Le Lettere di Gio. Leonardo de Bona

Lettere Gio Leonardo di Bona

Lettera di Gio. Leonardo de Bona conservata all’Archivio di Stato di Firenze.

 

I personaggi richiamati nelle lettere

Il Cardinale: Antoine Perrenot de Granvelle, cardinale e vicerè di Napoli dal 19 aprile 1571 al 18 luglio 1575.

Il duca di Urbino: Guidobaldo della Rovere, figlio del duca Francesco Maria, sposò Vittoria Farnese, figlia di Pier Luigi. Fu duca di Urbino per successione al padre dal 21 ottobre 1538 al 28 settembre 1574.

Il Principe di Bisignano: Nicolò Bernardino Sanseverino, figlio ed erede di Pietrantonio e di Erina Castriota, figlia unica ed erede di Ferrante Castriota. Successe al padre Piertrantonio, morto a Parigi l’otto aprile 1559, morì il 21 novembre 1606. Sposò nel 1565 Isabella Della Rovere – Montefeltro, figlia di Guidobaldo II duca di Urbino e di Vittoria Farnese. Visse quasi sempre a Napoli nel suo palazzo di Chiaia. Fu particolarmente amante della caccia, delle feste e dei viaggi.

Fu prodigo con i numerosi adulatori, che vivevano alla sua corte, concedendo privilegi e ricompense ad uno stuolo di personaggi, che lo accompagnavano nelle sue allegre e festose sortite. In dissenso con la moglie Isabella, dalla quale visse quasi sempre separato. I suoi frequenti viaggi fuori dal Regno e la lontananza dalle sue terre, lasciate in mano a speculatori e profittatori, lo portarono ad accumulare debiti sempre maggiori, che portarono alla dissoluzione del suo stato, composto da numerose terre in Calabria Citra (Bisignano, Corigliano, Acri, Rose, Luzzi, Cassano, Casalnuovo, Trebisacce, Morano, Mormanno, Saracena, Altomonte, Acquaformosa, Firmo, Roggiano, San Marco, casali albanesi, Malvito, Sangineto, Bonifati, Belvedere, Buonvicino, Grisolia, Abatemarco, Civetto (?), Mongrassano, Tarsia, Terranova, Francavilla) ed in Basilicata (Tricarico, Senise, Miglionico, Chieromonte, Craco, Armento, Montemurro, Carbuni, San Martino, Rotonda, Lateana).

Già il 22 luglio 1568 G. B. Franco, agente del duca d’Urbino, così scriveva da Napoli: “Non è giorno che creditori non rescindano li loro contratti, et credo per non dire bugia che sin qua si sono rescissi forsi per cento milia ducati et ogni di correno processi a questo fine. Questo farà che al fine per haverno il loro credito faranno vendere il stato a lume di candela, et guardi Dio di questo fine, perché vedemo giornalmente che si vende per diece quello che vale cento”.[i]

A causa degli ingenti debiti fu interdetto e furono nominati dei curatori. Fu anche relegato dal 1590 al 1598, prima a Gaeta e poi a Castelnuovo. Per far fronte ai debiti prima del 1570 egli aveva dovuto vendere Lattarico ad Alfonso Barracco; seguirono nel 1571 le terre di San Donato e Policastrello a Scipione Sanseverino; nel 1573 fu la volta del casale albanese di Santa Sofia ceduto a Giovanna Verri. L’anno dopo il vicerè Granvelle ordinò al principe Nicolò Bernardino, in data 21 ottobre 1574, di astenersi dal disporre del suo patrimonio senza l’autorizzazione.[ii]

La Principessa di Bisignano: Isabella Della Rovere, figlia di Guidobaldo duca di Urbino. “afflitta da grave morbo alla bocca e dominata dai Gesuiti”. Tentò inutilmente di porre rimedio alla decadenza ed al fallimento del suo stato. Con il passare del tempo i debiti aggravarono sempre più i vassalli, tanto che molti di loro abbandonarono le terre feudali, mentre altri si ribellarono ai soprusi ed alle ingiustizie degli speculatori, che ormai agivano da padroni e facevano ricadere sempre più il peso delle tasse sulla popolazione.

Nel 1578 Isabella Della Rovere, principessa di Bisignano e amministratrice di quel patrimonio., si vedeva costretta ad emanare una disposizione, con la quale venivano annullati tutti i privilegi e le carte di familiarità precedentemente concesse da casa Sanseverino, a causa delle “persone richi et facultosi, che la magior parte di essi tengono privilegii de familiarità, per li quali si vengono nelli allogiamenti et altri pesi a scusar con essi, non senza gravissimo danno de detti nostri poveri vassalli, di manera che per loro extrema necessità, per portare il peso doppio sono abstretti partinorsi dal nostro dominio et talvolta eccitati da l’ira, che perciò vengono a patire, commetteno inconvenienti eccessi; et talvolta anco con simile procedere delli sudetti privilegiati, che tiene odore de molta partialità, vengono detti poveri agravati afinchè la giustitia, che devi essere equali a tutti, se renda inequali”.

Seguiva nel 1588 una supplica al re Filippo II con la quale la principessa, facendo presente la fallimentare e disastrosa conduzione delle proprietà da parte del principe, suo marito, che comportava anche la rovina economica sua e di suo figlio, chiedeva la nomina di un curatore.[iii]. Isabella morì nel 1619.

 

La casata dei De Bona

All’inizio del Cinquecento tra coloro che hanno in affitto i terreni in territorio di Cutro dell’abbazia di Sant’Angelo di Frigillo troviamo Puccio, Minico e Nardo lo iovene di Cutro.[iv]

Nel luglio 1547 i pirati sbarcati alla marina invadono poi Cutro, facendo schiavi alcuni abitanti e tra questi Georgina, Johannella ed il prete Vincentio de Bona di Cutro. Per la loro liberazione si richiede un riscatto di 85 scudi.[v]

Nella visita ai luoghi pii della terra di Cutro effettuata nel 1559 dal vicario dell’arcivescovo di Santa Severina troviamo che i De Bona, o de Vona, avevano due altari nelle chiese di Cutro, uno sotto il titolo di S. Lorenzo nella chiesa di Santa Caterina e l’altro di S. Giacomo nella chiesa matrice di S. Giuliano, inoltre D. Vittorio de Vona era rettore della chiesa parrocchiale di S. Nicola dela Banda.

Da un sequestro di case effettuato in Cutro su istanza del mercante napoletano Gio. Domenico Spinola all’inizio di gennaio del 1571 sappiamo che la casata dei De Bona era divisa in diversi rami. Sono nominate le case di Laurentio de Bona, la casa di Ortentio de Bona e le tre case contigue di Sipio e Martino de Bona, che confinavano con la casa di Luca de Bona e la casa di Prospero de Bona.[vi]

Negli atti del notaio Marcello Santoro (1577-1578) troviamo spesso Jo. Thoma de Bona, Joannello de Bona, Laurentio de Bona, Marco de Bona, Jo. Gregorio de Bona e Scipione de Bona. Prospero de Bona il 15 ottobre 1578 fonda una cappella con iuspatronato dedicata a S. Hieronimo nella chiesa del convento domenicano di Santa Maria dela Gratia. L’altare era situato nella parte destra della chiesa e confinava con l’altare di S. Pietro Martire di Aurelio Galatio e l’altare di Gio. Bernardino Ballatore.Nella stessa chiesa c’era anche l’altare di Gio. Francesco Oliverio dedicato a S. Domenico che confinava con l’altare del SS.mo Rosario e con l’altare di Salvatore Foresta.[vii]

Fabio di Vona di Antonio Die 13 sett.s 1578 si fece testamento lasso herede lisabetta sua figlia et tutrice persia de pagano sua matre lassa uno t.o di grano al sacram.to lassa un tomolo alli infra.tti. s.ta m.a dela gra. alla nunciata santo juliano s.to jo.e et santa caterina un tari per una.[viii]

Mario de bona di pirri si fece testamento Die 16 maii 1583 fece herede de sansone de bona lassa uno docato al sacram.to et alli infra.tti un tari per una la nunciata s.m. dela gra. san jo. et s.ta caterina.

In un atto notarile rogato in Cutro il 12 maggio 1586 troviamo Donna Laura de Bona moglie di Cipriano Caparra, donna Marcella de Bona moglie di Lattanzio Milioti, donna Elisabetta de Bona e donna Prudentia de Bona, tutte figlie del fu Nardo de Bona. Essendo morto senza testamento Vincentio de Bona, fratello di Nardo, esse cedono la loro parte della gabella la Porcaria a Prospero de Bona de Vincentio.

In un elenco di censuari dell’abbazia di Sant’Angelo di Frigillo alla fine del Cinquecento (1597-1603) troviamo Gio. Matteo de Bona, Gio. Petro de Bona de Gio. Gregorio, Portia del Moio vedova di Fabio de Bona, Gio. Battista de Bona, Marcello e Sigismondo de Bona, Rutiglio de Bona, Sigismondo de Bona de Gio. Thoma. Sempre alla fine del Cinquecento Giulio De Bona, di circa quaranta anni, era castellano del castello di Le Castella ed aveva un figlio di nome Rotilo di circa venti anni. (1594). Sigismondo de Bona, figlio di Scipione di Bona, sposò in prime nozze Celia De Bona del dottor Giovan Francesco e nel 1626 in seconde nozze Prudenzia Oliverio del capitan Lucio Oliverio e di Laurella Foresta. L’otto ottobre 1645 comprò da Francesco Campitelli il feudo di Rivioti.[ix]

 

Il dottore nei due diritti Gio. Leonardo di Bona

Gio. Leonardo Di Bona, nativo di Cutro, era figlio di Bernardina de Alexio ed aveva un fratello di nome Laurentio.

Non si sa il motivo del suo soggiorno nella corte di Spagna al tempo del re Filippo II (1556 – 1598). Secondo la tradizione fu per disputare alla presenza del re la partita a scacchi con lo spagnolo Ruy Lopez. Molto probabilmente il suo viaggio in Spagna era legato anche ai rapporti economici, cioè al commercio di grano, che alla metà del Cinquecento era particolarmente attivo tra i paesi del marchesato di Crotone e quindi anche tra la terra di Cutro e la Spagna, allora colpita da gravi carestie. Numerosi documenti attestano la spedizione di grano, che estratto da Cutro era imbarcato a Crotone con destinazione i porti spagnoli. Le operazioni erano gestite da mercanti napoletani e genovesi che tramite procuratori in Crotone si interessavano a ricevere il cereale, contrattato prima in Napoli con i feudatari ed i commendatari del luogo, ed a imbarcarlo sulle navi noleggiate.

Si inserisce molto probabilmente in questa attività economica la partenza per la Spagna di Gio Leonardo di Bona, dove trovandosi per svolgere alcuni affari alla corte di Filippo II, sfruttò l’occasione mettendo a profitto la sua abilità nel gioco degli scacchi. Così egli, in una lettera inviata da Napoli al duca di Urbino il 13 settembre del 1573, descrive la sua andata e permanenza in Spagna: “… bisognandomi comodita per poter sequitar’ il studio a, che sempre sono stato inchinato retrovandomi nella Corte di spagna e, possendo per mezo non approbato di coscienza si bene quanto al mondo sicurissimo con facilta al mio giocho guadagnar’ diece o, quindecimila docati o, forsi magior somma mi contentai con trattar verita e linpieza dl’ molto pocho e, havendomi appresso possuto dar’ a una vita piacevole volsi pio presto pio presto per desiderio d’honor’ con molte notti insonni e, giorni di travagli sequitar’ honorata professione con sparenza anchor’ di potermi un di render tale chavesse possuto esser’ dalcuno servitio a V. E.”. Da quanto lo stesso De Bona afferma, si può dire che Leonardo, dopo aver guadagnato abbastanza denaro con il gioco degli scacchi, decise di lasciare la Spagna e utilizzando il denaro guadagnato e riprendendo gli studi interrotti con maggiore impegno nei due diritti, riuscì a divenire dottore. In qualità di dottore egli ottenne poi di entrare al servizio del duca di Urbino Guidobaldo della Rovere e della figlia Isabella, principessa di Bisignano. Agente in Napoli dei principi di Bisignano e del duca di Urbino seguì alcune cause giudiziarie nei tribunali e presso la corte del Vicerè e svolse uffici ed affari quasi sempre riguardanti liti e pagamenti. Lo troviamo con queste mansioni in Napoli dal 1572 al 1574, in un ambiente dove regnavano la raccomandazione e l’intrigo e dove si aggirava uno stuolo di personaggi ambigui che, maldicendosi e tradendosi l’un l’altro, cercavano di mettersi in luce ed entrare nelle grazie dei potenti, per avere e speculare sugli incarichi e sulla gestione degli affari.

Più volte egli si lamenta con il duca di essere oggetto di discriminazione da parte di persone che fanno gli interessi propri a scapito di quelli del principe: “non posso lasciare di dire a V. E. havendomi messo a questo servitio dl Principe di Bisiniano e, havendomi trattato in modo tale c’ha questi sig.ri advocati li parse expediente che consultassero il Prencipe chinpersona mia si conferisse ancho il carricho delle liti e per pio letter’ comandatomi che dovesse pigliar’ tal pensiero il detto sig.r Cattaneo havendo andato in Calabria tratto in modo che misi desse con tal condittione che per non posserlo esercitar’ come bisognava fui forzato renuntiarlo e, questo o, perche non si togliesse dalistesso nonostante che non sia sua professione o pure per conpiacerne un parente di Miche Alangelo favorito dl sig.r Prencipe come poi fece e ogi con pocha fede e reputatione lesercita”.

Tentò inutilmente di avvisare il duca delle dissaventure economiche del principe di Bisignano, avvertendolo che il principe era attorniato da persone infide, che lo mal consigliavano e lo avrebbero portato alla rovina: “sia certa che sin qua shavuto duro campo di trattar’ nel particolar’ del sig.r Prencipe di Bisiniano circa il metter’ in assetto e dar ordine alle sue cose e, venir’ a starsene con V. E. quello chogni savio haveria tenuto per ispediente tutto per i parenti e mali servitori li quali hanno tenuto e tengono la mente di quel sig.re per i loro interesse particolari”. In questo ambiente torbido egli tuttavia riuscì a ben destreggiarsi e ,utilizzando anche la corruzione, portò a felice compimento alcuni affari del duca (“Si bene sono basso sogetto mi vo pur tuttavia igegnando di posser esser dalcuno servitio a V. E. e, nel particolar’ del esatione i qua del dinaro di V. E. ho cominciato affar’ pratticha con alcuni miei amici e , di persone che manegiano tanto la volonta del Cardinale come di questo thesorero”). Trovando validi appoggi e conoscenze il De Bona fece fortuna, tanto che nella lettera del 13 dicembre 1573 afferma di aver “perso per la rotta del banco de ravasceri docati doi mila cento settantacinco”, denaro che poi riuscì a recuperare. Proprio riferendosi al fatto che alcuni malevoli avevano ostacolato un suo nuovo viaggio presso la corte di Spagna per seguire gli affari legati ad alcune “espeditioni” di grano del Principe di Bisignano, dipingendolo non all’altezza del compito, in quanto solo un giocatore di scacchi, così si esprimeva: “c’havendomi ricerco il sig.r Prencipe di Bisiniano e suo consiglio come posso mostrarlo per molte l’re che io volesse pigliar’ pensieri dandar’ alla Corte di spagna per alcune espeditioni fui poi nella resolutione detto dal mag.co Fran.co tagliaferro al presente nella Corte di V. E. detto che no’ era bene mandar’ un giochator’ di scachi il che havendo io saputo feci resposta al sig.r Prencipe e suo consiglio che si bene quello o altri havessero havuti quelle parti chin me si riconoscevano che per quello solo pensava dover’ esser’ preferito attutti gli altri per haver’ co’ quel mezo acquistati molti sig.ri amici in q’lla Corte e, potermi intrometter’ et avalermi per lespeditione di quanto bisognavo”. Come si legge nella lettera inviata al duca, tra i detrattori vi erano anche alcuni suoi compaesani, i quali erano andati apposta dal duca per ostacolare la sua nomina ad un incarico importante rimasto vacante per la morte del titolare: “per che forsi li disegni daltri non preiudichino me di nabilta o cosa alcuna massime per saper che sono venuti alcuni dl’ mio paese affarsi belli presso V. E. mostrando forsi pio forza nelle parole che non fede e, bono zelo nellintegrita dl’animo e, questo dico perche attorto non mi sia data alcuna calunnia”. La congiura, della quale il De Bona si lamentava di essere stato vittima, riguardava la nomina del “mag.co Rogatis avvocato nel tratto dl’ danaro di Santo Pietro in galatina il quale quanto mi sia inferior’ di diligenza e, affettione nel servitio di V. E. ne faro sempre listesso Rogatis iudice essendo anchor tra noi pocha differenza deta se di valer o letteratura ne lasciaro far iuditio a questi sig.ri dottori channo visto li scritti e, di luno e di laltro”. Nelle sue lettere a volte traspare la volontà di andare in Calabria. Così il 13 dicembre 1573 scriveva al duca la sua intenzione: “lo supplicai con l’altra mia d’andare in calabria pensava ancore di posserlo impetrare dal cardinale, ma considerando dapoi che potro esser’ d’alcuno ser.o in napoli o, in altro grado di manco fastidio non ha passato più in nanti questa mia resolutione”. Ma ciò allora non gli fu possibile, come traspare dalla lettera del 20 gennaio 1574: “Del mio pensiero d’andar’ in Calabria che non era passato pio inanzi lo scrissi a V. E. Ill. per il mag.co Falcucci e, che mi tornava meglio il star in Napoli se pur no’ fosse stato altro di servitio a V. E.”.

Tuttavia il 22 giugno 1578 Gio. Leonardo di Bona è a Cutro dove stipula il contratto matrimoniale e poi contrae il matrimonio, “secondo l’uso et costume della S.ta Romana chiesa et ordine del sacro tridentino consiglio”, con Prudentia de Oliverio, vedova di Gio. Vincenzo Diano. Poco dopo lascia la “terra” di Cutro e si imbarca. Il primo agosto dello stesso anno è a Taranto dove fa testamento. Il 3 agosto, essendo morto, il testamento è aperto e reso pubblico. Lo seguì l’anno dopo la madre Berardina de Alessio che per testamento rogato in Cutro il 2 luglio 1579 dal notaio Jo. Laurentio Guercio, lasciò erede il figlio Laurentio, regio giudice. Le case, dove abitava Laurentio de Bona, confinavano con la casa di Rinaldo de Abrigliano, con la casa del notaio Francesco Macri ed erano vicino alla chiesa dell’Annunziata. (Il 31 gennaio 1578 in Cutro Francesco Macri afferma di possedere un piccolo terreno situato dentro la terra di Cutro “iux.a domum laurentii de bona, iux.a hortale j.nis mactei gaitani vinella m.te iux.a vallonem q. descendit suptus e. s.me annuntiatae viam pu.cam et alios fines”. Dona il terreno ai coniugi Jo. batt.a Liverio ed Elisabetta Macri, sua figlia.[x]

Contratto di matrimonio di Gio. Leonardo de Bona conservato all’Archivio Arcivescovile di Santa Severina (protocollo notaio Marcello Santoro).

 

I documenti

I primi decenni della metà del Cinquecento sono caratterizzati da ricorrenti raccolti scarsi dovuti alla siccità che causano pestilenze e fame “videndose giornalmente morir homini et donne di fame”.[xi]

Nella primavera del 1578 Giulio Cesare Leone di Crotone per nome e parte dei mercanti napoletani Gio. Leonardo Calamara, Fabrizio e Scipione Pontecorvo, Gio. Geronimo Ascanio Composta, Gio. Bernardino Curcione e Francesco Biffoli deve ricevere in Crotone il grano da Gio Paulo Caivano, agente del Principe della Scala. Il principe ha stipulato il 14 ottobre 1577 in Napoli un contratto con i mercanti per la fornitura di 3000 tomoli di grano che deve essere imbarcato in Crotone per Valenza. Quattro navi noleggiate dai mercanti sono giunte al porto di Crotone e devono partire per Valenza ma manca parte del carrico. Poiché il Caivano nonostante le ripetute richieste non fornisce il mancante, il corrispondente dei mercanti Giulio Cesare Leone si rifornisce di grano a Cutro.[xii]

Il sette gennaio 1578 in Cutro per atto del notaio Marcello Santoro la nobile Prudentia de Oliverio, vedova del nobile Gio. Vincenzo de Diano U.J.D. essendo molto occupata a gestire i propri affari ed anche impedita in quanto donna, avendo piena fiducia nell’operato e nelle capacità del nobile Gio. Leonardo de Bona U.J.D., che se anche assente è come se sia presente, lo nomina suo procuratore ed a rappresentarla nella Curia della Vicaria, nel Regio Consiglio e in qualsiasi tribunale, sia maggiore che minore, ed anche davanti al Vicerè. Egli dovrà rispondere contro il mandato emesso dalla Curia della Vicaria su istanza della mag.ca Smiralda de Diano ossia De Orlando, madre ed erede di suo marito il fu Gio. Vincenzo de Diano. La vertenza riguardava la richiesta di restituzione del dotario ossia dell’antefatto promesso da detto Gio. Vincenzo de Diano a Prudentia de Oliverio in virtù dei capitoli matrimoniali.[xiii]

Il 22 giugno 1578 nella terra di Cutro, avuto prima il permesso dell’arcivescovo di Santa Severina Francesco Antonio Santoro, essendo giorno domenicale, furono stipulati presso il notaio Marcello Santoro i capitoli, convenzioni e patti sopra il matrimonio da contrarsi tra Gio. Leonardo de Bona e la signora Prudentia de Oliverio. Nell’occasione Gio. Francesco e Camilla Oliverio, rispettivamente fratello e madre di Prudentia, promisero in dote ducati 2500 da consegnarsi in questo modo a Leonardo de Bona: “Docati mille nel primo di settembre p.o venturo del p.nte anno 1578, et docati cinque cento nel primo di settembre dell’anno entrante 1579 et docati cinque cento nel medesimo mese et giorno dell’anno 1580 et l’altri restanti docati cinque cento a complimento delli decti docati doi m ilia et cinque cento il primo di settembre dell’anno 1581”.

Tra i vari capitoli vi era anche: “Item de piu li sup.ti Sig.ri Gio. Fran.co et sig.ra Camilla Oliverio in solidum promettono et se obligano consig(na)re ad esso sig. Leonardo tutte le robbe mobili quali sono et partengono ad essa sig.ra prudentia nel tempo di contraher il matrim.o per verba de p.nti relaxando li bovi vacche stacche consignate et non consignate al primo marito, et csi ancore le vigne similm.te consig.te o non consig.te al pr.to p.o marito di essa Prudenza”.

Inoltre “se declara per esse parti come delli sup.ti docati doi milia et cinq. Cento et beni mobili ut s.a si es includeno le doti quali foro promessi al m.co q.o Jo. Vinc.o de Diano primo marito di essa S.ra Prudentia et similm.te il dotario che li compete di detto q.o m.co Jo. Vinc.o p.o marito”.

Sono presenti all’atto il regio giudice No. Pet.o Fera di Cutro ed i magnifici Fabio de Bona, Jo. Matteo de Mayda, Parisio Montelione, Julio Ganguza, Jo. Laurentio Ganguza, Marcello de Bona, Jo. Vinc.o de Nicotera, Jo. Matteo de Bona, Prospero de Bona, Bartolo Romanazo ed altri.[xiv]

Il 16 gennaio 1579 nella terra di Cutro davanti al notaio Marcello Santoro si presentano la magnifica Prudentia de Oliverio, vedova del magnifico U.J.D. Gio. Leonardo de Bona della stessa terra, ed il nobile Lorenzo de Bona, fratello carnale di Gio. Leonardo e cessionario della madre, la magnifica Bernardina de Alexio. La De Oliverio afferma che nei mesi passati fece una convenzione con la De Alexio, madre di Gio. Leonardo e di Lorenzo, in base alla quale consegnò e restituì alcuni beni, che erano appartenuti al defunto marito, come si evidenzia dall’istrumento rogato per mano del notaio Gio. Lorenzo Guertio di Cutro. Poiché alcuni di detti beni elencati nell’istrumento, che dovevano essere dati alla De Alexio, erano rimasti in possesso di detta Prudenza de Oliverio, a causa di alcune cause ed impedimenti, che allora non permisero di completare la consegna di tutti i beni, la De Oliverio vuole ora darli prontamente a Lorenzo De Bona, in qualità di cessionario della madre. I beni sono: “Imp.s Uno paro di calsi di velluto negro pcini di raso nigro con la calsetta de seta. Una cappa longa di tiletta di seta negra guarnita di passa mano con la infodara di panno di nap.o. Una pelliccia di tela nig.a senza panno. Uno ferrayolo neg.o usato. Uno gioppone usato di tila. Uno casachino di Jo: bellotto usato. Doi camise usate”. La de Oliverio afferma inoltre che, al tempo in cui fu rogata la convenzione, lei consegnò a Lorenzo i seguenti beni, che erano appartenuti a Leonardo: “Imp.s Uno param(en)to di cam.ra di pelle di orobello consistente in cinq. Pezi et doi altri porteri simili. Una cappa di rascia usata. Uno sayo di panno nobile negro usato. Unaltro sayo di rascia usato. Uno coscino di seta car.ne. Uno paro di linsoli alli dudici con li maroccoli bianchi. Una veste di dubretto negro di nap.o di seta guarnita di velluto. Una camisa. Tre tovaglie di seta bianca. Doi toccati usati”.[xv]

Un atto del notaio Gio. Francesco Campanaro di Cutro, rogato in Cutro il 29 luglio 1631,[xvi] riguardante una lite tra gli eredi di Gio. Lonardo di Bona ci indica la data della sua morte, che avvenne in Taranto tra il primo ed il secondo giorno di agosto del 1578.

La lite vide fronteggiarsi da una parte Gio. Lonardo ed la sorella Lisabetta di Bona figli ed eredi di Laurenzo di Bona, fratello di Gio. Lonardo, dall’altra il clerico Gio. Domenico e Scipione de Bona eredi di Gio Francesco di Bona. Così nel documento è descritta la morte di Gio. Lonardo de Bona. “L’anni passati esserli morto il q.m Dott.r Gio. Lonardo di Bona frate utrimq. Congionto del q.m Laurenzo di Bona P(at)re delli detti Gio Lonardo Lizabetta et q.m Vittorio et nel suo ultimo in scriptis testam(en)to condito nella Citta di Taranto a p(ri)mo di agosto 1578 et aperto et p.to in d(ett)a Citta à 3 detto del med(esim)o anno 1578 per il q.m Notaro Fran.co Galio haveva instituito un(iversa)le herede il d(ett)o q.m Gio. Fran(ces)co di Bona all hora studente in Nap(o)li e tra l’altri legati fatti in d.o testamento haveva disposto et legato che li fossero conseg(na)ti al d.o q. Lorenzo docati Seicento per convertirsi in compra et le terze perveniende darsi al d.o q.m Lorenzo et quelli consignarsi per li suoi figli mascoli …”.

“Berardina di Alessio Die 2 mensis Julii 1579 si fece testamento lasso herede Laurentio de B(o)na suo figlio lassa li missi di santo gregorio et dela gratia et delo spirito santo, et al sacramento alla nunciata s.ta M.a dela gratia san jo.i et santa caterina un tari per una”.[xvii]

Contratto di matrimonio di Gio. Leonardo de Bona conservato all’Archivio Arcivescovile di Santa Severina (protocollo notaio Marcello Santoro).

 

Le lettere

Si tratta di sedici lettere inviate da Napoli da Gio. Leonardo de Bona al Duca di Urbino. Le lettere sono comprese tra i fogli 273 e 312. Sono bianchi i fogli da 279 a 282 (al foglio 282v c’è il riferimento ad una lettera inviata il 14 ottobre 1573), da 294 a 297 e da 306 a 311. La prima lettera è datata Napoli 24 ottobre 1572 e l’ultima Napoli 15 luglio 1574.[xviii]

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Napoli (2)4. ott. 1572

Ill.mo et Ecc.mo sig.r

La Prencipessa di Bisiniano m’ha comandato che debia advisar’ V.E. della feliciss.ma sua gionta in Napoli laquale e stata alli ventidoi del presente la partita di Calabria fu alli tredeci le giornate del camino quietissime senza disturbo alcuno daque o di venti lintrata co’ grandissimo aplauso e grandissima moltitudine di questo popolo fu recevuta tanto l ecc.a del Prencipe come della Prencipessa con grandissime careze dalla Marchesa di Turre ora Duchessa alla detta Torre del greco discosto miglia otto da Napoli dove si trattenero una giornata et ivi visitati dalla magior parte di questa nobilta e tanto fu il concorso che alli ntrare di porta capuana si contorno quatro cento cavalli oltre linfinita di cochi sando allogiar’ al giardino dl prencipe fuora la porta di chiaya e conpliscono molto alle ceremonie di questa citta come e meglio se vi fossero nati et allevati sarrivo acasa con il di la matina sequente il Prencipe fu a basciar le mani al Cardinale Ill e fu tenuto a desinar seco et il medesimo di fu visitata l ecc.a della Prencipessa dal cardinale dove continua la visita con gran contento di tutti e maxime dalli parenti di questa Ill casa altro nom moccorre solo chintorno alle cause quali verteno in questo Tribunale per servitio di V. E. ne do particolar’ adviso an che stato se retrovano al mag.co sig.r Troyano mario in Roma credo del medesimo ne mandara la notitia a V. E. e per non esser’ tedioso a V. E. fo fine supplicandola che comandi di darmisi occasione di poter’ mostrar’ il bono animo che tengo di mostrarmi grato alla molta mercede che V. E. m’ha di continuo fatto che n.ro sig.re exalti la grandeza di V. E. in ogni colmo di gratia e felicita.

Da Napoli il di 24 di ottobre dl 72.

D.V.E. Ser.re et devoto Leonardo de Bona

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Napoli 3. gen.ro 1573

Ill.mo et Ecc.mo sig.r

Ringratio V. E. del favor’ che m’ha fatto nel degnarsi di comandarmi particolarmente mi forsero complire al servitio di V. E. pio presto con leffetto delopera che non con il vento delle parole. La ringratio anchore infinitamente delordine dato al mag.co Cattaneo che mi faccia participe di quanto conoscera poter’ io esser di servitio. spero che lo fara si bene per ladietro non cossi lhabi esequito come V. E. sha dato acreder’e, saria stato mio desiderio anzi non solamente non ha havuto per bene che io raccordassi e procurasse di far’ quello che lui non posseva attender’ o, vero che non era sua professione nel servitio di qua di V. E. ma pio per non farmi creder’ che cossi fosse la mente di V. E. non volse mai esser’ meco a dar la l’ra quale al mio venir’ scrisse V. E. a Don Parafano gia Vicer’ di questo regno mentre che visse desiderando solo per quella authorarmi e, farmi credito in quello chavesse possuto occorer’ per il servitio di V. E. anzi mi s’ha monstrato pocho liberale di quel pocho rispetto alla grandeza di V. E. e molto rispetto al mio merito che si degno farmi mercede ordinarli che mi pagasse allanno e quello che pure non posso lasciare di dire a V. E. havendomi messo a questo servitio dl Principe di Bisiniano e, havendomi trattato in modo tale c’ha questi sig.ri advocati li parse expediente che consultassero il Prencipe chinpersona mia si conferisse ancho il carricho delle liti e per pio letter’ comandatomi che dovesse pigliar’ tal pensiero il detto sig.r Cattaneo havendo andato in Calabria tratto in modo che misi desse con tal condittione che per non posserlo esercitar’ come bisognava fui forzato renuntiarlo e, questo o, perche non si togliesse dalistesso nonostante che non sia sua professione o pure per conpiacerne un parente di Miche Alangelo favorito dl sig.r Prencipe come poi fece e ogi con pocha fede e reputatione lesercita con tutto che mai fu pensiero mio di darne fastidio di questo a V. E. ne meno farli sentire querela alcuna dl mio interesse particolar’ pure l’ho voluto far’ cossi per loccasione di quello che misi scrive che V. E. s’ha creduto che mi si habi dato parte di quello di qua come perche il mondo conosca che lardente mio desiderio di servire non sia per dovermi nocer’ ma giovar sempre con tutto sig.r Ill.mo quel cho possuto fare da me stesso no’ ho manchato ne mancho come il mag.co Baldo ne potra far fede cossi delle liti di qua della mia professione come di quello cho conferito con sua sig.ria per servitio di questa casa Ill del Prencipe e, Prencipessa di Bisiniano e di escequirsi il desiderio di V. E. e, con questo fine mi nchino a V. E. Pregando n’ro sig.re perche li dia ogni grandeza dal cielo.

Da Napoli il di 3 di genaro dl. 73 D.V. Ecc.a ser.re et devoto

Leonardo Bona

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Napoli 13 Ap.le 1573

Ill. et Ecc. sig.r

Ho recevuto una di V. E. delli VI del presente et inteso quanto per quella me si comanda e, si bene in questi tempi doveria procurar’ di fugir’ ogni tratto di negotij che richiedessero molta diligenza di fuori della mia professione di studio al servitio pero di V. E. ne debo ne posso manchar’ anzi la rengratio infinitamente della fede cha mostrato haver’ di me e, conforme a quella mi forzero desequire con ogni sforzo possibile secondo le mie piccole forze e, per quanto lintelligenza della pratticha del mondo in moltanni m’ha mostrato di far’ Per il passato non ho dato particolar’ adviso a V. E. del servitio di qua perche non ne poteva aver’ notitia e, dubitava non errar’ non ho pero lasciato di far advertiti i Ministri di V. E. di quanto mi pareva che di qua convenisse al presente havendone havuto alcuna luce non mi pare in tutto fuor di proposito darne notitia a V. E. e sopra diche quel che ne sento che si bene il mag.co Baldo sia di molta fede e diligenza e, molto bon ministro di V. E. e minutamente potra dali il raguaglio di tutto in quello puo che io diro non creder esser’ soverchio perche se io per haver’ in certo modo pio la pratticha del paese e, conoscer’ lumor delle genti havero diverso parer’ del suo potra V. E. poi farne meglio iuditio e se diro il medesimo tanto pio si confermara nella verita dl fatto e, Primo V. E. sia certa che sin qua shavuto duro campo di trattar’ nel particolar’ del sig.r Prencipe di Bisiniano circa il metter’ in assetto e dar ordine alle sue cose e, venir’ a starsene con V. E. quello chogni savio haveria tenuto per ispediente tutto per i parenti e mali servitori li quali hanno tenuto e tengono la mente di quel sig.re per i loro interesse particolari alcuna dalla debita affettione e, consiglio di V. E. procurandono anchore chel Cardinale concuresse alloro parer’ ha nociuto e, noce anchore in questo e nellatri particolari il Mag.co Cattaneo parendoli di no’ haver’ sodisfatto al servitio di V. E. e, Sig.ra Prencipessa che essendo il Principe fu coniunto con V. E. non perda quel servitio del quale quanto se n’habia avaluto le pietre di qua gridano e, in questi di passati ha procurato e fatto far la pace tra Marcello pescara et Michael Angelo suo fratello et Carlo perrone e fattoli rimetter’ tutte le querele con far dare al Marcello dal Prencipe una continenza di terre et procura liberarli con il dar molti fazati alla corte sagiunge anchor’ che par’chel Cardinale voglia chel sig.r Joannantonio sanseverino habi particolar pensiero di queste cose del sig.r Prencipe per quello che s’ha inteso e colto dun motivo del Cardinale essendosi andato per la consignatione delle gioye e, lasciando di pio dire del Prencepe perche non sarei meno fastidioso che longo e venendo a quello chinporta di pio al particolar’ servitio di V. E. e, Primo nel fatto della consignatione delle gioye pare che non sene possia venir’ affine Perche havendosi fatto lestimo havendosi eletti li esperti per amendue le parti pare chel Cardinale fosse informato che noi n’havessemo havuto gran vantagio e, percio ordino che per dereto del consiglio se eligessero altri experti e che facesse di novo lestimo al quale usandosi quella diligenza che conveniva come suso anchor nel primo sali di prezo in modo che questa soverchia pieta del utile del Prencipe l’ha nociuto non si resta pero di dirsi per il mag.co Cattaneo che se ne doveria star’ a quel primo estimo instamo perche sene faccia relatione e, chel Cardinale ordini la consignatione e in questa matina lhavemo dato il memoriale per lassenzo nelli beni feudali per le cauthele di restitutione che shanno da far’ nelli quale per levar’ ogni dubio bisogna chel sig.r Prencipe rimetta ogni interesse che potesse preteder’ e, gia cossi asseri il Prencipe nel mandato a Cattaneo che listesso lo potesse rimetter’ e, il tutto che fosse detto al notario non se retrovo pero poi cosi scripto.

Nel particolar’ d’haversi possuto V. E. avaler delli dinari inpediti da merchanti li dissi insino da Principio al mag.co Baldo che savalesse della sua authorita e, che non trattasse per il mezo di Cattaneo con questi merchanti ne in altro fatto perche non shaveriano mai disbrigati anzi v’haveriano ognihora nati magior’ difficolta tutta volta e, per haver cognitione di quanto bisognava e, per molti respetti che mi disse parse che fosse ben fatto di dissimolar’ e, non scoprirsi lordine che tiene da V. E. come insino iqua non l’ha discoperto e, per questo informato di tutto shanno retrovati altri merchanti i quali accetteranno quel partito di che loro tanto se n’hanno fatto pregar’ e con meglio condittione e pio vantagio di V. E. e con molta pio cortesia serviranno e dl particolar’ mi rimetto al mag.co Baldo di tutto.

Nel fatto delli conti di Cattaneo mi ricordo haver inlato a V. E. chel Mag.co scipione falangola s’haveva offerto di far’ alcuno utile se V. E. lene faceva un pocho di segno in alcuna lettera in questa materia non so dir altro perche credo che sono in modo confusi che solvat apollo. Desidero che V. E. creda che quanto da me sedetto o si dira per lavenir’ shaveva e havera mira solo al servitio di V. E. senzaltra mia passione o interesse particolar’ e, questo dico perche mi raccordo haver’ scripto unaltra mia a V. E. nella quale trattava del mio particolar’ con il mag.co Cattaneo e, non occorrendomi altro resto pregando n.ro sig.re per la grandeza e felicita di V. E. e facendoli reverenza fo fine. Da Napoli il di 15 dAprile dl 73

D.V.E. Ill. ser.re humiliss.mo

Del fatto delle liti ne detti notitia per laltra mia e, no’ occorre dirne altro se no’ che camina bene e, no si mancha di diligenza.

Leonardo di Bona

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Napoli 4. mag. 1573

Ill.mo et Ecc.mo sig.r

Per laltra mia chiedevo licenza di posser liberamente scriver’ quanto mi persuadevo che di qua potesse esser’ per servitio di V. E. non obstante che vi fusse il mag.co Falcucci o, altri e, non havendo havuto altrordine continuaro volendo in questo parer’ pio presto licentioso che non negligente o, di pocho intendimento

Credero c’ha questhora V. E. habi ordinato che saccetti il partito del Bancho degli ulgeti secondo linstruttioni che molti di si fanno n’ha mandati il mag.co Falcucci per questo non ne diro altro non lasciaro pero di dire che shaveria retrovato meglior partito se questi merchanti i quali insin ad hora hanno havuto questo pensiero non havessero dissuaso gli altri di qua proponendoli la difficolta delle santione con dire anchor’ che li corpi sopra a quali e, stato assignato questo pagamento si sono alienati per la corte accio restasse loro il partito e per questo hanno fatto la comodita di rimetter’ li docati cinq.o milia sotto la persona del mag.co Cattaneo.

Si bene sono basso sogetto mi vo pur tuttavia igegnando di posser esser dalcuno servitio a V. E. e, nel particolar’ del esatione i qua del dinaro di V. E. ho cominciato affar’ pratticha con alcuni miei amici e , di persone che manegiano tanto la volonta del Cardinale come di questo thesorero con la corte sia dalcuni bentragii se se potesse far’ che le terze mature a suo tempo subito se potessero havere et al manegio cominnerato ho voluto che intervenga il mag.co Falcucci il quale dice dhaver’ authorita in questo caso di posser porger’ tutti beveragii convenienti e che questo saria di servitio molto a V. E. e, quello che pio inporta di possernosi recoprar’ le terze vechie di docati cinquantadoimilia o, parte di quelle il che par’ che pata grandiss.ma difficolta per manchamento del dinaro che secondo sintende il Cardinale recuso in questi di lordine dal re di rimetter’ danari per il bisogno della fiandra tuttavolta per il mezo che detto potria farsi alcuno effetto bono almeno per le terze davenire e, inparticolar’ per questa chentra al presente

Nel fatto della consignatione delle gioye domani visinterponera decreto e, credo ne saremo affine,altro non m’occorre se no’ chel sig. Prencipe di Bisiniano ha ordinato che si facciano le cauthele a modo n.ro resta solo come dissi con laltra chel mondo sta aspettando che V. E. rimedii ad alcuni dissordini della sua Corte Non lasciaro di dire a V. E. anchor che mal voluntieri che Matteo Tarantino fra.llo di Michaelangelo e , Carlo perrone m’hanno pio volte astretto che volesse far intender’ a V. E. il desiderio che tengono con suo fra.llo di gettarnosi alli piedi di V. E. e Sig.ra Prencipessa di Bisiniano e che io inpetrasse licentia che venesse con uno di loro a quali ho resposto che ne posso ne debo ne voglio farlo ne sono instrumento atto di cosa alcuna quest’ho voluto dire per quello che potria inportar’ al servitio di V. E. perche saranno pio disservitori che mai

Nel fatto delle liti ho retrovato una sentenza da esequirse del debito che resto a V. E. Troyano al Bertino si procurera di farla esequir’ contra l’heredi se vi sara sopra che Ho retrovato anchore unaltra lite della Doanella e anchor’ che se n’habi havuto sentenza contra e, nell’appellatione fu detto che si revida dalli medesimi atti vi faremo un pocho di collegio e se sara espediente lavisaro meglio a V. E. e, con questo resto pregando n.ro sig.re per la felicita e, grandeza di V. E. Da Napoli il di 4 di magio dl 73. D.V.E. Ill.mo ser.re humiliss.mo.

Leonardo Bona

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Napoli 26. mag. 1573

Ill.mo et Ecc.mo Sig.r

Ho inteso quanto mesi comanda per lultima di V. E. Il mag.co Falangola ha promesso tanto ame come al mag.co Falcucci di far’ conoscer’ vere le tante sue offerte a suo tempo e, quando seli faranno vedere li conti del Cattaneo m’ha detto anchor’ della stretta prattica che sha fatto in questi di tra Ioannantonio sanseverino e Cattaneo e del esser stati pio volte iuntamente a parlar’ al Cardinale e che sono state scritte alcune letter’ dal Cattaneo al sig.r Prencipe di Bisiniano del tenor’ che essendo Ioanantonio tanto bon parente e, se.re di sua Ecc.a non si dovria partir’ dal suo consiglio e, che esso per l’avvenir’ si conformaria in tutto e, faria quanto Ioanant.o volesse e di questo delle l.re melha confirmato un Cancellero dl Prencipe il quale se retrova in Napoli molestato per una donatione fattali dal Prencipe mha detto anchor’ moltaltre cose lequale non parendomi cosi vere ne facendono molto al servitio di V. E. lascio di dirli desiderando non preiudicare ad alcuno etiamdio si fossero veriss.me se non indichi che possino inportar’ in alcun’ modo a V. E.

Delli fatti di magior momento sapendo chaltri lo scriva a V. E. non accade a me dirne altro Non lasciaro pero di dire a V. E. chel negotio dlle Gioye passa assai bene secondo V. E. intendera dal mag.co Falcucci nel quale visha travagliato molto per le contradittioni quali scrissi per laltra passata a V. E. come anchor’ lunidi passato nella medesima rota ni fu contradetto dalli Avvocati del Prencipe e, particolarmente del mag.co Marcello dafflitto con tutto chel sig.r Ioannant.o sanseverino fosse andato in Roma et Cattaneo sene stesse in letto quella matina e stato pero gran parte e sara perche questo negotio passi bene il mezo che s’ha tenuto con il mag.co Francesco de Curtis figlio del Presidente il quale in questo Tribunale puo il tutto con haverli fatto intender’ che giovando questo negotio faria cosa grata a V. E. havendoseli dato attentione dal mag.co Falcucci e , da me per sua bocca che V.E. se serveria di lui nel lavvocatione di cqua mi raccordo che per conpiacer’ al presidente fu proposto a V. E. di farsi avvocato Marcello daflitto genero non essendo questo inferiore di letteratura al Marcello ma pio per esserli figlio ha parso di qua che non potra esser se non servitio molto di V. E. tanto pio per non conoscersi chel Presidente havesse havuto accore questi negotii di V. E. e, forsi per non esser’ stato conpiacciuto in quel particolar’ dellavvocatione del genero per quello anchor’ che di propria bocha disse a questo proposito al Capitan Valerio in questultima volta andandolo avisitar di parte V. E. e nella lite sola con il Duca di Gravina bisognando si potra far ricapito del Brancatio che potra durar’ pocho e sara di pocho spesa a V. E. e, non havendo di che pio in tal materia quando sara il tenpo supplicaro V. E. che mi facci gratia di favorirmi che possia esser pagato di doi annati cho servito il sig.r Prencipe di Bisiniano non solo con molto travagli e honoratamente al paro dogni altro nellavvocatione e scritto come si vede in molte cause ma anchor in altri particolari di negotii essendono stati pagati non solo quelli channo servito in alcuna cosa ma etiandio tutti dissutili del mondo e, per non pio fastidir’ V. E. lascio di passar pio innatii con questo facendoli reverenza resto pregando n.ro sig.re per la grandeza e, felicita di V. E. Da Napoli il di 26 di magio dl 73.

D.V.E. ser.re humiliss.mo

Leonardo Bona

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Napoli 12. giug.o 1573

Ill.mo et Ecc.mo sig.r

Per che per laltra mia passata scrissi allongo a V. E. per questa non accade io dir’ altro sapendo chel mag.co Falcucci avisara V. E. tanto della morte di Cattaneo che cossi si puo dire laborando in extremis come sintende come anchore dongaltro affar’, resta solo che ringratii V. E. della gratia che mi fa in dimostrar’ fede e speranza in me come con lultima delli XXVI di magio ha continuato affarmi conoscer’ e, spero che contrario alcuno havera possuto ne potra far che la mia fede e, diligenza non riluca sempre pio viva e, chiara nel cospetto di V. E. e, con questo resto pregando n.ro sig.re per la grandeza e felicita di V. E.

Da Napoli il di 12 di Iugno dl 73.

D.V.E. Ill.ma ser.re humil.mo

Leonardo Bona

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Napoli 8 Lug. 1573

Ill.mo et Ecc.mo sig.r

Il Cattaneo se retrova disperato della salute piacera a n.ro sig.re di darli vita se … meglio e, per pio servitio di V. E. Io haveria il testimonio del sig.r Conte… rariano quando none facessero fede a V. E. le mie letter’ che sono stato insino da principio di parer’ chel mag.co Falcucci scoprisse la sua commissione e ripigliasse in mano la briglia di tutti questi negotii perche non havendosi conosciuto in Cattaneo bonanimo haveria pio presto inbrogliar’ e, confonder’ ogni cosa che non datomi chiareza alcuna tanto pio havendo pur contrariato a quanto si possette nel fatto delle gioye e quello di pegio che haveria possuto servir’della sua authorita.. allistesso servitio di V. E. come al presente vedemo cha fatto per … polissa con la quale assigna e da authorita alli suoi merchanti credito… che possiano esiger’ la terza di pasqua passata della thesoreria la quale spero che non andera inanti e si procurara di rimediar’.

Facemo anchor’ magior dubio delli setti milia docati le quali se retrovano nel Bancho sotto nome di Cattaneo che li medesimi ravaschieri e spinola non pretendano questo dinaro come a dinaro di Cattaneo e, cosi che non sia anchor se quest… per altri suoi creditori perche haveriamo fastidio a provar’ che sia dinaro di V. E. perche non essendo lheredita solvendo questi vanno cerchando ogni attacho e questo fastidio shaveria per no’ haversi pigliato resolutione di questo dinaro oltre linteresse di restar’ cosi otioso et io pio volte lo feci raccordato tanto a esso Cattaneo come al mag.co Falcucci i quali mi dissero che non accadeva pigliarsene pensiero per la parte di V. E. perche V. E. rimaneva debitor’ di molto magior somma lequale cose oltre allaltre imbroglie che si poteva dubitar che non facessero riconoscendo.. fede di questi merchanti havendoli discorso con il sig.r conte Fra.co Landriano mi comando che io oltre al mag.co Falcucci lo volesse scriver’ a V. E. come subito l’ho scritto e dato da la l’ra a S. Sig.ria Ill. spero pero che como sono fraudi fondati malamente che cosi si convertaranno in loro preiuditio non manchandosi a quanto bisogna di far per il servitio di V. E. cosi dal mag.co Falcucci come da noi altri ho …. Voluto avertirli a V. E. e non havendo di che altro solo che sp… venire si fara il servitio di V. E. con ogni cauthela e .. possibile pigliandono le cose il suo sesto e, facendo fine prego nro sig.re per la grandeza e felicita di V. E. Da Napoli il di 8 di luglio dl 73.

D.V.E. Ill.ma Srv.re humiliss.mo

Lionardo Bona

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Napoli 16 lug. 1573

Ill.mo et Ecc.mo sig.r

Con la diligenza del mag.co Falcucci il danaro delle terze di V. E. ha fatto bon principio a pagarsi e, cosi spero che debia continuar’ Delli quattromila docati remasti nel Bancho di Ravaschieri sotto il nome di Cattaneo si sono extricati con tutto che con alcuna difficolta e, con la sicurta Bancharia alli heredi di Cattaneo in casu di restitutione come meglio dal mag.co Falcucci V. E. potra intender’ non lasciaro pero di dire un mio pensiero in questo particolar’ il quale mi pareva che caminasse assai bene per dispositione di lege che V. E. chiamasse sodisfatti questi merchanti di tutto il residuo del credito di novemila docati gia chera stato loro fatto lassignamento di tutta questa somma e, cesso il nome del debitor’ cioe della Reg.a Tesoreria e, in modo era loro acquistata la ragione di questo danaro che ne, il Procurator’ ne V. E. istessa ne poteva disponer’ in cosalcuna senso lor consenso e, nova forma di cauthele et havendone loro conpiaciuto il Cattaneo di cinq.o mila non credo che vi sia intervenuto altrobligo per la parte di V. E. ma concessoli a quello com’ apparticolar’ persona e, per questo par’ challor tochi di ricorrer’ per questa partita contra l’heredi di Cattaneo ne pare chinporti di dir’ che questo danaro sia pervenuto in mano di V. E. perche essendo il Cattaneo exattor’ di tuttoldanaro di V. E. ne doveva mandar’ questa e magior somma e, per tener’ questo in mano per quello che potria inportar per benefitio dl Ill di Bisiniano o vero credentosi che V. E. rimanga creditor di detto Cattaneo.

Pero non facendono al proposito queste considerationi e, non cosi militando il fatto come per unaltra mia al mag.co Raymondino ne feci discorso richiedendo la che me ne desse lume insieme con mandarmi alcune scrittur’ e sentirne il parer’ di questi sig.ri Auditori essendo V. E. Prencipe iustiss.mo non vorra preiudicare a questi heredi ne apersona di suo e in questult.o semo rimasti con il mag.co Falcucci il quale riconoscendolo accortiss.mo a quello per intutto mi rimetto e, conformo nel servitio di V. E.

Ardiro di supplicar’ V. E. che mi faccia gratia duna lettera di raccomandatione al Ill Prencipe di Bisiniano che comandi che mi sia pagata la mia provisione gia dl’ tertio anno non obstante che sen’havesse dato mandato particolar’ in scrittis e, dal mag.co Cattaneo fatto le polisse al Bancho e, per colpa di detto Cattaneo non pagatomisi il danaro e, in questa medesima forma al sig.r Camillo severino e, a questo sig.r Tucca novo Agente in Napoli che par tutto sia necessario e, per non pio fastidir’ V. E. fo fine di scriver’ ma no’ di pregar’ nro sig.re per la felicitta e, grandeza di V. E. Ill Da Napoli il di 16 di Luglio dl 73.

D.V.E. Ill. ser.re humiliss.mo

Leonardo Bona

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Napoli 31 Lug.1573

Ill.mo et Ecc.mo sig.r

So certo che V. E. sara stata raguagliata dal mag.co Falcucci di quanta passa della alienatione dell intrate sopra dove era stato fatto lassignamento della provisione di V. E. e, come in questo particolar’ n’habi fatto offitio con il Cardinale il sig.r Conte Francesco Landriano e, consultati anchor’ chel mag.co Falcucci ne facesse resentimento e, com’anchor speramo recoprar’ il dinaro il quale se retrova in faccia di Cattaneo e, quello chinsinodhora se retrova redutto in tesoreria del quale scrissi a V. E. chavevo il Cattaneo assignato per una polissa a, questi merchanti e, perche il di che precesse alla sua morte li feci intimar’ la revocatione non ebbe effetto perche non l’haveva anchor sottoscritta siche non accade con questa mia dir altro solo che considerando quantinporti al servitio del Ill. Prencipessa di Bisiniano chin questa creatione del novo agente del Ill sig.r Prencipe sia persona di bona qualita di fede et amore che tenga la volunta di questi sig.ri Ill unita tra molti altri vi concorre il mag.co sig.r Ioanloisio tagliavia scrivano di mandamento offitiale e, persona di molta qualita e, affettionatiss.ma al nome di V. E. et sig.ra Prencipessa il quale oltre lesser’ persona di grandiss.mo manegio et esperienza offerisce per sua sicurta pregiaria di cento cinquanta milia docati e, con tutto che l’Alteza di Don Ioanne lo favorisce in questo et in ogni altro particolar’ sta pero resoluto di non voler’ pigliar tal pensiero senon conla bona gratia e, favor’ di V. E. per questo la supplica che voglia restar servita mostrarli segno dl’ suo bon animo e, favorirlo appresso questo Cardinale di quanto conoscera che potra esser per suo giovamento che oltre che si fara effetto che moltaltri malatti saranno esclusi non havera effetto la gran pratticha di Ioanvincentio tucco di pigliar questo servitio con il mezo di Ioannant.o sanseverino il quale par’ che sia molto inanzi e, questo quanto moccorre di dir’ a V. E. cosi per il servitio chinquesto conosco posser esser di questa casa Ill come per quello anchor’ che potra esser per santisfatione contento e, servitio di V. E. alla quale facendo fine melinchino con ogni reverenza pregando per la grandeza e felicitta di V. E. Da Napoli il di ult.o di Iugno dl 73.

D.V.E. Ill. Serv.re umiliss.mo

Leonardo Bona

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Ill.mo et Ecc.mo sig.r

Sono stato con grandissimo desiderio di poter venir’ a far reverenza a, V. E. e, per questo ho manchato di scriver’ allongo sperando in presenza haver’ possuto sodisfar’ a, quanto bisognava ma per il bisogno di questi liti e, mia mala indispositione e no’ haverne domandato licenza mi sono ritenuto per tanto se saro longo non sia greve a V. E. di leger’ il tutto cosi per quello che puo inportar’ al mio particolar’ come di quanto devo per mia sodisfatione e, discaricho nel servitio della sig.ra Prencipessa di Bisiniano e, cominciando del fatto mio mapprovaro con uno esempio solo il quale credo haverlo detto in presenza di V. E. che bisognandomi comodita per poter sequitar’ il studio a, che sempre sono stato inchinato retrovandomi nella Corte di spagna e, possendo per mezo non approbato di coscienza si bene quanto al mondo sicurissimo con facilta al mio giocho guadagnar’ diece o, quindecimila docati o, forsi magior somma mi contentai con trattar verita e linpieza dl’ molto pocho e, havendomi appresso possuto dar’ a una vita piacevole volsi pio presto pio presto per desiderio d’honor’ con molte notti insonni e, giorni di travagli sequitar’ honorata professione con sparenza anchor’ di potermi un di render tale chavesse possuto esser’ dalcuno servitio a V. E. et havendo con gratia di n’ro sig.re fatto alcun profitto e , con il pocho mio e, soccorso di V. E. trattandomi come conviene e, havendo voluto affar comenzo dinpiegarmi nel servitio di V. E. retrovai il mag.co Cattaneo la cui memoria sia per suo suffragio tanto suspetto che tratto di mettermi male insino con li offitiali di questa Citta e, non solamente invita ma che anchor doppo la sua morte, parche sia stato necessario il continuar’ di sequitarmene preiuditio perche havendosi con molti mezi guadagnata la volonta dl’ mag.co Falcucci si fece prometter’ chal suo partir’ di cqua non l’haveria revocata la sua procura e, a me haveria fatto che non mhavesse restato servitio di sorte alcuna e, per questo fu trattato che la sustitutione di procura fosse venuta in persona dl’ mag.co Rogatis avvocato nel tratto dl’ danaro di Santo Pietro in galatina il quale quanto mi sia inferior’ di diligenza e, affettione nel servitio di V. E. ne faro sempre listesso Rogatis iudice essendo anchor tra noi pocha differenza deta se di valer o letteratura ne lasciaro far iuditio a questi sig.ri dottori channo visto li scritti e, di luno e di laltro e, achi lo puo saper’ nel posser poi complir’ so che possiede mancho di me e, per quello che pio presto a qualsivoglia altro sene doveva dar pensieri solo per la retentione che pretende di dover’ esser’ pagato di molti e, molt’anni nelli quali sia detto con sua pace non v’he stato molto che travagliar’ e, se perche s’habi cosi fatto per quello che m’ha venuto detto per esser’ io amico dl’ Raymundino non lo negaro a V. E. ma lavertaro anchor’ che tutti gli altri mi saranno tanto pio amici quanto saranno pio affettionati al servitio di V. E., se pio si potesse dir’ perche il medesimo ossequio chal detto mag.co Raymundino ho fatto dove ho conosciuto il servitio di V. E. l’ho anchor’ fatto al Cattaneo a, suo dispetto e, molto magior’ l’ho fatto e, fo al mag.co Baldo Falcucci et e, noto quanto solo mi sia travagliato nel fatto delle gioye con pigliar’ in mezo dl Presidente di questo Consiglio perche cessassero tante difficolta e, nella recuperatione di docati quattromila remasti nel Bancho sotto il nome di Cattaneo la qual causa il mag.co Rogatis pio volte l’haveva disperata e, vietato alcuno travaglio per haver molto per sua al mag.co Baldo che mi desse la sua procura per far intimar’ la revocatione di q’lla di Cattaneo come prima che morisse per quello che machinava et era conchiuso di ceder’ a questi merchanti una terza di V. E. et in ogni altro servitio solo o accompagnato no’ mai dira alcuno che no’ sia stato prontiss.mo questo tanto ho voluto dir a V. E. per mio discaricho pio presto che per haver pensiero doffender’ a chi si sia e, per che forsi li disegni daltri non preiudichino me di nabilta o cosa alcuna massime per saper che sono venuti alcuni dl’ mio paese affarsi belli presso V. E. mostrando forsi pio forza nelle parole che non fede e, bono zelo nellintegrita dl’animo e, questo dico perche attorto non mi sia data alcuna calunnia come quella c’havendomi ricerco il sig.r Prencipe di Bisiniano e suo consiglio come posso mostrarlo per molte l’re che io volesse pigliar’ pensieri dandar’ alla Corte di spagna per alcune espeditioni fui poi nella resolutione detto dal mag.co Fran.co tagliaferro al presente nella Corte di V. E. detto che no’ era bene mandar’ un giochator’ di scachi il che havendo io saputo feci resposta al sig.r Prencipe e suo consiglio che si bene quello o altri havessero havuti quelle parti chin me si riconoscevano che per quello solo pensava dover’ esser’ preferito attutti gli altri per haver’ co’ quel mezo acquistati molti sig.ri amici in q’lla Corte e, potermi intrometter’ et avalermi per lespeditione di quanto bisognavo Ne credaro che la sua venuta sia stata per far molto servitio alla sig.ra Prencipessa di Bisiniano ma pio presto per utile suo particolar’ havendo tochato per la sua parte per la venuta docati mille ne dico questo perche diffidi della prudenza di V. E. ne della mia conscienza ma per saper’ la natura di tali persone che per Calebrese tengo certo che V. E. mi terra meglio degli altri almeno per esser allevato in questa Corte nellaltri luochi boni e, vede V. E. se n’ho dubitato poi che tanto tardi vengo affarmi questo testimonio per quello di pio che m’ha stato detto

Venendo per quanto puo spettar per servitio della sig.ra Prencipessa Io per me sig.r Ill. ho contrastato al mag.co Baldo Falcucci che non pareva di molta conveneza ne molto utile al servitio della sig.ra Prencipessa di rimetter e pigliar’ sotto protettione il Michaelangelo e, suoi per quello chel mondo gia sa che l’haveva disgratiati e procuratoli castigo e, per quello istesso che pio e pio volte s’ha lasciato dire il Cardinale Granvela che ad istanza di essa sig.ra Prencipessa ha persequitati et fugati questi tali e, che havendoli esso discacciati di cqua sono poi illocho stati recevuti et acharezati Ma se pero s’hano recevuti per quello utile chaveria possuto apportar’ per tener’ con suo mezo guadagnato lanimo del sig.r Prencipe et tenerlo unito co’ quello della sig.ra Prencipessa Il medesimo fare chaveriano fatto questaltri di laltra parte mostrandono grandiss.mo animo nel principio che per il mezo loro la sig.ra Prencipessa havesse havuto ogni sodisfattione e si bene havessero portato altro nellanimo pareva che si doveva con loro simular’ perche essendosi la sig.ra Prencipessa inpadronita di sua casa e, da se stessa guadagnatasi la volonta dl Prencipe con bon modo appresso s’haveria levato li mali servitori e tratanto senza contrasto procuratosi il bisogno di sua Mayesta e, che sequitava altramente che questi per veder’ poi che sabracciava il Michaelangelo s’haveriano chiariti che non sariano giammai per haver luogo alcuno presso V. E. e sig.ra Prencipessa e come disperati haveriano procurato e partorito ogni mal effetto giovati anchor dalla authorita di questo cardinale parendo che li debia mantener’ poi che esso l’ha posti appresso il Prencipe che si bene la grandeza dl nome di V. E. da se stessa doveva far effetto che senzaltro fosse hubidita si doveva anchor’ per laltra parte far iuditio delingorditia e, temerita di tali persone e, venendomi anchor aijeri a ritrovar’ il mag.co Falcucci e datomi notitia che era arrivato laltro di il secretario dl’ sig.r Prencipe e che sene veneva arretrovar’ V. E. e Sig.ra Prencipessa con alcune l’re che haveriano possuto sdegnar’ e , mover’ la mente della sig.ra Prencipessa perche non havesse avenir’ e che percio voleva scriver’ che V. E. lo facesse ritiner’ e castigar’ li dissi che no’ mi pareva approposito perche altro tanto questo Cardinale posseva ritener’ me et lui e che quandaltro le shaveria sdegnato la volonta che no’ mai s’haveria pio possuto reconciliar’ e chel Braccio di V. E. era longo assai fuori dl suo stato e, che percio scrivesse caldamente chel magior dispiacer’ che si posseva far’ a suoi desservitori era di venirsene quanto prima che non e dubio che sara padrona di sua casa e fara a suo modo e cosi iudicha il mondo di cqua che debia far e quello di pio che sempre ho transcorso in ogni cosa perche lo scrivesse a V. E. non l’ho fatto perche il mio parer’ havesse luocho o fosse per avertir’ V. E. che saria stata la mia scrocheza ma per l’affettione di cuore e per quello che desidero e, devo pregar per la grandeza della casa di V. E. e perche sia anchor conosciuto che se non posso con leffetti almeno lesprimo con le parole.

Delle liti di cqua no’ accade dirne altro perche ogni cosa camina bene con ogni caldeza e bon ordine e, no’ e, stata niente dannosa le elettione dAvvocato del Mag.co fra.co Curtis figli dl presidente di questi consigli.

Del fatto del Danaro di V. E. ne diro appresso alcuna cosa perunaltra mia anchor che sia certa chel mag.co Baldo scriva il tutto di quello che di cqua discorremo bisognar’ per esser che sempre sono con Lui nella Thesoraria e, dove bisogna e, per non esser’ pio longo fofine pregando n’.ro sig.re per ogni grandeza et felicitta come devo.

Da Napoli il di 13 di settembre dl 73.

D.V.E. Ill.ma ser.re humiliss.mo

Leonardo di Bona

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Napoli 19 Sett. 1573

Ill.mo et Ecc.mo sig.r

L’Ecc.te sig.r Francesco pitigliano uno di Iudici civili di questa Citta mandato dal Cardinale Granvela al governo della sua Diocesi Gentl’homo letteratiss.mo et tenuto duna singolar’ et integra vita e, molto favorito di questo Cardinale havendo di far’ il suo camino per Pesaro m’ha astretto che io debbia dar notitia a, V. E. Ill. della sua qualita perche li possia basar le mani iuntamente con quelli della sig.ra Prencipessa di Bisiniano e, in oltre m’ha astretto et ripreso che li voglia far’ intender’ che restasse servita di mandarne la sig.ra Prencipessa e, che al Cardinale saria acharo molto che si togliesse dallanimo ogni captivo pensiero che questi servitori ogi dl Prencipe non siano per servir’ sua Ecc.a con ogni affetto di cuor’ e con tutto che l’habbi replicato che questo era offitio dl Agente di V. E. m’ha pero com’ ho detto ripreso et scongiurato che facendo professione desser’ io creatura di questa casa non havesse voluto per molto che mene sia stata fatta instanza e, particolarmente da questo Agente del Prencipe notificar’ a V. E. Ill. e, sig.ra Prencipessa il desiderio che tengono di servir l’ho pero al presente voluto riferir’ per quello che potria inportar’ al servitio di V. E. Ill. e sua casa per la quale sto pregando ogni grandeza dal cielo.

Da Napoli il di 19 di settembre dl 73.

D.V.E. Ill. ser.re humiliss.mo

Leonardo Bona

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Napoli 23 ott. 1573

Ill.mo et Ecc.mo sig.r Patron sing. no

Il mag.co et Ecc.te Falcucci per un pocho dindispositione sopragiontali mi conmise che io fosse a trattar’ con il Cardinale per il danaro della terza d’Agosto passato insieme con li seicento docati comaccapitano di gente darme con i memoriali a questo proposito formati e, in questo di medesimo l’ho esequito e, doppo fatto un pocho di prohemio havendoli detto delindispositione dl Falcucci lesposi il bisogno di V. E. Ill.ma cosi per il suo particolar’ come per quello che correva e poteva ogni giorno correr’ magior’ nel servitio di sua Mayesta mi disse prima replicandola doi volte se quelaltro sene voleva andar’e, confirmatoli io pur’ delindispositione li dissi che steva per il ricapito di questo danaro e, mirando verso i memoriali i quali io haveva tralle mani mi disse se era sua lettera li resposi che no’ vera occasione che V. E. havesse scritto che bisognando l’haveria fatto sogionse queste formate parole se lui vuol da me mi scriva lui a me e havendolo astretto che no’ voglia manchar’ in questo particolar’ dl’ danaro almeno perche no’ paresse che fosse per manchamento di iministri di V. E. Ill. che nol sollecitassero mi respose assai allegramente chel faria pio di quello che forsi mhaveria possuto dar acreder per haverli anchor’ hayeri ragionato il secretario dl Ill. sig.r Prencipe di Bisiniano e, tra laltre cose dettoli chel Iudice pitigliano il quale mi scrive V. E. Ill. non haver visto chavendo un di ritardato a Pesaro non li possetti basciar le mani per non so che scusa di purga che V. E. Ill. pigliana e questo e, quanto ho possuto cavarli di bocca con tutto che mi dice che mai s’ha lamentato o lamentara dila voglienza fattali e, non occorrendo di che altro per servitio di V. E. Ill. solo resto pregando n’ro sig.re la grandeza di stato e felicitta della casa e di V. E. Ill.

Di Napoli il di 23 di ottobre dl 73.

D.V.E. Ill.ma ser.re humiliss.mo

Leonardo Bona

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Napoli 3 Xbre 1573

Ill.mo et Ecc.mo Sig.r

Dal complimento fatto con questo Cardinale m’ha sequito molto servitio a V. E. Ill. e sequitara alla giornata spero magior’ , il che per quanto ho possuto l’ho espresso e desiderato con ogni affetto di cuore, dei particolari a me non accade poi che V. E. Ill. ne appieno raguagliata daltri e particolarmente dal mag.co Antonio nani al quale insieme con il mag.co Baldo conferisco quanto moccorre nel servitio di V.E.Ill. e per questo non moccorre altro solo resto pregando n’ro sig.re per la grandeza e felicitta del Ecc.a V. Ill.

Da Napoli ildi 3 di Decembra dl 73.

D.V.E. Ill. ser.re humiliss.mo

Leonardo Bona

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Napoli 13 Xbre 1573

Ill.mo et Ecc.mo sig.r

Venendo l’ecc.te Falcucci, il quale potra dar conto a V. E. Ill. del tutto d’icqua. non accade che io ne dica altro. Solo ch’a quello che resta delle liti s’usera più diligenza che mai, havendone tocchi danari il procurator’. et il mag.co derogatis avvocato: De quanto V.E. Ill. me fa mercede, mancando gia doi anni che non mi se paga. retro vandome in molta necessita per haver perso per la rotta del banco de ravascheri docati doi milia cento settantacinco L’ho rechiesto al sopradetto ecc.te Falcucci, il quale m’ha detto che non ha tal ordine, ma che me daria una polissa di docati cinquanta per luno anno che mi se pagassero in questo primo mese di marzo, et videndo il soccorso, non era cossi presto ho voluto cio dire a V. E. Ill. a fine che me faccio gratia di comandare che ne sia sovenuto delli gia doi detti anni à suo tempo: in quanto à quello lo supplicai con l’altra mia d’andare in calabria pensava ancore di posserlo impetrare dal cardinale, ma considerando dapoi che potro esser’ d’alcuno ser.o in napoli o, in altro grado di manco fastidio non ha passato più in nanti questa mia resolutione ne procurero né questo, né altro sinon tanto quanto V. E. Ill. mefara gratia comandarme che nostro S.re li dia ogni colmo di grandeza di Napoli il di 17 Xbris 73

D.V.E. Ill.ma S.re humiliss.mo

Leonardo Bona

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Napoli 20 gen. 1574

Ill.mo et Ecc.mo sig.r

Il mag.co Rogatis avvocato et il Procurator’ mi sono venuti arretrovar’ domandandomi se dovessero ubidir’ a quanto li veneva detto duno di commissarii della grascia il quale haveva lor monstro una substitutione di procura fattali ultimamente dal mag.co Falcucci monstrandono pocha sodisfatione d’haver attratar’ con persona di mal nome e le braccia dl’ quale sono anchor’ calde per la corda cha havuto in questo Tribunale L’ho detto che facessero ricapito per adesso dal mag.co Ant.o nani in ogni occorrenza che cosi faceva anchor io dicendoli anchor’ maravigliandomi chel mag.co Falcucci havendo stato in mia casa il di prima che partesse con un cammariero di V. E. Ill. no’ m’haveva detto cosa alcuna di tal substitutione che poteva o doveva farlo per quello che V. E. Ill. m’haveva comandato doppo la sua partita e, perche s’havesse anchor’ inteso lanimo suo Io per me sig.r Ill.mo ne in questo ne in altro voglio far’ il fiscale parendomi sempre di poter’ errar’ volendo pio presto meritar’ per sincerita di fede e desiderio di servir’ che per il difetto o manchamento daltri sibene la supplico che questa provisione fatta o, altra che s’ha da far che si faccia conoscer’ che no’ e ,stata o, sara per manchamento o, falta mia nel servitio di V. E. Ill. che nel restante sto contentiss.mo con il solo nome di creato di sua casa Ill.

Del mio pensiero d’andar’ in Calabria che non era passato pio inanzi lo scrissi a V. E. Ill. per il mag.co Falcucci e, che mi tornava meglio il star in Napoli se pur no’ fosse stato altro di servitio a V. E. Ill. Li scrissi anchor’ dlli guaij mei per la rotta di ravaschieri pero gratia a , n’ro sig.re s’ha rimesso e, pagara tutti con il tempo di ventiuno mese in tre terze pagando per ogni sette mesi una terza L’ho voluto dir’ anchor’ per qllo che vhe resto di V.E. Ill. dl’ restante so che ne da del tutto notitia il mag.co Antonio nani homo di V. E. Ill. e, co’ cio resto humiliss.mo pregando n’ro sig.re perche dia ogni grandeza a V. E. Ill. Da Napoli il di 20 di gen.ro dl 74.

D.V.E. Ill. ser.re humiliss.mo

Leonardo Bona

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Napoli 15 feb. 1574

Ill.mo sig.r Patro’ sig.mo

Sono dui di che vengo della Corte dl’ Ill. Prencipe di Bisiniano andato per chiarir’ alcune difficolta sopra le minute nel partito trattato e gia conchiuso con alcuni merchanti di tutto il suo debito il qual camino ho fatto voluntieri cosi per lordine et servitio di sua sig.ria Ill. come anchor’ iudicando che questa mia andata haveria possuto partorir’ alcuno servitio di pio a quella casa et all’Ill.ma sig.ra Prencipessa reconoscendo presente il tratto et manegio delle persone di qlla corte et loro andamenti et il desiderio et affettione di vasalli di quel stato il quale e, grandiss.mo della venuta di sua sig.ria Ill. sperandono haver’ Lei sola per patrona et non tantaltri che ogi si fanno e, si bene le persone che manegiano internamente non desiderano questa venuta sentendono chin ogni modo haveria desser’ e presta condotti pio da timor’ che damor’ par che luno la desideri pio che laltro facendono a gara di dimostrarsi ogni uno che e, quello che dispone apparechia la casa e, lanimo di quel sig.re al servitio di sua sig.ria Ill. si bene il sig.r Ionanantonio sanseverino li va pervertendo attendendo con il Cardinale e, con chi puo far prattiche contrarie dicendo che la venuta dlla Ill. Prencipessa non sara se non per Roma e, che ivi ritardara per l’anno santo e, che non e, per venir’ altrame.te al suo marito

Quelli che pio prevaleno con il Prencipe sono il Cavalier briansacco secretario Don Achille castriota et sig.r Fabbio caracciolo li quali doi sono tenuti per molto affettionati alla casa di V. E. Ill. et io per me cosi li tengo oltre che sono havuti chari di quelli popoli e in particolar per riconoscer’ in loro desiderio e bonamente dl servitio di quella casa Don Cesare castriota et uno Colamaria de novellis et Ioavincenzo lilla scrivan di ratione sono stati chiamati iqua dl Cardinale per alcuni richiami e, perche serano intromessi a quel governo senza suo intendimento quello che mi pareva di pegio che sera introdutto e pigliato proprieta Don Lelio Ursino pero per quello c’ho detto doppo la mia venuta che quanto pio il Cardinale procura di tener’ quella corte apparechiata et desiderosa dlla venuta dlla sig.ra Prencipessa tanto pio ne esequiva effetto contrario havendoli venuto detto ha ordinato che seli scriva che si parta e, reconoscendosi tanta bonamente dl Cardinale et affettione et desiderio grandiss.mo di vasalli par che la venuta felicissima debbia sua sig.ria Ill. affrettarla e, pigliarsi senza dubio alcuno il governo di quel stato poi chattutti e chiaro chel Prencipe no’ vi vol attender’ et ne rimane lobligo a sua sig.ria Ill. coma’moglie et il governo et carricho danime essendo di tanto momento e per no’ sequir’ disturbo alcuno e, mantenersi in continua pace et quiete et quiete con il marito par che solo basti di lasciarli pigliar’ i suoi spassi e, quello potiss.mo che quelli che vanno a caccia con il Prencipe la temano ameno insieme et reveriscano per che la natura di sua sig. Ill. receve tanto intendimento et opera quanto li viene detto et acconsigliato da quelli anchor che siano persone bassiss.me et traviandosi alcuno pigliar alcuna occasione et farlo ben castigar’ che con uno solo esempio di questi si rendaranno tutti hubendientissimi massime standosi con il magior esempio dinansi gli ochi dl castigo di Michaelangelo et suoi perche vagliami la verita e, la mia interna fede sig.r Ill.mo una principal causa della quiete per lavvenir’ dll Ill. sig.ra Prencipessa ho iudicato sempre esser’ il castigo che si daria al Michaelangelo et suoi e, sibene hanno pio volte tentato di sovvertermi con doni et promesse che facesse offitio per loro ho pero iudichato non dover’ dir’ se non quel tanto che sento e maxime in questa parte iudichandolo tanto magior peccato quanta e, magior’ la disgratia di Principi in questa parte di non poter’ sentir’ verita se vi concorre interesse nel contrario di chi lha ariferir’ non possendolo far’ non solo per quello chapportava il lor merito ma ne etiamdio sotto altro colore che lo iudichasse servitio dlla Ill. sig.ra Prencipessa sapendo la natura dl Ill. sig.r Prencipe che tanto favorisce le persone quanto li sono presenti o, vero quanto da qlli che sono presenti ne e stimulato havendo anchor inteso che questi si mantenevano in questa opinione per li doni et promesse et che savvalevano di molti fogli sottoscritti che tenevano di mano dl Prencipe et sigillo falso e per questo lo anchor iudicato che chi ha procurato levarli il castigo o, non lha inteso o, sara stato tirato da passione particolar’ e solamente per veder’ chel sig.r Ioannantonio l’ha procurato et procura no’ l’ho iudichato per bene si bene dice farlo per ordine di ministri di V. E. Ill. che cosi l’hanno inposto di parte l’Ill. sig.ra Prencipessa questo e, quanto moccorre al pres.te per quanto devo nel servitio dlla casa Ill. di V. E. dl mio particolar’ non maccade dir altro se non che spero chel tempo scoprira sempre il desiderio mio di servir’ se non voranno dirlo l’homeni e, sto sempre contentiss.mo in ogni modo che V. E. Ill. comandara e, co’ la medesima fede et amor’ con che da principio mi dedichai e, non possendo altro restaro almeno pregando n’ro sig.re per la grandeza aumento di stato di V. E. Ill. che n’ro sig.re lo faccia. Da Napoli il di 15 di Febraro dl 74.

D.V.E. Ill. ser.re humiliss.mo

Leonardo Bona

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Napoli 15 luglio 1574

Ill.mo et Ecc.mo Sig.r

Sono stato tardi a dar notitia di me a V. E. Ill. cosi per la tardanza del camino della Ill.ma Sig.ra Prencipessa di Bisiniano come per havermi anchor comandato che dovesse farle servitu insino a Civita Launia da dove havendo scritto al Cardinal Granvela Lettere di credenza in persona mia mi comando anchor che dovesse retornare in Roma a trattare alcuni negotii con l’Ill.mo Farnese e in Basciatore di spagna e arrivato in Napoli non ho mancato di fare quanto mi sha comandato in dar La Lettera et esprimere con ogni affetto di cuore il bono animo e desiderio di V. E. Ill. al Cardinal Granvela e fatta istanza la seconda volta per la resposta mi disse chaveva sodisfatto appieno per il mag.co Nani e che bisognando cosa alcuna per servitio di V. E. Ill. ricorresse da lui altro non moccorre se non supplicare V. E. Ill. che voglia ordinare che mi sia pagata la mia provisione di doi o, tre anni che mesi deve e farmi conoscere cha quella bona opinione di me cha sempremai, havuta e che la mia fede e, per valere pio nel nel conspetto di V. E. Ill. che qual si voglia altra persona del mondo altramente ne io posso servire di bona voglia ne bisogna intromettermi in cosa alcuna che lo dii particolare sono per essere di maggior giovamento nel servitio di V. E. Ill. forsandosi ogni uno di pio meritare e resto umiliss.mo al solito Da Napoli il di 15 di Lug.o 74.

D.V.E. Ill ser.re humiliss.mo

Leonardo Bona

Lettera di Gio. Leonardo de Bona conservata all’Archivio di Stato di Firenze.

 

Note

[i] Galasso G., Economia e società nella Calabria del 500, 1967, p. 36.

[ii] Galasso, Economia e società nella Calabria del 500, 1967, p. 39.

[iii] Galasso, Economia e società nella Calabria del 500, 1967, pp. 36 e sgg. Pellicano Castagna M, Storia dei Feudi e dei Titoli Nobiliari della Calabria I, p. 227.

[iv] ASV, Cod. Vat. Lat. 13490.

[v] ASV, Reg. Lat. 1799, ff. 54v-55.

[vi] ASCZ, Notaio Santoro M., III, ff. 34v-37.

[vii] ASCZ, Notaio Santoro M., VIII, ff. 19-22.

[viii] AASS, 2A, 96.

[ix] Pellicano Castagna M., Storia dei Feudi e dei Titoli Nobilari della Calabria, p. 225.

[x] ASCZ, Notaio Santoro M., VII, ff. 42v-43r; III, ff. 34v-37.

[xi] ASV, Vat. Lat. 6190.

[xii] ASCZ, Notaio Santoro M., VII, ff. 65-70.

[xiii] ASCZ, Notaio Santoro M., VII, f. 41.

[xiv] ASCZ, Notaio Santoro M., VII, ff. 67-68.

[xv] ASCZ, Notaio Santoro M., VIII, ff. 37-39.

[xvi] ASCZ, fasc.71 an. 1631, ff. 36-37.

[xvii] ASCZ, Notamenti di legati di testamenti fatti per notar Jo. Laurentio Guercio, A, f. 80.

[xviii] Archivio di Stato di Firenze, Ministri e Agenti Ducali nel Regno di Napoli, Clas.e p.ma Div. G, Filza CCX. pp. 273-312.

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