giustizia.” ASV, Nunziatura di Napoli, 124, f. 353.

21 luglio 1698. “Il Segretario di Stato al Nunzio di Napoli. Poiché il principale autore del furto alla Cattedrale di S. Severina è lo zio dell’attuale Duca di quella città, il quale per sfuggire alla giustizia si è buttato alla campagna, immagina l’Arcivescovo cosa succederà quando, allontanatosi in Commissario inquirente, ritornerà il reo in città. Veda perciò di prevenire la rappresaglia coi Ministri del Governo «Roma 21 luglio 1698». Russo F., Regesto IX, 47922.

26 luglio 1698. “Il Nunzio di Napoli al Segretario di Stato. Comunica che il Vicerè ha dato ordini severi contro gli autori e complici del furto, perpetrato nel Tesoro di S. Severina, assicurando che sarà provveduto all’incolumità dell’Arcivescovo e suoi parenti.” Russo F., Regesto IX, 47926.

[v] 30 agosto 1698. “Il Segretario di Stato al Nunzio di Napoli. Poiché si trova nelle carceri della Vicaria il Duca di S. Severina, nipote dell’autore del furto, assicuri quell’Arcivescovo che non sarà liberato se prima non avrà provveduto all’indennità del Presule e degli altri ecclesiastici, minacciati dallo zio. «Roma 30 agosto 1698». Russo F., Regesto IX, 47943.

[vi] 19 luglio 1701. “Il Nunzio di Napoli al Segretario di Stato. «Havendo considerata l’istanza fatta alla S.tà di N.S. dal Procuratore fiscale della Curia arcivescovile di S. Severina per ottenere benigna licenza dalla S.tà Sua di trasmettere alla galere di Malta D. Giovanni di Aversa, canonico di quella Metropolitana, condannato come reo convinto del sacrilego furto commesso nel Tesoro della medesima Metropolitana, a servire nelle galere pontificie, io ho stimato di dover dire reverentemente a V. Em.za che, stante la lontananza di 10 e più giorni di viaggio da quella città a quella di Crotone, dove vien tenuto carcerato il suddetto reo et il pericolo che nel trasferirlo si potrebbe correre per la potenza di chi si trova interessato nel medesimo furto, il mio debol parere sarebbe che la S.tà Sua potesse degnarsi benignamente di compiacere l’Oratore col permettergli di mandare l’istesso condannato a sodisfar la sua pena nelle galere di Malta, le quali sogliono nella stagione presente andar scorrendo verso quelle parti, e ritirandosi nel loro porto non restano tanto lontane dalla medesima città di Crotone». Russo F., Regesto IX, 49554.

[vii] 26 luglio 1701. “Il Nunzio di Napoli al Segretario di Stato. Poiché la destinazione alle galere di Malta del canonico di S. Severina D. Giovanni d’Aversa, reo del furto nel tesoro di quella Metropolitana, è stata rimessa al suo arbitrio, egli si comporterà come crede meglio per le circostanze attuali.” Russo F., Regesto IX, 49559.

[viii] AASS, 3D fasc. 3, ff. 103-104.

 

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